Economia

Perché le imprese non hanno accesso al credito ?

di Alessio Rombolotti

Uno dei grandi problemi delle imprese italiane è la scarsità di credito. In questo articolo cercherò di delineare le cause, le prospettive e le vie per mitigare l’attuale stato di tensione della finanza aziendale.

1. Le Cause

Per capire il fenomeno del credito alle imprese dobbiamo prima capire cosa sia successo e cosa succederà alle banche, che hanno un peso preponderante nell’ intermediazione creditizia. Per dare un’ idea della dimensione del canale bancario si pensi che negli Stati Uniti il credito mediato dalle banche è pari al 60% del totale mentre in Europa la mediazione degli istituti di credito è del 90%, quindi quanto accade agli istituti bancari si riperquote sull’ offerta di credito in generale e in particolare sulle imprese che non abbiano la possibilità di accedere direttamente al mercato dei capitali.

Il grosso problema delle banche è rappresentato dalle attività iscritte a bilacio e non. Nonostante la fase acuta della crisi finanziaria sia superata, ancora nel 2012 le svalutazioni e le perdite su crediti sono state significative e questa incertezza sull’ effettivo valore delle attività è la principale causa dei bassi prezzi dei titoli bancari che a loro volta rendono non convenienti nuove emissioni per la raccolta di capitale. Ma perché le banche avrebbero bisogno di andare sul mercato a reperire capitale ? Per rispondere bisogna tener presente a) che gli istituti di credito sono in una fase di deleveraging, vale a dire di riduzione del rapporto Attività/Equity, e b) che l’ Accordo di Basilea impone che per ogni 100€ di esposizione verso un’ azienda priva di rating il finanziatore abbia 8€ di capitale. Quindi oggi per finanziare le imprese è necessario utilizzare capitale proprio, che abbiamo appena visto costerebbe caro, soprattutto se confrontato col costo del debito pari allo 0.50%, una condizione decisamente sfavorevole alle aziende. Ma non è tutto, infatti a fronte di alti costi del capitale basterebbe offrire tassi comunque remunerativi, il punto è un altro: le aziende italiane sono considerate troppo rischiose.

2. Le Prospettive

La Banca Centrale Europea (BCE), con il recente abbassamento del tasso di rifinanziamento allo 0.50% ( da 0.75%) e la conferma di mantenere, almeno fino a luglio 2014, la forma di full allotment (evasione totale dei fondi richiesti dagli istituti bancari), ha effettivamente messo le banche nella migliore condizione per supportare le imprese, però non ci sono segnali positivi. Perché ? Per prima cosa le cause che abbiamo già indicato persistono, dato il basso costo del denaro non c’è necessità di cercare investimenti con tassi di rendimento particolarmente elevati e avendo intrapreso la via della riduzione del leverage la miglior strategia è quella di investire in attività sicure che non richiedano l’ utilizzo di fondi costosi come l’ equity. Inoltre la recessione permarrà almeno fino a fine anno e le imprese rimarranno una categoria rischiosa. A mio avviso c’è un’ altro fattore che concorre ad assorbire fondi, che nelle intenzioni della BCE dovevano essere canalizzati verso le imprese, è il rischio di inflazione. Le politiche monetarie espansionistiche americane, europee e giapponesi pongono un rischio di inflazione e gli istituti di credito devono avere una strategia di copertura, almeno parziale. L’ effetto dell’ inflazione lo si può contrastare investendo in attività oppure assumendo debiti, in entrambi i casi le esposizioni verso le imprese verrebbero penalizzate.

In conclusione, a causa di condizioni avverse persistenti e a causa della concentrazione della mediazione del credito su un comparto con debolezze strutturali, se non vengono introdotte misure speciali le prospettive per le imprese italiane sono quelle di una persistente scarsità nell’ offerta di fondi.

Se da un lato la BCE ha rimosso dalle banche  il rischio di liquidità, dall’ altro sono proprio le banche che inducono un forte rischio sul sistema delle imprese in funzione delle loro strategie di composizione delle attività. Paradossalmente siamo in una situazione dove la politica monetaria è molto espansiva, sia rispetto ai tassi di interesse sia rispetto alla massa monetaria creata, eppure all’ industria italiana mancano i fondi. Ovviamente nell’ approvvigionamento di credito lo Stato è un concorrente molto temibile, ma gli assurdi effetti di questo assurdo conflitto di interessi non li discuteremo in questo articolo.

Il problema dell’ offerta di credito deve essere gestito dalle istituzioni creditizie e monetarie nazionali e sovranazionali, mi riferisco alla BCE e alle banche centrali, alla Banca dei Regolamenti Internazionali, alla Cassa Depositi e Prestiti e al Fondo Strategico Italiano. In effetti durante l’ ultima conferenza stampa della BCE il Presidente ha mostrato di aver presente il problema, ha dichiarato di voler valutare la possibilità di avviare un mercato di crediti derivati dalle esposizioni verso imprese non finanziarie. Questi titoli verrebbero fatti confluire in pools e strutturati in modo tale da ottenere ratings molto elevati. Questo metodo, una forma di cartolarizzazione, riducendo e transferendo il rischio di credito su un intero mercato risolverebbe da un lato il problema della rischiosità delle aziende e dall’ altro darebbe rendimenti significativi. Purtroppo oggi è solo un’ idea e non è realizzabile in tempi rapidi.

Una strada che a mio avviso avrebbe diritto di cittadinanza sarebbe quella di non trattare tutte le imprese prive di rating allo stesso modo in merito alla determinazione del capitale della banca (regulatory capital). Si tratta di rivedere i coefficienti di rischio da applicare alle imprese in modo che riflettano il livello di rischiosità della specifica azienda. E’ un compito di responsabilità del Basel Committee on Banking Supervision in seno alla Banca dei Regolamenti Internazionali e teniamo presente che quello che stiamo discutendo è un problema europeo e quindi il coinvolgimento di organi sovranazionali sarebbe legittimo. Ad ogni modo una revisione dei coefficienti di rischio richiederebbe parecchio tempo.

Il punto è individuare le strade per agevolare l’ allocazione della grande liquidità messa a disposizione dalla BCE sul settore delle imprese. Le condizioni sono l’ abbassamento del livello di rischio delle aziende e la creazione di strutture di diversificazione e trasferimento del rischio di credito, come la proposta di cartolarizzazione della BCE. Singolarmente le imprese devono adottare strategie per mantenere un adeguato autofinanziamento e in particolare devono gestire in modo rigoroso ed efficiente il capitale circolante. Ancora oggi, nonostante i problemi di pagamento, sono poche le aziende che analizzino davvero la qualità dei loro clienti e che adottino serie politiche del credito, sono poche le aziende che adattano la struttura operativa e finanziaria in funzione del loro profilo di rischio di mercato e sono poche le aziende che dialogano con le banche. Anche se con numeri ridotti ho potuto constatare personalmente che le aziende capaci di dialogare con le banche, in merito al loro profilo di rischio e alle loro strategie di copertura e protezione, riescono ad accedere al credito molto più facilmente delle altre.

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