{"id":6826,"date":"2016-01-01T00:46:32","date_gmt":"2015-12-31T23:46:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.economiaediritto.it\/?p=6826"},"modified":"2016-01-01T00:56:49","modified_gmt":"2015-12-31T23:56:49","slug":"neuroeconomia-qualche-nota-esplicativa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/neuroeconomia-qualche-nota-esplicativa\/","title":{"rendered":"Neuroeconomia: qualche nota esplicativa"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(di Ferdinando Zamprogno, Massimo Cocchi, Alfredo De Filippo, Alessandro Scuotto, Lucio Tonello, Andrea Carta, Glenda Cappello and Fabio Gabrielli)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se qualcuno avesse detto a Charles Darwin che alla fine del XX secolo sarebbe nata una nuova disciplina chiamata \u201cneuroeconomia\u201d, certamente non ci avrebbe creduto. Ma nel 1872 veniva dato alle stampe <em>L\u2019 espressione delle emozioni nell\u2019uomo e negli animali<\/em>, per cui inconsapevolmente Darwin fu tra coloro che ne resero possibile, molto tempo dopo, lo sviluppo. Certo non poteva conoscere le recenti scoperte delle neuroscienze o della neurobiologia e, quindi, alcune sue argomentazioni furono successivamente meglio chiarite, ma ci\u00f2 che scrisse rimane rivoluzionario e di grande impatto concettuale. L\u2019amico Thomas Henry Huxley disse che Darwin fu colui che: \u201cS<em>copr\u00ec una grande verit\u00e0, calpestata e oltraggiata dai bigotti, e messa in ridicolo da tutto il mondo; e visse abbastanza a lungo per vederla, principalmente grazie ai suoi stessi sforzi, irrefutabilmente consolidata nella scienza, inseparabilmente incorporata nei comuni pensieri dell\u2019uomo, odiata e temuta solo da coloro che la vorrebbero oltraggiare ma non osano farlo<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>. La teoria darwiniana ha molto a che fare con l\u2019economia. Anzi, potremmo dire che la selezione naturale, che \u201c<em>\u00e8 una teoria dell\u2019adattamento locale ad ambienti che cambiano<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>, non pu\u00f2 non influenzare l\u2019economia. Prima di Darwin, anche gli economisti mettevano in evidenza la tendenza degli individui a perseguire i propri interessi, senza tuttavia riconoscere che tale propensione derivava dall\u2019assicurare il mantenimento dei propri geni nelle generazioni future.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque, cos\u2019\u00e8 la neuroeconomia?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>In primis<\/em>, la neuroeconomia<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>, almeno dal punto di vista storico, molto meno su quello applicativo, non va confusa con l\u2019economia comportamentale (<em>Behavioral Economics<\/em>): la prima germina dall\u2019incontro tra economia e neuroscienze, la seconda da quello tra psicologia sperimentale ed economia (\u201cRicerca Comportamentale in Presa di Decisione\u201d). Sul piano reale, sappiamo bene che, alla luce delle tecniche di neuroimmagine, qualsiasi approccio sperimentale non pu\u00f2 prescindere dalla lettura delle dinamiche dei circuiti neurali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I pi\u00f9 sono concordi nel ritenere che la neuroeconomia nasca attorno agli anni Settanta del secolo scorso, allorch\u00e9 alcuni neuro scienziati e psicologi cominciarono a porsi la questione del ruolo delle emozioni nel processo decisionale e a mettere in discussione la teoria economica neoclassica basata sul presupposto che le decisioni degli individui, che affrontano gli aspetti economici della vita, siano razionali, soggetti <em>forti<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\"><strong>[4]<\/strong><\/a><\/em>, insomma. In particolare, negli anni Novanta, gli studi sulle emozioni di Le Doux, Damasio, Rolls, Pansksepp hanno prodotto una sorta di <em>riorientamento gestaltico<\/em>: le emozioni non sono pi\u00f9 studiate sul versante dell\u2019esperienza soggettiva, ma sulla base delle funzioni motivazionali e degli effetti sul comportamento. Insomma, quanto processi emotivi come la rabbia, la paura, il disgusto, ecc. incidono sul comportamento, in senso attrattivo o repulsivo, ripetitivo o evitante?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per entrare nel dettaglio &#8211; pur nei limiti dello spazio che ci \u00e8 concesso e senza pretese \u201cspecialistiche\u201d, vista la trasversalit\u00e0 del contributo -, i modelli economici classici prevedevano che un soggetto fosse perfettamente in grado di stabilire un ordine di preferenze e di elaborare aspettative facendo ricorso al calcolo delle probabilit\u00e0, prevedendo anche gli effetti delle sue azioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il punto di svolta della scienza economica si ebbe dopo la pubblicazione nel 1944 di <em>The Theory of game and economic behavior<\/em> di John Von Neumann<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>. Da questo momento la teoria economica subir\u00e0 rilevanti innovazioni. Per la prima volta, il comportamento di ogni individuo viene descritto come dipendente, sia direttamente, sia indirettamente, dal comportamento degli altri individui, con la conseguente indagine concentrata sul processo di formazione delle decisioni e del comportamento razionale nei processi sociali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma cosa significa comportamento razionale?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oskar Morgenstern ne da una definizione molto semplice: \u201c<em>Quali che siano le diversit\u00e0 tra le varie scuole, tutti sembrano concordare in ci\u00f2: il soggetto economico e l\u2019impresa si comporta razionalmente se agisce <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>in modo da giungere a un \u201cmassimo\u201d di utilit\u00e0 o di guadagno, oppure, il che \u00e8 lo stesso, a un \u201cminimo\u201d di sforzo o di costo<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Von Neumann e Morgenstern precisarono il concetto attraverso la formulazione degli \u201c<em>assiomi dell\u2019 utilit\u00e0 attesa<\/em>\u201d. Desideri e credenze, che sono i termini di un processo cognitivo per giungere ad una scelta, vengono sintetizzati in ordinamenti di preferenze e funzioni di probabilit\u00e0. Quasi tutte le nostre decisioni hanno, tuttavia, un certo grado di incertezza perci\u00f2 la teoria della decisione si basa su \u201clotterie\u201d del tipo VA = (px +(1-p)y).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, nel corso degli ultimi decenni la teoria dell\u2019utilit\u00e0 attesa \u00e8 stata messa in discussione, laddove si \u00e8 constatato che il comportamento reale degli individui non corrisponde a quello dettato dalla teoria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019economista francese Maurice Allais, ad esempio, attraverso il noto \u201c<em>paradosso di Allais<\/em>\u201d descritto nel 1952 (che gli valse il premio Nobel per l\u2019economia), rilev\u00f2 che a volte le persone prendono le decisioni senza seguire la regola della massima utilit\u00e0. L\u2019esperimento (diventato famoso perch\u00e9 alcuni autorevoli matematici ed economisti, come Savage, caddero in errore) prevedeva di rispondere ad un questionario dove venivano richieste due scelte;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">la prima (A) comprendeva due lotterie:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>Probabilit\u00e0 del 10% di vincere 1 milione, 89% di vincere 1 milione e 1% di vincere un milione;<\/li>\n<li>Probabilit\u00e0 del 10% di vincere 5 milioni, 89% di vincere 1 milione e 1% di non vincere nulla;<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">la seconda (B) comprendeva due lotterie:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>Probabilit\u00e0 del 10% di vincere 5 milioni e 90% di non vincere nulla;<\/li>\n<li>Probabilit\u00e0 del 11% di vincere 1 milione e 89% di non vincere nulla;<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dall\u2019esito dell\u2019esperimento si \u00e8 notato che molti tendevano a preferire l\u2019opzione (1) alla (2), anche se l\u2019utilit\u00e0 attesa della (2) \u00e8 maggiore della (1) &#8211;<em> diversa sensibilit\u00e0 delle persone rispetto alla \u201ccertezza\u201d e \u201call\u2019avversit\u00e0 al rischio\u201d<\/em> &#8211; e la opzione (3) alla (4) con conseguente violazione dell\u2019 assioma di indipendenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allais, dunque, riusc\u00ec a dimostrare che il modello di Von Neumann e Morgenstern non rappresentava pienamente la percezione del rischio, in quanto spesso viene alterato da aspetti psicologici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Successivamente, Ellsberg<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a> evidenzi\u00f2 numerose anomalie della teoria dell\u2019utilit\u00e0 attesa dimostrando che il concetto di probabilit\u00e0 non ricomprende interamente quello di incertezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ellsberg propose un esperimento \u2013 chiamato <em>paradosso di Elsberg<\/em> &#8211; che prevedeva due urne all\u2019interno delle quali c\u2019erano biglie rosse e nere. La prima urna conteneva 100 biglie ma il numero di biglie rosse e nere non era noto. La seconda urna, invece, conteneva 50 biglie rosse e 50 biglie nere. La lotteria prevedeva che se si fosse puntato sul rosso e fosse stata estratta una biglia rossa, la vincita sarebbe stata di 100 dollari ed analogamente nel caso di una biglia di colore nero. Se, tuttavia, la puntata fosse stata effettuata sul colore sbagliato, non si sarebbe vinto nulla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima domanda era banale: su quale colore avreste puntato in ognuna delle due urne ?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La maggior parte degli individui rispose indifferentemente tra rosso (r) e nero (n) per entrambe le urne, il che significava che la probabilit\u00e0 valutata era la medesima per entrambe. In effetti:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">prima urna: p(r1) = p(n1) = 50%<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">seconda urna: p(r2) = p(n2) = 50%<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La seconda domanda, invece, era di questo tipo: su quale urna avreste preferito estrarre una biglia rossa (o nera): sulla prima o sulla seconda?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui molti individui non rispondevano che la cosa fosse indifferente: preferivano la seconda contraddicendo la scelta iniziale che prevedeva indifferenza tra la prima e la seconda urna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi e molti altri esperimenti fecero s\u00ec che la ricerca cognitiva rivolgesse la sua attenzione in particolare sulle anomalie della scelta razionale e consentirono che il paradigma dell\u2019utilit\u00e0 attesa venisse riveduto in modo tale da tenere conto soprattutto degli elementi irrazionali del comportamento umano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In effetti, come recentemente \u00e8 stato affermato<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>: <em>\u201c[\u2026.]Il cervello cerca di trovare logica e significato anche in situazioni che ne sono prive o in risposta a messaggi che, senza raggiungere il lobo del linguaggio, arrivano al lobo destro il quale, da solo, pu\u00f2 innescare risposte comportamentali o emotive\u2026 l\u2019irrazionale, dal punto di vista del funzionamento dei circuiti nervosi, ha la stessa nobilt\u00e0 di origine razionale, si tratta in entrambi i casi di attivit\u00e0 cerebrale, frutto dell\u2019attivit\u00e0 elettrica di neuroni, della produzione di mediatori chimici, dell\u2019attivazione di catene molecolari o della produzione di ormoni. L\u2019irrazionale non \u00e8 un errore cerebrale dovuto ad un malfunzionamento delle cellule nervose o una qualche mutazione genetica correggibile con i trucchi della biologia molecolare. Esso deriva da un funzionamento cerebrale del tutto fisiologico che l\u2019evoluzione, con i lunghi tempi della sua saggezza e il confronto continuo con l\u2019ambiente, non ha ritenuto opportuno cambiare come fosse una propriet\u00e0 essenziale per l\u2019adattamento e quindi per la sopravvivenza\u2026. Senza addentrarmi nei problemi dell\u2019evoluzione, considero l\u2019irrazionale un necessario arricchimento della vita, un ridimensionamento che colloca l\u2019uomo nell\u2019armonia degli altri esseri viventi e che lo distingue dalla precisione delle macchine. L\u2019irrazionalit\u00e0 \u00e8 alla base dell\u2019anima, nel senso della complessit\u00e0 e della creativit\u00e0 del pensiero\u2026\u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma torniamo alla funzione di utilit\u00e0. Gli elementi che influiscono in misura preponderante nel comportamento umano possono essere schematicamente sintetizzati in tre punti: le attese, le credenze e le motivazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, la funzione di utilit\u00e0, come abbiamo precisato, prevede un insieme di aspettative razionali che si discostano dal sistema delle attese, in quanto i soggetti utilizzano differenti strategie pi\u00f9 o meno efficienti per risolvere velocemente vari problemi o per prendere decisioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E tale comportamento si determina a causa della complessit\u00e0 dell\u2019ambiente in cui operano gli individui, dalla difficolt\u00e0 se non dalla oggettiva impossibilit\u00e0 di prevedere e valutare tutte le alternative, e dal fatto che la mente umana non funziona per assiomi ma per convincimenti e interpretazioni<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Spesso siamo portati a ritenere che le persone scelgano in base a costi e benefici di ogni alternativa e che pi\u00f9 alternative ci siano, maggiore sia la probabilit\u00e0 di scegliere quella migliore. Si trovano sovente moltissimi esercizi commerciali e supermercati con una quantit\u00e0 notevole di prodotti: i proprietari pensano che cos\u00ec facendo possano incrementare le loro vendite. Sembra vero, invece, il contrario, perch\u00e9 la mente umana ha un limite di elaborazione delle informazioni e di memoria a breve termine; questo limite viene indicato nel numero sette dai ricercatori, con uno scostamento variabile di pi\u00f9 o meno due.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Su questo tema si \u00e8 scritto molto ma valga per tutti la seguente considerazione: \u201cV<em>iviamo nell\u2019era del cosiddetto paradosso della scelta: preferiamo avere il maggior numero possibile di opzioni, perch\u00e9 ci\u00f2 esalta e appaga il nostro sentimento di libert\u00e0 e la nostra convinzione di poter decidere cosa fa al nostro caso, ma nel contempo l\u2019eccesso di opzioni ci espone a dubbi e conflitti<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\"><strong>[10]<\/strong><\/a><\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Accade poi che molte decisioni vengano prese avvalendosi del sistema intuitivo che funziona attraverso semplici meccanismi (regola del pollice o euristiche). Questo sistema \u00e8 molto veloce ed efficiente ma non tollera il sovraccarico di informazioni. Tuttavia, quando le informazioni sono scarse o addirittura nulle, il cervello tende ad \u201caggiustare le cose\u201d. Gigerenzer, nel descrivere alcune particolarit\u00e0 del punto cieco del sistema visivo, ha messo in evidenza che:\u201d<em>Il cervello \u201criempie\u201d il punto cieco con qualche buona ipotesi<\/em>\u201c \u2026<em>Un buon sistema percettivo deve andare oltre l\u2019informazione ricevuta, deve \u201cinventare\u201d delle cose. Il cervello vede pi\u00f9 degli occhi; intelligenza significa fare scommesse, correre dei rischi<\/em>\u201d.<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando prendiamo decisioni che hanno, ad esempio, risvolti economici, mente emotiva e mente cognitiva interagiscono tra loro<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a>. Ma spesso la mente emotiva si avvia prima, per cui, di fronte ad una scelta, l\u2019emozione orienta la decisione prima ancora che si attivi la corteccia prefrontale (considerata sede del pensiero razionale). Perci\u00f2 le emozioni sono ritenute una componente essenziale della decisione, qualcosa di cui il cervello non pu\u00f2 fare a meno, quindi non un fattore di disturbo o che allontana dalla scelta pi\u00f9 razionale. \u201c<em>Il miglior risultato decisionale si ottiene dunque utilizzando contemporaneamente e in maniera sinergica la componente emotiva e consapevole del cervello. Dobbiamo pensare e sentire, ovvero sentire e pensare<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma decidere, termine che deriva dal latino <em>de-cidere<\/em> \u2013 \u201ctagliare con la spada\u201d<a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\">[14]<\/a>, porta con se l\u2019ansia di non aver fatto la scelta migliore e, quindi, il rimpianto di aver perso delle opportunit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Motterlini e Guala, che riprendono i concetti enunciati da Kahneman, distinguono le decisioni intuitive da quelle ragionate: le prime sono quelle prese in modo rapido e inconscio e appartengono ad un sistema cognitivo automatico, che spesso causa errori sistematici; le ultime, invece, sono prese in modo conscio, lento, controllato, impegnativo, e appartengono al sistema cognitivo retto da regole<a href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\">[15]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti neuro-scienziati sono concordi nel ritenere che le emozioni sono essenziali anche per la sopravvivenza di un organismo e, quindi, sono preservate nell\u2019evoluzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma come entrano in gioco le emozioni nel comportamento economico?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Antonio Damasio, sostiene che:<em>\u201cTutti gli organismi viventi, dall\u2019umile ameba all\u2019essere umano, nascono dotati di meccanismi progettati per risolvere automaticamente, senza bisogno di alcun ragionamento, i fondamentali problemi della vita, e precisamente: il reperimento di fonti di energia; l\u2019incorporazione e la trasformazione di quell\u2019energia nell\u2019organismo; la conservazione di un equilibrio chimico interno compatibile con la vita; la conservazione della struttura dell\u2019organismo mediante la riparazione dei danni prodotti dall\u2019usura; e la difesa da agenti esterni causa di malattia e danni fisici\u2026. Nel corso dell\u2019evoluzione, la dotazione innata e automatizzata per il controllo dei processi vitali \u2013 in altre parole, la macchina omeostatica \u2013 divenne sofisticatissima\u201d<a href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\"><strong>[16]<\/strong><\/a><\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Damasio immagina la macchina dell\u2019omeostasi anche come \u201c<em>un grande, ramificatissimo albero di fenomeni deputati alla regolazione automatica della vita<\/em>\u201d. Sui rami pi\u00f9 bassi egli pone il processo del metabolismo, i riflessi fondamentali e il sistema immunitario, mentre sui rami intermedi colloca i comportamenti associati all\u2019idea del piacere o del dolore e a livello immediatamente superiore, impulsi e motivazioni. Pi\u00f9 in alto, ma non ancora in cima, mette le emozioni vere e proprie: nel punto pi\u00f9 in alto, i sentimenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quindi, il sistema emozionale \u00e8 una componente essenziale ed evoluta dell\u2019omeostasi. Le emozioni hanno, di conseguenza, a che fare, direttamente o indirettamente, con la salvaguardia dell\u2019organismo. Damasio aggiunge che: \u201c<em>Le emozioni vere e proprie influenzano gli appetiti \u2013 e viceversa. Per esempio, l\u2019emozione paura inibisce impulsi come la fame e il sesso, e altrettanto fanno la tristezza e il disgusto. Al contrario, la felicit\u00e0 promuove gli impulsi della fame e del sesso. La soddisfazione degli impulsi, invece \u2013 fame, sete e sesso, per esempio \u2013 induce felicit\u00e0; soffocare la soddisfazione di quegli impulsi, invece, pu\u00f2 causare rabbia, disperazione o tristezza<\/em>\u2026..<em>e costa molta energia<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti sono dell\u2019opinione che gli esseri umani non si siano evoluti per essere felici ma per sopravvivere e riprodursi, tuttavia, come abbiamo visto, il mantenimento dell\u2019omeostasi induce felicit\u00e0. Questo significa che i modelli di comportamento economico dovrebbero tenere conto dell\u2019omeostasi. Solitamente gli economisti considerano le preferenze come punto di inizio del comportamento umano ed il comportamento stesso come punto di arrivo. Ma la neurobiologia non \u00e8 d\u2019accordo, perch\u00e9 considera il comportamento manifesto come uno dei molti sistemi possibili per mantenere l\u2019omeostasi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 stato dimostrato che in alcune occasioni in cui le persone sono tenute a svolgere prestazioni impegnative, il pensiero razionale pu\u00f2 essere addirittura controproducente. Ignorare la saggezza delle proprie emozioni non solo rende pi\u00f9 lenta la scelta, ma pu\u00f2 causare quello che i ricercatori definiscono uno \u201c<em>choking<\/em>\u201d , cio\u00e8 un meccanismo per il quale ci si mette ad analizzare in maniera eccessiva ogni azione che si sta compiendo<a href=\"#_ftn17\" name=\"_ftnref17\">[17]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma gli economisti hanno sottovalutato anche il potere dell\u2019inconscio. Attraverso un esperimento si \u00e8 compreso che il cervello \u00e8 sede di \u201c<em>un insieme di ingegnosi meccanismi inconsci che monitorano costantemente il mondo attorno a noi, e gli assegnano valori che guidano la nostra attenzione e formano il nostro pensiero<a href=\"#_ftn18\" name=\"_ftnref18\"><strong>[18]<\/strong><\/a><\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">poich\u00e9 noi siamo sempre insieme alla facolt\u00e0 di percezione, e noi non siamo una parte dell\u2019anima, ma tutta l\u2019anima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 riconosciuto, infatti, che una quantit\u00e0 elevata di operazioni mentali avviene senza che ne siamo consapevoli (a parte il \u201csolito\u201d Freud, troviamo echi nelle <em>Enneadi<\/em> di Plotino<a href=\"#_ftn19\" name=\"_ftnref19\">[19]<\/a>, a proposito della terza ipostasi, l\u2019anima, e, soprattutto, in Leibniz<a href=\"#_ftn20\" name=\"_ftnref20\">[20]<\/a> che, in contrapposizione a Cartesio, riteneva che esistessero pensieri di cui gli esseri umani non sono coscienti).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il problema, come sostiene Dehaene, \u00e8 che: \u201c<em>Dimenticando lo stupefacente potere dell\u2019inconscio, tendiamo ad ascrivere troppo le nostre azioni a decisioni coscienti e, quindi, contraddistinguiamo erroneamente la nostra coscienza come la principale interprete della nostra vita quotidiana<\/em>\u201d. Dehaene racconta di alcuni recenti esperimenti condotti dall\u2019olandese ApDijksterhuis, in cui un gruppo di persone doveva scegliere tra diversi tipi di marche di prodotti. A met\u00e0 dei partecipanti era consentito pensare consciamente per almeno 4 minuti mentre all\u2019altra met\u00e0 non era consentito. Il risultato fu che il secondo gruppo sceglieva prodotti migliori del gruppo la cui scelta era stata cosciente. Non solo, ma le persone che riferivano di essersi sforzate di pi\u00f9 in modo cosciente nel prendere la decisioni, alla fine erano le meno soddisfatte dei loro acquisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La neuroeconomia, dunque, tenta di correggere la teoria economica classica attraverso principi neuroscientifici. Anche Kahneman, che ha ricevuto il premio Nobel per l\u2019economia nel 2002 per le sue ricerche condotte con Amos Tversky sul processo decisionale, propone una teoria delle scelte economiche partendo da alcuni aspetti psicologici e neurologici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Kahneman definisce due tipologie di sistemi mentali, il pensiero veloce e il pensiero lento e adotta i termini (<em>sistema 1 e sistema 2<\/em>) coniati dapprima dagli psicologi Keith Stanovich e Richard West.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <em>sistema 1 <\/em>farebbe riferimento all\u2019automatismo e spontaneit\u00e0. Consisterebbe nell\u2019area caratterizzata dallo strato pi\u00f9 primitivo del cervello, spesso detto anche \u201crettiliano\u201d, dove vengono elaborati gli impulsi istintivi e reazioni emotive primitive e che controlla reazioni e movimenti standardizzati ricevendo stimoli sensoriali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <em>sistema 2, <\/em>che, invece, consiste principalmente nella neocorteccia, elabora i processi mentali e il ragionamento cognitivo; permette i calcoli complessi e il pensiero astratto; pianifica strategie e programmi di lungo termine; \u00e8 implicato nella scelta e nella concentrazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Kahneman e Tverskysisi chiedono dunque: \u201c<em>Quali regole governano le scelte delle persone quando devono decidere tra vari tipi di azzardi semplici e tra azzardi e cose sicure ?\u201d<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La risposta viene riportata nel 1979 sulla rivista <em>Econometrica <\/em>in una articolo intitolato \u201c<em>Prospect Theory: An Analysis of Decision under Risk<\/em>\u201d, un modello della decisione differente da quello dell\u2019utilit\u00e0 attesa. E\u2019 una teoria che descrive le scelte reali pi\u00f9 che definire quelle razionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giova osservare che la <em>Prospect Theory<\/em> viene messa in campo dopo la confutazione delle intuizioni di Daniel Bernoulli che nel 1738, nei <em>Commentarii Academiae Scientiarum Imperialis Petropolitanae, <\/em>aveva teorizzato una funzione che collegava l\u2019intensit\u00e0 psicologica con la grandezza fisica dello stimolo. Bernoulli, in sostanza, proponeva di sostituire al valore monetario l\u2019utilit\u00e0 che tale valore procura al soggetto decisore. Infatti, scrive: \u201c<em>Un guadagno di mille ducati ha pi\u00f9 valore per un povero che per un ricco, nonostante entrambi guadagnino la stessa quantit\u00e0\u201d<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per Bernoulli utilit\u00e0 significava vari livelli di valore, quindi non solo denaro ma qualsiasi cosa che potesse incrementare in qualche modo la felicit\u00e0. La funzione di utilit\u00e0 logaritmica che ricava si basava sul seguente assunto: se in un determinato momento un soggetto possiede una certa quantit\u00e0 di denaro e a questa ne aggiunge un\u2019altra, il valore relativo di questo incremento \u00e8 direttamente proporzionale all\u2019incremento stesso e inversamente proporzionale al patrimonio iniziale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come detto, Kahneman e Tversky evidenziano un errore nella teoria di Bernoulli laddove assume che \u201c<em>l\u2019utilit\u00e0 della ricchezza sia ci\u00f2 che rende le persone pi\u00f9 o meno felici<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0, la felicit\u00e0 di cui parlava Bernoulli dipende anche dalle variazione di ricchezza in un preciso momento, rispetto a determinati stati di ricchezza che definiscono il loro punto di riferimento, cio\u00e8 \u201c<em>allo stato precedente rispetto al quale sono valutati guadagni e perdite<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Kahneman e Tversky concludono che la Prospect Theory sta in questo: <em>\u201cNelle opzioni miste, dove sono possibili sia una perdita sia un guadagno, l\u2019avversione alla perdita induce scelte estremamente avverse al rischio mentre nelle opzioni negative, dove una perdita sicura \u00e8 messa a confronto con una perdita pi\u00f9 grande che \u00e8 solo probabile, una diminuita sensibilit\u00e0 induce a cercare il rischio<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con i loro studi, questi due psicologi hanno cos\u00ec indagato e approfondito il comportamento umano nelle decisioni in chiave neuro scientifica dando spessore alla nuova disciplina, la neuroeconomia, che si propone, appunto, di analizzare le basi neurologiche di alcuni tipi di comportamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi la ricerca di neuroeconomia si avvale per lo pi\u00f9 delle tecnologie di <em>neuroimaging<\/em> per registrare l\u2019attivazione delle aree cerebrali nell\u2019esecuzione di un compito mentale o di un azione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I primi esperimenti di neuro-immagine furono condotti in Svezia e negli Stati Uniti negli anni Ottanta del secolo scorso con l\u2019ausilio della PET (<em>Positron Emission Tomography<\/em>) e, successivamente, con la fMRI (<em>Functional Magnetic Resonance Imaging<\/em>) che ha una risoluzione spaziale e temporale di gran lunga superiore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019uso e la validit\u00e0 di queste tecniche \u00e8, tuttavia, molto controverso, e rientra nel pi\u00f9 generale dibattito tra neuromaniaci e neurofobici<a href=\"#_ftn21\" name=\"_ftnref21\">[21]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Brian Castellani dell\u2019 Ohio University (<em>College of Medicine<\/em>), per esempio, ammonisce come: \u201c<em>Viviamo nell\u2019epoca del cervello. Qualsiasi cosa \u00e8 stata ridotta agli aspetti genetici e biochimici, dal comportamento criminale agli stili di vita preferiti.<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn22\" name=\"_ftnref22\">[22]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Legrenzi e Umilt\u00e0, a loro volta, avvertono che gli studi e gli esperimenti di neuroimmagine sono da trattare con cautela: \u201c<em>Il pensare di essere in grado di manipolare sperimentalmente i processi mentali che intervengono nell\u2019esecuzione di un compito \u00e8 un\u2019idea eccessivamente ottimistica.<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn23\" name=\"_ftnref23\">[23]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di contro, ci sono posizioni che, a nostro parere, sembrano pi\u00f9 equilibrate, nella misura in cui riconoscono nell\u2019agire umano una combinazione di genetica e ambiente, su cui le neuroscienze offrono comunque un contributo ineludibile<a href=\"#_ftn24\" name=\"_ftnref24\">[24]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma, sembra riproporsi, sia pure in chiave pi\u00f9 <em>evoluta<\/em>, il classico dibattito tra <em>Naturwissenschaften<\/em> (linguaggio oggettivistico\u00a0 e impersonale della natura) e <em>Geisteswissenschaften<\/em> (linguaggio creativo ed <em>esistenziale<\/em> dello spirito).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certo \u00e8 che la neuroeconomia, pur con inevitabili limiti tecnici e metodologici, non potr\u00e0 fare a meno delle nuove tecnologie di indagine neurologica, e dovr\u00e0 anche essere in grado di prendere in considerazione, oltre il dato biologico in s\u00e9, anche il rapporto tra questo e l\u2019organismo nel suo complesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In altri termini, come dice Morin: \u201c <em>I problemi importanti sono sempre complessi e spesso sono contraddittori. Bisogna quindi affrontarli globalmente, con saperi diversi che debbono interagire tra di loro<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn25\" name=\"_ftnref25\">[25]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-decoration: underline;\">Note<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>T.H HUXLEY, Necrologio, Nature, 27.04.1882.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> S. J. GOULD, Questa idea della vita,Codice Edizioni, Torino 2015, pag.39<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a>C. F. CAMERER, G. LOEWENSTEIN &amp; D. PRELEC, (2004). Neuroeconomics: Why economics needs brains. The Scandinavian Journal of Economics, 106 (3), 555\u2013579; C. F. CAMERER, G. LOEWENSTEIN &amp; D. PRELEC Prelec (2005). Neuroeconomics: How Neuroscience Can Inform Economics. Journal of Economic Literature, 43 (1), 9\u201364.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> Sulla natura del soggetto, alla luce delle nuove acquisizioni delle scienze psicologiche e delle neuroscienze, si veda, tra gli altri, M. DI FRANCESCO, M. MARAFFA, a cura di, Il soggetto. Scienze della mente e natura dell\u2019io, B. Mondadori, Milano 2009.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a>J. L. VON NEUMANN, di origine ebreo-ungherese e naturalizzato statunitense col nome di John, \u00e8 stato un matematico molto apprezzato, scampato alle persecuzioni naziste diede inizio alla cosiddetta Computer science. Egli pensava che il cervello fosse come un computer cio\u00e8 una macchina che processa informazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a>O. MORGENSTERN, Teoria dei giochi, tr. it. Bollati Boringhieri, Torino 2013.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> D. ELLSBERG (1961). Risk, ambiguity and the Savage Axioms.<a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Quarterly_Journal_of_Economics\">Quarterly Journal of Economics<\/a>\u00a075\u00a0(4): 643\u2013669.\u00a0<a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Digital_object_identifier\">doi<\/a>:<a href=\"https:\/\/dx.doi.org\/10.2307%2F1884324\">10.2307\/1884324<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a> L. MAFFEI, La libert\u00e0 di essere diversi, il Mulino, Bologna2011, pp.51-52.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a> A. ANTONIETTI &#8211; M. BALCONI, Mente ed Economia, il Mulino, Bologna 2008.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a>L. GIAMPIERO, Troppa scelta, Apogeo, Milano 2012, pag.1.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a>G. GIGERENZER, Decisioni intuitive, tr, it. R. Cortina, Milano 2009, pp. 41-43.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a>PLATONE, nel <em>Timeo, <\/em>89 c-e, teorizza tre parti dell\u2019anima separando la parte intellettuale o razionale da quella irascibile (<em>thymoeides<\/em>) e concupiscibile. Nel <em>Fedro<\/em>, 246a e sgg, paragona l\u2019anima umana ad una biga, che un auriga (anima razionale) conduce verso il mondo iperuranio, spingendo innanzi il cavallo docile (anima irascibile) e quello indocile (anima concupiscibile): <em>symphyt\u014didynameihypopterouzeugous te kai\u0113niochou<\/em>,\u201cpotenza d\u2019insieme di una pariglia alata e di un auriga\u201d (<em>Fedro<\/em>, 245 a. Su questo tema, risulta interessante la lettura di. G. LIMONE, Dal mito platonico della biga alata alla colomba di Kant: per una rivoluzione nel rapporto tra corpo e conoscenza, in F. RICCI (a cura di), Il corpo nell\u2019immaginario. Simboliche politiche e del sacro, Edizioni Nuova Cultura, Roma 2012).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a> G. LUGLI, Neuroshopping, Apogeo, Milano 2010, p.78.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a> R. GIRARD, Delle cose nascoste sin dalla fondazione del mondo, tr. it. Adelphi, Milano 1983, p.300.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a>M.MOTTERLINI \u2013 F.GUALA, Mente Mercati Decisioni, Universit\u00e0 Bocconi Editore, Milano 2005, p.64 e sgg, ritengono che il sistema cognitivo intuitivo sarebbe fornito di \u201c<em>un pilota automatico di cui ci ha dotato l\u2019evoluzione per consentirci di gestire le sfide dell\u2019ambiente scegliendo il corso d\u2019azione pi\u00f9 adatto alla nostra sopravvivenza, in modo rapido e sulla scorta di poche informazion<\/em>i\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a>A. DAMASIO, Alla ricerca di Spinoza, tr. it. Adelphi, Milano 2003, pp.43-49.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref17\" name=\"_ftn17\">[17]<\/a> La questione \u00e8 trattata da J. LEHRER, Come decidiamo, tr. it. Codice Edizioni, Torino 2009.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref18\" name=\"_ftn18\">[18]<\/a>S.DEHAENE, Coscienza e cervello, tr. it. R. Cortina, Milano 2014, descrive un esperimento dove ai partecipanti era stato chiesto di stringere quanto pi\u00f9 potevano una maniglia per guadagnare denaro. Si \u00e8 verificato che quando per una frazione di secondo si proiettava un\u2019immagine che diceva che si sarebbe vinta una sterlina anzich\u00e9 un penny, la maniglia veniva stretta con pi\u00f9 forza. E questo succedeva anche quando l\u2019immagine veniva mascherata e i partecipanti erano all\u2019oscuro di quale moneta fosse presentata loro. Si \u00e8 capito perci\u00f2 che un immagine inconscia pu\u00f2 attivare i circuiti della motivazione, dell\u2019emozione e della ricompensa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref19\" name=\"_ftn19\">[19]<\/a>\u201cNon tutto ci\u00f2 che \u00e8 nell\u2019anima \u00e8 immediatamente percepibile, ma raggiunge noi solo quando raggiunge la percezione; se qualcosa \u00e8 in atto ma non comunica con la facolt\u00e0 di percezione, allora non \u00e8 pervenuta all\u2019anima intera. Dunque non lo conosciamo ancora, poich\u00e9 noi siamo\u00a0\u00a0 sempre insieme alla facolt\u00e0 di percezione, e noi non siamo una parte dell\u2019anima, ma tutta l\u2019anima\u201d ( V, 1 [10], 12, 5-10). Su questo tema, tra gli altri, cfr. P. HADOT, Les niveaux de conscience dans les \u00e9tats mystiques selon Plotin, in \u00abJournal de Psychologienormale et pathologique\u00bb, 1 (1980), pp. 243-266, spec. 247-252.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref20\" name=\"_ftn20\">[20]<\/a>Ger. Ph., vol.\u00a0VII, p. 555. Su questo tema, cfr. G. MICHELETTI, \u00a0I pensieri sordi e l\u2019inconscio, Borla, Roma 1991.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref21\" name=\"_ftn21\">[21]<\/a>G. CORBELLINI (2011).Neuromania e neurofobia<em>, <\/em>Darwin, 41, 74-81<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref22\" name=\"_ftn22\">[22]<\/a> B. CASTELLANI (2000).Pathological Gambling: The Making of a Medical Problem. Albany New York: State University of New York Press, P. 194.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref23\" name=\"_ftn23\">[23]<\/a> P. LEGRENZI-C. UMILTA\u2019, Perch\u00e9 abbiamo bisogno dell\u2019anima, il Mulino, Bologna 2014. Gli Autori mettono in guardia anche da facili interpretazioni, che spesso vengono proposte al pubblico, delle mappe colorate del cervello sostenendo che non sia possibile \u201cvedere direttamente il cervello che lavora\u201d con l\u2019impiego delle neuroimmagini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref24\" name=\"_ftn24\">[24]<\/a> Su questo tema, cfr., tra gli altri,G. CORBELLINI-E. SIRGIOVANNI, Tutta colpa del cervello. Un\u2019introduzione alla neuroetica, Mondadori Universit\u00e0, Milano 2013; particolarmente equilibrato appare anche: S.AGLIOTI \u2013G.BERLUCCHI, Neurofobia. Chi ha paura del cervello?, R. Cortina, Milano 2013. Gli Autori rimarcano come, al di l\u00e0 delle posizioni ideologiche, le neuroscienze possano offrirci una visioneuna visione equilibrata della natura umana, che prende in giusta considerazione le radici biologiche di comportamenti complessi e per lungo tempo preclusi all\u2019indagine sperimentale, ivi compreso, ovviamente, il contributo delle tecniche di neuroimmagine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref25\" name=\"_ftn25\">[25]<\/a> E. MORIN, Introduzione a una politica dell\u2019uomo, tr. it. Meltemi, Roma 2000. Per quanto riguarda la differenza tra complicato e complesso: \u201cCi\u00f2 che \u00e8 complicato, una volta spiegato, pu\u00f2 venire reso semplice; ci\u00f2 che \u00e8 complesso, invece, non pu\u00f2 venire ricondotto agli elementi semplici che lo costituiscono senza che si perda, irrimediabilmente, qualcosa di essenziale. La parola complesso fa infatti riferimento all\u2019incrocio, al tessuto. E il tessuto, pur essendo costituito di parti (i fili, la trama, l\u2019ordito), possiede caratteristiche che le singole parti non hanno, e che solo limitatamente possono venire \u201cspiegate\u201d disfacendo l\u2019intreccio\u201d (G. ZANARINI, Caos e complessit\u00e0, a cura del Sissa-Isas Napoli, CUEN, 1996).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(di Ferdinando Zamprogno, Massimo Cocchi, Alfredo De Filippo, Alessandro Scuotto, Lucio Tonello, Andrea Carta, Glenda Cappello and Fabio Gabrielli) Se qualcuno avesse detto a Charles Darwin che alla fine del <\/p>\n","protected":false},"author":1377,"featured_media":5535,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_bbp_topic_count":0,"_bbp_reply_count":0,"_bbp_total_topic_count":0,"_bbp_total_reply_count":0,"_bbp_voice_count":0,"_bbp_anonymous_reply_count":0,"_bbp_topic_count_hidden":0,"_bbp_reply_count_hidden":0,"_bbp_forum_subforum_count":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[10,5,1659,1,52],"tags":[],"class_list":["post-6826","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-rubriche-economiche","category-fascicoli","category-numero-di-gennaio-2016","category-news","category-persona-e-citta"],"translation":{"provider":"WPGlobus","version":"3.0.2","language":"en","enabled_languages":["it","en","es"],"languages":{"it":{"title":true,"content":true,"excerpt":false},"en":{"title":false,"content":false,"excerpt":false},"es":{"title":false,"content":false,"excerpt":false}}},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/1446030_81173242.jpg?fit=3000%2C2000&ssl=1","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p9CRXF-1M6","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6826","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1377"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6826"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6826\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6836,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6826\/revisions\/6836"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/5535"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6826"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6826"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6826"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}