{"id":9359,"date":"2021-05-28T21:35:28","date_gmt":"2021-05-28T19:35:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/?p=9359"},"modified":"2021-05-28T21:50:04","modified_gmt":"2021-05-28T19:50:04","slug":"lo-sviluppo-del-terzo-settore-come-opportunita-di-creare-occupazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/lo-sviluppo-del-terzo-settore-come-opportunita-di-creare-occupazione\/","title":{"rendered":"Lo sviluppo del &#8220;Terzo settore&#8221; come opportunit\u00e0 di creare occupazione"},"content":{"rendered":"<p><strong>Premessa<\/strong><\/p>\n<p>Le Istituzioni Europee, in vari documenti, indicano lo sviluppo dell\u2019economia sociale come un settore capace di creare nuova occupazione.<\/p>\n<p>Al fine di verificare se sussistono le condizioni per il raggiungimento di questo obiettivo, si \u00e8 innanzitutto accertato l\u2019inquadramento che gli Enti del Terzo settore e le Imprese sociali hanno nell\u2019ordinamento giuridico italiano; quindi, si sono passate in rassegna le norme che \u201criservano\u201d a questi Enti la produzione, a favore delle Pubbliche Amministrazioni, di beni e servizi.<\/p>\n<p>Si sono quindi presi in considerazione i dati forniti dall\u2019Istat sull\u2019osservazione delle Imprese non profit, rilevando che essi evidenziano una crescita del numero di Enti negli ultimi 8 anni ma con un aumento dell\u2019occupazione (dipendenti) in misura non significativa, che non sembrano confermare l\u2019ottimismo delle Istituzioni Europee.<\/p>\n<p>Esistono peraltro le premesse perch\u00e9 attraverso questi Enti si possano rimettere in circolazione, e in questo senso \u201coccupare\u201d, un numero molto rilevante di persone forzatamente inattive, ma verso le quali lo Stato interviene per assicurare i mezzi per una vita dignitosa. Il coinvolgimento di queste persone in servizi a favore della collettivit\u00e0 o di singoli cui n\u00e9 lo Stato n\u00e9 tantomeno il settore privato riescono a dare risposte, pu\u00f2 rappresentare una occupazione capace di ridare dignit\u00e0 di lavoro agli interessati \u00a0e aumentare il benessere delle comunit\u00e0 di afferenza.<\/p>\n<p><strong>Lo sviluppo dell\u2019economia sociale come obiettivo economico europeo<\/strong><\/p>\n<p>Nei documenti dell\u2019U.E. si fa spesso riferimento alla \u201ceconomia sociale\u201d, indicandola ai Paesi Membri come un obiettivo da perseguire e sostenere.<\/p>\n<p>In tal senso, nella <strong>decisione <\/strong>del <strong>Consiglio di Europa, del 13.10.2020, n. 2020\/1512, <\/strong>\u201crelativa agli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell\u2019occupazione\u201d, nell\u2019Allegato, Orientamento 5, si dice che \u201cGli Stati membri dovrebbero promuovere attivamente un\u2019economia sociale di mercato sostenibile\u2026promuovere l\u2019innovazione sociale e le imprese sociali nonch\u00e9 incoraggiare tali forme innovative di lavoro, creando opportunit\u00e0 di lavoro di qualit\u00e0 e generando benefici sociali a livello locale\u201d.<\/p>\n<p>Dalla pagina del <strong>Comitato Economico e sociale Europeo <\/strong>(C.E.S. istituito dai Trattati di Roma del 1957), categoria Economia sociale, troviamo la seguente definizione: \u201cIl termine &#8220;economia sociale&#8221; copre un&#8217;ampia gamma di concetti utilizzati nei diversi Stati membri, quali &#8220;economia solidale&#8221; e &#8220;terzo settore&#8221;&#8230; <strong>le imprese dell&#8217;economia sociale sono accomunate dal fatto che non perseguono uno scopo di lucro e che reinvestono i profitti nell&#8217;impresa e nella societ\u00e0<\/strong>. Pertanto, l&#8217;economia sociale \u00e8 una tipologia diversa di attivit\u00e0 economica, che associa costantemente l&#8217;interesse generale, i risultati economici, le considerazioni sociali e il funzionamento democratico\u2026l&#8217;economia sociale \u00e8 un elemento chiave del modello socioeconomico europeo.\u201d<\/p>\n<p><strong>Terzo settore ed economia solidale <\/strong><\/p>\n<p>Guardando alla realt\u00e0 italiana, essa \u00e8 caratterizzata dalla presenza di un insieme di Cooperative, Associazioni, Fondazioni ecc., che operano per il conseguimento di obiettivi sociali e non per profitto, che ove prodotto non viene ripartito tra i soci, i fondatori ecc. ma reinvestito nella stessa attivit\u00e0; quindi si tratta di entit\u00e0 che non si identificano n\u00e9 con l\u2019impresa privata finalizzata al profitto, n\u00e9 con l\u2019intervento pubblico nell\u2019economia, e costituiscono quello che viene identificato, anche normativamente, come <strong>Terzo settore<\/strong>.<\/p>\n<p>Nel Terzo settore confluiscono quindi tutte quelle organizzazioni che nascono dalla societ\u00e0 per dare risposte a bisogni\u00a0 di singoli componenti della stessa\u00a0 (salute, assistenza\u00a0 alla persona, aiuto economico ecc. ) o di interesse collettivo (es. protezione del territorio, cura dell\u2019ambiente e del patrimonio culturale), perch\u00e9 lo Stato non interviene o non \u00e8 pi\u00f9 in grado di intervenire, o non interviene con l\u2019efficacia che \u00e8 richiesta per il soddisfacimento del bisogno, e,\u00a0 dall\u2019altra parte, che per il libero mercato non sono appetibili in quanto non sufficientemente remunerativi.<\/p>\n<p>Esso \u00e8 sorretto dal senso di responsabilit\u00e0 dei cittadini che vi si applicano e che si organizzano allo scopo di offrire queste soluzioni.<\/p>\n<p>Il quadro normativo nazionale conosce anche il concetto di economia solidale, laddove, sempre nell\u2019ambito della normativa sul terzo settore, troviamo <strong>la definizione di commercio equo-solidale<\/strong>, da intendersi quale\u00a0 rapporto commerciale con produttori operanti in un\u2019area economica svantaggiata, situata di norma in un paese in via di sviluppo, sulla base di un accordo di lunga durata,\u00a0 finalizzato a promuovere l\u2019accesso del\u00a0 produttore al mercato, che prevede il pagamento di un prezzo equo, misure di sviluppo in favore del produttore, l\u2019obbligo del produttore di garantire condizioni di lavoro sicure in modo da permettere ai lavoratori di condurre un\u2019esistenza libera e dignitosa, rispettare i diritti sindacali, contrastare il lavoro infantile.<\/p>\n<p><strong>Espansione del terzo settore nella gestione del welfare <\/strong><\/p>\n<p>Auspicare l\u2019espansione del Terzo settore, quindi, vuol dire aumentare la responsabilizzazione di coloro che possono aiutare gli altri: questo non vuol dire sostituire altri soggetti allo Stato, nel dare risposte ai bisogni dei cittadini di cui esso dovrebbe farsi carico?<\/p>\n<p>In secondo luogo, come pu\u00f2 detta espansione rappresentare un volano di crescita per l\u2019occupazione laddove, per quanto detto sopra, si opera nel campo della solidariet\u00e0 e quindi della volontariet\u00e0 e ancora della naturale temporaneit\u00e0 della stessa?<\/p>\n<p>I fautori dello sviluppo del Terzo settore dicono che esso non deve sostituire lo Stato ma mobilitare le energie disponibili inutilizzate della societ\u00e0 stessa attraverso le quali dare risposte pi\u00f9 efficaci, perch\u00e9 pi\u00f9 prossime a chi ha il bisogno, sia in termini fisici, di collegamento con il territorio in cui operano le varie entit\u00e0, sia in termini di specificit\u00e0 della risposta che viene attuata.<\/p>\n<p>Quindi, in particolare attraverso quegli enti del terzo settore rappresentati dalle Imprese sociali, possono essere offerti beni e servizi a prezzi pi\u00f9 convenienti, o in quantit\u00e0 o qualit\u00e0 maggiori, non solo rispetto al mercato ma anche rispetto alle risorse che lo Stato pu\u00f2 destinare a determinate spese.<\/p>\n<p>Questo risultato \u00e8 reso possibile dall\u2019<strong>elemento che caratterizza il Terzo settore e l\u2019Impresa sociale<\/strong>, che, come detto sopra, \u00e8 rappresentato dalla <strong>disponibilit\u00e0 di risorse che arrivano ad essa proprio per il carattere sociale della sua attivit\u00e0<\/strong>, da componenti della comunit\u00e0 sociale che ne condividono gli scopi e gli obiettivi che si propone, e per questo offrono la loro opera gratuita (volontari), fanno donazioni (denaro oppure attrezzature), mettono a disposizione immobili ecc.<\/p>\n<p>Questa caratteristica peculiare dell\u2019Impresa sociale, consente ad essa di raggiungere domande di beni e servizi che le offerte del mercato non sono in grado di soddisfare e che quindi resterebbero senza risposta o con risposte insoddisfacenti per qualit\u00e0 e\/o quantit\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019Impresa sociale, a differenza di quelle profit, pu\u00f2 contare su queste risorse che le vengono offerte e deve saperle sfruttare al meglio, nel senso di non lasciarle inoperose o di non impiegarle in modo poco proficuo rispetto al \u201ccore business\u201d, e questo \u00e8 senz\u2019altro un compito non facile, una capacit\u00e0 che<strong> caratterizza la managerialit\u00e0 di chi guida un\u2019impresa sociale<\/strong>, che non \u00e8 richiesta ad un manager di un\u2019impresa profit. \u00a0Quest\u2019ultimo certamente dev\u2019essere un bravo gestore, ma il suo compito \u00e8 procurarsi dal mercato le risorse di cui ha bisogno e le sceglie con le caratteristiche e nelle quantit\u00e0 di cui necessita.<\/p>\n<p>L\u2019imprenditore sociale invece riceve donazioni, e se non vuole inaridire i suoi filoni di risorse ma mantenerli nel tempo, deve capire come impiegarle al meglio, deve in qualche modo anche inventarsi, volta per volta, l&#8217;integrazione pi\u00f9 efficace con l&#8217;organizzazione della sua attivit\u00e0 e con le altre risorse che anch\u2019egli deve procurarsi dal mercato.<\/p>\n<p><strong>Il risultato sar\u00e0 l\u2019offerta a\u00a0 costi pi\u00f9 bassi, o gratis, di ci\u00f2 che il mercato offre a chi pu\u00f2 pagare i prezzi<\/strong> che richiede, e il soddisfacimento dei bisogni potr\u00e0 avvenire anche\u00a0 con modalit\u00e0 diverse,\u00a0 anche innovative, laddove al servizio necessariamente professionale potranno essere affiancate le attivit\u00e0 di altri soggetti che possono realizzare le attivit\u00e0 collaterali non richiedenti specifica professionalit\u00e0 (es. la gestione di un doposcuola per bambini\u00a0 delle elementari, ove accanto ad una o due professioniste dell\u2019insegnamento possono collaborare volontari per aiutare i bambini nella preparazione della merenda, nella pulizia dei locali, nell\u2019assistenza in classe per le attivit\u00e0 meno qualificate ecc.)<\/p>\n<p><strong>Il decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117 sul Terzo settore<\/strong><\/p>\n<p>In Italia la normativa pi\u00f9 recente relativa al Terzo settore \u00e8 rappresentata dal decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117 \u201cCodice del Terzo settore\u2026\u201d e successive modifiche e integrazioni, con cui si \u00e8 provveduto al\u00a0\u00a0 riordino di tutta la disciplina vigente in materia.<\/p>\n<p>L\u2019<strong>art. 4 precisa quali sono gli enti che fanno parte del Terzo settore<\/strong> (Associazioni di volontariato, le Associazioni di promozione sociale, gli Enti filantropici, le Imprese sociali incluse le Cooperative sociali, le reti associative, le Societ\u00e0 di mutuo soccorso, nonch\u00e9 tutte le Associazioni riconosciute o non riconosciute e Fondazioni e altri Enti privati caratterizzati dal non perseguire scopi di lucro e di svolgere in via esclusiva o principale attivit\u00e0 di interesse generale).<\/p>\n<p>Il successivo <strong>art. 5 individua le attivit\u00e0 di interesse generale che caratterizzano i soggetti del Terzo settore<\/strong>, riguardanti interventi nei settori sanitario e sociale, formazione, ambiente, tutela del patrimonio culturale, turismo culturale religioso, commercio equo-solidale, inserimento lavoratori disabili e svantaggiati, attivit\u00e0 sportive dilettantistiche ecc. ecc.<\/p>\n<p>Gli enti del Terzo settore si possono avvalere anche di <strong>lavoratori regolarmente retribuiti (art. 16)<\/strong>, invece i <strong>volontari non possono essere retribuiti<\/strong> ma al massimo ristorati delle spese sostenute e documentate.<\/p>\n<p>Gli<strong> articoli 32 ss. dettano disposizioni specifiche per le varie categorie di enti del terzo settore,<\/strong> da cui si ricava che le Organizzazioni di volontariato si avvalgono in modo prevalente dell\u2019attivit\u00e0 di volontariato di propri associati\u00a0\u00a0 e delle persone aderenti agli Enti associati, cosi come le Associazioni di promozione sociale, costituite \u00a0per lo pi\u00f9 in forma di Associazione riconosciuta o non riconosciuta; \u00a0gli Enti filantropici, \u00a0costituiti in forma di associazione riconosciuta o di fondazione, sono finalizzati ad erogare denaro, beni o servizi anche di investimento a sostegno di categorie di persone svantaggiate o di attivit\u00e0 di interesse generale.<\/p>\n<p>Per le <strong>Imprese sociali, l\u2019art. 40 <\/strong>rinvia al decreto legislativo recante revisione della disciplina in materia di impresa sociale n.112\/17; per le <strong>Cooperative sociali e loro Consorzi, il precitato art. 40 rinvia alla legge 381\/91.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Il decreto legislativo 3 luglio 2017, n.112, sull\u2019Impresa sociale\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/strong><\/p>\n<p>Con il decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 112, si \u00e8 provveduto alla \u201cRevisione della disciplina in materia di Impresa sociale\u2026\u201d.<\/p>\n<p>Dalla relazione illustrativa dello schema di decreto legislativo presentata in Parlamento, si rileva che obiettivo del legislatore \u00e8 promuovere l\u2019Impresa sociale e favorire il rilancio di questa figura, sino ad allora poco utilizzata fra quelle del Terzo settore.<\/p>\n<p>Sono previsti incentivi e misure di sostegno, e <strong>limitate forme di remunerabilit\u00e0 del capitale investito,<\/strong> disciplinati dall\u2019<strong>art. 3 e all\u2019art. 16<\/strong>: aumento gratuito del capitale sociale,\u00a0 nei limiti della variazione dell\u2019integrazione dei prezzi al consumo per le famiglie\u00a0 di operai e impiegati, o distribuzione di dividenti in misura comunque non superiore all\u2019interesse massimo dei buoni postali fruttiferi aumentato di due punti e mezzo rispetto al capitale effettivamente versato; \u00e8 possibile destinare una quota non superiore al 3% degli utili netti annuali, a fondi istituiti dagli Enti e delle Associazioni di cui l\u2019articolo 15 comma 3, purch\u00e9 destinate a finanziare progetti di formazione e sviluppo delle Imprese sociali.<\/p>\n<p>Dall\u2019<strong>art.1<\/strong> si evince che gli Enti del Terzo settore possono acquisire la qualifica di Impresa sociale quando esercitano in via stabile e principale un\u2019attivit\u00e0 di impresa di interesse generale senza scopo di lucro e per finalit\u00e0 civiche solidaristiche e di utilit\u00e0 sociale.<\/p>\n<p>All\u2019<strong>art. 2<\/strong> sono definite le <strong>attivit\u00e0 di impresa da considerarsi di interesse generale<\/strong>,\u00a0 che riprendono quelle della normativa sul Terzo settore sopra riportate, salvo quelle che evidentemente non si prestano all\u2019organizzazione in forma di impresa quali la beneficenza,\u00a0 il sostegno a distanza, la fornitura gratuita\u00a0 di alimenti e prodotti o erogazione denaro, beni e\u00a0 servizi a persone svantaggiate, ecc. mentre ne vengono aggiunte altre come i servizi strumentali alle Imprese sociali o altri Enti del Terzo settore,\u00a0 cooperazione allo sviluppo,\u00a0 attivit\u00e0 commerciali e produttive di educazione, informazione, di promozione, rappresentanza, \u00a0concessioni licenze di marchi di certificazione,\u00a0 ecc.<\/p>\n<p>Si considera <strong>distribuzione in forma indiretta di utili<\/strong> la corresponsione ad Amministratori e Sindaci, e a chiunque riveste cariche sociali, di compensi individuali non proporzionati all\u2019attivit\u00e0 svolta, alle responsabilit\u00e0 assunte, le specifiche competenze ecc.\u00a0 o comunque superiori a quelli previsti in Enti che operano nel medesimo settore. Da questa disposizione si evince che quindi chi assume una carica sociale o lavora per l\u2019ente pu\u00f2 avere dei compensi del livello di\u00a0 una impresa profit, perch\u00e9 si fa riferimento a quelli previsti in Enti che operano in settori e condizioni, cos\u00ec come \u00e8 lecito corrispondere ai lavoratori subordinati o autonomi compensi e retribuzioni superiori fino al 40% , rispetto a quelli\u00a0 previsti per le\u00a0 medesime qualifiche dei contratti collettivi, ma si pu\u00f2 andare oltre in caso di comprovate esigenze attinenti alla necessit\u00e0 di acquisire specifiche competenze al fine dello svolgimento delle attivit\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019<strong>art. 13 tratta del\u00a0\u00a0 lavoro nell\u2019Impresa sociale:<\/strong> il lavoratore dell\u2019Impresa sociale ha diritto a un trattamento economico e normativo in base ai contratti collettivi, \u00e8 ammessa la prestazione di attivit\u00e0 di volontariato ma il numero dei volontari impiegati in attivit\u00e0 di impresa non pu\u00f2 essere superiore a quello dei lavoratori e devono essere impiegati in misura complementare e non sostitutiva rispetto agli operatori professionali.<\/p>\n<p><strong>Attivit\u00e0 degli Enti del terzo settore a favore delle Pubbliche amministrazioni<\/strong><\/p>\n<p>Il quadro normativo riconosce agli Enti del Terzo settore una possibilit\u00e0 di limitata riserva di attivit\u00e0 esclusiva a favore delle Pubbliche Amministrazioni, attraverso le <strong>convenzioni di cui all\u2019<\/strong> <strong>art.56 della legge sull\u2019Impresa sociale <\/strong>con le Organizzazioni di volontariato e le Associazioni di promozione sociale, per l\u2019affidamento di attivit\u00e0 a favore di terzi o servizi sociali di interessi generali se pi\u00f9 favorevoli rispetto al ricorso al mercato. Queste convenzioni per\u00f2 devono prevedere <strong>esclusivamente il rimborso delle spese effettivamente sostenute<\/strong>; l<strong>\u2019art. 57 <\/strong>a sua volta stabilisce che l\u2019attivit\u00e0 di trasporto sanitario di emergenza e urgenza pu\u00f2 prioritariamente essere oggetto di dette convenzioni.<\/p>\n<p>La disposizione quindi non contiene una riserva a favore di tutti gli Enti del Terzo settore ma solo con le due categorie sopra menzionate, rispetto alle quali va rilevato che sono accomunate dal fatto che entrambe si avvalgono in modo prevalente dell\u2019opera di volontari (artt. 32, c.1 e 35, c.1).<\/p>\n<p>Anche il codice degli appalti, di cui al <strong>decreto legislativo 18.4.16, n.50 <\/strong>e succ. mod. e int., contiene delle disposizioni di favore per gli Enti del Terzo settore: ai sensi dell\u2019<strong>art. 17, lett. h),<\/strong> del succitato codice degli appalti, questo non si applica agli appalti concernenti servizi di difesa civile, di protezione civile e di prevenzione contro i pericoli forniti da Organizzazioni e Associazioni senza scopo di lucro identificati con i codici C.P.V. \u00a0ivi indicati (servizi dei vigili del fuoco e salvataggio, servizi di difesa civile, \u00a0sicurezza nucleare, servizi di ambulanza); <strong>\u00a0l\u2019art. 35, c.1, lett. d) e c.2, lett. c), definisce specifiche soglie di rilevanza <\/strong>\u00a0<strong>comunitaria <\/strong>per gli appalti di servizi sociali e di altri servizi specifici elencati all\u2019allegato IX, e \u00a0nei settori speciali\u00a0 (gas, energia termica, elettricit\u00e0, acqua, trasporti, servizi postali, sfruttamento di area geografica), relativamente ai contratti di servizi, per i servizi sociali e altri servizi specifici elencati all\u2019allegato IX; <strong>\u00a0l\u2019art. 112 <\/strong>prevede<\/p>\n<p>la possibilit\u00e0 di\u00a0 riservare la partecipazione alle procedure di appalto e a quelle di concessione o la loro esecuzione ad operatori economici e a cooperative sociali e loro consorzi che impieghino lavoratori disabili o svantaggiati secondo quanto specificato nella norma stessa; l<strong>\u2019art. 143 (Appalti riservati per determinati servizi<\/strong>) stabilisce, al 1 comma, che pu\u00f2 essere riservata la partecipazione alle procedure per l&#8217;aggiudicazione di appalti pubblici,\u00a0 esclusivamente per i servizi sanitari, sociali e culturali di cui all&#8217;allegato IX, identificati con i codici CPV espressamente indicati, ad operatori aventi requisiti che \u00a0sono propri della gran parte delle Imprese sociali e Cooperative sociali.<\/p>\n<p>Anche la <strong>legge 381\/91 \u201c\u00b0Disciplina delle Cooperative sociali\u201d , all\u2019art. 5<\/strong>, prevede la \u00a0possibilit\u00e0 per le Pubbliche amministrazioni di stipulare convenzioni con le Cooperative operanti\u00a0 nei settori\u00a0 di cui all&#8217;articolo 1, comma 1, lettera b), della legge, vale a dire \u201c\u00a0 svolgimento di attivit\u00e0 diverse &#8211; agricole, industriali, commerciali o di servizi &#8211; finalizzate all&#8217;inserimento lavorativo di persone svantaggiate.\u201d,\u00a0 per la fornitura di beni e servizi diversi da quelli socio-sanitari ed educativi \u00a0sotto soglia comunitaria; se sopra soglia,<\/p>\n<p>fra le condizioni di esecuzione, le P.A. possono inserire l\u2019obbligo di eseguire il contratto con l&#8217;impiego delle persone svantaggiate.<\/p>\n<p><strong>L\u2019occupazione negli Enti del Terzo settore<\/strong><\/p>\n<p>Come dimostra la normativa passata in rassegna, lo Stato riconosce e promuove l\u2019azione delle Imprese sociali e il loro intervento nell\u2019economia, attraverso la cui azione pu\u00f2 anche contenere i costi, in quanto acquisisce beni e servizi a prezzi ben pi\u00f9 favorevoli di quelli che pagherebbe sul libero mercato e inoltre, assicurando un&#8217;umanizzazione dei servizi certamente pi\u00f9 genuina rispetto ad un servizio professionalizzato.<\/p>\n<p>Cosa ha prodotto tutta questa normativa di favore, in termini di creazione di nuovi enti e occupazione?<\/p>\n<p>L\u2019Istat nel 2016 ha realizzato la prima edizione del Censimento permanente delle istituzioni non profit; annualmente il Registro statistico aggiorna le informazioni sulla struttura e sulle principali caratteristiche delle istituzioni non profit a livello territoriale.<\/p>\n<p>Si possono quindi mettere a confronto i dati rilevati nel 2011, nel 2015 e alcuni risultanti dagli aggiornamenti annuali, al 31.12.2018.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"9370\" data-permalink=\"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/lo-sviluppo-del-terzo-settore-come-opportunita-di-creare-occupazione\/screenshot-2021-05-28-at-21-43-19\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Screenshot-2021-05-28-at-21.43.19.png?fit=1800%2C526&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1800,526\" data-comments-opened=\"1\" 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occupato in maggioranza nelle Cooperative sociali (53%), nelle Associazioni riconosciute e non (19,2%), nelle Fondazioni (12,2%), altre forme giuridiche (15,6%).<\/strong><br \/>\nIn altri settori il numero delle istituzioni attive \u00e8 superiore al numero di dipendenti impiegati e questo vale per il settore cultura, sport e ricreazione, il settore religione, il settore ambiente, il settore filantropia.<\/p>\n<p>Sempre dall\u2019Istat si apprende che rispetto al complesso delle imprese delle industrie e dei servizi, <strong>l\u2019incidenza delle istituzioni non profit continua ad aumentare,<\/strong> passando dal 5,8% nel 2001 all\u20198,2% del 2018, ma <strong>il peso dei dipendenti rimane pressoch\u00e9 inalterato<\/strong> (4,8% nel 2011 e 6,9% nel 2018).<\/p>\n<p>Come visto sopra, i dati pi\u00f9 aggiornati fotografano la situazione al 31.12.2018, quindi meno di un anno e mezzo dopo l\u2019entrata in vigore della nuova normativa sul Terzo settore e quella sulle Imprese sociali, per cui si potrebbe pensare che le norme introdotte volte a incentivare la costituzione di Imprese sociali non siano ancora pienamente operative.<\/p>\n<p><strong>Terzo settore e prospettive di aumento dell\u2019occupazione<\/strong><\/p>\n<p>Ma <strong>come incentivare la creazione di nuove Imprese sociali<\/strong>, o l\u2019ampliamento di quelle esistenti, tali da farne diventare un volano di occupazione? Certamente, i servizi a favore della comunit\u00e0 e di particolari categorie di cittadini, che questi Enti possono rendere con la loro attivit\u00e0, sono molti e in continua crescita, stante le difficolt\u00e0 sempre maggiori dello Stato di fornire risposte adeguate a causa delle difficolt\u00e0 di bilancio.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 del problema di reperire i finanziamenti necessari per iniziare l\u2019attivit\u00e0, che potrebbe anche non essere il problema principale viste le numerose agevolazioni predisposte dal legislatore, occorre innanzitutto che delle persone decidano, anzich\u00e9 cercarsi un\u2019occupazione immediatamente remunerativa, di impiegarsi a progettare detta impresa, a ricercare i finanziamenti e tutte le risorse produttive necessarie, sia a titolo gratuito che a pagamento.<\/p>\n<p>Quindi c\u2019\u00e8 innanzitutto questo primo rischio, lasciare o non cercare un lavoro, magari abbastanza disponibile per il curriculum formativo personale, per un\u2019occupazione che potr\u00e0 anche essere retribuita, se e quando decoller\u00e0.<\/p>\n<p>In secondo luogo, pensando soprattutto alle Imprese sociali, ove il capitale necessario \u00e8 un elemento non indifferente, quali motivazioni dovrebbero spingere dei soggetti che dispongono di capitali, ad investirli in queste imprese per le modestissime remunerazioni che potranno ottenerne come visto sopra? \u00c8 ben vero che nell\u2019epoca attuale, se questi investimenti sono alternativi a tenere i soldi in banca, allora anche questa modesta remunerazione pu\u00f2 avere un suo fascino, ma essa \u00e8 comunque accompagnata dal rischio di impresa, cio\u00e8 il rischio che l\u2019attivit\u00e0 non produca utili neanche nella misura sufficiente ai ristori in parola, o che addirittura sia in perdita e quindi anche il capitale investito a rischio. Tanto vale, allora, investire in fondi fiduciari, in azioni di imprese all\u2019apparenza pi\u00f9 solide, salvo che non si sia animati da spirito altruista e filantropico, quantomeno per una parte del capitale disponibile!<\/p>\n<p>Allora, \u00e8 possibile che si punti, per lo sviluppo dell\u2019occupazione, su elementi cos\u00ec precari?<\/p>\n<p>Oltre a ci\u00f2, finche\u2019 l\u2019attivit\u00e0 non genera costi per chi la produce, grazie al lavoro dei volontari e alle donazioni, o comunque produce costi sostenibili per le persone a cui \u00e8 rivolta, che come detto sopra, sono fuori mercato perch\u00e9 hanno limitatissima possibilit\u00e0 di spesa, lo sviluppo del Terzo settore sar\u00e0 possibile, ma la parte di occupazione che potr\u00e0 generare, in quanto fonte di costi, non potr\u00e0 che essere esigua. Solo la disponibilit\u00e0\u2019 di finanziamenti a fondo perduto, soprattutto a titolo di donazioni, pu\u00f2 garantire un maggiore margine di occupazione. Sicuramente, per questi finanziamenti, non si potr\u00e0 contare sullo Stato, se non in misura residua, in quanto si tratter\u00e0 di costi di cui esso non pu\u00f2 farsi carico e rispetto ai quali, come gi\u00e0 avviene, pu\u00f2 al pi\u00f9 garantire la copertura delle spese vive.<\/p>\n<p>Si potrebbe pensare che lo Stato potrebbe riservare maggiori spazi nell\u2019ambito delle forniture di beni e servizi per la propria attivit\u00e0 e per la soddisfazione dei bisogni di cui deve farsi carico, ma, a parte la compatibilit\u00e0 con le normative sulla libera concorrenza, si tratterebbe di togliere il lavoro a imprese (profit)o per darle ad altre (no profit), anche se lo Stato ne trarrebbe l\u2019indubbio vantaggio di sostenere costi minori.<\/p>\n<p><strong>Terzo settore come collettore delle risorse disponibili finanziate dalla collettivit\u00e0 <\/strong><\/p>\n<p>Se invece parliamo di <strong>occupazione in senso lato, indipendentemente dalla modalit\u00e0 retributiva,<\/strong> allora il discorso diventa molto pi\u00f9 concreto e realistico.<\/p>\n<p>Oggi lo Stato assicura servizi di welfare con costi che, nel tempo, sono diventati enormi e con risultati non sempre soddisfacenti; questo ha comportato la necessit\u00e0 di selezionare i servizi e le prestazioni di cui esso si fa carico e che quindi sono assicurati alla collettivit\u00e0 (livelli essenziali) anche con modalit\u00e0 di compartecipazione alla spesa diverse (ticket, tasse ecc.), e probabilmente, nel tempo, saranno destinati a ridursi ulteriormente. Nel contempo, anche stante le vistose prove di inefficienza, lo Stato ha perso molta della sua statura di datore di lavoro, esternalizzando settori sempre pi\u00f9 ampi della propria attivit\u00e0, quindi creando nuove opportunit\u00e0 per le imprese private, generalmente pi\u00f9 efficiente, anche se non sempre altrettanto efficaci.<\/p>\n<p>Dall\u2019altra parte, lo Stato \u00e8 chiamato a intervenire in maniera sempre pi\u00f9 massiccia per <strong>limitare gli effetti negativi di disoccupazione e inoccupazione <\/strong>di un numero sempre maggiore di persone, per assicurare ad essi la disponibilit\u00e0 di mezzi per una vita dignitosa.<\/p>\n<p>Si tratta di un fenomeno che \u00e8 destinato ad accentuarsi, non certo a regredire, che oggi pu\u00f2 avere le sue cause pi\u00f9 evidenti nella dislocazione delle produzioni in altri paesi, ove il costo del lavoro \u00e8 minore oppure che assicurano una minore tassazione o altri vantaggi che aumentano i profitti; questi comportamenti vengono \u201cgiustificati\u201d con l\u2019accusa di scarsa produttivit\u00e0 e di tutele eccessive, per rimediare ai quali si \u00e8\u00a0 disarticolato il sistema di garanzie del lavoro in nome della flessibilit\u00e0 che dovrebbe garantire maggiore efficienza ed efficacia all\u2019impiego delle risorse.<\/p>\n<p>Altre cause invece sono ancora poco vistose e sono legate alla rarefazione dei nuovi mercati da conquistare, all\u2019abbondanza di produzione, assicurata in gran parte dagli sviluppi della tecnologia e in misura sempre minore dalla manodopera, destinata a trovare una domanda sempre pi\u00f9 inefficiente, se i benefici di questa maggiore produzione non saranno condivisi con coloro che devono consumarla.\u00a0 Nessun settore \u00e8 esente da queste prospettive future, anche nelle professioni c.d. intellettuali e impiegatizie le nuove tecnologie saranno in grado di sostituire il lavoro umano, relegando sempre pi\u00f9 al margine e accessoria la presenza dell\u2019uomo.<\/p>\n<p>Non si vuol qui approfondire il discorso su questi tempi, se non per evidenziare che <strong>sempre pi\u00f9 in futuro ci saranno persone che ricevono sussidi dallo Stato, <\/strong>per cui si offre la opportunit\u00e0 di impiegarle in attivit\u00e0 dirette alla produzione di servizi che altrimenti lo Stato dovrebbe acquistare sul mercato, sostenendo altri costi. Parliamo di persone che percepiscono l&#8217;<strong>indennit\u00e0 di disoccupazione e simili,<\/strong> come anche del <strong>reddito di cittadinanza<\/strong>, ormai una misura imprescindibile per evitare che masse sempre pi\u00f9 ampie di persone vivano in povert\u00e0, anche per le tensioni sociali che ci\u00f2 pu\u00f2 comportare.\u00a0 Sarebbe anche un modo per dare maggiore dignit\u00e0 a questi aiuti, dando agli interessati la possibilit\u00e0 di restituire alla collettivit\u00e0 quando ricevono attraverso la disponibilit\u00e0 a svolgere attivit\u00e0 a favore della collettivit\u00e0 stessa. Si uscirebbe cos\u00ec dalla logica del sussidio per restare in quella del lavoro ancorch\u00e9 atipico o pseudo-volontario.<\/p>\n<p>Anche per coloro che un lavoro potranno continuare ad averlo, si tratter\u00e0 comunque di<strong> lavorare per un numero minore di ore<\/strong>, posto che si stanno affermando sempre pi\u00f9 politiche di riduzione dell\u2019orario di lavoro, a parit\u00e0 di stipendio, per consentire l\u2019impiego di un maggior numero di persone.<\/p>\n<p>Gi\u00e0, ma le imprese perch\u00e9 dovrebbero assumersi questo maggior onere?\u00a0 Non certo, quantomeno in misura preponderante, perch\u00e9 i datori di lavoro si preoccupano della qualit\u00e0 della vita dei lavoratori, ma per un motivo molto pratico: l\u2019aumento della produzione, in parte indipendente come detto sopra dall\u2019aumento dell\u2019occupazione di manodopera, richiede che ci siano anche pi\u00f9 consumatori con potere di acquisto. Per far s\u00ec che questo avvenga, occorre pagare chi lavora in modo da renderlo un consumatore attivo, pertanto occorre che le imprese condividano gli effetti positivi dell\u2019aumento di produttivit\u00e0 con la classe lavoratrice. \u00c8 quindi necessario far lavorare il maggior numero di persone o pagare, attraverso le tasse, salario di disoccupazione, reddito di cittadinanza e altro a chi non lavora.<\/p>\n<p>Anche la UE raccomanda la riduzione dell\u2019orario di lavoro nella decisione sopra citata, ma sono innumerevoli gli altri documenti dell\u2019Unione europea in questo senso, sia della Commissione che del Parlamento.<\/p>\n<p>Alcuni dati sui <strong>disoccupati e inoccupati<\/strong> (che non stanno cercando un lavoro), rilevati da Istat:<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"9373\" data-permalink=\"https:\/\/www.economiaediritto.it\/en\/lo-sviluppo-del-terzo-settore-come-opportunita-di-creare-occupazione\/screenshot-2021-05-28-at-21-43-56\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Screenshot-2021-05-28-at-21.43.56.png?fit=1278%2C218&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1278,218\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Screenshot-2021-05-28-at-21.43.56.png?fit=300%2C51&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Screenshot-2021-05-28-at-21.43.56.png?fit=700%2C120&amp;ssl=1\" tabindex=\"0\" role=\"button\" class=\" wp-image-9373 aligncenter\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Screenshot-2021-05-28-at-21.43.56.png?resize=700%2C119&#038;ssl=1\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"119\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Screenshot-2021-05-28-at-21.43.56.png?resize=300%2C51&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Screenshot-2021-05-28-at-21.43.56.png?resize=1024%2C175&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Screenshot-2021-05-28-at-21.43.56.png?resize=768%2C131&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Screenshot-2021-05-28-at-21.43.56.png?resize=600%2C102&amp;ssl=1 600w, https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Screenshot-2021-05-28-at-21.43.56.png?w=1278&amp;ssl=1 1278w\" sizes=\"(max-width: 700px) 100vw, 700px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/p>\n<p><strong><br \/>\nLe esperienze \u201cinfelici\u201d di P.U.C. e L.S.U.<\/strong>Relativamente al<strong> Reddito di Cittadinanza,<\/strong> dall\u2019Osservatorio dell\u2019Inps si rileva che nel 2020 le persone che hanno usufruito di almeno una mensilit\u00e0 sono state 3.577.570, per una media mensile di euro 564,94. La spesa nazionale, per il mese di dicembre 2020, \u00e8 stata pari a euro 648.600.460, il che porta la spesa annua a superare abbondantemente i<strong> 7 miliardi di euro.<\/strong><\/p>\n<p>La legislazione sul reddito di cittadinanza (<strong>art. 4, comma 15, del decreto- legge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito con modificazioni dalla legge 28 marzo 2019, n. 26<\/strong>) ha previsto l\u2019obbligo, per i percettori dello stesso, di partecipare alla realizzazione di <strong>progetti utili alla collettivit\u00e0 P.U.C.<\/strong>, per un numero di ore settimanali da un minimo di 8 a un massimo di 16.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, fra le disposizioni della legge e quelle di attuazione, emanate con il <strong>Decreto del Ministro lavoro e politiche sociali, datato 22 ottobre 2019,<\/strong> sono state poste tali condizioni, e tanti e tali limiti alle attivit\u00e0 che possono essere richieste a questi soggetti, volti a evitare l\u2019instaurazione, di fatto, di una nuova categoria di lavoratori precari, come avvenuto con i L.S.U., da renderli difficili da impiegare utilmente.<\/p>\n<p>I <strong>lavoratori socialmente Utili, L.S.U.<\/strong>, sono lavoratori in Cassa Integrazione Guadagni straordinaria, percettori di un&#8217;indennit\u00e0 erogata dall&#8217;INPS per integrare la retribuzione di lavoratori di aziende in crisi, che sono stati impiegati in servizi di pubblica utilit\u00e0, inizialmente con la legge 390\/81 solo per il mezzogiorno e poi estesi dal 1984 a tutto il territorio nazionale. Purtroppo, in molte realt\u00e0, hanno assunto il ruolo di lavoratori precari, da anni oggetto di finanziamento di politiche di stabilizzazione presso gli enti utilizzatori o di erogazione di incentivi regionali finalizzati all&#8217;attivit\u00e0 autonoma o alla micro-imprenditorialit\u00e0.<\/p>\n<p>Anche dalle problematiche sorte con la gestione di quella che doveva essere una spesa che si trasformava in risorsa per la collettivit\u00e0, si possono studiare le nuove modalit\u00e0 per recuperare al bene della collettivit\u00e0 queste risorse, capaci di raggiungere l\u2019obiettivo e non di duplicare i problemi.<\/p>\n<p><strong>Conclusioni<\/strong><\/p>\n<p>Il legislatore nazionale, anche sul solco delle indicazioni delle Istituzioni Europee, ha aggiornato le norme che disciplinano l\u2019azione degli enti del Terzo settore, anche ad evitare abusi a fronte di quanti vi si dedicano con spirito di sacrificio e generosit\u00e0, dedicando il proprio tempo, le proprie conoscenze e capacit\u00e0; ha altres\u00ec aggiornato le norme sull\u2019impresa sociale, cercando di renderla attrattiva per coloro che, seppur animati da buone intenzioni, non disdegnano di avere anche un ritorno, seppur minimo, in termini economici sul capitale che mettono a disposizione.<\/p>\n<p>I dati rilevati dall\u2019<strong>Istat<\/strong>, seppur fermi alla fine del 2018, quindi dopo poco meno di un anno e mezzo dall\u2019entrata in vigore delle nuove disposizioni, non hanno segnato<strong> nessun incremento significativo <\/strong>sul fronte della occupazione, come auspicato dalle direttive europee, quantomeno in termini di posti di lavoro, e si sono anche esaminate le ragioni, almeno quelle pi\u00f9 macroscopiche, che rendono questa prospettiva poco realistica.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte, si \u00e8 anche visto che questi Enti possono diventare soggetti attivi sempre pi\u00f9 importanti, se messi in condizione di convogliare nelle loro attivit\u00e0 quei soggetti che, per cause indipendenti dalla loro volont\u00e0 quali disoccupazione, mancanza di posti di lavoro, ecc. sono a carico della collettivit\u00e0, oppure sono messi in condizione di disporre di maggior tempo libero a causa delle riduzioni dell\u2019orario di lavoro a parit\u00e0 di stipendio.<\/p>\n<p>Si tratta di risorse umane molto importanti, sia dal punto di vista numerico che delle esperienze professionali di cui sono portatori, che quindi devono essere impiegate in modo efficiente ed efficace, ed \u00e8 <strong>questa capacit\u00e0 manageriale, che \u00e8 una caratteristica specifica degli enti del terzo settore<\/strong>, che dev\u2019essere messa in condizione di operare, rivedendo interamente le regole per il loro utilizzo, imparando dalle storture che si sono verificate nel passato, uscendo dalla logica che viene chiesto di fare \u201cqualcosa\u201d, per istituzionalizzare, invece, il concetto che si riceve per dare, che il sussidio \u00e8 la messa a disposizione della collettivit\u00e0 del proprio tempo e capacit\u00e0, una nuova\u00a0 forma di \u201coccupazione\u201d , che non solo non ha nulla di disdicevole ma pu\u00f2 rappresentare l\u2019occasione per\u00a0 unire i gruppi sociali, cogliere il senso della vita che dev\u2019essere anche stare in comunit\u00e0 con gli altri, apprezzare quello che si ha, anche in termini di salute, collaborare per diminuire il disagio degli altri e, tutti insieme, aumentare il benessere delle nostre comunit\u00e0, con grande senso pratico, senza falsa retorica di buonismo e altruismo, non strettamente necessari.<\/p>\n<p><em>(A cura di Valeria Gobbin)<\/em><\/p>\n<p><strong>RIFERIMENTI<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/buone-notizie\/20_ottobre_16\/nicolas-schmit-\">https:\/\/www.corriere.it\/buone-notizie\/20_ottobre_16\/nicolas-schmit-<\/a>, Francesca Basso \u201cNicolas Schmit: L\u2019impresa sociale e\u2019 il futuro dell\u2019Europa\u201d;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.inps.it\/dati-ricerche-e-bilanci\/osservatori-statistici-e-altre-statistiche\/dati-cartacei-rdc\">https:\/\/www.inps.it\/dati-ricerche-e-bilanci\/osservatori-statistici-e-altre-statistiche\/dati-cartacei-rdc<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ripess.org\">https:\/\/www.ripess.org<\/a>.\u00a0 \u201c Vision globale de l\u2019\u00e9conomie sociale solidaire : convergences et diff\u00e9rences entre les concepts, d\u00e9finitions et cadres de r\u00e9f\u00e9rence\u201d, Febbraio 2015;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.rivistaimpresasociale.it\/rivista\/numero\/rivista-num-1-2020\">https:\/\/www.rivistaimpresasociale.it\/rivista\/numero\/rivista-num-1-2020<\/a>, \u201ceditoriale, Covid-19 e futuro del Terzo settore, Felice Scalvini\u201d;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.rivistaimpresasociale.it\/rivista\/numero\/rivista-num-1-2020\">https:\/\/www.rivistaimpresasociale.it\/rivista\/numero\/rivista-num-1-2020<\/a> , saggi,\u201dPubblica Amministrazione e terzo settore: le convenzioni con le organizzazioni di volontariato e le associazioni di promozione sociale\u201d, Claudio Tamburini;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\">https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it<\/a>, \u201cRiforma del terzo settore, gli investimenti sociali sono trendy ma non prioritari\u201d, di Enzo Manes, 16 maggio 2015;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.rivistaimpresasociale.it\/rivista\/numero\/rivista-num-2-2020\">https:\/\/www.rivistaimpresasociale.it\/rivista\/numero\/rivista-num-2-2020<\/a>, Saggi, \u201cPerch\u00e8 l\u2019impresa sociale ha un senso e a quali condizioni, Gianfranco Marocchi\u201d;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.rivistaimpresasociale.it\/rivista\/numero\/rivista-num-6-2015\">https:\/\/www.rivistaimpresasociale.it\/rivista\/numero\/rivista-num-6-2015<\/a> , Saggio\u201cimpresa sociale al servizio della \u201cbuona occupazione\u201d: una biodiversit\u00e0 da tutelare\u201d, Licia Allegretta e Barbara Barabaschi;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.istat.it\">https:\/\/www.istat.it<\/a>, censimento permanente delle istituzioni non profit, <a href=\"https:\/\/www.cantiereterzosettore.it\/riforma\/impresa-sociale\/lavoro-e-volontariato\">https:\/\/www.cantiereterzosettore.it\/riforma\/impresa-sociale\/lavoro-e-volontariato<\/a>, \u201cLa riforma, istruzioni per l\u2019uso\u201d;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.istat.it\/it\/archivio\/253019\">https:\/\/www.istat.it\/it\/archivio\/253019<\/a>, \u201cCOMUNICATO STAMPA, OCCUPATI E DISOCCUPATI (DATI PROVVISORI);<\/p>\n<p>Jeremy Rifkin, \u201cLa fine del lavoro\u201d (1), 1995, 2004, Arnoldo Mondadori editore Spa, Milano,2005.<\/p>\n<hr \/>\n<p>Rivista scientifica digitale mensile (e-magazine) pubblicata in Legnano dal 2013 &#8211; Direttore: Claudio Melillo &#8211; Direttore Responsabile: Serena Giglio &#8211; Coordinatore: Pierpaolo Grignani &#8211; Responsabile di Redazione: Marco Schiariti<br \/>\na cura del Centro Studi di Economia e Diritto \u2013 Ce.S.E.D. Via Padova, 5 \u2013 20025 Legnano (MI) \u2013 C.F. 92044830153 \u2013 ISSN 2282-3964 Testata registrata presso il Tribunale di Milano al n. 92 del 26 marzo 2013<br \/>\nContattaci: redazione@economiaediritto.it<br \/>\nLe foto presenti sul sito sono state prese in parte dal web, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori fossero contrari alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo. In tal caso provvederemo prontamente alla rimozione.<br \/>\nSeguici anche su <strong><a href=\"https:\/\/t.me\/economiaedirittonews\">Telegram<\/a><\/strong>, <a href=\"https:\/\/www.linkedin.com\/company\/economiaediritto-it\"><strong>LinkedIn<\/strong><\/a> e <strong><a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/economiaediritto\/\">Facebook<\/a><\/strong>!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Premessa Le Istituzioni Europee, in vari documenti, indicano lo sviluppo dell\u2019economia sociale come un settore capace di creare nuova occupazione. 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