{"id":2812,"date":"2014-02-01T00:10:24","date_gmt":"2014-01-31T23:10:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.economiaediritto.it\/?p=2812"},"modified":"2014-03-05T08:32:56","modified_gmt":"2014-03-05T07:32:56","slug":"nuovo-accordo-italia-usa-per-lo-scambio-di-informazioni-ai-fini-fiscali-cosa-cambia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/nuovo-accordo-italia-usa-per-lo-scambio-di-informazioni-ai-fini-fiscali-cosa-cambia\/","title":{"rendered":"Nuovo accordo Italia \u2013 Usa per lo scambio di informazioni ai fini fiscali: cosa cambia?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>di Mauro Merola<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/Italia_USA.png\"><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"3687\" data-permalink=\"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/nuovo-accordo-italia-usa-per-lo-scambio-di-informazioni-ai-fini-fiscali-cosa-cambia\/italia_usa\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/Italia_USA.png?fit=400%2C200&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"400,200\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;}\" data-image-title=\"Italia_USA\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/Italia_USA.png?fit=300%2C150&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/Italia_USA.png?fit=400%2C200&amp;ssl=1\" tabindex=\"0\" role=\"button\" class=\"alignright size-medium wp-image-3687\" alt=\"Italia_USA\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/Italia_USA-300x150.png?resize=300%2C150\" width=\"300\" height=\"150\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/Italia_USA.png?resize=300%2C150&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/Italia_USA.png?w=400&amp;ssl=1 400w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a>E\u2019 stato firmato, il 10 gennaio 2014, dal Ministro dell\u2019Economia e delle Finanze, Fabrizio Saccomanni, e dall\u2019ambasciatore Usa in Italia, John R. Phillips, l\u2019accordo tra Italia e Stati Uniti per applicare la normativa del <i>Foreign Account Tax Compliance Act<\/i> (<i>i.e.,<\/i> FATCA) e migliorare la <i>tax compliance<\/i> internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La piattaforma normativa e tecnologica FATCA, strutturata sullo scambio reciproco e automatico delle informazioni tra amministrazioni finanziarie dei Paesi aderenti, \u00e8 destinata, peraltro, nei prossimi mesi a fungere da architrave alle nuove regole per lo scambio multilaterale dei dati, volute dall&#8217;Ocse, ed a quelle promosse in sede Ue, che<!--more--> estenderanno di fatto, a partire dal luglio 2015, l&#8217;obbligo di identificazione e segnalazione di tutta la clientela con residenza fiscale estera da parte delle rispettive autorit\u00e0 di competenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La FATCA \u00e8 una normativa unilaterale statunitense che vale per tutti i Paesi del mondo. Nell&#8217;ambito di un accordo in via di conclusione, essa esige che gli istituti finanziari esteri forniscano alle autorit\u00e0 fiscali statunitensi informazioni su conti statunitensi o riscuotano un&#8217;imposta elevata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli istituti finanziari che non applicano la FATCA sono esclusi dal mercato dei capitali americano e vengono evitati dagli istituti finanziari che lavorano conformemente alla FATCA. L&#8217;applicazione della FATCA comporta un elevato onere amministrativo e finanziario per gli istituti finanziari interessati. Questo onere pu\u00f2 essere ridotto concludendo un accordo bilaterale con gli Stati Uniti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019accordo bilaterale riflette, nei contenuti, il Modello di accordo intergovernativo (<i>i.e.,<\/i> <i>intergovernmental agreement<\/i>, IGA) per lo scambio automatico di informazioni tra amministrazioni finanziarie da e verso gli Stati Uniti, che \u00e8 stato negoziato tra gli Usa e cinque Paesi dell\u2019Unione Europea (<i>i.e., <\/i>Francia, Germania, Italia, Regno Unito, Spagna) e, poi, definito il 26 luglio 2012; infatti, l\u2019interesse comune dei Paesi coinvolti \u00e8 stato quello di definire delle linee guida comuni che comprendano lo sviluppo di standard in materia di obblighi dichiarativi e di <i>due diligence<\/i> e riducano, per quanto possibile, i costi di adempimento per le istituzioni finanziarie e per gli altri soggetti interessati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nello specifico, l\u2019IGA \u00e8 stato emanato ai sensi dell\u2019articolo 26 del trattato Italia-Usa, del 1999, sulle imposte sul reddito (<i>i.e.,<\/i> <i>Usa-Italy Income Tax Treaty<\/i>), che autorizza lo scambio, tra Paesi, di informazioni a fini fiscali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In base all\u2019accordo siglato, le amministrazioni finanziarie italiane dovranno trasmettere all\u2019<i>Internal Revenue Service <\/i>(<i>i.e.,<\/i> IRS, equivalente all\u2019Agenzia delle Entrate italiana) informazioni di carattere fiscale su entit\u00e0 e soggetti americani intestatari di conti correnti in Italia (come gli identificativi completi dei titolari di conti correnti, la consistenza degli stessi, i redditi finanziari e la loro natura). Gli Stati Uniti, a loro volta, forniranno al nostro governo informazioni sui soggetti italiani intestatari di conti correnti negli Usa. Tale scambio avverr\u00e0 in modo automatico, senza che sia necessaria alcuna richiesta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel testo del suddetto accordo vengono stabilite, anche, le scadenze per l&#8217;invio dei dati; i soggetti maggiormente interessati sono gli intermediari finanziari italiani, nei confronti dei quali sono imposti obblighi di <i>compliance<\/i> piuttosto gravosi, che si aggiungono ad una gi\u00e0 complessa serie di obblighi informativi &#8211; da ultimo rafforzata con il Dl n. 201\/2011 &#8211; che vede legati gli intermediari finanziari all&#8217;anagrafe tributaria. Per questo sarebbe auspicabile, quanto meno nel medio-lungo periodo, una semplificazione di tutti questi flussi di informazioni, in modo da\u00a0 armonizzare le informazioni richieste dalla legislazione interna e dall&#8217;accordo FATCA.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019accordo prevede, inoltre, l\u2019applicazione di una ritenuta, pari al 30%, che incider\u00e0 sulle transazioni relative a redditi certi di fonte Usa, poste in essere da parte di soggetti finanziari non partecipanti al FATCA (<i>i.e., recalcitrant account holders<\/i>); di fatto, si tratta di una misura molto penalizzante, che, nelle intenzioni del Governo americano, ha l\u2019obiettivo di costituire un disincentivo all\u2019eventuale non adesione all\u2019accordo da parte degli intermediari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La ratio della convenzione, stipulata dagli Usa e dall\u2019Italia, \u00e8 da ricercarsi nella lotta all\u2019evasione fiscale attraverso l\u2019utilizzo del meccanismo della reciprocit\u00e0, di cui i trattati sulle doppie imposizioni sono una diretta manifestazione. L\u2019accordo trae origine, certamente, dall\u2019impianto normativo americano della <i>Foreign Account Tax Compliance Act, <\/i>ma risponde perfettamente alla necessit\u00e0, manifestata in molti Paesi europei, di fornire degli strumenti certi e definiti nella lotta all\u2019evasione fiscale ed alle operazioni fiscalmente elusive.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Mauro Merola E\u2019 stato firmato, il 10 gennaio 2014, dal Ministro dell\u2019Economia e delle Finanze, Fabrizio Saccomanni, e dall\u2019ambasciatore Usa in Italia, John R. 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