{"id":10986,"date":"2024-02-23T09:57:08","date_gmt":"2024-02-23T08:57:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/?p=10986"},"modified":"2024-02-23T10:03:29","modified_gmt":"2024-02-23T09:03:29","slug":"deficit-commerciale-e-debito-pubblico-quale-relazione-fra-i-due-il-caso-stati-uniti-cina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/deficit-commerciale-e-debito-pubblico-quale-relazione-fra-i-due-il-caso-stati-uniti-cina\/","title":{"rendered":"Deficit commerciale e debito pubblico: quale relazione fra i due? Il caso Stati Uniti &#8211; Cina"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">In macroeconomia per indicare il Pil, ovvero il prodotto interno lordo di un Paese, si utilizza spesso la seguente espressione matematica:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Y =\u00a0 C + I + G + X &#8211; I<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dove:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Y = Reddito Nazionale prodotto (Pil)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C = Consumi aggregati<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I = Investimenti aggregati delle imprese<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">G = Spesa pubblica<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">X = Esportazioni<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I = Importazioni<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I consumi e gli investimenti riguardano soprattutto famiglie e imprese. I consumi dipendono dal livello di reddito a disposizione. Se, ipoteticamente, una famiglia disponesse di un maggior reddito, la spesa per consumi tenderebbe a crescere. Lo stesso ragionamento pu\u00f2 essere applicato per uno Stato: qualora il Pil aumentasse (ovvero ci\u00f2 che nella formula precedente abbiamo indicato con Y), i consumi, nel nostro sistema economico di riferimento, aumenterebbero di conseguenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 facile comprendere, infatti, come durante una fase di espansione economica, i consumi crescano, mentre durante una recessione, a causa del minor reddito a disposizione dei consumatori, la spesa in consumi diminuisca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli investimenti in nuovo capitale da parte delle imprese, invece, dipendono negativamente dal tasso d\u2019interesse<sup>1<\/sup>. Se il tasso d\u2019interesse dovesse diminuire, verosimilmente associato ad una politica monetaria espansiva, gli investimenti da parte delle imprese tenderebbero ad aumentare e, viceversa, se fossimo in presenza di tassi d\u2019interesse crescenti, associati dunque ad una politica monetaria restrittiva, gli imprenditori auspicabilmente ridurranno i loro investimenti in capitale fisico, dato il maggior costo di finanziamento ad essi associato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La spesa pubblica, la terza componente riportata precedentemente, rappresenta la domanda per beni e servizi esercitata dal settore pubblico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo Stato, come ogni azienda privata, dispone di un suo bilancio, caratterizzato da entrate e spese. Le entrate statali, per la quota maggiore, corrispondono alle imposte e alle tasse versate direttamente dai contribuenti. La spesa pubblica, invece, si pu\u00f2 suddividere in due tipologie differenti:<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li>Spesa per investimenti;<\/li>\n<li>Spesa pubblica corrente.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">La spesa pubblica per investimenti riguarda l\u2019ammontare di liquidit\u00e0 stanziato dallo Stato per finanziare opere di investimento come ponti, autostrade, reti ferroviarie ecc., che possano essere una misura di volano economico per il Paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La spesa pubblica corrente riguarda la spesa sostenuta dallo Stato per garantire pensioni, stipendi ai dipendenti pubblici, onorare il servizio del debito ecc..<sup>2<\/sup><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se lo Stato dovesse registrare un incremento della spesa rispetto alle entrate, allora parleremmo di disavanzo di bilancio (anche identificato come <em>deficit<\/em>). Mentre se l\u2019imposizione fiscale fosse superiore alla spesa pubblica si registrer\u00e0 un avanzo di bilancio (anche noto come <em>surplus<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bilancio dello Stato: Entrate &#8211; Uscite<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Entrate &gt; Uscite: Avanzo di Bilancio<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Entrate &lt; Uscite: <em>Deficit<\/em> di Bilancio<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se uno Stato sperimentasse un <em>deficit<\/em> di bilancio, affinch\u00e9 possa recuperare la liquidit\u00e0 mancante, dovr\u00e0 inasprire l\u2019imposizione fiscale o emettere obbligazioni, incrementando cos\u00ec il suo debito pubblico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il debito pubblico \u00e8 dato dalla somma di tutti i <em>deficit<\/em> di bilancio dello Stato moltiplicati per il servizio del debito, ovvero il tasso medio d\u2019interesse applicato allo <em>stock<\/em> di debito in essere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In formule matematiche potremmo scrivere:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u0394B = (G &#8211; T) + rB<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In cui:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u0394B = Variazione dell\u2019ammontare di debito pubblico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(G &#8211; T) = Se positivo (ovvero se G &gt; T) parliamo di<em> deficit<\/em> di bilancio, mentre se negativo (ovvero G &lt; T) registriamo un avanzo di bilancio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">r = tasso d\u2019interesse medio sul debito pubblico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">B = <em>Stock<\/em> esistente di debito pubblico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che \u00e8 importante da ricordare, nell\u2019analisi economica, non \u00e8 tanto l\u2019ammontare assoluto del debito pubblico, quanto la sua sostenibilit\u00e0. Un debito \u00e8 sostenibile qualora lo Stato riesca a onorarlo nel tempo, impedendone una crescita duratura in futuro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli economisti sono soliti misurare il debito pubblico di uno Stato in rapporto al Pil (Rapporto debito\/Pil). Se tale rapporto fosse elevato, lo Stato si troverebbe lungo un sentiero di insostenibilit\u00e0, ed \u00e8 bene perci\u00f2 che il rapporto sia il pi\u00f9 contenuto possibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In termini matematici:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Indichiamo con i il tasso di interesse reale applicato al debito pubblico mentre con g il tasso di crescita reale dell\u2019economia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se i&gt;g, il debito pubblico dello Stato \u00e8 su un sentiero di insostenibilit\u00e0 finanziaria, mentre qualora i&lt;g, il debito pubblico dello Stato si dimostrerebbe essere insostenibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 bene anche ricordare come l\u2019inflazione, nel breve periodo, tenda a ridurre il rapporto Debito\/Pil dal momento che, gonfiando il Pil, contribuir\u00e0 a far calare il denominatore. Nel lungo periodo, per\u00f2, quando lo Stato dovr\u00e0 rinnovare i titoli giunti a scadenza, per far fronte alla maggior inflazione e incorporare cos\u00ec le richieste degli investitori, dovr\u00e0 corrispondere maggiori interessi sui titoli obbligazionari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tornando all\u2019equazione che lega il Pil alle varie variabili macroeconomiche, ci manca adesso analizzare le ultime due variabili: X e I.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno Stato, oltre a produrre internamente beni e servizi, pu\u00f2 anche esportare all\u2019estero parte della sua produzione o importare da altri Stati prodotti e materie prime. Se uno Stato importasse pi\u00f9 beni e servizi di quelli che effettivamente esporta, sperimenter\u00e0 un disavanzo commerciale mentre, nel caso opposto, sar\u00e0 in una posizione di avanzo commerciale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La presenza di un disavanzo commerciale fa si che lo Stato necessiti di valuta estera per acquisire beni e servizi al di fuori dei confini domestici; dunque vedr\u00e0 un aumento del suo debito estero. Ci\u00f2 rappresenta sicuramente un problema per il Paese dal momento che, indebitandosi con il resto del mondo, vedr\u00e0 fluire valuta verso l\u2019estero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pensiamo al caso Stati Uniti e Cina per comprendere meglio la questione. Gli Stati Uniti, sin dagli anni \u201870, vivono ampiamente al di sopra delle proprie possibilit\u00e0 produttive ed economiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 15 agosto 1971, il presidente degli Stati Uniti d\u2019America, Richard Nixon<sup>3<\/sup>, in diretta televisiva, annunci\u00f2 alla nazione, e al mondo intero, la fine del regime di Bretton Woods. Il sistema monetario, definito con gli accordi di Bretton Woods, prevedeva che ogni Paese potesse convertire la propria valuta dapprima in $ e successivamente in oro. Gli Stati Uniti erano, e continuano ad essere tutt\u2019oggi, i<em> leader<\/em> del sistema finanziario mondiale. Essi, durante il periodo del <em>gold exchange standard<\/em>, garantivano la convertibilit\u00e0 del dollaro attraverso le riserve auree. Una volta cessato tale accordo le valute, come le conosciamo oggi, non sono pi\u00f9 garantite da alcun matallo prezioso (come oro o argento), ma dalle autorit\u00e0 di politica monetaria. Parliamo, infatti, di moneta fiduciaria o anche detta \u201c<em>fiat money<\/em>\u201d, dal momento che il valore nominale della valuta deve essere accettato da tutti i soggetti economici, nonostante il suo valore economico reale non corrisponda con ci\u00f2 che effettivamente \u00e8 riportato sulla banconota (valore nominale).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come detto precedentemente, gli Stati Uniti hanno un ampio disavanzo commerciale con il resto del mondo, soprattutto con la Cina, e ci\u00f2 gli consente di importare molti pi\u00f9 beni e servizi di quanto effettivamente non riescano ad esportare, garantendo cos\u00ec, ai cittadini americani, un livello di benessere ben superiore a quelle che risultano essere le reali capacit\u00e0 produttive dell\u2019economia. La Cina, al contrario, cos\u00ec come la Germania in Europa, \u00e8 un\u2019economia che ha adottato un modello di crescita incentrato sulla teoria <em>growth\u2010led export<\/em>, ovvero tramite politiche mercantilistiche che puntano tutto sulle esportazioni. La Cina, infatti, \u00e8<em> leader<\/em> nella produzione di <em>input<\/em> e semilavorati, indispensabili nella catena globale del valore, a basso costo e ci\u00f2 le conferisce una posizione di vantaggio assoluto nello scenario internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli Stati Uniti, perci\u00f2, consumando pi\u00f9 di quello che effettivamente producono internamente (ci\u00f2 che gli economisti definiscono assorbimento interno), hanno bisogno di reperire valuta estera per poter completare tali transazioni. Ci\u00f2 non fa altro che sorgere un debito nei confronti dell\u2019estero che, prima o poi, inevitabilmente dovr\u00e0 essere saldato. Gli Stati Uniti, per importare beni e servizi dalla Cina, avranno bisogno di reperire <em>yuan<\/em> cinesi e perci\u00f2, nei mercati finanziari, venderanno dollari in cambio di <em>renmimbi<\/em> cinesi. Esulando le transazioni che riguardano le altre valute, e focalizzando la nostra attenzione esclusivamente sui rapporti commerciali Usa-Cina, nel caso in cui le importazioni superino le esportazioni, il dollaro americano tender\u00e0 a deprezzarsi nei confronti del <em>renmimbi<\/em> cinese e, nel lungo periodo, ci\u00f2 favorir\u00e0 le esportazioni affinch\u00e9 il saldo della bilancia dei pagamenti possa tornare in equilibrio. Nel lungo periodo, qualora la bilancia dei pagamenti e i disequilibri nella bilancia commerciale non vengano saldati, ci\u00f2 potrebbe condurre anche al <em>default<\/em> dello Stato, dal momento che si troverebbe in una situazione di indebitamento (privato e pubblico) insostenibile, non disponendo della liquidit\u00e0 per poter saldare tali debiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il caso americano, nonostante un debito e un disavanzo pubblico preoccupanti, non desta particolare preoccupazione tra gli economisti, nonostante i moniti pi\u00f9 volte evidenziati riguardo la necessit\u00e0 di intraprendere un graduale percorso di riduzione del disavanzo commerciale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stesso Donald Trump, negli anni della sua presidenza, intraprese una vera e propria guerra commerciale con la Cina, imponendo dazi a molti prodotti affinch\u00e9 si contenessero le importazioni di tali beni e si stimolasse la produzione interna.<sup>4<\/sup><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli Usa, nonostante qualsiasi altro paese avrebbe dichiarato insolvenza qualora fosse in una situazione macroeconomica simile, godono del cosiddetto privilegio esorbitante. Tale privilegio consiste nel fatto che il dollaro rappresenta la valuta di riserva internazionale per eccellenza. La maggior parte delle riserve delle Banche centrali mondiali sono caratterizzate da titoli di stato americani (<em>treasury bills<\/em>), in quanto il dollaro americano gode, da parte dei mercati finanziari, di fiducia e stabilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Cina e tutti i <em>partner<\/em> commerciali, perci\u00f2, sono ben contenti di poter vendere i loro prodotti agli Stati Uniti in quanto, ricevendo in cambio dollari, si assicurano una valuta di riserva accettata a livello internazionale. Lo stesso discorso non vale per paesi economicamente deboli come l\u2019Argentina che, dati persistenti disavanzi commerciali, ha sperimentato forti deprezzamenti del <em>pesos<\/em> e ha dovuto ricorrere a prestiti da parte delle principali istituzioni finanziarie (come il Fondo Monetario Internazionale) per riequilibrare la bilancia dei pagamenti.<sup>5<\/sup><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Cina \u00e8, ad esempio, il principale detentore di titoli di stato americani. Vendendo prodotti agli Stati Uniti ottiene in cambio dollari, i quali vengono investiti in titoli di stato americani e, sostanzialmente, ritornano nelle casse federali statunitensi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli Usa riescono cos\u00ec a finanziarsi autonomamente, data la posizione di <em>leader<\/em> ricoperta a livello internazionale, e ci\u00f2 garantisce sostenibilit\u00e0 al debito pubblico e alla bilancia dei pagamenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019elemento chiave, nella teoria economica, \u00e8 perci\u00f2 rappresentato dalla fiducia. Gli Stati Uniti dispongono di questo incredibile privilegio poich\u00e9 il dollaro \u00e8, da sempre, simbolo di stabilit\u00e0 ed \u00e8 sinonimo di un\u2019economia forte, in salute e resiliente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo privilegio cesser\u00e0 quando, a livello mondiale, assisteremo a un nuovo ordine mondiale nella geopolitica internazionale e finanziaria. Sin quando il dollaro rimarr\u00e0 la valuta chiave del sistema finanziario mondiale gli Usa continueranno a godere di tale vantaggio. Negli ultimi anni alcune valute, come lo <em>yuan<\/em> cinese, stanno provando a insediare il dollaro americano e, nonostante molte autorit\u00e0 di politica monetaria inizino a considerare tale valuta come fonte di riserva, la strada per insediare e spodestare il dollaro \u00e8 ancora lunga.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il futuro ci riveler\u00e0 cosa succeder\u00e0; al momento la posizione degli Stati Uniti, come guardiani del mondo, \u00e8 indiscutibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Note a pi\u00e8 di pagina:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><sup>1 <\/sup>Consideriamo, per una maggiore chiarezza espositiva, il tasso d\u2019interesse riguardante le decisioni di politica monetaria da parte della Banca Centrale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><sup>2 <\/sup>Tali spese \u00e8 bene che siano monitorate attentamente da parte delle autorit\u00e0 di politica fiscale e monetaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><sup>3 <\/sup>Richard Nixon \u00e8 stato il 37\u00b0 presidente degli Stati Uniti d\u2019America, accusato di impeachment durante lo scandalo <em>Watergate<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><sup>4 <\/sup>Le politiche economiche protezionistiche hanno l\u2019obiettivo si stimolare la produzione interna riducendo le importazioni dal resto del mondo per riequilibrare gli squilibri nella bilancia dei pagamenti. I dazi, ad esempio, fanno si che i prodotti esteri, oltre al loro prezzo di mercato, vedano un incremento di prezzo pari al dazio imposto. In questo modo lo Stato, attraverso tale politica economica, vuole condizionare le scelte dei consumatori e indirizzarli verso i prodotti domestici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><sup>5<\/sup> Le principali istituzioni finanziarie mondiali come il Fondo Monetario Internazionale e il Meccanismo Europeo di Stabilit\u00e0 (anche noto come MES), concedono prestiti e finanziamenti ti a Stati in difficolt\u00e0 macroeconomica prevedendo per\u00f2 delle condizionalit\u00e0 particolarmente stringenti. Tali condizionalit\u00e0 prevedono che i Paesi membri debbano contenere la spesa pubblica, inasprire l\u2019imposizione fiscale e ad attuare importanti riforme strutturali del sistema economico-sociale. In questo modo, gli Stati comprenderanno che chiedere finanziamenti ha una componente molto onerosa e solamente riordinando gli squilibri nella finanza pubblica, in futuro, potranno garantire un\u2019economia resiliente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In macroeconomia per indicare il Pil, ovvero il prodotto interno lordo di un Paese, si utilizza spesso la seguente espressione matematica: Y =\u00a0 C + I + G + X <\/p>\n","protected":false},"author":2713,"featured_media":10992,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_bbp_topic_count":0,"_bbp_reply_count":0,"_bbp_total_topic_count":0,"_bbp_total_reply_count":0,"_bbp_voice_count":0,"_bbp_anonymous_reply_count":0,"_bbp_topic_count_hidden":0,"_bbp_reply_count_hidden":0,"_bbp_forum_subforum_count":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[789,2620,1837,1116,2530,10,2614,1,2621,2518],"tags":[],"class_list":["post-10986","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-banche-accordi-e-convenzioni","category-deficit","category-diritto-bancario","category-diritto-del-commercio-internazionale","category-diritto-internazionale","category-rubriche-economiche","category-n-127-02-2024","category-news","category-relazioni-internazionali","category-stati-esteri"],"translation":{"provider":"WPGlobus","version":"3.0.2","language":"es","enabled_languages":["it","en","es"],"languages":{"it":{"title":true,"content":true,"excerpt":false},"en":{"title":false,"content":false,"excerpt":false},"es":{"title":false,"content":false,"excerpt":false}}},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/usa-china-chess-business-chart-background-3d-rendering_35719-8266.jpg?fit=1060%2C596&ssl=1","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p9CRXF-2Rc","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10986","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2713"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=10986"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10986\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":10993,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10986\/revisions\/10993"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/wp-json\/wp\/v2\/media\/10992"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=10986"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=10986"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=10986"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}