{"id":7321,"date":"2017-12-01T15:50:19","date_gmt":"2017-12-01T14:50:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.economiaediritto.it\/?p=7321"},"modified":"2020-10-27T13:50:41","modified_gmt":"2020-10-27T12:50:41","slug":"mantenimento-e-rottura-di-un-legame-affettivo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/mantenimento-e-rottura-di-un-legame-affettivo\/","title":{"rendered":"Mantenimento e rottura di un legame affettivo"},"content":{"rendered":"<p><strong><a title=\"LUDES HEI\" href=\"http:\/\/www.uniludes.ch\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-7039 noopener noreferrer\"><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"7039\" data-permalink=\"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/alla-l-u-de-s-di-lugano-si-formano-gli-esperti-di-criminologia-investigazione-e-sicurezza\/ludes2-2\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/ludes2-e1473798143991.png?fit=410%2C123&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"410,123\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"ludes2\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/ludes2-e1473798143991.png?fit=300%2C90&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/ludes2-e1473798143991.png?fit=410%2C123&amp;ssl=1\" tabindex=\"0\" role=\"button\" class=\"alignleft size-medium wp-image-7039\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/ludes2-300x90.png?resize=300%2C90\" alt=\"ludes2\" width=\"300\" height=\"90\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a>di Agnese Riccardi e Andrea Carta<\/strong><\/p>\n<p>Facolt\u00e0 di Scienze Umane \u2013 Corso di La<br \/>\nurea in Psicologia &#8211; Ludes HEI (Malta)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Mantenimento e rottura di un legame affettivo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c<em>L\u2019amore \u00e8 l\u2019unico modo per cogliere un altro essere umano nel nucleo pi\u00f9 intimo della sua personalit\u00e0\u201d <\/em>(Frankl, 2012). La ricerca di un senso e di un significato della vita, deve transitare, necessariamente, nel coinvolgimento relazionale e sentimentale. Nella vita di coppia, cosi come nel dolore legato alla dissoluzione della stessa, spesso motivato dal crollo dei progetti comuni e di obiettivi futuri co-condivisi, si sperimenta una sensazione che rimanda alla nostra traiettoria nel mondo quotidiano. Non a caso E. Lukas (1988), con grande precisione, fa notare come prendersi cura, amare qualcuno, significhi dare un senso alla propria esistenza, riempiendola di coscienza e condividendo con il proprio partner la gioia di un percorso costruito a quattro mani. \u201c<em>lo faccio per te<\/em>\u201d, \u201c<em>mi prendo cura di te<\/em>\u201d, frasi ricorrenti in amore, che hanno una ben delineata finalit\u00e0 e una direzione: l\u2019importanza dell\u2019altro. Si deve sottolineare, quindi, come esistano due dimensioni-motivazioni distinte dello \u201cstare nella coppia\u201d: quella del significato e quella della responsabilit\u00e0. Se io ho responsabilit\u00e0 nei confronti del partner, devo considerare il suo punto di vista, devo cercare di attualizzare concretamente, apertamente, senza egoismo il progetto che entrambi abbiamo pensato, devo lanciare lo sguardo verso il futuro. Questo implica lealt\u00e0, forse primo motore motivazionale, che rende onore al perch\u00e9 della mia scelta.<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Responsabilit\u00e0 significa, soprattutto, avere ben in mente che ogni azione \u00e8 direttamente attribuibile a me, al mio modo di comportarmi, al mio modo di evitare le sofferenze o di destabilizzare la coppia. <em>\u201cA un uomo si pu\u00f2 togliere tutto, eccetto una cosa, l\u2019ultima sua libert\u00e0: scegliere il proprio atteggiamento in qualunque circostanza, scegliere il proprio modo di comportarsi\u201d<\/em> diceva Frankl (2010), rimarcando come il punto principale per comprendere la crisi, stia nel sottrarsi alla capacit\u00e0 di scelta, alla mancanza di forza per compiere azioni distoniche rispetto all\u2019omeostasi. Concetto, quello omeostatico, che va qui criticato: le ricerche dimostrano, infatti, che \u00e8 proprio il cambiamento, il mutare la responsabilit\u00e0, il ricercare un significato sempre attuale, a produrre interesse per la vita sentimentale; viceversa una vita di coppia basata sul cinico \u201cbasto a me stesso\u201d porta all\u2019inevitabile perdita di senso, di \u201ccosa ci rende una coppia\u201d, dell\u2019importantissima progettazione futura. Proprio su questo aspetto si concentrano le attenzioni, quando la diade crolla. Con i pazienti si assiste spesso ad un\u2019incapacit\u00e0 cronica di dare una minima forma al futuro sentimentale, se non le classiche affermazioni \u201cspero che cambi, per essere pi\u00f9 simile a me\u201d, \u201csi torna insieme, ma alle mie condizioni\u201d, \u201csono certo cambier\u00e0 perch\u00e9 lo fa per me\u201d, \u201cnon importano i miei bisogni, va bene cosi\u201d. Una sorta di narrazioni di comodo, in cui il paziente si rifugia per non arrivare alla domanda \u201cche senso ha ancora stare insieme?\u201d. Questa utopia, che pu\u00f2 talvolta rassicurare uno dei due partner di averle tentate tutte, in realt\u00e0 nasconde ben pi\u00f9 incognite che risorse. Manca di prospettiva, si concentra sul problema e non sulle risorse personali, sulla colpa dell\u2019altro e non sulla mia responsabilit\u00e0, sul perch\u00e9 soffro e non sul cosa voglio. D\u00e0 l\u2019impressione di aver generato un falso significato, un senso a corto raggio, pi\u00f9 basato sull\u2019egoismo che sul \u201cdare una seconda possibilit\u00e0\u201d, destinato a cadere al primo temporale. Prospettiva che non apre nemmeno al dolore, nell\u2019accezione data da Natoli (2008): \u201c<em>Il dolore apre un\u2019interrogazione sul senso perch\u00e9 stravolge l\u2019ordinario. <\/em><em>Un&#8217;interrogazione cui non c&#8217;\u00e8 risposta, ma che deangola le usuali prospettive d&#8217;esistenza: un domandare capace di dischiudere orizzonti altrimenti mai immaginabili. E che rilancia su altri piani la vita<\/em>\u201d.\u00a0 Cio\u00e8, citando R. May (1971): \u201c<em>L\u2019opposto dell\u2019amore non \u00e8 l\u2019odio, \u00e8 l\u2019apatia\u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo rilancio su altri piani, parte dall\u2019elaborazione del dolore, inteso come trasformazione \u201c[\u2026] <em>in una conquista. In un\u2019autentica prestazione<\/em>\u201d (Frankl, 2012). A tal proposito, dato per assunto che ogni esistenza ha un significato, bisogna passare, nel domandarsi come gestire la sofferenza, dal trovare un significato <em>della<\/em> relazione a un pi\u00f9 concreto ed esistenziale significato <em>nella<\/em> relazione. Perch\u00e9, cos\u00ec facendo, posso capire di aver scelto una persona con obiettivi diversi dai miei, di aver giocato male le mie carte relazionali, di aver spinto troppo sulla progettazione, non accorgendomi di percorrere, di fatto, la strada in solitudine. Posso rendermi contro che <em>nella<\/em> relazione ho conquistato aspetti e orizzonti emozionali che prima non conoscevo, che ho sofferto e che questo dolore diventa motivo di crescita altrimenti non sperimentabile. Posso rendermi conto di poter guardare in faccia l\u2019altro, sapendo di aver sofferto per lui, <em>per<\/em> qualcosa che, dal mio punto di vista, aveva un valore eccezionale. Posso rendermi altrettanto conto che se io per primo non conosco il significato che voglio scoprire <em>nella<\/em> vita di coppia, difficilmente potr\u00f2 essere compreso dal mio partner. Potrebbe, dunque, il tradimento, essere interpretato come l\u2019estremo maldestro tentativo di ritrovare un senso, un significato, una traiettoria alla mia esistenza, ormai priva di direzione? Pu\u00f2 trovare un posto nell\u2019interpretare correttamente i miei bisogni?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E in ultimo, come sottolineato ancora una volta dalla Lukas (1988): <em>\u201c&#8221;[&#8230;] nessun destino, per quanto terribile, ha il potere di determinare il comportamento dell&#8217;uomo nei suoi confronti. Una cosa \u00e8 certa: chi riesce ad assumere un atteggiamento positivo ed eroico anche di fronte a fattori del destino molto negativi ed opprimenti trova un grandissimo conforto nel fatto di non dovere, nonostante la propria situazione, perdere il rispetto di se stesso, anzi, di poter persino essere fiero di sopportare con dignit\u00e0 il dolore\u201d. <\/em>\u00a0L\u2019ultimo baluardo da cui iniziare la riscossa relazionale, con nuove e pi\u00f9 potenti consapevolezze sui propri limiti e su ci\u00f2 che ci aspettiamo dall\u2019amore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo proposito, \u00e8 necessario vedere la relazione anche da altri punti di vista, infatti raccontare dei rapporti di coppia significa affrontare tematiche profonde legate all\u2019uomo, che per sua intrinseca natura tende incessantemente alla ricerca di relazioni e al suo ontogenetico bisogno di appartenenza. Le storie di coppia sono intrise di emozioni, di pensieri, di bisogni soddisfatti e da soddisfare; si reggono su equilibri unici, a volte incomprensibili, e si inseriscono all\u2019interno di storie familiari che lasciano nelle mani dei figli mandati da portare avanti, stili relazionali, modelli valoriali e comportamentali. Tutto ci\u00f2 si intreccia e si incastra con la storia dell\u2019altro, portatore spesso ignaro di un mondo di significati, di valori, di aspettative e di bisogni. Non \u00e8 semplice incontrarsi, intrecciarsi, crescere e superare le sfide della vita, nella consapevolezza che l\u2019altro \u00e8 una risorsa, e non un vincolo, nella consapevolezza che noi siamo una risorsa, e non un vincolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Secondo il pensiero di Shaver e Hazan, che hanno adottato il modello bowlbiano per interpretare il rapporto di coppia, la funzione di base sicura offerta dai genitori influenza gli attaccamenti verso i pari in generale ed \u00e8, quindi, una componente fondamentale del rapporto amoroso, insieme all\u2019attrazione sessuale, che favorisce la formazione del legame di attaccamento, e al comportamento di cura, che diventa l\u2019indice pi\u00f9 predittivo della durata della relazione. Il legame amoroso di coppia pu\u00f2 essere considerato una relazione d\u2019attaccamento, in quanto ne presenta le caratteristiche fondamentali: la ricerca della vicinanza, la protesta per la separazione e l\u2019effetto base sicura. In questo caso, l\u2019attaccamento \u00e8 solitamente caratterizzato da una maggiore simmetria e reciprocit\u00e0 del rapporto. In una relazione amorosa tra adulti, infatti, entrambi i membri della coppia dovrebbero essere in grado di svolgere funzioni di attaccamento nei confronti del partner. Ci\u00f2 che caratterizza questo legame \u00e8 l\u2019integrazione dell\u2019attaccamento con i comportamenti sessuali e di accudimento. \u201c<em>Un rapporto che non offre conforto e sicurezza, ma \u00e8 basato soltanto sulla attrazione sessuale, tende a configurarsi pi\u00f9 come una relazione tra amanti. Allo stesso modo, anche l\u2019espressione della sessualit\u00e0 genitale \u00e8 indispensabile, in caso contrario il legame di coppia risulterebbe simile a quello tra parenti o tra amici<\/em>\u201d (Baldoni 2004). Nell\u2019 ultimo secolo la concezione del matrimonio, e pi\u00f9 in generale dello stare insieme \u00e8 cambiata molto; da fatto sociale \u00e8 diventata un fatto personale, da alleanza tra famiglie \u00e8 diventata un patto di fiducia tra due individui, questo ha fatto s\u00ec che l\u2019intimit\u00e0 intesa come scambio di pensieri, sentimenti e aspettative di ricevere comprensione e sostegno, abbia preso il sopravvento sull\u2019 impegno. Secondo Cigoli la relazione di coppia, essendo altamente investita di aspettative pu\u00f2 facilmente causare delusione e, non essendo pi\u00f9 tenuta in piedi dal vincolo formale dell\u2019impegno, \u00e8 pi\u00f9 spesso a rischio di rottura. L\u2019autore sostiene che la relazione coniugale si fonda su un patto di fiducia esplicitato dal rito del matrimonio i cui elementi fondamentali sono l\u2019attrazione reciproca, la consensualit\u00e0, la consapevolezza, l\u2019impegno a rispettare il patto fiduciario e la delineazione di un fine. Questo costituisce il patto dichiarato, cio\u00e8 la dichiarazione di impegno formulata in modo esplicito, che richiama l\u2019importanza del vincolo matrimoniale inteso come promessa di fedelt\u00e0 e obbligo reciproco. Pu\u00f2 dirsi assunto con coscienza quando \u00e8 realmente voluto ed interiorizzato, cio\u00e8 quando i partner si dedicano al legame formulando un progetto di vita comune e impegnandosi a realizzarlo. Quando il progetto ha poca consistenza e le capacit\u00e0 di impegno e di investimento nella relazione coniugale sono deboli, allora siamo di fronte ad un patto fragile, che pu\u00f2 facilmente decadere. Il matrimonio \u00e8 sorretto anche da un patto segreto che rappresenta le motivazioni psicologiche e affettive sottostanti alla scelta reciproca. Ci\u00f2 che attrae due individui \u00e8 un misto di bisogni, desideri e paure che sono legati alla storia dei partner e ai loro modelli familiari. L\u2019aspetto inconsapevole della scelta \u00e8 quindi ci\u00f2 che ognuno sposa nell\u2019altro, indipendentemente da quello che emerge in modo esplicito nella formula matrimoniale. \u201c<em>Il patto segreto pu\u00f2 considerarsi riuscito quando i partner, incontrandosi, riescono a soddisfare bisogni affettivi reciproci e quando lo stesso patto pu\u00f2 essere rilanciato e riformulato al mutare dei bisogni e delle aspettative lungo l\u2019arco della vita. Si definisce impraticabile quel patto in cui i bisogni dei partner vengono sistematicamente disattesi, attaccando il legame in modo devastante, o anche quando i partner non sono in grado di rilanciare il patto nell\u2019evoluzione dei bisogni reciproci, per cui anche se in passato c\u2019\u00e8 stato uno scambio profondo, adesso non riescono a darsi pi\u00f9 niente<\/em>\u201d. (Cigoli) Ogni coppia ha il compito di far confluire patto segreto e patto dichiarato all\u2019interno del proprio matrimonio, anche se, nella coppia \u201cmoderna\u201d sono enfatizzati gli aspetti affettivi e di intesa sessuale a scapito di quelli di vincolo e di impegno nella relazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come sostiene Cigoli, affinch\u00e9 la relazione si sviluppi occorre che ciascun membro della coppia sappia prendersi cura dell\u2019altro e sappia \u201cuscire da una prospettiva autoreferenziale\u201d, inoltre la coppia pu\u00f2 essere considerata tale solo se si pone un obiettivo da raggiungere, un progetto significativo che d\u00e0 senso alla relazione stessa \u201c<em>intesa come profonda condivisione e non come mera vicinanza fra due individui che portano avanti ciascuno la propria vita<\/em>\u201d (Cigoli). Un altro elemento fondamentale riguardante l\u2019identit\u00e0 della coppia, risiede nella differenziazione dalle famiglie d\u2019origine e nella ridefinizione di questo legame. La coppia \u00e8 chiamata inoltre \u201c<em>a rilanciare e riformulare nel tempo il proprio patto coniugale<\/em>\u201d \u2013 \u201ccompito permanente\u201d di ogni transizione &#8211; in quanto le tappe e i passaggi che si incontrano durante la vita familiare inducono la coppia a delineare obiettivi nuovi e ad assumersi nuovi impegni. In una concezione sistemica della coppia, emergono molteplici letture anche della crisi, che non si radicano in mancanze individuali, ma che possono spiegarsi \u00a0alla luce delle pi\u00f9 complesse relazioni in cui la coppia stessa \u00e8\u00a0 inserita e nelle non sempre semplici dinamiche di differenziazione dai legami genitoriali, e pi\u00f9 in generale nello spesso gravoso compito di emancipazione dalle famiglie di origine. Come sostiene Ghezzi (2004), si possono individuare diversi motivi che creano una crisi della coppia, \u201c<em>una prima spiegazione della crisi\u00a0\u00a0 si individua nella violazione del contratto di coppia. Tale contratto, spesso implicito, si regge su tacite aspettative di accudimento reciproco e di affiliazione, sul mutuo accordo di dare e ricevere; in questo modo la coppia con il trascorrere degli anni e a fronte dei cambiamenti della vita, \u00e8 chiamata a ridefinire tale dinamica interna, permettendo a entrambi i partner di godere dei benefici legati a una visione duale del mondo\u201d<\/em>. L\u2019autore individua inoltre una seconda ragione della crisi della coppia, che trova le sue spiegazioni \u00a0nella \u00a0uscita non risolta di uno o di ambedue i\u00a0 partner dalla famiglia di\u00a0 origine; \u00a0in questo caso\u00a0 la fatica che riscontra la coppia \u00e8 quella di considerarsi essa stessa famiglia, rimanendo imbrigliata in dinamiche che pongono i partner pi\u00f9 nella posizione di figli, che come referenti di un nuovo nucleo; sono le stesse situazioni che non permettono di porre un confine chiaro e ben delineato con le famiglie di origine, pertanto\u00a0 gran parte degli investimenti emotivi si consuma in ci\u00f2 a cui si \u00e8 appartenuto, e non a quello a cui si appartiene attualmente . Un terzo motivo pu\u00f2 essere individuato nelle scelte di crescita personale che uno dei due soggetti, introduce per una maturazione individuale. La coppia \u00e8 l\u2019unione di due individualit\u00e0, per cui se \u00e8 vero che il rapporto di coppia stesso introduce delle modifiche strutturali, emotive e cognitive, \u00e8 necessario ricordare che la coppia non esaurisce i bisogni del singolo. Tali bisogni e aspettative sono mutabili nel tempo e possono modificarsi nei diversi passaggi evolutivi. Questi rinnovati bisogni possono porsi come potenziali elementi di crisi, almeno nella visione destabilizzata che l\u2019altro ha del partner. Talmente innovativi da diventare insopportabili, inaccettabili, lesivi della visione originaria che i partner hanno gli uni degli altri. \u00a0A queste tre motivazioni si devono sommare i forti stress, non sempre prevedibili, che possono sconvolgere la vita individuale, come malattie invalidanti,\u00a0 tracolli economici, perdita del lavoro ritenuta irrimediabile, catastrofi naturali, gravi perturbative\u00a0 del consolidato ordine familiare quale ad esempio la nascita di un bambino disabile. Tutto ci\u00f2 pu\u00f2 andare a destabilizzare fortemente anche le salde dinamiche di sostegno e accudimento di una coppia, inducendo crisi importanti che possono esitare nella rottura del legame. (Ghezzi 2004).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si pu\u00f2 pertanto affermare che esistono relazioni che se curate, possono ritornare a costituire quella sana base sicura, fonte di accoglimento, accudimento e comprensione, luoghi da cui poter uscire per esplorare il mondo, e luoghi in cui poter tornare per ritrovare quella calda sensazione di casa. Quando tale cura non produce gli effetti sperati, permanere in una coppia diventa una soluzione adattiva, ma al contempo limitante, che risolve la paura ancestrale di rimanere soli, ma che blocca il naturale evolversi delle persone. \u00a0La fine di una relazione amorosa, pu\u00f2 essere considerata in alcune situazioni come importante funzione della crescita e dell\u2019evoluzione personale, anche se accompagnata al dolore e alla sofferenza per la perdita della persona amata. In altri casi la separazione di una coppia pu\u00f2 essere vista come un poco evolutivo tentativo di nascondersi, dove le sofferenze individuali vengono spiegate in funzione del partner, sottraendosi pertanto ad una analisi personale, che potrebbe portare in luce fatiche, dinamiche e sofferenze proprie. Si \u00e8 in questi casi tesi a pensare che l\u2019altro costituisca il problema, rifuggendo dalla coppia, e correndo alla ricerca di una nuova relazione pi\u00f9 appagante, senza aver investito nulla nel processo introspettivo e soprattutto senza aver compreso che ognuno gioca qualcosa di s\u00e9, contribuendo, a volte in modo non esplicito e palese, alla nascita nonch\u00e9 al mantenimento di dinamiche non evolutive che ingenerano profonda sofferenza. La ricerca di Morris (2015) mette in evidenza come alla fine di una relazione si possa creare un periodo di \u201cpostrelationship grief\u201d, o \u201clutto postrelazionale\u201d, caratterizzato da sofferenza fisica ed emotiva. Da questo studio emergono significative differenze di genere nell\u2019affrontare tale periodo, le\u00a0donne infatti tendono a risentire pi\u00f9 negativamente della\u00a0rottura, riportando livelli maggiori sia di dolore fisico, sia di\u00a0dolore emotivo, nell\u2019 immediato; gli uomini di contro, sembrano risentire meno della separazione a ridosso della rottura, ma mostrano pi\u00f9 fatiche emotive e relazionali nel lungo periodo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La separazione pertanto, si pu\u00f2 configurare come un evento stressante a rischio di slatentizzare aspetti psicopatologici in soggetti, che prima della rottura erano tenuti in fase di compenso all\u2019 interno della dinamica coniugale. La conseguenza \u00e8 che tale modificazione relazionale conduca alla comparsa, in tutti i componenti della famiglia, di disagi psichici, gi\u00e0 classificati nel novero dei disturbi psichiatrici come Disturbi dell\u2019Adattamento (DSM-IV-TR, 2001), \u201c<em>che possono essere acuti o cronici, cio\u00e8 transitori o prolungati, e caratterizzati da alterazioni della condotta, oppure umore depresso, ansia, o alterazione mista e che sono direttamente legati all\u2019intensit\u00e0 dello stress, alla sua durata e alle difficolt\u00e0 di riadattamento dopo la separazione<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In conclusione si pu\u00f2 affermare che nella vita relazionale di ogni persona \u00e8 possibile sposarsi pi\u00f9 volte, in un caso andiamo a cercare quello che ci completa a livello ideale, procediamo in una incessante ricerca di ci\u00f2 che a seconda dei diversi momenti della vita ci serve di pi\u00f9, lasciamo rapporti nell\u2019idea che sia proprio quella persona a creare dolore e sofferenza, senza cogliere in profondit\u00e0 il contributo silenzioso e quasi invisibile che ognuno mette nella relazione; o in un altro caso, possiamo scegliere di risposarci con quella stessa persona, perch\u00e9 siamo capaci di cogliere come il tempo modifichi tutto, persone comprese, e che sia pertanto indispensabile perdersi, per potersi veramente riconoscere nell\u2019 altro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Bibliografia<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\">Andolfi M.. <em>Il padre ritrovato<\/em>, Franco Angeli, Milano, 2001.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Andolfi, M. <em>La terapia di coppia come processo trasformativo<\/em>. 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