{"id":6760,"date":"2015-11-01T00:09:57","date_gmt":"2015-10-31T23:09:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.economiaediritto.it\/?p=6760"},"modified":"2015-11-01T00:09:57","modified_gmt":"2015-10-31T23:09:57","slug":"%cf%86%cf%8d%cf%83%ce%b9%cf%82-%ce%ba%cf%81%cf%8d%cf%80%cf%84%ce%b5%cf%83%ce%b8%ce%b1%ce%b9-%cf%86%ce%b9%ce%bb%ce%b5%e1%bf%96","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/%cf%86%cf%8d%cf%83%ce%b9%cf%82-%ce%ba%cf%81%cf%8d%cf%80%cf%84%ce%b5%cf%83%ce%b8%ce%b1%ce%b9-%cf%86%ce%b9%ce%bb%ce%b5%e1%bf%96\/","title":{"rendered":"\u00ab\u03c6\u03cd\u03c3\u03b9\u03c2 \u03ba\u03c1\u03cd\u03c0\u03c4\u03b5\u03c3\u03b8\u03b1\u03b9 \u03c6\u03b9\u03bb\u03b5\u1fd6\u00bb"},"content":{"rendered":"<p><strong>(di Nicola Sguera)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab<em>\u03c6\u03cd\u03c3\u03b9\u03c2 \u03ba\u03c1\u03cd\u03c0\u03c4\u03b5\u03c3\u03b8\u03b1\u03b9 \u03c6\u03b9\u03bb\u03b5<\/em><em>\u1fd6<\/em>\u00bb. Enigmatico avvio del pensiero occidentale nelle parole misteriose dell\u2019oscuro Eraclito di Efeso. <em>Physis<\/em>&#8230; I latini tradurranno la parola con \u201cnatura\u201d, poi passata alla nostra lingua. Ma Martin Heidegger ci ha insegnato che ogni atto di traduzione \u00e8 anche un \u201ctradimento\u201d, che non \u00e8 solo un neutrale gesto tecnico ma la riconfigurazione, soprattutto attraverso le parole essenziali, di un intero mondo. Nella natura i Greci che vissero prima di Platone videro la forza generatrice, custodita in un mistero mai interamente ri-velabile. La cultura romana e quella ebraico-cristiana hanno smarrito, per motivi diversi (il pragmatismo da una parte, l\u2019idea del Dio creatore \u201cex nihilo\u201d dall\u2019altra) quanto di \u201csacro\u201d aveva la <em>Physis<\/em> greca, e dunque di inviolabile, creando le premesse per la <em>hybris<\/em> (tracotanza) della modernit\u00e0, che avrebbe fatto del progetto di dominio \u201ctecnico\u201d sulla Natura la propria ragion d\u2019essere, lungo l\u2019asse che si dispiega da Cartesio e Bacone, violando i precordi, mettendo \u201cal lavoro\u201d le energie celate nelle profondit\u00e0 della terra, miticamente affidate \u2013 anche nel folklore popolare (<em>Biancaneve<\/em>) ad esseri non pienamente umani. Il piano inclinato ci ha portato ad un presente proteso, e con scarsa consapevolezza, alla distruzione dell\u2019habitat naturale dell\u2019uomo, come film di fantascienza catastrofista (<em>Avatar <\/em>di Cameron, il recente <em>After the Earth<\/em> di Shyamalan) hanno mostrato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il pensiero occidentale, ha dunque, dentro di s\u00e9 svariate possibilit\u00e0. Supportare la tecno-scienza nella violazione della Natura fino alla sua distruzione o, rimettendosi all\u2019altezza del pensiero greco arcaico e di molto pensiero orientale, riorientare teorie e prassi, plasmando una vera e propria \u201cecosofia\u201d. \u00c8 possibile attingere a diverse eresie emerse periodicamente nella nostra cultura. Penso ad un visionario come Giordano Bruno, che, negli anni in cui si ponevano le fondamenta per il dominio tecnico attraverso la scienza, immaginava il cosmo come un essere vivente: \u00ab[&#8230;] abbassando gli occhi, si vede l&#8217;universit\u00e0 di venti, nubi, nebbie e tempeste, flussi e reflussi che procedendo dalla vita e spiramento di questo grande animale e nume, che chiamiamo Terra [&#8230;]\u00bb. (<em>Fracastorio<\/em>, Dialogo III). Oppure a tanta cultura romantica, non solo squisitamente filosofica, come Schelling (\u00abNulla, assolutamente nulla \u00e8 in s\u00e9 imperfetto, ma tutto ci\u00f2 che \u00e8 appartiene, in quanto \u00e8, all&#8217;essere della sostanza infinita&#8230; Questa \u00e8 la santit\u00e0 di tutte le cose\u00bb), ma anche poetica, da Novalis (<em>I discepoli di Sais<\/em>) a Coleridge (<em>La ballata del vecchio marinaio<\/em>), per non dire il primo Leopardi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche in pieno trionfo positivismo, con il mito imperante della scienza, panacea di ogni male, con il mito del progresso illimitato, pensatori americani come Emerson o il suo discepolo critico, Thoreau, immaginavano la reimmersione nella Natura come unica possibile cura: \u00abAndai nei boschi perch\u00e9 desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto. Non volevo vivere quella che non era una vita, a meno che non fosse assolutamente necessario. Volevo vivere profondamente, e succhiare tutto il midollo di essa, vivere da gagliardo spartano, tanto da distruggere tutto ci\u00f2 che non fosse vita, falciare ampio e raso terra e mettere poi la vita in un angolo, ridotta ai suoi termini pi\u00f9 semplici [\u2026]\u00bb. (<em>Walden, o Vita nei boschi<\/em>, cap. II).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi ci troviamo nel momento del massimo pericolo, quando si decide della perdizione dell\u2019umanit\u00e0 o della sua possibile salvezza. Le menti pi\u00f9 illuminate del XX secolo hanno percepito questa sfida epocale e ci hanno dato gli strumenti per vincerla, rimettendo in discussione i miti fondanti della modernit\u00e0 (il progresso illimitato, il dominio tecnico della realt\u00e0). Urge quella che il teologo Raimon Panikkar ha definito \u201cuna nuova saggezza\u201d, che deve incarnarsi da subito nelle nostre vite e nelle nostre scelte quotidiane, incidendo sui nostri consumi (in primis alimentari), sulla nostra mobilit\u00e0, insomma sul nostro stile di vita. La Natura non pu\u00f2 essere, come troppo spesso accade, il sogno di una Wilderness (terra selvaggia) incontaminata, che rischia di diventare un\u2019insana utopia. Pur ammettendo la necessit\u00e0 periodica di immersioni rigeneranti a contatto con alberi e terra, ritengo doveroso \u201cnaturalizzare\u201d le nostre pratiche quotidiane, ripensando gli ambienti urbani, le scuole, le nostre case. Per troppo tempo abbiamo sognato citt\u00e0 letteralmente sradicate dalla terra (penso a certe follie architettoniche di Le Corbusier). \u00c8 tempo di tornare ad abitare poeticamente la nostra Terra-Patria (Morin), con umile e riconoscente atteggiamento filiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ogni iniziativa in questa direzione va vista come prefigurazione di una nuova, creaturale, capacit\u00e0 di essere pienamente terrestri, pienamente umani, seguendo \u2013 nell\u2019era dell\u2019empatia &#8211; questo aureo invito di Arthur Schopenhauer: \u00abLa conoscenza che ogni cosa vivente \u00e8 per l\u2019appunto la nostra essenza in s\u00e9 estende la nostra partecipazione a tutto quanto vive\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa parole sono state scritte da Benevento, dal Sannio, riviste nei giorni in cui una Natura offesa, colpita dalla <em>hybris<\/em> umana, dalla \u201ctracotanza\u201d, ha ricordato, attraverso Nemesis, la Giustizia compensatrice, che non siamo i padroni dell\u2019Ente, e che il tempo di imparare la legge (il <em>Logos<\/em>, non il <em>Nomos<\/em>) di un nuovo abitare, poetico.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(di Nicola Sguera) \u00ab\u03c6\u03cd\u03c3\u03b9\u03c2 \u03ba\u03c1\u03cd\u03c0\u03c4\u03b5\u03c3\u03b8\u03b1\u03b9 \u03c6\u03b9\u03bb\u03b5\u1fd6\u00bb. 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