{"id":8304,"date":"2019-02-01T15:36:59","date_gmt":"2019-02-01T14:36:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.economiaediritto.it\/?p=8304"},"modified":"2020-10-27T12:24:20","modified_gmt":"2020-10-27T11:24:20","slug":"la-residenza-anagrafica-costituisce-presunzione-assoluta-di-residenza-fiscale-il-trasferimento-della-residenza-allestero-non-rileva-fino-a-quando-non-risulti-la-cancellazione-dallan","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/la-residenza-anagrafica-costituisce-presunzione-assoluta-di-residenza-fiscale-il-trasferimento-della-residenza-allestero-non-rileva-fino-a-quando-non-risulti-la-cancellazione-dallan\/","title":{"rendered":"La residenza anagrafica costituisce presunzione assoluta di residenza fiscale: il trasferimento della residenza all\u2019estero non rileva fino a quando non risulti la cancellazione dall\u2019anagrafe italiana."},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">(di Matteo Montanari)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In tema di residenza fiscale delle persone fisiche, la Suprema Corte con la recente Ordinanza 25 giugno 2018 n. 16634 ribadisce la fondamentale rilevanza dell\u2019art. 2, comma 2, D.P.R. n. 917\/1986 (Tuir), il quale dispone che \u201cAi fini delle imposte sui redditi si considerano residenti le persone che per la maggior parte del periodo di imposta sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno nel territorio dello Stato il domicilio o la residenza ai sensi del codice civile.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0\u2217\u2217\u2217\u2217<br \/>\nI criteri enunciati dall\u2019art. 2 Tuir, in particolar modo quello dell\u2019iscrizione all\u2019anagrafe italiana, sono stati nuovamente oggetto di vaglio applicativo da parte della Corte di Cassazione con la recente Ordinanza 25.6.2018 n. 16634 che consolida l\u2019orientamento giurisprudenziale di legittimit\u00e0 secondo cui, in presenza di attivit\u00e0 fiscalmente rilevanti svolte all\u2019estero e\/o nel Belpaese, \u00e8 da ritenersi fondamentale un\u2019eventuale cancellazione dall\u2019anagrafe italiana per evitare di essere ritenuti soggetti fiscalmente residenti in Italia.<br \/>\nIn particolare, gli ermellini hanno confermato il pacifico orientamento della stessa Corte che ritiene legittimo l\u2019accertamento per l\u2019omessa dichiarazione dei redditi in Italia nei confronti di un soggetto produttore di reddito all\u2019estero (nel caso di specie, anche in Italia) nell\u2019ipotesi in cui non vi sia stata la cancellazione dell\u2019iscrizione all\u2019anagrafe tributaria italiana.<br \/>\nRicostruendo la vicenda dal punto di vista fattuale, in primo grado il contribuente ha visto accogliersi il ricorso tempestivamente proposto avverso avvisi di accertamento sintetico ed in secondo grado i giudici hanno confermato quanto gi\u00e0 disposto dalla CTP.<br \/>\nNello specifico, la CTR, al fine della verifica dell\u2019integrazione della fattispecie di omessa dichiarazione in presenza di attivit\u00e0 fiscalmente rilevante compiuta dal contribuente sul territorio italiano, ha ritenuto non influenti gli elementi della sussistenza della residenza fiscale in Italia del contribuente e la sua tardiva iscrizione all\u2019AIRE, considerando invece prevalente a tale fine la dimostrazione (di carattere sostanziale) della residenza nel Regno Unito per gli anni oggetto di accertamento.<br \/>\nAl contrario, la Corte di Cassazione con la sentenza in commento, alla luce dei principi generali in materia di residenza fiscale delle persone fisiche enunciati dal TUIR, in particolare dagli artt. 2 e 3, e coerentemente con il recente orientamento della medesima Corte, ha disposto che \u201cle persone iscritte nelle anagrafi della popolazione residente si considerano, in applicazione del criterio formale dettato dall&#8217;art. 2 DPR 917\/1986, in ogni caso residenti, e pertanto soggetti passivi d&#8217;imposta, in Italia; con la conseguenza che, ai fini predetti, essendo l&#8217;iscrizione indicata preclusiva di ogni ulteriore accertamento, il trasferimento della residenza all&#8217;Estero non rileva fino a quando non risulti la cancellazione dall&#8217;anagrafe di un Comune italiano.\u201d<br \/>\nRilevante al fine della risoluzione del caso di specie \u00e8 stato, quindi, il contenuto dell\u2019art. 2 TUIR e i requisiti da esso previsti, da ritenersi alternativi, in presenza dei quali un soggetto risulta fiscalmente residente in Italia con tutte le conseguenze che ci\u00f2 comporta (nel caso di specie, obbligatoriet\u00e0 di compilazione e trasmissione della dichiarazione dei redditi).<br \/>\nL\u2019iscrizione all\u2019AIRE, in quanto successiva al periodo accertato, non \u00e8 stata ritenuta determinante ai fini dell\u2019individuazione della residenza fiscale del contribuente.<br \/>\nPer tali motivazioni, con la sentenza in commento la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso principale dell\u2019Ufficio, cassando con rinvio la sentenza impugnata.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(di Matteo Montanari) In tema di residenza fiscale delle persone fisiche, la Suprema Corte con la recente Ordinanza 25 giugno 2018 n. 16634 ribadisce la fondamentale rilevanza dell\u2019art. 2, comma 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