{"id":2179,"date":"2013-11-01T01:16:58","date_gmt":"2013-11-01T00:16:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.economiaediritto.it\/?p=2179"},"modified":"2014-03-10T22:34:08","modified_gmt":"2014-03-10T21:34:08","slug":"il-rischio-di-liquidita-durante-i-periodi-di-crisi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/il-rischio-di-liquidita-durante-i-periodi-di-crisi\/","title":{"rendered":"Il rischio di liquidit\u00e0 durante i periodi di crisi"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>di Alessio Rombolotti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Recentemente mi sono occupato della gestione del rischio di liquidit\u00e0 di una banca italiana e ho colto l\u2019occasione rivedere come le banche americane abbiano gestito la loro liquidit\u00e0 e le loro esposizioni durante la crisi del 2008\/2009.<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La decisione di quante attivit\u00e0 liquide mantenere fa parte della strategia di gestione del rischio di liquidit\u00e0, rischio che in larga misura, in una banca commerciale, nasce dalle linee di credito accordate e non ancora utilizzate completamente, dai prelievi sui depositi della clientela isituzionale e dalla perdita di altre fonti di fondi a breve termine. Per esempio, quando nel settembre del 2008 il mercato di <i>commercial paper<\/i> si congel\u00f2, le societ\u00e0 emittenti iniziarono a prelevare fondi dalle linee di credito che tenevano a disposizione per far fronte a situazioni impreviste, le banche esposte incrementarono il volume di attivit\u00e0 liquide e di conseguenza dimunu\u00ec la loro capacit\u00e0 di effettuare nuovi finanziamenti. Dal lato delle attivit\u00e0, gli istituti che avevano titoli poco liquidi aumentarono le loro riserve di liquidit\u00e0, in particolare mi riferisco a <i>mortgage-backed securities<\/i> e <i>asset-backed securities<\/i>, a discapito della possibilit\u00e0 di servire sia i loro che nuovi clienti. Questi effetti riguardarono sia le piccole che le grandi banche e avvantaggiarono gli istituti pi\u00f9 capitalizzati e con stabili fonti di finanziamento, tipicamente i depositi di conto corrente del pubblico. Dai dati di uno studio effettuato da <i>Cornett et al.<\/i> durante la crisi del 2008\/2009 il rischio di liquidit\u00e0 \u00e8 negativamente correlato ai nuovi finanziamenti ed \u00e8 correlato positivamente alle attivit\u00e0 liquide mantenute in bilancio, infatti la necessit\u00e0 di alcune banche di aumentare il livello delle loro attivit\u00e0 liquide ha spostato la capacit\u00e0 di finanziare nuove esposizioni verso altri istituti meno esposti al rischio. Inoltre, se poniamo l\u2019attenzione sul grado di liquidit\u00e0 delle attivit\u00e0 di una banca, risulta evidente come esso sia correlato positivamente al volume di nuove esposizioni e correlato negativamente al volume di liquidit\u00e0 e attivit\u00e0 equivalenti mantenute in bilancio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un sistema di gestione del rischio deve considerare i fattori sistematici, che potrebbero indurre un aumento della richiesta di liquidit\u00e0 e nei casi pi\u00f9 estremi causare quel panico che diverse banche americane hanno dovuto affrontare fra il settembre e l\u2019ottobre del 2008. A proposito un indice informativo sulla condizione generale del sistema finanziario e sul rischio di credito percepito \u00e8 il TED. I primi segnali della crisi arrivarono nell\u2019estate del 2007 e si possono leggere proprio nel TED, definito come la differenza fra il tasso LIBOR a tre mesi e il tasso, sempre a tre mesi, dei Treasury Bills. Il suo livello in condizioni normali \u00e8 intorno allo 0.5%, nel mese di agosto del 2007 inizi\u00f2 a crescere, fino a superare il 2.5% alla fine dell\u2019estate di quell\u2019anno, poi si mantenne fra l\u20191 e il 2% fino all\u2019agosto del 2008 per poi salire fino al 4.5% in concomitanza del fallimento di Lehman Brothers e di altre istituzioni finanziarie. Ma torniamo al rischio sistematico, per esempio, un congelamento del mercato monetario o dei capitali produrrebbe l\u2019aumento della domanda di liquidit\u00e0 verso gli istituti di credito e mentre in condizioni normali le esposizioni tenute in portafoglio potrebbero essere vendute per essere cartolarizzate oppure utilizzate come garanzia per assumere maggiori fondi, quando i mercati monetari non funzionano anche molte attivit\u00e0 considerate \u201cliquide\u201d perdono questa loro caratteristica. Durante un periodo di stress il rischio di liquidit\u00e0 \u00e8 collegato principalmente alle linee di credito non ancora erogate e ai depositi, specialmente quelli dei clienti istituzionali, mentre i depositi di conto corrente del pubblico e l<i>\u2019equity <\/i>spesso fungono da mitigatori di tale rischio. Alla luce di queste considerazioni ho controllato i seguenti quattro <i>drivers<\/i> del rischio di liquidit\u00e0: 1. Il grado di liquidit\u00e0 delle attivit\u00e0, 2. Il peso dei depositi del pubblico nella struttura finanziaria, 3. Il peso dell\u2019<i>equity<\/i> nella struttura finanziaria e 4. L\u2019esposizione verso linee di credito non ancora erogate. Mi aspettavo che durante i periodi di rischio elevato, identificati da uno <i>spread<\/i> TED alto, le banche pi\u00f9 esposte avessero incrementato le loro attivit\u00e0 liquide e diminuito le loro esposizioni, specialmente quegli istituti pi\u00f9 sbilanciati sulle <i>mortgage<\/i> e <i>asset-backed securities<\/i>, il cui mercato si era completamente congelato. Dall\u2019altra parte, se i depositi del pubblico e l\u2019<i>equity <\/i>fossero serviti davvero da argine contro il rischio avrei dovuto vedere i soggetti con alti livelli di entrambi incrementare le loro esposizioni e guadagnare quote di mercato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalla lettura dei risultati si capisce che durante la crisi, le banche americane, indipendentemente dalla loro dimensione, hanno effettivamente aumentato le loro attivit\u00e0 liquide e diminuto i nuovi finanziamenti, determinando quindi una contrazione del credito, dove, come secondo le attese, l\u2019eccezione \u00e8 rappresentata dal maggior utilizzo delle linee di credito precedentemente accordate. Un dato di estrema importanza per la gestione del rischio riguarda i depositi di conto corrente del pubblico, che hanno supportato le nuove esposizioni e confermato la loro funzione di argine contro il rischio di liquidit\u00e0. Nell\u2019ottobre del 2008 la <i>Federal Deposit Insurance Corporation<\/i> estese l\u2019assicurazione praticamente a tutti i depositi di conto corrente e a fronte di una diminuzione complessiva dei depositi istituzionali di 200 miliardi, il sistema bancario americano registr\u00f2 un incremento dei depositi di conto corrente di 500 miliardi e ovviamente le banche che pi\u00f9 si erano affidate a questa forma di raccolta ne beneficiarono significativamente. Guardando i comportamenti delle aziende di credito si nota come il loro livello di esposizione abbia inciso sulle strategie di concessione di nuovo credito maggiormente sulle grandi rispetto a quelle piccole, la motivazione probabilmente la si pu\u00f2 leggere nella situazione in cui le grandi banche si trovavano all\u2019inizio della crisi, rispetto alle piccole avevano meno capitale, pi\u00f9 linee di credito inutilizzate, una quota maggiore di depositi istituzionali e pi\u00f9 attivit\u00e0 non-smobilizzabili. L\u2019importanza dei depositi, in relazione all struttura del passivo, tende a decrescere con la dimensione della banca, mentre l\u2019importanza delle linee di credito non erogate tende ad aumentare con la dimensione, quindi il volume di credito accordato dalle banche di grandi dimensioni \u00e8 stato maggiormente assoggettato ad aggiustamenti rispetto al credito erogato dalle banche medie e piccole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Italia cos\u00ec come in Europa e negli Stati Uniti gli imprenditori hanno avuto, e tuttora hanno, difficolt\u00e0 sia ad accedere a nuovo credito, sia a mantenere le esposizioni che avevano prima della crisi. Buona parte della spiegazione di questa difficolt\u00e0 la troviamo negli aggiustamenti che le banche maggiori hanno dovuto apportare alla loro struttura dell\u2019attivo in funzione del rischio di liquidit\u00e0 a cui erano esposte. Una delle tante lezioni della crisi del 2008 \u00e8 proprio quella che in determinate condizioni, i.e. congelamento dei mercati monetari e illiquidit\u00e0 delle attivit\u00e0 finanziarie tenute in portafoglio dalle banche, gli strumenti tradizionali delle banche centrali non raggiungono gli obiettivi attesi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Alessio Rombolotti Recentemente mi sono occupato della gestione del rischio di liquidit\u00e0 di una banca italiana e ho colto l\u2019occasione rivedere come le banche americane abbiano gestito la loro <\/p>\n","protected":false},"author":1377,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_bbp_topic_count":0,"_bbp_reply_count":0,"_bbp_total_topic_count":0,"_bbp_total_reply_count":0,"_bbp_voice_count":0,"_bbp_anonymous_reply_count":0,"_bbp_topic_count_hidden":0,"_bbp_reply_count_hidden":0,"_bbp_forum_subforum_count":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[10,772,53],"tags":[232,254,318,414,562,662],"class_list":["post-2179","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-rubriche-economiche","category-numero-di-novembre-2013","category-risk-management","tag-crisi","tag-depositi","tag-finanziamenti","tag-liquidita","tag-rischio","tag-ted"],"translation":{"provider":"WPGlobus","version":"3.0.2","language":"en","enabled_languages":["it","en","es"],"languages":{"it":{"title":true,"content":true,"excerpt":false},"en":{"title":false,"content":false,"excerpt":false},"es":{"title":false,"content":false,"excerpt":false}}},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p9CRXF-z9","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2179","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1377"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2179"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2179\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4354,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2179\/revisions\/4354"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2179"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2179"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2179"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}