Economia Corporate Social Responsibility

Perchè e quando ricorrere al Private Equity?

(di Giuseppe Pepe)

Con la recente crisi finanziaria che attanaglia il sistema economico, le imprese trovano sempre maggiori difficoltà nel finanziarsi. Anche il sistema bancario concede sempre meno liquidità, a causa delle applicazioni legislative imposte da Basilea II e III, che mirano a rafforzare l’assetto regolamentare internazionale in materia di patrimonio e liquidità, con l’obiettivo di promuovere un sistema bancario più robusto. Tutto ciò comprime l’erogazione al credito e le imprese si trovano in difficoltà nel reperire i finanziamenti necessari per le loro attività.

In questo contesto, si inserisce la figura sempre più preponderante del private equity(PE). Nel contesto europeo, nonché quello italiano, esso è regolamentato dal TUF ed è equiparato ad un fondo chiuso di investimento. Gli attori coinvolti sono essenzialmente due: gli investitori e AMC(Asset Management Company); i primi depositano il loro denaro nel fondo di investimento(che non è un’entità legale) che sarà gestito dalla AMC, la quale deciderà come e in quale società target investire. Solitamente, la durata dell’investimento dura circa dieci anni, al termine dei quali la somma investita con il capital gain, si spera, verrà restituita agli investitori.

Ma quali sono i motivi principali per cui un’azienda ricorrere al PE?
Al suo utilizzo sono connessi una serie di benefici, che si possono articolare in quattro differenti categorie:

  1. Knowledge effect: l’azienda target chiede l’aiuto del PE non solo per finanziare i propri progetti, ma anche per le competenze che il fondo può apportare. Per esempio, nel caso in cui la target volesse compiere un operazione di M&A in un mercato estero di cui non ha conoscenza, potrà rivolgersi ad un PE che opera in quel mercato.
  2. Financial effect: usufruendo della disponibilità finanziaria messa a disposizione del PE, l’azienda potrà ridurre il suo rapporto di Debito/Equity e di conseguenza anche il costo del debito, nonché migliorare il proprio rating, giungendo nella condizione ottimale per poter chiedere ed ottenere altro debito.
  3. Network effect: probabilmente il beneficio più importante, poiché permette all’impresa di poter avvalersi del network del fondo. Indiscusso è il suo utilizzo nel caso di un’azienda che cerca di espandere il proprio mercato, passando da un raggio d’azione nazionale ad uno internazionale.
  4. Certification effect: il fondo nel momento in cui investe nella target certifica la sua qualità, avvalorando la sua strategia di creazione di valore.

Le ragioni per cui le imprese hanno bisogno di denaro, quindi del PE, sono differenti e legate ai differenti stadi di vita delle stesse, che sono:

  • Development: l’azienda ancora non esiste, c’è solo l’inventore che cerca un aiuto economico per sostenere la propria business idea;
  • Start up: l’impresa inizia a prendere forma e necessita di un sostegno finanziario per dotarsi delle infrastrutture necessarie per poter lavorare;
  • Early growth: l’impresa affronta la prima vera crescita sul mercato in cui opera;
  • Expansion: la società inizia la fase di espansione in altri business o in altri mercati;
  • Mature: l’azienda è satura ed al massimo delle proprie capacità produttive e commerciali;
  • Decline: in ultimo, affronta la fase di declino. In tal caso ha due possibilità: cercare di ricominciare il circolo virtuoso con un’innovazione del proprio prodotto oppure diversificare il proprio portafoglio prodotti.

Si possono identificare sei cluster, ognuno dei quali determina un fabbisogno finanziario che nasce da differenti ragioni legate ai diversi stadi in cui si trova l’impresa. Quindi, distinguiamo:

  1. Seed financing: è il finanziamento della business idea, non dell’azienda, per generare un output che potrà essere trasformato in un prodotto commercializzabile sul mercato. Normalmente, gli equity provider in tale fase sono i family and friends e business angel, mentre il PE coopera con loro come advisor, in quanto il rischio è molto elevato. In tal modo se l’idea sarà vincente, il private equity sarà pronto ad investire su di essa negli stadi successive.
  2. Start up financing: identifica il finanziamento dell’impresa affinchè essa possa procurarsi le infrastrutture per produrre il proprio bene. Il livello di rischio è abbastanza elevato poiché non si sa se i flussi di cassa riusciranno a generare un capital gain. In questa fase, sia il PE sia l’imprenditore hanno bisogno l’uno dell’altro: l’imprenditore deve curare lo sviluppo del business, mentre il PE deve finanziare il progetto. Per questo si utilizzano dei meccanismi di protezione, ovvero i covenants come il Look up, che non permette agli shareholder di vendere le proprie azioni per un certo periodo (Look up period).
  3. Early growth financing: è il finanziamento del “giorno dopo”. Il denaro è utilizzato per colmare il gap tra le strategie pianificate nel business plan e l’outcome dell’azienda.
  4. Expansion financing: è il finanziamento della crescita dell’azienda che vuole consolidare la sua posizione sul mercato. In questo cluster si possono identificare due differenti tipi di espansione: 1)Interna: il cui obiettivo è di aumentare il volume d’affari con investimenti in capacità produttiva, in tal caso il PE svolge lo stesso ruolo di una banca nel momento in cui quest’ultima concede un prestito;2)Esterna: la tipica operazione di M&A, in cui il PE ha un approccio hands on ovvero subentra nelle decisioni finanziarie e di governance dell’azienda. Naturalmente, in entrambi i casi è evidente come il ruolo del PE è necessario all’impresa non solo per il finanziamento che concede, ma anche e soprattutto per i benefici, sopra citati, che può elargire. Si pensi ad esempio all’operazione di M&A e all’importanza del network del PE.
  5. Replacement financing: è il finanziamento delle aziende mature che hanno bisogno di risorse per cambiare la loro strategia, governance e assetto finanziario. All’interno del cluster si possono distinguere: a) Buyout (LBO): operazione caratterizzata da due attori, la target e la SPV. Il PE possiede al 100% la SPV che potrà utilizzare il debito per acquisire la target, i cui requisiti sono gli alti cash flow e basso livello di debito. In tal modo il PE investendo poco equity e utilizzando il debito tramite la SPV potrà puntare ad ottenere un ritorno maggiore. L’obiettivo finale non è quello di gestire l’azienda target, bensì quello di comprarla ad un prezzo più basso possibile per poi rivenderla e realizzare il capital gain. b)PIPE(Private Investment in Public Equity): PE investe in aziende quotate. Attualmente, molti fondi sono pronti ad investire in banche quotate, che hanno bisogno di liquidità. La possibilità di realizzo del capital gain è legata alla possibilità di trading della governance. c)Turnaround: il PE deve gestire la successione dell’azienda. Il fondatore dell’impresa decide di vendere al fondo il quale dovrà occuparsi di riorganizzare la governance dell’impresa.
  6. Vulture financing: è il finanziamento di un’impresa in crisi o in declino. Si possono distinguere due differenti situazioni: 1) Restructuring: l’impresa è in crisi, ma riesce ancora a lavorare, quindi ha bisogno di risorse per cambiare la strategia e ripagare i debiti. Abitualmente il PE preferisce essere un advisor; 2)Distressed: l’azienda è in crisi e dichiara il default. Questa situazione attira molti fondi che sono interessati ad acquisire gli asset dell’impresa(es.brand, macchinari specializzati…) per poi rivenderli singolarmente ad un prezzo maggiore sul mercato.
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