{"id":8098,"date":"2019-08-01T13:57:53","date_gmt":"2019-08-01T11:57:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.economiaediritto.it\/?p=8098"},"modified":"2020-10-27T13:10:05","modified_gmt":"2020-10-27T12:10:05","slug":"politiche-di-liberalizzazione-ed-effetti-redistributivi-del-reddito-un-difficile-equilibrio-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/politiche-di-liberalizzazione-ed-effetti-redistributivi-del-reddito-un-difficile-equilibrio-2\/","title":{"rendered":"Politiche di liberalizzazione ed effetti redistributivi del reddito: un difficile equilibrio"},"content":{"rendered":"<p>(di Livia Cherubino)<\/p>\n<p>PARTE SECONDA<\/p>\n<p>CRESCITA ECONOMICA E REDISTRIBUZIONE DEI REDDITI: LE DUE FACCE DI UNA STESSA MEDAGLIA<\/p>\n<p>2.1. Redistribuzione<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il riflesso delle politiche economiche sui redditi delle famiglie \u00e8 di fondamentale importanza, soprattutto se si considera che esiste un forte legame tra reddito e consumo. Diverse evidenze dimostrano come il livello di consumo e il livello di reddito siano collegati (14) per questa ragione, quando siano carenti i dati sui redditi, il livello di consumi \u00e8 adottato come parametro per la misurazione del benessere della popolazione. L\u2019ipotesi \u00e8, quindi, che a un aumento dei soggetti percettori di reddito corrisponda un aumento dei consumi, ma non viceversa: fondamentale per la ripresa economica \u00e8, dunque, il fattore redistribuzione, pi\u00f9 che l&#8217;abbassamento dei prezzi, tenendo in considerazione che non si pu\u00f2 certo affermare il contrario, ossia, che a un aumento dei consumi (determinato dalla riduzione dei prezzi) corrisponda certamente un aumento dei redditi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Liberalizzare efficacemente, per\u00f2, comporta una dolorosa \u201crivoluzione sociale\u201d, perch\u00e9 il rimescolamento dev&#8217;essere attuato attraverso politiche che mirino a far scendere -nella gerarchia delle retribuzioni- coloro che beneficiano di rendite e far salire i detentori di un livello maggiore di competenze che meglio possano contribuire alla produttivit\u00e0 del Paese (15), il che comporta una migliore redistribuzione del reddito, ma non a \u201ccosto zero\u201d, che il momento storico pare imporre, poich\u00e9 lo stesso benessere sociale sembra richiedere di \u201candare contro le corporazioni e i gruppi di interessi particolari, per favorire gli interessi di tutti\u201d(16).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La relazione tra crescita economica e distribuzione del reddito \u00e8, tuttavia, molto complessa. A livello teorico, la relazione della c.d. \u201cU rovesciata\u201d proposta da Kuznets, pubblicata intorno alla met\u00e0 degli anni Cinquanta del Novecento, cos\u00ec come il modello dualistico prospettato da Lewis, concordano nell&#8217;affermare che la crescita economica porta a un aumento iniziale della disuguaglianza e che la distribuzione dei redditi si riequilibra solo in un successivo momento. Tali modelli economici, tuttavia, non tengono in considerazione gli effetti negativi che, a monte degli interventi, una disuguaglianza elevata pu\u00f2 determinare sulla crescita economica di un Paese: diversi modelli (17) hanno difatti provato che alti livelli di disequilibrio nella distribuzione dei redditi all&#8217;interno della societ\u00e0 provocano una crescita economica pi\u00f9 lenta, che sarebbe, per contro, accelerata da una maggiore equit\u00e0 di partenza (18). D&#8217;altronde, se un Paese cresce partendo da una situazione di grande disuguaglianza, la porzione di crescita di cui i poveri andrebbero a godere sarebbe, in ogni modo, limitata (19).<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se, dunque, la relazione tra crescita e distribuzione \u00e8 problematica, appare necessario che i due obiettivi vengano perseguiti simultaneamente, operando un bilanciamento degli effetti dispiegati dal raggiungimento dell&#8217;uno sull&#8217;altro e questo non pu\u00f2 che essere fatto mediante politiche che siano puntualmente definite nelle modalit\u00e0 di attuazione e di impatto economico e sociale. In ogni caso, secondo una parte degli economisti, l&#8217;obiettivo della crescita economica sarebbe da perseguire anche a discapito di una pi\u00f9 equa distribuzione del reddito, perch\u00e9 rappresenta \u201cun metodo per innalzare il tenore di vita molto pi\u00f9 potente di quanto non sia l\u2019eliminazione dei divari recessivi, della disoccupazione strutturale o delle inefficienze\u201d (20).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima di concordare o meno con questa affermazione, \u00e8 necessario analizzare il perch\u00e9 sia auspicabile che una societ\u00e0 abbia al suo interno una distribuzione dei redditi abbastanza egalitaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In prima battuta, \u00e8 innegabile che una societ\u00e0 che contempli al suo interno un&#8217;elevata disuguaglianza mina il senso comune di giustizia, ma -a prescindere da questa considerazione sociologica- la non equa distribuzione determina un&#8217;inefficiente allocazione delle risorse, con effetti infausti sui settori cardine della stessa: politica, istruzione, tasso di criminalit\u00e0. Si determinano ripercussioni sulla sfera politica del Paese nel momento in cui la situazione d\u2019ineguaglianza &#8211; intollerabile al punto da accrescere l&#8217;invidia e la rabbia dei consociati-, intaccando la pace sociale, \u00e8 in grado di portare a un alto livello di disordini che rischiano di minarne la stabilit\u00e0. Relativamente, invece, al rapporto tra diseguaglianza ed educazione, possiamo prendere in considerazione l&#8217;elasticit\u00e0 dei redditi intergenerazionali che misura la probabilit\u00e0 che i figli mantengano lo stesso reddito dei padri: pi\u00f9 basso \u00e8 il valore e pi\u00f9 alta \u00e8 la probabilit\u00e0 che i redditi cambino di generazione in generazione. Laddove vi sia un&#8217;iniqua distribuzione del reddito difficilmente questo valore sar\u00e0 basso, con indubbie ripercussioni anche sul livello di scolarit\u00e0 che non potr\u00e0 aumentare: un basso livello d&#8217;istruzione \u00e8 causa di una societ\u00e0 che avr\u00e0 difficolt\u00e0 a crescere economicamente, dal momento in cui una buona parte della popolazione non ha gli strumenti idonei a contribuire allo sviluppo economico del Paese. Infine, dati empirici dimostrano che laddove la distribuzione dei redditi \u00e8 maggiormente diseguale, il livello di criminalit\u00e0 \u00e8 molto pi\u00f9 alto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste considerazioni, probabilmente, inducono a riconsiderare i rapporti e le priorit\u00e0 tra sviluppo economico e redistribuzione: la crescita economica gioca un ruolo fondamentale per la riduzione della povert\u00e0, ma comporta un aumento della disuguaglianza nella distribuzione del reddito. Dunque, non \u00e8 possibile risolvere i problemi di equit\u00e0 e povert\u00e0 promuovendo la crescita tout court; bisogna, piuttosto, perseguirla mediante istituzioni che siano capaci di assicurare condizioni di maggiore uguaglianza in merito alle opportunit\u00e0 riservate ai cittadini, e che si pongano in maniera critica nei confronti delle politiche di liberalizzazione (21).<\/p>\n<p>2.2. Le variabili rilevanti per una redistribuzione al passo con la crescita economica<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il problema vero e proprio \u00e8 che le politiche di liberalizzazione perseguono l&#8217;obiettivo di favorire la crescita economica, la quale \u00e8 indissolubilmente legata all&#8217;aspetto della redistribuzione del reddito tra i consociati, andando la prima a riversare effetti sulla seconda. Trovare un punto di equilibrio tra queste due finalit\u00e0 \u00e8 difficile, perch\u00e9 se \u00e8 vero che non \u00e8 possibile ridurre in modo significativo la povert\u00e0 senza una crescita economica sostenuta, non \u00e8 di riflesso sostenibile che la crescita vada a vantaggio di tutti (22).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli effetti delle politiche di liberalizzazione sulla disuguaglianza sono oggetto di un vasto e complesso dibattito: se parte della letteratura economica sottoscrive il forte legame tra l&#8217;attuazione di queste politiche e la crescita delle disuguaglianze, altra parte sostiene che la liberalizzazione contribuisce, s\u00ec, a far crescere le disuguaglianze all\u2019interno degli Stati, ma \u00e8 in grado, comunque, di diminuire quella presente a livello internazionale; infine, una restante parte della dottrina configura gli aggiustamenti strutturali solo in chiave di valido strumento per combattere la disuguaglianza (23).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le liberalizzazioni non hanno certo un impatto neutro sulla disuguaglianza e sulla povert\u00e0; tuttavia, l&#8217;aprioristica individuazione degli effetti risulta problematica perch\u00e9 collegata a diverse variabili: il settore oggetto delle liberalizzazioni, la situazione del Paese antecedentemente all&#8217;adozione delle stesse, la capacit\u00e0 della societ\u00e0 e dei consociati di accettare e cogliere il cambiamento apportato (24). In base a questi fattori, le politiche di liberalizzazione possono determinare o meno quella -pi\u00f9 auspicabile- condivisione dei benefici della crescita per chi si colloca in fasce di reddito inferiori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il discorso, di per s\u00e9 complesso, si fa ancor pi\u00f9 problematico se la valutazione degli effetti degli interventi di liberalizzazione -che perseguono suddette finalit\u00e0- ha ad oggetto territori gravati da una situazione di profonda crisi. Sulla falsa riga della terza dottrina sopra menzionata, l&#8217;impostazione da adottare sarebbe quella di configurare le politiche di liberalizzazione come strumento per combattere le disuguaglianze e, al contempo, favorire la crescita economica, purch\u00e9 gli interventi siano supportati da un ottimo e ben organizzato apparato istituzionale e normativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcuni economisti sostengono che l\u2019unica globalizzazione economica che potrebbe portare grandi vantaggi per i poveri del mondo \u00e8 quella del lavoro, che per\u00f2 risulta la pi\u00f9 osteggiata dall&#8217;azione di interdizione delle lobby (25).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2.3. Focus: La liberalizzazione delle professioni. La \u201cvicenda taxi\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proprio il momento di grave difficolt\u00e0 in cui le economie europee si sono trovate (e si trovano tuttora) ad operare, ha portato l&#8217;Italia -sotto la forte spinta comunitaria- a disciplinare, a livello normativo, il processo di liberalizzazione attraverso lo strumento del decreto-legge (26), perseguendo l\u2019obiettivo di rendere il mercato dei servizi professionali efficiente, trasparente e competitivo, attraverso una riforma delle professioni finalizzata ad ampliare le possibilit\u00e0 di scelta dei consumatori, in conformit\u00e0 alla logica della deregulation come stimolo alla crescita (27).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;obiettivo, dichiarato a monte dell\u2019azione sovranazionale, \u00e8 di eliminare ogni normativa interna che non sia in linea con i principi comunitari, in considerazione del fatto che l\u2019esistenza di norme discriminatorie e barriere \u201cnon proporzionali\u201d -slegate dal dovere di tutela dei consumatori- sono ritenute dall\u2019Unione Europea tra i principali ostacoli alla mobilit\u00e0 dei professionisti, alla crescita economica e allo sviluppo dell&#8217;occupazione (28).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quel che comporta un intervento di tale portata sulla distribuzione dei redditi all&#8217;interno della societ\u00e0 \u00e8 stato trascurato, probabilmente in adesione all&#8217;ideologia per cui \u00e8 la sola crescita ad aiutare veramente i poveri, perch\u00e9 \u201c[&#8230;] aumenta i loro redditi tanto quanto aumenta i redditi di chiunque altro&#8230; in breve la globalizzazione aumenta i redditi ed i poveri partecipano pienamente a questo<br \/>\nprocesso\u201d(29).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, il Fondo Monetario Internazionale, ponendo l&#8217;accento sull&#8217;aumento della disuguaglianza e ribadendo come la stessa possa essere dannosa per il raggiungimento della stabilit\u00e0 e della crescita macroeconomica, ne rinviene una serie di cause che vanno dalla globalizzazione alle liberalizzazioni, che hanno determinato l&#8217;ingresso nel mercato del lavoro di persone meno specializzate e l&#8217;aumento del potere contrattuale di chi, per contro, guadagna di pi\u00f9 (30).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La causa principale della disuguaglianza (legata alle differenze nella domanda e offerta per i diversi tipi di lavoro) sarebbe da rinvenire nella determinazione dei compensi secondo i meccanismi del mercato del lavoro. In un sistema in cui le organizzazioni dei professionisti non possono limitare il numero dei lavoratori, i compensi non sono controllabili, ma regolati dal mercato stesso. I salari, funzionando come i prezzi di qualsiasi altra merce, sono determinati dal punto d\u2019incontro tra la domanda e l&#8217;offerta dei lavoratori con una certa specializzazione: la concorrenza tra lavoratori pu\u00f2 abbassare i salari in virt\u00f9 della sostituibilit\u00e0 di un lavoratore rispetto a un particolare ruolo. Qualora l&#8217;offerta sia bassa, per cui vi siano pochi lavoratori in grado di ricoprire un dato posto, in contrasto con una domanda elevata -ossia un gran bisogno di personale di quel tipo-, allora a detta prestazione corrisponde un compenso alto, in quanto i datori di lavoro, in concorrenza tra loro per dipendenti, sono spinti ad alzare il salario offerto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel momento in cui viene, dunque, liberalizzata una professione, la concorrenza aumenta insieme all&#8217;offerta e al numero dei posti di lavoro; si smantella il sistema per cui i produttori possono godere di rendite -perch\u00e9 non esposti alla concorrenza- determinate dalla possibilit\u00e0 di fissare prezzi assai pi\u00f9 elevati dei costi, configurando cos\u00ec una politica di ridistribuzione del reddito, dai percettori di rendite a favore dei consumatori. Ma, in base a quanto detto prima, all&#8217;aumentare dell&#8217;offerta si accompagner\u00e0 l&#8217;incremento della sostituibilit\u00e0 del lavoratore per quel ruolo, riducendone il salario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da questa considerazione ha avuto origine la \u201cvicenda taxi\u201d, la cui categoria di lavoratori ha pi\u00f9 di tutte osteggiato la riforma, laddove il decreto liberalizzazioni del governo Monti sembrava voler far partire il rilancio della crescita economica soprattutto dai taxi, oltre che, dalle farmacie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A partire dagli anni Ottanta la figura del taxista si \u00e8 trasformata lentamente, fino ad assimilarsi a quella di un lavoratore autonomo legato a posizioni di rendita. Per questo motivo, un\u2019estensione del numero di licenze, o addirittura una loro soppressione -per liberalizzare l&#8217;attivit\u00e0 e i suoi confini territoriali-, avrebbe determinato un indubbio effetto competitivo sul mercato, con una riduzione dei prezzi a beneficio degli utenti ma, parallelamente, sarebbe andata a svantaggio degli stessi lavoratori che avrebbero visto una contrazione dei loro introiti e del valore della licenza. Il punto cruciale della vicenda \u00e8 proprio questo: il prezzo della licenza acquistata \u00e8 proporzionale al valore dei flussi dei redditi attesi per il futuro e viene ammortizzato durante gli anni di servizio attingendo ai risparmi consentiti dall&#8217;attivit\u00e0; la liberalizzazione del settore andrebbe a ridurre i redditi -e i risparmi- ottenibili dall&#8217;attivit\u00e0, per cui il taxista si troverebbe in difficolt\u00e0 ad ammortizzare l&#8217;investimento iniziale, essendo il valore di cessione della licenza inferiore a quello che si attendeva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con l&#8217;avvio degli interventi di liberalizzazione questi lavoratori avrebbero certamente subito un danno che sarebbe stato, per\u00f2, spalmato a beneficio degli utenti: quando i vantaggi degli uni superano le perdite degli altri, \u00e8 il miglioramento del benessere della collettivit\u00e0, grazie all&#8217;incremento della concorrenza e dell&#8217;offerta di lavoro, a raccomandare di percorrere questa strada.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un intervento di tale auspicabile portata \u2013non realizzato in punto di fatto- avrebbe potuto facilmente incontrare il favore di tale categoria se alla liberalizzazione fosse stata affiancata la determinazione di una corresponsione, agli attuali detentori di licenza, di una quota sulla cessione della stessa, da quantificare in proporzione all&#8217;anzianit\u00e0 di servizio, in modo da favorire il recupero dell&#8217;ammortamento (31).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, nell\u2019attuazione delle politiche di liberalizzazione bisogna tenere in considerazione anche il rischio di incorrere in un eccesso di offerta rispetto alla domanda: questo non crea ricchezza, bens\u00ec l&#8217;abbassamento indiscriminato della qualit\u00e0 e dei prezzi (32). Per questo \u00e8 necessario ripartire dalle liberalizzazioni, cos\u00ec come ribadito dall&#8217;Unione Europea, da non configurare, per\u00f2, come scelte economiche che portino ad un&#8217;indiscriminata apertura di servizi e professioni. La liberalizzazione, quale mezzo (e non semplice obiettivo) per il raggiungimento dello sviluppo economico e della redistribuzione dei redditi, dev&#8217;essere calibrata al punto che i costi che ne derivino siano proporzionati ai benefici attesi, soprattutto in termini di sostenibilit\u00e0 (33). Questo significa che una liberalizzazione ben fatta, che sia finalizzata anche a una distribuzione dei redditi pi\u00f9 egalitaria -dove siano privilegiati i lavoratori dotati di formazione e competenze tali da poter meglio contribuire ad incrementare la produttivit\u00e0, rispetto ai percettori di rendite (34)- non potr\u00e0 essere \u201ca costo zero\u201d, ma dovr\u00e0 essere, comunque, sostenibile: poich\u00e9 l&#8217;incremento di concorrenza accentua le disuguaglianze di reddito devono necessariamente essere approntati adeguati meccanismi di protezione per i danneggiati (35).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se, di fatto, fossero solamente rimossi i vincoli alla concorrenza si potrebbe determinare una condizione di inefficienza e fioriera di disuguaglianze. Riprendendo l&#8217;esempio, una liberalizzazione scellerata potrebbe portare, nel medio periodo, a una situazione di estrema disuguaglianza, in cui chi possiede capitali adeguati pu\u00f2 acquisire auto da adibire a taxi, pagando a cottimo i lavoratori che sarebbero indotti a lavorare senza tregua per raggiungere un certo livello salariale, con infauste conseguenze anche in termini di sicurezza e qualit\u00e0 del servizio (36).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Liberalizzare \u00e8, dunque, un&#8217;operazione complessa che per essere efficace dev&#8217;essere affiancata da misure di accompagnamento. Per questo motivo, interventi di tale portata devono essere il frutto di scelte di politica economica ben calibrate, supportate da un apparato istituzionale ben organizzato e in grado di emanare norme efficienti. Questo significa che la competitivit\u00e0 e la crescita &#8211; unitamente a una pi\u00f9 equa distribuzione del reddito in proporzione alla qualificazione del lavoro- devono essere tutelate e favorite da buone ed efficaci regolamentazioni amministrative, uniche in grado di garantire il rispetto dei \u201cgiusti\u201d limiti e di quei vincoli normativi indispensabili (37).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">PARTE TERZA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">CONCLUDENDO<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3.1. L&#8217;impatto del diritto comunitario e il nuovo ruolo del diritto amministrativo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da quest&#8217;analisi \u2013calibrata su una specifica categoria professionale e collegata, dunque, al problema della disuguaglianza relativa e non complessiva- emerge come il tema della liberalizzazione sia strettamente collegato ad altri, come quello di una buona regolamentazione, dello sfoltimento normativo e della semplificazione amministrativa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per aversi una liberalizzazione efficiente, tesa a favorire la competitivit\u00e0 e la crescita economica unitamente alla riduzione delle disuguaglianze, non pu\u00f2 parlarsi di deregolamentazione tout court, in cui l&#8217;attivit\u00e0 sia lasciata unicamente ai meccanismi di mercato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo senso, la liberalizzazione non sarebbe sempre un evento auspicabile perch\u00e9, data la rilevanza di interessi generali, alcune attivit\u00e0 devono, necessariamente, essere soggette a controlli amministrativi -spesso preventivi- o anche a limiti ulteriori inerenti, per esempio, alle forme organizzative o alle regole<br \/>\ndi svolgimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il problema della liberalizzazione (38), quindi, non \u00e8 semplicemente quello di eliminare regole e procedure, ma di verificare la loro utilit\u00e0, di trovare il giusto equilibrio tra la libert\u00e0 di iniziativa economica e la tutela di quegli interessi che possono essere minacciati dalle attivit\u00e0 d\u2019impresa, di mantenere delle restrizioni allorch\u00e9 siano funzionali all\u2019interesse generale, ma non a quelli delle categorie professionali in s\u00e9 e per s\u00e9, sempre in raccordo ai principi di derivazione del settore farmaceutico: che cose \u00e8 cambiato con la liberalizzazione dei prodotti SOP e OTC\u201d, comunitaria. In ossequio ai valori costituzionali e sovranazionali, la libert\u00e0 economica dei privati si presume e i regimi di controllo amministrativo che incidono su di essa devono trovare una giustificazione in ragioni stringenti di interesse pubblico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Laddove gli interventi di liberalizzazione vadano a toccare interessi costituzionalmente rilevanti, \u00e8 salvaguardata la funzione amministrativa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si pensi, ad esempio, alla tutela della salute, che in tutti gli interventi di liberalizzazione viene costantemente indicata come interesse che giustifica il permanere del regime autorizzatorio. Quando vi \u00e8 il rischio che un&#8217;attivit\u00e0 economica possa incidere su valori costituzionalmente protetti, il legislatore affida all&#8217;Amministrazione il compito di valutare se detta attivit\u00e0 possa o meno essere esercitata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Emerge, cos\u00ec, un quadro in cui si rende necessaria l&#8217;adozione di politiche di liberalizzazione \u201ccontrollata\u201d, per la cui efficienza si impone il permanere del potere pubblico. Dai pi\u00f9 recenti interventi in materia -almeno nel settore delle attivit\u00e0 economiche-, il compito primario affidato all&#8217;Amministrazione appare essere la tutela di interessi costituzionalmente rilevanti, visto il permanere del regime autorizzatorio (39). Si pu\u00f2 dire che sembrano ivi ridotte le distanze tra i diritti fondamentali e il diritto amministrativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell&#8217;ambito di dette politiche, tali diritti -pur trovando riconoscimento in norme fondamentali- non sono a soddisfazione necessariamente garantita perch\u00e9 ne \u00e8 ammessa una possibile incisione da parte del potere pubblico in nome di altre esigenze, corrispondenti ad altrettanti interessi rilevanti, costituzionali o sovranazionali ai primi equiparabili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La situazione che emerge, quindi, a valle di quest&#8217;analisi -nonch\u00e9 dei provvedimenti legislativi richiesti in materia di liberalizzazioni- \u00e8 quella di un diritto amministrativo quantitativamente minore ma qualitativamente migliore (40), in cui il potere pubblico \u00e8 chiamato ad operare un contemperamento tra contrapposti valori fondamentali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad oggi siamo ancora distanti dall&#8217;obiettivo imposto dalla spinta comunitaria, per cui rimane valida la raccomandazione di liberalizzare (soprattutto le professioni chiuse) (41). A fronte, infatti, degli sforzi che si sono tentati di intraprendere, le classifiche internazionali sulla competitivit\u00e0 dell\u2019economia italiana segnalano il persistere dell\u2019inefficienza delle pubbliche amministrazioni e la pesantezza degli oneri burocratici come i principali fattori che penalizzano il nostro Paese e scoraggiano gli investimenti (42).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217; evidente che la crescita economica dipende in modo significativo dal modo in cui sono regolati i mercati; a fronte di ci\u00f2 \u00e8 necessario riconfigurare meglio le politiche di liberalizzazione, oltre che il ruolo del diritto amministrativo, affinch\u00e9 siano in grado di dare una risposta adeguata a tali imperativi economici, da calibrare sull&#8217;interesse generale e non su quelli propri delle singole categorie professionali.<\/p>\n<p>14 Lipsey R.G., Chrystal A.K., Macroeconomia, Zanichelli Editore, 1999.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">15 \u201cLa crescita si fa con il capitale umano: educazione, ricerca, innovazione [&#8230;]\u201d, cos\u00ec, Galimberti F., Liberare l&#8217;Italia da lacci e lacciuoli, Il Sole 24 Ore, 20 aprile 2012.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">16 Abravanel R., Gutgeld Y, Scelte coraggiose per sviluppare un&#8217;economia di servizi, ricerca condotta per McKinseyEtCompany, Milano, 2006.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">17 Tra cui, Deininger K., Squire L., A New Data Set Measuring Income Inequality, in World Bank Economic Review, n.10\/1996, Galor O., Income Distribution and the Process of Development, in European Economic Review, n. 44\/2000, per i quali una condizione iniziale di alta disuguaglianza nella distribuzione dei redditi genera una pi\u00f9 bassa crescita economica (medesimo assunto dimostrato per il tramite di passaggi in parte differenti).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">18 Secondo il rapporto Fiscal policy and income inequality, del Fondo monetario internazionale, \u201cci sono crescenti prove che un&#8217;alta disuguaglianza possa essere dannosa per il raggiungimento di stabilit\u00e0 e crescita macroeconomica\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">19 Ravallion M., Have We Already Met the Millennium Development Goal for Poverty?, 2002, www.iie.com\/publications\/papers\/ravallion0203.pdf<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">20 Lipsey R.G., Chrystal A.K., op. cit.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">21 Mattiozzi F., L&#8217;andamento della disuguaglianza nella distribuzione del reddito, in Eticaeconomia.it, 2009.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">22 Stiglitz J.E., La Globalizzazione e i Suoi Oppositori, Einaudi, 2002.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">23 In ordine: Mazur J., Labour\u2019s New Internationalism, in Foreign Affaire, Gennaio- Febbraio 2000; Ghose A.K., Global Economic Inequality and International Trade, 2001; Bussolo, M., Solignac Lecomte H. B., Trade Liberalisation and Poverty, in ODI Poverty Briefing n. 6\/1999.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">24 Relativamente ai primi due parametri, ad esempio, dall&#8217;analisi della situazione di diversi Paesi africani che hanno adottato le politiche di liberalizzazione del commercio \u00e8 emerso un indubbio aumento dei poveri; questa tipologia di politica si \u00e8 qui tradotta in una sostanziale perdita fiscale (dal momento in cui detti paesi dipendevano dalle tasse sui beni importati come maggior introito fiscale) e nel collasso delle industrie domestiche non in grado di sostenere la concorrenza di competitori esteri provenienti dai Paesi industrializzati. Demble (2004).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">25 Cos\u00ec, Rajan Ramkishen S., Trade Liberalization and Poverty: Revisiting the Age-Old Debate, 2002, www.economics.adelaide.edu.au\/staff\/rrajan\/pubs1.html &#8211; 38k &#8211; it<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">26 Nella battaglia per la semplificazione e la liberalizzazione, le autorit\u00e0 italiane hanno messo a punto negli ultimi anni diversi piani d\u2019azione nazionali: il piano \u201cSalva Italia\u201d attraverso il Decreto Legge n. 201\/2011, convertito in Legge n. 214\/2012, il \u201cCresci Italia\u201d attraverso il Decreto Legge n. 1\/2012, convertito in Legge n. 27\/2012, il \u201cSemplifica Italia\u201d di cui Decreto Legge n. 5\/2012, convertito in Legge n. 35\/2012 ed il \u201cPiano di Azione Coesione\u201d sviluppato in collaborazione con la Commissione Europea allo scopo di far fronte alle debolezze strutturali, eliminare la burocrazia inutile, creare un ambiente pi\u00f9 favorevole per l\u2019imprenditoria e sbloccare la competitivit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">27 Titonin C., Il quadro normativo del processo di liberalizzazione delle professioni. La<br \/>\nriforma nazionale e le realt\u00e0 regionali, 2012, www2.dse.unibo.it\/cecilia.tinonin\/Tinonin_Professioni.pdf.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">28 Pallotta R., Professioni regolamentate e liberalizzazioni: Stati UE sotto osservazioni, Ipsoa quotidiano, 2014, www.ipsoa.it\/documents\/impresa\/quotidiano\/2014\/05\/02\/professioni- regolamentate-e-liberalizzazioni-stati-ue-sotto-osservazione<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">29 Da The Economist, maggio 2000, pag. 97.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">30 Report del FMI, Fiscal policy and income inequality, 2014, www.imf.org\/external\/np\/pp\/eng\/2014\/012314.pdf<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">31 Polo M. (2011), Non solo taxi e farmacie, in fondfranceschi.it. Proposta in parte simile, Boitani A., Bordignon M. (2003), Il mercato delle licenze dei taxi: una proposta operativa, in lavoce.info.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">32 Ceccarelli F., La liberalizzazione delle professioni intellettuali, 2011, leggioggi.it<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">33 Rodrik D., How Should Structural Adjustment Programs be Designed?, in World Development, vol.18, n. 7\/1990.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">34 Mollica A., Vasta redistribuzione contro il calo del reddito da lavoro, The economist, 1 novembre 2013.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">35 Petrucci A., Liberalizzazioni e semplificazioni amministrative: tecniche di regolazione e riflessi su imprese e consumatori, in Amministrazione in cammino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">36 I taxisti, rifiutando le liberalizzazioni, in realt\u00e0 rifiutano il modello -di cui ne sono esempio molti Paesi esteri- in cui i taxi sono acquisiti da societ\u00e0 d&#8217;investimento per essere dati in affitto agli autisti, sistema che con una deregulation tout court porta i lavoratori all&#8217;auto- sfruttamento. Cos\u00ec, Garibaldi A., I \u201cpadroncini\u201d temono New York. Licenze regalo per ricompensarli, in Corriere della sera, 14 gennaio 2012.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">37 Pammolli F., Salerno N., Alcuni spunti sulla recente liberalizzazione della distribuzione dei farmaci SOP-OTC, CERM, presentazione al Convegno \u201cPrimo bilancio del decreto Bersani sul<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">38 Clarich M., Mattarella B.G., Un nuovo sistema regolatorio per lo sviluppo economico, in Analisi Giuridica dell\u2019Economia &#8211; 2\/2013 , pp. 363-381.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">39 Decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, coordinato con la legge di conversione 22 dicembre 2011, n. 214, all&#8217;art. 34 comma 2: La disciplina delle attivit\u00e0 economiche \u00e8 improntata al principio di libert\u00e0 di accesso, di organizzazione e di svolgimento, fatte salve le esigenze imperative di interesse generale, costituzionalmente rilevanti e compatibili con l&#8217;ordinamento comunitario, che possono giustificare l&#8217;introduzione di previ atti amministrativi di assenso o autorizzazione o di controllo, nel rispetto del principio di proporzionalit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">40 Giovagnoli R., Liberalizzazioni, semplificazioni ed effettivit\u00e0 della tutela, Relazione tenuta al Convegno di studi in occasione dell\u2019assegnazione del Premio Sorrentino 2012. Roma, Palazzo Spada, 12 giugno 2012.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">41 OECD (2013), Economic Policy Reforms 2013. Going for Growth, pp. 183-186.<br \/>\nSecondo il FMI, tale ulteriore liberalizzazione dovrebbe, peraltro, riguardare esclusivamente le due professioni che, in diversa misura e per ragioni differenti, mantengono ancora restrizioni all\u2019accesso e all\u2019esercizio: notai e farmacisti. Non si fa riguardo alla professione dell&#8217;avvocato in quanto l&#8217;esame di abilitazione non si configura propriamente come una restrizione all&#8217;accesso, non essendo fissato un tetto che limiti il numero dei professionisti. In questo senso, Camera dei deputati, X commissione attivit\u00e0 produttive audizione su relazione concernente la \u201cLiberalizzazione delle attivit\u00e0 economiche e la riduzione degli oneri amministrativi sulle imprese\u201d, Roma, 30 maggio 2013.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">42 Il rapporto \u201cDoing Business 2013: Smarter Regulations for Small and Medium-Size Enterprises\u201d, della Banca Mondiale segnala, ad esempio, come l\u2019Italia si classifichi al 73\u00b0 posto su 185 Paesi del mondo per quanto riguarda la facilit\u00e0 di fare impresa. Un dato ben al di sotto di molte economie dell\u2019Unione Europea che in media hanno una posizione pari a 40.<br \/>\n<!--more--><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(di Livia Cherubino) PARTE SECONDA CRESCITA ECONOMICA E REDISTRIBUZIONE DEI REDDITI: LE DUE FACCE DI UNA STESSA MEDAGLIA 2.1. Redistribuzione Il riflesso delle politiche economiche sui redditi delle famiglie \u00e8 <\/p>\n","protected":false},"author":1377,"featured_media":7384,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_bbp_topic_count":0,"_bbp_reply_count":0,"_bbp_total_topic_count":0,"_bbp_total_reply_count":0,"_bbp_voice_count":0,"_bbp_anonymous_reply_count":0,"_bbp_topic_count_hidden":0,"_bbp_reply_count_hidden":0,"_bbp_forum_subforum_count":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"Politiche di liberalizzazione ed effetti redistributivi del reddito: un difficile equilibrio","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[10,5,2509,49,52,54],"tags":[2040,405,2167,534,2168],"class_list":["post-8098","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-rubriche-economiche","category-fascicoli","category-numero-di-agosto-2019","category-organizzazione-aziendale","category-persona-e-citta","category-risorse-umane","tag-crescita-economica","tag-libera-concorrenza","tag-livia-cherubino","tag-reddito","tag-redistribuzione-del-reddito"],"translation":{"provider":"WPGlobus","version":"3.0.2","language":"en","enabled_languages":["it","en","es"],"languages":{"it":{"title":true,"content":true,"excerpt":false},"en":{"title":false,"content":false,"excerpt":false},"es":{"title":false,"content":false,"excerpt":false}}},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/legale1.jpeg?fit=225%2C225&ssl=1","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p9CRXF-26C","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8098","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1377"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=8098"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8098\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":8140,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8098\/revisions\/8140"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/7384"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=8098"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=8098"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=8098"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}