Diritto Criminologia e criminalistica

Il documento come prova criminalistica

di Jolanta Grębowiec Baffoni

Nella criminalistica ogni traccia utile per la rivelazione dell’atto criminale e del suo autore, è una prova scientifica e oggettiva, utilizzabile nel procedimento penale. Nonostante i disguidi e i malintesi riguardanti il termine “prova” nella criminalistica e nella legge penale, il suo significato gioca il ruolo essenziale nella comprensione della dinamica del crimine e nell’attribuzione della sua paternità e, spesso, nella costruzione del profilo del suo autore.

Le tracce materiali che attraverso l’esame delle loro proprietà permettono di risalire alle tracce, cosiddette, non materiali , contribuiscono alle conclusioni criminalistiche e alle ulteriori analisi criminologiche.

Queste tracce, molto spesso, vengono ottenute dai documenti cartacei che rappresentano una fonte ricchissima di informazioni. I manoscritti, ma anche i testi stampati, sono in grado di fornire tante indicazioni sui loro autori, fornire le tracce materiali, nell’ambito degli studi fisici e chimici, e non materiali, nell’ambito degli studi psicolinguistici e psicografologici.

L’analisi psicolinguistica si basa sulla certezza che ogni testo scritto autonomamente è composto dal linguaggio, unico, personale, improntato dalle caratteristiche proprie di un ambiente sociale, professionale, scolastico, ecc. L’analisi del linguaggio permette, quindi, di orientare l’attenzione del linguista-criminologo o esperto di criminalistica, verso un gruppo distinto facente uso di un linguaggio specifico e di conseguenza, attraverso lo studio linguistico-psicologico, condurre all’autore dello scritto, come per esempio nel caso delle lettere anonime o anche nelle presunte lettere dei suicida.

Un processo di analisi simile riguarda i manoscritti, ovvero studio del movimento grafico che permette di rivelare, proprio dai gesti scrittori, le caratteristiche psicofisiologiche dell’autore. I movimenti che fanno parte del linguaggio non verbale, sono in grado di esprimere la fluidità/non fluidità del pensiero, il modo di porsi dell’autore nella relazione con gli altri, blocchi/spinte emotive e tanti altri indizi psicofisiologici. Il documento manoscritto, quindi, può essere valutato dal punto di vista comparativo, nel caso di due o più scritti, con obiettivo di individuare l’autore del documento contestato e di attribuirgli la paternità della grafia (o della firma). Seguendo il solo percorso grafologico, in molti, casi lo studio della grafia permette di risalire all’autore della lettera anonima.

Oggi, sempre più spesso, la criminalistica si interessa del gesto scrittorio come espressione del disagio per valutare lo stato psicoemotivo delle lettere di addio delle persone che si sono tolte (o hanno tentato di togliersi) la vita, per capire meglio le cause, o, nel caso dei dubbi sul suicidio, per confermare la paternità della lettera di addio alla persona morta con l’ipostesi del suicidio. Gli studi in questo ambito esigono la collaborazione dei linguisti psicologi, e spesso, come dimostra l’interessantissimo articolo di Marisa Aloia “Grafologia del suicidio” – presentato in questo numero – permettono di capire, almeno in parte, la difficile realtà familiare, sociale/professionale e personale delle persone che non erano in grado di cogliere un’altra via, che quella della morte. Gli studi in questo ambito sono necessari non soltanto per i fini della criminalistica, ma anche (e soprattutto) per capire i meccanismi e le dinamiche che conducono sulla strada di non ritorno della morte, con obiettivo di prevenzione e di aiuto alle persone manifestanti gli stati depressivi o le tendenze suicida.

Se il linguaggio verbale e non verbale è in grado di rivelare la parte “umana” del documento, la composizione fisico-chimica dello stesso (materiale e strumenti scrittori), sono una fonte preziosissima che permette di fornire gli elementi nuovi ed eventualmente completare le informazioni (ottenute per esempio dall’analisi grafologica) sull’uso dell’inchiostro, sulla carta e di conseguenza fornire gli elementi nuovi per dare le risposte alle domande sull’autenticità/non autenticità del documento, utili ai periti ed agli investigatori. L’articolo del Ricercatore Rafał Cieśla della Cattedra di Criminalistica dell’Università di Wrocław in Polonia: “L’analisi criminalistica dei documenti e la particolarità dei mezzi coprenti”, – presentato in questo numero – tratta, in modo interessante ed esaustivo, uno degli aspetti importanti della perizia tecnica dei documenti, qual è l’analisi degli inchiostri. I Ricercatori della codesta Cattedra si impegnano di condurre le ricerche sui vari tipi di documenti, quindi manoscritti, stampati, ma anche ogni tipo di documenti d’identità, banconote, carte di valore, documenti storici, ecc., impegnando gli strumenti all’avanguardia per l’analisi non distruttiva del documento, ovvero senza l’utilizzo dei componenti chimici.

L’analisi del documento presenta quindi un campo di ricerca molto ampia e molto spesso deve essere svolta in equipe di diversi scienziati: linguisti-psicologi, grafologi, esperti di fisica e chimica, ecc., impegnando le conquiste all’avanguardia delle tecnologie moderne. In questo modo il documento esaminato con il rispetto dei principi di scientificità, può presentare una prova ai fini della Legge.

 

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