{"id":11955,"date":"2026-05-28T10:25:41","date_gmt":"2026-05-28T08:25:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/?p=11955"},"modified":"2026-05-28T10:26:44","modified_gmt":"2026-05-28T08:26:44","slug":"la-razionalita-economica-evoluzione-e-prospettive-future","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/la-razionalita-economica-evoluzione-e-prospettive-future\/","title":{"rendered":"La razionalit\u00e0 economica: evoluzione e prospettive future"},"content":{"rendered":"<p><strong>Introduzione<\/strong><\/p>\n<p>La razionalit\u00e0 economica rappresenta uno dei pilastri fondamentali dell&#8217;economia aziendale, costituendo il presupposto teorico su cui si fondano le decisioni imprenditoriali e la gestione d&#8217;impresa. Questo concetto, che ha attraversato un&#8217;evoluzione significativa nel corso del tempo, si riferisce alla capacit\u00e0 degli agenti economici di effettuare scelte coerenti con obiettivi predefiniti, massimizzando l&#8217;utilit\u00e0 o il profitto dati determinati vincoli di spesa e\/o di natura socio-ambientale. Il presente contributo analizza l\u2019evoluzione della razionalit\u00e0 economica in ottica applicativa proponendo una proiezione futura anche sulla base dell\u2019uso di nuove tecnologie come l\u2019intelligenza artificiale.<\/p>\n<ol>\n<li><strong>Le radici filosofiche del concetto<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>La razionalit\u00e0 economica affonda le sue radici nella tradizione filosofica occidentale. Il concetto di razionalit\u00e0 strumentale, centrale nell&#8217;economia, infatti deriva dalla distinzione aristotelica tra:<\/p>\n<ul>\n<li>Razionalit\u00e0 teoretica (<em>episteme)<\/em>: conoscenza dei principi immutabili;<\/li>\n<li>Razionalit\u00e0 pratica (<em>phronesis<\/em>): saggezza nell&#8217;azione concreta;<\/li>\n<li>Razionalit\u00e0 tecnica (<em>techne<\/em>): capacit\u00e0 di produrre risultati.<\/li>\n<\/ul>\n<p>L&#8217;economia aziendale pu\u00f2 essere inquadrata nell&#8217;ambito sia della razionalit\u00e0 pratica che tecnica dove, per l\u2019appunto, la saggezza viene collegata all\u2019agire nel concreto, traducendosi nella ponderazione attiva delle scelte orientate al conseguimento di fini determinati con l&#8217;impiego ottimale di mezzi scarsi (risultato c.d. economico).<\/p>\n<p>Per la successiva analisi, particolarmente significativa nel campo filosofico risulta la teorizzazione dell\u2019azione sociale di Max Weber che nella sua opera Economia e societ\u00e0 (1922) distingue quattro tipi di azione sociale:<\/p>\n<ul>\n<li>Azione razionale rispetto allo scopo (calcolo mezzi-fini tipico dell&#8217;agire economico);<\/li>\n<li>Azione razionale rispetto al valore (coerenza con principi etici);<\/li>\n<li>Azione affettiva: guidata dalle emozioni;<\/li>\n<li>Azione tradizionale: basata su consuetudini.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Infatti, sebbene l&#8217;economia aziendale tradizionale si sia concentrata solo sul primo tipo, le evoluzioni recenti integrano sempre pi\u00f9 la razionalit\u00e0 rispetto al valore, specialmente nella CSR e nell&#8217;etica d&#8217;impresa, coinvolgendo anche ambiti apparentemente differenti. Ci si riferisce, in particolar modo, all\u2019apertura del pensare e del fare economia secondo approcci psico-sociali.<\/p>\n<ol start=\"2\">\n<li><strong>Evoluzione storica<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>In ambito strettamente economico, il concetto di razionalit\u00e0 economica affonda le sue radici nella teoria classica. Pioniere indiscusso, Adam Smith, con la metafora della &#8220;<em>mano invisibile<\/em>&#8221; ne <em>La ricchezza delle nazioni<\/em> (1776), pose le basi per l&#8217;idea che gli individui, perseguendo razionalmente il proprio interesse, contribuiscono involontariamente al benessere collettivo. La realizzazione del benessere collettivo involontario indica che secondo tale approccio risulta centrale l\u2019attivit\u00e0 del singolo per s\u00e9 stesso, creando una contrapposizione con il c.d. collettivismo. Il benessere collettivo, infatti, viene raggiunto solo come risultato ultimo e per effetto della somma del benessere individuale di ognuno. Il punto debole di tale impostazione risiede nella scarsa considerazione della distribuzione della ricchezza. In altri termini, non si tiene conto delle reali possibilit\u00e0 del singolo tale per cui il benessere collettivo rappresenta, in realt\u00e0, solo una parte della societ\u00e0. Successivamente, con la teoria neoclassica, sviluppatasi tra la fine dell&#8217;Ottocento e i primi del Novecento, viene formalizzato il concetto di <em>homo oeconomicus<\/em>, ovvero un agente razionale perfettamente informato che massimizza sistematicamente la propria utilit\u00e0 o il proprio profitto. In ambito aziendale, questo si traduceva nell&#8217;assunzione che le imprese perseguissero esclusivamente la massimizzazione del profitto nel breve periodo. L\u2019impostazione neoclassica appariva gi\u00e0 fallace alla sua emersione. Infatti, sebbene si possa condividere l\u2019obiettivo della massimizzazione del profitto, a fortiori la massimizzazione relegata solo al breve periodo, anche in ragione della scarsa capacit\u00e0 di prevedere gli andamenti del mercato, risultava effimero rispetto all\u2019obiettivo principale dell\u2019agire economico che \u00e8 la continuit\u00e0. Un punto di svolta cruciale si \u00e8 verificato con Herbert Simon, premio Nobel per l\u2019economia nel 1978, che introdusse proprio il concetto opposto, ovvero la c.d. razionalit\u00e0 limitata (<em>bounded rationality<\/em>). Simon riconobbe che, nella realt\u00e0 aziendale, i decisori operano con:<\/p>\n<ul>\n<li>Informazioni incomplete (l\u2019informazione ha i suoi costi e vi sono asimmetrie naturali e di posizione sociale);<\/li>\n<li>Capacit\u00e0 cognitive limitate (rispetto alla dinamicit\u00e0 e alla vastit\u00e0 degli eventi);<\/li>\n<li>Tempo ristretto per le decisioni.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Secondo Simon, piuttosto che massimizzare, le imprese e i manager tendono a <em>satisficing<\/em>, ovvero ricercano soluzioni soddisfacenti piuttosto che ottimali. Secondo tale prospettiva, ad esempio, un&#8217;impresa che deve scegliere un fornitore non analizza tutti i fornitori possibili nel mondo, ma esamina un numero limitato di candidati fino a trovarne uno che soddisfi i requisiti minimi di qualit\u00e0, prezzo e affidabilit\u00e0. Questa \u00e8 una decisione razionale dati i vincoli cognitivi e temporali, anche se non \u00e8 &#8220;<em>ottimale<\/em>&#8221; in senso matematico. Questo approccio ha rivoluzionato l&#8217;economia aziendale, riconoscendo la complessit\u00e0 del processo decisionale reale. La razionalit\u00e0 sviluppata secondo la visione di Simon comporta all\u2019interno dell\u2019azienda l\u2019adozione di strategie per superare i limiti individuali. \u00c8 in questo senso che si sviluppano il lavoro per specializzazione (riduce la complessit\u00e0 cognitiva per ciascun decisore), la standardizzazione delle procedure e dei processi (codificano soluzioni <em>satisficing<\/em> per problemi ricorrenti) e le suddivisioni strutturali-organizzative per gerarchia (ripartiscono le decisioni a diversi livelli di complessit\u00e0). Gli elementi appena menzionati si basano per lo pi\u00f9 tutti sul concetto di ripetizione. In altri termini, attraverso le c.d. routines organizzative, Nelson e Winter (1982), si forma una memoria organizzativa che consente di eseguire determinate azioni in breve tempo massimando l\u2019utilit\u00e0. Le routines, infatti, sono manifestazioni di razionalit\u00e0 limitata: invece di ottimizzare ogni volta, l&#8217;organizzazione replica soluzioni che hanno funzionato in passato (c.d. scorciatoie). Tali scorciatoie rappresentando, quindi, una delle soluzioni maggiormente impiegate al problema della razionalit\u00e0 limitata ma da sole non sono sufficienti in quanto, come enfatizzava Keynes (1936) molte decisioni economiche avvengono in condizioni di incertezza radicale, dove la razionalit\u00e0 come calcolo probabilistico non funziona. E\u2019 per questo che risultano indispensabili, non solo strategie imitative che ripetano soluzioni simili per problemi simili ma, \u00e8 necessario sviluppare capacit\u00e0 adattative per far fronte alla diversificazione degli eventi e degli scenari futuri.<\/p>\n<p>Nella tradizione italiana dell&#8217;economia aziendale, l&#8217;economicit\u00e0 rappresenta il principio guida della gestione razionale. Come sostenuto da Amaduzzi e successivamente approfondito da Giannessi, agire secondo economicit\u00e0 implica:<\/p>\n<ul>\n<li>Equilibrio economico durevole;<\/li>\n<li>Capacit\u00e0 di remunerare adeguatamente tutti i fattori produttivi;<\/li>\n<li>Autonomia economica nel lungo periodo.<\/li>\n<\/ul>\n<p>L&#8217;azienda razionale, quindi, secondo tale approccio, non persegue semplicemente il profitto di breve periodo, ma la sopravvivenza e lo sviluppo nel tempo, bilanciando efficacia (raggiungimento degli obiettivi) ed efficienza (ottimizzazione delle risorse). A tal proposito si richiamano alcuni esempi concreti contemporanei. Il caso paradigmatico \u00e8 rappresentato dal colosso imprenditoriale Amazon. Infatti, per oltre un decennio, l&#8217;azienda ha deliberatamente sacrificato i profitti immediati per investire in infrastrutture, tecnologia ed espansione del mercato. Questa strategia, apparentemente &#8220;irrazionale&#8221; secondo la logica neoclassica della massimizzazione del profitto di breve periodo, si \u00e8 rivelata estremamente razionale in ottica di creazione di valore durevole e di posizionamento competitivo dominante. Un caso storico, invece, \u00e8 rappresentato dal c.d. Toyotismo e la sua produzione snella. Il Toyota Production System (TPS) illustra come la razionalit\u00e0 economica si concretizzi in pratiche operative. Eliminando gli sprechi, riducendo le scorte e implementando il <em>just-in-time<\/em>, Toyota ha dimostrato che la razionalit\u00e0 non consiste solo nell&#8217;ottimizzazione matematica, ma anche nell&#8217;apprendimento continuo e nel miglioramento incrementale riconoscendo la razionalit\u00e0 limitata degli operatori e trasformandola in un sistema di conoscenza distribuita. In definitiva, dalla concezione della capacit\u00e0 di possedere le informazioni e quindi di scegliere secondo una razionalit\u00e0 perfetta, si \u00e8 giunti alla concretizzazione dell\u2019azione economica e con essa alla familiarizzazione con i limiti della conoscenza che a sua volta ha portato alla ricerca di strategie di superamento.<\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li><strong>Nuove Prospettive<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Il problema della ingovernabilit\u00e0 delle informazioni, per\u00f2, non \u00e8 rimasto isolato ma, con l\u2019evoluzione sociopolitica e tecnologica della societ\u00e0 e quindi dei mercati ci si \u00e8 dovuti rapportare con nuove sfide. La dottrina pi\u00f9 recente, rappresentata da autori, come Porter e Kramer (2011) con il concetto di <em>Creating Shared Value<\/em>, ad esempio, propone un&#8217;evoluzione della razionalit\u00e0 economica che integra la sostenibilit\u00e0 ambientale e sociale. In altri termini, le scelte economiche non vengono effettuate solo in base alla produttivit\u00e0 in un dato settore ma, secondo un\u2019analisi delle condizioni sociopolitiche e ambientali in cui si opera. Come esempio del primo tipo si richiama il caso Apple. Infatti, Steve Jobs fu capace di anticipare l\u2019evoluzione digitale e di capire che dal computer si sarebbe passati ai dispostivi mobili (iPod (2001), entr\u00f2 nella musica digitale, iTunes Store (2003 cre\u00f2 nuovo modello di business per contenuti digitali, iPhone (2007) rivoluzion\u00f2 telefonia mobile, App Store (2008) cre\u00f2 ecosistema di terze parti. Come esempi del secondo tipo si richiamano, invece, il caso Nestl\u00e9 che proiettando la produzione sulla base del parametro del grado di nutrizione nel mondo svilupp\u00f2 prodotti fortificati per mercati in via di sviluppo che affrontavano malnutrizione creando al contempo nuovi mercati e il caso Nespresso in Africa che effettu\u00f2 ingenti investimenti in formazione di agricoltori locali che migliorano qualit\u00e0 del caff\u00e8 e condizioni di vita creando approvvigionamento stabile (economia geolocalizzata).<\/p>\n<p>Volendo sintetizzare, la razionalit\u00e0 aziendale contemporanea riconosce che:<\/p>\n<ul>\n<li>La creazione di valore per gli stakeholder (non solo per gli shareholder) \u00e8 razionale nel lungo periodo;<\/li>\n<li>L&#8217;impatto ambientale e sociale costituisce un elemento di rischio e opportunit\u00e0 strategica;<\/li>\n<li>La legittimazione sociale \u00e8 condizione necessaria per la sopravvivenza aziendale.<\/li>\n<\/ul>\n<p>E nell\u2019ottica dell\u2019impatto socio-ambientale assume un ruolo preponderante l\u2019evoluzione tecno-informatica e con essa l\u2019esplosione dell\u2019intelligenza artificiale. \u00c8, ormai, noto che gli algoritmi sono in grado di elaborare quantit\u00e0 di informazioni impossibili gi\u00e0 da gestire per la mente umana, potenzialmente superando i limiti della razionalit\u00e0 limitata di Simon. I principali punti di forza dell\u2019intelligenza artificiale si basano proprio sulla capacit\u00e0 computazionale. Infatti, gli algoritmi sono in grado di:<\/p>\n<ul>\n<li>Elaborare quantit\u00e0 massive di dati (<em>Big Data<\/em>);<\/li>\n<li>Identificare pattern non evidenti all&#8217;analisi umana (metodo associazione);<\/li>\n<li>Eseguire calcoli complessi in tempo reale;<\/li>\n<li>Apprendere e migliorare nel tempo (<em>Machine Learning<\/em>).<\/li>\n<\/ul>\n<p>Per richiamare un attore economico contemporaneo si pensi al c.d. <em>pricing<\/em> dinamico applicato da Amazon. In sostanza, sfruttando l\u2019intelligenza artificiale, Amazon effettua giornalmente un aggiustamento dei prezzi basandosi su:<\/p>\n<ul>\n<li>Prezzi concorrenti;<\/li>\n<li>Livelli di inventario (capacit\u00e0 di offerta);<\/li>\n<li>Domanda prevista (proiezione delle scelte passate in correlazione alle tendenze del mercato);<\/li>\n<li>Comportamento storico dei clienti (scelte passate);<\/li>\n<li>Fattori stagionali e temporali (ambiente).<\/li>\n<\/ul>\n<p>Aziende come DHL usano AI per prevedere la domanda con maggiore precisione, ottimizzare le rotte di consegna in tempo reale e quindi ridurre i costi della spedizione e soddisfare i clienti anche a mezzo della riduzione dei tempi di consegna. Non solo, si fa uso dell\u2019intelligenza artificiale anche per rendere pi\u00f9 sicuri i veicoli attraverso una manutenzione predittiva.<\/p>\n<p>L\u2019intelligenza artificiale viene usata anche per la selezione del personale e per monitorane i risultati in termini di soddisfazione lavorativa e prospettive di carriera. <em>Talent Analytics Google<\/em> e altre <em>tech companies<\/em>, ad esempio, usano <em>people analytics<\/em> per prevedere quali candidati avranno successo, identificare dipendenti a rischio di abbandono e personalizzare percorsi di sviluppo.<\/p>\n<p>Analizzare tutti questi fattori con un livello di ottimizzazione \u00e8 praticamente impossibile per decisori umani, almeno nel breve periodo. \u00a0D\u2019altro canto, nonostante le capacit\u00e0 impressionanti, l&#8217;intelligenza artificiale presenta limiti fondamentali che ridimensionano l&#8217;idea di una &#8220;<em>razionalit\u00e0 perfetta<\/em>&#8221; computazionale che si possono racchiudere in tre macro-problematiche:<\/p>\n<ol>\n<li>Il problema della definizione degli obiettivi. Il problema della razionalit\u00e0 si sposta dal &#8220;<em>come ottimizzare<\/em>&#8221; al &#8220;<em>cosa ottimizzare<\/em>&#8220;. In altri termini, gli algoritmi scelgono sulla base degli obiettivi impostati ma, non hanno capacit\u00e0 di critica. Di conseguenza, vi \u00e8 il rischio di ottenere dei risultati socialmente problematici;<\/li>\n<li><em>Black box<\/em>. I modelli di <em>deep learning<\/em> sono spesso &#8220;<em>black box<\/em>&#8221; ovvero producono risultati accurati ma non spiegabili. Questo crea problemi di regolamentazione, di responsabilit\u00e0 delle decisioni e di fiducia organizzativa;<\/li>\n<li><em>Bias<\/em>. Gli algoritmi apprendono dai dati storici, incorporando in tal modo anche i <em>bias<\/em> eventualmente presenti in questi dati (es. Amazon dovette abbandonare un algoritmo di <em>recruiting<\/em> perch\u00e9 discriminava sistematicamente le donne. L&#8217;algoritmo, infatti, aveva &#8220;<em>appreso<\/em>&#8221; dai dati storici (prevalentemente uomini nelle posizioni <em>tech<\/em>) che essere uomo era correlato al successo).<\/li>\n<\/ol>\n<p>La presenza di questi limiti ci consegna una grande e attuale verit\u00e0 ovvero l\u2019impossibilit\u00e0 di sostituire l\u2019intelligenza artificiale all\u2019operato dell\u2019uomo. La frontiera pi\u00f9 promettente, infatti, non \u00e8 sostituire l&#8217;intelligenza umana con l&#8217;intelligenza artificiale, ma combinarle in modo complementare. Da una parte vi \u00e8 la capacit\u00e0 della seconda nell\u2019elaborazione e nell\u2019associazione dei dati, dall\u2019altra vi \u00e8 la prima nella definizione degli obiettivi e nelle scelte ultime ponderate secondo un giudizio contestuale.<\/p>\n<p>Ad ogni modo, ci\u00f2 che rileva \u00e8 che in ambienti VUCA (volatili, incerti, complessi, ambigui), cos\u00ec come si presenta il mercato moderno, la razionalit\u00e0 non pu\u00f2 pi\u00f9 essere concepita come ottimizzazione statica, ma come capacit\u00e0 di apprendimento, sperimentazione e adattamento continuo.<\/p>\n<p><strong>Conclusioni<\/strong><\/p>\n<p>La razionalit\u00e0 economica nell&#8217;economia aziendale ha percorso un lungo cammino evolutivo. Dalla concezione meccanicistica dell&#8217;<em>homo oeconomicus<\/em>, si \u00e8 passati alla comprensione della complessit\u00e0 del processo decisionale reale ove l\u2019uomo \u00e8 posto continuamente in rapporto con i limiti della conoscenza che \u00e8 in grado di possedere in un certo tempo e in relazione a un certo settore a fronte dei mezzi tecnologici disponibili. Si \u00e8 appreso che le sfide del XXI secolo &#8211; crisi climatica, disuguaglianza crescente, disruption tecnologica, polarizzazione sociale &#8211; richiedono forme evolute di razionalit\u00e0 economica che trascendano l&#8217;ottimizzazione ristretta per abbracciare creazione di valore sostenibile e condiviso. Infatti, si pensa che le organizzazioni che prospereranno saranno quelle capaci di sviluppare questa razionalit\u00e0 complessa: tecnicamente sofisticate ma eticamente fondate, analiticamente rigorose ma umanamente sensibili, efficienti nel breve ma sostenibili nel lungo, profittevoli per gli azionisti ma preziose per la societ\u00e0. In altri termini, il profitto reale non deve essere calcolato solo sul parametro individualistico ma deve tenere in considerazione l\u2019ambiente socioeconomico e politico in cui si opera. Pertanto, si pu\u00f2 concludere dicendo che la razionalit\u00e0 economica, nel suo senso pi\u00f9 pieno, non \u00e8 semplicemente la capacit\u00e0 di calcolare mezzi ottimali per fini dati, ma la saggezza di scegliere fini degni e perseguirli con mezzi appropriati, in un contesto di vincoli reali, responsabilit\u00e0 multiple e incertezza irriducibile<strong>.<\/strong><\/p>\n<p>Questo \u00e8 il compito &#8211; intellettualmente stimolante, praticamente rilevante, eticamente imperativo &#8211; dell&#8217;economia aziendale contemporanea: formare manager che siano non solo tecnicamente competenti ma anche saggi, non solo efficienti ma anche responsabili, non solo razionali ma anche umani.<\/p>\n<p><strong>Bibliografia<\/strong><\/p>\n<p>Amaduzzi, A. (1978). L&#8217;azienda nel suo sistema e nell&#8217;ordine delle sue rilevazioni. Torino: UTET.<\/p>\n<p>Bertini, U. (1990). Il sistema d&#8217;azienda. Schema di analisi. Torino: Giappichelli.<\/p>\n<p>Cyert, R. M., &amp; March, J. G. (1963). A Behavioral Theory of the Firm. Engle.<\/p>\n<p>Ferrero, G. (1987). <em>Impresa e management<\/em>. Milano: Giuffr\u00e8.<\/p>\n<p>Giannessi, E., a cura di Gonnella, E. (2014). Considerazioni critiche intorno al concetto di azienda. Pisa: Pacini Editore.<\/p>\n<p>Giannessi, E. (1960). <em>Le aziende di produzione originaria<\/em>. Pisa: Cursi.<\/p>\n<p>March, J. G., &amp; Simon, H. A. (1958). Organizations. New York: Wiley.<\/p>\n<p>Kahneman, D., &amp; Tversky, A. (1979). &#8220;Prospect Theory: An Analysis of Decision under Risk&#8221;. Econometrica, 47(2), 263-291.<\/p>\n<p>Kahneman, D. (2011). Thinking, Fast and Slow. New York: Farrar, Straus and Giroux.<\/p>\n<p>Porter, M. E., &amp; Kramer, M. R. (2011). &#8220;Creating Shared Value&#8221;. Harvard Business Review, 89(1\/2), 62-77.<\/p>\n<p>Paoloni, M., &amp; Demartini, P. (2016). Corporate Governance and Intellectual Capital. Milano: Franco Angeli.<\/p>\n<p>Simon, H. A. (1947). Administrative Behavior: A Study of Decision-Making Processes in Administrative Organization. New York: Macmillan.<\/p>\n<p>Simon, H. A. (1955). &#8220;A Behavioral Model of Rational Choice&#8221;. The Quarterly Journal of Economics, 69(1), 99-118.<\/p>\n<p>Smith, A. (1776). <em>An Inquiry into the Nature and Causes of the Wealth of Nations<\/em>. London: W. Strahan and T. Cadell.<\/p>\n<p>Thaler, R. H. (2015). Misbehaving: The Making of Behavioral Economics. New York: W. W. Norton &amp; Company.<\/p>\n<p>Zattoni, A. (2015). Corporate Governance. Milano: Egea.<\/p>\n<p>Zappa, G. (1927). <em>Tendenze nuove negli studi di ragioneria<\/em>. Milano: Istituto Editoriale Scientifico.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Introduzione La razionalit\u00e0 economica rappresenta uno dei pilastri fondamentali dell&#8217;economia aziendale, costituendo il presupposto teorico su cui si fondano le decisioni imprenditoriali e la gestione d&#8217;impresa. 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