{"id":7722,"date":"2018-04-01T00:09:46","date_gmt":"2018-03-31T22:09:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.economiaediritto.it\/?p=7722"},"modified":"2020-10-27T13:40:35","modified_gmt":"2020-10-27T12:40:35","slug":"corte-di-giustizia-ue-ammessi-i-limiti-alla-compensazione-iva","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/corte-di-giustizia-ue-ammessi-i-limiti-alla-compensazione-iva\/","title":{"rendered":"Corte di Giustizia UE: ammessi i limiti alla compensazione IVA"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong><u>Corte di Giustizia UE: ammessi i limiti alla compensazione IVA<\/u><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">di Claudio Melillo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Dubbi sulla compensazione dell\u2019IVA hanno richiesto l\u2019intervento della Corte di Giustizie UE che il 16 marzo 2017 si \u00e8 pronunciata in merito ad un rinvio pregiudiziale effettuato dalla CTP di Torino (sentenza C-211\/16).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La controversia attiene ad una questione pregiudiziale sollevata dinanzi alla Corte di Giustizia UE dalla Commissione Tributaria Provinciale di Torino in relazione all\u2019applicazione dell\u2019art. 34, legge n. 388\/2000, che fissa un tetto massimo ai crediti d\u2019imposta e ai contributi compensabili, nella misura di 700.000 euro per ciascun anno solare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nello specifico, una societ\u00e0 vantava, per il 2013, un credito IVA per il quale ha provveduto alla compensazione delle imposte dovute, facendolo valere a concorrenza ed eccedendo l\u2019importo dei 700.000 euro. In questo modo, si sono venute a creare le condizioni per contestare, secondo l\u2019Agenzia delle Entrate, l\u2019inadempimento degli obblighi tributari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Ufficio competente ha proceduto, dunque, al recupero della somma spettante eccedente il limite massimo dei 700.000 euro. La societ\u00e0, di contro, ha fatto opposizione al provvedimento dell\u2019Agenzia tanto che la questione \u00e8 stata sottoposta al vaglio della Corte di Giustizia Europea, chiamata a pronunciarsi sull\u2019interpretazione dell\u2019art. 183, primo comma<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>, della direttiva IVA 2006\/112\/CE, al fine di stabilire se la disposizione comunitaria \u201c<em>osta ad una normativa nazionale che preveda [&#8230;] la proroga dei termini per il rimborso delle eccedenze dell\u2019imposta sul valore aggiunto, nella misura in cui tale normativa privi il soggetto passivo del diritto [&#8230;] di pretendere la corresponsione di interessi di mora sul proprio credito di imposta<\/em>\u201d. Il problema era da intendersi riferito alle modalit\u00e0 di rimborso di un\u2019eccedenza di IVA, senza mettere in discussione il diritto alla detrazione nel cui ambito \u00e8 esercitato. La questione \u00e8 stata sollevata, dunque, per comprendere se l\u2019imposizione di un limite massimo annuo per la compensazione o per il rimborso dei crediti IVA determinasse la circostanza per la quale i crediti non compensabili o recuperabili, nella misura eccedente, potessero costituire costi o oneri finanziari, per il soggetto passivo, andando a ledere il principio di neutralit\u00e0 fiscale. A tal proposito, la Corte ha espresso il suo giudizio ritenendo tali modalit\u00e0 non in grado di ledere il principio in questione facendo gravare, in tutto o in parte, l\u2019onere dell\u2019IVA in capo al soggetto passivo. Anzi, il recupero del credito risultante da un\u2019eccedenza dell\u2019IVA deve essere pienamente garantito e ci\u00f2 pu\u00f2 farsi in tempi ragionevoli, mediante il pagamento in denaro o tramite modalit\u00e0 simili. Ne deriva che la compensazione tra crediti e debiti di diversa natura \u00e8 certamente ammessa alla luce dell\u2019art. 17 del D.Lgs. n. 241\/1997. Ad essere limitato \u00e8 l\u2019importo di compensazione dei debiti ai sensi dell\u2019art. 34 della Legge n. 388\/2000.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pertanto, la Corte di Giustizia ha concluso interpretando l\u2019art. 183 nel senso che esso non osta a una normativa nazionale, come quella italiana, che limita la compensazione di alcuni debiti tributari con crediti IVA fino a un importo massimo determinato per ogni annualit\u00e0, a condizione che l\u2019ordinamento giuridico nazionale preveda comunque la possibilit\u00e0, per il soggetto passivo, di recuperare tutto il credito IVA entro un termine ragionevole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il limite massimo imposto dall\u2019ordinamento italiano non appare inadeguato ma finalizzato a contrastare fenomeni elusivi, dal momento che la compensazione pu\u00f2 effettuarsi per importi molto elevati, senza una verifica preventiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Articolo 183: \u201c<em>Qualora, per un periodo d\u2019imposta, l\u2019importo delle detrazioni superi quello dell\u2019IVA dovuta, gli Stati membri possono far riportare l\u2019eccedenza al periodo successivo, o procedere al rimborso secondo modalit\u00e0 da essi stabilite. Tuttavia, gli Stati membri possono rifiutare il rimborso o il riporto se l\u2019eccedenza \u00e8 insignificante<\/em>\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Corte di Giustizia UE: ammessi i limiti alla compensazione IVA di Claudio Melillo Dubbi sulla compensazione dell\u2019IVA hanno richiesto l\u2019intervento della Corte di Giustizie UE che il 16 marzo 2017 <\/p>\n","protected":false},"author":147,"featured_media":7701,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_bbp_topic_count":0,"_bbp_reply_count":0,"_bbp_total_topic_count":0,"_bbp_total_reply_count":0,"_bbp_voice_count":0,"_bbp_anonymous_reply_count":0,"_bbp_topic_count_hidden":0,"_bbp_reply_count_hidden":0,"_bbp_forum_subforum_count":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[33,12,5,2138,2025],"tags":[2024,2022,221,2023,643],"class_list":["post-7722","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-diritto-tributario","category-rubriche-interdisciplinari","category-fascicoli","category-numero-di-aprile-2018","category-tax-risk-management","tag-c-21116","tag-compensazione-iva","tag-corte-di-giustizia","tag-sentenza-16-marzo-2017","tag-studio-melillo"],"translation":{"provider":"WPGlobus","version":"3.0.2","language":"en","enabled_languages":["it","en","es"],"languages":{"it":{"title":true,"content":true,"excerpt":false},"en":{"title":false,"content":false,"excerpt":false},"es":{"title":false,"content":false,"excerpt":false}}},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/iva3.png?fit=294%2C172&ssl=1","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p9CRXF-20y","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7722","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/147"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=7722"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7722\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7724,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7722\/revisions\/7724"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/7701"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=7722"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=7722"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=7722"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}