{"id":6882,"date":"2016-03-01T00:05:24","date_gmt":"2016-02-29T23:05:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.economiaediritto.it\/?p=6882"},"modified":"2016-03-01T00:05:24","modified_gmt":"2016-02-29T23:05:24","slug":"umberto-eco-e-il-nome-della-rosa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/umberto-eco-e-il-nome-della-rosa\/","title":{"rendered":"Umberto Eco e il nome della rosa"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(di Nicola Sguera)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La rosa mi \u00e8 cara per molti motivi. E poesie sulla rosa le custodisco nel cuore. In particolare un distico di <strong>Angelus Silesius<\/strong> (\u00abLa rosa \u00e8 senza perch\u00e9 fiorisce perch\u00e9 fiorisce\u00bb). Alla lettura del romanzo di Eco ero riuscito a \u201cscampare\u201d per molti anni dalla sua uscita. Come un asinello, dovetti abbassare le orecchie per un\u2019abilitazione riservata nel 2000, e leggere, sperimentando la verit\u00e0 di una massima di Voltaire, e cio\u00e8 che i libri pi\u00f9 utili per noi sono quelli che non ci piacciono. Prover\u00f2 a spiegare il perch\u00e9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi \u00e8 Umberto Eco? Malgrado quello che ha scritto in un suo saggio (raccolto in <em>Un altro Novecento<\/em>, La Nuova Italia) il mio professore di italiano <strong>Alberto Asor Rosa<\/strong>, e che cio\u00e8 Eco \u00e8 \u00abun medievale nato per sbaglio nel nostro tempo\u00bb, io credo che sia proprio l\u2019opposto. Eco \u00e8 un moderno (anzi un \u201cnovissimo\u201d) che applica al Medioevo categorie moderne. Non voglio dire che l\u2019unica possibilit\u00e0 di comprendere un\u2019epoca sia quell\u2019immedesimazione di cui parlava la scuola storicista tedesca, ma mi sembra che la \u201cvulgata\u201d sul Medioevo che esca dal romanzo dimostri un incomprensione radicale di ci\u00f2 che il Medioevo volle essere. L\u2019operazione di Eco, a livello contenutistico, \u00e8 quella di vedere in quel mondo ci\u00f2 che ha anticipato il nostro, quello attuale, considerando il resto retaggio da superare. La premessa non esplicitata \u00e8 che il nostro sia, comunque, il mondo migliore della storia dell\u2019umanit\u00e0, cosa ribadita in vari scritti dal professore. In una prospettiva \u201cevoluzionistica\u201d il Medioevo appare pieno di promesse mantenute dall\u2019epoca successiva, in particolare da una scienza libera da superstizione e al servizio dell\u2019uomo. La posizione di Eco \u00e8 quella di Francesco Bacone e della sua utopia tecnologica. Se qualcosa, invece, il secolo appena finito ci ha insegnato \u00e8 che \u201c<strong>il sogno della ragione genera mostri<\/strong>\u201d. Non credo di dover giustificare questa affermazione. <strong>\u00c8 l\u2019uomo prometeico che ha reso la terra invivibile, minaccia di distruggerla<\/strong>, vive nella totale alienazione. <strong>Svevo<\/strong> nella straordinaria conclusione del suo capolavoro parla di \u201cocchialuto animale\u201d per sottolineare che il destino dell\u2019uomo si \u00e8 deciso nel momento in cui ha smesso di adattare il suo organismo all\u2019ambiente e ad agire \u201ctecnicamente\u201d (sar\u00e0 un caso poi che Guglielmo usa gli occhiali e li vanta come grande progresso dell\u2019uomo?). Credo, dunque, che il punto di vista, la prospettiva, sia decisiva nella lettura del <em>Nome<\/em>, come di ogni altro romanzo che abbia un\u2019ambizione enciclopedica e totalizzante (pur camuffandosi da raffinato gioco letterario). E <strong>io rifiuto <em>in toto<\/em> quella prospettiva neoilluministica<\/strong>, erede di quella cultura che ha \u201coccidentalizzato\u201d il mondo, sottomettendo tutto ad un \u201ccentro\u201d invisibile, la produzione, l\u2019economia sganciata da qualunque reale esigenza umana. Il destino dell\u2019umanesimo e dell\u2019illuminismo (la sua \u201cdialettica\u201d, adornianamente) \u00e8 quella non solo della \u201cstrage delle illusioni\u201d ma di una ben pi\u00f9 concreta distruzione, delle terre, degli uomini, dei rapporti, della psiche: \u00ab<strong>la terra illuminata splende all\u2019insegna di trionfale sventura<\/strong>\u00bb (Horkheimer-Adorno). Il centro della civilt\u00e0 medievale e di altre civilt\u00e0 \u201ctradizionali\u201d era di tipo spirituale. Non a caso Guglielmo si sente esonerato, per svolgere le sue ricerche, dalla pratica rigorosa della preghiera comune.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi chiedo come un uomo che non sappia pregare possa scrivere del Medioevo capendone qualcosa!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro aspetto rivelatore della personalit\u00e0 di Eco \u00e8 la sua <strong>feticizzazione del libro<\/strong>: non \u00e8 casuale che il suo romanzo maggiore sia ambientato in un luogo in cui vive tra libri, con libri, per libri. In un\u2019intervista Eco ebbe a dire che la sua biblioteca personale era una sorta di \u201ccoperta di Linus\u201d da guardare in maniera rassicurante nei momenti di smarrimento (in un passo rivelatore del libro Eco parla della biblioteca dell\u2019abbazia come di un \u00abventre\u00bb: ne possiamo dedurre una sorta di regressione uterina!). Ben altra potenza troviamo, rispetto alla stessa questione, nell\u2019opera di <strong>Borges<\/strong>, a torto banalizzato nella figura di Jorge nel <em>Nome<\/em>. Basti leggere, oltre alla <em>Biblioteca di Babele<\/em>, una testo meraviglioso come <em>Poesia dei doni<\/em>. In ogni caso tanto Borges quanto Eco appartengono interamente a quest\u2019epoca, che, proprio perch\u00e9 non riesce pi\u00f9 ad esperire <strong>il libro come vita<\/strong>, lo fa diventare un feticcio da adorare. Si rilegga, al contrario, la lettera di Dante a Cangrande: l\u00ec \u00e8 presente la consapevolezza che la vera arte \u00e8 sempre al servizio di qualcosa che la trascende. Nel Paradiso non si leggono libri, per quanto posso immaginare che Eco lo pensi e Borges l\u2019abbia sognato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Malgrado questo, nel momento della sua scomparsa voglio rendere omaggio ad un uomo di vastissima cultura, che ha avuto il merito di avvicinare l\u2019alto e il basso. Un appassionato di fumetti come me non pu\u00f2 che essergli grato per aver sdoganato nella cultura accademica un\u2019arte \u201cpopolare\u201d. Onore, dunque, ad Eco. Mi auguro di sbagliare, dunque, e che nel suo paradiso esistano tutti i libri che sono stati scritti e quelli che dovranno ancora essere scritti e i commenti a ciascuno di essi, disposti su scaffalature disegnate da Escher.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(di Nicola Sguera) La rosa mi \u00e8 cara per molti motivi. E poesie sulla rosa le custodisco nel cuore. 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