Economia

La forte ripresa dell’economia irlandese: una speranza per l’Eurozona

(di Sabrina Polato)

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L’Irlanda, piccola ma moderna Economia dell’Eurozona che per diversi anni ha potuto beneficiare di una crescita del PIL costante ed importante (in media il 6% nel decennio 1997-2007), dal 2008 è entrata in una pesantissima recessione, conseguenza della bolla immobiliare e della crisi del settore creditizio. Dal loro picco del 2007, i prezzi medi delle case sono scesi del 47%. Sulla scia del crollo del settore delle costruzioni, si è poi verificata una crisi dei consumi interni e degli investimenti anche esteri delle imprese, riportando l’Irlanda ad una forte dipendenza dalle esportazioni, dominato dalle multinazionali straniere.

Nel 2009, nell’ambito dei continui sforzi per stabilizzare il settore bancario e rilanciare l’Economia, il governo irlandese ha introdotto una serie di misure di “Austerity”, comprensive di tagli trasversali alla spesa pubblica, riduzioni salariali per tutti i dipendenti pubblici, istituzione di una Agenzia nazionale Asset Management (NAMA), con il fine ultimo di acquisire nuove proprietà commerciali a rischio. Nonostante tali misure, nel 2010 il deficit di bilancio ha raggiunto il 32,4% del PIL – il più grande deficit del mondo, in percentuale del PIL – anche e soprattutto a causa del massiccio sostegno pubblico aggiuntivo per il salvataggio del settore bancario del Paese, profondamente turbato. Alla fine del 2010, l’allora governo COWEN ha quindi approvato un pacchetto di prestiti di 92 miliardi dollari da parte dell’UE e del FMI per aiutare Dublino a ricapitalizzare il fragile settore bancario ed evitare inadempienze sul suo debito sovrano.

Successivamente, dal marzo 2011, il governo KENNY ha intensificato le misure di austerità per cercare di soddisfare gli obiettivi di disavanzo nel quadro del programma UE-FMI. L’Irlanda è cresciuta lentamente dal 2011, ma è riuscita a ridurre il deficit di bilancio al 7,2% del PIL nel 2013 tanto che, alla fine del 2013, l’Irlanda è formalmente uscita dal programma di risanamento UE-FMI, beneficiando della sua stretta aderenza agli obiettivi di riduzione del deficit e del successo nel rifinanziamento di una grande quantità di debito legato al banking.

Da allora, l’Economia irlandese ha avuto miglioramenti sempre più consistenti, che ora iniziano a dare frutti anche sull’occupazione. A febbraio 2015, la produzione manifatturiera irlandese ha raggiunto il livello più alto degli ultimi 15 anni, con una conseguente creazione di nuovi posti di lavoro che, nel settore manifatturiero, non si registrava dal 1998. Tutto ciò sta naturalmente trainando anche la domanda interna, con una crescita dei consumi interni molto importante.

L’aumento della produzione manifatturiera interna, associata al calo della disoccupazione, all’aumento dei consumi interni ed al buon andamento dei servizi erogati internamente fa prevedere che l’Economia irlandese sarà quella a più rapida crescita nella UE nel 2015 (outlook 2015: + 3,1% PIL), ma anche quella che dipenderà di meno dall’export.

I FATTORI CRITICI DI SUCCESSO

A determinare la ripresa dell’Economia negli ultimi due anni è stata anche la volontà, da parte del Governo irlandese, di continuare nella politica di sostegno ai redditi di impresa ed agli IDE (investimenti diretti esteri), attraverso un sistema di incentivi fiscali sotto forma di[1]:

  1. regime favorevole dell’imposta sui redditi societari = aliquota unica del 12,5% (tra le più basse al mondo), applicabile su tutti i profitti delle società residenti in Irlanda e sui profitti delle filiali irlandesi di società non residenti in Irlanda. Per le società start-up, sono previste esenzioni fiscali e contributi a fondo perduto erogati dall’agenzia governativa “Enterprise Ireland”.
  2. crediti di imposta R&D = crediti di imposta fino al 30% per nuove o incrementali attività di ricerca e sviluppo svolte in Irlanda da società residenti o da filiali irlandesi di società estere non residenti, da aggiungersi alla deduzione fiscale del 12,5% già esistente per le spese di ricerca e sviluppo.
  3. proprietà intellettuale = regime favorevole di tutela della proprietà intellettuale che rende l’Irlanda particolarmente interessante per le società che utilizzano brevetti o che li cedono in uso a terzi. Tale regime prevede un sistema di deduzioni fiscali dei costi sostenuti per l’acquisizione o la licenza d’uso di diritti di proprietà intellettuale.

Infine, da non trascurare la qualità ed il basso costo (rispetto al resto dell’Eurozona) della forza lavoro irlandese, giovane e di madrelingua inglese, ma soprattutto altamente specializzata, con competenze importanti soprattutto nei settori finanziario, ICT, digitale, chimico-farmaceutico.

Il risultato di queste misure è che nel 2014 l’Irlanda ha ottenuto un’ottima posizione nel Ranking dell’Indice Doing Business in the World (15° posto su 189 Paesi analizzati, ma 3° posto in Europa, seconda solo a Svizzera e Danimarca), confermandosi uno dei Paesi dove è più semplice fare business nel mondo.

LE CONSEGUENZE PER L’EUROZONA.

La forte ripresa dell’Economia irlandese assume un duplice significato, per il Paese Irlanda, ma anche per l’intera Eurozona. Infatti, se da un lato l’uscita dal programma di aiuti a dicembre 2013 ha significato per l’Irlanda la riconquista della propria sovranità in termini di politica economica, dall’altro lato per l’Europa, tanto criticata in questi anni per la gestione della crisi economica, l’Irlanda rappresenta la speranza di poter ricevere a posteriori una legittimazione.

Sembra la storia di un salvataggio riuscito e del successo della strategia di Bruxelles e, almeno esteriormente, è il lieto-fine di cui Bruxelles ha un disperato bisogno.

La ripresa irlandese deve costituire un esempio da seguire per tutte le altre economie europee in difficoltà (in primis, Italia, Portogallo, Spagna, Grecia), come a voler dire che risollevarsi è possibile, ripartire è necessario.

La strategia da adottare per raggiungere l’obiettivo non è poi così complessa: un mix di rigore, rispetto delle regole, riduzione della spesa dell’apparato amministrativo pubblico, accompagnato da una politica di sviluppo industriale interno e da un sistema fiscale semplice ed attraente agli occhi degli Investitori Esteri, capace di attrarre imprenditori ed investitori da tutto il mondo. Irlanda docet.

Note

[1] Fonte: Infomercati Esteri – Irlanda – edizione 2014

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