{"id":10667,"date":"2023-10-25T23:19:16","date_gmt":"2023-10-25T21:19:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/?p=10667"},"modified":"2024-01-05T10:08:45","modified_gmt":"2024-01-05T09:08:45","slug":"teorie-economiche-di-marx-e-la-grande-depressione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/teorie-economiche-di-marx-e-la-grande-depressione\/","title":{"rendered":"Teorie economiche di Marx e la Grande Depressione"},"content":{"rendered":"<p style=\"font-weight: 400;\">1.IL PENSIERO DI MARX<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">L\u2019influenza di Marx sull\u2019economia \u00e8 certamente non trascurabile. Tante sono le idee rivoluzionarie promosse e portate avanti, come tante sono le critiche rivolte al sistema economico del tempo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Marx si schiera infatti in una posizione fortemente anticapitalistica, scorgendo di fatto quattro punti vulnerabili del sistema:<\/p>\n<ul>\n<li>Distribuzione del potere.<\/li>\n<li>Distribuzione del reddito.<\/li>\n<li>Vulnerabilit\u00e0 del sistema capitalistico alla crisi e disoccupazione.<\/li>\n<li>Monopolio.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Il potere, che deriva dalla propriet\u00e0, \u00e8 un fattore imprescindibile della vita economica. Esso era il privilegio inevitabile del capitalista. Nel capitalismo il potere appartiene al capitalista, \u00e8 la conseguenza della propriet\u00e0 dei mezzi di produzione.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Marx inoltre contesta lo stesso potere statale con l\u2019accusa che amministrasse i soli interessi della borghesia.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">In secondo luogo, Marx sottolinea l\u2019ingiusta distribuzione del reddito, che a suo parere si basava sul concetto di produttivit\u00e0 marginale (variazione di produzione in seguito all\u2019aumento di un fattore produttivo, tenendo costanti gli altri fattori), uguagliando di fatto per tutti i proletari lo stipendio dell\u2019operaio che lavorava in condizioni di produttivit\u00e0 marginale. Il salario marginale pertanto condiziona il salario di tutti gli operai, a prescindere dal contributo lavorativo (e dagli utili che ne derivano) di questi ultimi.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Si viene a formare cos\u00ec il concetto del plusvalore, in quanto gli operai inframarginali producono di pi\u00f9 rispetto allo stipendio conferitogli. Questo plusvalore, quindi, va a finire nelle mani del capitalista.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">La terza critica \u00e8 rivolta alla inclinazione del sistema capitalistico a depressioni.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Questa fragilit\u00e0 si spiega con la tendenza di quel sistema a sovrapprodurre, seguendo la fallacia convinzione della Legge di Say (secondo la quale l\u2019offerta crea la domanda). Si tende quindi a produrre irrefrenabilmente, ad aumentare stipendi ed occupazione fino al momento in cui l\u2019offerta sarebbe risultata eccessiva.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Pertanto, si sarebbe successivamente determinato un calo della produzione, quindi dei profitti ed un aumento della disoccupazione.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Per tornare ad una condizione d\u2019equilibrio, essa si sarebbe ristabilita solo quando la diminuzione della produzione, degli stipendi e il livello ormai raggiunto di disoccupazione, avrebbero reso la produzione nuovamente vantaggiosa, attendendo l\u2019autoregolazione del mercato.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Dal canto suo Marx, anticipatore forse della teoria della sotto-occupazione di Keynes, ritiene che la stabilit\u00e0 del sistema si possa trovare solo quando i salari sono mantenuti bassi da un esercito di disoccupati.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">L\u2019eccessivo uso di fattori fissi per la produzione e la seguente potenza produttiva capitalista sono quindi definiti come il tallone d\u2019Achille del capitalismo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">L\u2019ultimo punto debole considerato \u00e8 il monopolio (concentrazione del mercato in mano ad una sola azienda), tendenza del capitalismo e che, avrebbe causato con il produrre la fine del sistema. L\u2019espropriazione, quindi, assume una nuova forma, non \u00e8 pi\u00f9 il lavoratore indipendente ad essere usurpato, bens\u00ec lo stesso capitalista. Questo avviene mediante la centralizzazione dei capitali e dei mezzi di produzione, secondo leggi immanenti proprie della produzione capitalistica. \u201cOgni capitalista ne getta gi\u00f9 tanti altri\u201d e \u201cGli espropriatori (capitalisti) che vengono espropriati (dal capitalista che accentra i capitali)\u201d, sono frasi tratte dal Capitale (Libro I, Cap.24, sez.7) che sintetizzano questo concetto.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">2.LA GRANDE DEPRESSIONE<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Su molti aspetti quindi si \u00e8 dimostrato certamente visionario, come la concezione della vulnerabilit\u00e0 del sistema capitalistico a crisi e depressioni.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Ne \u00e8 la conferma la Grande Depressione del 1929 che, con una durata di circa 10 anni, avvenne nel pieno dei cosiddetti Roaring Twenties (I ruggenti anni Venti). Una crisi che, data l\u2019assenza di una teoria sulle depressioni nel sistema economico classico, avrebbe rischiato di protrarsi ancora pi\u00f9 a lungo se non fossero emerse figure pi\u00f9 stataliste quali Franklin D. Roosevelt e J.M. Keynes.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Passando agli antefatti della crisi, gli anni Venti furono un periodo fertile e di grande espansione economica, finanziaria e culturale per gli USA. Questi ultimi, infatti, trainati da numerose scoperte ed invenzioni e dalla irrefrenabile voglia di successo, si accingevano a divenire la prima potenza economica mondiale.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Si ebbe infatti un grande sviluppo industriale, dovuto a nuove tecniche di produzione ed a nuove modalit\u00e0 di organizzazione del lavoro (Taylorismo), che determinarono un allargamento dei consumi ed una offerta dei beni pi\u00f9 ampia.\u00a0 A questo va aggiunto anche il notevole progresso agricolo che caratterizz\u00f2 l\u2019incremento delle esportazioni di grano dovuto dal fatto che l\u2019Europa, in seguito alla guerra, non ne riusciva a garantire il proprio fabbisogno.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Questo diffuso ottimismo lo si not\u00f2 anche nel mercato borsistico. Numerosi furono gli investimenti da parte del grande pubblico (spinti dall\u2019euforia) che, incentivati anche dal facile credito, alimentarono il fenomeno della speculazione.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">L\u2019epoca, quindi, fu caratterizzata da un sentimento comune di fiducia ed entusiasmo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Diversamente, sul fronte internazionale la situazione economica si fece piuttosto instabile. Ci\u00f2 deriv\u00f2 dalla Prima guerra mondiale e dalle immense spese per sostenerla e dall\u2019eredit\u00e0 degli ingenti debiti di guerra imposti alla Germania.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Inoltre, nemmeno il libero scambio fra Paesi fu favorito, ma venne prediletto un modello politico isolazionistico e quindi un sistema economico protezionistico, caratterizzato dalla chiusura reciproca dei Paesi per scambi e commerci.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">La grande fase di sviluppo si interruppe brutalmente il gioved\u00ec del 24 ottobre 1929 (Gioved\u00ec nero), con il crollo della Borsa di Wall Street. Questo evento segn\u00f2 l\u2019inizio della Grande Depressione che perdur\u00f2 fino alla fine degli anni \u201930, espandendosi anche nella zona europea.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Le ragioni del crollo quindi, oltre alla instabilit\u00e0 economica internazionale, sono da ricondurre alla crisi della sovrapproduzione, alla speculazione borsistica e dai bassi tassi d\u2019interesse.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Ecco l\u2019analisi dei motivi:<\/p>\n<ul>\n<li>La sovrapproduzione \u00e8 sinonimo di eccesso di offerta.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"font-weight: 400;\">All\u2019epoca, infatti, era ancora diffuso il dogma della Legge di Say (offerta crea domanda).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Questa eccessiva produzione per\u00f2, a fronte di una domanda interna che non cresceva di pari passo, determin\u00f2 la crisi di sovrapproduzione; le merci rimasero invendute con una conseguente deflazione.<\/p>\n<ul>\n<li>La speculazione, invece, fu la conseguenza non solo dell\u2019eccessiva euforia nei mercati e della crescita incontrollata dei titoli, ma anche dall\u2019assenza di norme che regolassero il mercato borsistico.<\/li>\n<li>I bassi tassi d\u2019interesse furono l\u2019esito di una politica fiscale della FED volta all\u2019espansione al ricorso del credito. La diminuzione dei tassi nel 1927 dal 4% al 3,5% agevol\u00f2 difatti la contrazione di prestiti.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Numerose banche (con i numerosi crediti insolventi) ed industrie fallirono, vi fu un crollo del prezzo delle azioni, aument\u00f2 in modo vertiginoso la disoccupazione e diminuirono i prezzi ed i salari.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">\u00a0Conseguenze tragiche, che per\u00f2 furono trascurate dal governo, fedele all\u2019idea liberista dell\u2019autoregolazione.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Infatti, salvo qualche ingerenza pre-crisi da parte della FED (Federal Reserve System), la quale applic\u00f2 un aumento dei tassi d\u2019interesse nel biennio 1928 e 1929 fino al 6% (frenando cos\u00ec gli investimenti), da parte del Presidente repubblicano Herbert Hoover, seguace del concetto del Laissez-Faire, non furono n\u00e9 eseguiti interventi statali per salvare banche n\u00e9 ultimate misure efficaci di contenimento della crisi. Infatti, sotto l\u2019amministrazione Hoover, a fine mandato, furono anche abbassati i tassi d\u2019interesse fino all\u2019 1,5%, senza apportare per\u00f2 gli effetti desiderati.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Anzi, per proteggere il mercato in crisi, si decise di inasprire la politica protezionistica con dazi e misure fiscali restrittive volte al pareggiamento di bilancio, con la conseguenza di provocare un\u2019ulteriore contrazione degli scambi e del commercio, aggravando di fatto la crisi.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Con una situazione che non tendeva a migliorare, si rivelarono chiari i limiti dell\u2019economia liberista con la necessit\u00e0 quindi di introdurre meccanismi regolatori.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">A dare una svolta a questa situazione fu l\u2019elezione di Franklin D. Roosevelt nel 1933 come il nuovo Presidente degli USA. Egli, infatti, promosse il \u201cNew Deal\u201d, un piano di riforme economiche e sociali, che si caratterizzava per la centralit\u00e0 dell\u2019intervento statale.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Lo Stato, dunque, non si limit\u00f2 a sorvegliare, ma ad agire concretamente ed attivamente per regolare il mercato, secondo gli influssi dell\u2019economista britannico J.M. Keynes. Quest\u2019ultimo sosteneva, infatti, che, per assecondare la ripresa del paese, sarebbe stato necessario un aumento della spesa pubblica.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">L\u2019intervento del governo, difatti, si rivel\u00f2 fondamentale per aumentare il livello degli investimenti.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">\u00a0Occorreva dunque che il governo contraesse debiti e che spendesse per fini pubblici.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Inoltre, si ebbe un riordino del sistema economico e creditizio, con la FED che assunse il compito di gestire la politica monetaria e di controllare periodicamente gli istituti di credito. Furono anche elargiti sussidi di disoccupazione, in linea con le pratiche del Welfare State per garantire il benessere collettivo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Tramite queste misure fu possibile risanare la situazione disastrosa che precipit\u00f2 ufficialmente con il gioved\u00ec nero.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Dunque, concetti come: che il sistema economico si trovi in una situazione di equilibrio e che i fenomeni di scostamento dalla piena occupazione siano solo transitori, furono confutati e ribaltati dalla teoria della sotto-occupazione.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Secondo quest\u2019ultima, infatti, la condizione di equilibrio (uguaglianza fra risparmi e investimenti) pu\u00f2 richiedere una diminuzione dei redditi e quindi una condizione di sotto-occupazione. Questo perch\u00e9 secondo la teoria Keynesiana, con un incremento della produzione, dell\u2019occupazione e del reddito, la propensione marginale al consumo tende a diminuire, comportando perci\u00f2 un aumento dei risparmi.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Fondamentale fu quindi l\u2019intervento statale che, con il programma di spese ed investimenti pubblici mantenne ed aument\u00f2 il volume di occupazione e ruppe questo equilibrio della sotto-occupazione.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Queste politiche incentivarono quindi la spesa dei risparmi accantonati del settore privato (creando nuovi posti di lavoro), innescando un meccanismo di ripresa.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">3.IL PLUSVALORE E LA SUA DESTINAZIONE PER LA RIPRESA DELL\u2019ECONOMIA.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">\u00a0A questo punto \u00e8 possibile traslare l\u2019attenzione alla velata contraddizione della teoria del plusvalore marxista con la modalit\u00e0 di rilancio economico previamente citata, vincendo l\u2019equilibrio di sotto-occupazione.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Prima per\u00f2, mi soffermo velocemente nel valutare la correttezza del plusvalore.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Esso, difatti, al di l\u00e0 della concezione filosofeggiante di Marx (differenza fra valore del prodotto del lavoro e remunerazione del lavoratore), deve essere definito come la giusta remunerazione per l\u2019innovazione e per l\u2019assunzione dei rischi sul capitale dell\u2019impresa. Se l\u2019imprenditore non ottenesse quel plusvalore, non vi sarebbe l\u2019incentivo ad investire e a spendere, perpetuando l\u2019attivit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Invero, la spesa di capitali dei privati si rivelano essenziali per dare un segnale di ripresa, in seguito alle politiche interventistiche dello stato (con la finalit\u00e0 proprio di generare questa capacit\u00e0 di spesa). Il plusvalore dell\u2019imprenditore gode di questo indispensabile dovere, apportare spese ed investimenti del settore privato in una situazione di stallo per pungolare lo slancio dell\u2019economia.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">La ripresa economica passa quindi proprio attraverso il plusvalore dei privati ed il suo consumo.<\/p>\n<p><em>(A cura di Giulio Staniscia)<\/em><\/p>\n<p><strong>GALLERIA DI IMMAGINI<\/strong><\/p>\n<ol>\n<li><strong>Grafico Dow Jones 1921-1969.<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>La quotazione del Dow Jones perse circa l\u201980% dai massimi e torn\u00f2 ai livelli pre-crisi nel 1954.<\/p>\n<p>Fonte immagine ed excursus: <i><a href=\"http:\/\/traderpedia.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">traderpedia.it <\/a>\u2013 Il Grande Crollo del 1929<\/i>\u00a0.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"10668\" data-permalink=\"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/teorie-economiche-di-marx-e-la-grande-depressione\/grafico-dow-jones-1921-1969\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Grafico-DOW-JONES-1921-1969.jpg?fit=415%2C250&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"415,250\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Grafico DOW JONES 1921-1969\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Grafico-DOW-JONES-1921-1969.jpg?fit=300%2C181&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Grafico-DOW-JONES-1921-1969.jpg?fit=415%2C250&amp;ssl=1\" tabindex=\"0\" role=\"button\" class=\"alignnone wp-image-10668\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Grafico-DOW-JONES-1921-1969.jpg?resize=577%2C348&#038;ssl=1\" alt=\"\" width=\"577\" height=\"348\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Grafico-DOW-JONES-1921-1969.jpg?resize=300%2C181&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Grafico-DOW-JONES-1921-1969.jpg?w=415&amp;ssl=1 415w\" sizes=\"(max-width: 577px) 100vw, 577px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/p>\n<p><strong>2) Grafico Tasso di Disoccupazione (1929-1942) \u2013 (1948-2020).\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Il picco di disoccupazione ci fu nel 1933 quando i tassi arrivarono addirittura al 25.6%.<\/p>\n<p>Fonte immagine ed excursus: <i><a href=\"http:\/\/cnbc.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">cnbc.com<\/a><\/i><i> \u2013 Unempolyment is nearing Great Depression levels. Here\u2019s how the eras are similar \u2013 and different<\/i><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"10669\" data-permalink=\"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/teorie-economiche-di-marx-e-la-grande-depressione\/grafico-tasso-di-disoccupazione\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Grafico-Tasso-di-Disoccupazione.png?fit=400%2C275&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"400,275\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Grafico Tasso di Disoccupazione\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" 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1915-1970.\u00a0<\/strong><i><\/i><\/p>\n<p><i>Fonte immagine: <a href=\"http:\/\/thewalkingdebt.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">thewalkingdebt.org <\/a>\u2013 il QE della FED ha compiuto cent\u2019anni.\u00a0<\/i><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"10670\" data-permalink=\"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/teorie-economiche-di-marx-e-la-grande-depressione\/grafico-tassi-di-interesse-1915-1970\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Grafico-Tassi-di-Interesse-1915-1970.png?fit=503%2C194&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"503,194\" data-comments-opened=\"1\" 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Melillo &#8211; Direttore Responsabile: Serena Giglio &#8211; Coordinatore: Pierpaolo Grignani &#8211; Responsabile di Redazione: Marco Schiariti<br \/>\na cura del Centro Studi di Economia e Diritto \u2013 Ce.S.E.D. Via Padova, 5 \u2013 20025 Legnano (MI) \u2013 C.F. 92044830153 \u2013 ISSN 2282-3964 Testata registrata presso il Tribunale di Milano al n. 92 del 26 marzo 2013<br \/>\nContattaci: redazione@economiaediritto.it<br \/>\nLe foto presenti sul sito sono state prese in parte dal web, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori fossero contrari alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo. In tal caso provvederemo prontamente alla rimozione.<br \/>\nSeguici anche su <strong><a href=\"https:\/\/t.me\/economiaedirittonews\">Telegram<\/a><\/strong>, <a href=\"https:\/\/www.linkedin.com\/company\/economiaediritto-it\"><strong>LinkedIn<\/strong><\/a> e <strong><a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/economiaediritto\/\">Facebook<\/a><\/strong>!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>1.IL PENSIERO DI MARX L\u2019influenza di Marx sull\u2019economia \u00e8 certamente non trascurabile. 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