{"id":5514,"date":"2014-09-01T00:35:34","date_gmt":"2014-08-31T22:35:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.economiaediritto.it\/?p=5514"},"modified":"2014-09-01T00:35:34","modified_gmt":"2014-08-31T22:35:34","slug":"il-problema-dellequita-nel-mercato-dellarte-contemporanea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/il-problema-dellequita-nel-mercato-dellarte-contemporanea\/","title":{"rendered":"Il problema dell\u2019equit\u00e0 nel mercato dell\u2019arte contemporanea"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(di Marco Guenzi)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli ultimi articoli si \u00e8 avuto modo di analizzare la problematica dell\u2019efficienza del mercato dell\u2019arte contemporanea sia come bene di consumo che come forma di investimento. In particolare si \u00e8 evidenziato come l\u2019obbiettivo di efficienza corrisponda con quello della massimizzazione del surplus sul mercato, sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bisogna tuttavia rilevare che non sempre il conseguimento di un livello efficiente di output corrisponde a una massimizzazione del benessere dei soggetti interni al sistema, dipendendo ci\u00f2 da sia dalla distribuzione del surplus prodotto in seno a questi (cio\u00e8 dalla suddivisione dei profitti tra artisti, intermediari e investitori e dell\u2019utilit\u00e0, in termini di dividendo estetico, tra collezionisti e pubblico), sia pi\u00f9 in generale dal raggiungimento di una certa equit\u00e0 in termini di opportunit\u00e0 per i diversi soggetti che vi fanno parte (il concetto di equit\u00e0 fa quindi capo ad una situazione di giustizia sociale, dove vengano garantiti a tutti gli stessi diritti e nello stesso tempo venga premiato il merito). Anzi si pu\u00f2 dire che spesso tra efficienza e benessere sociale si determini un <em>trade-off<\/em>, per cui risulta impossibile arrivare ad una situazione ottimale, ma bisogner\u00e0 accontentarsi di arrivare ad un punto di <em>second-best<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia il <em>trade-off<\/em> tra efficienza ed equit\u00e0 pu\u00f2 presentarsi in diverse misure a seconda dei mercati e delle scelte di politica economica. Per quanto riguarda il mercato dell\u2019arte contemporanea, le misure precedentemente delineate al fine di conseguire un maggior grado di efficienza (la creazione di <em>chinese walls<\/em> nel sistema arte; la penalizzazione dell\u2019<em>insider trading<\/em>; l\u2019istituzione di un registro di tutte le compravendite che renda ufficiali i prezzi delle transazioni e contestualmente di una tassa sul valore aggiunto culturale e sui capital gain (IVAC); una normativa anti-trust per favorire la concorrenza degli intermediari; la formazione di nuove figure di investitori quali i fondi di investimento in arte contemporanea; la normazione della compropriet\u00e0 artistica) non sembrano a livello teorico avere riflessi negativi diretti in termini di equit\u00e0 del sistema, ma tutt\u2019al pi\u00f9 vanno in una direzione di ridistribuire il reddito prodotto. Tuttavia ci\u00f2 non significa che la questione dell\u2019equit\u00e0 non meriti una trattazione a s\u00e9 stante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bisogna infatti sottolineare che l\u2019arte costituisce un bene pubblico, che produce esternalit\u00e0 positive che si riflettono sull\u2019immagine del paese, sul suo grado di sviluppo culturale e indirettamente sull\u2019industria del turismo. Il settore delle arti visive va quindi incanalato verso una equa distribuzione delle opportunit\u00e0 in modo da attenuare, come si avr\u00e0 modo di vedere, i meccanismi di selezione avversa degli artisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per via della natura morale sottostante le scelte che la concernono, la questione del benessere esula da problematiche strettamente economiche, sconfinando nei campi della filosofia e della politica. Le decisioni che la concernono sono infatti in ultima analisi soggettive, sebbene, \u00e8 bene sottolinearlo, sussistano elementi di oggettivit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019ottica utilitaristica<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se si passano in rassegna le diverse correnti di pensiero che hanno trattato questo tema, troviamo innanzitutto l\u2019approccio utilitarista, teorizzato da Bentham[1].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ottica utilitaristica prevede che la funzione di benessere sia determinata dalla somma delle singole utilit\u00e0 percepite dai soggetti interni al sistema. Vale a dire il benessere viene a dipendere direttamente dal surplus totale prodotto nell\u2019interno del sistema economico, qualunque sia la sua forma distributiva. Secondo tale approccio (ancor oggi alla base di valutazioni di sviluppo economico come il PIL pro-capite) in ultima analisi il benessere viene a coincidere con un obbiettivo generale di efficienza del sistema.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se si andasse ad applicare tale forma di pensiero al sistema dell\u2019arte varrebbero le considerazioni fatte nei passati articoli[2] e il discorso sull\u2019equit\u00e0 non avrebbe senso di essere dibattuto. In realt\u00e0 questo approccio risulta essere riduttivo, in quanto \u00e8 quasi universalmente riconosciuta l\u2019importanza non solo che si producano risorse, ma anche che esse siano (almeno in una certa misura) equamente ridistribuite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se infatti la quasi totalit\u00e0 delle risorse fosse concentrata nelle mani di pochi operatori, cio\u00e8 di pochi artisti, gallerie, mercanti d\u2019arte, musei e collezionisti di <em>brand<\/em>, si verrebbe a togliere linfa a quegli artisti e movimenti d\u2019avanguardia che nascono dal basso e a quegli intermediari che li sostengono, togliendo loro l\u2019opportunit\u00e0 di emergere nonostante il loro valore artistico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Purtroppo \u00e8 questo il caso in cui il sistema dell\u2019arte si trova ormai da qualche decennio, per cui \u00e8 possibile riscontrare una continua ascesa delle quotazioni degli artisti di punta e un sempre maggiore profitto delle maggiori gallerie e case d\u2019asta, a discapito del mercato di fascia bassa dove i soggetti fanno fatica a sostentarsi[3]. Al giorno d\u2019oggi, in mancanza di strutture pubbliche e di una critica indipendenti, il valore di mercato degli artisti \u00e8 divenuto ormai un indice del loro valore artistico, attuando di fatto una profezia che si auto-avvera: cio\u00e8 che gli artisti supportati dal sistema, al di l\u00e0 dei loro meriti in termini di creativit\u00e0, espressivit\u00e0 e innovazione, non potranno che ottenere (solo e unicamente loro) notoriet\u00e0 e successo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019approccio Rawlsiano<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una definizione alternativa di benessere, in contrasto con quella utilitaristica, \u00e8 quella Rawlsiana[4]. Secondo Rawls la funzione di benessere \u00e8 costruita sulla base dell\u2019utilit\u00e0 dell\u2019individuo che sta peggio. Tale approccio prevede quindi che la finalit\u00e0 di un intervento pubblico sia quello di salvaguardare e migliorare la situazione dei pi\u00f9 deboli e disagiati, anche al prezzo di perdere in termini di qualit\u00e0 ed efficienza del sistema.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche la teoria Ralwsiana fa sorgere delle perplessit\u00e0, in quanto \u00e8 altrettanto chiaro che un sistema non pu\u00f2 andare solamente verso una direzione assistenziale senza considerare l\u2019importanza che il merito sia premiato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A riguardo \u00e8 importante sottolineare che le misure a sostegno degli artisti in fieri vanno attentamente studiate. Il fatto di dare ad esempio sussidi generalizzati all\u2019attivit\u00e0 artistica pu\u00f2 essere una politica improduttiva, poich\u00e9 essi determinano di fatto una condizione assistenziale per gli artisti che non premia la qualit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un possibile approccio intermedio<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se sia l\u2019approccio utilitarista sia quello Rawlsiano hanno, per ragioni diverse, dimostrato evidenti limiti, ci si trova nella necessit\u00e0 di costruire misure alternative che possano essere indicatori del benessere del sistema arte nel suo complesso. Tuttavia la costruzione di tali indicatori risulta essere particolarmente complessa e di natura arbitraria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un possibile approccio alternativo potrebbe ad esempio essere quello di prendere in considerazione il benessere marginale in termini relativi dei singoli soggetti che fanno parte del sistema, intendendo per esso l\u2019utilit\u00e0 marginale che ogni individuo o istituzione ottiene per ogni unit\u00e0 di surplus che ha in pi\u00f9. La funzione di benessere viene quindi costruita come una curva Cobb-Douglas che soppesa l\u2019utilit\u00e0 dei soggetti interni al sistema.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo tale approccio se un artista che guadagna 1000 euro al mese ha un aumento dei suoi redditi di 100 euro produce un incremento del suo benessere marginale in termini relativi pari al 10%. Da un punto di vista sociale questo aumento \u00e8 altrettanto auspicabile in termini di benessere quanto un profitto extra di 1000 euro ottenuto da un gallerista che ne guadagna 10.000.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale forma di curva di benessere, che \u00e8 caratterizzata da un\u2019elasticit\u00e0 costante dell\u2019utilit\u00e0 rispetto al surplus dei soggetti interni al sistema, ha il pregio di attuare una forma di progressivit\u00e0 nell\u2019ottenimento dei benefici sulla base del reddito, divenendo una approccio meno estremo di quello Rawlsiano. Essa tuttavia non risolve alla base il problema di fondo che \u00e8 stato finora riscontrato, e cio\u00e8 quello di essere un indicatore che inglobi al suo interno il merito e quindi anche la qualit\u00e0 artistica prodotta dal sistema. Questo approccio presenta inoltre notevoli problemi da un punto di vista pratico in quanto i dati necessari per un suo calcolo sono di difficile determinazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 in generale gli approcci basati sulle funzioni di benessere presentano evidenti limiti teorici, poich\u00e9 non essendo indicatori della qualit\u00e0 e del merito della produzione artistica, ma solo del suo valore commerciale (che non ha niente a che vedere con essa)[5], non sono in grado di rappresentare n\u00e9 il la misura del dividendo estetico goduto dal pubblico, n\u00e9 il peso delle esternalit\u00e0 positive che l\u2019arte produce, in termini di sviluppo culturale di un paese e di indotto all\u2019industria del turismo e pi\u00f9 in generale di ritorno in immagine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Benessere e Capability Approach<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un interessante approccio alternativo per calcolare il benessere \u00e8 quello di Amartya Sen[6]. Sen critica gli approcci tradizionali, basati sulle funzioni di benessere sociale, perch\u00e9 essi mettono in diretta correlazione le risorse con l\u2019utilit\u00e0 degli individui. Egli fa notare che non sempre le singole risorse hanno le stessa funzionalit\u00e0 (<em>functionings<\/em>) per tutti gli individui: dare una bicicletta ad un disabile non produce la stessa utilit\u00e0 che darla ad un individuo fisicamente integro. Allo stesso modo anche se due individui hanno le stesse funzionalit\u00e0 non \u00e8 detto che queste ultime abbiano per loro lo stesso significato: ben diverso \u00e8 chi non mangia perch\u00e9 \u00e8 senza cibo e chi non mangia perch\u00e9 vuole fare una dieta. Quindi si pu\u00f2 dire che il <em>set<\/em> di funzionalit\u00e0 che un individuo ha a sua disposizione dipende dalle sue opportunit\u00e0 di partenza (<em>capabilities<\/em>). Inoltre la percezione degli individui dei propri bisogni reali non \u00e8 sempre scontata, in quanto essi a volte sono ignari di ci\u00f2 che li pu\u00f2 far star bene. Sen quindi afferma che, partendo dalle risorse, \u00e8 prima necessario che queste siano utilizzabili dal soggetto, poi che gli permettano di avere un equo <em>set <\/em>di opportunit\u00e0 tra cui scegliere, infine che egli sappia scegliere quelle opportunit\u00e0 che lo rendono felice. Rendere tutti gli individui felici quindi \u00e8 pi\u00f9 complicato che dar loro le stesse risorse, ma prevede anche degli <em>step<\/em> successivi, in modo che ognuno di essi vada nella direzione di realizzarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Applicando questo approccio al sistema dell\u2019arte contemporanea, risulta fondamentale il fatto di valutare prima le funzionalit\u00e0 degli artisti, poi determinare il <em>set<\/em> di opportunit\u00e0 a cui tutti essi devono avere accesso, ovvero le <em>capabilities<\/em>, infine valutare il grado di qualit\u00e0 del lavoro artistico prodotto in un determinato contesto istituzionale. L\u2019accento \u00e8 quindi posto su chi produce (gli artisti) e sul <em>set <\/em>di strumenti (il sistema dell\u2019arte nel suo complesso) che permette loro, in base alle loro effettive capacit\u00e0, di realizzarsi, esporre il proprio lavoro e ricevere un\u2019adeguata ricompensa economica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da questo punto di vista va rilevato che non tutti gli aspiranti artisti godono di pari opportunit\u00e0. C\u2019\u00e8 chi ha frequentato l\u2019accademia, trovando un naturale canale d\u2019accesso al sistema, e chi non ha potuto iscriversi o si \u00e8 scoperto artista per vocazione in tarda et\u00e0. C\u2019\u00e8 chi vive e lavora in un contesto geografico favorevole (come una grande metropoli internazionale), dove \u00e8 possibile avere contatti e mostrare il proprio lavoro, e chi invece \u00e8 emarginato in luoghi dove l\u2019arte \u00e8 rilegata nel dimenticatoio. C\u2019\u00e8 poi chi ha alle proprie spalle una condizione economica favorevole che gli permette di produrre senza grandi patemi d\u2019animo e chi invece non pu\u00f2 permettersi di avere tempo per la produzione artistica perch\u00e9 deve trovare mezzi di sostentamento. C\u2019\u00e8 chi per indole \u00e8 un artista \u201cpuro\u201d disinteressato ad un discorso di auto-promozione, ma rivolto solo alla produzione artistica, e chi \u00e8 magari noncurante dell\u2019autenticit\u00e0 della propria arte ma invece molto abile a sfruttare tutti gli stratagemmi del marketing e della comunicazione per avere successo. Naturalmente una diversa distribuzione delle opportunit\u00e0 di emergere \u00e8 a discapito della meritocrazia, e in ultima analisi della qualit\u00e0 artistica e dello sviluppo culturale. E lo stesso discorso potrebbe valere per galleristi, critici, mercanti, curatori, direttori di museo e ogni altro soggetto coinvolto nel sistema dell\u2019arte, poich\u00e9 anch\u2019essi con la loro attivit\u00e0 contribuiscono a creare valore aggiunto al settore delle arti visive[7].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si \u00e8 quindi, come d\u2019altronde in quasi ogni altro settore, in una condizione dove sussistono delle ineguaglianze di fondo da sanare. Va inoltre rilevato che tali differenze di partenza nelle <em>capabilities <\/em>comportano come conseguenza che la qualit\u00e0 artistica non venga premiata, indipendentemente valore di mercato che la produzione vada poi ad assumere (che purtroppo non ne \u00e8 un valido indicatore)[8]. Urge in tal senso un intervento pubblico mirato a sostegno delle fasce pi\u00f9 deboli del sistema (non solo relativamente agli artisti, ma anche alle professioni collaterali), per permettere loro, qualora ci fossero le qualit\u00e0, di emergere: si pu\u00f2 pensare all\u2019istituzione di borse di studio, di <em>artist in residence<\/em> e di premi pubblici a partecipazione gratuita; alla creazione di un network dove scambiarsi informazioni e idee; all\u2019organizzazione di mostre collettive in spazi istituzionali per gli artisti non rappresentati nel sistema.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo quadro anche per i giovani curatori sarebbero auspicabili soggiorni formativi, premi per gli allestimenti pi\u00f9 interessanti, contratti a progetto per l\u2019organizzazione di mostre in spazi istituzionali; e per le giovani gallerie sovvenzioni per rappresentare artisti esclusi dal mercato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Naturalmente il problema maggiore in tal senso \u00e8 trovare le risorse pubbliche necessarie ad intraprendere questa serie di misure. Una soluzione in tal senso potrebbe venire dall\u2019istituzione della citata IVAC da destinare in parte ad un fondo pubblico con finalit\u00e0 assistenziali e promozionali dell\u2019arte contemporanea[9].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La costruzione di indici del benessere sociale nel sistema dell\u2019arte<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un importante strumento del monitoraggio dell\u2019equit\u00e0 del sistema arte \u00e8 costituito dalla creazione di indici <em>ad hoc<\/em> in grado di rappresentare alcuni specifici aspetti della questione del benessere sociale. In questo paragrafo si cercher\u00e0, senza pretesa di essere esaustivi, di introdurre alcune possibili misure indicative.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda la problematica della distribuzione dei redditi all\u2019interno del sistema, che definiremo come \u201cmisura dell\u2019equit\u00e0 dell\u2019<em>art stock<\/em>\u201d, un valido indicatore \u00e8 sicuramente costituito dall\u2019indice di concentrazione di Gini applicato ai prezzi di vendita sul mercato[10].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella fattispecie l\u2019indice di Gini dell\u2019<em>art stock <\/em>\u00e8 in grado di analizzare la concentrazione del fatturato sul mercato delle opere prodotte dai singoli artisti vedendo come essa si distribuisca nel tempo tra le diverse fasce degli artisti: le <em>celebrities<\/em>, quelli affermati, quelli emergenti e coloro che non trovano mercato[11]. Tale indice, volendo analizzare la composizione del mercato nei diverse settori in base al loro valore commerciale, si calcola sui prezzi pattuiti per le transazioni ed \u00e8 pi\u00f9 significativo rispetto a quello costituito sul reddito percepito dai singoli artisti, il cui significato \u00e8 di sola natura distributiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un\u2019ulteriore importante considerazione, come si avr\u00e0 modo di vedere, \u00e8 che dall\u2019analisi nel tempo della composizione della curva di Gini si potr\u00e0 trarre un importante spunto sullo studio dell\u2019andamento dei cicli economici dell\u2019arte. Tale importante strumento di analisi risulta utile non solo quindi per obbiettivi di politica economica, ma anche per comprendere lo stato del mercato e del sistema dell\u2019arte nel suo complesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il calcolo dell\u2019indice di Gini dell\u2019art stock trova tuttavia un grosso limite nell\u2019indisponibilit\u00e0 dei dati. Allo stato attuale infatti gli unici dati ufficiali relativi alle compravendite di opere d\u2019arte sono rappresentati dai prezzi battuti dalle case d\u2019aste. Per tutte le altre transazioni non vi \u00e8 traccia. In questo senso la costituzione di un registro pubblico di tutte le contrattazioni di opere d\u2019arte concluse (accompagnato all\u2019istituzione dell\u2019IVAC) potrebbe, oltre a rendere pi\u00f9 efficiente il mercato, anche andare nella direzione di renderlo decisamente pi\u00f9 trasparente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda invece il livello di democrazia del sistema in termini di pari opportunit\u00e0 (\u201cmisura dell\u2019equit\u00e0 dell\u2019<em>art service<\/em>\u201d) l\u2019indice di Gini pu\u00f2 essere applicato ai giorni di allestimento in musei e spazi istituzionali ponderati per le presenze annuali di visitatori[12].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale indice sar\u00e0 in grado di fornire una misura della distribuzione dei contributi delle istituzioni pubbliche alla possibilit\u00e0 di emergere dei diversi artisti. Tanto pi\u00f9 sar\u00e0 vicino all\u2019unit\u00e0 tanto pi\u00f9 concentrata risulter\u00e0 essere l\u2019offerta culturale, quanto pi\u00f9 sar\u00e0 vicino allo zero, tanto vorr\u00e0 dire che l\u2019offerta culturale risulter\u00e0 essere diversificata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre a vedere l\u2019andamento del valore dell\u2019indice di Gini dell\u2019<em>art service <\/em>sar\u00e0 interessante confrontare, per capire l\u2019evoluzione del sistema dell\u2019arte, il grado di concentrazione dell\u2019offerta culturale pubblica nei quattro segmenti del mercato delineati. Inoltre sar\u00e0 indicativo studiare, a livello predittivo dei cicli economici del mercato dell\u2019arte, come si comporta la correlazione dell\u2019indice di equit\u00e0 dell\u2019<em>art stock <\/em>con quello dell\u2019<em>art service<\/em> con il variare delle diverse fasi del mercato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Conclusioni<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel presente articolo si \u00e8 esaminata la questione dell\u2019equit\u00e0 (intesa come massimizzazione del benessere dei soggetti interni a un sistema socio-economico), di primaria importanza nel mercato dell\u2019arte contemporanea in quanto si visto esso produce per un paese esternalit\u00e0 positive in termini di immagine, sviluppo culturale e indotto per l\u2019industria del turismo. L\u2019equit\u00e0 pu\u00f2 essere vista sia in termini di equa distribuzione dei redditi nel sistema tra i diversi individui e istituzioni che lo compongono (equit\u00e0 dell\u2019<em>art stock<\/em>), sia come una condizione di partenza, se si prescinde dal merito, di pari opportunit\u00e0 di successo per i singoli artisti e operatori del mercato (equit\u00e0 dell\u2019<em>art service<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si \u00e8 visto che l\u2019approccio tradizionale basato sulla definizione di funzione di benessere che soppesa le diverse utilit\u00e0 dei soggetti interni al sistema economico, sia essa nella forma Benthamina (utilitaristica), Rawlsiana o anche intermedia, presenta l\u2019evidente limite di considerare la produzione artistica da un punto di vista quantitativo ma non qualitativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un approccio pi\u00f9 interessante e funzionale alla questione del benessere sembra essere quello di Amartya Sen, che analizza la questione in termini di opportunit\u00e0 (<em>capabilities<\/em>) e non di risorse. Seguendo tale visione \u00e8 possibile individuare tutta una serie di interventi di politica economica a sostegno di coloro che sono penalizzati in partenza nel sistema dell\u2019arte che abbiano un impatto sui meccanismi di selezione degli artisti e sulla qualit\u00e0 della produzione artistica. Tali interventi vanno dall\u2019istituzione di borse di studio, ai premi pubblici gratuiti sia per gli artisti che per i curatori, all\u2019organizzazione di eventi espositivi istituzionali e a sovvenzioni in diversa forma per le gallerie che lanciano artisti non rappresentati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tenendo conto delle considerazioni fatte si sono infine costruiti sulla base dell\u2019indice di concentrazione di Gini due indicatori della misura dell\u2019equit\u00e0 del sistema dell\u2019arte, sia da un punto di vista dell\u2019<em>art stock<\/em>, cio\u00e8 della distribuzione dei redditi tra i soggetti all\u2019interno del mercato,che dell\u2019<em>art service, <\/em>cio\u00e8 dell\u2019opportunit\u00e0 per gli artisti di avere uno spazio espositivo garantito dalle istituzioni pubbliche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se la questione dell\u2019efficienza risulta essere sicuramente di primaria importanza a causa della presenza di evidenti anomalie del mercato elencate nei passati articoli (e che si affronteranno nello specifico nei prossimi numeri della rivista), quella dell\u2019equit\u00e0 comunque risulta anch\u2019essa di un certo rilievo, essendo legata alle problematiche della qualit\u00e0 della produzione artistica, del merito e infine dei meccanismi di selezione degli artisti da parte del sistema. In ultima analisi \u00e8 possibile concludere che sul mercato dell\u2019arte contemporanea non risulta evidente esserci un <em>trade-off <\/em>tra obbiettivi di efficienza e equit\u00e0; anzi semmai pare che essi vadano entrambi nella direzione di migliorare un sistema, quello dell\u2019arte, che allo stato attuale rappresenta pi\u00f9 un ostacolo che un aiuto alla libera espressione della qualit\u00e0 artistica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[1] Bentham J. (1879), <em>An Introduction to the Principles of Morals and Legislation<\/em>, Clarendon Press, Oxford.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[2] Cfr. Guenzi M. (2014), \u201cL\u2019efficienza paretiana nel mercato dell\u2019arte contemporanea\u201d, in Economia e Diritto, n. 7 e Guenzi M. (2014), \u201cL\u2019efficienza dell\u2019investimento in arte contemporanea\u201d, in Economia e Diritto, n. 8.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[3] Al contrario di quanto \u00e8 avvenuto per secoli, dove \u00e8 stato il genio dell\u2019artista e il contesto politico e sociale a determinare la nascita e il declino di correnti e movimenti artistici, ora a scandire i periodi di crescita sono i cicli economici. Al giorno d\u2019oggi, come meglio si avr\u00e0 modo di vedere, \u00e8 molto pi\u00f9 probabile che la nascita di nuove avanguardie avvenga solo una volta sgonfiata l\u2019attuale bolla speculativa. Finch\u00e9 i vari Hirst, Koons, Cattelan e Murakami vedranno crescere le loro quotazioni, sostenuti da una sempre crescente richiesta dei loro lavori da parte dei nuovi ricchi dei paesi emergenti, sar\u00e0 infatti difficile per artisti emergenti di qualit\u00e0 farsi strada nel sistema dell\u2019arte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[4] Rawls J. (1971), <em>A Theory of Justice<\/em>, Belknap Press of Harvard University Press, Cambridge, Massachusset.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[5] Come si avr\u00e0 modo di vedere il valore di mercato della produzione artistica \u00e8 solo marginalmente determinato dalla qualit\u00e0 della produzione artistica offerta, ma \u00e8 dipende quasi esclusivamente dalla componente della domanda (che fa capo a sua volta al livello del reddito pro-capite, alla concentrazione della ricchezza e alla diffusione dell\u2019arte contemporanea in un determinato paese).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[6] Sen A. (1989), \u201cDevelopment as Capability Expansion\u201d , <em>Journal of Development Planning<\/em>, n. 19, pp. 41\u201358 e Sen A. (1999), <em>Development as Freedom<\/em>, Oxford University Press, Oxford.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[7] Questo discorso vale anche per il pubblico, che secondo l\u2019approccio delle <em>capabilities<\/em>, dovrebbe essere messo in condizione di capire l\u2019arte contemporanea attraverso una adeguata educazione in storia dell\u2019arte portata avanti nella scuola primaria e secondaria. Inoltre per chi deve apprezzare l\u2019arte sorge il problema che parte delle collezioni non sono accessibili se non privatamente. Sarebbe interessante a riguardo valutare la possibilit\u00e0 di istituire agevolazioni di varia natura per i collezionisti disposti a prestare le proprie opere ai musei o ad esibirle in maniera permanente al pubblico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[8] Cfr. la nota 5.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[9] Cfr. Guenzi M. (2013), Il mercato dell\u2019arte contemporanea: politiche economiche, fiscali e diritto di seguito, in G. Negri-Clementi &#8211; S. Stabile(a cura di)<em>, Il diritto dell\u2019arte, La circolazione delle opere d\u2019arte<\/em>, Ginevra-Milano, Skira.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[10] L\u2019indice di Gini misura la disuguaglianza di una distribuzione. Esso \u00e8 nella fattispecie misura della concentrazione del commerciabilit\u00e0 dei singoli artisti sul mercato e pu\u00f2 avere valori compresi tra zero (equidistribuzione) e uno (massima concentrazione). Da un punto di vista matematico esso si pu\u00f2 esprimere come:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">dove <em>G<\/em> \u00e8 il valore dell\u2019indice, <em>n<\/em> \u00e8 il numero degli artisti,<em> y<sub>i<\/sub><\/em> \u00e8 il valore del fatturato sul mercato derivante dalla vendita di opere del singolo artista e <em>i<\/em> rappresenta l\u2019indice rappresentativo dei singoli artisti in ordine non decrescente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[11] Come meglio si avr\u00e0 modo di vedere, la segmentazione del mercato in base al prezzo di vendita viene operata sulla base di diversi criteri di distinzione. Le <em>celebrities<\/em> vengono identificate come quegli artisti conosciuti a livello globale, presenti nei maggiori musei del mondo, per cui valgono i meccanismi economici delle Superstar (Rosen S. (1981), \u201cThe Economics of the Superstar\u201d, <em>American Economic Review<\/em>, n. 71 pp. 825-58 e Ader M., \u201cStardom and Talent\u201d, <em>American Economic Review<\/em>, n. 75, 208-12), il cui fatturato \u00e8 pari almeno a 10 volte alla media di quello degli artisti affermati. Gli artisti affermati sono quelli che ormai sono consolidati nella fama, sono presenti sul mercato secondario e le cui opere sono bandite all\u2019asta (che quindi hanno una quotazione ufficiale). Gli artisti emergenti sono quelli rappresentati dalle gallerie e cominciano ad avere un mercato primario e in alcuni casi secondario. Gli artisti esclusi sono quelli senza rappresentanza n\u00e9 sbocchi sul mercato, ovvero tutti gli artisti rimanenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[12] Nella fattispecie l\u2019indice assumer\u00e0 la forma:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">dove <em>G<\/em> \u00e8 il valore dell\u2019indice, <em>n<\/em> \u00e8 il numero degli artisti,<em> m<\/em> \u00e8 il numero dei musei e delle istituzioni pubbliche, <em>g<sub>i<\/sub><\/em> \u00e8 il numero di giorni espositivi per ogni singolo artista in istituzioni pubbliche raggruppate per queste ultime, <em>v<sub>i<\/sub><\/em> \u00e8 il fattore di ponderazione dell\u2019istituzione sulla base delle visite medie giornaliere, <em>i<\/em> rappresenta l\u2019indice rappresentativo dei singoli artisti in ordine non decrescente e <em>k<\/em> rappresenta l\u2019indice rappresentativo dei singoli musei e istituzioni pubbliche in ordine non decrescente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(di Marco Guenzi) Negli ultimi articoli si \u00e8 avuto modo di analizzare la problematica dell\u2019efficienza del mercato dell\u2019arte contemporanea sia come bene di consumo che come forma di investimento. 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