{"id":11361,"date":"2024-08-30T10:49:17","date_gmt":"2024-08-30T08:49:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/?p=11361"},"modified":"2024-08-30T10:49:50","modified_gmt":"2024-08-30T08:49:50","slug":"la-monetizzazione-del-debito-pubblico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/la-monetizzazione-del-debito-pubblico\/","title":{"rendered":"La monetizzazione del debito pubblico"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">In economia, il <em>deficit<\/em> pubblico (disavanzo di bilancio) \u00e8 quella condizione macroeconomica per cui le entrate fiscali, ovvero il gettito fiscale incassato dallo Stato, risultano inferiori alla spesa pubblica, ovvero la spesa necessaria al funzionamento della pubblica amministrazione e dell\u2019apparato statale.<br \/>\nIl Tesoro, per reperire le risorse necessarie a colmare lo squilibrio finanziario, pu\u00f2, essenzialmente, inasprire la pressione fiscale, con ovvie ripercussioni sul risparmio privato di cittadini e imprese, o incrementare l\u2019indebitamento statale, emettendo titoli del debito pubblico che verranno sottoscritti da investitori e risparmiatori esteri e domestici.<br \/>\nEntrambe le misure hanno, a livello economico e finanziario, effetti depressivi e recessivi dal momento che deprimono la domanda aggregata interna, andando a sottrarre risorse al consumo e agli investimenti privati.<br \/>\nIl ricorso all\u2019indebitamento \u00e8 una misura che, ovviamente, ripaga particolarmente in termini elettorali, in quanto vi \u00e8 l\u2019erronea convinzione, da parte dei cittadini, di non doverne sostenere direttamente il costo e gli oneri finanziari associati, traslando e riversando gli effetti recessivi sulle generazioni future.<br \/>\nUn inasprimento fiscale, invece, comportando un esborso diretto di maggior liquidit\u00e0, viene mal visto dai cittadini nonostante, in termini economici, l\u2019onere sia lo stesso di un ricorso all\u2019indebitamento.<br \/>\nSi parla di monetizzazione del debito pubblico quando il Governo, disponendo del controllo e di una piena influenza sull\u2019operato della Banca Centrale del Paese, riesce ad indirizzarne la politica monetaria al fine di perseguire determinati obiettivi sociali e politici.<br \/>\nIl Governo, infatti, pu\u00f2 imporre alla Banca Centrale di acquistare i titoli del debito pubblico, finanziando cosi il disavanzo di bilancio del Paese. In questo modo la Banca Centrale, in cambio dei titoli di Stato offerti, carica liquidit\u00e0 sul conto di tesoreria del Ministero dell\u2019Economia acceso presso di essa.<br \/>\nL\u2019emissione di moneta genera, per lo Stato, il cosiddetto \u201c<em>signoraggio<\/em>\u201d in quanto, la Banca Centrale, ha un costo pressoch\u00e9 nullo nell\u2019emettere moneta e, grazie ad essa, acquista i titoli del debito pubblico che offrono rendimenti positivi.<br \/>\nQualora lo Stato volesse finanziare il proprio disavanzo attraverso l\u2019emissione di titoli di Stato sul mercato, dovrebbe corrispondere interessi crescenti agli investitori, rinnovando anche i prestiti giunti a scadenza.<br \/>\nLa monetizzazione, o signoraggio del debito, invece, permette al Governo di finanziare la spesa pubblica senza dover elargire tassi d\u2019interesse, dal momento che essi, una volta nelle casse della Banca Centrale, rientrano nelle disponibilit\u00e0 del Tesoro.<br \/>\nTale operazione di politica economica, dunque, pu\u00f2 essere particolarmente utile per Paesi caratterizzati da un elevato debito pubblico, e da un rischio concreto di non poter accedere al finanziamento dei mercati che iniziano a dubitare circa la sostenibilit\u00e0 del debito stesso.<br \/>\nSe un Paese non gode della fiducia dei mercati finanziari, affinch\u00e9 possa ottenere prestiti e finanziamenti dai mercati, dovr\u00e0 corrispondere interessi nominali crescenti sui titoli di Stato e ci\u00f2, nel lungo periodo, comprometter\u00e0 seriamente la stabilit\u00e0 e sostenibilit\u00e0 delle finanze pubbliche domestiche.<br \/>\nLa monetizzazione del debito, per\u00f2, pu\u00f2 seriamente minare la stabilit\u00e0 e credibilit\u00e0 della valuta del Paese nei mercati internazionali, innescando tensioni inflazionistiche particolarmente pericolose.<br \/>\nL\u2019aumento dell\u2019offerta di moneta, da parte della Banca Centrale, per sostenere la spesa pubblica del Governo pu\u00f2, qualora l\u2019offerta di liquidit\u00e0 nel sistema economico non rispettasse le esigenze dell\u2019economia, creare inflazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Analizziamo, brevemente, la teoria quantitativa della moneta:<br \/>\nM V = P Y<br \/>\nIn cui:<br \/>\nM = Quantit\u00e0 di moneta presente all\u2019interno del sistema economico<br \/>\nV = Velocit\u00e0 di circolazione della moneta<br \/>\nP = Livello medio dei prezzi nell\u2019economia (Inflazione)<br \/>\nY = Ricchezza reale prodotta all\u2019interno di un sistema economico (Pil)<br \/>\nSe M dovesse aumentare, in seguito a politiche monetarie espansive o politiche di monetizzazione del debito pubblico da parte della Banca Centrale, per poter garantire la suddetta uguaglianza, considerando V costante per semplificare il ragionamento, potrebbero verificarsi due distinti effetti:<br \/>\n&#8211; Incremento di P<br \/>\n&#8211; Incremento di Y<br \/>\nNel caso in cui la ricchezza reale prodotta (Pil) rimanesse inalterata, la maggior offerta di moneta implicherebbe maggior inflazione.<br \/>\nInfatti, immaginando un sistema economico costituito da due beni A e B, con rispettivi prezzi pari a PA e PB, se la liquidit\u00e0 nel sistema aumentasse di una certa proporzione (x%) e la produzione reale rimanesse inalterata, i prezzi dei due beni (PA e PB) incrementerebbero di x%.<br \/>\nPer evitare, invece, un incremento del livello dei prezzi, in seguito ad una politica monetaria espansiva, la produzione reale dovr\u00e0 aumentare della stessa proporzione della maggiore liquidit\u00e0 offerta. Infatti, a livello matematico, dovr\u00e0 valere la seguente espressione:<br \/>\nM \/ Y = P<br \/>\nLa maggior inflazione, inoltre, comporter\u00e0 un ulteriore aumento della domanda aggregata poich\u00e9, a seguito del deprezzamento e della perdita di potere d\u2019acquisto della valuta, i consumatori tenderanno ad anticipare i consumi onde evitare di acquistarli, in futuro, a prezzi crescenti.<br \/>\nQuesto aumento della domanda aggregata, per\u00f2, comporter\u00e0 un ulteriore aumento dei prezzi, innescando una spirale potenzialmente inarrestabile che, nella storia economica, \u00e8 stata causa di iperinflazioni che hanno, poi, portato alla comparsa di regimi politici dittatoriali.<br \/>\nRicordiamo, ad esempio, la Germania della Repubblica di Weimar negli anni \u201830, in cui carriole di marchi tedeschi erano appesa sufficienti per acquistare del pane.<br \/>\nL\u2019inflazione, inoltre, rappresenta una tassa occulta che il Governo impone ai cittadini, colpendo soprattutto le fasce pi\u00f9 deboli e vulnerabili della popolazione.<br \/>\nL\u2019elevata inflazione riduce anche il peso del debito, poich\u00e9 erode il valore reale dei titoli di Stato in circolazione, e per lo Stato rappresenta un vantaggio economico preferibile alle politiche economiche improntate all\u2019austerit\u00e0, nonostante rappresenti un costo per coloro che hanno prestato liquidit\u00e0, sottoscrivendo i titoli del debito pubblico, in quanto, in sede di rimborso, si ritroveranno con una valuta dal minor potere d\u2019acquisto.<br \/>\nLa leva della monetizzazione venne ampiamente utilizzata dai Governi italiani, tra gli anni \u201870 e \u201880, che, per stimolare la domanda aggregata interna e colmare il fabbisogno finanziario di <em>deficit<\/em> pubblici crescenti, soggiogarono la politica monetaria della Banca d\u2019Italia alle decisioni politiche dell\u2019esecutivo.<br \/>\nLa monetizzazione, infatti, droga l\u2019economia di un Paese, nascondendo inefficienze finanziarie nella gestione dell\u2019economia, e rimandando nel tempo gli aggiustamenti necessari a garantire sostenibilit\u00e0 alla finanza pubblica.<br \/>\nL\u2019Italia, infatti, ha vissuto \u201c<em>a debito<\/em>\u201d per molti anni, riversando il costo delle politiche economiche sulle generazioni future, disinteressandosi di garantire, e salvaguardare, il famoso \u201c<em>patto generazionale<\/em>\u201d, ovvero l\u2019equilibrio economico in cui la generazione uscente tutela l\u2019equilibrio finanziario per la nuova generazione, in modo che essa possa provvedere ai propri bisogni\/necessit\u00e0 in modo sostenibile.<br \/>\nAttualmente l\u2019Italia, e le nuove generazioni, stanno pagando l\u2019onere finanziario di politiche economiche finanziate a debito i cui costi, non essendo stati saldati da chi ha effettivamente beneficiato di suddetti beni e servizi, rappresentano un vincolo serio alla crescita economica e al benessere delle generazioni correnti.<br \/>\nIn Italia, la continua monetizzazione del debito pubblico da parte della Banca d\u2019Italia, innesc\u00f2 tensioni inflazionistiche che sfociarono in tassi d\u2019inflazione prossimi al 20% su base annua. Nel 1981 la Banca d\u2019Italia, lanciando un messaggio al Tesoro circa l\u2019urgente necessit\u00e0 di regolare ed equilibrare gli eccessivi disavanzi ed inefficienze strutturali della finanza pubblica, riacquist\u00f2 l\u2019indipendenza decisionale nelle azioni di politica monetaria, slegandosi dall\u2019obbligatoriet\u00e0, dettata dal Tesoro, di acquistare i titoli di Stato per finanziare il deficit pubblico.<br \/>\nQuesta decisione implic\u00f2 un consistente e repentino aumento del debito pubblico italiano, in quanto il <em>deficit<\/em> statale, finanziato in passato grazie alla politica monetaria accomodante della Banca d\u2019Italia, andava adesso finanziato ricorrendo ai mercati finanziari internazionali e gli investitori, preoccupati circa la situazione macroeconomica italiana, per sottoscrivere suddetti titoli pretesero interessi nominali crescenti, per compensare l\u2019inflazione crescente che erodeva il valore reale, ed il potere d\u2019acquisto, della valuta italiana.<br \/>\nL\u2019elevato debito pubblico italiano, dunque, \u00e8 frutto delle politiche fiscali espansive e dei processi di monetizzazione del debito attuati, dagli esecutivi, tra il 1970 e il 1980 ed anche oggi, con l\u2019Italia membro dell\u2019Unione Economica e Monetaria, permangono le significative differenze, in termini finanziari e strutturali, con le altre economie europee.<br \/>\nE\u2019 importante, affinch\u00e9 vi sia trasparenza finanziaria e buon controllo del tasso d\u2019inflazione, che la Banca Centrale, come avviene per la BCE in Europa e per la FED negli Stati Uniti, oltre che in diverse altre economie del mondo, sia indipendente, nel suo operato, dal potere politico e agisca tutelando il potere d\u2019acquisto della valuta , individuato in un tasso d\u2019inflazione, generalmente, prossimo al 2% su base annua.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In economia, il deficit pubblico (disavanzo di bilancio) 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