{"id":11373,"date":"2024-09-19T14:44:57","date_gmt":"2024-09-19T12:44:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/?p=11373"},"modified":"2024-09-19T15:59:18","modified_gmt":"2024-09-19T13:59:18","slug":"la-nascita-della-repubblica-italiana-allesito-del-plebiscito-del-2-giugno-1946","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/la-nascita-della-repubblica-italiana-allesito-del-plebiscito-del-2-giugno-1946\/","title":{"rendered":"La nascita della Repubblica italiana all\u2019esito del plebiscito del 2 giugno 1946"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Racconto cronologico dei fatti all\u2019esito del plebiscito passando per quella notte in cui Alcide De Gasperi ricopr\u00ec due cariche totalmente incompatibili quindi lacerando il diritto.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In data 2 giugno 1946 il popolo italiano fu chiamato a votare e decidere le sorti future del nostro territorio. Fu epocale la scelta di permettere il celeberrimo suffragio universale, modalit\u00e0 di voto che permise a tutte le donne maggiorenni di poter votare.<br \/>\nTale possibilit\u00e0 fu permessa con decreto regio da parte del re con il quale vennero indicate le regole, modalit\u00e0 di scelta ed anche i passaggi successivi all\u2019esito della votazione, esito che poteva convalidare soltanto la Corte di Cassazione.<br \/>\nLa scheda elettorale di allora era molto semplice: barrare con una X cosa preferire, se continuare con la Monarchia o con la Repubblica.<br \/>\nInnanzitutto, occorre una premessa: quello che \u00e8 avvenuto \u00e8 stato un plebiscito e non un <em>referendu<\/em>m.<br \/>\nIl <em>referendum<\/em> \u00e8 uno strumento di democrazia diretta, ove tutto il corpo elettorale \u2013 idoneo secondo i suoi canoni di previsione circa i requisiti &#8211; \u00e8 chiamato a esprimersi manifestando la propria decisione attraverso un \u201c<em>s\u00ec<\/em>\u201d o un \u201c<em>no<\/em>\u201d circa una determinata materia.<br \/>\nAd oggi, il <em>referendum<\/em> viene data una accezione positiva, ovvero uno strumento di partecipazione diretta da parte del popolo sulle scelte che gli vengono sottoposte.<br \/>\nIl plebiscito (dal latino<em> plebis scitum<\/em>) \u00e8 un istituto di origine romana. Nell\u2019epoca dei romani, la plebe (ovvero il popolo), veniva chiamato a scegliere su un determinato tema.<br \/>\nDi contro, in epoca moderna e contemporanea, da un punto di vista giuridico, il termine plebiscito sta ad indicare che questo strumento \u00e8 un mezzo di consultazione estemporanea in relazione alla scelta molto importante, come ad esempio la scelta della forma di stato o decidere in merito alle annessioni territoriali. Quindi, viene da se che il termine plebiscito \u00e8 quello pi\u00f9 adatto a definire lo strumento di manifestazione popolare come quelli del 2 giugno 1946.<br \/>\nOggi nel linguaggio popolare, il termine plebiscito \u00e8 utilizzato in modo improprio, ovvero ha perso quella sua caratteristica che anticipa la modalit\u00e0 di espressione del popolo ma gli si da una definizione postuma delle decisioni, ovvero come sostegno di larghissima maggioranza.<br \/>\nFatta la premessa, occorre delineare la linea temporale tumultuosa che ha caratterizzato i fatti dell\u2019epoca.<br \/>\nIl 2 giugno 1946 viene indetto il plebiscito, che permette ai cittadini italiani di poter esprimere il voto sia di domenica che nella mattinata del luned\u00ec. Lo spoglio \u00e8 iniziato subito dopo, alla luce del fatto che parteciparono numerosissimi italiani. Come accade di solito, in molti seggi si procede in modo veloce, mentre in alti in modo molto lento. Alcuni risultati tardavano ad arrivare.<br \/>\nIl 10 giugno 1946 l\u2019allora Presidente della Corte di Cassazione, dott. Giuseppe Pagano, comunica che la Repubblica ha ottenuto 12.718.019 voti, mentre la monarchia 10.709.423 voti e dichiara che la Corte, secondo le norme stabilite dall\u2019art.19 del d. lgt. 23 aprile 1946 nr.219, avrebbe emesso in altra adunanza un successivo giudizio ma che sarebbe stato definitivo in base anche alle contestazioni che furono presentate dai monarchici, poich\u00e9 chiesero il riconteggio delle schede giudicate bianche e nulle. Oltre a permettere il riconteggio delle sezioni che risultavano ancora mancanti. Quindi, in parole povere, la stessa Corte Costituzionale rimanda a data successiva la proclamazione.<br \/>\nAl termine della dichiarazione della Corte di Cassazione, l\u2019allora ultimo Presidente del Consiglio dei Ministri del Regno d\u2019Italia, Alcide De Gasperi, sale al Quirinale per chiedere al Re di lasciare il potere e di iniziare l\u2019<em>iter<\/em> di trasferire i poteri, ma il Re Umberto II si oppone con fermezza rifiutando tale richiesta, evidenziando che la Corte di Cassazione aveva chiaramente rinviato ad un altro momento la proclamazione poich\u00e9 era necessario un nuovo resoconto dei voti, anche alla luce dei numerosi ricorsi che si stavano proponendo un merito al riconteggio o alla valutazione della corretta esclusione delle schede nulle. Altres\u00ec, (passaggio fondamentale) fino a tale decisione dei probiviri, sarebbe stata illegale la proclamazione di un governo provvisorio repubblicano.<br \/>\nL\u201911 giugno Alcide De Gasperi incontra l\u2019ammiraglio degli Stati Uniti Ellery Stone e l\u2019ambasciatore britannico Noel Charles rappresentando la volont\u00e0 del popolo ma anche la decisione della Cassazione di non aver ancora effettuato la proclamazione. Gli stessi rappresentanti degli Stati Uniti e della Gran Bretagna auspicarono prudenza in merito anche agli scontri che si stavano avverando in quel periodo.<br \/>\nLo stesso giorno, intorno alle 13:00, Alcide De Gasperi si reca al Quirinale nuovamente dal Re cercando di convincerlo nuovamente a trasferire i poteri senza attendere l\u2019esito definitivo della Cassazione. Umberto II si oppone nuovamente con un manifesto rifiuto, ricordando all\u2019allora Presidente del Consiglio del Regno che era suo dovere aspettare la decisione in merito ai riconteggi.<br \/>\nNuovamente, nel tardo pomeriggio, De Gasperi ritorna al Quirinale per sapere se il Re avesse avuto un ripensamento, ma la decisione di Umberto II non sub\u00ec variazioni.<br \/>\nIn tarda serata, il Presidente De Gasperi ebbe numerosi contatti telefonici con i suoi ministri, con altri rappresentanti della politica del tempo oltre che con chi era vicino al Re.<br \/>\nEra chiaro che in quei giorni l\u2019Italia era pi\u00f9 che mai spaccata, a nord si festeggiava la vittoria della Repubblica, mentre da Roma in gi\u00f9 si manifestava contro il voto affermando la fedelt\u00e0 al Re. La pi\u00f9 importante manifestazione fu a Napoli dove morirono 7 persone che appoggiavano la monarchia.<br \/>\nIl 12 giugno 1946, il Re Umberto II consegna al ministro On. Falcone Lucifero una lettera dove afferma la sua \u00ab<em>decisa volont\u00e0 di rispettare il responso del Popolo italiano espresso dagli elettori votanti, quale risulter\u00e0 dagli accertamenti e dal giudizio definitivo della Suprema Corte di Cassazione, chiamata per legge a consacrarlo<\/em>\u00bb. Questa lettera era indirizzata al Presidente del Consiglio dei Ministri.<br \/>\nNello stesso giorno, in tarda serata intorno alle 21:00 circa, il Consiglio dei ministri presieduto da Alcide De Gasperi approva un documento, diramato dopo 3 ore e un quarto, quindi alle ore 00:15 del 13 giugno, in cui riafferma che \u00ab<em>la proclamazione (rectius lettura dei risultati provvisori ndr.) dei risultati del referendum\u2026ha portato automaticamente all\u2019instaurazione di un regime transitorio durante il quale\u2026l\u2019esercizio delle funzioni del capo dello Stato spetta ope legis al presidente del Consiglio in carica Alcide De Gasperi<\/em>\u00bb.<br \/>\nE&#8217; qui, dal punto di vista giuridico e non storico, che viene commesso una forzatura (per non usare un altro termine ben pi\u00f9 forte) ovvero che il governo confer\u00ec in modo arbitrario e senza nessun rispetto delle regole che allora erano state previste dal (<em>referendum<\/em> istitutivo o plebiscito) \u00ab<em>l\u2019esercizio delle funzioni<\/em>\u00bb di capo dello Stato in violazione delle previsioni della legge istitutiva del referendum (decreti legislativi luogotenenziali n. 98 del 16\/3\/46 e n. 219 del 23\/4\/46).<br \/>\nQuindi, in quel momento, in attesa della decisione della Corte di Cassazione, si avevano contemporaneamente nella figura della stessa persona, la doppia attribuzione di una carica politica ben diversa, ovvero vestiva i panni del Presidente del Consiglio del Regno d\u2019Italia ma anche di Capo dello Stato facente funzioni. Come erronea nei tempi fu la proclamazione della Repubblica, ma questa non era prevista dal<em> referendum<\/em> istitutivo. Il tutto in barba alle regole previste dal <em>referendum<\/em> costitutivo e soprattutto alle dichiarazioni della Corte Costituzionale.<br \/>\nNel pomeriggio del 13 giugno 1946, Umberto II di Savoia (ancora Re), \u00e8 costretto dalle forse politiche di allora a raggiungere l\u2019aeroporto di Ciampino per volare in destinazione di Oporto nel Portogallo, che diverr\u00e0 il luogo del suo esilio definitivo. Prima della partenza, sciolse i funzionari e militari dal giuramento di fedelt\u00e0 alla monarchia e al Re, ma soprattutto invia un messaggio malinconico alla Nazione in cui tra l\u2019altro afferma: \u00ab<em>non volendo opporre la forza al sopruso, n\u00e9 rendermi complice dell\u2019illegalit\u00e0 che il governo ha commesso, io lascio il suolo del mio paese, nella speranza di scongiurare agli italiani nuovi lutti e nuovi dolori<\/em>\u00bb.<br \/>\nI tumulti, le manifestazioni violente, le uccisioni in piazza, si sarebbero potute evitare se i membri del Governo di allora, non avessero spinto sull\u2019acceleratore ma avessero aspettato una settima.<br \/>\nIl 18 giugno quando la Suprema Corte di Cassazione comunic\u00f2 l\u2019esito del <em>referendum<\/em> con i voti definitivi, senza proclamare la Repubblica perch\u00e9 la legge istitutiva del <em>referendum<\/em> non lo prevedeva.<br \/>\nIl giorno successivo, il 19 giugno, usc\u00ec il n. 1 della \u00ab<em>Gazzetta Ufficiale<\/em>\u00bb della Repubblica ed \u00e8 da quel momento in poi che si poteva parlare di Repubblica, attribuendo la facolt\u00e0 ad Alcide De Gasperi di divenire a tutti gli effetti, il Capo di Stato <em>ad interim<\/em> della Repubblica Italiana.<br \/>\nAttribuzione possibile seguendo le regole stabilite e soprattutto solo successivamente alla comunicazione della Suprema Corte. Gli avvenimenti di quei giorni furono ricchi di tensione che portarono alla lacerazione del diritto. Diritto che deve essere rispettato, accarezzato, coccolato, ossequiato e osservato, senza farne un uso arbitrario.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Racconto cronologico dei fatti all\u2019esito del plebiscito passando per quella notte in cui Alcide De Gasperi ricopr\u00ec due cariche totalmente incompatibili quindi lacerando il diritto. 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