{"id":11973,"date":"2026-05-28T10:38:39","date_gmt":"2026-05-28T08:38:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/?p=11973"},"modified":"2026-05-28T11:05:26","modified_gmt":"2026-05-28T09:05:26","slug":"le-forme-della-violenza-di-genere-e-limportanza-di-fare-rete","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/le-forme-della-violenza-di-genere-e-limportanza-di-fare-rete\/","title":{"rendered":"LE FORME DELLA VIOLENZA DI GENERE E L\u2019IMPORTANZA DI FARE RETE"},"content":{"rendered":"<p><em>Autrici: Dott.ssa Giada Scrivano e Dott.ssa Francesca Fuscaldo<\/em><\/p>\n<p><strong>Introduzione<\/strong><\/p>\n<p>La violenza sulle donne non conosce tempo e confini, \u00e8 endemica e non risparmia nessuna nazione o Paese, a prescindere dal fatto che sia industrializzato o in via di sviluppo. Non conosce nemmeno differenze socioculturali, vittime ed aggressori appartengono a tutte le classi sociali. Inoltre, spesso si crede che le donne siano pi\u00f9 a rischio di violenza da parte di uomini a loro estranei; invece, i luoghi pi\u00f9 pericolosi per la loro incolumit\u00e0 sono la casa e gli ambienti familiari. Infatti, purtroppo, gli aggressori pi\u00f9 frequenti sono i loro partner, <em>ex<\/em> partner o altri uomini conosciuti: amici, familiari, colleghi. Si parla di \u201c<em>amori malati<\/em>\u201d, di \u201c<em>relazioni tossiche<\/em>\u201d e ci si chiede perch\u00e9 senza pensare al fatto che di perch\u00e9, purtroppo, ce ne sono troppi. Il presente contributo vuole esplorare i volti cangianti della violenza di genere per scandagliarne la fenomenologia e proporre in tal modo una possibile soluzione che vada a fare da collant tra le misure normative e le misure di prevenzione.<\/p>\n<ol>\n<li><strong>La violenza di genere: una panoramica generale<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>\u00c8 riduttivo, poter credere che la violenza di genere sia un fenomeno diffuso e circoscritto solo in alcune aeree geografiche, data l\u2019evidenza di dati scientifici che dimostrano una situazione del tutto opposta. Il primo punto su cui non si hanno dubbi, infatti, \u00e8 l\u2019impossibilit\u00e0 di delimitare tale forma di violenza ad un determinato contesto territoriale e\/o socioculturale. Un altro punto chiave per l\u2019indagine del fenomeno \u00e8 il c.d. \u201c<em>multiverso<\/em>\u201d della violenza. Infatti, in qualunque forma essa si presenti, la violenza \u00e8 uno dei fenomeni sociali pi\u00f9 nascosti, insidiosi e subdoli. Parallelamente alle diverse forme che pu\u00f2 assumere: violenza fisica, psicologica, sessuale, economica, la violenza di genere \u00e8 generata da molteplici fattori e condizioni che degenerando conducono a tale epilogo. Per tale motivo ci sembra corretto affermare che la violenza di genere sia un \u201c<em>problema sociale<\/em>\u201d da affrontare con adeguata importanza e sensibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Il primo documento di rilevanza internazionale redatto per contrastare il fenomeno della violenza di genere \u00e8 la c.d. Convenzione di Istanbul, ove per la prima volta vengono delineate le varie forme che la violenza di genere pu\u00f2 assumere, cercando di sensibilizzare gli Stati ad adottare misure interne idonee a contrastarne la diffusione, anche per mezzo di strumenti preventivi. Nel presente documento la violenza non assume una connotazione solo fisica, che sicuramente rappresenta la forma pi\u00f9 grave e spesso culminante con il c.d. femminicidio, ma \u00e8 violenza anche la denigrazione psicologica ricomprendendo umiliazione, sopraffazione e vessazione. Proprio quest\u2019ultima \u00e8 ancora sottovalutata. Infatti, si tende a prestare maggiore attenzione ad episodi che apparentemente appaiono pi\u00f9 crudi e carichi emotivamente come il caso della violenza fisica. Ci sfugge per\u00f2, che la violenza fisica la maggior parte delle volte costituisce solo l\u2019esternazione culminante di una serie di episodi violenti che hanno riguardato la sfera psicologica della donna. In altre parole, se \u00e8 vero che un episodio di violenza fisica possa essere isolato e del tutto sganciato da un episodio di violenza morale-psicologica \u00e8 vero anche che quest\u2019ultima \u00e8 la forma pi\u00f9 diffusa della violenza di genere e sembra essere il c.d. \u201c<em>precedente<\/em>\u201d di ogni eventuale sopraffazione fisica che con il tempo possa verificarsi. Questo dato si ricava dal fatto che la violenza di genere trova terreno fertile nelle relazioni, di qualunque forma esse siano. L\u2019instaurazione di una relazione, infatti, richiede tempo, incontro e scontro di almeno due differenti personalit\u00e0. La condivisione della vita relazionale, in tale contesto, funge da fattore scatenante.<\/p>\n<ol start=\"2\">\n<li><strong>L\u2019oggettivizzazione della donna: il Cerchio di Walker<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>La relazione tra i sessi \u00e8 spesso connotata da violenza contro le donne. La donna \u00e8 resa succube dal desiderio maschile e viene \u201c<em>oggettivizzata<\/em>\u201d, divenendo mero oggetto di possesso, mera proiezione che l\u2019uomo ha di essa. L\u2019immagine fornita rappresenta la donna oggetto di controllo in quanto la propria seduttivit\u00e0 viene avvertita come minacciosa. Il fascino femminile, espressione di creativit\u00e0 libera e sensuale, viene incapsulato in un corpo oggetto di un desiderio senz\u2019anima. L\u2019espressione maschile \u201c<em>Le donne sono tutte puttane<\/em>\u201d \u00e8 uno stereotipo frutto di una mentalit\u00e0 chiusa e maschilista, basata sulla razionalizzazione difensiva che implica lo smarrimento maschile di fronte all\u2019attrazione verso un corpo femminile di cui non sa decifrare la vera natura. Questa difesa inchioda la relazione uomo-donna in una sorta di stato preistorico.<\/p>\n<p>La violenza che caratterizza le relazioni intime \u00e8 quindi espressione del bisogno di dominio sulla donna, percepita come ingovernabile. L\u2019agito violento \u201c<em>pone fine<\/em>\u201d all\u2019angosciosa alternanza tra costrizione e libert\u00e0 propria dell\u2019amore.<\/p>\n<p>Leonore Walker pubblic\u00f2 nel 1979 le conclusioni dei suoi studi. La sua pubblicazione si occup\u00f2 di offrire un\u2019analisi minuziosa della violenza sulle donne; in particolare, mir\u00f2 a descrivere i passaggi pi\u00f9 critici del rapporto tra vittima ed oppressore, tali per cui si possa creare un circolo vizioso denominato come \u201cC<em>erchio di Walker<\/em>\u201d. La relazione che si instaura tra oppresso ed oppressore \u00e8 reiterante, ciclica e basata sulla sottomissione fisica, psicologica ed economica della vittima.<\/p>\n<p>Dopo una prima fase di innamoramento e di consolidamento dello stesso, il partner utilizza a proprio vantaggio le debolezze e le fragilit\u00e0 della vittima. Nello specifico si distinguono tre momenti ben precisi:<\/p>\n<ul>\n<li>accumulo della tensione: in questa fase la vittima inizia a cogliere il comportamento ambiguo e fuorviante del suo partner. Il fruitore esperisce atteggiamenti aggressivi e ostili al fine di soggiogare la vittima, nonostante non siano mai presenti tracce di violenza fisica, ma al contempo sussistano altre forme della stessa. In questo primo periodo il <em>partner<\/em> utilizza silenzi assordanti e prolungati a carattere punitivo, facendo credere che la causa del suo comportamento debba essere ricollegata ad una condotta poco corretta e conforme della sua donna. Inizia cos\u00ec a delinearsi uno squilibrio fra le parti, nel quale la virilit\u00e0 dell\u2019uomo riesce a far soccombere la sua compagna;<\/li>\n<li>esplosione della violenza o fase di attacco: in questa seconda fase il baricentro della relazione viene leggermente alterato a favore della vittima per poi riportarsi di nuovo verso il suo carnefice. Il <em>partner<\/em> riesce a cogliere i segnali di evitamento da parte della stessa e in tale modo capisce di non aver il pieno controllo psicologico. La vittima inizia a provare sentimenti di paura, terrore, impotenza ed inizia a temere per la propria incolumit\u00e0. L\u2019uso della forza e della violenza da parte del suo carnefice riesce a ripristinare il predominio sulla vittima attraverso l\u2019uso delle mani, i calci e in casi pi\u00f9 gravi il ricorso ad oggetti contundenti;<\/li>\n<li>luna di miele o falsa riappacificazione: in quest\u2019ultima fase l\u2019uomo esperisce in modo temporaneo un frivolo senso di colpa per come ha agito, ma ci\u00f2 che incute pi\u00f9 timore nello stesso \u00e8 che la vittima possa in qualche modo chiedere aiuto o denunciarlo; di conseguenza, per paura, il carnefice si occuper\u00e0 di ristabilire, come nell\u2019idillio iniziale, una falsa pace provvisoria facendo credere alla vittima di essere cambiato e di aver riconosciuto i suoi sbagli. La vittima, d\u2019altro canto, intravede la possibilit\u00e0 di cambiamento e si lascia illudere, facendo cos\u00ec prevalere la speranza di miglioramento. In questo modo si stabilisce la fase denominata \u201c<em>relazione abusante<\/em>\u201d.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Da tale ricostruzione \u00e8 possibile evincere che la violenza di genere non si presenta quasi mai come effetto isolato ma che anzi, si fa sempre pi\u00f9 pericolosa e intensa con il trascorrere del tempo e lo sviluppo involuto delle relazioni intraprese.<\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li><strong> Le forme della violenza<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<ul>\n<li><strong>\u00a0La violenza psicologica<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p>La violenza psicologica \u00e8 considerata, molto spesso, come: subdola, invisibile rivelandosi un vero e proprio abuso emotivo. Essa \u00e8 caratterizzata da pattern di azioni che l\u2019abusante utilizza per controllare e dominare la sua partner, insinuando in essa paura, terrore e disagio. Il fruitore mette in atto comportamenti che variano d\u2019intensit\u00e0 e frequenza, possono essere manifesti o espliciti e non si dispiegano in un unico episodio. Normalmente la vittima, sperimentato su s\u00e9 stessa il primo cenno di violenza, cercando di giustificare il comportamento stesso come se fosse un atto d\u2019amore da parte del partner, ne autorizza in modo implicito e inconsapevole la legittimazione, creando in tal modo un susseguirsi di eventi a cascata, controproducenti e intimidatori. Il carattere ricorsivo fornisce a questi eventi la possibilit\u00e0 di crescere di gravit\u00e0, ma soprattutto vengono evidenziate ciclicit\u00e0 e intensit\u00e0. Il fine ultimo della violenza \u00e8 la sottomissione mentale dell\u2019altro, al fine di averne giovamento: questo comporta che il partner abbia completo e totale dominio sulla vittima, facendo assumere allo stesso il carattere di \u201c<em>manipolatore emotivo<\/em>\u201d, poich\u00e9 in grado di soggiogare e alterare lo stato emotivo della stessa. Questo tipo di violenza crea un livido nell\u2019anima, perch\u00e9 instaura innumerevoli effetti distruttivi che lasciano un segno profondo. L\u2019abusante emotivo mina l\u2019autostima in modo da creare nella vittima un senso di inferiorit\u00e0 e sottomissione. Questo, a lungo andare, crea dipendenza affettiva e la vittima ripone in se stessa la possibilit\u00e0 che prima o poi il suo partner capisca ed interrompa questo circolo vizioso. Questo beneficio del dubbio che la donna possiede fa in modo che si crei un\u2019aspettativa illusoria e inesistente e rimanga nel limbo della speranza. Oltre a ci\u00f2, erode lentamente la dignit\u00e0 della stessa, poich\u00e9 fa s\u00ec che acconsenta e obbedisca ai comandi impartitele.<\/p>\n<p>Una delle caratteristiche che accomuna tutte le donne vittime di violenza psicologica \u00e8 la solitudine, sperimentata a seguito della paura esercitata dal suo aggressore. La vittima \u00e8 solita mettere in atto comportamenti difensivi\/protettivi quali attacco\/fuga o <em>freezing<\/em>. Quest\u2019ultimo \u00e8 configurato come una strategia adattativa che coinvolge il sistema nervoso parasimpatico ed include la percezione di un pericolo eccessivamente minaccioso, di conseguenza la reazione che otterremo sar\u00e0 di blocco temporaneo. Tuttavia, si ha la sensazione che ci\u00f2 che accade non sia reale, caratteristica dissociativa che permette di tollerare il dolore fisico e psichico.<\/p>\n<p>La violenza psicologica e il controllo si esercitano specialmente con l\u2019isolamento, che ha l\u2019unico vantaggio tale per cui la donna non si debba confidare con alcuno, aumentando la possibilit\u00e0 di continuare l\u2019abuso favorendo l\u2019escalation. \u00c8 riscontrabile, in una prospettiva culturale, che il livello della violenza psicologica contro le donne sia direttamente proporzionale al livello di isolamento dalla rete sociale. Un soggetto isolato ha maggiori probabilit\u00e0 di commettere violenza, inoltre sentir\u00e0 meno il peso della perdita di reputazione di un individuo in cui il legame sociale \u00e8 saldo. \u00c8 identificabile un aspetto trasversale, tale per cui la violenza viene esercitata sui figli. Si tratta quindi di un\u2019altra forma di controllo sulla donna, con evidenti similitudini con la violenza assistita. Il ricorso alla violenza \u00e8 la strategia di chi si sente schiacciato senza nulla da offrire o da perdere. Uno studio scientifico<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a> pubblicato su \u201c<em>The Lancet<\/em>\u201d. condotto tra il 2008 e il 2018 dalla ricercatrice Jessica Leight dell\u2019International Food Policy Research Institute, mette in evidenza delle strategie volte a sviluppare la riduzione della violenza da parte del <em>partner<\/em> abusante sulle donne pi\u00f9 fragili. Nel medesimo studio, Lynmarie Sardinha<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>, referente dell\u2019analisi effettuata, evidenzia come la violenza crei un forte trauma che molto spesso permane nel tempo, lasciando delle profonde ferite. Inoltre, mette in risalto stime a carattere globale tentando di far emergere diverse correlazioni tra violenza fisica e sessuale. Infine, la ricercatrice offre un database di percentuali registrate con PROSPERO \u201c<em>International Prospective Register of Sysyematic Reviews<\/em>\u201d, analizzando l\u2019aumento del tasso di violenza sulle donne: es. le adolescenti quindicenni violentate sono il 24-28%.<\/p>\n<ul>\n<li><strong>Violenza sessuale <\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p>Si definisce violenza sessuale o stupro il reato commesso da chi utilizza la propria virilit\u00e0 in modo illecito, per costringere con prevaricazione, atti e minacce un\u2019altra persona a subire atti sessuali o a compierli contro la propria volont\u00e0. Come ogni forma di violenza, \u00e8 insita un\u2019idea della donna di un essere umano inferiore, per cui la sua realt\u00e0 psichica ed emotiva vengono cancellate e il suo corpo usato e umiliato. Questo retaggio culturale \u00e8 lo stesso che ancora oggi viene considerato come una delle cause scatenanti la violenza sessuale: il modo di vestire o le abitudini di vita delle vittime; un perverso modo di pensare che colpevolizza la donna riducendo in tal modo la realt\u00e0 e gravit\u00e0 del problema, cio\u00e8 l\u2019identit\u00e0 razionale e la mentalit\u00e0 patriarcale di alcuni uomini. In realt\u00e0, in nessun caso \u00e8 possibile tentare di giustificare una violenza cos\u00ec inaudita cercando cause superficiali, tra cui l\u2019abbigliamento pi\u00f9 o meno provocatorio, lo stato psichico della donna e l\u2019uso di alcol. Ci si concentra piuttosto nell\u2019indagine su un possibile stato di alterazione delle funzioni psichiche del perpetuatore di violenza, che spesso nella sua quotidianit\u00e0 appare conforme alle norme sociali. Orbene, i dati rilevati ci dicono che il fruitore della violenza manifesta un senso di impotenza che lo spinge ad attuare con la forza ci\u00f2 che appaga la sua libido.<\/p>\n<p>I dati Istat relativi al 2017 riguardo alle violenze sessuali mostrano e indicano che le pi\u00f9 diffuse sono le molestie fisiche, i tentati stupri e gli stupri da parte di altri. La maggior parte delle violenze esercitate sulle donne vengono compiute da partner, parenti o amici e non, come si potrebbe pensare, da sconosciuti.<\/p>\n<p>Secondo il National Institute of Justice, il 31,5% delle vittime riporta contusioni come ecchimosi, lividi e fratture. L\u2019area genitale \u00e8 quella pi\u00f9 colpita, \u00e8 possibile avere una correlazione con le disfunzioni della sfera sessuale spesso residuali. La violenza sessuale sembra essere riconducibile a maggior incidenza di dismenorrea, amenorrea e menorragia. Le vittime di stupro presentano tassi raddoppiati di disturbi sessuali e riproduttivi. L\u2019abuso sessuale pu\u00f2 condurre a molteplici problemi psicologici, tuttavia si tratta di un fattore di rischio non nei confronti dei disturbi stessi<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>. Di conseguenza, \u00e8 possibile comprendere come questa tipologia di violenza possa generare sintomi come un vero e proprio Disturbo Post-Traumatico da Stress. Infatti, nel DPTS le emozioni, gli incubi notturni e le immagini possono ricondurre alla mente l\u2019insieme di emozioni turbolente e disturbanti come depressione, irritabilit\u00e0 e rabbia. \u00c8 riscontrabile che una donna vittima di violenza sessuale cerchi di allontanare i ricordi traumatici dalla sua quotidianit\u00e0. In casi pi\u00f9 gravi, la vittima \u00e8 colpita da amnesie pi\u00f9 o meno parziali e ricordi estremamente confusi. Alcuni problemi tipici associati all\u2019abuso sono riconducibile alla sensazione di sentirsi tradita. L\u2019abuso che viene commesso all\u2019interno delle mura domestiche o comunque perpetrato dal proprio partner induce la vittima a vivere come una profonda ferita il fatto di non essere stata amata nel modo corretto. Ci\u00f2 conduce essa ad una profonda sfiducia nei confronti della gente e all\u2019attuazione di comportamenti aggressivi nei confronti delle persone dello stesso sesso abusante. L\u2019abuso, anche svincolato da legami relazionali, genera una correlazione negativa tra la bassa autostima e la sensazione di non essere degni d\u2019amore. Inoltre, l\u2019abuso e la molestia possono provocare sensazioni di evitamento della vita sessuale in generale, oppure la scelta di una omosessualit\u00e0 di ripiego oppure possono emergere stati di paura, angoscia, senso di colpa e repulsione fisica (Welch et al., 2007) fino a degenerare a condizioni pi\u00f9 gravi di ansia generalizzata e fobica, disturbi dell\u2019umore, psicosomatici e depressivi. Ansia, insicurezza e depressione avvertite possono minare anche il rapporto tra la donna-madre e il proprio figlio compromettendo la capacit\u00e0 della donna di comprenderne le esigenze col rischio di pregiudicarne le competenze genitoriali (Boyer et al., 1992)<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>.<\/p>\n<ul>\n<li><strong>Violenza Domestica <\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p>La violenza domestica, Domestic Violence Against Women (DVAW), sembra essere un fenomeno in costante aumento. Nello specifico, la violenza domestica riguarda \u201c<em>Ogni forma di violenza fisica, psicologica o sessuale che riguarda tanto soggetti che hanno, hanno avuto o si propongono di avere una relazione intima di coppia, quanto soggetti che all\u2019interno di un nucleo familiare pi\u00f9 o meno allargato hanno relazioni di carattere parentale o affettivo<\/em>\u201d (OMS, 1997). La violenza domestica ha come sintomo pi\u00f9 evidente lo squilibrio di potere ancora esistente tra uomo e donna e si sviluppa nell\u2019ambito dei rapporti familiari coinvolgendo donne di ogni estrazione sociale e livello culturale. Essa provoca ingenti danni fisici e psicologici, nonch\u00e9 costi sociali rilevanti. Tra le mura domestiche, le vittime di violenza vengono colpite in modo aggressivo, inaspettato, incapaci di difendersi dai maltrattamenti dei loro compagni di vita, tramutatisi in persecutori. Uno degli aspetti pi\u00f9 preoccupanti \u00e8 che la DVAW presenta una coesistenza di forme di violenza (fisica, sessuale, psicologica ed economica) che continua ad essere un fenomeno impenetrabile, a causa dell\u2019atteggiamento di protezione che la vittima assume verso il proprio contesto familiare. Il 95% dei soggetti che si rivolge al medico in conseguenza di violenza domestica \u00e8 donna. Le donne hanno pi\u00f9 probabilit\u00e0 di essere violentate o uccise dal <em>partner<\/em> che da chiunque altro. Le stime degli esperti affermano che ogni anno negli USA circa due milioni di donne vengono picchiate violentemente dal compagno. Durante la pandemia di Covid-19 la violenza domestica \u00e8 diventata pi\u00f9 comune in molti paesi. I motivi sono riconducibili, probabilmente, allo stress dovuto alla perdita di reddito e alla riduzione sostanziale di relazioni interpersonali. Inoltre, le vittime degli abusi non hanno potuto fuggire in un rifugio o in un altro luogo sicuro.<\/p>\n<p>Le vittime di violenza domestica possono subire lesioni fisiche, lividi, tagli, fratture ossee, perdita di denti e ustioni. Le lesioni possono interferire con la capacit\u00e0 della vittima di lavorare, di conseguenza ci pu\u00f2 essere una perdita di reddito. I danni fisici provocano alla vittima una sensazione di disagio e la portano ad allontanarsi dai familiari e dagli amici<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>. \u00c8 possibile che la vittima venga contagiata da infezioni sessualmente trasmissibili (HIV, HPV, epatite, vaginosi batterica). Talvolta, l\u2019aggressore uccide la vittima. \u00c8 stato riscontrato, che a seguito della violenza domestica, molte vittime sviluppano problemi psicologici, tra cui depressione, Disturbo Post-Traumatico da Stress, disturbi alimentari e abuso di sostanze. Quando l\u2019abuso diminuisce, persiste quello psicologico che ricorda alla vittima di poter subire violenze fisiche in qualsiasi momento. L\u2019abuso psicologico risulta essere pi\u00f9 dannoso di quello fisico, spesso le conseguenze sono devastanti. Immediatamente dopo un\u2019aggressione sessuale il comportamento della vittima pu\u00f2 variare da loquacit\u00e0, pianto e tremore, fino ad arrivare alla mancanza di emozioni e immobilit\u00e0. \u00c8 probabile che sia un modo per evitare di pensare a quanto sia successo o di tenere le emozioni sotto controllo. Le vittime di un\u2019aggressione sessuale hanno paura, sono ansiose e irritabili. \u00c8 inoltre possibile che possano provare vergogna o sentirsi colpevoli di qualcosa che abbia indotto lo stupro o se avrebbero potuto fare qualcosa per evitarlo. Esse possono non riuscire a ricordare parti importanti dell\u2019evento.<\/p>\n<ul>\n<li><strong>Violenza assistita<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p>La violenza sulle madri \u00e8 un fenomeno ampiamente diffuso e spesso sottovalutato; costituisce la condizione di molti casi di violenza assistita vissuta dai minori. Essa, quando agita contro una donna che \u00e8 anche madre, non colpisce solo i singoli membri della diade ma \u00e8 anche un attacco alla relazione madre figlio. Pu\u00f2 mettere a rischio la salute psicofisica e la vita stessa delle madri e dei bambini. Una madre maltrattata \u00e8 una madre traumatizzata e la violenza, soprattutto se cronica, produce sintomi assimilabili al DPTS che influenzano gravemente la relazione con i figli e la capacit\u00e0 di accudimento. Le aggressioni fisiche e psicologiche creano un clima di terrore e di pericolo all\u2019interno della Domus che minano a ledere l\u2019autostima e l\u2019identit\u00e0 della donna, squalificata relativamente alle proprie competenze genitoriali, col rischio di impedire lo sviluppo di un rapporto sereno e sicuro<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>. L\u2019esperienza di violenza infantile subita e\/o assistita, specialmente se ripetuta, \u00e8 un fattore che spiega sia il comportamento violento adulto, sia la tendenza da parte della vittima ad accettare la violenza. Il rischio di subire molestie sessuali raddoppia, mentre quello di subire violenze sessuali aumenta di ben quattro volte. \u00c8 fondamentale saper distinguere sia le situazioni conflittuali sia le situazioni di maltrattamento per poter evitare di identificare come conflitti o litigi situazioni dove avvengono atti o comportamenti maltrattanti sulla madre, anche gravi e reiterati. \u00c8 necessario fin dal principio tenere conto del grado di pericolosit\u00e0 della situazione, al fine di non compiere passi che aumentino il rischio rispetto all\u2019incolumit\u00e0 fisica, psichica e il pericolo di vita.<\/p>\n<p>L\u2019esposizione alla violenza assistita pu\u00f2 essere di due tipologie: diretta o indiretta. Nel caso della prima tipologia, il fanciullo vede o sente la violenza subita da una persona da cui \u00e8 legato effettivamente nel momento in cui \u00e8 agita da parte del suo aggressore. Nel secondo caso, invece, il bambino prende coscienza attraverso la lettura dei segni che questa lascia: ferite, contusioni, lesioni. Spesso i testimoni di violenza assistita subiscono a loro volta maltrattamenti fisici o psichici. Prendendo in esame lo studio della violenza assistita, \u00e8 necessario rilevare con estrema attenzione quali siano i fattori di rischio e di protezione. \u201c<em>Intendiamo fattori di rischio tutto ci\u00f2 che include condizioni interne o esterne all\u2019individuo, che interferiscono o potrebbero interferire con uno sviluppo sano: temperamento, lutti o traumi<\/em>\u201d (Tambelli, 2017). I bambini vittime sono testimoni involontari di aggressivit\u00e0, violenza, brusche separazioni e manipolazioni: tutto ci\u00f2 viola il diritto di vivere un\u2019infanzia serena e non permette di ricevere le giuste attenzioni e risposte ai bisogni. Assistere ad atti violenti, rivolti alla mamma, produce sui bambini un impatto catastrofico di tipo fisico, morale, sociale e psicologico. I danni provocati dalla violenza assistita inficiano, tra l\u2019altro, le capacit\u00e0 relazionali del minore verso i coetanei e gli adulti, nonch\u00e9 il corretto sviluppo di una personalit\u00e0 sana e in grado di muoversi adeguatamente in un contesto sociale. Nel lungo periodo si assiste anche ad un elevato rischio di riproducibilit\u00e0 della violenza, ovvero di sviluppare comportamenti violenti in et\u00e0 adulta. La probabilit\u00e0 che le bambine possano diventare a loro volta vittime di violenza \u00e8 alta<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>. \u201c<em>I fattori di protezione, invece, sono caratteristiche dell\u2019individuo o del contesto considerabili come ostacoli all\u2019emergere della patologia, riducendo il rischio e potenziando la capacit\u00e0 di coping e resilienza del bambino<\/em>\u201d (Tambelli, 2017). Studi statunitensi mettono in evidenza che vittime di situazioni di maltrattamento ricorrono a trattamenti psichiatrici con una frequenza almeno quattro volte maggiore rispetto alle donne che non vivono questa condizione; ci\u00f2 comporta continui aumenti di tentativi suicidari, stati depressivi, disordini cognitivi. Affrontare il problema della violenza assistita significa uscire dalla dinamica privata e mettere in discussione modelli sociali e culturali profondamente radicati ed estremamente diffusi. Risulta fondamentale creare un collegamento diretto con il concetto di empowerment, inteso come processo finalizzato a modificare le relazioni non simmetriche nei diversi contesti e sostenere una campagna di sensibilizzazione fin dalla tenera et\u00e0 per preservare e non incorrere in situazioni complesse e traumatiche.<\/p>\n<ul>\n<li><strong>Violenza in gravidanza <\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p>La gravidanza costituisce un momento di vita delicato, soprattutto quando subentrano atti di maltrattamento e violenza interpersonale o quando essa stessa \u00e8 l\u2019esito di una violenza. In questi casi rappresenta una \u201c<em>doppia crisi<\/em>\u201d, inducendo la persona offesa a trovarsi di fronte ad uno dei pi\u00f9 grandi dilemmi esistenziali, impreparata e traumatizzata, ma obbligata a fare una scelta: proteggere la salute del nascituro o mettere a rischio la propria incolumit\u00e0, non allontanandosi dalla relazione abusante. \u201c<em>La violenza fisica subita in gravidanza comporta esiti negativi per la salute della madre e del bambino, aumentando per entrambi il rischio di morbilit\u00e0 e mortalit\u00e0<\/em>\u201d (Jameson, 2018)<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>. \u201c<em>Una prima criticit\u00e0 riguarda il fatto che un terzo delle donne che rimane incinta a seguito di violenza sessuale non scopre di essere in attesa fino al secondo trimestre di gravidanza, mancando occasione di attivare prontamente le dovute cure prenatali<\/em>&#8221; (Basile et al., 2018)<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a> \u201c<em>oppure attuandone di carenti, come spesso si verifica a seguito di gravidanze non pianificate, specie quando sono l\u2019esito di esperienze traumatizzanti<\/em>\u201d (Shah et al., 2010)<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>. \u00a0Inoltre, alcune donne non entrano mai nel circuito delle cure prenatali (primo trimestre): ci\u00f2 \u00e8 particolarmente frequente nel caso di vittime adolescenti, a causa dello scarso supporto sociale e della limitata conoscenza di tutte le possibilit\u00e0 di gestione della situazione. \u201c<em>Molte vittime di lesioni fisiche, ad esempio, accedono ai reparti di emergenza\/urgenza durante la gestazione, ma non necessariamente a specifiche strutture di ginecologia e ostetricia, ritenendo erroneamente che l\u2019assistenza \u201cin emergenza\u201d possa essere sufficiente<\/em>\u201d (Jameson, 2018). \u201c<em>Per le vittime di abusi psicologici possono subentrare restrizioni ai contatti con familiari, amici, finanze e ai trasporti, unite al tentativo del partner di contrastare l\u2019ingresso ai servizi poich\u00e9 ci\u00f2 potrebbe costituire lo svelamento dei maltrattamenti<\/em>\u201d (OMS, 2011).<\/p>\n<p>Da alcuni studi sono emersi alcuni fattori di rischio che possono indurre ad avere maggiori probabilit\u00e0 di subire violenza in gravidanza. Dubini e Curiel (2006)<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a> e Baldry e Ferraro (2008)<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a> ne identificano cinque:<\/p>\n<ul>\n<li>Una storia di violenza precedente;<\/li>\n<li>Una gravidanza indesiderata, con un aumento del rischio di violenza di quattro volte;<\/li>\n<li>La giovane et\u00e0 della donna: pi\u00f9 quest\u2019ultima \u00e8 bassa, pi\u00f9 aumenta il rischio di violenza con un picco tra sedici e diciannove anni, dove il rischio \u00e8 aumentato di circa tre volte;<\/li>\n<li>Le donne appartenenti a gruppi etnici immigrati sono pi\u00f9 esposte al rischio di maltrattamento, con pi\u00f9 difficolt\u00e0 ad accedere ai servizi ed esprimere i propri problemi in assenza del partner, il quale svolge spesso il ruolo d\u2019interprete;<\/li>\n<li>Un partner con problemi di alcolismo, poche persone attorno con le quali confidarsi, una situazione di stress e una marcata difficolt\u00e0 a socializzare.<\/li>\n<\/ul>\n<p><strong>Considerazioni conclusive: l\u2019importanza \u201c<em>del fare rete<\/em>\u201d<\/strong><\/p>\n<p>A fronte, non solo della gravit\u00e0 degli atti violenti perpetrati nei confronti delle donne ma anche della gravit\u00e0 delle conseguenze che quest\u2019ultime possano subire, sia a livello psico-fisico che relazionale, si rileva un forte ritardo e una, purtroppo, scarsa incisivit\u00e0 dell\u2019apporto socio-istituzionale sia in termini di prevenzione che di aiuto e sostegno effettivi. In Italia, solo negli ultimi due decenni numerose associazioni di donne hanno fatto sentire la propria voce, rompendo il silenzio e aprendo servizi specializzati nell\u2019aiuto di donne e minori in difficolt\u00e0. Si pu\u00f2 affermare che \u00e8 proprio grazie ai centri antiviolenza e alle culture femministe che questo problema non sia rimasto sommerso nella sfera privata. D\u2019altra parte, bisogna considerare che per le Istituzioni diventa difficile mettere in atto misure efficaci di prevenzione a fronte di situazioni quasi impenetrabili. Diversamente ragionando, infatti, si rischia di chiedere un intervento statale improntato allo schema del c.d. Stato di polizia, incompatibile con l\u2019assetto dei valori costituzionali. Oltre tutto, sarebbe impossibile realizzare un controllo cos\u00ec invasivo per tutto il territorio. Ecco allora, l\u2019importanza \u201c<em>del fare rete<\/em>\u201d. A questo proposito, risulta incisivo il fattore culturale. In altri termini, cos\u00ec come la violenza di genere ha le sue radici in un fattore culturale allo stesso modo la lotta a tale fenomeno pu\u00f2 diventarlo, disinnescando quei retaggi disfunzionali che continuano ad ostacolare l\u2019azione sociale proattiva in relazione a tale problematica. Per questo risulta importante valorizzare le differenze tra uomo e donna e cercare di sviluppare ed accogliere una cultura di rispetto e di non violenza, cercando di inibire gli stereotipi che ostacolano l\u2019individuo nel suo sviluppo personale e nell\u2019affermazione nella societ\u00e0. Ed \u00e8 proprio nell\u2019atteggiamento sociale che si possono cercare le soluzioni pi\u00f9 efficaci. Si pensi al ruolo dei mass-media e di internet nella comunicazione sociale che, depurati dallo stampo propagandista rivolto ad ottenere consenso politico e introiti economici, possono sensibilizzare notevolmente la societ\u00e0. Allo stesso tempo, le Istituzioni sono chiamate ad intervenire predisponendo risorse economiche ed organizzative volte a sostenere capillarmente il lavoro di prevenzione e di aiuto e sostegno che le associazioni e gli enti territoriali offrono. Senza voler banalizzare \u00e8 chiaro che ove vi siano pi\u00f9 risorse da impiegare in un progetto, aumentino le possibilit\u00e0 di realizzazione e di successo dello stesso. A livello normativo, infatti, non si rilevano deficit. Negli ultimi anni si \u00e8 assistito ad una proliferazione di misure volte a normare in maniera diretta e specifica tale fenomeno (da ultimo si menziona il c.d. codice rosso rafforzato). \u00c8 sul piano concreto che si incontrano le maggiori difficolt\u00e0, a partire dalla scoperta e neutralizzazione della violenza, per finire alla gestione delle conseguenze subite dalle vittime. Nel primo caso si assiste ad un clima di reticenza determinato dalla falsa speranza di un cambiamento in positivo e\/o dalla paura di scatenare maggiore violenza (evitamento di fronte alla denuncia) a cui si unisce la percezione di insicurezza generata anche dai ritardi e dalle distanze proprie degli interventi socio-istituzionali. Nel secondo caso ci si riferisce alle possibilit\u00e0 di recupero psico-fisico spesso rallentate o nel peggiore dei casi mai realizzate del tutto. In questo senso si riscontrano impasse socioassistenziali che contribuiscono a generare solitudine e paura dell\u2019abbandono. Per queste ragioni risulta fondamentale l\u2019azione congiunta degli attori sociali di cui il singolo fa parte. Il fenomeno della violenza di genere nasce e si perpetra dalle relazioni sociali e per tale ragione, si pensa che l\u2019intensificarsi delle stesse verso l\u2019obiettivo comune: lotta alla violenza di genere possa raggiungere risultati pi\u00f9 positivi.<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Leight J. Intimate partner violence against woman: a persistence and urgent challenge. The Lancet. 2022 Feb 26;339(10327):770-771<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Sardihna L., et al., Global, regional, and national prevalence estimates of physical or sexual, or both intimate partner violence against woman in 2018. The Lancet.2022 Feb 26;339(10327): 803-813. https:\/\/bal.lazio.it\/notizie\/violenza-domestica-una-donna-su-cinque-ne-e-vittima-nel-corso-della-vita\/<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> https:\/\/old.jpsychopathol.it\/ abuso-sessuale-impatto-psicopatologico specifico\u201d<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> Boyer, D., &amp; Fine, D. (1992). Sexual abuse as a factor in adolescent pregnancy and child maltreatment. Family Planning Perspectives, 24, 4\u201319. <a href=\"https:\/\/www.erudit.org\/fr\/revues\/crimino\/2014-v47-n1-crimino01303\/1024008ar\/\">https:\/\/www.erudit.org\/fr\/revues\/crimino\/2014-v47-n1-crimino01303\/1024008ar\/<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> https:\/\/www.msdmanuals.com\/it\/casa\/problemi-di-salute-delle-donne\/violenza-domestica-e aggressione-sessuale\/violenza-domestica<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> https:\/\/www.msdmanuals.com\/it\/casa\/problemi-di-salute-delle-donne\/violenza-domestica-e-sessuale\/ violenza-domestica 28 29 Https:\/\/www. savethechildren.it\/blog-notizie\/i- i-segnali-della-violenza-domestica-e-come-riconoscerli https:\/\/www.tutelaminoriunife.it\/tm\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/La-violenza-assistita-<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> https:\/\/www.opl.it\/psicologia-attuale\/violenza-2.php http:\/\/www.tutelaminoriunife.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/La-violenza-assistita-F.Miola_.pptx Tambelli, R. (2017). Manuale di psicopatologia dell\u2019infanzia. Milano: Il Mulino<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a> Jameson, B. (2018). Expo- sure to interpersonal violence during pregnancy and its association with women\u2019s prenatal care utilization: a meta-analytic review. Trauma, Violence, &amp; Abuse, 15, 1\u201318. https:\/\/bmjopen.bmj.com\/content\/10\/10\/e037522<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a> Basile, K.C., et al, (2018). Rape-related pregnancy and association with reproductive coercion in the U.S. American Journal of Preventive Medicine, 55, 770\u2013776. https:\/\/www.cdc.gov\/violenceprevention\/datasources\/nisvs\/summaryreports.html<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a> Shah, P. S., &amp; Shah, J. (2010). Maternal exposure to dome- stic violence and pregnancy and birth outcomes. A sy- stematic review and meta-a- nalyses. Journal of Women\u2019s Health, 19, 2017\u20132031<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a> Dubini V. &amp; Curiel P. (2006), La violenza come fattore di rischio in gravidanza, in AAVV, Violenza contro le donne: compiti ed obblighi del ginecologo, Atti del 6 Corso AOGOI di Medicina perinatale, Eritema, Ferrara.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a> Baldry A.C. &amp; Ferraro E. (2008), Uomini che uccidono. Storie, moventi e investigazioni, Centro Scientifico Editore, Torino., https:\/\/it.readkong.com\/page\/la-violenza-come-fattore-di-rischio-in gravidanza-4042287#:~<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Autrici: Dott.ssa Giada Scrivano e Dott.ssa Francesca Fuscaldo Introduzione La violenza sulle donne non conosce tempo e confini, \u00e8 endemica e non risparmia nessuna nazione o Paese, a prescindere dal <\/p>\n","protected":false},"author":4005,"featured_media":11979,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":true,"template":"","format":"standard","meta":{"_bbp_topic_count":0,"_bbp_reply_count":0,"_bbp_total_topic_count":0,"_bbp_total_reply_count":0,"_bbp_voice_count":0,"_bbp_anonymous_reply_count":0,"_bbp_topic_count_hidden":0,"_bbp_reply_count_hidden":0,"_bbp_forum_subforum_count":0,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2},"jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[11,5,2724,1,782,2671],"tags":[],"class_list":["post-11973","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-rubriche-giuridiche","category-fascicoli","category-n-151-02-2026","category-news","category-ricerca-sviluppo","category-sociologia"],"translation":{"provider":"WPGlobus","version":"3.0.2","language":"es","enabled_languages":["it","en","es"],"languages":{"it":{"title":true,"content":true,"excerpt":false},"en":{"title":false,"content":false,"excerpt":false},"es":{"title":false,"content":false,"excerpt":false}}},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/tumisu-violence-against-women-4209778_1920.jpg?fit=1920%2C1190&ssl=1","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p9CRXF-377","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[{"id":11955,"url":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/la-razionalita-economica-evoluzione-e-prospettive-future\/","url_meta":{"origin":11973,"position":0},"title":"La razionalit\u00e0 economica: evoluzione e prospettive future","author":"Francesca Fuscaldo","date":"May 28, 2026","format":false,"excerpt":"Introduzione La razionalit\u00e0 economica rappresenta uno dei pilastri fondamentali dell'economia aziendale, costituendo il presupposto teorico su cui si fondano le decisioni imprenditoriali e la gestione d'impresa. Questo concetto, che ha attraversato un'evoluzione significativa nel corso del tempo, si riferisce alla capacit\u00e0 degli agenti economici di effettuare scelte coerenti con obiettivi\u2026","rel":"","context":"In &quot;Economia&quot;","block_context":{"text":"Economia","link":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/category\/rubriche-economiche\/"},"img":{"alt_text":"","src":"https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/graph-data-show-summary-analysis-icon-graphic-scaled.jpg?fit=1200%2C829&ssl=1&resize=350%2C200","width":350,"height":200,"srcset":"https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/graph-data-show-summary-analysis-icon-graphic-scaled.jpg?fit=1200%2C829&ssl=1&resize=350%2C200 1x, https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/graph-data-show-summary-analysis-icon-graphic-scaled.jpg?fit=1200%2C829&ssl=1&resize=525%2C300 1.5x, https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/graph-data-show-summary-analysis-icon-graphic-scaled.jpg?fit=1200%2C829&ssl=1&resize=700%2C400 2x, https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/graph-data-show-summary-analysis-icon-graphic-scaled.jpg?fit=1200%2C829&ssl=1&resize=1050%2C600 3x"},"classes":[]},{"id":12006,"url":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/misure-cautelari-reali-tra-cassazione-e-cedu-una-lettura-sistemica-dopo-isaia-e-altri-c-italia\/","url_meta":{"origin":11973,"position":1},"title":"Misure cautelari reali tra Cassazione e CEDU: una lettura sistemica dopo Isaia e altri c. Italia","author":"Marco Sorvillo","date":"May 28, 2026","format":false,"excerpt":"Nota a sentenza: Corte europea dei diritti dell\u2019uomo, Prima Sezione, Isaia e altri c. Italia, sent. 25 settembre 2025, ricc. nn. 36551\/22, 36926\/22 e 37907\/22. Autore: dott. Marco Sorvillo.\u00a0 1- Abstract Nel sistema processuale penale italiano le misure cautelari si articolano, in via schematica, in misure personali e misure reali.[1]Le\u2026","rel":"","context":"In &quot;Case Studies&quot;","block_context":{"text":"Case Studies","link":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/category\/alta-formazione-2\/case-studies\/"},"img":{"alt_text":"","src":"https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/succo-hammer-802301_1920.jpg?fit=1200%2C900&ssl=1&resize=350%2C200","width":350,"height":200,"srcset":"https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/succo-hammer-802301_1920.jpg?fit=1200%2C900&ssl=1&resize=350%2C200 1x, https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/succo-hammer-802301_1920.jpg?fit=1200%2C900&ssl=1&resize=525%2C300 1.5x, https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/succo-hammer-802301_1920.jpg?fit=1200%2C900&ssl=1&resize=700%2C400 2x, https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/succo-hammer-802301_1920.jpg?fit=1200%2C900&ssl=1&resize=1050%2C600 3x"},"classes":[]},{"id":11988,"url":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/limpiego-dei-metodi-a-i-da-strumento-operativo-a-scelta-di-politica-pubblica-prospettive-future\/","url_meta":{"origin":11973,"position":2},"title":"L\u2019impiego dei metodi A.I., da strumento operativo a scelta di politica pubblica: prospettive future","author":"Francesca Fuscaldo","date":"May 28, 2026","format":false,"excerpt":"Introduzione L'emergenza sanitaria provocata dalla pandemia da COVID-19 ha rappresentato uno stress test senza precedenti per i sistemi sanitari globali, accelerando in modo drammatico l'adozione di tecnologie innovative. L'intelligenza artificiale, che fino al 2019 rappresentava principalmente un oggetto di ricerca accademica e sperimentazione clinica limitata, riservata a settori di nicchia,\u2026","rel":"","context":"In &quot;Comunicazione&quot;","block_context":{"text":"Comunicazione","link":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/category\/comunicazione\/"},"img":{"alt_text":"","src":"https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/geralt-ai-6767497_1920.jpg?fit=1200%2C800&ssl=1&resize=350%2C200","width":350,"height":200,"srcset":"https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/geralt-ai-6767497_1920.jpg?fit=1200%2C800&ssl=1&resize=350%2C200 1x, https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/geralt-ai-6767497_1920.jpg?fit=1200%2C800&ssl=1&resize=525%2C300 1.5x, https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/geralt-ai-6767497_1920.jpg?fit=1200%2C800&ssl=1&resize=700%2C400 2x, https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/geralt-ai-6767497_1920.jpg?fit=1200%2C800&ssl=1&resize=1050%2C600 3x"},"classes":[]}],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11973","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4005"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=11973"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11973\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":11985,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11973\/revisions\/11985"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/wp-json\/wp\/v2\/media\/11979"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=11973"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=11973"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=11973"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}