Economia

Il mercato mondiale dell’acqua minerale

(di Sabrina Polato)

Il mercato mondiale delle acque minerali in bottiglia riguarda un volume annuale di oltre 245 miliardi di litri, che corrisponde ad una media di 35 litri di acqua in bottiglia bevuti annualmente a persona (dati 2013).

L’Europa dell’ovest è la maggior consumatrice, bevendo da sola quasi la metà del totale mondiale di acqua in bottiglia e tra gli europei, proprio noi italiani, beviamo più acqua in bottiglia di tutti.

Infatti, il mercato delle acque minerali ha un’importanza particolare per l’Italia, la quale si pone al terzo posto (dopo Messico e Thailandia) nella classifica del consumo mondiale pro capite (196 litri pro capite), con volumi che si sono triplicati in meno di vent’anni ed un giro d’affari valutato in circa 2,3 miliardi di euro, per un settore produttivo che vede operare ben 156 società e 296 diversi marchi. I profitti del settore sono molto elevati, anche in virtù dei canoni di sfruttamento, d’importo variabile da zona a zona, ma in generale particolarmente vantaggiosi.

Secondo la BMC (Beverage Marketing Corporation), i consumi annui pro capite più elevati sono presenti in 3 Paesi: Messico (254 litri pro capite), Thailandia (225 litri pro capite), Italia (196 litri pro capite). Seguono Belgio (148 litri pro capite), Germania (144 litri pro capite), Emirati Arabi Uniti (140 litri pro capite), Francia (136 litri pro capite), Stati Uniti (121 litri pro capite), Spagna (120 litri pro capite), Libano (114 litri pro capite), Slovenia (106 litri pro capite), Croazia (106 litri pro capite), Ungheria (104 litri pro capite), Svizzera (102 litri pro capite) [1].

Ovviamente, la situazione favorevole dei consumi interni fa sì che la capacità produttiva (e quindi di offerta) delle aziende produttrici italiane sia molto elevata, ponendo le nostre aziende in una posizione di leadership a livello mondiale, con risvolti positivi in termini di export e di quote di mercato estero.

E’ però altrettanto vero che i nostri produttori locali devono fare i conti con un mercato mondiale monopolizzato da due grandi multinazionali: Nestlé e Danone.

Nestlé è la numero uno nel mercato mondiale di acque minerali: la divisione “acque in bottiglia” rappresenta per la Nestlé circa il 25% del settore bibite ed il 7% del fatturato totale del gruppo. La “world water division” della Nestlé, la Terrier- Vittel SA, possiede marchi molto conosciuti anche tra i consumatori italiani (per citarne alcune Perrier, Vittel, Levissima, Lora Recoaro, Panna, Pejo, San Bernardo, San Pellegrino, Vera).

La Danone controlla invece il 9% del mercato mondiale delle acque minerali, superando la Nestlé in alcune regioni quali l’America Latina e l’area Pacifica dell’Asia. I suoi marchi principali sono Evian, Volvic e Badoit. In Italia, le etichette più importanti controllate dalla Danone sono Boario, Ferrarelle, Fonte Viva, Santagata e Vitasnella.

Nell’ultimo decennio, hanno fatto il proprio ingresso nel mercato delle acque minerali anche le multinazionali delle “soft dinks” ed in particolare Coca Cola (con BonAcquA) e PepsiCo (Acquafina), per lo più destinate al mercato U.S.A. .

PROSPETTIVE E POTENZIALITA’ DI EXPORT PER LE PMI ITALIANE DEL SETTORE

All’estero l’acqua minerale italiana piace. Le esportazioni del settore costituiscono infatti circa il 10% dei volumi complessivamente prodotti dalle nostre aziende produttrici italiane. Il saldo della bilancia commerciale del comparto è ampiamente positivo, dal momento che le importazioni sono praticamente inesistenti. Il settore delle acque minerali è dunque un settore strategico che produce ricchezza per il Paese Italia.

Infine, va sottolineato come il trend degli ultimi cinque anni è sempre stato positivo (+12% di media), con punte di crescita delle esportazioni che in alcune aree hanno raggiunto performance a doppie cifre.

L’incremento della domanda è l’effetto soprattutto delle maggiori richieste provenienti da mercati al di fuori della Unione Europea. In particolare, la domanda è cresciuta in America Settentrionale (+22,6%), in Medio Oriente (+27%), in Asia Orientale (+34,9%) e in Oceania (+39,1%). Le vendite verso l’Unione Europea, il cui peso è pari al 45% del fatturato export totale, si sono attestate comunque in crescita del 2,8%.

A trainare la domanda estera di acque minerali è stata sicuramente la presenza nel mondo di marchi forti ed universalmente riconosciuti come emblema del Made in Italy (anche se in realtà, come si è visto precedentemente, si tratta di marchi detenuti da società multinazionali quali Nestlé e Danone).

La PMI italiana, trainata da questi importanti brand, è riuscita negli anni a ritagliarsi una posizione di rilievo nell’ambito della ristorazione italiana di qualità all’estero, proponendo l’acqua minerale italiana come un prodotto altrettanto tipico della nostra gastronomia (come la pizza, la pasta, l’olio, il parmigiano), componente fondamentale dell’autentica dieta mediterranea[2].

Gli attuali principali mercati di destinazione delle esportazioni italiane sono USA, Francia, Germania, Svizzera, Canada, Australia, UK, Giappone. Da soli, questi 8 mercati assorbono l’80% del totale esportazioni, sia a valore che a quantità.

Incrementi della domanda considerevoli si sono avuti in Germania (+10,6%), Regno Unito (+96,4%), Lettonia (+88,6%), Lituania (+66,9%) e Bulgaria (+69,1%), all’interno della UE, e di Canada (+36,6%), Australia (+44,9%), Giappone (+32,2%) nei Paesi extra-Ue. Dal 2010, si è anche registrata, dopo un periodo di stallo, una forte ripresa del mercato statunitense, il quale rimane il principale mercato di destinazione delle nostre esportazioni[3].

Rappresentano invece aree promettenti per lo sviluppo del nostro export, quei Paesi dove è previsto un sensibile aumento dei consumi di acqua minerale in bottiglia nei prossimi anni: l’intero continente africano, il Medio Oriente (EAU ed Arabia Saudita in primis), Singapore e Turchia.

Il mercato africano di acque in bottiglia ha visto una forte crescita negli ultimi anni, con trend di sviluppo superiore alla nazioni occidentali. I consumatori, in possesso di un migliore potere di acquisto rispetto al passato, si rivolgono sempre di più all’acqua in bottiglia per evitare di bere l’acqua pubblica, per lo più non potabile, portatrice quindi di batteri e virus. Negli ultimi cinque anni, i livelli di crescita sono rimasti costantemente elevati in tutto il continente, con aumenti a due cifre in diversi paesi, tra cui spicca la Nigeria, il mercato più importante in assoluto nella regione. Benché la crescita in Nigeria sia rallentata negli ultimi anni, il consumo pro capite continua ad aumentare ed è ancora ben al di sopra della media regionale.

Per quanto riguarda il Medio Oriente, sebbene le bevande analcoliche gassate siano ancora le più bevute, l’incremento dei consumi di acqua minerale nell’area è dovuto principalmente a due fattori: la maggior consapevolezza dell’ incidenza allarmante dei problemi di obesità che affliggono la popolazione e la consapevolezza che l’acqua minerale, oltre ad essere senza calorie, è più dissetante delle bevande gassate. Inoltre, in molti casi,  l’acqua del rubinetto non è potabile quindi l’acqua in bottiglia risulta essere una scelta obbligata.

Note

[1] Dati: 2013 – Fonte: http://efbw.eu/bwf.php?classement=07 (European Federation of Bottled Waters) and the Beverage Marketing Corporation.

[2] Fonte: “The Canadean Group market research – ed. 2013”

[3] Fonte: ICE – Settore industria italiana agro-alimentare – ed. 2013

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