{"id":1618,"date":"2013-06-01T00:20:16","date_gmt":"2013-05-31T22:20:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.economiaediritto.it\/?p=1618"},"modified":"2014-03-10T21:59:54","modified_gmt":"2014-03-10T20:59:54","slug":"perche-le-imprese-non-hanno-accesso-al-credito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/perche-le-imprese-non-hanno-accesso-al-credito\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 le imprese non hanno accesso al credito ?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>di Alessio Rombolotti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno dei grandi problemi delle imprese italiane \u00e8 la scarsit\u00e0 di credito. In questo articolo cercher\u00f2 di delineare le cause, le prospettive e le vie per mitigare l\u2019attuale stato di tensione della finanza aziendale.<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-decoration: underline;\">1. Le Cause<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per capire il fenomeno del credito alle imprese dobbiamo prima capire cosa sia successo e cosa succeder\u00e0 alle banche, che hanno un peso preponderante nell\u2019 intermediazione creditizia. Per dare un\u2019 idea della dimensione del canale bancario si pensi che negli Stati Uniti il credito mediato dalle banche \u00e8 pari al 60% del totale mentre in Europa la mediazione degli istituti di credito \u00e8 del 90%, quindi quanto accade agli istituti bancari si riperquote sull\u2019 offerta di credito in generale e in particolare sulle imprese che non abbiano la possibilit\u00e0 di accedere direttamente al mercato dei capitali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il grosso problema delle banche \u00e8 rappresentato dalle attivit\u00e0 iscritte a bilacio e non. Nonostante la fase acuta della crisi finanziaria sia superata, ancora nel 2012 le svalutazioni e le perdite su crediti sono state significative e questa incertezza sull\u2019 effettivo valore delle attivit\u00e0 \u00e8 la principale causa dei bassi prezzi dei titoli bancari che a loro volta rendono non convenienti nuove emissioni per la raccolta di capitale. Ma perch\u00e9 le banche avrebbero bisogno di andare sul mercato a reperire capitale ? Per rispondere bisogna tener presente <b>a)<\/b> che gli istituti di credito sono in una fase di deleveraging, vale a dire di riduzione del rapporto <i>Attivit\u00e0\/Equity<\/i>, e <b>b) <\/b>che l\u2019 <i>Accordo di Basilea<\/i> impone che per ogni 100\u20ac di esposizione verso un\u2019 azienda priva di rating il finanziatore abbia 8\u20ac di capitale. Quindi oggi per finanziare le imprese \u00e8 necessario utilizzare capitale proprio, che abbiamo appena visto costerebbe caro, soprattutto se confrontato col costo del debito pari allo 0.50%, una condizione decisamente sfavorevole alle aziende. Ma non \u00e8 tutto, infatti a fronte di alti costi del capitale basterebbe offrire tassi comunque remunerativi, il punto \u00e8 un altro: le aziende italiane sono considerate troppo rischiose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-decoration: underline;\">2. Le Prospettive<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La <i>Banca Centrale Europea (BCE)<\/i>, con il recente abbassamento del tasso di rifinanziamento allo 0.50% ( da 0.75%) e la conferma di mantenere, almeno fino a luglio 2014, la forma di <i>full allotment<\/i> (evasione totale dei fondi richiesti dagli istituti bancari), ha effettivamente messo le banche nella migliore condizione per supportare le imprese, per\u00f2 non ci sono segnali positivi. Perch\u00e9 ? Per prima cosa le cause che abbiamo gi\u00e0 indicato persistono, dato il basso costo del denaro non c\u2019\u00e8 necessit\u00e0 di cercare investimenti con tassi di rendimento particolarmente elevati e avendo intrapreso la via della riduzione del <i>leverage<\/i> la miglior strategia \u00e8 quella di investire in attivit\u00e0 sicure che non richiedano l\u2019 utilizzo di fondi costosi come l\u2019 equity. Inoltre la recessione permarr\u00e0 almeno fino a fine anno e le imprese rimarranno una categoria rischiosa. A mio avviso c\u2019\u00e8 un\u2019 altro fattore che concorre ad assorbire fondi, che nelle intenzioni della BCE dovevano essere canalizzati verso le imprese, \u00e8 il rischio di inflazione. Le politiche monetarie espansionistiche americane, europee e giapponesi pongono un rischio di inflazione e gli istituti di credito devono avere una strategia di copertura, almeno parziale. L\u2019 effetto dell\u2019 inflazione lo si pu\u00f2 contrastare investendo in attivit\u00e0 oppure assumendo debiti, in entrambi i casi le esposizioni verso le imprese verrebbero penalizzate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In conclusione, a causa di condizioni avverse persistenti e a causa della concentrazione della mediazione del credito su un comparto con debolezze strutturali, se non vengono introdotte misure speciali le prospettive per le imprese italiane sono quelle di una persistente scarsit\u00e0 nell\u2019 offerta di fondi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se da un lato la BCE ha rimosso dalle banche\u00a0 il rischio di liquidit\u00e0, dall\u2019 altro sono proprio le banche che inducono un forte rischio sul sistema delle imprese in funzione delle loro strategie di composizione delle attivit\u00e0. Paradossalmente siamo in una situazione dove la politica monetaria \u00e8 molto espansiva, sia rispetto ai tassi di interesse sia rispetto alla massa monetaria creata, eppure all\u2019 industria italiana mancano i fondi. Ovviamente nell\u2019 approvvigionamento di credito lo Stato \u00e8 un concorrente molto temibile, ma gli assurdi effetti di questo assurdo conflitto di interessi non li discuteremo in questo articolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il problema dell\u2019 offerta di credito deve essere gestito dalle istituzioni creditizie e monetarie nazionali e sovranazionali, mi riferisco alla BCE e alle banche centrali, alla <i>Banca dei Regolamenti Internazionali<\/i>, alla <i>Cassa Depositi e Prestiti<\/i> e al <i>Fondo Strategico Italiano<\/i>. In effetti durante l\u2019 ultima conferenza stampa della BCE il Presidente ha mostrato di aver presente il problema, ha dichiarato di voler valutare la possibilit\u00e0 di avviare un mercato di crediti derivati dalle esposizioni verso imprese non finanziarie. Questi titoli verrebbero fatti confluire in pools e strutturati in modo tale da ottenere <i>ratings <\/i>molto elevati. Questo metodo, una forma di cartolarizzazione, riducendo e transferendo il rischio di credito su un intero mercato risolverebbe da un lato il problema della rischiosit\u00e0 delle aziende e dall\u2019 altro darebbe rendimenti significativi. Purtroppo oggi \u00e8 solo un\u2019 idea e non \u00e8 realizzabile in tempi rapidi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una strada che a mio avviso avrebbe diritto di cittadinanza sarebbe quella di non trattare tutte le imprese prive di rating allo stesso modo in merito alla determinazione del capitale della banca (<i>regulatory capital<\/i>). Si tratta di rivedere i coefficienti di rischio da applicare alle imprese in modo che riflettano il livello di rischiosit\u00e0 della specifica azienda. E\u2019 un compito di responsabilit\u00e0 del <i>Basel Committee on Banking Supervision<\/i> in seno alla <i>Banca dei Regolamenti Internazionali<\/i> e teniamo presente che quello che stiamo discutendo \u00e8 un problema europeo e quindi il coinvolgimento di organi sovranazionali sarebbe legittimo. Ad ogni modo una revisione dei coefficienti di rischio richiederebbe parecchio tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il punto \u00e8 individuare le strade per agevolare l\u2019 allocazione della grande liquidit\u00e0 messa a disposizione dalla BCE sul settore delle imprese. Le condizioni sono l\u2019 abbassamento del livello di rischio delle aziende e la creazione di strutture di diversificazione e trasferimento del rischio di credito, come la proposta di cartolarizzazione della BCE. Singolarmente le imprese devono adottare strategie per mantenere un adeguato autofinanziamento e in particolare devono gestire in modo rigoroso ed efficiente il capitale circolante. Ancora oggi, nonostante i problemi di pagamento, sono poche le aziende che analizzino davvero la qualit\u00e0 dei loro clienti e che adottino serie politiche del credito, sono poche le aziende che adattano la struttura operativa e finanziaria in funzione del loro profilo di rischio di mercato e sono poche le aziende che dialogano con le banche. Anche se con numeri ridotti ho potuto constatare personalmente che le aziende capaci di dialogare con le banche, in merito al loro profilo di rischio e alle loro strategie di copertura e protezione, riescono ad accedere al credito molto pi\u00f9 facilmente delle altre.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Alessio Rombolotti Uno dei grandi problemi delle imprese italiane \u00e8 la scarsit\u00e0 di credito. 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