Diritto

Nuove prospettive per il 2014 tra dubbi e poche certezze

di Mauro Merola

Ormai il 2013 volge al termine ed un nuovo anno si prospetta all’orizzonte. In un contesto di estrema crisi economica e sociale è interessante valutare le prospettive che si potranno concretizzare nel 2014 nell’ambito della fiscalità, ma anche i dubbi che si sono palesati fino a questo momento.

E’ evidente che, nell’ultima parte dell’anno, è emersa una notevole confusione da parte delle Autorità Fiscali nella gestione di  tematiche fiscali più o meno complesse.

A riguardo torna alla mente l’enigmatico e confuso comunicato del 7 novembre 2013, con il quale l’Agenzia delle Entrate aveva concesso una proroga alla presentazione del tanto temuto spesometro. Detta comunicazione, infatti, aveva stabilito che non sarebbero state irrogate sanzioni ai contribuenti che avessero inviato il modello dello spesometro oltre le scadenze tassativamente previste (12 novembre 2013 per i soggetti d’imposta che versano l’Iva mensilmente –  21 novembre 2013 per i soggetti d’imposta che versano l’Iva trimestralmente).

Nel suddetto comunicato, tuttavia, non è stato mai espressamente dichiarato che il termine per l’invio dello spesometro sarebbe stato prorogato al 31 gennaio 2014 e ciò ha generato una grande incertezza nei contribuenti sulle scelte da operare nella gestione della suddetta dichiarazione: infatti, è sembrato decisamente ambiguo il comportamento dell’Agenzia delle Entrate nel disporre, con una comunicazione confusa e senza ricorrere ad un provvedimento ufficiale, una proroga all’invio dello spesometro. Solo successivamente, a seguito dei dubbi manifestati dai contribuenti, è stata emessa una ulteriore comunicazione ed una circolare datata 20 novembre 2013 con cui l’Agenzia delle Entrate ha definitivamente comunicato la proroga.

Ulteriori perplessità sono emerse anche in relazione all’incremento degli acconti Ires ed Irap, disposti per le società di capitali e gli enti equiparati per il periodo d’imposta 2013 e per quello successivo (i.e., 2014). Infatti, con il decreto del 30 novembre 2013, pubblicato in G.U. n. 282 del 2 dicembre 2013, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha stabilito l’aumento di un punto e mezzo percentuale degli stessi acconti, che sono passati, rispettivamente dal 128,5% al 130% per le banche, enti finanziari ed assicurazioni, mentre dal 101% al 102,5% per gli altri soggetti Ires.

L’aggravio fiscale ha comportato un ulteriore aumento della pressione fiscale a carico delle imprese ed è stato determinato, in parte dagli scarsi risultati prodotti dalle entrate derivanti dalla sanatoria prevista per i giochi e le scommesse ed in parte dal mancato gettito Iva dei pagamenti della PA (i.e., 925 milioni di euro). Di conseguenza, le erronee valutazioni della politica fiscale italiana sono andate a gravare, ancora, sul tessuto imprenditoriale italiano, già fortemente colpito da una crisi economica che sembra non trovare mai fine.  A fronte di quanto detto, appare inconsistente la concessione di una proroga al 10 dicembre 2013 relativamente al versamento degli stessi acconti quale parziale contropartita di un inasprimento della tassazione disposta sulle società di capitali.

Malgrado le perplessità ed i dubbi emersi nel corso del 2013, in attesa dell’approvazione definitiva della legge di stabilità, appare interessante valorizzare alcuni interventi normativi che sembrano aver aperto delle interessanti prospettive per il 2014.

Nello specifico, il Consiglio dei Ministri, in data 13 dicembre 2013, ha approvato un decreto legge contenente interventi urgenti di avvio del piano “Destinazione Italia”. Nell’ambito di queste misure assumono particolare rilevanza alcuni importanti agevolazioni fiscali.

In particolare, il decreto dispone l’introduzione di un credito d’imposta pari al 50% degli investimenti da 50.000 euro fino a 2,5 milioni di euro a favore delle imprese che svolgono attività di ricerca e sviluppo. Il finanziamento per questa operazione dovrebbe arrivare dai fondi dell’UE e sono stati previsti 200 milioni annui per il 2014 e 2015.

Al fine di rafforzare la politica d’investimento nel settore del digitale, vengono introdotti, inoltre, un voucher di 10 mila euro per le Pmi (i.e., piccola media impresa) che investono in tecnologia ed incentivi fiscali del 65%, per un massimo di 20 mila euro, per quelle che si dotano di banda ultra larga.

Detta misura viene controbilanciata da una ulteriore agevolazione fiscale finalizzata a favorire una maggiore diffusione della lettura dei libri cartacei ed a fornire cure ad un malato di lunga degenza, quale il comparto dell’editoria. Infatti, il decreto riconosce una detrazione fiscale del 19% sulle spese sostenute nel corso dell’anno solare per l’acquisto di libri muniti di codice ISBN, per un importo massimo di € 2000, di cui € 1000 per i libri scolastici ed universitari ed € 1000 per tutte le altre pubblicazioni.

Inoltre, per attrarre ulteriore imponibile e limitare le azioni elusive delle maggiori società che operano online, viene introdotta la cosiddetta “Google Tax”; essa prevede l’obbligo a carico di aziende che operano su internet in Italia -quali Amazon e Google – di munirsi di una partita Iva italiana, per evitare che le stesse godano dei regimi di tassazione più favorevoli di quello italiano.

L’articolo 7 del decreto legge “Destinazione Italia” estende, invece, la possibilità di adire ad un ruling di standard internazionale anche per ottenere una valutazione preventiva sulla sussistenza o meno di una stabile organizzazione in Italia di un’impresa non residente.

Sarà quindi possibile, anche in questo campo, concludere un accordo tra l’Amministrazione finanziaria e l’impresa  internazionale, sulla natura dell’insediamento in Italia dell’impresa estera, che vincoli entrambe le parti per il periodo d’imposta nel quale è stato stipulato e per i quattro (altro emendamento del decreto “Destinazione Italia”)  successivi, salvo intervenute modifiche della situazione di fatto.

La possibilità di adire al ruling internazionale è un notevole passo avanti verso la distensione dei rapporti fra investitori esteri ed amministrazione finanziaria italiana. Nella quasi totalità dei casi gli investitori esteri non si prefiggono di conseguire vantaggi fiscali, ma hanno semplicemente l’esigenza di non avere sorprese.

In conclusione, è auspicabile che nel corso del 2014 le prospettive di crescita possano migliorare a fronte di interventi che siano il risultato di una valida pianificazione fiscale. E’ necessario che le scelte di politica fiscale siano indirizzate principalmente a favorire la crescita economica delle imprese italiane, ma ad attrarre, nel contempo, investimenti da parte delle società straniere.

 

 

 

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