{"id":6212,"date":"2015-04-01T00:31:53","date_gmt":"2015-03-31T22:31:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.economiaediritto.it\/?p=6212"},"modified":"2015-04-01T00:31:53","modified_gmt":"2015-03-31T22:31:53","slug":"un-ricordo-di-emil-cioran","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/un-ricordo-di-emil-cioran\/","title":{"rendered":"Un ricordo di Emil Cioran"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(di Nicola Sguera)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giusto vent\u2019anni fa, il 20 giugno del 1995 scompariva, a Parigi, dove si era trasferito nel 1937, Emil Cioran, \u201cscrittore\u201d rumeno, considerato tra i massimi prosatori in lingua francese del XX secolo. Ho detto \u201cscrittore\u201d perch\u00e9 mi risulta difficile definirlo filosofo e tanto meno pensatore. Probabilmente la miglior definizione di Cioran \u00e8 quella di \u201cmoralista\u201d. L\u2019occasione per fare i conti con un autore che \u00e8 stato molto importante nella mia \u201cBildung\u201d \u00e8 offerta dall\u2019uscita di <em>Ineffabile nostalgia. Lettere al fratello 1931-1985<\/em> (Archinto, 2015), curato da uno degli specialisti cioraniani del nostro paese, Massimo Carloni, e da Horia Corneliu Cicorta<em>\u015f. Il libro seleziona la parte pi\u00f9 interessante dell\u2019epistolario che Cioran scambi\u00f2 con il fratello, Aurel, rimasto in Romania. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Cioran ha goduto di larghissima fortuna editoriale in Italia, a partire dalla met\u00e0 degli anni Ottanta, grazie soprattutto ai suoi libri maggiori usciti per Adelphi, e ha importanti estimatori di rango come Guido Ceronetti e Mario Andrea Rigoni. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Come spesso accade (ne sapeva qualcosa Petrarca, che rimase stordito dalla scoperta delle lettere di un Cicerone \u201cin pantofole\u201d), la lettura di un epistolario ci dona un punto di vista nuovo su un autore che pure riteniamo di conoscere bene. Io sono rimasto colpito dall\u2019attenzione alle piccole cose di tutti i giorni che occupano buona parte delle discussioni con il fratello: la salute, il cibo, gli indumenti, i nipoti che crescono. Fa onore allo scrittore, che dai libri maggiori appare solitario e misantropo sulle \u201ccime della disperazione\u201d, in ossessiva meditazione sul suicidio sempre rinviato. Altri grandi moralisti, come ad esempio Arthur Schopenhauer, appaiono molto meno nobili se indagati nelle pieghe del loro privato. \u00c8 stata, dunque, felice scoperta. L\u2019altro aspetto che mi ha colpito \u00e8 la frequente rivendicazione della \u201crumenit\u00e0\u201d: \u00abNon si sfugge alle proprie origini, specialmente alle nostre\u00bb. E, dunque, evoca struggimento il pensiero di un uomo innamorato visceralmente della propria terra che, per tutta la vita, finanche in occasione della morte della madre, e anche dopo il crollo del regime comunista, che l\u2019aveva bandito, non vi far\u00e0 pi\u00f9 ritorno.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il libro non evita di gettare luce sulle fasi pi\u00f9 inquietanti della biografia di Cioran, in particolare la fascinazione per i fascismi (fino a dichiararsi esplicitamente nazista, nel periodo di soggiorno in Germania, negli anni Trenta), che prese la forma dell\u2019appoggio al regime delle Guardie di Ferro di Codreanu, di cui il fratello Aurel divenne miliziano. Successivamente, lo scrittore afferm\u00f2 pubblicamente l\u2019errore clamoroso in cui era incorso. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ho scritto che Cioran non \u00e8 n\u00e9 un filosofo n\u00e9 un pensatore. Questo non ha nulla a che fare con la scelta di una scrittura asistematica e preferibilmente aforistica, ovviamente. Egli \u00e8 autore di un unico libro che viene virtuosisticamente e con eccezionali mezzi stilistici variato fino allo sfinimento, ripetendo la sapienza millenaria che troviamo nei tragici greci o nelle Ecclesiaste. Potremmo definire Cioran un \u201cmistico senza Dio\u201d, che anela perennemente ad una liberazione in vita che non ha nessun \u201cindiamento\u201d come culmine o \u201cilluminazione\u201d. Il suo dialogo con i mistici, cristiani o taoisti, \u00e8 incessante, ripresentando il paradosso de <\/em><em>Il mondo come volont\u00e0 e rappresentazione<\/em><em> o delle <\/em><em>Operette morali<\/em><em> di Leopardi, e ribadendo che la conclusione di ogni umana parabola (e dell\u2019intera storia umana) \u00e8 il nulla. Scrive ne <\/em><em>La tentazione di esistere<\/em><em>: \u00abQuando il nulla mi invade e giungo, secondo una formula orientale, alla \u201cvacuit\u00e0 del vuoto\u201d, mi accade, affranto da un tale eccesso, di ripiegare su Dio, non fosse che per desiderio di calpestare i miei dubbi, di contraddirmi, e di cercarvi uno stimolo moltiplicando i miei fremiti. L&#8217;esperienza del vuoto \u00e8 la tentazione mistica del non credente, la sua possibilit\u00e0 di preghiera, il suo momento di pienezza. Ai nostri confini un dio sorge, o qualcosa che lo sostituisce\u00bb.\u00a0\u00a0 <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Rinviando <\/em><em>sine die<\/em><em> il suicidio (che scopriamo essere tragedia ricorrente nella sua famiglia), Cioran<\/em> <em>ribadisce con Qohelet che<\/em> <em>\u00ab<\/em>vanitas vanitatum et omnia vanitas\u00bb. Esiste solo la possibilit\u00e0 di alleviare la sofferenza consustanziale ad ogni vita attraverso l\u2019arte, in particolare la musica. I rapporti umani sono inevitabilmente viziati ab origine dall\u2019egoismo, la sfera politica (nel Cioran maturo) \u00e8 pazzia, inganno, la storia il perpetuarsi monotono delle stesse, identiche tragedie collettive.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si leggano i titoli delle opere maggiori di Cioran per entrare nelle sue ossessioni: \u00a0<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/w\/index.php?title=Al_culmine_della_disperazione&amp;action=edit&amp;redlink=1\"><em>Al culmine della disperazione<\/em><\/a>, <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/w\/index.php?title=Lacrime_e_santi&amp;action=edit&amp;redlink=1\"><em>Lacrime e santi<\/em><\/a>, <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/w\/index.php?title=Sommario_di_decomposizione&amp;action=edit&amp;redlink=1\"><em>Sommario di decomposizione<\/em><\/a>, <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/w\/index.php?title=La_tentazione_di_esistere&amp;action=edit&amp;redlink=1\"><em>La tentazione di esistere<\/em><\/a><em>, <\/em><a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/w\/index.php?title=La_caduta_nel_tempo&amp;action=edit&amp;redlink=1\"><em>La caduta nel tempo<\/em><\/a>, <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/w\/index.php?title=Il_funesto_demiurgo&amp;action=edit&amp;redlink=1\"><em>Il funesto demiurgo<\/em><\/a>, <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/w\/index.php?title=L%E2%80%99inconveniente_di_essere_nati&amp;action=edit&amp;redlink=1\"><em>L\u2019inconveniente di essere nati<\/em><\/a><em>. <\/em>In queste opere io, giovane studente, trovavo consolazione del dramma di essere nato e di dover soffrire, trovavo la conferma dell\u2019insensatezza dell\u2019esistenza. Senza Cioran, forse, non sarebbe mai nato il mio amore per la filosofia. Eppure, oggi, non consiglierei mai ad un mio studente di leggerlo. Lo vedo come il frutto estenuato di un Occidente al tramonto, svuotato di energie creative e rigenerative. Direi, anzi, che Cioran \u00e8 esattamente il \u201cnemico\u201d pi\u00f9 inquietante da combattere. Non solo e non tanto perch\u00e9 quelle pulsioni fascistoidi della giovinezza sono rimaste sopite nel profondo (si veda una lettera del 1976 in cui esalta Gobineau, teorico del razzismo ottocentesco, e deplora il fatto che l\u2019Europa stia diventando una \u00absuccursale dell\u2019Africa), ma soprattutto perch\u00e9 la risposta alla lunga crisi dell\u2019Occidente pu\u00f2 venire solo da un pensiero \u201cgenerativo\u201d, \u201cgravido\u201d, \u201cvitale\u201d. Negli anni che mi separano dal mio apprendistato cioraniano ho imparato che il compito pi\u00f9 arduo del nostro tempo, la fatica quotidiana che tocca a tutti noi, \u00e8 conferire senso, in mancanza di strutture \u201cmetafisiche\u201d date. Secondo categorie nietzschiane, Cioran apparterebbe ad un nichilismo passivo: egli \u00e8 ancora l\u2019orfano di Dio, inconsolabile per la sua morte. Eppure quella morte, annunciata dal Folle nella <em>Gaia scienza<\/em>, pu\u00f2 essere il preludio di un nuovo inizio, post-metafisico e post-religioso. Noi siamo nel mezzo, nella terra \u00ababbandonata dagli d\u00e8i\u00bb. Ma possiamo preparare un nuovo \u201cincantamento\u201d del mondo. Un umanit\u00e0 nuova che, fedele alla terra, non la riduce ad un sasso \u201cdesolato\u201d. Per questa complessa opera creativa, purtroppo, le opere di Cioran, testimonianza preziosa dell\u2019inaridimento dell\u2019umanit\u00e0 contemporanea, risultano assolutamente inutilizzabili. Contro Cioran, dunque, contro un maestro della mia giovinezza, voglio affermare le potenze della vita con il maestro che guida la mia ricerca attuale, dedicata a coloro che non si rassegnano: \u00abAi disillusi silenziosi che, malgrado le sconfitte, non sono diventati inattivi. Loro sono il ponte. Saldi di fronte alla muta rabbiosa dei bari, sopra il vuoto e vicini alla terra che \u00e8 di tutti, scorgono l\u2019ultimo raggio e segnalano il primo. Qualcosa che regn\u00f2, si pieg\u00f2, spar\u00ec, dovrebbe, riapparendo, servire la vita: la nostra vita di mietiture e deserti, e quel che meglio l\u2019illustra nel suo avere illimitato. Non si pu\u00f2 impazzire in un\u2019epoca forsennata, ma si pu\u00f2 esser bruciati vivi da un fuoco di cui si \u00e8 l\u2019eguale\u00bb (Ren\u00e9 Char).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(di Nicola Sguera) Giusto vent\u2019anni fa, il 20 giugno del 1995 scompariva, a Parigi, dove si era trasferito nel 1937, Emil Cioran, \u201cscrittore\u201d rumeno, considerato tra i massimi prosatori in <\/p>\n","protected":false},"author":1377,"featured_media":5253,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_bbp_topic_count":0,"_bbp_reply_count":0,"_bbp_total_topic_count":0,"_bbp_total_reply_count":0,"_bbp_voice_count":0,"_bbp_anonymous_reply_count":0,"_bbp_topic_count_hidden":0,"_bbp_reply_count_hidden":0,"_bbp_forum_subforum_count":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[10,1269,5,1352,1],"tags":[1370,1372,1373,1371],"class_list":["post-6212","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-rubriche-economiche","category-la-nottola-di-minerva","category-fascicoli","category-numero-di-aprile-2015","category-news","tag-emil-cioran","tag-fascismo","tag-leopardi","tag-schopenhauer"],"translation":{"provider":"WPGlobus","version":"3.0.2","language":"en","enabled_languages":["it","en","es"],"languages":{"it":{"title":true,"content":true,"excerpt":false},"en":{"title":false,"content":false,"excerpt":false},"es":{"title":false,"content":false,"excerpt":false}}},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/823844_98691212.jpg?fit=2385%2C1992&ssl=1","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p9CRXF-1Cc","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6212","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1377"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6212"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6212\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6214,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6212\/revisions\/6214"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/5253"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6212"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6212"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6212"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}