Diritto Criminologia e criminalistica

Suicidio: un impercepito grido d’aiuto (seconda parte)

(di Jolanta Grębowiec Baffoni)

1. Il fenomeno dei suicidi giovanili e adolescenziali

La morte di un bambino o di un ragazzo è il fatto estremamente doloroso e considerato innaturale. La vita, che non è stata ancora vissuta, le speranze, i sogni e progetti spezzati, sono la perdita più grande per ogni famiglia e società.

Gli specialisti affermano che “pensare la morte” è un fenomeno naturale dell’adolescenza. La fragilità, il senso di impotenza di fronte alle ingiustizie subite, l’aggressione non espressa e accumulata, la sofferenza e la mancanza dell’appoggio nei familiari e negli amici, fanno che il bambino diventa come l’arma senza la sicura, pronta ad esplodere imprevedibilmente[i]. Ogni episodio negativo provoca il desiderio di fuga dalla situazione difficile. Tuttavia non sempre è chiara la meta di questa fuga, soprattutto quando al ragazzo manca la comprensione, il sostegno e la consapevolezza di poter contare su qualcuno. Ogni caso di morte suicida è complesso e non è possibile fornire le spiegazioni precise esaustive sulle sue motivazioni. Nessuno si suicida per il brutto voto, un aspetto poco piacevole, un’accusa ingiusta o un litigio, ecc., se trova il fondamento su cui poggiare la propria fiducia e trovare le forze per andare avanti o combattere con le difficoltà.

2. Il maltrattamento fisico e psichico

I fattori che indubbiamente influiscono sulla decisione del suicidio sono: maltrattamento fisico e psichico, abusi sessuali e deviazioni psichiche in famiglia ma anche abusi a scuola o nel proprio ambiente sociale, come è avvenuto in caso di il tredicenne ragazzo polacco, di nome Bartek, che nella lettera d’addio ha cercato di giustificare il suo gesto estremo. Il contenuto di questa lettera rivela il dramma interiore del ragazzo, che decide di morire dopo essere stato accusato di furto di un guinzaglio. Tuttavia dalla lettura appare chiaro che l’ingiusta accusa del furto è stata “soltanto” la goccia che ha traboccato il vaso di sofferenze del tredicenne. Il vero motivo del desiderio di morte, sono stati gli abusi sessuali da parte di un prete della parrocchia di Bartek.

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Da punto di vista grafologico è opportuno dire che la lettera si distingue per il controllo e chiarezza, mancano gli inutili accessori grafici come prolungamenti o ornamenti, ciò significa che il bambino vuole dire ciò che è essenziale e importante, senza aggiungere l’altro, anche senza parlare delle proprie sofferenze. Le lettere, quasi tutte, sono staccate tra di loro ciò è l’indice psicologico di un forte controllo con la chiara coscienza della propria situazione, ma anche il senso di solitudine con il bisogno di essere ascoltato. Tuttavia nello stesso momento le forti cancellazioni di alcune parole sono l’indice di un forte disagio: come se il ragazzo preferisse non pronunciarle, o almeno non farle udire dagli altri. Le inclinazioni disomogenee indicano gli stati emotivi di Bartek, opposti fra il bisogno di affetto e la necessità di negarlo con il pieno controllo e coscienza. La staticità delle lettere, la pesantezza della mano che si trascina per eseguire alcuni puntini sulle “i” lasciandone le tracce, la pressione forte e marcata sono i segnali di stanchezza che unita agli altri segni grafologici fa presumere la stanchezza per angoscia. Il mantenimento del rigo, l’omogeneità degli spazi, la chiarezza e impegno nella produzione di ogni singola lettera, rappresentano la disciplina interiore che rispecchia i rigidi schemi di educazione.

Tuttavia è importante soprattutto conoscere il contenuto della lettera di cui riporto la traduzione:

“Addio

Odio quel calvo pedofilo. Ho dovuto farlo perché lui dice che sono stato io a derubarlo. Ma io giuro su Dio che non l’ho fatto. Ma a lui non lo dirò. Consegnate alla polizia questa mia scrittura. Che lo portino via dalla parrocchia, perché lui è il pedofilo. Non voglio più essere violentato da lui. Non so di quale guinzaglio lui parla. Quel che è mio date ai bisognosi.

                                                                                              Bartek

Leggere dopo la mia morte”

Sul margine destro è segnato il giorno e l’ora della redazione della lettera: “12.12.2004 ore 9.20” con l’aggiunta: “ [scritto] durante la lingua polacca”.

Tuttavia, come già detto, in questa lettera ci sono alcune cancellazioni marcate che durante l’analisi con la luce bianca trasmessa, hanno permesso di rilevare la presenza di due parole “pedofilo” e una parola “violentato” (ultima cancellazione).

Queste cancellazioni rilevano il fortissimo disagio psichico e verosimilmente il senso di colpa che viveva il ragazzo, tipico dei bambini abusati che si percepiscono responsabili per le violenze subite[ii]. Il bisogno di denunciare il male e la percezione della propria colpa originano due comportamenti contrari: denunciare e nascondere (quindi cancellare). Denunciare per liberarsi e punire il vero responsabile e nascondere per vergogna del proprio atteggiamento permissivo, per aver ceduto al punto di non riuscire più a trovare un’uscita. In questo senso l’accusa di furto diventa per il ragazzo una sorte di “occasione” di liberarsi definitivamente da una vergogna e da un peccato, a suo parere, inconfessabile e dal quale non c’è più il ritorno. Finalmente si presenta un crimine di cui egli non si sente colpevole che spinge la sua mano ad indicare il responsabile e nello stesso momento a punire se stesso e purificarsi per “altri peccati” con il gesto estremo. Tanto è vero che dalle prime dichiarazioni della lettera di Bartek si presume che il suo suicidio sia dovuto all’ingiusta accusa del furto. Solo le righe successive rivelano la vera sofferenza di Bartek e il suo dito viene puntato non sull’accusatore del furto ma sul violentatore (che è sempre la stessa persona). La vera causa della morte di Bartek non si racchiude quindi nelle parole “Ho dovuto farlo perché lui dice che sono stato io a derubarlo” ma nella frase verso la fine “Non voglio più essere violentato da lui”, dove la parola “violentato” è cancellata per la vergogna subita.

Bartek si è impiccato su un albero tornando dalla scuola.

La breve interpretazione grafologica e psicologica di questa lettera indubbiamente non è esaustiva e completa[iii]. Sicuramente Bartek ha portato a lungo il bagaglio delle sofferenze celate sotto i comportamenti “normali”. In questa situazione sorge la domanda come era possibile che nessuno del suo ambiente non si era accorto di nulla?

Questo caso molto complesso è un chiaro esempio che le cause dei suicidi sono complicate e molteplici e quelle riscontrate nelle statistiche di solito rappresentano solamente la causa “finale”, ovvero la goccia che ha traboccato il vaso.

Dietro i suicidi non mancano vere e proprie sofferenze: solitudine, abbandono da parte della famiglia, pesanti punizioni fisiche e psichiche.  La famiglia che non accoglie ma rifiuta, che non comprende ma maltratta diventa, per il giovane un luogo di sofferenza suscitando il desiderio di allontanamento. In molti casi i ragazzi lasciati a se stessi compiono il gesto di fuga il più “efficace” togliendosi la vita, come questa ragazza polacca di 14 anni che ha tentato il suicidio. Già nel frammento del suo diario scritto a 12 anni esprime la propria sofferenza: „Mia mamma mi picchia da sempre, non la sopporto, lei dovrebbe capire che mi fa male, perché fa molto male. Sto riflettendo se non andare dal pedagogista per chiedere l’aiuto”. […] „Più al mondo odio la mia madre. Dalla prima infanzia, anche quando magari ho rotto un bicchiere, mia madre mi picchiava, non parlava mai con me, picchiava dove capitava. A casa mia sono io e mia madre, due donne che si oddiano tanto, ogni minuto con questa donna è un tormento. Ho provato di amarla, ma non ci riesco, semplicemente non ci riesco, qualcuno una volta ha detto, dov’è c’è l’amore là c’è l’oddio, ma questo non è vero. Io per la mia madre non sento nulla, non mi piace nemmeno[iv].

Nei suicidi fra i minorenni è possibile riscontrare anche i casi dei bambini piccoli. Di solito si tratta dei bambini di famiglie patologiche, impauriti, maltrattati e molestati sessualmente I dati statistici dei suicidi dei bambini sono preoccupanti: in Polonia, nel 2003 hanno tentato suicidio 401 bambini e ragazzi compresi fra 4-19 anno di vita, purtroppo 254 di loro, non hanno potuto essere salvati[v].

3. Mancanza di accettazione da parte dell’ambiente

Il mondo dei ragazzi segue le vere e proprie regole, dove è importante l’aspetto fisico, l’abbigliamento, talvolta la provenienza sociale e culturale, l’orientamento sessuale. Colui che non rientra nell’aera di queste regole, spesso viene lasciato solo, ma non mancano i casi dove “la diversità” diventa il punto di inizio di beffe e maltrattamenti. Il giovane non riuscendo a difendersi e risolvere problema non vede un’altra via di uscita che quella di togliersi la vita. Come nel caso dello studente universitario polacco che non trovando la comprensione per il suo orientamento sessuale, non riuscendo a gestire “normalmente” la sua sessualità, per l’ultima volta ha dichiarato e rafforzato il proprio orgoglio umano, lasciando nella sua lettera d’addio poche parole: “Sono orgoglioso di essere un gay”. La scritta che è stata eseguita sotto la frase con la richiesta del perdono e la dichiarazione di perdonare tutti, non lascia nessun’altra spiegazione.

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Una breve considerazione grafologica permette di osservare il tratto debole, che rivela una personalità fragile, solamente la parola “gejem” (gay) è scritta in un modo marcato, come se è il ragazzo volesse sottolineare il proprio orientamento. Tuttavia alcuni errori all’interno di questa parola dovuti al gesto che procede con fatica ma orgogliosamente contro ogni contrarietà e successivi ripassi e sovrapposizioni, fanno presumere uno stato di angoscia, esitazione, incertezza, lotta con gli stati interiori: timore di dichiarare e nello stesso il bisogno e il coraggio di dichiarare, ciò che rende il ragazzo diverso dagli altri. Il coraggio estremo, che sa di non avere più nulla da temere, marchia la parola “gay”. Il rigo di base che sale con le successive cadute e risollevamenti, con la pressione debole dimostra lo sforzo di andare avanti mantenendo l’orgoglio e l’ambizione, lo sforzo che porta allo sfinimento psichico[vi].

4. Non accettazione di se stessi

Molti bambini e adolescenti non accettano il proprio corpo, si sentono peggiori, non solo più brutti ma anche incapaci. Il problema riguarda soprattutto le ragazze, di cui 2% si ammalano di anoressia o di bulimia. Molte di loro cadono in depressione e il rischio di suicidio aumenta di questi casi di 20 volte. Tuttavia tale problematica non riguarda soltanto le femmine, i recenti risultati delle ricerche che anche i maschi si ammalano di anoressia e di bulimia[vii].

Mancanza di accettazione di se stessi non si limita ovviamente ai problemi del proprio fisico. La sensazione di incapacità, di non valere quanto gli altri, fanno che il giovane si convince di non essere degno di vivere. La sensazione di star male con tutti e soprattutto con se stessi traspare dalla poesia nel diario di una ragazza di 18 anni, salvata dopo il tentato suicidio.

Non so vivere bene,

Ho fatto gli errori,

Non sono capace ad imparare,

Sono cattiva, vile!

Ferisco gli altri, faccio del male,

Non si può avere fiducia in me.

Non vado bene per nulla,

Non so nulla

Non ho nessuno e nulla.

Ho abbastanza di me,

Basta con la vita e basta far del male[viii]

5. Abuso di alcool

Pensare la morte, è una caratteristica del periodo adolescenziale, tuttavia i bambini con i fermi punti di rifermento e di valori riescono a limitare questo fenomeno alla sola riflessione. I ragazzi privi di appoggio della propria famiglia sono più propensi al suicidio, anche per i motivi molto banali come insuccessi a scuola. Il numero più alto dei suicidi si verifica verso la fine dell’anno scolastico prima della consegna delle pagelle. I ragazzi meno resistenti allo stress non sono in grado di gestire le difficoltà. La scelta di consolazione nell’alcool o nella droga, ma anche l’estrema manifestazione di autodistruzione, dipende spesso dalle tendenze e dalle “mode” del momento fra i coetanei[ix].

L’abuso di alcool sicuramente influisce negativamente sullo sviluppo psichico dei giovani, inoltre il suo consumo comporta la degradazione della personalità. Fra i ragazzi che hanno tentato il suicidio prevale il numero di quelli che fanno l’uso di alcool e di stupefacenti, soprattutto immediatamente prima di compiere quest’atto[x]. In stato di ubriachezza o sotto l’effetto di stupefacenti i ragazzi diventano più coraggiosi (almeno hanno tale percezione). In tanti casi il ragazzo gioca con il destino assumendo alte dosi di droga per dimostrare a se stesso di essere più forte della morte.

Secondo B. Hołyst esiste un’alta relazione fra l’uso di alcool e i tentativi di suicidio. Stando alle sue ricerche 26% dei suicida minorenni abusava dell’alcool e 22% ha realizzato l’attentato alla propria vita dopo il suo consumo. In 10% dei minorenni l’alcool era causa diretta del tentato suicidio[xi].

6. Incapacità di gestire le difficoltà ed elemento magico

I suicidi o il tentati suicidi dei ragazzi a volte, oltre le reazioni di sbigottimento e impotenza provocano l’incomprensione, tanto più che molti bambini salvati dalla morte forniscono i motivi sorprendentemente futili dell’attentato alla propria vita: un voto basso, una punizione, burle dei coetanei.   I bambini spesso non si rendono conto del fatto che la morte sia il fenomeno i irreversibile. La coscienza della morte si sviluppa nel bambino attorno all’11 anno di vita. Prima di quest’età il bambino considera la morte come un sogno dal quale è possibile svegliarsi, qualche volte invece nei tentativi di suicidio prevale l’elemento magico, come per esempio il desiderio di incontrare qualche parente morto, con la convinzione che dopo l’incontro si possa fare il ritorno al mondo reale.

7. Insuccessi in amore

Fra le altre presunte cause del tentato suicidio si può comprendere l’insuccesso in amore. La giovane età e la tendenza di esaltare il sentimento, mancanza di fermi punti di riferimento, sono spesso causa di percepire le delusioni d’amore come perdita di senso della vita, come un vuoto impossibile da colmare. In questo tipo di suicidi prevalgono le ragazze, nelle quali l’amore occupa una posizione molto alta nella scala dei criteri. Gli insuccessi in amore sono vissuti male anche dai ragazzi, tuttavia la delusione amorosa più raramente è la causa del tentato suicidio[xii].

8. Suicidio strumentalizzante

Tale tipo di suicidio di solito viene scelto come una “tattica” per raggiungere un obiettivo. I ragazzi credono che sia un modo per costringere i genitori ad assumere un atteggiamento ma soprattutto di placare il rigore. Molti ragazzi non reggono la pressione e la costrizione allo studio e agli impegni ai quali sono sottoposti da parte dei genitori. Non si possono trascurare anche tali “manipolazioni”, poiché ogni 10 casi di manifestazioni suicida, uno finisce con la morte.

9. Alcuni dati

I dati riguardanti il sesso dei ragazzi suicida, dimostrano che le femmine circa cinque volte più spesso tentano il suicidio, ciò probabilmente trova spiegazione nel fatto che nelle situazioni di stress, le ragazze volgono l’aggressione contro se stesse, come risposta alla fuga dalla situazione opprimente, mentre i maschi più spesso trovano le soluzioni e lo sfogo delle aggressioni nelle risse. Nonostante ciò i tentati suicidi da parte dei maschi sono più “efficaci”: i ragazzi muoiono più spesso. Le ragazze più raramente scelgono i metodi riconosciuti come efficaci cento per cento (impiccagione, salto dall’estrema altezza), come se volessero lasciare la propria vita al destino, scegliendo i metodi “meno drastici” come inghiottimento dei sonniferi, oppure lasciando in vista una lettera d’addio o scrivendo un SMS ad un’amica, con la speranza di poter essere salvate. Tali tentativi di suicidio sono una chiara richiesta d’aiuto, che purtroppo spesso erroneamente vengono considerati come manipolazione dei genitori e dei parenti o un modo per “punirli”. Anche se i tentativi di suicidio avessero per obiettivo “la manipolazione” degli altri e la loro “punizione”, il solo pensiero della morte e il pericoloso avvicinamento ad essa è una prova eclatante di una disperata dimostrazione della propria sofferenza, dei disagi e del desiderio dell’attenzione degli altri. In molti casi, il ragazzo o la ragazza che decidono di morire, dopo l’attentato alla propria vita cambiano l’idea e chiedono l’aiuto. Purtroppo, in molti casi l’aiuto giunge troppo tardi.

Se in molti suicidi degli adulti si riscontra la precedente depressione, nei ragazzi tale disagio si manifesta soltanto in 10% dei casi. Nei giovani che hanno tentato di togliersi la vita si riscontrano piuttosto i disturbi del comportamento in risposta ad un scorretto processo di maturazione della personalità, come impulsività, aggressività, isolamento e solitudine. Tuttavia anche i casi di suicidio dei giovani che non riescono a gestire la propria dipendenza dalla droga o dall’alcol, sono la risposta ai disagi familiari e scolastici dei ragazzi lasciati a se stessi, non ascoltati, non compresi, spesso sofferenti per la mancanza di affetto o per la “diversità”[xiii].
Nonostante che i fenomeni dei suicidi del bambini si verifichino più frequentemente nelle famiglie nelle quali in precedenza è avvenuto un attentato alla propria vita, la tendenza suicida non è un fenomeno innato: non è stato individuato nessun gene responsabile per la tendenza suicida. Tuttavia si possono trasmettere al bambino le predisposizioni ai comportamenti suicida, per esempio dai genitori con la personalità antisociale, in conflitto con la legge, sofferenti di depressione endogena o di schizofrenia, che per motivi di questi disagi non sono in grado di compiere i loro ruoli genitoriali. In quei casi i bambini sono spesso lasciati alle proprie forze, devono gestire da soli i propri problemi. Più svantaggiati sono i bambini delle famiglie nelle quali si è verificato il suicidio, non per la presenza del gene, ma per una “codificazione” di tale comportamento come soluzione del problema da parte di un parente, rievocando tale comportamento come efficace nelle situazioni difficili.

10. Sintomi presuicidiali dei bambini

Fra i tipici “sintomi presuicidiali” dei bambini i psicologi e i criminologi hanno evidenziato alcuni comportamenti. Il ragazzo inizia a limitare il contatto con il mondo, oppure nei suoi soliti contatti inizia a sollevare il tema della morte, dirigendo le conversazioni sui tentativi di suicidio delle altre persone, regalando agli amici i propri oggetti, raccontando i sogni e le fantasie sulla propria morte e il funerale. Alcuni genitori hanno riferito che prima del tentativo suicidio i loro figli diventavano più suscettibili, trascuravano la scuola, perdevano l’interesse per le cose per le quali in precedenza si dedicavano con piacere. Oppure in altri casi si comportavano totalmente a contrario, diventando perfino cedevoli, ciò veniva interpretato come un positivo segno di cambiamento e di maturità[xiv].

La psicologia e la grafologia si concentra sui disegni e sulla scrittura dei ragazzi. Nei lavori grafici dei giovani depressi si osservano molti spazi neri, il tratto insicuro, Composizioni sono statiche e chiuse. I colori indicano un alto livello di paura (con l’utilizzo del viola nero bianco) e di aggressione (con i colori nero, rosso, giallo). I disegni presentano spesso le tonalità grigie e nere. Si riscontra la presenza di luci e ombre dove le rappresentazioni delle figure umane sono tenebrose, cupe, incomprensibili. I tratti e le macchie hanno le forme irreggolari, rotte e il tema preferito dei disegni sono croci, la strada o le scale interrotte.

Il contesto dei disegni presenta elementi astratti e nel caso di figure umane si riscontrano i visi senza occhi o vuoti, cioè privati dagli elementi tipici del viso e senza espressione, corpi chinati, le figure sono difficili da identificare e si associano con la morte. Altri oggetti concreti esprimono la staticità e tristezza, spesso rappresentati da alberi senza foglie, che stanno da soli in qualche posto lontano, con i rami cadenti o rotti. Si possono riscontrare i simboli escatologici, i simboli della morte come falce, ornamenti cupi, tristi, isolati, ecc[xv].

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Il disegno in alto appartiene ad una ragazza diciottenne morta suicida. Si notano il gesto spezzato, la staticità, le braccia e le mani cadenti, la figura e il viso rivolti a sinistra. Da tutto il disegno traspare l’apatia, l’angoscia e la profonda tristezza[xvi].

Tuttavia non bastano i disegni per diagnosticare la depressione e perfino le tendenze suicida, ma vale la pena osservarli, per seguire gli stati interiori di tristezza dei giovani.

I sogni e le fantasie sulla propria morte possono essere preannuncio della tragedia. Le poesie trovate nei diari dei giovani suicida in qualche modo preavvisavano il desiderio della morte, come la poesia del diciottenne Waldek, che muore suicida qualche settimana dopo aver scritto la poesia riportata di seguito:

Stavi lì in quella grande piazza

Con il buio attorno

Non percepisci nulla, ma sai,

Il corpo ti dà già un segno.

Sì, sel la vittima!

Domani scrosteranno il tuo sangue,

Al tuo posto starà qualcun altro…

Il sangue misto sul marciapiede.

Ma ciò non fa differenza,

Benchè ci staranno qui molti altri

Ed ognuno di loro sarà … ucciso[xvii]

Ogni persona che ha tentato il suicidio diventa un potenziale recidivo: la metà di persone che ha tentato suicidio ci riprova. Di solito è un dato che riguarda le ragazze incapaci di superare le difficoltà della vita in un modo diverso. I problemi a scuola, la mancanza di accettazione dei coetanei, la situazione difficile in famiglia, sono i veri drammi per i quali le giovani donne, prive di sensazioni di sostegno e di fiducia, possono tentare anche le prove sempre più drastiche di suicidio.

Queste alcune considerazione sui suicidi dei ragazzi indubbiamente non sono esaustivi, ogni comportamento è diverso ogni motivo del gesto estremo matura nella situazione e nella psiche diversa, ogni tentativo di suicidio dei ragazzi esprime un bisogno, un disagio non compreso o trascurato. La fragilità psichica e sentimentale dei giovani fa che anche un problema apparentemente futile creare vere angosce e tormenti, con il senso di solitudine e abbandono in una situazione senza uscita.

Note

[i] Zajączkowski K. Profilakyka zachowań dewiacyjnych dzieci i młodzieży, Wydawnictwo Adam Marszałek, Toruń 2000.

[ii]L’adulto è visto da bambino come il punto di riferimento, come colui che “sa meglio” quel che giusto o ingiusto. Tale stato perdura anche nei casi di abusi, quando il bambino “programmato” all’obbedienza all’adulto, subisce la violenza contro se stesso. Il meccanismo che si crea è quello di dover obbedire all’adulto anche al costo di star male e di conseguenza si trasforma in senso di colpa per aver permesso a disporre del proprio corpo. Le ripercussioni psichiche sono gravissime. Nelle situazioni di molestie ripetute il bambino si percepisce schiavizzato da una situazione dalla cui non riesce ad uscire. Così nel caso di Bartek che ha trovato il modo di “fuga” nel suicidio.

[iii] Studio proprio.

[iv] Il Testo tradotto dal polacco. Lezione della prof. Barbara Gawda „L’espressione delle emozioni semplici e complesse in soggetti con tendenze suicide” per specializzandi in Psicologia presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi diUrbino il 7-8 maggio 2013.

[v] Zajączkowski K., Profilakyka zachowań dewiacyjnych dzieci i młodzieży, cit.

[vi] Studio proprio

[vii] Jarosz M., Samobójstwo, samozniszczenie, alkoholizm, narkomania, Zakład Narodowy im. Ossolińskich, Wrocław 1980.

[viii] Il Testo della poesia tradotto dal polacco. Lezione della prof. Barbara Gawda „L’espressione delle emozioni semplici e complesse in soggetti con tendenze suicide”, cit.Testo originale: Nie potrafię żyć dobrze, Popełniam błędy,Te same wiele razy. Nie potrafię nauczyć się,Jestem zła, podła!Ranię innych, czynię źle,Nie można mi ufać.Nie nadaję się do niczego, Nie potrafię nic,Nie mam nikogo i niczego.Mam dosyć siebie,Dosyć życia, dosyć krzywdzenia.”

[ix] Jarosz M., Samobójstwo… cit.

[x] Hillman J., Samobójstwa a przemiana psychiczna, KR, Warszawa 1996.

[xi] Hołyst B., Przywróceni życiu, PWN, Warszawa 1991.

[xii] Idem.

[xiii] Zajączkowski K., Profilaktyka zachowań…, cit.

[xiv] idem

[xv] Lezione della prof. Barbara Gawda „L’espressione delle emozioni semplici e complesse in soggetti con tendenze suicide”, cit.

[xvi] Gawda B., Grafizm jako forma ekspresji, UMSC, Lublin 2006.

[xvii] Il Testo della poesia tradotto dal polacco. Lezione della prof. Barbara Gawda „L’espressione delle emozioni semplici e complesse in soggetti con tendenze suicide”, cit. Testo originale: Stałeś tam na wielkim placu – sam z ciemnością wokół – Nic nie dostrzegasz, ale wiesz, – Ciało daje ci już znak. – Tak, jesteś ofiarą! Jutro zetrą twoja krew, Na twoim miejscu stanie inny… Zmieszana krew na bruku. Ona nie czyni różnicy, Bo wielu jeszcze tu stanie, I każdy z nich będzie …zabity.

 

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