{"id":6039,"date":"2015-03-01T00:16:44","date_gmt":"2015-02-28T23:16:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.economiaediritto.it\/?p=6039"},"modified":"2015-03-01T00:16:44","modified_gmt":"2015-02-28T23:16:44","slug":"alla-ricerca-del-valore-nella-storia-del-pensiero-economico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/alla-ricerca-del-valore-nella-storia-del-pensiero-economico\/","title":{"rendered":"Alla ricerca del &#8216;valore&#8217; nella storia del pensiero economico"},"content":{"rendered":"<p><strong>(di Alessio Abbate)<\/strong><\/p>\n<ol>\n<li>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Premessa<\/strong><a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\"><strong>*<\/strong><\/a><\/p>\n<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <em>marketing<\/em>, cos\u00ec come la finanza aziendale, \u00e8 incentrato sul concetto di \u2018valore\u2019. Si parla di \u2018creazione di valore per il cliente\u2019 piuttosto che di \u2018stima del valore dell\u2019impresa\u2019. Non esiste un concetto univoco di valore. Si pensi al valore della marca (<em>brand equity<\/em>): anche questo pu\u00f2 differire molto in base al punto di vista dell\u2019analisi. Una marca potrebbe avere uno scarso valore per il (singolo) cliente e tuttavia generare elevati volumi di vendita, creando cos\u00ec valore per l\u2019azienda che la commercializza. Allo stesso modo, il valore contabile di un\u2019azienda \u00e8 diverso dal valore economico della stessa. E il valore creato da un\u2019azienda, o quello percepito dal singolo cliente, aggiunge valore anche all\u2019intera economia? Che cosa \u00e8, in effetti, il valore? Il prezzo dei beni riflette sempre il loro valore?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le definizioni di valore proposte dagli economisti nel corso di quattro secoli sono tutt\u2019altro che univoche e possono essere essenzialmente ricondotte a due grandi sistemi di pensiero: quello classico e quello neoclassico<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[1]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo articolo sono descritte sinteticamente le principali teorie del valore proposte nella storia del pensiero economico, a partire dai mercantilisti fino ai teorici dei modelli di accumulazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 ovvio che la seguente trattazione non pu\u00f2 considerarsi esaustiva, essendo la teoria del valore il principio base su cui si fonda l\u2019intera scienza economica<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[2]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella ferma convinzione che \u2018ogni conoscenza della realt\u00e0 culturale [\u2026] (sia) sempre una conoscenza da particolari punti di vista<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\"><em><strong>[3]<\/strong><\/em><\/a>\u2019, il proposito di questo articolo \u00e8 fornire un giudizio di coerenza interna per ciascuna teoria, o gruppo di teorie, evidenziandone i principali pregi e limiti nell\u2019ambito del \u2018paradigma culturale\u2019 di riferimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019articolo si termina dunque con l\u2019analisi del particolare punto di vista che accomuna ciascun gruppo di teorie.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"2\">\n<li><strong>Il Mercantilismo<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\"><strong>[4]<\/strong><\/a><\/strong><strong><br \/>\n<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">I primi, sia pur frammentati e non formalizzati, tentativi di analisi sistematica del capitalismo (commerciale) possono essere ricondotti alle figure dei grandi mercanti che nel sec. XVII dominavano l\u2019economia dei paesi colonialisti in una societ\u00e0 caratterizzata da una forte struttura gerarchica, e che, per diletto o in quanto consulenti delle grandi compagnie commerciali, scrivevano precetti e raccomandazioni di politica economica rivolte ai capi degli Stati nazionali<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[5]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le teorie mercantilistiche avevano, tuttavia, un fine extraeconomico: la descrizione della potenza dello Stato nazionale come diretta conseguenza dell\u2019accumulazione di <em>ricchezza<\/em> (reale o monetaria).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La ricchezza (merci, beni, tesoro e oro) era vista dai mercantilisti come una quantit\u00e0 determinata (un fondo di valori): gli Stati nazionali competevano per aggiudicarsi la fetta pi\u00f9 grossa della torta. L\u2019arricchimento era il risultato di uno scambio diseguale con i Paesi sottosviluppati, basato sulla colonizzazione e, quindi, sull\u2019imposizione di clausole vessatorie che assicuravano lavoro (schiavi), merci e metalli preziosi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I mercantilisti osservarono che la moneta non era \u2018neutrale\u2019 nei confronti dell\u2019economia reale, perch\u00e9 poteva avere un influsso sui prezzi e perch\u00e9 aveva la capacit\u00e0 di conservare, accrescere e trasferire il valore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I mercantilisti, tuttavia, confusero i calcoli economici del singolo individuo (livello microeconomico) con quelli dell\u2019intero sistema produttivo (livello macroeconomico).<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"3\">\n<li><strong> La Fisiocrazia<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\"><strong>[6]<\/strong><\/a><\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">I precursori del pensiero fisiocratico furono senza dubbio Petty \u2013 che nel libro l\u2019Aritmetica Politica (1690) propose un metodo espresso in termini di \u2018numero, peso e misura\u2019 &#8211; e Cantillon<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2013 che rilev\u00f2 la necessit\u00e0 di privilegiare la produzione rispetto allo scambio, i valori d&#8217;uso rispetto ai valori di scambio, gli aspetti reali rispetto a quelli monetari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I fisiocrati erano un gruppo di studiosi vissuti in Francia verso la met\u00e0 del sec. XVIII.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quel contesto, caratterizzato da una struttura economica essenzialmente agricola, essi svilupparono un concetto di valore che sarebbe poi divenuto centrale nell\u2019analisi economica: quello di prodotto netto<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[7]<\/a>, la cui caratteristica fondamentale era che esso si formava soltanto in agricoltura. Il prodotto netto, quindi, era definito come la parte della produzione eccedente la ricostituzione dei mezzi di produzione e dei mezzi di sussistenza di quanti, con il proprio lavoro, avessero creato il prodotto medesimo. L\u2019espressione \u2018parte della produzione\u2019 sottintende che il prodotto netto era espresso in termini materiali, cio\u00e8 di \u2018cose\u2019, e non di valore in senso proprio<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[8]<\/a>. E\u2019 per questo motivo che il prodotto netto si formava, secondo i fisiocrati, solo in agricoltura, dove le \u2018cose\u2019 possono ritenersi sufficientemente omogenee e dove si pu\u00f2 avere un accrescimento, e non una trasformazione di materia come nelle altre attivit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I fisiocrati consideravano la societ\u00e0 tripartita in: proprietari fondiari (identificati, cio\u00e8 confusi, con i capitalisti), lavoratori agricoli salariati (che sono lavoratori produttivi), e lavoratori non agricoli (lavoratori sterili). Il prodotto netto confluiva o, meglio, si identificava con la rendita dei proprietari fondiari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo schema fisiocratico, formalizzato da Quesnay nel <em>Tableau \u00e9conomique<\/em> del 1758, cade tuttavia in contraddizione laddove tra i beni usati dai lavoratori produttivi figurano dei manufatti prodotti dai lavoratori sterili.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"4\">\n<li><strong> Adam Smith<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\"><strong>[9]<\/strong><\/a><\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con Adam Smith si apre il periodo dell\u2019economia classica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il contesto storico di riferimento \u00e8 quello di un paese in corso di industrializzazione: l\u2019Inghilterra alla fine dell\u2019XVIII secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Smith si rese conto che il prodotto netto non poteva derivare esclusivamente dall\u2019agricoltura, come sostenevano i fisiocrati, ma derivava anche e soprattutto dalla manifattura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I temi centrali dell\u2019analisi del valore smithiana possono essere sintetizzati come segue:<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li>a) la produttivit\u00e0 del lavoro discende dalla divisione del lavoro;<\/li>\n<li>b) la struttura sociale dell\u2019economia capitalistica pu\u00f2 essere rappresentata con riferimento a tre classi fondamentali: 1) i lavoratori produttivi, il cui prodotto, attraverso i vantaggi apportati dalla divisione del lavoro, contiene un sovrappi\u00f9 capace di sostenere anche le altre classi; 2) i proprietari fondiari che, attraverso la percezione della rendita, si appropriano di parte del prodotto netto; 3) i capitalisti che, attraverso la percezione del profitto, si appropriano della parte restante del prodotto netto; 4) i \u2018lavoratori improduttivi\u2019, cio\u00e8 i domestici, i militari, i musicisti e altri cos\u00ec definiti perch\u00e9 consumatori puri di ricchezza;<\/li>\n<li>c) Il valore delle merci pu\u00f2 essere inteso sia in termini di valore d\u2019uso, sia di valore di scambio<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[10]<\/a>. Il valore d&#8217;uso dipende da una valutazione individuale; il valore di scambio, invece, costituisce un requisito oggettivo: si tratta, in breve, del potere di acquisto di una merce sopra un\u2019altra (la capacit\u00e0 di procurare ricchezza, cio\u00e8 valore d\u2019uso), tradotto sul mercato dal cosiddetto prezzo reale, cos\u00ec definito in contrapposizione alla sua espressione monetaria (prezzo nominale). Il prezzo nominale non \u00e8 in grado di rappresentare il valore reale di una merce, in quanto le merci \u2018si acquistano originariamente\u2019 con il lavoro;<\/li>\n<li>d) in una societ\u00e0 mercantile semplice la ricchezza di ogni individuo \u00e8 la somma dei valori d\u2019uso che sono a sua disposizione: la propriet\u00e0 dell\u2019intero prodotto \u00e8 del lavoratore; il valore (di scambio) di una merce, per un individuo che non abbia intenzione di consumarla, \u00e8 dato dal lavoro altrui che quella merce \u00e8 in grado di \u2018comandare\u2019 sul mercato. In una societ\u00e0 capitalistica, invece, lo stesso lavoro \u00e8 venduto come merce: il prodotto scaturisce dal mero lavoro del lavoratore, ma la propriet\u00e0 del prodotto \u00e8 suddivisa (cio\u00e8, si distribuisce) fra il lavoratore (salario), il capitalista (profitto) e il proprietario fondiario (rendita).<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si osservi, tuttavia, che nella teoria del valore smithiana \u00e8 insita una contraddizione, che costituir\u00e0 il punto di partenza dello sviluppo dei due principali approcci successivi alla teoria del valore: quello di Marx e quello dei teorici neoclassici. Smith, infatti, sostiene anche che: \u2018salario, profitto e rendita sono le tre fonti originarie di ogni reddito, cos\u00ec come di ogni valore di scambio<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[11]<\/a>\u2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al di l\u00e0 di questa ambiguit\u00e0 teorica, \u2018ci\u00f2 che Smith non vede molto bene \u00e8 che il rapporto in cui gli individui entrano tra di loro come operai facenti parte d\u2019un medesimo processo produttivo, a differenza del rapporto di scambio tra produttori indipendenti, non \u00e8 un rapporto sociale, ma \u00e8 un rapporto tecnico, e che in questo caso il rapporto sociale vero e proprio, da cui quello tecnico discende, \u00e8 il rapporto salariale, il rapporto cio\u00e8 tra operaio e capitalista, che si svolge attraverso la compra-vendita della forza-lavoro<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[12]<\/a>\u2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; padding-left: 30px;\"><strong>5. Jean Baptiste Say<a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\">[13]<\/a><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Say il concetto di valore \u00e8 un dato oggettivo, in quanto espresso in termini di scambio<a href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\">[14]<\/a>: \u00e8 \u2018la quantit\u00e0 delle cose che si possono ottenere, dal momento che sono desiderate, in cambio della cosa di cui ci si vuole disfare<a href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\">[15]<\/a>\u2019. Lo scambio avviene quando, per entrambi gli individui, l\u2019utilit\u00e0 (soggettiva) del bene che si acquisisce eccede il costo del bene che si cede.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La misura del valore di una \u2018cosa\u2019 \u00e8 determinata dall\u2019eccedenza dell\u2019utilit\u00e0 (oggettiva) contenuta nei beni che si possono ottenere con la vendita della stessa cosa sui costi di produzione di essa. Questi ultimi fissano, quindi, il limite inferiore della misura del valore di un bene: in un\u2019ipotesi di prezzo di mercato inferiore al livello dei costi, infatti, il bene non sarebbe pi\u00f9 prodotto, per cui diverrebbe raro e, quindi, riacquisterebbe valore attraverso un prezzo maggiore o uguale al livello dei costi. \u2018Se per\u00f2 ben si riflette egli (Say) rovesci\u00f2 semplicemente il problema della determinazione del valore facendo dipendere non pi\u00f9 i prezzi dal valore, ma il valore dai prezzi e dando a questi solo un limite minimo di variabilit\u00e0. Era, infatti, dall\u2019altezza dei prezzi che si potevano desumere, a posteriori, i valori<a href=\"#_ftn17\" name=\"_ftnref17\">[16]<\/a>\u2019.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"6\">\n<li><strong> Thomas Malthus<a href=\"#_ftn18\" name=\"_ftnref18\"><strong>[17]<\/strong><\/a><\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019analisi del valore in Malthus, che riprende la distinzione smithiana fra lavoratori produttivi e improduttivi, \u00e8 condotta su due distinti livelli d\u2019indagine: 1) l\u2019individuazione delle cause del valore, che scaturiscono dai vincoli alla produzione (lavoro contenuto); 2) l\u2019individuazione delle cause della ragione di scambio fra due beni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il lavoro contenuto non poteva, secondo Malthus, misurare il valore, sia a causa della lunghezza del tempo intercorrente tra l\u2019erogazione del lavoro e l\u2019ottenimento del prodotto, sia per la mancanza di un legame immediato tra la quantit\u00e0 di lavoro erogato e il profitto richiesto (che per ogni prodotto \u00e8 proporzionato al capitale anticipato). Le cause della ragione di scambio vanno ricercate piuttosto nel \u2018gioco\u2019 della domanda e dell\u2019offerta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il profitto \u00e8 la differenza fra il lavoro che si comanda nello scambio e il lavoro che si utilizza nella produzione: i beni acquistano valore quando i guadagni della vendita eccedono i costi di produzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I limiti della teoria del valore di Malthus possono essere essenzialmente ricondotti ad un\u2019erronea individuazione dei fattori d\u2019instabilit\u00e0 del sistema economico: da un lato i lavoratori improduttivi, che si limiterebbero a consumare il prodotto; dall\u2019altro i risparmiatori che non consentirebbero la chiusura del circuito monetario. Malthus, dunque, non considerava la possibilit\u00e0 di effettuare investimenti.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"7\">\n<li><strong> David Ricardo<a href=\"#_ftn19\" name=\"_ftnref19\"><strong>[18]<\/strong><\/a><\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per Ricardo la societ\u00e0 ha una struttura capitalistica la cui categoria centrale \u00e8 il saggio di profitto. La teoria ricardiana del valore pu\u00f2 essere cos\u00ec sintetizzata:<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li>a) Ricardo condivide e approfondisce uno dei due lati della contraddizione teorica smithiana evidenziata precedentemente: il modo in cui il valore si genera \u00e8 una cosa del tutto distinta dal modo in cui il valore si distribuisce;<\/li>\n<li>b) l\u2019utilit\u00e0 non ha alcuna influenza sul valore di scambio;<\/li>\n<li>c) i beni possono essere suddivisi in due grandi macro-categorie: 1) i beni rari, la cui quantit\u00e0 non pu\u00f2 essere aumentata con il lavoro e il cui valore di scambio \u00e8 funzione della scarsit\u00e0 e dell\u2019intensit\u00e0 del desiderio di chi vuole accaparrarseli; 2) i beni riproducibili con il lavoro, il cui valore \u00e8 funzione della quantit\u00e0 di lavoro necessario per produrli. Ricardo, dunque, critica la teoria di Smith circa l\u2019incapacit\u00e0 del lavoro contenuto di determinare i valori di scambio: i rapporti in base ai quali le merci si scambiano derivano dai rapporti tra le quantit\u00e0 di lavoro oggettivate nelle merci stesse<a href=\"#_ftn20\" name=\"_ftnref20\">[19]<\/a>.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un secondo momento Ricardo si rese conto che il valore delle merci non dipendeva unicamente dalla quantit\u00e0 di lavoro in esse oggettivate, ma dipendeva altres\u00ec dal valore del lavoro stesso<a href=\"#_ftn21\" name=\"_ftnref21\">[20]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I limiti della teoria ricardiana del valore-lavoro sono stati ampiamente evidenziati, per motivi diversi, da Bailey, da Torrens, e da Marx<a href=\"#_ftn22\" name=\"_ftnref22\">[21]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bailey critic\u00f2 in Ricardo il riferimento ad un concetto di valore assoluto (cio\u00e8 indipendente dalla relazione fra le merci), mentre il concetto di valore andava correttamente espresso in termini relativi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per Torrens, invece, il valore di scambio era determinato dal capitale e non dal lavoro: bisognava ridurre il lavoro in capitale (e non il capitale in lavoro) perch\u00e9 ci\u00f2 che contava nella prospettiva del capitalista era il costo di produzione indipendentemente dall\u2019origine della spesa (salario, materie prime o macchinari).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo Marx il motivo per cui Ricardo non estese in maniera rigorosa la teoria del valore al lavoro risiedeva nella mancata comprensione del vero oggetto di scambio tra il capitalista e il lavoratore (operaio): la forza-lavoro (non il lavoro, in quanto tale).<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"8\">\n<li><strong> Marx<a href=\"#_ftn23\" name=\"_ftnref23\"><strong>[22]<\/strong><\/a><\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per Marx \u2018un valore d\u2019uso o bene ha valore soltanto perch\u00e9 in esso viene oggettivizzato o materializzato lavoro astrattamente umano<a href=\"#_ftn24\" name=\"_ftnref24\">[23]<\/a>\u2019. Nell\u2019economia capitalistica, che per Marx \u00e8 un modo di produzione storicamente determinato, il valore non \u00e8 altro che l\u2019espressione di una contraddizione tra lavoro e capitale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In particolare, per superare i limiti delle teorie del valore di Smith e Ricardo, Marx volle risolvere il problema dell\u2019origine del profitto. Il punto di partenza era costituito dall\u2019analisi dello scambio: oggetto di scambio tra il capitalista e l\u2019operaio \u00e8 la forza-lavoro (capacit\u00e0 di lavoro) dell\u2019operaio stesso, non il lavoro come tale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019intero processo capitalistico, secondo Marx, si regge su questo scambio, che \u00e8 uno scambio diseguale o tra non equivalenti, nel senso che il lavoro prestato dall\u2019operaio in un determinato lasso di tempo eccede il lavoro incorporato nei mezzi di sussistenza consumati dallo stesso operaio nel medesimo arco temporale. In altri termini, l\u2019operaio produce un valore maggiore del valore della sua capacit\u00e0 di lavoro e questa eccedenza, che \u00e8 alla base del profitto, \u00e8 definita da Marx plusvalore. E\u2019 in questo senso che Marx, per definire il profitto, parla di un valore in termini di rapporto contraddittorio fra capitale e lavoro: il capitale \u00e8 un risultato (un prodotto) del lavoro, ma al tempo stesso il lavoro (in quanto capitale variabile) \u00e8 un risultato (una parte) del capitale stesso<a href=\"#_ftn25\" name=\"_ftnref25\">[24]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Considerando l\u2019aspetto qualitativo, piuttosto che quello quantitativo, della teoria di Marx, \u2018se lo scopo della teoria del valore \u00e8 quello di evidenziare i rapporti sociali esistenti dietro lo scambio [\u2026] \u00e8 sufficiente assumere come ipotesi che i valori non siano altro che \u2018cristalli di lavoro\u2019 per scoprire la natura dello sfruttamento<a href=\"#_ftn26\" name=\"_ftnref26\">[25]<\/a>\u2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In conclusione, Marx perviene ad una spiegazione logica (accettata da alcuni e rinnegata da altri) del sovrappi\u00f9 (plusvalore), ovvero della causa del valore. Se si considera l&#8217;aspetto qualitativo della teoria del valore di Marx, essa appare dunque contraddistinta da un\u2019indiscutibile logica interna; se si considera, invece, l&#8217;aspetto quantitativo (il processo di \u2018trasformazione\u2019), secondo parte della letteratura, Marx non \u00e8 riuscito ad individuare la misura del valore.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"9\">\n<li><strong> Walras e Bohm-Bawerk: l\u2019equilibrio economico generale<a href=\"#_ftn27\" name=\"_ftnref27\"><strong>[26]<\/strong><\/a><\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">I principali teorici marginalisti furono sicuramente Jevons, Menger e Walras.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Jevons svilupp\u00f2 il metodo matematico nell\u2019elaborazione e nello sviluppo dell\u2019apparato analitico dell\u2019economia politica e individu\u00f2 nel consumo il punto di partenza dell\u2019indagine economica. Il suo contributo principale alla teoria del valore fu l\u2019introduzione del concetto di utilit\u00e0 marginale come \u2018ponte\u2019 fra l\u2019utilit\u00e0 (soggettiva) e il valore (oggettivo).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Menger diede voce al pensiero prevalente dell\u2019epoca, che vedeva l\u2019utilit\u00e0 come \u2018l\u2019attitudine di un bene a soddisfare un umano bisogno<a href=\"#_ftn28\" name=\"_ftnref28\">[27]<\/a>\u2019 e definiva il valore in termini di scarsit\u00e0 relativa, a partire dal rapporto tra beni e bisogni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Walras defin\u00ec la rarit\u00e0 di una cosa in termini di contemporanea presenza di due caratteristiche: l\u2019utilit\u00e0 e la limitatezza. Egli, inoltre, generalizz\u00f2 ad un sistema economico le conclusioni cui era pervenuta la teoria neoclassica per il caso di un soggetto isolato<a href=\"#_ftn29\" name=\"_ftnref29\">[28]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Walras classific\u00f2 gli elementi che compongono la \u2018ricchezza sociale\u2019 in due macro-categorie:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1) i beni che si impiegano pi\u00f9 di una volta (capitali), suddivisibili ulteriormente da un lato in capitali suscettibili di essere oggetto di scambio e quindi di avere un prezzo (risorse naturali e capitali propriamente detti), e dall\u2019altro lato in capitali in cui il prezzo pu\u00f2 essere attribuito soltanto ai servizi che ne scaturiscono (capacit\u00e0 personali); 2) i beni che si impiegano una volta sola (redditi), suddivisibili ulteriormente in beni di consumo, beni intermedi e servizi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul mercato sono presenti quattro tipi di soggetti: i detentori di risorse naturali (proprietari fondiari), i detentori di capacit\u00e0 personali (lavoratori), i possessori di capitali propriamente detti (capitalisti), e i soggetti in grado di combinare, assieme ai beni intermedi, i servizi che scaturiscono dai tre tipi di capitali precedenti (imprenditori).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sotto determinate condizioni<a href=\"#_ftn30\" name=\"_ftnref30\">[29]<\/a>, Walras pervenne ad una rappresentazione del processo economico attraverso un sistema di equazioni algebriche che descrive l\u2019equilibrio economico generale. Si tratta di un equilibrio dei prezzi, intesi come rapporti di scambio tra beni e servizi: essi possono essere interpretati come rapporti di equivalenza economica (sia tecnologica che soggettiva) fra due beni, cio\u00e8 in termini di valori<a href=\"#_ftn31\" name=\"_ftnref31\">[30]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La contraddizione insita nella teoria neo-classica del valore consiste nell\u2019ipotesi di unicit\u00e0 del saggio di rendimento dei vari capitali. Condizione che non pu\u00f2 essere soddisfatta, dal momento che i capitali propriamente detti, a differenza degli altri capitali (risorse naturali e capacit\u00e0 personali), non sono originari, bens\u00ec prodotti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 a partire da questa contraddizione che Bohm-Bawerk svilupp\u00f2 una teoria volta a ridurre il capitale (mezzi di produzione) al lavoro (risorsa originaria) che nei periodi antecedenti quello corrente era stato impiegato nella produzione di quei mezzi. Egli tenne in considerazione\u2013 a differenza di quanto avevano fatto Ricardo e Marx \u2013 tutti i periodi di investimento delle singole frazioni di quantit\u00e0 di lavoro (rispetto al totale), e precis\u00f2 che il contributo dato al valore del prodotto dal lavoro indiretto \u00e8 superiore al contributo fornito dal valore diretto, a ragione dell\u2019interesse cui darebbe \u2018psicologicamente\u2019 diritto il risparmio per la rinuncia a una disponibilit\u00e0 presente di ricchezza contro una disponibilit\u00e0 futura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche questa \u2018versione\u2019 di equilibrio economico generale conduce, tuttavia, ad un circolo vizioso: essa necessita, infatti, della definizione di un periodo medio, assunto come dato, in grado di misurare la quantit\u00e0 di capitale. Quantit\u00e0 che per\u00f2 verrebbe a dipendere da tutte le altre variabili del sistema (in particolare dal saggio d\u2019interesse), per cui non sarebbe pi\u00f9 un dato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In definitiva, la circolarit\u00e0 delle teorie di Walras e di Bohm-Bawerk \u00e8 una diretta conseguenza della concezione contradditoria del capitale, gi\u00e0 evidenziata da Marx: il capitale si configura, da un lato come un concetto unitario all\u2019origine del saggio d\u2019interesse (saggio generale del profitto in Marx), ma al tempo stesso esso \u00e8 un insieme frantumato in ogni singola parte (somma di capitali).<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"10\">\n<li><strong> I modelli di accumulazione<a href=\"#_ftn32\" name=\"_ftnref32\"><strong>[31]<\/strong><\/a> <\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi modelli, sviluppati nella prima met\u00e0 del \u2018900<a href=\"#_ftn33\" name=\"_ftnref33\">[32]<\/a>, vedono il capitale come fine a se stesso: esso \u00e8 il punto di inizio, ma anche il punto d\u2019arrivo del processo produttivo (e non \u00e8 un fattore originario).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel modello della crescita quantitativa di Von Neumann gli <em>input<\/em> del periodo \u2018n\u2019 sono gli <em>output<\/em> del periodo \u2018n-1\u2019: il mezzo \u00e8 omogeneo al fine e il saggio di profitto, in un regime di concorrenza, coincide con il saggio di espansione. Il prodotto netto di ogni periodo \u00e8 reinvestito nel periodo successivo, cosicch\u00e9 la crescita risulta bilanciata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa ultima ipotesi rende tuttavia il modello non applicabile alla realt\u00e0, in quanto esso non \u00e8 in grado di spiegare la maggiore velocit\u00e0 di crescita di alcuni settori rispetto ad altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0, il limite pi\u00f9 forte del modello sta nel fatto che esso non prevede la possibilit\u00e0 di innovazione tecnologica (responsabile della velocit\u00e0 di crescita dei settori).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 in questo senso che si sviluppa la teoria di Schumpeter dell\u2019innovazione come fonte del profitto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In definitiva, i modelli di accumulazione presentano la seguente duplice caratteristica: da un lato hanno alla base un concetto robbinsoniano di economia come scienza della scarsit\u00e0, dall\u2019altro sono modelli di produzione circolari alla stregua del modello ricardiano<a href=\"#_ftn34\" name=\"_ftnref34\">[33]<\/a>. Essi contengono, cio\u00e8, un concetto di valore ricollegato a quello di Marx: i prodotti sono anche mezzi di produzione.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"11\">\n<li><strong> Conclusioni<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le teorie del valore costituirono il tema centrale di riflessione nel periodo classico della storia dell\u2019analisi economica. Successivamente, esse vennero considerate dai teorici neoclassici (e forse ancora oggi) una mera questione accademica<a href=\"#_ftn35\" name=\"_ftnref35\">[34]<\/a>: pur essendo ritenute il fondamento scientifico dell\u2019economia, la recente analisi economica \u00e8 pervenuta ad una teoria dei prezzi prescindendo dalle teorie del valore e dal concetto stesso di valore, considerando quest\u2019ultimo in termini di utilit\u00e0<a href=\"#_ftn36\" name=\"_ftnref36\">[35]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per capire le ragioni che hanno indotto, da un lato gli economisti classici a ricercare le cause del valore dei beni andando oltre i prezzi e, dall\u2019altro i motivi che hanno spinto i teorici neoclassici ad abbandonare questo tipo d\u2019impostazione, \u00e8 necessario collocare i due sistemi di pensiero all\u2019interno dei rispettivi \u2018paradigmi culturali\u2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo articolo si termina, dunque, con l\u2019individuazione del paradigma classico e di quello neoclassico.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li><strong>a) Il paradigma culturale dei classici<a href=\"#_ftn37\" name=\"_ftnref37\"><strong>[36]<\/strong><\/a> <\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il periodo classico ricopre un arco temporale che coincide all\u2019incirca con il XIX secolo. Gli economisti di quel periodo erano prevalentemente inglesi. Lo scenario che essi avevano di fronte era, dunque, quello della rivoluzione industriale inglese (agli albori, per Smith). La struttura sociale dell\u2019economia capitalistica era caratterizzata dalla presenza di soggetti appartenenti a classi distinte, i cui interessi erano sostanzialmente contrapposti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo schema analitico che ne deriv\u00f2 colse necessariamente le diversit\u00e0 delle classi sociali e quindi dei soggetti economici che vi appartenevano, i quali furono analizzati, nei loro scopi e atteggiamenti, in base al tipo di reddito percepito. Inoltre, la tripartizione della societ\u00e0 in lavoratori produttivi, proprietari fondiari e capitalisti, mantenne fuori dall\u2019analisi i redditi e i soggetti appartenenti al settore dei servizi e a quello pubblico. Del resto, la visione del capitale come un insieme di beni materiali riproducibili qualificava inevitabilmente come \u2018non produttivi\u2019 tutti i lavoratori che fornivano servizi. Infine, la costante preoccupazione per la ricostituzione del capitale fisso e del capitale circolante comportava la ricerca delle determinanti dei costi di produzione (fattori originari) e quindi dei \u2018prezzi naturali\u2019 o valori, rispetto ai prezzi di mercato.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li><strong>b) Il paradigma culturale dei neoclassici<a href=\"#_ftn38\" name=\"_ftnref38\"><strong>[37]<\/strong><\/a><\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come anticipato, i problemi aperti sulla teoria del valore, lasciati dalla teoria classica del valore-lavoro, furono completamente ignorati con la \u2018rivoluzione marginalista\u2019, che avvenne tra la fine del secolo XIX e l\u2019inizio del XX . Gli anni compresi fra il 1870 e il 1900 furono ricordati dagli storici dell\u2019economia come quelli della \u2018grande depressione\u2019. L\u2019attenzione degli economisti si spost\u00f2 inevitabilmente dal momento della produzione e dall\u2019analisi del lungo periodo al momento della circolazione e ai problemi congiunturali di breve periodo, in particolare all\u2019equilibrio dei mercati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nuovo paradigma si svilupp\u00f2 a partire dalle considerazioni di Senior e Robbins.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per indagare il legame tra capitale e valore, Senior introdusse un fattore originario diverso dal lavoro: l\u2019astinenza. La distribuzione del reddito divenne, cos\u00ec, simmetrica, nel senso che l\u2019astinenza stava al profitto come il lavoro stava al salario. Ci\u00f2 comportava la negazione del concetto classico di \u2018prodotto netto\u2019, nel senso che \u2018ogni quota distributiva, cio\u00e8 tanto il salario quanto il profitto, diventa il valore di un contributo produttivo specifico, e la distribuzione del prodotto non \u00e8 pi\u00f9 il risultato del rapporto di forza tra classi sociali antagonistiche, ma risulta governata da una legge economica determinata<a href=\"#_ftn39\" name=\"_ftnref39\">[38]<\/a>\u2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si svilupp\u00f2 quindi l\u2019opportunit\u00e0 di una nuova teoria economica che, rifiutando il concetto di prodotto netto, potesse stabilire una simmetria fra il reddito dei diversi soggetti economici e il prezzo pagato per i fattori produttivi di cui ognuno di essi era proprietario. In questo modo, il possesso di risorse tecnologicamente differenti, e non l\u2019appartenenza a classi storicamente determinate, sarebbe stato in grado di spiegare la distinzione fra i soggetti economici. Questa teoria, in altri termini, doveva dare alla scienza economica un carattere universale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo senso, Robbins forn\u00ec una definizione analitica di scienza economica: \u2018L\u2019economica \u00e8 la scienza che studia la condotta umana in quanto sia una relazione tra scopi e mezzi scarsi applicabili a usi alternativi<a href=\"#_ftn40\" name=\"_ftnref40\">[39]<\/a>\u2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel paradigma neoclassico, allora, il valore non \u00e8 pi\u00f9 &#8211; come in Smith o in Marx &#8211; legato esclusivamente allo scambio in quanto categoria mercantile: lo scambio \u00e8 solo uno dei modi in cui il valore pu\u00f2 manifestarsi.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li><strong>c) Il paradigma culturale del XXI secolo<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siamo ancora nel paradigma culturale neoclassico o abbiamo bisogno di una nuova teoria del valore? Informatica e telecomunicazioni sono state le \u2018materie prime\u2019 di una terza rivoluzione industriale e la crisi dei mercati finanziari mondiali del 2008 ha testimoniato i rischi connessi alla dipendenza dell\u2019economia reale dalla finanza. La crisi finanziaria del 2008 (e la conseguente crisi economica) \u00e8 un fenomeno ben diverso dalla grande depressione del 1929. Tra le cause macroeconomiche spiccano le differenze tra flussi di capitali tra economie emergenti ed economie industriali, i bassi tassi di interesse reali e la produzione di strumenti finanziari dal prezzo errato rispetto all\u2019effettivo \u2018valore\u2019. Di conseguenza, le banche hanno ridotto l\u2019erogazione del credito, nell\u2019impossibilit\u00e0 di valutare adeguatamente le attivit\u00e0 in portafoglio. Si pensi, inoltre, a quante agenzie di <em>rating<\/em> nel corso della crisi hanno contribuito alla creazione di rischio sistemico attraverso la pubblicazione di <em>rating<\/em> erroneamente elevati. Uno degli obiettivi di Basilea 3 \u00e8 quello di colmare le lacune del sistema bancario nelle tecniche utilizzate per la misurazione e la gestione dei rischi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sembrerebbe quindi che il <em>focus<\/em> degli economisti si sia spostato adesso sulla ricerca dell\u2019equilibrio dei mercati finanziari attraverso la corretta valutazione di attivit\u00e0 e rischi. Torna quindi a emergere il concetto di valutazione e di \u2018valore\u2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In conclusione, la globalizzazione finanziaria mette in discussione le basi della \u2018legge economica determinata\u2019 che governerebbe la distribuzione del prodotto nel paradigma neoclassico. La velocizzazione delle informazioni e la \u2018finanziarizzazione\u2019 dell\u2019economia suggerirebbero che \u00e8 arrivato il momento di chiedersi se esiste una \u2018teoria del valore\u2019 adatta al paradigma culturale di oggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-decoration: underline;\">Note<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">*<\/a>Gli spunti critici contenuti nel presente articolo, eccetto l\u2019ultimo paragrafo, vanno attribuiti a C. Napoleoni e a E. Zagari, i cui testi &#8211; entrambi citati nel seguito &#8211; hanno guidato l\u2019impostazione e i contenuti di questo sforzo di sintesi. Naturalmente la responsabilit\u00e0 di tali contenuti e degli eventuali errori o omissioni \u00e8 esclusivamente dell\u2019autore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[1]<\/a> Per comprendere il punto di partenza della teoria classica e l\u2019evoluzione della teoria neoclassica, e per fornire una visione ampia delle teorie del valore, saranno esaminate anche le teorie antecedenti quella classica (mercantilisti e fisiocrati) e le teorie successive a quella neoclassica (modelli di accumulazione).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[2]<\/a> C. Napoleoni, <em>Il Valore<\/em>, Oscar Studio Mondatori, Milano, 1982, p. 7.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[3]<\/a> M. Weber, <em>L\u2019oggettivit\u00e0 conoscitiva della scienza sociale e della politica sociale<\/em> in <em>Il metodo delle scienze sociali<\/em>, Einaudi, Torino, 1958, p. 97.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[4]<\/a> Per approfondimenti sulle tematiche affrontate in questo paragrafo, cfr. E. Zagari, <em>Storia dell\u2019economia politica \u2013 dai mercantilisti a Marx<\/em>, Giappichelli, Torino,1991 p. 39 e ss.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[5]<\/a> Nei secoli precedenti non si riscontra la presenza di \u201csistemi unitari di pensiero\u201d, ma soltanto di grandi pensatori isolati (come Platone, Aristotele o Tommaso d\u2019Aquino).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[6]<\/a> Per approfondimenti sulle tematiche affrontate in questo paragrafo, cfr. (in particolare, per i precursori dei fisiocrati) E. Zagari, <em>op. cit.<\/em>, p. 88 e ss.; C. Napoleoni, <em>op. cit<\/em>., p. 12 e ss.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[7]<\/a> o plus-prodotto, o sovrappi\u00f9 (<em>surplus<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[8]<\/a> I fisiocrati dunque non svilupparono una vera e propria teoria del valore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[9]<\/a> Per approfondimenti sulle tematiche affrontate in questo paragrafo, cfr. A. Smith, <em>Indagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni<\/em>, a cura di F. Batoli, C. Camporesi e S. Caruso, ISEDI, Milano 1973; C. Napoleoni, <em>op. cit<\/em>., p. 21 e ss.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[10]<\/a> Questa distinzione risale per\u00f2 ad Aristotele (cfr., per es., K. Marx, <em>Per la critica dell\u2019economia politica<\/em>, Editori riuniti, Roma, 1993, p. 9, in nota).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[11]<\/a> A.Smith, <em>op. cit<\/em>., p. 53.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[12]<\/a> C. Napoleoni, <em>op. cit<\/em>., p. 22.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[13]<\/a> Per approfondimenti sulle tematiche affrontate in questo paragrafo, cfr. E. Zagari, <em>op. cit<\/em>., p. 160 e ss.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[14]<\/a> Anche per J. S. Mill, il valore \u00e8 un concetto intimamente legato allo scambio e, aggiunge Mill, deve essere analizzato con riferimento a due prospettive temporali diverse: nel breve periodo, il valore di scambio va inteso come valore di mercato o corrente, determinato dalla domanda e dall\u2019offerta; nel lungo periodo, invece, il valore di scambio diviene un valore naturale o di equilibrio, determinato dal costo di produzione \u2013 somma dei valori anticipati ai lavoratori &#8211; e dal saggio medio di profitto \u2013 somma dei compensi per l\u2019astinenza dal consumo per chi aveva anticipato il capitale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[15]<\/a> Say, <em>Trattato di economia politica<\/em>, libro II, cap. I, p. 224, secondo la trad. it. del <em>Cours Complet d\u2019\u00e9conomie politique<\/em>, a cura di F. Ferrara, per la \u201cBiblioteca dell\u2019economista\u201d, prima serie, vol. VI, 1854.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref17\" name=\"_ftn17\">[16]<\/a> E. Zagari, <em>op. cit<\/em>., p. 162.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref18\" name=\"_ftn18\">[17]<\/a> Per approfondimenti sulle tematiche affrontate in questo paragrafo, cfr. E. Zagari, <em>op. cit<\/em>., p. 175 e ss.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref19\" name=\"_ftn19\">[18]<\/a> Per approfondimenti sulle tematiche affrontate in questo paragrafo, cfr. C. Napoleoni, <em>op. cit<\/em>., p. 31 e ss.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref20\" name=\"_ftn20\">[19]<\/a> Queste ultime quantit\u00e0 sono le somme delle quantit\u00e0 di lavoro prestato nell\u2019ambito del processo produttivo (lavoro diretto) e delle quantit\u00e0 di lavoro incorporato nei mezzi di produzione utilizzati (lavoro indiretto).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref21\" name=\"_ftn21\">[20]<\/a> Per risolvere questo punto egli si sforz\u00f2 di individuare una \u201cmisura invariabile del lavoro\u201d alla quale riferire tutti i valori di scambio. Questo problema \u00e8 stato risolto, in tempi recenti, da Sraffa, la cui teoria non verr\u00e0 considerata in questa sede poich\u00e9 si condivide la tesi di Napoleoni, <em>op. cit<\/em>., p. 177, secondo cui \u201clo schema di Sraffa costituisce la prima teoria dei prezzi che \u00e8 formulata totalmente al di fuori di una teoria del valore\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref22\" name=\"_ftn22\">[21]<\/a> Oltre che da un gruppo unitario di autori noti come \u2018socialisti antiricardiani\u2019, i quali non sono stati inclusi nel presente articolo poich\u00e9 non svilupparono una teoria del valore, ma si servirono del concetto di sovrappi\u00f9 per evidenziare esclusivamente l\u2019opportunit\u00e0 di una distribuzione ottimale del <em>surplus<\/em> a favore dei lavoratori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref23\" name=\"_ftn23\">[22]<\/a> Per approfondimenti sulle tematiche affrontate in questo paragrafo, cfr. E. Zagari, <em>op. cit<\/em>., p. 407 e ss.; C. Napoleoni, <em>op. cit<\/em>., p. 46 e ss.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref24\" name=\"_ftn24\">[23]<\/a> K. Marx, <em>Il Capitale<\/em>, Editori riuniti, Roma, 1970, libro I, pag. 69.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref25\" name=\"_ftn25\">[24]<\/a> In questa sede non verr\u00e0 affrontato il problema della \u2018trasformazione\u2019 secondo la successione logica \u2018valore, saggio del profitto, prezzo\u2019 perch\u00e9 si ritiene che il problema, peraltro risolto da Sraffa, sia essenzialmente matematico, laddove l\u2019aspetto pregnante della teoria del valore di Marx sembrerebbe essere quello qualitativo, piuttosto che quello quantitativo. Per un approfondimento sulla questione, cfr. C. Napoleoni, <em>op. cit<\/em>., p. 87 e ss.; E. Zagari, <em>op. cit.<\/em>, p. 386 e ss.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref26\" name=\"_ftn26\">[25]<\/a> E. Zagari, <em>op. cit.<\/em>, p. 407.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref27\" name=\"_ftn27\">[26]<\/a> Per approfondimenti sulle tematiche affrontate in questo paragrafo, cfr. C. Napoleoni, <em>op. cit<\/em>., p. 112 e ss.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref28\" name=\"_ftn28\">[27]<\/a> C. Menger, <em>Principi fondamentali di economia politica<\/em>, Laterza, Bari, 1925, p. 13.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref29\" name=\"_ftn29\">[28]<\/a> Su questo tema occorre necessariamente menzionare Marshall, il cui contributo alla teoria del valore pu\u00f2 essere sintetizzato nella distinzione fra valori \u2018correnti\u2019 o \u2018di mercato\u2019, o \u2018occasionali\u2019 (di breve periodo), e \u2018valori normali\u2019 (di lungo periodo). Cfr. A. Marshall (trad. it. a cura di A. Campolongo), <em>Principi di Economia<\/em>, Utet, Torino, 1959, passim.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref30\" name=\"_ftn30\">[29]<\/a> (mercato concorrenziale, soggetti massimizzanti, definizione dei prezzi di equilibrio a partire dall\u2019incontro tra la domanda e l\u2019offerta).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref31\" name=\"_ftn31\">[30]<\/a> In realt\u00e0 il valore, nello schema di equilibrio economico generale, pu\u00f2 essere espresso anche a prescindere dai prezzi, utilizzando il criterio paretiano (un insieme di grandezze, non confrontabili tra di loro, \u00e8 definito \u2018massimo\u2019 quando non si pu\u00f2 aumentare una di queste grandezze senza diminuirne almeno un\u2019altra) per descrivere l\u2019utilit\u00e0 di un sistema nel suo complesso. E\u2019 possibile dimostrare che il problema dell\u2019equilibrio generale presenta infinite configurazioni ottime nell\u2019allocazione delle risorse, relativamente ad una data distribuzione delle stesse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref32\" name=\"_ftn32\">[31]<\/a> Per approfondimenti sulle tematiche affrontate in questo paragrafo, cfr. C. Napoleoni, <em>op. cit<\/em>., p. 133 e ss.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref33\" name=\"_ftn33\">[32]<\/a> Keynes non si occup\u00f2 di teoria del valore. Tuttavia la sua concezione dell\u2019interesse come una sorta di rendita, di determinazione monetaria dove il capitalista \u00e8 un <em>rentier<\/em>, da un lato ebbe un influsso non indifferente sulle teorie del valore successive, dall\u2019altro avrebbe potuto essere ulteriormente sviluppata rinvenendo l\u2019esistenza di un sovrappi\u00f9 nei \u2018redditi non da lavoro\u2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref34\" name=\"_ftn34\">[33]<\/a> Si osservi che anche il modello di Von Neumann, a ben vedere, implica una ripresa del concetto classico di prodotto netto o sovrappi\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref35\" name=\"_ftn35\">[34]<\/a> In un contesto di risorse scarse, se si definisce il saggio di trasformazione del bene da produrre A rispetto al bene B come la quantit\u00e0 di A alla quale bisogna rinunciare per ottenere un\u2019unit\u00e0 aggiuntiva di B, \u00e8 ovvio che il concetto di valore \u00e8 dedotto senza alcun riferimento allo scambio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref36\" name=\"_ftn36\">[35]<\/a> Concetto che Smith aveva considerato non legato al valore, poich\u00e9 egli aveva a riferimento l&#8217;utilit\u00e0 totale e non quella marginale (l&#8217;utilit\u00e0 dell&#8217;ultimo \u201cpiccolo\u201d incremento del bene). La rarit\u00e0 delle pietre preziose, per esempio, comporta un\u2019elevata utilit\u00e0 marginale e, quindi, un prezzo elevato; al contrario, per i beni di prima necessit\u00e0 come, per esempio, il pane, la cui quantit\u00e0 a disposizione \u00e8 molto abbondante, l&#8217;utilit\u00e0 marginale \u00e8 molto piccola e con essa il prezzo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref37\" name=\"_ftn37\">[36]<\/a> Per approfondimenti sulle tematiche affrontate in questo paragrafo, cfr. E. Zagari, <em>op. cit<\/em>., p. 472 e ss.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref38\" name=\"_ftn38\">[37]<\/a> Per approfondimenti sulle tematiche affrontate in questo paragrafo, cfr. C. Napoleoni, <em>op. cit<\/em>., p. 102 e ss.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref39\" name=\"_ftn39\">[38]<\/a> C. Napoleoni, <em>op. cit<\/em>., p. 102.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref40\" name=\"_ftn40\">[39]<\/a> L. Robbins, <em>Saggio sulla natura e l\u2019importanza della scienza economica<\/em>, UTET, Torino 1947, pag. 20.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(di Alessio Abbate) Premessa* Il marketing, cos\u00ec come la finanza aziendale, \u00e8 incentrato sul concetto di \u2018valore\u2019. 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