Giurisprudenza

Cassazione penale, sez. fer., 1 agosto 2013, n. 35729

(di Andrea Orabona)

Si riporta di seguito l’intero apparato motivazionale della celeberrima sentenza – n. 35729 del 1° agosto 2013 – pronunciata dalla Sezione feriale penale della Corte di cassazione nei confronti dell’On. Silvio Berlusconi (+3) per la commissione del reato di c.d. “frode fiscale” previsto e punito dall’art. 2 D. Lvo n. 74/2000.

Prescindendo da ovvie annotazioni di natura gius/politica, la fattispecie criminosa oggetto del vaglio di legittimità è certamente degna di interesse per gli studiosi della legislazione di diritto penal/tributario – involgendo precipui snodi interpretativi sottesi alla configurazione del delitto di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni oggettivamente e/o soggettivamente inesistenti -.

Nelle oltre duecento pagine di parte motiva – la pronuncia della Suprema Corte si sofferma, ex plurimis, sull’analisi del soggetto attivo del reato ascritto ai quattro imputati, sulla disamina del carattere penalmente rilevante posseduto dal sistema della c.d. “sovra/fatturazione” di prestazioni di beni e/o servizi all’impresa, nonché sulla disciplina delle misure accessorie descritta dall’art. 12 del D. Lvo n. 74/2000 -.

Ad ogni buon conto, il leit motiv della pronuncia depositata dagli Ermellini sottende un ridondante giudizio di inusitata certezza circa la riconducibilità dell’intricato sistema di elusione fiscale – concepito a beneficio della società Mediaset S.p.A. – in capo alla persona dell’On. Silvio Berlusconi, quale “(…) ideatore del meccanismo del giro dei diritti che a distanza di anni continuava a produrre effetti (illeciti) di riduzione fiscale per le aziende a lui facenti capo in vario modo (…)”, in quanto “(…) pacifica e diretta è la riferibilità a Berlusconi dell’ideazione, creazione e sviluppo, del sistema che consentiva la disponibilità del denaro separato da Fininvest e occulto (…)”.

Da qui, l’ovvia conseguenza dell’emissione di una sentenza di conferma della declaratoria di penale responsabilità nei confronti dell’On. Silvio Berlusconi – per la presentazione in seno alla società Mediaset S.p.A. di false dichiarazioni fiscali in relazioni alle lontane annualità d’imposta “2002/2003”: – sic – “va a confermata la responsabilità dell’imputato, fondatore e poi presidente di Fininvest e successivamente azionista di maggioranza di Mediaset S.p.A., in relazione alla ideazione e costituzione, nell’ambito dell’acquisto di diritti televisivi, di un sistema di società che svolgevano esclusivamente una intermediazione fittizia tale da fornire un’apparente giustificazione alla lievitazione dei costi e al conseguente esborso, da parte della società acquirente, di somme assai superiori a quelle occorrenti per l’acquisto dei diritti televisivi stessi, così da permettere la realizzazione di illecite riduzioni fiscali e la costituzione e l’incremento di fondi extracontabili”.

A differenza di quanto insegna la prassi – invalsa nell’uso – dell’Autorità giudiziaria, le motivazioni sottese alla sentenza in commento n. 35729 del 1° agosto 2013 risultano sottoscritte – non solo – dal Presidente e dal Relatore del Supremo Consesso di legittimità – ma addirittura – da ogni singolo componente il Collegio dei Giudici della Sezione feriale penale della Corte di cassazione.

-Forse- l’assegnazione del procedimento penale che qui ci occupa avanti la III Sezione penale della Corte di cassazione – ordinariamente competente per i giudizi di legittimità in materia di illeciti fiscali – avrebbe condotto egualmente alla conferma delle statuizioni di condanna pronunciate dalla Corte d’Appello di Milano -sebbene- con una maggior osservanza degli scolastici dettami disciplinati dal Codice penale in tema di elemento obiettivo e/o subiettivo del reato di cui agli artt. 40, cpv, 42, C.p., nonché, a fortiori, dalla nostra Carta Costituzionale – con particolare riguardo al noto principio di personalità della responsabilità penale ex art. 27, comma primo, Cost. -.

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Cassazione penale, sez. fer., 1 agosto 2013, n 35729

Va confermata la responsabilità dell’imputato, fondatore e poi presidente di Fininvest e successivamente azionista di maggioranza di Mediaset S.p.A., in relazione alla ideazione e costituzione, nell’ambito dell’acquisto di diritti televisivi, di un sistema di società che svolgevano esclusivamente una intermediazione fittizia tale da fornire un’apparente giustificazione alla lievitazione dei costi e al conseguente esborso, da parte della società acquirente, di somme assai superiori a quelle occorrenti per l’acquisto dei diritti televisivi stessi, così da permettere la realizzazione di illecite riduzioni fiscali e la costituzione e l’incremento di fondi extracontabili (la Corte, confermando la decisione dei giudici del merito, ha ritenuto che tale meccanismo fraudolento promanasse direttamente dall’imputato e avesse, sin dal principio, valenza strategica per l’intero apparato dell’impresa a lui facente capo. Tale sistema si era poi evoluto, in ragione delle modifiche societarie, ma aveva mantenuto gli stessi caratteri di fittizietà e illeicità alla luce dell’accertata continuità dei rapporti di tutti i personaggi coinvolti, che erano stati mantenuti nelle posizioni cruciali e che avevano preservato un rapporto continuativo e diretto con l’imputato, anche dopo la dismissione di cariche sociali, sicchè la mancanza in capo allo stesso di poteri gestori e di posizioni di garanzia nella società non costituiva dato ostativo al riconoscimento della sua responsabilità)”.

 

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