{"id":11675,"date":"2025-03-21T09:50:51","date_gmt":"2025-03-21T08:50:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/?p=11675"},"modified":"2025-03-21T09:50:51","modified_gmt":"2025-03-21T08:50:51","slug":"oltre-la-liberta-di-stampa-il-confine-tra-diritto-e-manipolazione-dellinformazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/oltre-la-liberta-di-stampa-il-confine-tra-diritto-e-manipolazione-dellinformazione\/","title":{"rendered":"Oltre la libert\u00e0 di stampa: il confine tra diritto e manipolazione dell\u2019informazione"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>L\u2019articolo si sviluppa a partire da un video divulgativo che analizza il confronto fra l\u2019effettiva frequenza con cui si verificano dieci tra le cause di morte pi\u00f9 comuni e diffuse in Italia e la loro percezione pubblica. Viene proposta una considerazione sul rapporto tra libert\u00e0 giuridica di stampa (garantita dall\u2019articolo 21 della Costituzione italiana) e la responsabilit\u00e0 morale che consegue alla scelta di quali notizie pubblicare e come trasmetterle. Ad una valutazione del ruolo dei mass media nel creare un\u2019immagine sproporzionata della realt\u00e0 criminale segue un approfondimento sul fenomeno sociologico del gatekeeping. <\/em><\/p>\n<p><strong>Introduzione\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un video su <em>YouTube <\/em>del medico-psichiatra e divulgatore Valerio Rosso, fermo sostenitore della <em>Lifestyle Medicine<\/em>, analizza quelle egli che definisce le \u201c<em>dieci principali cause di morte in Italia<\/em>\u201d: nello specifico il ricercatore interroga il proprio pubblico, dopo aver fornito in ordine sparso le cause in questione, chiedendogli di stilare una personale classifica che vada da quella pi\u00f9 frequente a quella meno frequente, per poi rivelare l\u2019effettiva realt\u00e0 della dei fatti. L\u2019esercizio proposto da Rosso al proprio pubblico risulta interessante, nonostante dal punto di vista del rigore scientifico la ricerca presenti alcune fallacie: la sua analisi, infatti, pur basandosi su dati reali, non appare completa e rigorosa. Il divulgatore ignora alcuni fattori molto importanti, ad esempio la sovrapposizione tra diverse cause di morte o l\u2019influenza di variabili demografiche, e si esprime in modo fuorviante, portando al rischio di credere che le categorie da lui proposte siano effettivamente le principali cause di decesso pi\u00f9 rilevanti a livello nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal momento in cui condividere o meno gli approcci e le metodologie del dottor Rosso \u00e8 una questione assolutamente soggettiva, questo articolo non analizzer\u00e0 il suo lavoro, bens\u00ec prender\u00e0 spunto dalla sua intuizione per riflettere sull\u2019influenza dei <em>social media<\/em> sulla nostra percezione della realt\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Le dieci cause di morte prese in esame<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si propone dunque al lettore di fare lo stesso esercizio. A seguito verranno elencate in ordine sparso le stesse cause menzionate nel video sopracitato e vi sar\u00e0 chiesto di metterle in ordine, secondo il vostro personale giudizio, da quella che provoca pi\u00f9 morti a quella che ne provoca di meno: crimine, alcool, sedentariet\u00e0, fumo, incidenti domestici, decessi sul lavoro, obesit\u00e0 e sovrappeso, incidenti stradali, droga e inquinamento atmosferico. Prima di svelare la classifica reale, \u00e8 opportuno specificare che i dati riportati a seguito sono stati ricavati da rilevazioni statistiche a cura di fonti ufficiali, riportate negli ultimi anni utili per ciascuna categoria (indicativamente 2018-2024), e non dal video menzionato all\u2019inizio dell\u2019articolo.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"11677\" data-permalink=\"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/oltre-la-liberta-di-stampa-il-confine-tra-diritto-e-manipolazione-dellinformazione\/m\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/m.png?fit=1238%2C491&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1238,491\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"m\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/m.png?fit=300%2C119&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/m.png?fit=700%2C278&amp;ssl=1\" tabindex=\"0\" role=\"button\" class=\"aligncenter wp-image-11677\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/m.png?resize=320%2C127&#038;ssl=1\" alt=\"\" width=\"320\" height=\"127\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/m.png?resize=300%2C119&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/m.png?resize=1024%2C406&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/m.png?resize=768%2C305&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/m.png?resize=600%2C238&amp;ssl=1 600w, https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/m.png?w=1238&amp;ssl=1 1238w\" sizes=\"(max-width: 320px) 100vw, 320px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come suggerito dal grafico proposto, l\u2019ordine realistico di influenza delle dieci categorie prese in considerazione \u00e8 il seguente: fumo di tabacco, sedentariet\u00e0, inquinamento atmosferico, obesit\u00e0 e sovrappeso, alcol, incidenti domestici, incidenti stradali, decessi sul lavoro, crimine, droga.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Investigando tra i commenti pubblicati sotto al video di Rosso \u00e8 emerso che il senso comune porta tendenzialmente ad invertire quasi completamente questa graduatoria: le persone tendono a collocare in posizioni pi\u00f9 elevate \u201c<em>decessi sul lavoro<\/em>\u201d, \u201c<em>crimine<\/em>\u201d, \u201c<em>alcol<\/em>\u201d e non considerare cos\u00ec di impatto fattori come \u201c<em>inquinamento<\/em> <em>atmosferico<\/em>\u201d e \u201c<em>obesit\u00e0<\/em>\u201d, ad esempio. Ma qual \u00e8 il motivo che si cela dietro a questa <strong>misinterpretazione<\/strong>?<\/p>\n<p><strong>Il ruolo dei <em>mass media<\/em> e una diversa immagine della realt\u00e0 sociale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa <strong>discrepanza<\/strong> tra realt\u00e0 e immaginazione \u00e8 fortemente alimentata dalla narrazione che quotidianamente sentiamo sui <em>social<\/em> e in televisione e che leggiamo sui giornali, che spinge la gente a preoccuparsi troppo per alcune cose e troppo poco per altre.\u00a0 I <strong><em>mass media<\/em><\/strong>, infatti, hanno un impatto significativo sulla percezione pubblica della criminalit\u00e0, dal momento in cui presentano la forte tendenza ad enfatizzare e amplificare alcuni episodi, come quelli di cronaca nera, incidenti domestici e atti di criminalit\u00e0 violenta, rispetto ad altri. Nonostante non ci sia unanimit\u00e0 tra gli studi sull\u2019influenza diretta dei <em>media<\/em> sui cittadini, risulta evidente che la modalit\u00e0 di diffusione delle notizie condiziona la capacit\u00e0 di giudizio e la percezione individuale della sicurezza: la ripetizione costante di determinati eventi, l\u2019uso di un linguaggio sensazionalistico e la selezione strategica delle notizie, ad esempio, sono solo alcuni tra gli espedienti narrativi usati dai mezzi di comunicazione di massa che possono facilmente trarre in inganno il pubblico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel contesto dell\u2019influenza dei <em>media<\/em> sulla percezione della realt\u00e0 \u00e8 infatti importante distinguere tra una <strong>dimensione oggettiva<\/strong>, ovvero i dati statistici effettivi e misurabili in maniera strutturata e a lungo termine, e una <strong>soggettiva<\/strong>, ovvero la percezione individuale della realt\u00e0 (alimentata da fattori psicologici, culturali e mediatici), che pu\u00f2 non riflettere l\u2019effettivo andamento dei fatti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il fenomeno del <em>gatekeeping<\/em>: la selezione delle notizie<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il termine <em>gatekeeping<\/em>, letteralmente \u201c<em>controllare<\/em> <em>i<\/em> <em>cancelli<\/em>\u201d, \u00e8 usato soprattutto nel mondo dei <em>media<\/em> per descrivere il modo in cui la scelta delle notizie giornalistiche da diffondere viene filtrata da coloro che hanno il potere di farlo, creando un divario tra <strong>realt\u00e0<\/strong> e <strong>rappresentazione<\/strong>. Il sociologo Mauro Wolf afferma che il termine <em>gatekeeping<\/em> comprende \u201c<em>tutte le forme di controllo dell&#8217;informazione che possono determinarsi nelle decisioni circa la codificazione dei messaggi, la diffusione, la programmazione, l&#8217;esclusione di tutto il messaggio o di sue componenti [\u2026]<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo questa logica questo fenomeno utilizza una serie di tecniche per impedire una presa di coscienza dei cittadini sulla realt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad oggi, in un panorama mediatico che si evolve facilmente e con cos\u00ec tanta velocit\u00e0, il <em>gatekeeping<\/em> non riguarda pi\u00f9 esclusivamente i mezzi di informazione tradizionali, bens\u00ec si estende anche alle dinamiche dei <em>social media<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Libert\u00e0 giuridica di stampa vs responsabilit\u00e0 morale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019<strong>Articolo 21<\/strong> della costituzione italiana recita \u201c<em>tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non pu\u00f2 essere soggetta ad autorizzazioni o censure<\/em>\u201d. Esso si presenta come il fondamento della libert\u00e0 di stampa, ma evita di mettere in discussione <strong>come<\/strong> questa libert\u00e0 venga esercitata nella pratica e con quali <strong>conseguenze sociali<\/strong>. \u00c8 importante considerare dunque due aspetti differenti, ma che dovrebbero cooperare largamente, nel quadro della divulgazione: la libert\u00e0 giuridica di stampa e la <strong>responsabilit\u00e0 morale<\/strong>. Regolamentare quali notizie vengono scelte dai <em>media <\/em>e le modalit\u00e0 con cui vengono trasmesse risulta infatti fondamentale per una corretta acquisizione delle informazioni trasmesse e per le conseguenze che queste possono avere sul comportamento dei cittadini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019assenza di censura, un pilastro del sistema democratico, non implica per\u00f2 che la trasmissione delle notizie avvenga in modo neutrale: per poter garantire alla societ\u00e0 un funzionamento quanto pi\u00f9 corretto possibile servirebbe dunque un&#8217;informazione libera, ma al contempo anche completa ed equilibrata. Se si seguisse un\u2019etica dell\u2019informazione meno sistematica, ripetitiva e categoriale, trascendendo dal raggiungere fini economici, di <em>marketing<\/em> e di propaganda, potremmo godere di uno scenario sociale liberato da tutti quegli stereotipi e preoccupazioni che una divulgazione scorretta infondono nei cittadini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se non praticata correttamente, dunque, la pratica dell\u2019informazione rischia di ottenere risultati opposti rispetto a quelli per i quali dovrebbe essere impiegata: educare con esattezza, stimolare un cambiamento sociale positivo e svolgere una funzione di vigilanza nei confronti del potere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Conclusione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una riflessione sull\u2019uso morale della libert\u00e0 di stampa, e pi\u00f9 in generale sulla divulgazione di notizie, appare necessaria, dal momento in cui l\u2019informazione rappresenta sia un <strong>diritto<\/strong> che un vero e proprio <strong>dovere<\/strong>. Una buona soluzione per ovviare la problematica proposta in questa riflessione potrebbe dunque essere, pi\u00f9 realisticamente di una regolamentazione dall\u2019alto non conveniente a chi detiene il potere, una maggiore <strong>educazione<\/strong> <strong>critica<\/strong> del pubblico per decodificare le narrazioni mediatiche e non lasciarsi influenzare da ogni genere di informazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Bibliografia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Orr\u00f9, A.<\/strong> <em>Gatekeeping<\/em>. Alice Orr\u00f9 | Copywriting inclusivo e accessibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Wikipedia.<\/strong> <em>Gatekeeping<\/em>. Disponibile su: <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Gatekeeping\">Gatekeeping &#8211; Wikipedia.<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Valerio Rosso.<\/strong> <em>Cosa uccide di pi\u00f9? I fattori di rischio per la vita in ordine di pericolosit\u00e0.<\/em> [YouTube]. Disponibile su:https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=u-xA3k2DXZk.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Governo Italiano.<\/strong> <em>Titolo I &#8211; Rapporti civili<\/em>. Disponibile su: <a href=\"http:\/\/www.governo.it\/\">www.governo.it.<\/a><\/p>\n<p>Arianna La Groia<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019articolo si sviluppa a partire da un video divulgativo che analizza il confronto fra l\u2019effettiva frequenza con cui si verificano dieci tra le cause di morte pi\u00f9 comuni e diffuse <\/p>\n","protected":false},"author":6074,"featured_media":11679,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_bbp_topic_count":0,"_bbp_reply_count":0,"_bbp_total_topic_count":0,"_bbp_total_reply_count":0,"_bbp_voice_count":0,"_bbp_anonymous_reply_count":0,"_bbp_topic_count_hidden":0,"_bbp_reply_count_hidden":0,"_bbp_forum_subforum_count":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[2680,5,2682,2681,2678,1,782,2485,2671],"tags":[],"class_list":["post-11675","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-comunicazione","category-fascicoli","category-liberta-di-stampa","category-mass-media","category-n-140-03-2025","category-news","category-ricerca-sviluppo","category-riflessioni","category-sociologia"],"translation":{"provider":"WPGlobus","version":"3.0.2","language":"es","enabled_languages":["it","en","es"],"languages":{"it":{"title":true,"content":true,"excerpt":false},"en":{"title":false,"content":false,"excerpt":false},"es":{"title":false,"content":false,"excerpt":false}}},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/7564370-scaled.jpg?fit=2560%2C1707&ssl=1","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p9CRXF-32j","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11675","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/wp-json\/wp\/v2\/users\/6074"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=11675"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11675\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":11681,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11675\/revisions\/11681"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/wp-json\/wp\/v2\/media\/11679"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=11675"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=11675"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=11675"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}