Economia

Iran: prospettive di crescita per l’export italiano a seguito dell’accordo di Vienna sul nucleare

(di Sabrina Polato)

L’accordo sul nucleare iraniano raggiunto a Vienna lo scorso 14 luglio tra la Repubblica Islamica dell’Iran ed il cosiddetto gruppo dei “5+1” (Stati Uniti – Regno Unito – Francia – Russia – Cina, ovvero i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, più la Germania, uno dei principali partner commerciali dell’Iran), segna una svolta storica nelle relazioni diplomatiche ed economiche tra lo Stato Iraniano e la Comunità Internazionale, di cui potrebbero beneficiare le aziende italiane già nel breve termine grazie al ripristino, se non anche al superamento, delle performance di export esistenti nel periodo pre-sanzionatorio.

 

I CONTENUTI DELL’ACCORDO

L’accordo sul programma nucleare iraniano, giunto al termine di venti mesi di trattative e di un lungo percorso di sforzi diplomatici, comporterà la progressiva sospensione delle sanzioni internazionali attualmente imposte all’Iran, a fronte dell’accettazione da parte del governo di Teheran dell’imposizione di limiti e controlli sul proprio programma nucleare. In particolare, l’Iran dovrà garantire l’accesso degli ispettori dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea) a tutti i propri siti nucleari, compresi i siti militari e quelli considerati “sospetti” (Teheran è stata infatti accusata per anni dalle Grandi Potenze Economiche Mondiali di usare l’attività per l’arricchimento dell’uranio a scopo civile per nascondere la produzione di bombe atomiche).

Di seguito, una descrizione dettagliata dei contenuti dell’accordo[1].

  1. L’Iran ridurrà le sue capacità di arricchimento dell’uranio di due terzi.
  2. L’Iran fermerà l’impianto per l’arricchimento dell’uranio di Fordow (nel settembre 2009, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama rivelò l’esistenza di una struttura sotterranea per l’arricchimento dell’uranio a Fordow, nei pressi della città iraniana di Qom).
  3. Le scorte di uranio a basso arricchimento saranno ridotte del 96%, mediante scioglimento o tramite la spedizione di una parte delle scorte fuori dal paese.
  4. Verrà rimosso il nucleo del reattore della centrale nucleare di Arak, in modo tale che non possa più produrre quantità significative di plutonio.
  5. L’Iran permetterà agli ispettori dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea) di entrare in tutti i siti nucleari, anche in quelli militari, nel caso in cui l’Onu sospettasse delle attività legate all’arricchimento dell’uranio. Una commissione indipendente valuterà caso per caso e l’Iran avrà tre giorni per dare l’autorizzazione. Gli ispettori potranno provenire solo da un Paese che ha relazioni diplomatiche con l’Iran.
  6. Si procederà alla graduale sospensione delle sanzioni in capo all’Iran solo in presenza di verifiche ispettive con esito positivo da parte dell’Agenzia Aiea circa l’attuazione, da parte dell’Iran, del piano nucleare concordato.
  7. Restano in vigore le restrizioni al commercio di armi con l’Iran (altri cinque anni) e quelle per i missili e la tecnologia balistica (altri otto anni).
  8. In presenza di presunte violazioni dell’accordo da parte dell’Iran verrà istituita una commissione ad hoc con il compito di risolvere la questione entro i successivi 30 giorni. Se la commissione non dovesse riuscire a risolvere il conflitto, la competenza passerebbe al Consiglio di sicurezza dell’Onu. Il veto di un membro permanente del Consiglio porterebbe alla reintroduzione delle sanzioni.

Nonostante la portata storica dell’accordo, è ancora troppo presto per considerare la questione “nucleare iraniano” definitivamente conclusa. Infatti, a livello di tempistica, l’applicazione dell’accordo prevede un iter abbastanza lungo e complicato.

L’intesa raggiunta deve essere esaminata entro 60 giorni ed approvata entro altri 22 giorni dal Congresso Statunitense. Anche il parlamento iraniano deve esaminare l’intesa, ma senza scadenze precise. Infine, a seguito dell’approvazione da parte del congresso statunitense e del parlamento iraniano, l’accordo deve essere recepito da una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Solo a questo punto, l’Iran comincerà a disattivare i macchinari che servono ad arricchire l’uranio e a ridurre le sue scorte di uranio a basso arricchimento.

All’Agenzia Aiea spetterà il compito fondamentale di vigilare sull’applicazione del programma: l’assicurazione, da parte degli ispettori dell’Aiea del rispetto dei patti da parte di Teheran sarà la condizione indispensabile per l’abolizione delle sanzioni che avverrà comunque in maniera graduale: il presidente statunitense Barack Obama concederà delle deroghe in materia di sanzioni economiche e finanziarie e l’Unione europea voterà sull’abolizione delle sanzioni.

Solo tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016 si arriverà alla sospensione totale delle sanzioni economiche e finanziarie. L’abolizione delle sanzioni sarà comunque costantemente subordinata alla presenza di feedback positivi da parte degli ispettori dell’Aiea, con la possibilità di reintroduzione delle stesse entro 65 giorni dalla notifica di eventuali violazioni dell’accordo da parte dell’Iran.

 

LE RICADUTE DELL’ACCORDO SULL’EXPORT DELLE AZIENDE ITALIANE

L’Italia è da sempre uno dei principali partner commerciali europei dell’Iran.

In quanto tale, nell’ultimo decennio, ovvero a partire dal 2006 (anno di introduzione delle sanzioni commerciali e finanziarie all’Iran da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite), le nostre aziende hanno subìto pesanti ripercussioni negative in termini di riduzione del fatturato export proveniente dagli scambi con il Paese. La perdita complessivamente accumulata nel periodo 2006-2014 è stata di circa 15 miliardi di euro, con picchi di contrazione del 25% negli anni 2012 e 2013. Nonostante ciò, l’Italia rimane il nono partner commerciale mondiale dell’Iran.

Secondo le stime di SACE [2], il graduale ritiro delle attuali sanzioni internazionali potrebbe portare ad un incremento complessivo dell’export italiano verso l’Iran di circa 3 miliardi di euro nei prossimi 4 anni (periodo 2015-2018). Se l’export italiano fosse poi in grado di ristabilire le performance di crescita registrate nel periodo pre-sanzioni (2000-2005), il livello di export verso l’Iran potrebbe aumentare di 2,5 miliardi di euro nel solo anno 2018, ritornando ad un livello di poco superiore al picco raggiunto nel 2005, ultimo anno prima dell’applicazione delle sanzioni.

Purtroppo, bisogna riconoscere che non sarà comunque facile per le nostre aziende riguadagnare quanto perso in quasi 10 anni di sanzioni, dal momento che sul mercato iraniano si sono nel frattempo affacciate potenze economiche emergenti quali Cina, Russia, India e Brasile che hanno tolto importanti quote di mercato all’Italia.

Nonostante la pesante flessione registrata in termini assoluti, la composizione dell’export italiano verso l’Iran è rimasta pressoché invariata negli anni. Il principale settore di esportazione è rappresentato dalla meccanica strumentale che rappresenta il 58% dell’export totale italiano verso il Paese. Seguono, molto distaccati, i prodotti chimici (8,4%), i prodotti in metallo (7,7%), le apparecchiature elettriche (5,8%), i prodotti in plastica e gomma (5,3%), i prodotti farmaceutici (4%).

Guardando al futuro, la riapertura del commercio estero con l’Iran potrà avere delle ricadute positive in particolare per i seguenti settori:

– petrolifero (oil&gas) e petrolchimico (polimeri);

– automotive;

– trasporti (in primis, per il comparto aereo e ferroviario);

– oggetti di design e complementi d’arredo (per la crescente sensibilità verso le nuove tendenze che si sta diffondendo tra l’elite iraniana);

– agroalimentare ed industria alimentare (in particolare, il settore della conservazione alimentare).

Buone prospettive di crescita per gli scambi commerciali tra Italia ed Iran sono state confermate dal Ministro dell’Industria delle Attività minerarie e del Commercio della Repubblica iraniana, Mohammad Reza Nematzadeh, in occasione della sua recente visita presso i padiglioni di Expo Milano 2015.

 

Note

[1] Fonte: Rivista “Internazionale” – ed. luglio 2015.

[2] SACE – Focus on Iran, Recovering Lost Time – ed. July 2015.

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