Diritto Criminologia e criminalistica

L'autopsia psicologica – Parte II

di Marisa Aloia

“L’unica cosa che hanno in
comune dodici persone che
si sono sparate alla testa
è la pallottola”
Edwin Shneimann

Moretti definisce il suicidio “un’irascibilità rivolta verso se stessi. Il segno fondamentale è Intozzata 2° modo. In più è necessario il segno Accurata (studiosità), Stretto di lettere e tra lettere, Irta, Acuta, Angoli sopra i 5/10.”

Di seguito riporterò alcuni spunti riflessivi riguardo ai segni rilevati nel corso dell’analisi effettuata, verificandone la ricorsività e il loro eventuale significato in un contesto di drammatico malessere.

1. SEGNI PREDOMINANTI NEI SUICIDI

Il suicidio è un gesto definito contro se stessi sostenuto da una motivazione consapevole di morte.
Ma esistono delle chiavi di interpretazione grafologiche che possano aiutare a comprendere le intenzioni e le motivazioni più profonde di chi decide di togliersi la vita?
Nei diagrammi riportati di seguito ho evidenziato la ricorrenza di alcuni segni grafologici.
Angolosa, Intozzata II modo, Stentata, Pendente, Largo tra parole sono i segni che ricorrono più frequentemente.
Del significato dei primi 4 parlerò in seguito, analizzando i suicidi degli uomini e le diverse modalità scelte.
L’eccessivo spazio tra parole rivela una significativa situazione di isolamento e di disorientamento nel mondo circostante, di tormento personale, di inibizione.

img1Uomo – 20 anni – suicidio tramite defenestrazione

img2img3UOMINI

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Uomo – 42 anni – suicidio tramite impiccagione

Nella casistica riguardante gli uomini i due segni più ricorrenti sono: Angolosa e Pendente.
Entrambi i segni hanno a che fare con la percezione dell’Io in relazione con il Tu.
Angolosa è il segno grafologico dell’egoismo: l’IO, assalito, si risente e non può fare a meno di risentirsi anche se l’assalto è legittimo. Nel risentimento reagisce. Questa è la prima forma di egoismo.
L’egoismo è un sentimento morboso, nato dall’ipertrofia di affetto fisiologico.
E proprio questa ricerca disperata di affetto, del Tu, è tipico dalla grafia Pendente.
Secondo Moretti infatti, Pendente riguarda l’arte di manifestare l’affettività, esprimendola con parole, gesti e atteggiamenti.
L’io ha talmente bisogno del Tu, da arrivare quasi ad assimilare l’oggetto di investimento affettivo. Questo risponde spesso ad un’arcaica carenza affettiva.

DONNE

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Donna – 15 anni – suicidio tramite defenestrazione

Su 4 casi riguardanti donne bene 3 volte ritorna la presenza dei segni Accurata e Lettere addossate.
Entrambi i segni riconducono a un senso di preoccupazione e sono “segni del vissuto”.
L’accuratezza indica una volontà di creare un’immagine di se stessi positiva ed accettabile, per quanto lontana dalla realtà. Questo rappresenta un ostacolo alla maturazione della personalità perché o nega i difetti o si limita a condannarli negli altri.
Il soggetto è pervaso da una forma di insicurezza che, per essere compensata, cerca in continuazione conferma da parte degli altri in forma di approvazione, ammirazione, adulazione.
Lettere addossate portano ad una “difficoltà di respirazione fisica, intellettuale ed affettiva”. Indicano la tendenza a vivere con apprensione, tanto da chiudersi schematicamente e rigidamente entro le proprie idee, da opporre atteggiamenti resistivi nei confronti degli altri, da incontrare difficoltà nell’esprimersi, con danno generalizzato a tutti i settori della personalità e all’organizzazione comunicativa.

SEGNI PER MODALITA’ DI SUICIDIO

C’è un’unica forma di suicidio che, possiamo immaginare, consenta all’uomo la libertà di pentirsi: chi magari si spara o si getta sotto un treno in corsa, si lancia dalla finestra di un palazzo, può agire per mancanza di libertà, per paura del futuro, in preda a uno stato d’animo. Invece chi si taglia le vene dei polsi e lentamente si dissangua, in qualunque istante può dire: “Basta, voglio continuare a vivere!”.
Questa, assieme alla morte per inedia, era tra le classiche forme di suicidio del mondo stoico, poiché conservava la libertà fino all’ultimo momento.
Le modalità di suicidio, come si è potuto verificare nel corso del lavoro svolto, sono molteplici. La scelta del metodo non è certamente casuale e può essere correlata al temperamento e alla personalità del soggetto che decide di compiere il gesto.
Si è notata, per esempio, statisticamente, una certa differenza nelle modalità suicide utilizzate dagli uomini rispetto a quelle delle donne; queste, infatti, sembrano prediligere modalità di suicidio che non comportino danni esterni al corpo e all’ambiente circostante, come se avvertissero la preoccupazione di non danneggiare la propria immagine e di non sporcare il luogo del suicidio con il loro sangue.
Ho provato a suddividere le grafie per modalità di suicidio e a dar un significato alla maggior ricorrenza di alcuni segni, mettendoli in correlazione al metodo scelto.

Le quattro modalità più frequenti sono:
1. Impiccagione (12 casi)
2. Defenestrazione (5 casi)
3. Colpo arma da fuoco (7 casi)
4. Avvelenamento da monossido di carbonio (9 casi)

IMPICCAGIONE

img6La morte per impiccagione è una morte a volte lenta e dolorosa, spesso consumata in casa e, altrettanto spesso, sono i familiari a scoprire il corpo.
Sembra che nella maggior parte dei casi la spinta a commettere il gesto sia legata a un’incontrollabile collera esplosa.
La presenza forte del segno Stentata esprime in toto questo sentimento di aggressività che può esser nato da un senso di impotenza, incapacità o sensazione di incapacità, dalla frustrazione di un perseguimento di una meta.
E’ una rabbia depositata nel profondo, in seguito a ripetute esperienze negative che rinforzano la collera creando un circolo vizioso fatto di sfiducia, insicurezza, timore, tensione interna, aumentato dallo sforzo di controllarne le manifestazioni le quali, come dice Moretti, non si manifestano apertamente e in pubblico, ma all’interno della famiglia o, comunque, in ambiente conosciuto.[i]

DEFENESTRAZIONE

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Uomo – 67 anni – suicidio tramite defenestrazione

Il suicidio per defenestrazione è spesso un suicidio “spettacolare”, in quanto al gesto possono assistere una moltitudine di persone che passano per strada.

Tra i segni rilevati, oltre che il segno Lettere addossate che rivela un vissuto ansioso e preoccupato, significativa e particolare è la presenza dei ricci della mitomania.

Questi ricci sono tipici di persone che vivono in maniera introversa, deformata e fantasiosa la realtà, con una tendenza costituzionale ad esaltare la vita immaginativa.

La prevalenza di quelli del III tipo esprime la autosuggestionabilità, con la tendenza a fissarsi sulle idee.

Staccata, altro segno frequente, porta il soggetto a scendere a un’analisi esagerata dei propri e degli altrui sentimenti e, constatandone il contrasto, facilmente cade in uno stato depressivo.

Il sentirsi incompreso lo fa allontanare la gente da sé, perciò, riducendosi alla solitudine, è portato ad essere dominato da pensieri di tristezza e di abbandono.

COLPO ARMA DA FUOCO

La scelta di togliersi la vita sparandosi è una scelta violenta, un gesto che dura un attimo ma che necessita di grande risolutezza. Una modalità tipicamente maschile, in quanto difficilmente le donne maneggiano armi.
Molto significativamente, i segni più frequenti sono segni di forte emotività, rabbia e ricerca quasi violenta dell’altro.
Intozzata II modo, secondo Moretti; è il segno dell’emotività; un’impressionabilità così intensa e spessa da togliere del tutto il soggetto dalla libertà di controllo. L’emotivo tende a prendere deliberazioni repentine di cui non può fare a meno, e qui sta il suo stato patologico, perché se desse tempo al tempo vedrebbe le cose sotto la giusta luce.
Un tale stato d’animo viene ulteriormente rafforzato dalla presenza di segni che contribuiscono all’irrequietudine del soggetto. (Scattante, Stentata, Pendente)
Scattante fa infatti capo a un temperamento iperemotivo, impulsivo, istintivo, facile all’impetuosità nelle relazioni, inquieto e passionale. Analogamente Stentata è il segno della “tendenza all’ira, a inciampare su tutto”. Nella mente dello stentato si affollano le idee e i pensieri che cozzano tra loro per avere il diritto di priorità nell’uscita. Lo sforzo che lo stentato fa per frenare tale cozzo è la causa della perdita e dello smarrimento della calma.
Pendente, come già detto in precedenza, porta il soggetto a cercare l’oggetto fino a portarlo alla sofferenza.

img9Uomo – 84 anni – suicidio tramite colpo arma da fuoco

AVVELENAMENTO DA MONOSSIDO DI CARBONIO

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Uomo – 71 anni – avvelenamento da monossido di carbonio

 

La morte tramite monossido di carbonio è anche nota con il nome di “dolce

morte”, data la relativa mancanza di sintomi dolorosi.

E’ quindi, tra tutte, la modalità di suicidio meno violenta e, in correlazione a questo fatto, si può notare che non c’è una netta prevalenza di uno o più segni rispetto agli altri.

Leggermente più rilevante è la presenza della Triplice larghezza non omogenea. Questo indica certamente uno stato di precarietà dell’equilibrio psichico, affettivo e mentale, ma non è una segno che da solo può essere un chiaro campanello d’allarme.

Più significativa è la presenza di Titubante, segno che attanaglia il soggetto col dubbio che costituisce l’abitudine ed impedisce di procedere con scioltezza di pensiero e sentimento.

LA STORIA DI DAMIANO

Damiano era un adolescente come altri ma allo stesso tempo diverso da altri: taciturno, timido e riservato.
Non amava le cose che amano molti suoi coetanei: la discoteca, i vestiti firmati, la compagnia.
Amava la sua cameretta: quattro mura che lo proteggevano ma allo stesso tempo lo isolavano da tutto e tutti.
Era un ragazzo che non aveva voce per urlare e pretendere un po’ d’attenzione. Solo nei suoi temi, a scuola, con scrittura piccola e incerta, cancellando continuamente i suoi pensieri, per poterli riscrivere di nuovo, riusciva a dire qualcosa di sé.

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I genitori, preoccupati dai lunghi silenzi di Damiano e scossi da un senso di inadeguatezza, decisero di affidare il figlio al sostegno di uno psichiatra: un professionista in grado di trovare la giusta chiave per entrare nei pensieri più nascosti di ognuno.
Alcuni conoscenti pensavano ci fossero da parte dei genitori preoccupazioni eccessive per quel figlio unico e tanto amato. Un ragazzo sicuramente timido, ma si sa, l’adolescenza è strana, spesso ci si chiude in se stessi, non si parla, ma è solo un periodo che poi… passa.
Lo psichiatra che incontra Damiano rassicura i genitori: è sicuramente un ragazzo fragile e sensibile, Damiano; stava passando un periodo difficile, ma comunque gestibile grazie a un buon sostegno terapeutico.
Ma tutto questo non è bastato. Damiano è stanco di sentirsi trasparente, quasi invisibile agli occhi di molte persone. Nella sua solitudine e nel suo vissuto di isolamento il ragazzo cerca e ha bisogno dell’altro, ma non ha la forza e la determinazione per pretendere di esser visto ed ascoltato.
Questo stato d’animo lo porta ad una decisione estrema, alla SUA decisione.
Si chiude in macchina e accende il motore, lasciandosi uccidere lentamente dal gas del tubo di scarico.
Ma prima di abbandonare la vita sceglie di scrivere una lunga lettera di addio, una lettera che dice tutto di lui, scritta in stampatello, priva di cancellature, come se. ormai, fosse diventato tutto chiaro e comprensibile.

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Ai genitori restano solo questi ultimi due fogli, che non sono sufficienti per trovare delle risposte e per alleviare dei sensi di colpa divenuti insostenibili.

 

Chi può far parlare queste parole scritte?

Chi può capire da che cosa era realmente tormentato Damiano in quegli ultimi momenti?

Si poteva capire che Damiano si sarebbe ucciso?

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[i] CRISTOFANELLI P. Segni del vissuto, Libreria G. Moretti, Urbino, 1995

 

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