Diritto Criminologia e criminalistica

L’Autopsia Psicologica (Parte I)

di Marisa Aloia

Introduzione della dott.ssa Eva Bogani

L’autopsia psicologica affonda le sue radici tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900, al fine di approfondire alcune morti dubbi, nelle quali, il solo intervento del medico legale non sembrava togliere ogni dubbio sulle cause dei decessi.

Grazie a queste “prime bozze di intervista” si arrivò alla certa identificazione di morte, o per omicidio o per suicidio ma solo a partire dal 1920 furono effettuate le prime ricerche, con numerose repliche, che portarono ai medesimi risultati delle prime effettuate.

Il primo studioso a parlare di autopsia psicologica fu S. Shneidam , uno psicologo americano, che si occupava dello studio dei suicidi, tanto che definì il suicidio come: “Un dolore mentale insopportabile per il quale l’individuo non trova altra soluzione che il voler morire”.

I primi studi scientifici nel campo dell’Autopsia Psicologica riguardavano i casi di morte equivoca e solo successivamente il metodo fu modificato e adattato allo studio del fenomeno suicidario: tanto che nella metà del diciannovesimo secolo il Centro di Prevenzione dei Suicidi, della Città di Los Angeles,  fu sentito come consulente dalle autorità competenti per riuscire a spiegare e intervenire in alcuni casi di morte per droga.

Solo nel 1961, dopo che Sheidam e Farberow, effettuarono numerose ricerche, riuscirono a stilare un protocollo, composto da 16 categorie, le quali avevano il compito di indagare le aree di vita fondamentali di un individuo, al fine di poter stendere un corretto rapporto di autopsia psicologica.

In questo senso un’autopsia psicologica è una ricostruzione retrospettiva di tutta la vita di una persona che è necessaria per poter meglio comprendere la sua morte e/o le cause della medesima, alla luce di una più corretta visione del decesso.

Alle prime sedici categorie originarie, grazie ai numerosi progressi che si sono avuti nelle nuove tecnologie, sarebbe utile ricercare materiale fotografico in quanto queste possono catturare stai d’animo, espressioni e posture che potrebbero rivelare molti aspetti della personalità della persona oggetto di autopsia psicologica.

Quindi l’autopsia psicologica è una sorta d’intervista, così come l’aveva definita lo stesso Shneidam: “Un’intervista ai sopravvissuti, come un misto di conversazione, intervista, sostegno emotivo e buona dose di ascolto”.

Da un punto di vista storico si possono individuare tre periodi diversi di utilizzo della metodologia: un primo periodo nel quale gli studi con questa metodologia furono indirizzati a stabilire una correlazione tra suicidio e disturbo dell’umore e/o dipendenza da sostanze; un secondo periodo nel quale il metodo fu impiegato per poter correlare i sucidi con i fattori che appaiono con maggior frequenza nel rischio suicidario; e infine l’ultimo periodo nel quale furono comparati i rischi di fattori personali e quelli di dominanza presenti in un certo tipo di popolazione.

Attualmente il protocollo prevede l’investigazione approfondita di 26 aree, le quali, per rispetto e etica professionale dovrebbero essere trattate come un “dono prezioso” che le famiglie degli scomparsi ci fanno tanto che sarebbe auspicabile mettere in atto degli accorgimenti, come ad esempio effettuare l’intervista dopo un minimo di tre mesi dall’evento luttuoso, non essere invadente con i familiari e privilegiare un primo contatto telefonico e/o per mezzo di lettera, essere e farsi garante della privacy dei dati forniti, prevedere un equipe multidisciplinari, sviluppare un “modo di essere” che non sia di interrogatorio e di mera curiosità ma di sincera attenzione e ascolto verso i familiari al fine di evitare atteggiamenti giudicanti… per cui tale intervista dovrebbe essere condotta da professionisti opportunatamente formati,  non ci si può improvvisare intervistatori della vita degli altri!

Le ricerche disponibili e condotte con l’autopsia psicologica hanno indagato principalmente tre aree: prevenzione del suicidio, effetti terapeutici sui familiari e studio dei crimini violenti come gli omicidi.

Nei diversi campi indagati emersero dei dati interessanti, infatti per quanto riguarda la prevenzione del suicidio fu messo in evidenza il ruolo chiave che la comunicazione aveva sull’intento di morte in relazione a una possibile prevenzione del gesto, riuscendo a intervenire in maniera tempestiva nel lasso di tempo che intercorre fra comunicazione dell’intento suicidario e messa in atto del gesto stesso. Per quanto riguarda gli effetti terapeutici, dalla ricerca emerse, in maniera palese, come il riuscire a “scavare” nella vita di un suicida possa far emergere degli aspetti della stessa che erano del tutto sommersi e come questi siano non solo in grado di dare un nuovo significato alla morte ma anche al senso di colpa che i familiari potevano provare. Le ricerche nel campo degli omicidi furono dirette soprattutto verso quei casi in cui l’autore del crimine rimaneva sconosciuto e anche qui emerse come uno studio approfondito della vita della vittima possa far leggere il crimine in maniera del tutto nuova e inaspettata.

Riflettendo su questi campi di applicazione e seguendo gli ultimi casi di cronaca nera sui media sarebbe utile aggiungere un’altra categoria, quella dei social network, come possibile strumento di analisi e di approfondimento.

Questo che ho trattato è solo uno dei possibili protocolli usati, infatti ogni paese adotta un certo tipo di protocollo che riflette la cultura e i fenomeni criminali che maggiormente si verificano in una data realtà sociale, anche se i ricercatori stanno cercando di stilare un protocollo unitario, applicabile a ogni cultura.

Un ulteriore e interessante contributo nella stesura di un esauriente protocollo dovrebbe prevedere l’analisi della scrittura di diari, documenti, firme ecc degli individui che sono deceduti.

1. Studio della scrittura e discipline psicologiche

L’indagine psicologica condotta attraverso l’analisi della scrittura è tesa a studiare la personalità del soggetto scrivente.

«Senza dubbio – scrive Emile Caille – lo studio della morfologia della scrittura è indipendente dalla psicologia, ma è evidente che solo questa è in grado di consentire alla grafologia di utilizzare le proprie scoperte e di offrirle strade di ricerca ».

L’analisi grafologica è lo studio che permette di individuare le relazioni che intercorrono tra il gesto grafico e la personalità del soggetto scrivente. Esiste una precisa finalità nell’individuare le corrispondenze tra le varie combinazioni di segni grafici ed il loro significato psicologico. Nota importante è considerare che l’analisi grafologica risale al 1622 molto prima che avesse origine la psicologia e che questa fosse riconosciuta come scienza.

Si veda la tavola successiva, dove attraverso un percorso longitudinale, si osserva lo sviluppo della grafologia e delle discipline psicologiche.

Immagine 1Tavola cronologica ben fatta tratta dal volume  “analizzare la scrittura” a pag 24

Purtroppo ancora oggi nonostante siano stati istituiti corsi di laurea veri e propri in scienze grafologiche ed al momento siano attivi dei master universitari, ancora oggi qualcuno associa a questa disciplina le caratteristiche delle pratiche esoteriche.

2. Sviluppo della diagnosi

Il corretto percorso che conduce ad una diagnosi di personalità si suddivide in più tempi.

1.       La ricerca e l’individuazione dei singoli segni grafici;

2.       L’analisi del tracciato;

3.       La ricombinazione dei segni tra loro.

Questo consente di pervenire ad una definizione tecnica e alla successiva interpretazione.

La definizione: si ritrovano nella scrittura ben 300 segni grafici, alcuni complementari tra loro che consentono di valutare il livello generale e attraverso la rilevazione grafo metrica di ogni segno si arriva a poter individuare le anomalie presenti nei segni stessi.

L’interpretazione: di seguito alla rilevazione dei singoli segni grafici è possibile procedere alla definizione del profilo di personalità secondo le sei fasi del sistema psichico, ideato da Marco Marchesan.

Riassumendo: combinazione di segni, riferimento a tipologie o caratterologie e al livello generale;  redazione del resoconto d’esame, il cui piano dipenderà dalla finalità del caso (la destinazione del referto, se per motivi clinici, aziendali o scolastici).

3. La personalità

Il termine personalità è sicuramente quello il cui significato ha subito il maggior numero di variazioni: Allport (1937) ne enumera non meno di 50, con diversi significati.

In sintesi la personalità è: “l’organizzazione dinamica degli aspetti cognitivi, affettivi, conativi, fisiologici, morfologici  dell’individuo”.

La personalità di base, viene definita, secondo la psicologia sociale, con un’espressione che si riferisce al concetto di una struttura comune della personalità (attitudini, tendenze, valori e sentimenti).

La struttura della personalità è il nostro principale obiettivo, in quanto tutte le caratteristiche sopra citate possono essere rilevate attraverso l’analisi grafologica del sistema psichico.

In questo libro viene trattata la personalità in considerazione delle relazioni che hanno tra loro la scrittura ed il carattere, intendendo considerarla nei suoi tre aspetti principali.

•        la personalità profonda, il suo equilibrio ed i suoi disturbi;

•        le condotte socio-affettive, ossia l’insieme delle modalità in cui la persona si comporta nel proprio ambiente;

•        l’intelligenza sia come attitudine (potenziale intellettivo), sia come modo di comprendere il mondo (forme d’intelligenza).

4. Limiti dell’analisi grafologica

L’analisi psicologica rilevata attraverso l’esame della scrittura rientra nell’analisi che viene solitamente effettuata per i test grafici; esiste, infatti, un simbolismo spaziale ed una proiezione psicologica delle caratteristiche personali sul foglio. Ma così come i test carta e matita anche l’analisi grafica non è “credibile” nelle aule di giustizia; questo anche a causa dei professionisti che si sono inventati la grafologia.

Sebbene esista un codice deontologico europeo (in allegato) non sono molti i professionisti che vi fanno riferimento.

Le difficoltà tecniche che l’analisi della scrittura incontra sono dovute al fatto che ogni sintomo grafico deriva da una pluralità di fonti che possono appartenere a piani diversi: psicologico, culturale, fisiologico, eccetera.

Importante considerare che l’interpretazione ricavata consente, in realtà, di dedurre solo le tendenze del comportamento e non ha alcun valore predittivo..

Questa limitazione investe tutti i test di personalità e impone integrazioni tra risultati ottenuti con mezzi differenti.

È possibile, invece, rilevare elementi chiari sulle:

–        attitudini tecniche particolari,

–        memoria,

–        modo di esprimere la sensibilità estetica,

–        conoscenze professionali specifiche,

–        forza muscolare,

–        coordinamento visivo-motorio,

–        soglie sensoriali,

–        abilità manuale e precisione dei gesti, eccetera.

Poiché, come si è già detto, lo studio della scrittura non è arte divinatoria né universale, per poter operare in buone condizioni chi lo pratica deve ricevere precise informazioni circa la persona di cui analizza la scrittura – in particolare il genere, l’età e la cultura nazionale e il livello di studio- per poter inquadrare correttamente le proprie interpretazioni.

Particolare considerazione va data nel caso in cui una persona che scrive sia mancina o destrimane.

4.1 Una tecnica di analisi

Crépieux-Jamin (1858-1940) è il primo caposcuola che rifiuta la teoria della fissità dei segni asserendo che ogni segno deve essere interpretato in funzione del contesto grafico nel quale lo si incontra:

« non esistono segni specifici indipendenti. Esistono solo segni generali le cui modalità sono diverse. Il senso di una modalità di segni generali si precisa collegandola alla sua radice e adattandone il significato alle condizioni dell’ambiente nel quale la modalità compare ».

Precorrendo la sindrome grafica, Crépieux-Jamin usa il concetto di «risultante da combinazione di segni»:

«Quando in una scrittura si sono rilevati più segni grafici, é spesso possibile, grazie ad un computo appropriato, giungere a deduzioni che conducono sia a modificare un tratto di carattere corrispondente ad uno ditali segni, sia ad individuare uno stato psicologico affatto nuovo ».

5. Principi di Grafometria

Prima di arrivare a individuare e classificare i segni grafici, questi devono essere necessariamente sottoposti ad una accurata misurazione, il tutto al fine di poter rilevare delle medie per ciascun segno. La PSICOLOGIA DELLA SCRITTURA Termine usato prima da Saudek e in seguito da  Marco Marchesan sulle orme dei grandi grafologi italiani e stranieri è organizzata con metodo scientifico sulla base delle leggi di interpretazione che guidano alla comprensione del simbolismo grafico e sulle valutazioni statistico-matematiche del vari segni.

Se la scrittura è un mezzo dl proiezione degli impulsi psichici personali, questi devono essere direttamente proporzionali all’espressione grafica prodotta. Per lo corretta comprensione dei contenuti psicologici della scrittura è perciò necessario il rilievo grafometrico.

La possibilità di individuare con precisione matematica l’incidenza e il significato dei segni fissati con spontaneità sulla carta dal soggetto scrivente, corrisponde alla possibilità di individuare con precisione gli impulsi che sono diventati caratteristica psicologica stabile della persona che scrive.

L’esperienza insegna che questi impulsi proiettati nel segno grafico non sono costanti, ma variano attorno a valori medi con l’andamento tipico delle curve a campana o di Gauss. In pratica i valori medi ricavati dalle misurazioni sono significativi di impulsi comportamentali medi, salvo il caso in cui questi valori non siano proporzionalmente distribuiti su una curva molto appiattita. Allora il valore medio è scarsamente indicativo del. Comportamento del soggetto, che ha, invece una vasta possibilità di celte per adattarsi alle situazioni contingenti. Tuttavia anche in questo caso la media è utile se si tiene giusto conto degli scarti dalla media stessa e del loro significato psicologico. La psicologia della scrittura ha classificato quasi tutte le possibili varianti della scrittura come espressione precisa di una funzione. Così la scrittura VARIABILE, gli OCCHIELLI VARIAMENTE ANGOLOSI, CONTORTA, OSCILLANTE, TORTUOSA, SCATTANTE e altri segni coesistono rispettivamente con i segni UGUALE, OCCHIELLI ANGOLOSI, PENDENTE, RETTA, PIATTA, ecc., e ne sono una variazione con significati psicologici diversi e talvolta opposti.

Il rilievo grafometrico è importante per la precisa interpretazione della funzione psicologica che il segno…

La parola “grafometria” viene usata anche nel caso in cui si esegue un rilievo delle frequenze percentuali di un segno con determinate caratteristiche, come per esempio, il rilievo per conteggio del numero di aste rette, curve e ritorte, su cento.

Per definire i dati ricavati si dovrebbero usare vari termini

come: FREQUENZE PERCENTUALI, VALORI CENTESIMALI, CENTIGRADI, ecc. a seconda del tipo di misura o di rilievo che si esegue sullo scritto, ma è diventato di uso corrente, anche se talvolta improprio, il termine CENTIGRADI (cg.), per tutte le misurazioni dei segni grafici, per alcuni dei quali si valutano sia le intensità che le frequenze percentuali…

Nelle misurazioni ‘bisogna essere precisi, senza però che la precisione diventi pignoleria, il che richiederebbe uno sforzo eccessivo e un inutile spreco di energie…

Le indicazioni fondamentali per le misure e per i rilievi valutativi sono tratte dal volume di M. Marchesan LA PSICOLOGIA DELLA SCRITTURA – SEGNI E TENDENZE – IV edizione – Istituto dl Indagini Psicologiche – Milano, 1980.

L’interpretazione e l’ampliamento dl queste indicazioni derivano dalle “leggi” della scrittura (cfr. Marco Marchesan — FONDAMENTI E LEGGI DELLA PSICOLOGIA DELLA SCRITTURA – Stessa edizione) e dal mio articolo CONTENUTI PSICANALITICI DELLA DINAMICA GRAFICA Pubblicato sulla Rivista Internazionale di Psicologia e Ipnosi, n.2, 1979.

La grafometria e la ricerca delle frequenze statistiche hanno molta importanza nel campo delle perizie grafiche in quanto traducono un fatto psicologico, il dinamismo psichico personale, in un fatto tecnico stabile controllabile, sottratto a interpretazioni soggettive e opinabili .

Questa introduzione è stata scritta da Sante Bidoli nel suo volume relativo alle misurazioni grafometriche sulla scrittura che, essenzialmente, si articolano in:

1.       grafometrie primarie, ricerche statistiche di medie e mode;

2.       rilievi statistici delle frequenze percentuali dei segni grafici;

3.       le misurazioni angolari;

4.       i rilievi saltuari;

5.       i segni composti;

6.       altre combinazioni di segni.

Il tutto viene raccolto attraverso delle schede opportunamente predisposte (in allegato).

5.1 Struttura

L’analisi della scrittura si basa sull’osservazione di 300 segni che dopo essere stati misurati sono inseriti in una griglia riassuntiva finale che consente di evidenziare i valori sopra o sotto la norma tenendo in considerazione la variabilità statistica dei segni grafici che vengono misurati e contati .

Nelle scritture, nessun carattere s ripete come uguale a stesso, altrimenti la scrittura risulterebbe “statica” e priva di movimento. Le misurazioni grafometriche tengono conto della variabilità presente nella scrittura ecco perché i valori devono essere misurati rapportandoli a 100 campioni.

I valori grafometrici rilevati sono dei valori medi personali su cui si addensa la maggior parte delle spinte psicologiche individuali.

E’ stato constatato  che eseguendo con determinati criteri dieci misurazioni al posto dì cento per taluni segni grafici si ottengono dati precisi al 92% nei casi di grande variabilità grafica, e al 95-96% nella maggior parte delle scritture. Viene cosi abbreviato il lavoro dl rilevazione che richiede però ugualmente un tempo notevole per le molte misurazioni e conteggi da eseguire su circa un’ottantina di segni.

Generalmente per fare un referto psicologico nulla scrittura si elaborano i dati ricavati dai rilievi seguendo uno schema, il Sistema Psichico, (che permette di organizzare i valori numerici, tra— lotti in valutazioni verbali, delle varie funzioni intellettuali, emotive, volitive, in circa ottocento gruppi che presentano una grande varietà di comportamenti.

In questa ricerca sui disturbi mentali lo schema visuale è stato ampliato per Indagare in modo approfondito le dinamiche che possono indurre le situazioni patologiche.

5.2 Schemi di elaborazione dei dati

Sono stati ideati per coordinare le informazioni sulla normalità o l’anormalità fornite dalla rilevazione degli impulsi psichici convergenti nel test della scrittura.

Considerando la normalità come adattamento all’ambiente sociale medio si presuppone che questo adattamento sia frutto di spinte che trovano il loro equilibrio in una posizione di neutralizzazione delle opposte tensioni. Cosi si eviterebbero situazioni di conflittualità tra il soggetto e la società in cui vive, con ripercussioni negative sull’equilibrio interiore del soggetto stesso. L’individuo peraltro ha in sé forze psichiche che tendono a riportarlo in equilibrio: il risultato dipende quindi dall’intensità delle forze in opposizione e dalla prevalenza delle une o delle altre. Si creano in conseguenza o situazioni di frustrazione, se le forze sociali prevalgono su quelle individuali, o di aggressività, nel caso inverso.

Si valutano:

le motrici della scrittura: Intelligenza sentimento e volontà

i satelliti

Se il segno è: T = temporaneo; P = permanente

6. Rorschach

E’ uno dei metodi di tipo proiettivo più usati nella psicodiagnostica, riconosciuto anche in ambito forense. Permette di conoscere le linee fondamentali del carattere del soggetto, di evidenziare l’esistenza di turbamenti dell’affettività e come questi possano interferire con il comportamento e sviluppo mentale, nonché di apprezzarne l’intelligenza da un punto di vista qualitativo.

Trattandosi di un test proiettivo, infatti, il modo nel quale ogni singolo soggetto organizza o “struttura” le macchie d’inchiostro nel processo percettivo riflette gli aspetti fondamentali della sua dinamica psicologica. Le macchie d’inchiostro si prestano a funzionare da stimolo perché sono relativamente ambigue o scarsamente strutturate; non sollecitano, cioè, risposte apprese attraverso l’esperienza ma permettono una grande varietà di possibili risposte.

6.1 Struttura

Il test è costituito da una serie di 10 tavole figurative ad interpretazione libera. Il soggetto ha il compito di dire che cosa vede nelle dieci tavole che recano macchie d’inchiostro, la cui forma è irregolare in modo da permettere svariate interpretazioni.

L’interpretazione delle risposte date si rifà ad ipotesi sulle forze interne ed i meccanismi di controllo che spingono il soggetto a fornire determinate verbalizzazioni sul contenuto delle tavole.

I destinatari possono essere soggetti in età evolutiva, preadolescenziale, adolescenziale, in età adulta ed anziani. Il tempo di somministrazione e di circa 50’.

6.2 Siglatura

La siglatura di questi test si fa principalmente a partire dalle percezioni che danno luogo alle risposte (determinanti), dalle localizzazioni delle percezioni e dai loro contenuti.

1 – IL DETERMINANTE: è la caratteristica che ha determinato la risposta. Può trattarsi di forma, di colore, o di forma percepita in movimento.

– risposte con determinante di FORMA: una risposta con determinante di forma viene siglata F± quando tra lo stimolo e la risposta c’è somiglianza statistica (forma spesso percepita),

– risposte con determinante di COLORE: le risposte per le quali il colore è unico determinante (C) vengono date piuttosto raramente in condizioni normali; più frequentemente le risposte sono provocate da associazioni di forma e colore: FC oppure CF, secondo la specifica predominanza,

– risposte con determinante di MOVIMENTO (Cinestesia): queste risposte vengono siglate K quando chi ha risposto ha avuto la sensazione di un movimento umano: p. es. ballerina che ruota tenendosi sulla punta dei piedi. Una formula ponderale evidenzia il tipo di «risonanza intima» che esprime la proporzione tra risposte colore e risposte movimento. Il tipo intratensivo dà risposte K più numerose dell’estratensivo, e viceversa. La quasi completa assenza di risposte C e K indica coartazione.

2 – LA LOCALIZZAZIONE: è l’area della macchia che è stata presa in considerazione nel formulare la risposta:

–        tutto l’insieme, risposta globale (G),

–        una parte importante, dettaglio grande o frequentemente visto (D),

–        dettaglio piccolo (Dd),

–        dettaglio bianco intramaculare (Dbl).

L’organizzazione proporzionale delle localizzazioni ragguaglia sui processi cognitivi.

3- I CONTENUTI: ossia quello che è stato visto, sono innumerevoli; alcuni comportano personaggi umani (risposte H) o animali (risposte A). I contenuti sono indicativi, tra l’altro, di interessi personali.

4- LE TENDENZE PSICOPATOLOGICHE: il vaglio particolareggiato delle risultanze può cogliere segni più o meno marcati di ansia, ossessività, isteria o tendenze psicotiche.

7. Le dinamiche psicologiche

Come è già stato scritto in precedenza, l’analisi grafologica consente di definire le dinamiche patologiche di un individuo individuando le difficoltà di rapporto intra o interpersonale.

Per fare un esempio, dopo aver eseguito accurati rilievi grafo metrici sulle scritture in esame, sono stati individuati alcuni segni che potrebbero avere come valore standard zero, quindi in realtà non dovrebbero essere presenti in alcuna scrittura, ad esempio il segno stentata o rabbrividita.

Il test psicologico della scrittura è stato ampiamente comparato con altri test riconosciuti dalla comunità scientifica. Ogni sua patologia risulta inserita all’interno del DSM-IV.

La psicologia della scrittura conferma quello che la psichiatria già sa, che ogni sindrome patologica ha una sua dinamica specifica.

Al pari del Rorschach, del T.A.T. e di altri, infatti, la scrittura spontanea è un test proiettivo, che ha il vantaggio, rispetto a questi, della spontaneità, della mancanza di interferenze anche involontarie da parte del testista, della stabilità in relazione alla stabilità della situazione psicologica e della modificabilità in situazione di evoluzione o di involuzione personale . Ritengo che l’analisi della scrittura possa essere inserita nel test che ho definito all’interno dei mio libro “I segni della violenza” come test non invasivo .

In fase di dipendenza da sostanze, la scrittura subisce delle alterazioni ed è, così, testimone dello stato mentale alterato del soggetto scrivente.

SNAG-13083109281400La scrittura risente degli effetti dell’alcool in quanto questo interagisce con una parte del cervello chiamata tronco cerebrale: sono stati studiati gli effetti conseguenti alla somministrazione di etanolo a volontari, e si è visto che già dopo aver ingerito un abbondante whisky la regione oculo-motoria del tronco cerebrale, ossia la parte che comanda il movimento degli occhi, ne è influenzata.

In campo giudiziario è attraverso l’analisi sui testamenti che si è rilevato il maggior numero di riscontri relativi all’influenza delle malattie e dei farmaci assunti conseguentemente ad esse.

Proprio da studi su testamenti in cui si evidenziavano emergono alterazioni  morfologiche delle scritture, stati alterati di coscienza e di responsabilità che corrispondono a dipendenza da sostanze.

8. Ricerche precedenti di P. d. S. sulle psicopatologie

Le ricerche finora attuate di P. d. S. nel campo della psichiatria non forniscono risposte univoche, ma rilevano una vasta gamma di disturbi che fanno pensare all’esistenza di sindromi confluenti in disagi e patologie inquadrabili in classi.

Le ricerche di Emerico Labarile , su un centinaio di soggetti ricoverati negli anni ‘70 in ospedali psichiatrici, che presentavano caratteristiche psichiche molto varie e patologie diverse, sono difficilmente inquadrabili in standards generali. L’autore ha rilevato la presenza massiccia di alcuni segni grafici esclusivamente negli schizofrenici e/o nei depressi arrivando a conclusioni utili per la ricerca di nuclei psicotici nelle scritture. Manca tuttavia in questo studio l’individuazione di segni grafici che segnalino stati patologici definiti con precisione.

Lo studio di Bidoli, Bruni, Maninchedda, “Psicodiagnosi dell’ansia attraverso la scrittura” , che è impostato sul confronto e la correlazione tra la Scala di ansietà I.P.A.T. di Cattell e la scrittura, dà preziose indicazioni sulla genesi, le motivazioni, le dinamiche dell’ansia e sui suoi effetti, senza arrivare però alla definizione di quadri patologici dal punto di vista rigorosamente clinico.

La ricerca di L. Maninchedda sul carattere distruttivo fornisce dati solo apparentemente marginali sulla psicopatologia . Gli elementi costitutivi del carattere distruttivo.. infatti, possono apparire non patologici solo in un contesto sociale in cui l’aggressività e la violenza, almeno fino a un certo limite e per scopi determinati, sono non solo tollerati, ma anche incoraggiati e premiati.

Nel carattere distruttivo ci sono contenuti patologizzanti rivolti sia verso la schizofrenia, sia verso la paranoia.. che sono significativi per scoprire l’orientamento della personalità e la forza di questa tendenza.

9. Normalità e Patologia

Prima di tutto dovremmo chiederci:

Cosa significa essere normali?

Quale il confine tra salute e disturbo mentale?

La psichiatrica fa diagnosi per  sindromi (gruppi di sintomi )

Esiste il

NORMALE – ANORMALE –PATOLOGICO

A mio avviso quelli che devono essere considerati sono i disturbi della “forma” e del “contenuto” del pensiero:

per FORMA si intende: il modo in cui si pensa, il modo in cui il pensiero si articola, si concatena, si manifesta con il  linguaggio  (frasi, parole, silenzi. Bòlocchi, distrazioni, ritmo etc.)

per CONTENUTO si intende: che cosa pensi…

Marco Marchesan ha classificato come satelliti le serie di elementi psichici significativi collegati alle varie tendenze dell’intelligenza, del sentimento e della volontà.

La P.d.S. fornisce le informazioni necessarie per risalire all’origine delle cause che hanno provocato le anomalie attraverso l’esame degli elementi psichici che emergono nella scrittura.

In questa ricerca abbiamo a disposizione dei dati che esprimono quantitativamente la concorrenza delle spinte psichiche nel formare carattere e personalità dello scrivente. I dati rilevati possono essere corrispondenti alle medie comuni o mode, oppure essere inferiori o superiori.

La normalità consiste nell’equilibrio che l’individuo raggiunge nei confronti di sé stesso, e nel modo in cui riesce a inserirsi nella società in cui vive senza troppi timori, conflittualità e rinunce.

Prendendo la media comune, o moda, dei valori grafici come elemento indicativo di normalità in senso molto generale, possiamo dire che i soggetti che presentano valori inferiori alla moda sono carenti nei confronti dell’ambiente, si trovano in uno stato di passività e di dipendenza, non possiedono sufficienti capacità o energie per porsi in posizione paritetica rispetto alle altre componenti sociali, e che i valori superiori a quelli medi rappresentano spinte eccedenti, aggressive o costruttive, distruttive o difensive, nei confronti dell’ambiente stesso.

E’ necessario quindi confrontare i dati ottenuti dall’esame delle scritture con le mode ed eventualmente con i valori ottimali, che in alcuni rari casi sono diversi da quelli delle mode, e stabilire dapprima l’orientamento aggressivo o passivo dei soggetti, poi gli elementi patologizzanti presenti nel singoli segni riscontrati, sia che determinino una situazione prevalentemente passiva o prevalentemente aggressiva.

Questi elementi saranno tanto più influenti quanto più si scosteranno dalla moda. E necessario stabilire un limite di scostamento dalla moda oltre al quale entriamo nella situazione che si può definire patologica.

Tra la situazione di “normalità” in cui possono essere presenti anche nevrosi non gravi e la situazione di anormalità patologica si potrà distinguere una zona più o meno ampia di confine, in cui esiste una predisposizione più o meno sensibile alla patologia psichica.

Sono stati distinti nei disturbi mentali:

a) una base patologica,

b) una dinamica patologica,

c) uno stress scatenante.

La base  patologica è rappresentata da spinte eccessive o carenti nelle funzioni quantificanti (o classe di informazioni, o satelliti), rispetto a quello che l’optimum, che spesso corrisponde alla media comune o moda.

La situazione modale, che per i 300 segni classificati. è stata individuata con ricerche statistiche, dovrebbe essere quella dell’equilibrio personale e rappresenta il crinale tra situazioni di eccesso o di difetto che di per sé non indicano una situazione patologica, ma che, se sono rinforzate da informazioni in questo senso ricavate da altri segni grafici lontani dalla moda, possono costituire la base di eventuali situazioni psicopatologiche,

La dinamica  patologica risulta dall’interazione di tendenze contrastanti o comunque lontane per eccesso o per difetto dalla norma e cioè dalla moda, all’interno di una stessa scrittura.

In questa situazione si produce un effetto che può essere definito sinergico, cioè un rinforzo di caratteristiche fondamentali rilevabili nella scrittura da segni fondamentali nella struttura grafica, determinato da altre tendenze manifestate da segni fondamentali con valori lontani dalla moda o da segni non fondamentali o del tutto personali, espressione di disagio e di conflittualità.

La dinamica patologica nasce dai contrasti rilevabili da questi segni e/o da, situazioni irrealistiche esasperate, con fuga dalla realtà, e/o da mancate compensazioni, ecc.

La dinamica patologica è, in linea di massima, legata al disturbo psichico e coinvolge principalmente la razionalità del soggetto, che non riesce a trovare un suo equilibrio tra le istanze dell’io e quelle della realtà socioculturale che lo circonda. L’io è così facilmente preda dello stress.

Lo stress  scatenante è collegato al mondo soggettivo dei sentimenti e alle frustrazioni della volontà, che trova un ostacolo insormontabile nel realizzare le proprie istanze, nelle resistenze e nei limiti coercitivi della realtà sociale.

Lo stress risulterebbe così frutto di una reazione personale a determinate situazioni; infatti lo stesso fattore scatenante (per es. morte di una persona cara, frustrazioni professionali, ecc.) può provocare un diverso stress ai singoli individui, secondo la situazione contingente di equilibrio o squilibrio dinamico.

10. La patologia

I primi schemi A B C D elaborati per questa ricerca hanno lo scopo di mettere in luce la presenza e l’intensità di impulsi psichici convergenti orientati verso l’aggressività o verso la frustrazione, e anche il grado di ansia che deriva dall’impatto con l’ambiente sociale. Si è ritenuto necessario non solo distinguere gli orientamenti determinati da spinte aggressive in stati attivo, eccitato, impulsivo e distruttivo, e gli orientamenti determinati da spinte depressive passive e frustranti in stati depresso, dipendente bloccato, passivo, impaurito e frustrato, ma anche preparare uno schema di fattori psichici complessi che concorrono a determinare la psicopatologia, denominati debolezza della personalità, sindromi abbandoniche, debolezze intellettive, debolezze passionali.

Le tabelle A e B raccolgono i segni grafici presenti sempre o comunque con molta frequenza nelle  scritture; le tabelle C e D, invece, raccolgono i segni, la cui presenza è abbastanza rara.

DPP (debolezza della personalità)

Indica la situazione di fondo della personalità, come si è evoluta nella prima infanzia, i rapporti con l’ambiente familiare, le sensazioni di sicurezza, di insicurezza, ecc.

La debolezza della personalità deriva dalla struttura del mondo affettivo familiare che influenza le idee irrazionali del bambino nella prima infanzia, normalmente inaccessibili in seguito alla mente conscia.

Nella situazione Dpp, in valori elevati di frequente si ha di frequente una base genetica.

Sab (sindromi abbandoni che)

Le sindromi abbandoni che, che condizionano il bambino al rapporto di dipendenza, attivando le spinte regressive, e le sensazioni di deprivazione (cfr. Winnicott ).

Din    (debolezza dell’intelligenza: maggiore o minore influenzabilità)

L’intelligenza plasma il mondo delle idee derivato dalle esperienze oggettive di rapporto educativo, di difesa traumatica, di resistenza all’ambiente Socioculturale.

La debolezza potrebbe avere un substrato ereditario inteso come maggiore o minore sensibilità alle frustrazioni dell’ambiente.

Dps (debolezza per spinte passionali)

Indica la modalità di rapporto con il mondo passionale collegato con lo spinte narcisistiche emotive ed espansive scarsamente razionalizzate.

Si può ipotizzare che i fattori passionali siano anch’essi ereditari e che si esprimano in una predisposizione a percepire il mondo affettivo come prevalente su quello razionale e nella tendenza a creare difese e resistenze irrazionali a presunti attacchi personali.

Ansioso

Lo stato d’ansia nasce fondamentalmente dall’insicurezza che può avere origini molto diverse, i meccanismi patologici dell’ansia, infatti, derivano da un gran numero di cause (cfr. S.A. IPAT di Cattell).

Regressivo

In questo quadro sono rappresentate le spinte che portano alla regressione e nei casi più gravi alla schizofrenia.

Depresso

La persona depressa si sente sopraffatta, priva di energie, incapace di reagire e di far fronte agli stress. Non ha perciò la forza di sopportare il peso dei conflitti e si lascia scivolare nell’abulia e nell‘apatia.

Passivo

Il       soggetto passivo ritiene di non avere energie e sì aspetta di riceverle dall’ambiente. Attende che gli altri prendano l’iniziativa, lo consiglino. gli diano ordini. Tende insomma a regredire allo stato di dipendenza tipico della prima infanzia.

Bloccato

Nelle situazioni di blocco non mancano le risorse energetiche, ma le forze distruttive esterne sono percepite come invincibili e qualsiasi sforzo e attività appare inutile. La persona bloccata non è capace di fare nulla, perché sente che la sua azione si scontrerebbe con l’opposizione degli altri causandole paure e sensi di colpa dolorosissimi.

Deprivato

La deprivazione, che comporta la sensazione soggettiva di carenze di tutti i tipi, è il più incisivo fattore di paranoia.

Dipendente

La dipendenza nasce dalla sensazione di inadeguatezza ad affrontare e risolvere i problemi della sopravvivenza e..della creatività. La persona dipendente ha bisogno del consenso e della guida altrui, qualsiasi grado della scala sociale si trovi.

Impaurito

La paura è collegata a punizioni fisiche e psichiche subite (esperienza primaria dell’infanzia), quindi a idee irrazionali o inconsce di colpa.

Il       complesso di colpa, che è proporzionale alla paura della punizione, non è coscientemente avvertibile perché rimosso: così la paura o viene negata o viene razionalizzata con varie motivazioni.

Frustrato

La frustrazione è collegata a sensazioni irrazionali di inferiorità, o complessi di inferiorità, o all’incapacità di esprimere la propria creatività. La persona frustrata si sente criticata e disprezzata dall’ambiente e quindi rifiutata. I suoi contatti con la realtà sono perciò dolorosi.

Aggressivo

L’aggressività è una reazione all’ambiente che frustra o deprime. Se questa reazione viene bloccata da divieti, paure, ecc., la carica aggressiva tende a somatizzarsi, o, nel caso di psicosi, a esplodere per le provocazioni che superano i livelli personali di soglia, rivolgendosi o verso il soggetto stesso o verso gli altri (società, genitori o chi li rappresenta).

Arrabbiato

La rabbia esprime la carica aggressiva che si estrinseca in particolare nei sentimenti di odio, in invidie, gelosie, rancori, ecc., scatenati a volte da stimoli del tutto sproporzionati.

Eccitato

L’eccitabilità è la sensibilità di fronte alle provocazioni dell’ambiente. L’eccitazione diminuisce il livello di soglia di fronte agli stimoli esterni.

I)Distruttività

L’aggressività indica la forza non dominata della spinta aggressiva.

Impulsivo

L’impulsività indica il grado di reattività di fronte alle stimolazioni esterne. La tendenza a reagire è tanto più rapida e incontrollata quanto minori sono le capacità critiche e realistiche.

Distruttività

L’aggressività indica la forza non dominata della spinta aggressiva.

Inserire tabelle

Fattori regolatori razionali ed emotivi (tabella E)

I punteggi assoluti delle spinte patologiche non sono sufficienti a determinare il grado di patologia e quindi l’entità del disturbo mentale. Bisogna conoscere anche quali sono le forze interne capaci o incapaci di controllare gli impulsi che generano conflitti e che possono essere orientate in modo costruttivo o in modo distruttivo o comunque di rifiuto nei confronti della società.

I punteggi vanno perciò posti a confronto con i risultati emersi dall’analisi dei fattori equilibratori dell’intelligenza e della personalità.

Le medie comuni dei segni grafici riportati nello schema che raccoglie questi fattori rappresentano il crinale tra capacità e incapacità di controllo emotivo e razionale.

Fattori razionali realistici (FRR media comune:63cg,)

L’equilibrio menta1e. è necessario per la presa di coscienza e per il confronto tra se stessi e la realtà esterna.

Contribuiscono all’equilibrio generale la visione panoramica delle circostanze e delle conseguenze degli atti propri e altrui, l’obiettività, il discernimento, l’abilità mentale, l’ingegnosità, la capacità logica, la fiducia nei propri mezzi mentali, la chiarezza, l’accuratezza, la precisione, la capacità di cogliere le sfumature, il senso estetico, la comprensione, l’abilità nel regolare il rapporto tra sé e l’ambiente.

I punteggi bassi o, in alcuni casi, troppo alti, rivelano difficoltà a vedere obiettivamente la realtà e ad adattarvisi. I punteggi medi o superiori alla media indicano la possibilità di modificare il proprio mondo interiore, adattandolo alla realtà.

•        Nel FRR sono essenziali soprattutto alcuni aspetti dell’intelligenza e precisamente quelli elencati per primi che vengono designati con la sigla LFP.

Capacità  critiche (LFP o CC media comune o moda:71 cg.)

I valori di LFP rappresentano le capacità critiche nei confronti di sé stessi e della realtà, cioè la capacità di valutare obiettivamente, con notevole senso pratico, il rapporto di forze tra sé stesso e l’ambiente.

L’obiettività é fondamentale a livello deliberativo per coordinare l’azione in modo realistico che consenta di attenuare anche forti conflittualità., Infatti, nei casi in cui l’obiettività é buona, i conflitti sfociano magari nelle nevrosi, ma il controllo della ragione evita di cadere nella psicosi.

Regolatori emotivi (RE media comune o moda: 68 cg.)

Un buon punteggio in questi fattori indica la presenza di modelli e risorse di comportamento sociale equilibrato, senza rigidità. Le energie espansive di fondo non sono intaccate dalla conflittualità e aiutano a superare gli stress.

Particolarmente importante in questo quadro è  l’autocontrollo della passionalità.

Capacità di autodisciplina (ARU media comune o moda: 85 cg.)

L’autodisciplina comporta l’intervento dell’intelligenza sui fattori e sulle spinte emotive e non è frutto di blocchi e di inibizioni, ma di controllo razionale.

L’autodisciplina ha una funzione regolatrice nel campo affettivo, chiarificatrice e organizzatrice nei campi deliberativo e decisionale. Se l’auto-disciplina è soddisfacente le energie vengono utilizzate per mantenere ordine nel dinamismo interiore.

I valori medi di autodisciplina sono sufficienti per soggetti nella norma; se invece il punteggio dei fattori patologici è alto, sono necessari valori superiori, da 85 fino a 100 cg.

L’ULTIMA LETTERA:

APPROCCIO GRAFOLOGICO AL FENOMENO DEL SUICIDIO

CASISTICA ANALIZZATA

Ho potuto analizzare 34 casi[1], la stragrande maggioranza dei quali riguarda azioni compiute da maschi (80%), l’11% da femmine; infine ho raccolto tre casi (9%) nei quali il suicidio è avvenuto in coppia.

Analizzando l’età dei soggetti oggetto di studio, si può notare una distribuzione maggiore nella fascia d’età tra i 40 e i 49 anni (11 casi), con una netta prevalenza maschile (10 casi).

         I casi riguardanti le donne sono pressoché equamente distribuiti lungo tutte

la fasce d’età, esclusa la fascia 50-59 anni, nella quale non si rilevano casi.

         I tre casi riguardanti adolescenti (< 20 anni) coinvolgono due ragazze e un ragazzo. E’ questa l’unica fascia d’età nella quale prevalgono le donne sugli uomini.

         Ove ve ne fosse bisogno, va rammentato che le suesposte percentuali si

riferiscono a suicidio in cui il soggetto lascia un manoscritto, non anche alla fenomenologia del suicidio in genere.

         Per quanto riguarda la modalità di suicidio, la più usuale risulta essere l’impiccagione (12 casi), subito seguita dall’avvelenamento da monossido di carbonio (9 casi) e dal colpo di arma da fuoco (7 casi).

         Ho potuto inoltre analizzare 5 casi di autodefenestrazione, 1 di annegamento in un fiume ad opera di una donna, un impatto contro un convoglio ferroviario ad opera di un uomo e un solo caso di avvelenamento da barbiturici.

         In un unico caso la modalità di suicidio non è specificata.

Segue nel prossimo numero con “Grafologia del suicidio”


[1] Il presente lavoro non ha valenza statistica, ma intende esclusivamente proporre spunti di riflessione sul tema del suicidio in ambito grafologico.

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