{"id":11097,"date":"2024-04-05T10:04:23","date_gmt":"2024-04-05T08:04:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/?p=11097"},"modified":"2024-04-05T10:04:23","modified_gmt":"2024-04-05T08:04:23","slug":"2024-brevi-considerazioni-circa-lattualita-della-costituzione-auspici-normativi-per-il-mondo-del-lavoro-la-condizione-occupazionale-femminile-e-il-futuro-dellunione-europea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/2024-brevi-considerazioni-circa-lattualita-della-costituzione-auspici-normativi-per-il-mondo-del-lavoro-la-condizione-occupazionale-femminile-e-il-futuro-dellunione-europea\/","title":{"rendered":"2024: brevi considerazioni circa l\u2019attualit\u00e0 della Costituzione. Auspici normativi per il mondo del lavoro, la condizione occupazionale femminile e il futuro dell\u2019Unione Europea"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1. La Costituzione: l\u2019unica Stella Polare da seguire<\/strong><br \/>\nPer iniziare, suggerisco di focalizzare l\u2019attenzione alla Costituzione richiamando le parole del Presidente della Repubblica Mattarella dal consueto discorso alla Nazione di fine anno del 31 dicembre 2022: [\u2026] \u00ab<em>La Costituzione resta la nostra bussola, il suo rispetto il nostro primario dovere; anche il mio<\/em>\u00bb.<br \/>\nTroviamo innanzitutto un caloroso invito a percorrere una strada che seppur sia inevitabilmente tortuosa e di difficile percorso, risulta essere l\u2019unica e sola percorribile. Infatti, senza la Costituzione a fungere da bussola, ci perderemmo in vie che apparentemente potranno risultare maggiormente semplici e convenienti, ma che a lungo andare si rivelerebbero ingannevoli e nocive. Percorrere una strada avendo tra le mani una bussola diversa dalla Costituzione ci condurrebbe a destinazioni caratterizzate da illegalit\u00e0, disparit\u00e0 economico-sociali ancor pi\u00f9 marcate di quelle attuali ed opportunismo. L\u2019osservanza attenta e meditata della nostra Carta fondamentale &#8211; e di concerto anche dei Trattati europei &#8211; non deve tradursi nella basica lettura di belle parole alle quali addossare astratte e talvolta superficiali buone intenzioni: al contrario, il suo rispetto deve incarnarsi attraverso azioni concrete atte a plasmare il quotidiano di ciascuno, il tutto in piena aderenza alle rispettive responsabilit\u00e0 e capacit\u00e0 di ogni cittadino. Gli articoli della Costituzione da una parte prevalgono su ogni cittadino e potere e dell\u2019altra, garantiscono intensamente ognuno [1]. Ciascun articolo della Costituzione richiede indubbiamente un&#8217;analisi approfondita. Tuttavia, nel presente saggio, mi limiter\u00f2 ad affrontare esclusivamente alcune tematiche che ritengo rilevanti e che mi stanno particolarmente a cuore: per tale motivo, auspico che tali questioni possano ricevere un\u2019attenta ed oculata considerazione nel corso del nuovo anno, con la consapevolezza che i cambiamenti non avvengono tramite rapidi mutamenti, da una notte all&#8217;alba successiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2. L\u2019 importanza del lavoro attribuita dalla Costituzione e nuovi paradigmi occupazionali<\/strong><br \/>\nUn tema che infiamma l\u2019opinione pubblica oltre che politica \u00e8 sicuramente quello del lavoro: il primo articolo della Costituzione infatti, afferma che \u00ab<em>l\u2019Italia \u00e8 una Repubblica democratica, fondata sul lavoro<\/em>\u00bb. Gi\u00e0 da tale enunciato si pu\u00f2 comprendere l&#8217;importanza attribuita alla dimensione lavorativa, dello scopo che questa dovrebbe raggiungere, ovverosia il \u00ab<em>progresso materiale o spirituale della societ\u00e0<\/em>\u00bb e di come tale dimensione venga riconosciuta come diritto dalla stessa Repubblica, dove quest\u2019ultima ha contemporaneamente il dovere di promuovere il lavoro in \u00abc<em>ondizioni che rendano effettivo tale diritto<\/em>\u00bb (articolo 4 Cost.). Il diritto al lavoro genera, a cascata, un diritto ad \u00ab<em>una retribuzione proporzionata alla quantit\u00e0 e qualit\u00e0 del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a s\u00e9 e alla famiglia un&#8217;esistenza libera e dignitosa<\/em>\u00bb (art. 36 Cost.).<br \/>\nOsservando l&#8217;attuale scenario socio-economico, ritengo imprescindibile approfondire la riflessione, focalizzandosi in particolare sul mondo del lavoro giovanile e sulla concezione che gli stessi giovani attribuiscono ad esso: per loro il lavoro non \u00e8 solamente una fonte di reddito, ma anche una fonte di identit\u00e0 e di creazione di legami sociali [2].<br \/>\nAldil\u00e0 del dato tristemente noto dell\u2019elevato tasso di disoccupazione giovanile nel nostro Paese (tale tasso secondo i dati Istat di settembre 2023 \u00e8 pari al 23.1%, terzo solo a Spagna e Grecia, rispettivamente con un tasso del 27,4 e 23,6%), occorre chiedersi quale valore oggi venga attribuito al lavoro dai giovani. In una recente ricerca effettuata quest\u2019anno dal Centro Luigi Bobbio dell\u2019Universit\u00e0 di Torino, risulta come una parte dei giovani sia pi\u00f9 orientato alla qualit\u00e0 del lavoro rispetto al reddito percepito: emergono maggiormente rilevanti fattori quali gli aspetti inerenti il tempo libero e la vita privata, al fine di consentire al giovane lavoratore di conciliare il lavoro con gli impegni familiari [3]. Si badi bene che anche gli adulti stanno, seppur con qualche difficolt\u00e0 e in misura minore ai giovani, abbracciando questo punto di vista. [4] Persiste dunque l\u2019interesse alla dimensione lavorativa, a patto che essa sia soddisfacente e di qualit\u00e0.<br \/>\nGi\u00e0 pi\u00f9 di duemila anni fa, Aristotele comprese che oltre ad essere un diritto, il lavoro \u00e8 soprattutto un bisogno avvertito da ogni persona non solo per trasformare la realt\u00e0 nella quale egli esiste, ma anche per edificare s\u00e9 stesso. Ne consegue che l\u2019affermazione \u201c<em>il lavoro \u00e8 un bisogno<\/em>\u201d \u00e8 pi\u00f9 forte dell\u2019affermazione \u201c<em>il lavoro \u00e8 un diritto<\/em>\u201d poich\u00e9 un diritto pu\u00f2 essere sospeso o nei casi pi\u00f9 estremi negato, il bisogno, se fondamentale, no. Accettando tale prospettiva, \u00e8 possibile sostenere che il lavoro giusto non assicura solamente una giusta remunerazione, ma soddisfa anche il bisogno di autorealizzazione del lavoratore, consentendogli da una parte di sviluppare appieno le sue capacit\u00e0 e dall\u2019altra di poter dedicare il giusto tempo alla sfera <em>extra<\/em>-lavorativa [4]. Le imprese dunque, al fine di poter assumere giovani lavoratori, dovrebbero &#8211; naturalmente, al meglio delle loro capacit\u00e0 e dimensioni\/necessit\u00e0 organizzative &#8211; offrire a quest\u2019ultimi un nuovo paradigma d&#8217;approccio al lavoro, cercando di ottimizzare la c.d. <em>work-life balance<\/em>: questo obiettivo pu\u00f2 essere raggiunto solo se vi \u00e8 un serio impegno e comune d\u2019intenti tra politica, organizzazioni sindacali e ovviamente, imprese. Spero si presti adeguata attenzione a questo aspetto nel corso del prossimo anno. Tuttavia, se il raggiungimento da parte delle imprese del massimo profitto possibile a qualsiasi condizione \u00e8 patologico, lo \u00e8 anche l\u2019esatto opposto, vale a dire il suo declassamento a favore di altri scopi e ci\u00f2 avviene quando l\u2019impresa si focalizza eccessivamente in iniziative che non sono utili per rispondere alla domanda del mercato, causando in certi casi il fallimento dell\u2019impresa stessa (innescando disoccupazione) oppure il suo mantenimento da parte dei poteri pubblici (creando in tal modo un danno alle casse dell\u2019erario). Il profitto deve essere visto come un elemento essenziale e non come l\u2019unico scopo da raggiungere o per converso come un elemento accessorio: esso deve trovare la giusta collocazione all\u2019interno di un pi\u00f9 ampio insieme virtuoso di mezzi e obiettivi, tenendo a mente che dimensione economica e dimensione sociale non possono essere considerate disgiuntamente [5].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2.1 La situazione femminile nella dimensione lavorativa<\/strong><br \/>\nDesidero riportare un\u2019ultima frase del gi\u00e0 citato discorso di fine anno del Presidente Mattarella il quale, in riferimento all\u2019art. 3 della Costituzione, afferm\u00f2 che \u00ab<em>rimuovere gli ostacoli \u00e8 un impegno da condividere, che richiede unit\u00e0 di intenti, coesione, forza morale<\/em>\u00bb. Restando in tema occupazionale, se c\u2019\u00e8 un\u2019ostacolo spregevole ed intollerabile ancora troppo presente nel nostro Paese, \u00e8 quello relativo ai notevoli e complessi problemi che le donne incontrano nel mondo lavorativo. Tali difficolt\u00e0 si traducono in sfide significative nel percorso di avanzamento professionale e differenze salariali volte al ribasso se confrontate con quelle dei colleghi di genere maschile nell&#8217;assolvimento di mansioni equivalenti. In un periodo come quello attuale in cui si parla a gran voce di violenza contro le donne, credo che gli ostacoli appena menzionati siano anch\u2019essi inammissibili forme di violenza. Se \u00e8 pur vero che l\u2019articolo 37 della Costituzione stabilisce che \u00ab<em>la donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parit\u00e0 di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore<\/em>\u00bb e che \u00ab<em>le condizioni di lavoro devono consentire l&#8217;adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione<\/em>\u00bb \u00e8 pur vero che la realt\u00e0 dei fatti \u00e8 ben diversa. Le ragioni di questa problematica sono tante, frammentate, caratterizzate da progressi e regressioni ed \u00e8 difficile ricostruirle in modo uniforme [6].<br \/>\nConcordo con la professoressa Orsetta Giolo, docente di Filosofia del Diritto dell\u2019 Universit\u00e0 di Ferrara, la quale afferma che espressioni quali \u00ab<em>l\u2019ingresso delle donne nel mondo del lavoro<\/em>\u00bb \u00e8 fuorviante, in quanto le donne hanno sempre fatto parte della dimensione lavorativa anche se in modo assai differenziato rispetto agli uomini. In passato, la maggior parte delle donne si vedevano costrette ed essere escluse da impieghi e professioni in quanto l\u2019unica o principale mansione alla quale esse venivano \u201c<em>confinate<\/em>\u201d era quello concernente la sfera domestica. A differenza di quello maschile, il lavoro femminile che non si traducesse nella cura degli affetti, veniva visto nella realt\u00e0 concreta &#8211; e per certi versi purtroppo, viene visto anche oggi &#8211; in termini eventuali e marginali: le donne potevano o meno lavorare e se lavoravano, potevano farlo anche solo per breve periodo della loro vita. Questa invisibilit\u00e0 delle donne nel contesto lavorativo che esula dall\u2019ambiente affettivo deve essere correlata anche in termini politici: la cura delle attivit\u00e0 domestiche non \u00e8 normalmente ricondotta alla concezione classica di lavoro e quindi, non avendo ricadute concrete sulla societ\u00e0, tale tipologia di mansione risulta come un \u201c<em>fatto privato<\/em>\u201d, non ricevendo interesse &#8211; o ricevendone in modo assai limitato &#8211; da parte della classe politica.<br \/>\nIn merito all&#8217;annoso problema del lavoro femminile, da qualsiasi prospettiva esso venga analizzato, auspico che coloro che i quali detengano responsabilit\u00e0 politiche possano intervenire in maniera concreta ed intelligente a partire dai prossimi dodici mesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3. Il futuro dell\u2019Unione Europea<\/strong><br \/>\nCredo sia doveroso, infine, uscire dall\u2019ambito nazionale e focalizzare l\u2019attenzione all\u2019Unione Europea. Cito una delle frasi pi\u00f9 celebri di Robert Schuman, padre fondatore dell\u2019Unione: \u00ab<em>l\u2019Europa non potr\u00e0 farsi in una sola volta, n\u00e9 sar\u00e0 costruita tutta insieme; essa sorger\u00e0 da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidariet\u00e0 di fatto<\/em>\u00bb.<br \/>\nIn questi anni, l\u2019Unione Europea ha ricevuto numerose ed accentuante critiche e credo di non cadere in errore se affermo che i mittenti di tali giudizi negativi derivino da tutte le forze politiche, non solo italiane.<br \/>\nTuttavia, si pu\u00f2 sottolineare come Schuman abbia dimostrato un acume predittivo non comune, in quanto il processo di integrazione europea non pu\u00f2 essere un percorso euclideo e scevro da ostacoli. Come uno scultore che con martello e scalpello incide il marmo in modo paziente e meticoloso al fine di ottenere la migliore opera possibile, coloro che hanno responsabilit\u00e0 nelle varie Istituzioni dell\u2019Unione sono chiamati a contribuire al raggiungimento delle \u00ab<em>realizzazioni concrete<\/em>\u00bb invocate da Schuman.<br \/>\nAl contrario dell\u2019opera d\u2019arte per\u00f2, la quale vede il suo aspetto immutato nel corso del tempo, l\u2019Unione Europea \u00e8 chiamata ad effettuare un costante rinnovamento degli obiettivi, adattandosi in tal modo ai cambiamenti sociali e della sensibilit\u00e0 collettiva e il tutto deve avvenire nel rispetto scrupoloso dei Trattati, i quali debbono rimanere il caposaldo a cui occorre ancorarsi. Soltanto se l\u2019Unione avr\u00e0 il coraggio di essere un \u201c<em>cantiere sempre aperto<\/em>\u201d si potr\u00e0 &#8211; a mio avviso &#8211; affinare quel processo di integrazione europea volto a garantire una proficua convivenza tra gli Stati che hanno aderito all\u2019Unione e sui valori dove quest\u2019ultima si fonda. Sono due i temi che hanno ricevuto una scrupolosa attenzione da parte dell&#8217;Unione Europea in quest\u2019ultimo quinquennio e data la loro importanza, riceveranno senz\u2019altro il medesimo grado di considerazione nella prossima legislatura: i temi in questione sono la transizione tecnologica e la transizione verde.<br \/>\nPer quanto riguarda la transizione tecnologica, sono diversi gli atti adottati in questi cinque anni di Commissione Europea a guida von der Leyen, basti pensare a tutto ci\u00f2 che concerne la regolamentazione della finanza tecnologica (meglio conosciuta con il pi\u00f9 famoso acronimo \u201c<em>FinTech<\/em>\u201d).<br \/>\nInoltre, \u00e8 di questi giorni l\u2019accordo tra il Parlamento Europeo e il Consiglio [7] al fine di dotare l\u2019Unione di una regolamentazione concernente l\u2019Intelligenza Artificiale (di seguito, IA) permettendo all\u2019Unione stessa di divenire il primo spazio giuridico a regolare questo fenomeno sempre pi\u00f9 presente nelle nostre vite.<br \/>\nLa regolamentazione dell\u2019IA si \u00e8 resa necessaria non solo per tutelare ed approfondire numerosi aspetti etici, ma anche per porre una regolamentazione uniforme di questo fenomeno che ha gi\u00e0 iniziato ad essere presente nelle vite di ognuno di noi. Tale accordo &#8211; per alcuni si tratta gi\u00e0 di un fatto storico &#8211; vuole promuovere sia l\u2019innovazione dell\u2019IA garantendo, allo stesso tempo, il pieno rispetto dei diritti fondamentali dei cittadini dell\u2019Unione. Anche per quanto riguarda la transizione verde, sono stati numerosi gli atti adottati dall\u2019Unione Europea e la maggior parte di essi sono assai recenti e rivolte a tutte le societ\u00e0, escluse le micro-imprese.<br \/>\nSia per la transizione tecnologica quanto per quella verde, \u00e8 ancora prematuro dare un giudizio positivo o negativo circa la normativa adottata dall\u2019Unione. D\u2019altra parte, occorre sottolineare che attraverso l\u2019adozione di questi atti normativi, l\u2019Unione vuole salvaguardare e proteggere quell\u2019insieme di valori che costituiscono le sue fondamenta e che coinvolgono ognuno di noi in quanto cittadini dell\u2019Unione: mi riferisco in particolar modo agli articoli 2 e 3 del Trattato sull\u2019Unione Europea. Senza una normativa meditata, rigorosa e ove necessario flessibile volta a disciplinare questa duplice transizione, non si avr\u00e0 un pieno rispetto dei valori quali la \u00ab<em>dignit\u00e0 umana, della libert\u00e0, della democrazia, dell\u2019uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani<\/em>\u00bb, non si potr\u00e0 garantire una societ\u00e0 basata \u00ab<em>sul pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidariet\u00e0 e dalla parit\u00e0 tra donne e uomini\u00bb ed infine, non vi sar\u00e0 un\u2019Unione Europea in grado di \u00abpromuovere la pace, i suoi valori e il benessere dei suoi popoli<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4. Conclusione<\/strong><br \/>\nLa qualit\u00e0 sia del nostro futuro ma anche di chi verr\u00e0 dopo di noi dipende solo o in maggior parte da come rispondiamo al presente: sono convinto che se rispondiamo avendo ben ancorati dentro noi i valori della Costituzione e dei Trattati europei, potremmo sicuramente migliorare il mondo del lavoro, le dinamiche di genere e creare un\u2019Unione Europea sempre pi\u00f9 vicina ai suoi cittadini e deve essere un nostro imperativo morale e professionale fare si che la nostra generazione adotti un approccio ponderato e sostenibile.<br \/>\nAuspico che il 2024 possa offrirci l&#8217;opportunit\u00e0 di coltivare la visione di una societ\u00e0 in cui la Costituzione continui a fungere da pilastro irrinunciabile della nostra convivenza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">NOTE<br \/>\n[1] Sbrescia V.M (2010), I valori della Costituzione repubblicana, Rivista giuridica del Mezzogiorno, n. 1, pp. 243.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[2] Bertolini S., Goglio V. (2023), Giovani e senso del lavoro, il Mulino, Rivista trimestrale di cultura e di politica, n.4. pp 86-94<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[3] Bertolini S., Goglio V. (2023), Giovani e senso del lavoro, il Mulino, Rivista trimestrale di cultura e di politica, n.4. pp 91<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[4] Zamagni S.(2019), Responsabili. Come civilizzare il mercato. Il Mulino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[5] A. Ablela, J. Capizzi, Etica e business, Soveria Mannelli, Rubettino, 2016, p. 13.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[6] Orsetta Giolo, L\u2019invisibilit\u00e0 (giuridica?) del lavoro delle donne. Esclusione, protezione, confinamento ed espropriazione, in Materiali per una storia della cultura giuridica, Fascicolo 1, 2023.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[7] https:\/\/www.consilium.europa.eu\/it\/press\/press-releases\/2023\/12\/09\/artificial-intelligence-act-council-and-parliament-strike-a-deal-on-the-first-worldwide-rules-for-ai\/<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>1. 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