Diritto Criminologia e criminalistica

Saggio grafico: emotività o mascheramento volontario della scrittura? Alcune considerazioni sulle condizioni fisiche e psicoemotive dell’esecuzione del grafismo

(di Jolanta Grębowiec Baffoni)

1. Alcune problematiche intrarelazionali nell’acquisizione del saggio grafico

Il vantaggio dell’esame grafologico, sia della personalità sia ai fini della perizia grafica, consiste nell’analisi dei soli manoscritti senza il bisogno di convocare il loro autore. Ovviamente è indubbio che nell’analisi della personalità, la possibilità di poter svolgere un incontro con lo scrivente può risultare utile ai fini delle conclusioni. Tuttavia la “forza” della grafologia sta proprio nel “saper” analizzare la persona anche in sua assenza. Da questo punto di vista l’analisi grafologica può essere considerata come quel procedimento che rispetta la totalità della persona osservata nella sua scrittura e come l’esame impercettibile  e “indolore” che non esige la presenza dell’interessato. Per questo motivo non si può non notare il vantaggio dell’analisi grafologica sugli altri tipi di esami psicologici che, al contrario di essa, possono suscitare le emozioni e le sofferenze.

Tuttavia in alcuni casi l’esame grafologico esige la presenza e l’attiva partecipazione dello scrivente, ciò avviene anche e soprattutto ai fini giudiziari per raccogliere i saggi grafici come materiale comparativo delle scritture contestate, eseguite precedentemente.

Se nell’analisi grafologica della personalità l’incontro e il colloquio con lo scrivente può risultare utile al grafologo ai fini dell’analisi, la stessa considerazione non può essere ritenuta valida nell’acquisizione del saggio grafico ai fini peritali, per la difficoltà di “lettura” dei comportamenti, più o meno emotivi, della persona di fronte.

Le differenze fra i due tipi di incontri con il grafologo sono notevoli, poiché in ambedue casi i motivi degli incontri suscitano le differenti emozioni che si possono riassumere in alcuni punti essenziali:

tabella

Da questa breve tabella delle differenze percettive degli scriventi in due tipi di incontri differenti, si possono valutare le diversità delle loro condizioni interiori che indubbiamente influiscono sull’esecuzione della grafia.

Malgrado che al rilascio dei saggi grafici possano essere convocate sia le persone colpevoli che incolpevoli di un atto criminale grafico, in ambedue casi si possono riscontrare gli stati di timore o di ansia. Se la presenza di questo stato può essere comprensibile in una persona colpevole, anche una persona innocente può percepire le sensazioni di disagio e di preoccupazione di essere sospettata. Questi disagi sono soprattutto rilevabili nelle persone particolarmente sensibili, con bassa stima di sé, sfiduciate e con le eventuali esperienze negative nei confronti della Giustizia.

Di conseguenza la consapevolezza della complessità della personalità non può non richiamare alcune, più elementari leggi psicologiche sulle possibili reazioni comportamentali, ovvero sui meccanismi della regolazione del in diverse circostanze. Così, “di particolare interesse per la regolazione del sé, accanto al concetto di sé operativo, è il sentimento di efficacia del sé: riguarda l’aspettativa che ciascuno ha di essere in grado di affrontare e superare certi compiti”[1]. Il rilascio del saggio grafico è un compito importante e lo scrivente può percepirlo come determinante per l’esito finale del processo.

A prescindere dalla soglia della ricettività emotiva, ogni scrivente si impegna per risolvere determinati problemi e si sforza di superare certi compiti che gli si parano davanti in relazione alle condizioni esteriori. Questo fatto non può essere trascurato dal  perito grafologo, perciò al fine di creare le condizioni più simili alle naturali, egli dovrebbe svolgere l’incontro cercando di mettere la persona a proprio agio. Il grafologo non ha il compito di “giudicare” ma nemmeno quello di rilassare la persona, ma di acquisire il materiale per l’esame. Tuttavia l’atmosfera di serenità e la cortesia del perito hanno “il potere” sia di rendere il colloquio più semplice, sia di ottenere il materiale grafico senza presenza delle inutili cariche emotive della scrittura (tremore, angolosità, segnali di stentatezza, disomogeneità pressorie).

Il perito non è giudice e la sua attività non si svolge ai fini dell’analisi della personalità. Tale funzione dell’esperto dovrebbe essere chiara allo scrivente. L’incontro quindi non può “pendere” sulla colpevolezza o meno del convocato, ma deve essere svolto nell’atmosfera di neutralità, di calma, disponibilità, ma anche del distacco emotivo.

I grafologi utilizzano diversi metodi di distensione degli scriventi al fine di ottenere la scrittura più naturale e spontanea, anche se ovviamente nei casi dei “veri colpevoli”, ci si può attendere le diverse prove di alterazione volontaria del proprio grafismo. Tuttavia la scrittura “meno nervosa” anche se volontariamente alterata, sarà meno “appesantita” da tutti gli elementi da eliminare, “estranei” alla scrittura naturale. Per questo motivo il maggiore comfort psichico dello scrivente permette di ottenere la scrittura “più personale” e più vera. Il distacco emotivo è necessario per non farsi coinvolgere dagli atteggiamenti e dalle informazioni dello scrivente, tuttavia è importante allacciare un giusto rapporto “collaborativo”, anche attraverso i brevi dialoghi differenti dall’oggetto dell’incontro.

Le metodologie indicano l’esecuzione del grafismo sul foglio bianco, tuttavia è possibile praticare anche il foglio rigato o a quadri, nei casi quando la scrittura contestata è stata eseguita su questo tipo di carta. Il saggio dovrebbe essere abbastanza lungo, eseguito su più fogli, anche per poter “abituare” la persona alla situazione, per farle “venire allo scoperto” i suoi segni personali, con l’uso di diversi mezzi scrittori e con diversi tempi di esecuzione, anche con l’esecuzione delle dichiarazioni di rilascio e delle firme. È importante far eseguire la scrittura delle parole presenti nella grafia contestata, tuttavia per distogliere l’attenzione della persona, al fine di “favorire” l’automatismo grafico, si possono utilizzare i testi diversi dal contenuto della contestata, con gli inserimenti improvvisi ed inaspettati delle parole presenti all’interno dello scritto che è l’oggetto del processo.

2. La capacità di gestire le emozioni e il restringimento percettivo

Da quello che è stato detto finora risulta che il rilascio del saggio grafico è un’esperienza che potrebbe influire notevolmente sul quadro grafico. E’ vero che Moretti afferma che mentre gli altri comportamentti si possono mascherare coscientemente, la scrittura, per la complessità dei movimenti fini e per il coinvolgimento degli organi del sistema nervoso e pscicofisiologico, può “tradire” le emozioni del suo autore.

Ovviamente ogni persona risponde diversamente, non solo per la propria costituzione neuropsicologica, ma anche per le esperienze che è riuscita a maturare. Mentre alcune persone che hanno sviluppato un buon grado di maturità dell’intelligenza emotiva, riescono a controllare coscientemente il proprio comportamento anche nelle situazioni più difficili, altre per una bassa soglia di ricettività nervosa o per la mancanza della maturazione emotiva, non sono in grado di padroneggiare i propri stati d’animo.

Gli stati d’animo quindi, anche se non rilevabili ad “occhio nudo”, emergono dal gesto scrittorio, più o meno controllato, più o meno naturale.

La figura sottostante, pubblicata da Henryk Kwieciński nel libro “Grafologia sądowa” (“La grafologia giudiziaria”) nel 1933, riporta il caso di due stati d’animo riflessi nelle firme di una donna.

saggio grafico fig. 1

Mentre la firma in alto, anche se abbastanza goffa, ci informa delle difficoltà esecutorie di qualche tipo, forse per una bassa capacità scrittoria, forse per una posizione scomoda, o forse anche per l’emotività abbastanza controllata (è importante segnare l’errore all’interno del nome, nel quale l’autrice “si dimentica” di scrivere la lettera “i”, quindi scrive Zofa, invece Zofia, che potrebbe essere stato causato dallo stato emotivo), la firma riportata in basso toglie tutti i dubbi: è stata eseguita in un forte stato nervoso, di un’emotività alta, impossibile da controllare. Infatti, mentre la firma in alto è stata eseguita nell’aula del tribunale prima del processo, la seconda firma è stata eseguita dopo l’ascolto della sentenza che condannava la donna. Nessuno ci informa come si comportava la donna in quel momento, tuttavia fino ad oggi la sua firma urla la disperazione della scrivente.

Ovviamente il rilascio del saggio grafico non dovrebbe generare le emozioni di questo tipo, ma, come già accennato prima, ognuno di noi risponde diversamente agli stimoli per la propria costruzione e per l’esperienza di vita.

Prendendo in considerazione che il rilascio del saggio grafico non è un’esperienza quotidiana, non è nemmeno un’esperienza indifferente, quindi non è un’esperienza “normale” per il convocato (mentre per il grafologo può essere un normalissimo procedimento di lavoro), è indubbio che la convocazione dal grafologo giudiziario potrebbe suscitare le emozioni forti. Anche se la persona sottoposta al rilascio del saggio grafico potrebbe risultare calma e rilassata, in realtà potrebbe dominare le proprie emozioni. Il  controllo dei propri stati d’animo comporta di conseguenza il restringimento percettivo, ovvero la costringe di concentrarsi sul qui e sull’ora, eliminando tutte le altre problematiche quotidiane.

Esistono moltissime situazioni sociali che possono creare una forte emozione, come per esempio un esame universitario o un esame clinico, con il consecutivo restringimento percettivo, che costringe la persona a mantenere la concentrazione e la calma. Fra queste situazioni può essere compreso benissimo anche la situazione del rilascio del saggio grafico, che impedisce alla persona a pensare ad altre cose e che la costringe di focalizzare l’attenzione sull’atto preciso.

Se le forte emozioni si tradiscono in un gesto grafico tremolante, caotico, angoloso, disomogeneo, ecc. è possibile rilevare dalla scrittura gli stati del restringimento percettivo per l’atto di concentrazione su una situazione o su un’azione, che avviene sia per le emozioni, sia per una forte attenzione focalizzata sull’atto preciso?

Come è stato accennato nei capitoli precedenti è difficile se non impossibile, svolgere le ricerche nei precisi stati d’animo per il fatto stesso che la provocazione artificiale delle emozioni non è equivalente alle emozioni autentiche. Gli esempi autentici dei grafismi “emotivi” ci fornisce la vita reale.

Tuttavia è possibile provocare artificialmente le condizioni del restringimento percettivo, ed anche se esso si differenzierà sicuramente dal restringimento percettivo generato dal controllo emotivo, anche per l’eventuale presenza dei movimenti “emotivi” controllati, sicuramente il restringimento provocato artificialmente in gran parte corrisponde ad ogni sorta del restringimento percettivo.

 3. L’esperimento con gli occhiali riduttivi e la ricerca sul Largo di lettere

Per rispondere alla domanda come una persona può rispondere nella situazione del restringimento percettivo (che può avere il luogo in ogni situazione di controllo emotivo, di controllo situazionale, di focalizzazione dell’attenzione sull’atto preciso – quindi anche durante il rilascio del saggio grafico), ho voluto condurre un esperimento grafologico avvalendomi alla teoria di Moretti sul segno grafologico di Largo di lettere. Per riassumere brevemente questo segno è importante precisare che Largo di lettere appartiene alla Categoria della Triplice Larghezza che include oltre la Larghezza di lettere, anche la Larghezza fra lettere e la Larghezza fra le parole. Nella categoria della Triplice Larghezza i tre segni sono connessi fra loro e dovrebbero mantenere le relative proporzioni per i motivi della corrispondenza fra la percezione, elaborazione dei dati, risposta comportamentale e le capacità critiche, che si esprimono nei segni di questa categoria.

Secondo Moretti il grado di Larghezza di lettere corrisponde al grado di Ampiezza della percezione, ovvero delle informazioni che siamo in grado di percepire dall’esterno. In altre parole: Il grado dell’ampiezza delle lettere è l’espressione di ricezione delle informazioni – è il grado di passaggio della luce attraverso le lettere ovali che corrisponde al grado di passaggio dell’informazione al Sistema Nervoso Centrale.

Il grado della larghezza della lettera dovrebbe corrispondere ai gradi di larghezza fra le lettere e fra le parole.

1) Larghezza di lettere: grado di percezione  (intellettuale ed emozionale),

2) Larghezza tra lettere: grado di generare informazioni ed emozioni (e di donarli ad altro),

3) Larghezza tra parole: grado di capacità critiche (insufficienza – equilibrio – eccesso).

La necessità dell’equilibrio fra questi tre segni è comprensibile, se prendiamo in considerazione proprio la larghezza delle lettere come il grado della percezione.

Ognuno di noi percepisce in modo diverso e le informazioni percepite vengono elaborate secondo la loro quantità e qualità trasmessa al cervello, secondo le esperienze precedenti e secondo le capacità creative. Perciò un basso grado di percezione (che si esprime nel grado di Largo di lettere) causa un basso grado di informazioni che la persona può generare (il grado di Largo tra lettere) e il basso grado di capacità critica (il grado di Largo fra parole). Lo stesso discorso riguarda un altissimo grado di quantità delle informazioni percepite, che mancando di una attenzione più profonda di conseguenza rischiano di perdere della loro qualità e influire sulla critica approssimativa.

Per questo motivo la misurazione del grado della percezione nel Largo di lettere, con altri due segni della Categoria, forniscono i dati importanti sulla percezione e sulla capacità o meno della loro elaborazione e la risposta[2].

I gradi dei segni nella grafologia Morettiana vengono misurati secondo la scala da 1 a 10, perciò li viene dato un valore da 1/10 a 10/10. I segni alle estremità della scala, ovvero i segni i più bassi e i più alti assumono l’interpretazione negativa, mentre i segni positivi sono 4-5-6, per questo motivo anche il Largo di lettere di grado medio (4-5-6/10) è indice di una buona percezione, capace di “guardare” in ampiezza e in profondità.

Tuttavia i singoli segni e i loro valori non possono essere valutati separatamente, ma sempre nel contesto di tutta la scrittura con l’osservazione dei valori degli altri segni. Per questo motivo i segni possono essere fautori, neutri o contrari, quindi possono modificare l’interpretazione dell’analisi.

 Il Largo di parole, per la sua caratteristica che permette di “misurare” la quantità della percezione, è stato il segno di partenza per condurre questo esperimento grafologico. Devo precisare che la ricerca di cui vorrei parlare, o piuttosto (per i limiti di spazio) accennare alcuni suoi punti essenziali, è ancora nella fase di svolgimento, tuttavia sono già stati rilevati alcuni punti interessanti di cui vorrei condividere almeno alcuni punti più considerevoli.

Per l’esecuzione di questo esperimento sono stati eseguiti venti paia di occhiali di cartone, nei quali al posto della solita lente sono stati eseguiti i fori di 4 mm. La distanza dei fori in ambedue “lenti” di cartone è di 62 mm, ovvero secondo le medie delle focali degli occhiali acquistabili sul mercato. I piccoli fori limitano il campo di visione in modo significativo, quindi limitano la quantità delle informazioni, acutizzando però gli oggetti che vengono percepiti. Generalmente spiegando, gli occhiali diminuiscono il campo della percezione. Per questo motivo ma anche per semplificare il discorso gli occhiali di cartone che servivano per il test li chiamerò successivamente “occhiali riduttivi”.

A questo punto vorrei ringraziare Bruno Baffoni, sia per l’aiuto nella realizzazione degli occhiali, sia nella raccolta delle misurazioni, del calcolo delle medie dei gradi, e dell’inserimento dati nelle apposite schede. Senza il suo aiuto e le capacità grafiche che egli ha messo alla mia disposizione, l’esperimento sarebbe molto più difficile.

L’esperimento consisteva nella trascrizione di un testo di lunghezza di mezza pagina circa, per due volte. Ovvero la prima volta il testo veniva eseguito con gli occhiali riduttivi, dopo aver finito questa prova si passava immediatamente alla seconda prova di scrittura dello stesso testo, questa volta senza gli occhiali. Quindi tutti e due scritti venivano eseguiti immediatamente, cambiando soltanto la focale per aver tolto gli occhiali riduttivi, senza cambiare le altre condizioni scrittorie.

Le persone che utilizzavano gli occhiali da lettura o da vista li utilizzavano normalmente anche durante la prova con gli occhiali riduttivi, indossandoli sopra.

All’esperimento sono state sottoposte 40 persone, divise in due gruppi:

–          20 persone hanno trascritto il testo predisposto sul banco del tavolo, a distanza di 30-35 cm dagli occhi,

–          20 persone hanno trascritto il testo dallo schermo distante da 3 a 7 metri (il testo di fronte).

Dopo l’acquisizione dei campioni venivano rilevate le lettere da misurare, ovvero le lettere “o”. Nelle scritture eseguite in corsivo sono state considerate anche le lettere “a”, “d”, “g” e “q”. La misurazione delle lettere è stata eseguita in decimi di millimetro, secondo le indicazioni di Moretti, ovvero dividendo la larghezza interiore della lettera ovale per la sua altezza esteriore. Tutte le lettere sono state misurate in asse della lettera, in altre parole rispettando la loro inclinazione.

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Secondo questa misurazione si otteneva la media, che nella metodologia di Moretti è compresa fra 1/10 al 10/10. Le medie sono state rilevate in centesimi.

Tutte le misurazioni di larghezze, altezze e le medie ottenute di ogni lettera sono state segnate in apposite schede. Le medie sono state sommate e divise per il numero di lettere misurate. Si è tenuto importante di misurare 50 lettere per ogni campione, ma, in alcuni casi, per l’imprecisione dell’esecuzione grafica venivano rilevate appena 30, tuttavia questo numero risultava sufficiente per annotare delle modifiche.

Per il motivo che nella grafologia di Moretti i valori dei segni vengono calcolati in decimi, che assumono i valori significativi dell’interpretazione, e ritenendo importante tenere il conto delle abitudini scrittorie di ogni scrivente, tenendo il conto della loro personalità grafica che dovrebbe mantenere le caratteristiche essenziali anche durante il test, nella prova con gli occhiali riduttivi ho considerato come rilevante il cambiamento della media della larghezza abituale della lettera già il valore di 10/100. Le modifiche dei valori di larghezza della lettera sotto i 10/100 sono stati considerati irrilevanti.

Oltre le medie delle larghezze delle lettere nei campioni eseguiti sia con, sia senza occhiali riduttivi, sono state evidenziate:

1)   le lettere più larghe,

2)   le lettere più strette,

3)   le lettere più alte,

4)   le lettere più basse.

Inoltre, in ambedue campioni, sono state rilevate le altezze e le larghezze che si ripetevano con la maggior frequenza. Questi dati permettevano di notare i cambiamenti di larghezze e altezze nei rispettivi campioni, impercettibili ad occhio nudo.

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L’ esempio di una scheda del test n. 22 eseguito con gli occhiali e senza gli occhiali, considerante le larghezze e le altezze delle lettere ovali in decimillimetri, con le loro medie in ottenute in millesimi e le medie finali di ambedue test ottenuti in centesimi.

Dopo aver raccolto tutte le misurazioni e tutte le medie dei campioni con e senza occhiali riduttivi del gruppo I e il gruppo II (ovvero scriventi dal banco del tavolo e scriventi dallo schermo a distanza), sono state eseguite le tavole generali contenenti le informazioni personali:

1) nazionalità[3]

2) età + utilizzo / non utilizzo degli occhiali da vista

3) formazione,

4) sesso

e le informazioni tecniche rilevate dai campioni della scrittura:

5) grado di lettere senza occhiali,

6) grado di lettere con occhiali,

7) altezza,

     a) la più bassa senza occhiali,

     b) la più alta senza occhiali,

8) larghezza,

     a) la più bassa senza occhiali,

     b) la più alta senza occhiali,

9) altezza,

     a) la più bassa con occhiali,

     b) la più alta con occhiali,

10) larghezza,

     a) la più bassa senza occhiali,

     b) la più alta senza occhiali,

11) frequenze di altezze con occhiali e senza,

12 ) frequenze di larghezze con occhiali e senza,

12) note generali,

13) risultato definito delle differenze rilevate fra le medie dei campioni con e senza occhiali,

riduttivi.

Per i limiti di spazio viene riportato soltanto una parte della tabella. I numeri nei titoli corrispondono alla descrizione delle informazioni personali e tecniche citate sopra. Nelle rubriche da 8 a 10 (a e b) sono state segnate le altezze e le larghezze massime e minime rilevate nei campioni con (a) e senza occhiali (b), con il numero di frequenza diviso da “/ ” , e nelle rubriche da 9 a 12 (a e b) sono state segnate le altezze e le larghezze massime e minime riscontate più frequentemente, con il numero di frequenze.

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I risultati ottenuti dall’esperimento in due gruppi sono stati seguenti:

Nel gruppo I (che eseguiva il test dal banco del tavolo) nel risultato di esecuzione del test con l’uso degli occhiali riduttivi in 14 casi si è verificato il restringimento delle larghezze delle lettere nei valori da 10 a 91/100, in 4 casi si è verificato l’ampliamento delle larghezze delle lettere nei valori da 12 a 15/100, in due casi non sono stati rivelati i cambiamenti significativi, poiché in un caso si è osservato l’aumento della larghezza di solo 1/100 e nel secondo la sua riduzione di 2/100.

È importante tenere presente che in 3 casi in cui nel test con l’uso degli occhiali riduttivi si è verificato l’ampliamento delle larghezze, nel  test eseguiti senza gli occhiali sono stati rivelati i valori medi delle larghezze molto bassi, ovvero 1,14; 1,3 e 1,66, quindi appena superanti 1/10. Gli esempi di queste scritture eseguite sia con gli occhiali riduttivi sia senza, vengono riportati sotto.

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La grafia di un uomo di 32 anni, la media di largo di lettere senza gli occhiali è 1,66. Con gli occhiali la media aumenta di 0,13, ovvero si ottiene 1,79.

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La grafia di una donna di 60 anni, la media di largo di lettere senza gli occhiali è 1,14. Con gli occhiali la media aumenta di 0,12, ovvero si ottiene 1,26.

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La grafia di una donna di 32 anni, la media di largo di lettere senza gli occhiali è 1,3. Con gli occhiali la media aumenta di 0,15, ovvero si ottiene 1,45.

Il 4° caso, nel quale è avvenuto allargamento medio delle lettere nella stesura del testo con gli occhiali “restrittivi” appartiene ad una donna di 50 anni, che con grande impegno cercava di mantenere il rigo di base cadente. La donna, che ha dichiarato di utilizzare da poco gli occhiali da lettura di grado +1, ha ritenuto di non aver bisogno di indossarli nel caso di stesura con gli occhiali riduttivi.

Nei due casi dove il cambiamento non è stato considerato notevole, vengono incluse le grafie di due uomini, uno di 49 anni di nazionalità italiana con la grafia molto disomogenea in altezza, inclinazione e la conduzione del rigo, la seconda appartiene all’uomo francese con la conoscenza al livello comunicativo di lingua italiana che impegna molta energia nella leggibilità e nella conduzione del rigo di base.

Nel gruppo II, che eseguiva l’esperimento trascrivendo il testo dallo schermo distante da 3 a 7 metri, i risultati sono seguenti:

nella prova con gli occhiali riduttivi nelle scritture eseguite da 11 persone, si sono verificate le riduzioni della larghezza da 12 a 55/100. Nei casi di 9 scritture si sono verificati gli aumenti delle larghezze da 10 a 90/100. In tutti questi casi le sono state evidenziate delle differenze fra i risultati delle medie delle larghezze di lettere, nei campioni eseguiti con e senza gli occhiali riduttivi.

E’ importante segnalare che l’aumento della larghezza della lettera si riscontrava con più frequenza e più intensità nei campioni delle scritture delle persone sedute più lontano dallo schermo. Nel caso di un uomo seduto a distanza 7 metri circa dallo schermo si è verificato l’aumento di 90/100, quindi quasi 1/10 del grado secondo le indicazioni di Moretti.

E’ difficile affermare con certezza che l’aumento della distanza dallo schermo potrebbe influire sull’aumento della larghezza della lettera, tuttavia bisogna tener presente la maggior difficoltà scrittoria per il gruppo I, ovvero delle persone trascriventi il testo dal banco. Le persone di questo gruppo, per una distanza ridotta, ovvero 30-35 cm dagli occhi, quindi con la visibilità ridotta, erano costrette di muovere costantemente la testa, spostando la vista dal testo da trascrivere al foglio di carta su cui scrivere. Si annotavano i disaggi, le perdite del rigo da leggere, i tempi più lunghi di esecuzione. Perciò si può ritenere che il loro campo percettivo è stato ulteriormente ridotto, ciò probabilmente ha influito ulteriormente sulla riduzione della larghezza delle lettere.

Nel caso delle persone del gruppo II, ovvero trascriventi dallo schermo, nonostante la difficoltà del test, si annotava la velocità di esecuzione più alta, meno “perdite” del rigo da trascrivere.

Le persone del secondo gruppo sono state sottoposte ulteriormente alla trascrizione di un breve testo in lingua straniera sconosciuta a loro. In questo momento si stando raccogliendo e confrontando i risultati, tuttavia già in fase di raccoglimento dei dati, si può osservare che in casi finora analizzati nei testi in lingua straniera si osserva generalmente un ulteriore restringimento della larghezza della lettera. I risultati ottenuti verranno comunicati prossimamente.

Per i motivi di spazio non è possibile pubblicare ogni caso sottoposto all’esperimento, tuttavia vorrei presentare alcuni esempi dei fenomeni grafici avvenuti per l’uso degli occhiali riduttivi.

Successivamente vengono proposti alcuni tipi di esempi di confronto delle scritture. Le scritture riportate in alto in ogni campione si riferiscono alla prova eseguita con gli occhiali riduttivi, quelle in basso alla prova senza gli occhiali.

1)   I risultati nei cambiamenti delle larghezze:

a)   la riduzione della larghezza di lettere:

Il fenomeno è riscontrabile in 27 prove, sia in gruppo I che nel gruppo II. Non è possibile osservare il restringimento delle larghezze delle lettere ad occhio nudo, tuttavia osservando il restringimento delle frasi e possibile annotare il restringimento generale della triplice larghezza:

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In questo campione di un uomo di 22 anni del gruppo I,  è possibile osservare l’allargamento della frase. Nel campione eseguito con gli occhiali riduttivi, la frase si concentra in una riga sola, nel campione eseguito senza gli occhiali la stessa frase si estende alla seconda riga.

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Lo stesso fenomeno è osservabile in questo campione in lingua polacca, eseguito da una donna di 30 anni del gruppo II.

b)   L’aumento della larghezza delle lettere

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Il campione sopra appartiene all’uomo del gruppo I, seduto a distanza di quasi 7 metri dallo schermo; l’ampliamento della larghezza della media delle lettere è di 91/100. Tuttavia nel test con gli occhiali riduttivi nella prima riga si annota la tendenza alla riduzione della larghezza, ma nelle righe successive si osserva il contrario.

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Anche in questo esempio, nella prova con gli occhiali riduttivi è visibile la tendenza di allargare la lettera. La media della larghezza delle lettere senza gli occhiali è di 1,30, con gli occhiali riduttivi è 1,45.

c)    Nessun cambiamento

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In questo esempio nel test con gli occhiali riduttivi è stata rilevata la riduzione media della lettera di appena 2/100, ritenuta insufficiente per essere considerata come cambiamento della larghezza. Si osserva una grande disomogeneità di altezze e inclinazione.

2)      La gestione delle difficoltà grafiche e degli ostacoli – risposta comportamentale

Gli occhiali riduttivi usati per il test rappresentavano una sorte di ostacolo, che ognuno gestiva a modo suo esprimendo il proprio modo di risolvere i problemi, di superare o aggirare ostacoli, di accettare o rifiutare lo sforzo, l’impegno o il disimpegno, ecc. La difficoltà di esecuzione e la capacità di gestirla si esprimeva in diversi modi attraverso:

–    Impegno di energia nella cura grafica a costo di caduta del rigo di base,

–    Canalizzazione dell’energia (aumento di tensione) nello sforzo nel raddrizzare il rigo di base al livello normale,

–    Aumento di pressione (impegno inconscio dell’energia),

–    Semplificazione e schematizzazione della scrittura per risparmiare le energie e mantenimento del rigo di base,

–    Impegno nel superare le difficoltà aumentando della leggibilità,

–    Aumento di grandezza delle lettere (per il bisogno di controllare la situazione),

–    Riduzione di grandezza delle lettere (per il bisogno di concentrazione),

–    Riduzione o aumento delle larghezze fra i righi di base,

–   L’attivazione dei sistemi di vigilanza con la consecutiva tensione fisiologica che genera gli angoli nella scrittura.

Per i motivi di spazio non è possibile considerare i singoli casi, tuttavia è possibile dimostrare alcuni fenomeni citati in alto presenti all’interno di alcuni grafismi.

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In questo campione del gruppo I (che eseguiva la trascrizione del testo dal banco del tavolo) appartenente a un uomo di 54 anni, di nazionalità francese, con una conoscenza di lingua italiana a livello comunicativo, nel test eseguito con gli occhiali riduttivi non si è verificato il significativo cambiamento della media della larghezza delle lettere, ovvero l’aumento è stato di appena 1/100 (senza gli occhiali il valore medio è stato calcolato di 3,60, con gli occhiali riduttivi di 3,61), tuttavia sono osservabili alcuni altri fenomeni grafici.

E’ evidente che l’ostacolo quale erano gli occhiali riduttivi comporta:

1) la caduta del rigo di base,

 Lo sforzo di fare fronte alle difficoltà si riflette in

2) ricerca di riportare il rigo di base al livello orizzontale,

3) aumento della pressione,

4) aumento della leggibilità e della cura grafica,

5) aumento della grandezza della lettera.

Un altro esempio dello sforzo dovuto alla riduzione del campo percettivo può essere riportato dal seguente grafismo dove è possibile notare la differenza degli spazi fra i righi di base presenti in due campioni, con e senza occhiali.

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È interessante constatare il fenomeno di diminuzione dell’altezza delle lettere negli alcuni casi delle scritture con il calibro piccolo:

SNAG-14022713422000

Un altro importante fenomeno è la formazione degli angoli in alcune scritture eseguite con gli occhiali riduttivi.

Nella scrittura sotto, appartenente al gruppo primo, eseguita da un uomo di 55 anni, cui risultato medio della larghezza delle lettere è diminuito di 15/100 (senza occhiali 2,73, con occhiali riduttivi, 2,58) possiamo osservare alcuni fenomeni. Lo sforzo di esecuzione comporta l’ulteriore impegno delle energie che causano:

1)   la tendenza di sollevare il rigo di base

2)   l’aumento di pressione

3)   l’aumento del calibro

4)   l’aumento della leggibilità e della cura grafica

5)   l’attivazione dei sistemi di vigilanza con la consecutiva tensione fisiologica che genera gli angoli nella scrittura.

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I due frammenti di questa scrittura riportati in basso dimostrano l’aumento dell’angolosità nel campione eseguito con gli occhiali riduttivi.

Le differenze fra le due esecuzioni dello stesso testo sono state segnate con i rettangoli, le frecce tratteggiate uniscono le relative parti del testo.

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La tensione e gli angoli: il fenomeno di aumento dell’angolosità è stato riscontrato con la maggiore o minore intensità nella metà dei campioni analizzati, sia nel gruppo I che nel gruppo II, ciò comporta un ulteriore conferma delle leggi grafologiche, ovvero sulla Categoria Curva-Angolosa, dove l’angolo viene interpretato come il risultato dell’attivazione dei sistemi di vigilanza

Conclusioni

L’esperimento presentato è continuamente in atto. Si cerca di ampliare il numero di persone da sottoporre al test, poiché nella grafologia, come in tutte le scienze umane, è necessario considerare l’individualità della persona, quindi le sue reazioni individuali e irrepetibili, perciò non è possibile fornire i soli dati statici e chiudere la ricerca con i numeri fissi, per questo motivo è anche difficile fornire le spiegazioni dei diversi fenomeni grafici. Tuttavia è possibile riscontrare che il meccanismo neurofisiologico di restrizione del campo della percezione comporta le modifiche del comportamento grafico di diverso tipo. Nonostante molti punti dell’imperfezione di questa ricerca (come per esempio la mancanza degli occhiali individuali per tutti), nonostante alcuni risultati inspiegabili per la diversità umana, si può ritenere che sono stati riscontrati molti punti concordanti con la teoria di Moretti, riguardante il Largo di lettere come espressione dell’ampiezza percettiva. Inoltre l’esperimento ha comportato altri risultati interessanti, come per esempio la conferma della teoria dell’angolo come risposta grafica nelle situazioni ritenute difficili dove avviene l’attivazione dei sistemi di vigilanza

A questo punto si può ritener che il restringimento situazionale, restringimento della percezione, sicuramente influisce sulla scrittura.

Certamente è difficile stabilire in quale grado il restringimento “meccanico” possa corrispondere con restringimento dovuto all’emotività, tuttavia per il meccanismo neurofisiologico comune alle emozioni e alle risposte comportamentali anche nelle situazioni artificiali, sicuramente tutti e due fenomeni trovano i numerosi punti corrispondenti.

Il grafologo tenendo il conto delle reazioni possibili nell’atto dell’acquisizione del saggio grafico, potrebbe avvalersi delle leggi grafologiche corrispondenti al restringimento del campo percettivo.


[1] Palmonari, A., Processi simbolici e dinamiche sociali, Mulino, Bologna, p. 179.

[2] La larghezza della lettera permette di misurare il grado di accoglimento dell’immagine del Tu, come tendenza che viene confrontata da Palaferri all’apertura della tendina nella macchina fotografica. La tendenza riguarda di percepire la realtà ma di conseguenza coinvolge tutta la psiche e il sentimento poiché non è possibile che i centri superiori del sistema nervoso accogliessero ed elaborassero il l’immagine semantica nel cervello in modo ampio e ricco se “il portone d’ingresso” dell’attività percettiva non sia ben aperto e non sia in grado di accogliere i dati (Palaferri N., L’ indagine grafologica e il metodo morettiano, EMP, 2005, p. 101).

[3] All’esperimento hanno partecipato: 1 uomo di nazionalità francese, 4 persone di nazionalità ceca, 15 persone di nazionalità italiana e 20 persone di nazionalità polacca.

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