{"id":1735,"date":"2013-07-01T00:08:38","date_gmt":"2013-06-30T22:08:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.economiaediritto.it\/?p=1735"},"modified":"2014-03-10T22:09:53","modified_gmt":"2014-03-10T21:09:53","slug":"andragogia-come-insegnare-agli-adulti-con-efficacia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/andragogia-come-insegnare-agli-adulti-con-efficacia\/","title":{"rendered":"Andragogia: come insegnare agli adulti con efficacia"},"content":{"rendered":"<p><strong>di Ivana Colombo<\/strong><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">1. Quando l&#8217;adulto impara<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Probabilmente \u00e8 abbastanza comprensibile per tutti cosa si intende, perlomeno in linea generale, con il termine pedagogia, usato comunemente per indicare le pratiche di insegnamento ai bambini. <!--more-->Per molto tempo si sono tratti dalla pedagogia anche i criteri per l\u2019insegnamento agli adulti, ma un adulto apprende meglio e di pi\u00f9 quando ha un ruolo attivo nel processo di apprendimento, quando \u00e8 responsabilizzato rispetto ai risultati e pu\u00f2 vedere un collegamento fra le informazioni e la propria esperienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019adulto ha modalit\u00e0 d\u2019apprendimento radicalmente diverse rispetto ai ragazzi, il suo cervello non \u00e8 pi\u00f9 abituato all\u2019insegnamento tipico della scuola, ma sono presenti differenze anche di tipo psicologico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">II bambino quando arriva all\u2019et\u00e0 scolastica \u00e8 poco fornito di conoscenze, \u00e8 alla continua ricerca di informazioni e nozioni, essendo per lui praticamente tutto nuovo, mentre l&#8217;adulto ha un vissuto individuale consistente, possiede una formazione scolastica alle spalle in genere gi\u00e0 strutturata ed \u00e8 alla ricerca di informazioni selezionate, di un apprendimento mirato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;esperienza personale del bambino \u00e8 limitata, mentre l&#8217;esperienza dell&#8217;adulto \u00e8 superiore sia a quella del bambino, sia alla conoscenza che ricever\u00e0 in aula. La motivazione del bambino ad imparare \u00e8 in genere legata al voto e al conseguente consenso dei genitori, si fida di quanto dicono gli adulti adattandosi in modo passivo ai loro insegnamenti con una certa facilit\u00e0, quella dell\u2019adulto \u00e8 pi\u00f9 articolata, critica e maggiormente legata all\u2019interesse personale e al vantaggio che potr\u00e0 trarre da quanto appreso, sia come persona sia come lavoratore, qualunque sia il livello di appartenenza e provenienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine il bambino ha maggiore dipendenza verso l\u2019insegnante rispetto all\u2019adulto che ha ormai maturato una propria autonomia, l\u2019adulto paragona e distingue secondo la pratica e l\u2019esperienza ci\u00f2 che impara.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un formatore esperto con una classe di adulti utilizzer\u00e0 un metodo formativo pi\u00f9 orientato ad esperienze pratiche e al mondo del lavoro; spesso pu\u00f2 risultare difficile stabilire il livello e i contenuti di un corso a causa dell\u2019eterogeneit\u00e0 dei partecipanti, pur provenienti magari da una medesima posizione lavorativa, nel caso ad esempio dei corsi di aggiornamento aziendale organizzati <i>ad hoc<\/i> all\u2019interno delle aziende.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-decoration: underline;\">2. Fare formazione<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La formazione \u00e8 un\u2019attivit\u00e0 educativa, il suo obiettivo \u00e8 la promozione, la diffusione, e l\u2019aggiornamento del sapere. Durante tutto il secolo scorso, nell\u2019epoca dell\u2019impresa fordista, le carriere erano disegnate in modo lineare e risultava relativamente semplice capire quale tipo di formazione fosse necessaria per conseguirle o progredirle, il problema era se mai avere i mezzi a disposizione. Dopo la necessaria formazione iniziale, la carriera prevedeva un lavoro continuativo, spesso in una sola azienda e la formazione successiva si acquisiva principalmente <i>on the job<\/i>, per meriti o capacit\u00e0 acquisite sul campo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una carriera di tipo verticale, dalla base verso l\u2019alto, per delineare la quale le imprese sono arrivate in alcuni casi a formarsi direttamente i collaboratori pur di averli quanto pi\u00f9 adatti alle loro esigenze aziendali interne; un\u2019epoca che porta alla mente un\u2019immagine, non priva di una certa tenerezza, di adulti alle prese con libri e quaderni alle civiche scuole serali, corsi organizzati fin da subito dopo la II guerra mondiale in risposta a queste esigenze di scolarizzazione (1-2), miglioramento delle qualifiche o ascesa sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019impresa centralizzata, caratterizzata dalla cosiddetta carriera burocatica, un certo successo hanno incontrato le Liste di capacit\u00e0, o elenchi di abilit\u00e0 operative stilate da Mintzberg (3), in tema di descrizione dei comportamenti di lavoro attesi a seconda del tipo di carriera, utili in seconda analisi anche per categorizzare le tipologie di insegnamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi la formazione non si limita pi\u00f9 alla preparazione iniziale, sconfina nell\u2019ambito professionale e durante tutta la carriera lavorativa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-decoration: underline;\">3. Il metodo dei casi<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le teorizzazioni, costituite da dialoghi e da esemplificazioni, spesso basate su metafore, lasciano largo spazio anche gli approcci tipici della &#8220;didattica attiva&#8221;, basati quindi sulla soluzione dei problemi attraverso esperienze pratiche. Il metodo consiste nell&#8217;affrontare le questioni mediante il dialogo, definendo il modo chiaro il problema e facendo proporre agli allievi le possibili soluzioni, quello che le scienze manageriali chiamano oggi <i>problem solving<\/i>. Alla soluzione del problema si arriva attivando lo spirito d&#8217;iniziativa dei partecipanti che apprendono le nozioni attraverso un sistema basato sulla continua analisi del lavoro in corso d&#8217;opera, guidati in modo pi\u00f9 o meno consapevole dai metodi illustrati dai docenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Punto di passaggio dall\u2019accademismo all\u2019attivismo (4) \u00e8 stato l\u2019inserimento dell\u2019apprendimento attraverso l\u2019analisi e la discussione di situazioni concrete (anche se in realt\u00e0 costruite appositamente per facilitare l\u2019apprendimento), volto a conseguire un sapere ottenuto per elaborazione, rispetto al classico insegnamento trasmesso per concetti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un\u2019ottica del genere \u00e8 risultato alla fine insufficiente parlare di \u201ccorso\u201d e insegnare agli adulti ha assunto nel corso del tempo una valenza pi\u00f9 ampia; i fermenti in ambito formativo, provenienti dalle diverse correnti di pensiero, hanno dato origine a un vivace dibattito anche in Italia nel corso di tutti gli anni \u201980 e attraverso una serie di passaggi logici basati principalmente sull\u2019osservazione dei risultati reali ottenuti applicando i vari metodi formativi, si \u00e8 giunti alla fine degli anni \u201890 all\u2019elaborazione di una nuova teoria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-decoration: underline;\">4. La teoria andragogica<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si deve a Malcom Knowles, (5) professore di Harvard e tra i pi\u00f9 noti studiosi nel campo dell\u2019apprendimento adulto lo sviluppo della teoria andragogica (6) in contrapposizione a quella pedagogica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con il suo Modello Andragogico, Knowles definisce i sei punti chiave dell\u2019apprendimento degli adulti:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2022 Il bisogno di conoscere: gli adulti sentono l\u2019esigenza di sapere perch\u00e9 sia necessario apprendere qualcosa prima d\u2019intraprendere l\u2019apprendimento stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2022 Il concetto di s\u00e9: gli adulti si percepiscono come persone responsabili delle loro decisioni, della loro vita e possiedono un profondo bisogno psicologico di essere considerati e trattati dagli altri come persone capaci di gestirsi autonomamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2022 Il ruolo dell\u2019esperienza: gli adulti entrano in attivit\u00e0 di formazione con una loro esperienza di studio e di lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2022 La disponibilit\u00e0 ad apprendere: gli adulti sono disponibili ad apprendere ci\u00f2 che hanno bisogno di sapere e di saper fare per far fronte alle situazioni della loro vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2022 L\u2019orientamento verso l\u2019apprendimento: pi\u00f9 che verso le materie, l\u2019orientamento degli adulti \u00e8 focalizzato sulla vita reale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2022 La motivazione: le motivazioni pi\u00f9 potenti dell\u2019adulto sono le pressioni interne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una successiva evoluzione del pensiero dell\u2019autore (7), lo ha condotto dall\u2019iniziale contrapporre alla pedagogia (l\u2019arte di insegnare ai bambini) l\u2019andragogia (l\u2019arte di insegnare agli adulti), a sviluppare una visione dell\u2019insegnamento che \u00e8 una combinazione delle due forme e segue l\u2019essere umano nel suo sviluppo, ricordando che in fondo si diventa adulti senza mai perdere completamente le caratteristiche del bambino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-decoration: underline;\">5. Il rapporto col docente, manipolazione, affascinazione, emulazione<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019insegnamento dovr\u00e0 a questo punto necessariamente passare attraverso un approccio tipico della pedagogia ad uno tipico dell\u2019andragogia, secondo l\u2019et\u00e0 e soprattutto l\u2019atteggiamento pi\u00f9 o meno maturo dell\u2019allievo. Per migliorare il processo di apprendimento dell\u2019adulto, rendendolo maggiormente efficace, si sono resi necessari nuovi metodi di insegnamento, nuovi programmi, \u201cnuovi\u201d insegnanti e formatori, in grado di individuare e valutare le capacit\u00e0 e gli obiettivi dei discenti, sintonizzando su di essi il processo di insegnamento, facendo attenzione a non forzare la selezione dei concetti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tali metodologie sono in realt\u00e0 una combinazione di procedure per meglio coinvolgere l\u2019adulto che impara, aiutandolo ad acquisire attivamente (pi\u00f9 che ricevere passivamente) informazioni ed abilit\u00e0 cognitive. Sono \u201callievi\u201d gi\u00e0 formati in altri campi, occorre tenere presente che dietro la richiesta di formazione pu\u00f2 esserci un avanzamento di posizione, una crescita professionale, un adeguamento delle mansioni che prepara a capire quale futuro professionale si desidera, \u00e8 necessario conseguire o a cui \u00e8 possibile aspirare, in base al periodo di vita, et\u00e0, posizione attuale o futura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un insieme di fattori che condiziona le strategie di apprendimento dell\u2019adulto e le sue aspirazioni, considerando inoltre che sono ancora poche le persone che svolgono un lavoro che veramente li appassiona, un fatto che alla lunga pu\u00f2 portare a scontento e frustrazione, quando non addirittura generare stress.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La rivoluzione informatica ha reso tutto pi\u00f9 veloce, dando origine soprattutto all\u2019esigenza di essere sempre aggiornati, formati in modo continuativo, tanto che alcune professioni prevedono corsi di aggiornamento professionale delle categorie e il conseguimento di appositi crediti detti appunto \u201cformativi\u201d, ad integrare l\u2019adeguatezza della formazione cosiddetta iniziale delle persone (7), che sia conseguita attraverso educazione formale o informale; la motivazione \u00e8 la conseguenza di questo integrarsi, fare fronte alla competizione sempre pi\u00f9 agguerrita, legata in alcuni casi alla paura di perdere il lavoro e alla derivante \u00a0necessit\u00e0 di conservarlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Nuove concezioni di insegnamento e dei loro legami con le nuove esigenze della societ\u00e0, che impone agli adulti di lavorare in situazioni sempre nuove o di cambiare pi\u00f9 frequentemente lavoro nell\u2019arco di una carriera, considerando infine che secondo gli esperti l\u2019apprendimento \u00e8 migliore se il metodo esce dalla norma, pur rimanendo coerente con la carriera professionale, ma che sappia soprattutto permettere all\u2019individuo di emanciparsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel tentativo di elaborare una teoria generale della formazione gli stessi esperti si sono resi conto che non \u00e8 cos\u00ec facile fissarne i parametri in modo definitivo. Risulta pi\u00f9 realistico prendere atto che oggi, nell\u2019era dell\u2019azienda \u201corizzontale\u201d o della carriera multipla, ha pi\u00f9 senso parlare di formazione continua, puntando preferibilmente a sviluppare negli individui il <i>self development<\/i>, la capacit\u00e0 di applicare il cambiamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un formatore capace distingue bene queste differenze e sapr\u00e0 regolarsi a seconda del target che si trova di fronte nel gestire l\u2019aula, tenendo sempre ben presente il concetto di \u201cformazione permanente\u201d che rappresenta ormai una necessit\u00e0 ed uno standard in tutto il mondo industrializzato, un mondo in continuo e sempre pi\u00f9 rapido cambiamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-decoration: underline;\">Note<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1)\u00a0\u00a0\u00a0 Duccio D. (1980), <i>Alfabetizzazione degli adulti e classe operaia<\/i>, Milano, Franco Angeli. Duccio Demetrio, filosofo dell\u2019educazione all\u2019Universit\u00e0 degli studi di Milano-Bicocca, \u00e8 da sempre attento osservatore della condizione adulta e dei suoi problemi esistenziali. Ha fondato e dirige la Libera Universit\u00e0 dell\u2019Autobiografia di Anghiari e la Societ\u00e0 di Pedagogia e Didattica della Scrittura. Tra le sue ultime pubblicazioni: (2009), <i>L\u2019educazione non \u00e8 finita<\/i>), Milano, Franco Angeli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(2)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &lt;&lt; [\u2026] Le 150 ore sono un istituto contrattuale, ottenuto per la prima volta nell\u2019autunno 1973 dai sindacati metalmeccanici, che garantisce ai singoli lavoratori un monte-ore individuale triennale per il diritto allo studio retribuito (appunto 150 nel settore meccanico e metallurgico, ma variabile in pi\u00f9 o meno, a seconda dei contratti). Questo diritto \u00e8 retribuito dall\u2019impresa e l\u2019utilizzo del monte-ore totale pu\u00f2 essere scaglionato su pi\u00f9 anni (di norma tre), ma anche concentrato in un anno solo. Esso \u00e8 programmato collettivamente dal sindacato, nel corso degli anni \u201970, primi \u201980, all\u2019interno di una negoziazione con l\u2019azienda (per garantirne la continuit\u00e0 produttiva). La gestione delle modalit\u00e0 di usufrutto di questo diritto (dove, come, con chi) e dei suoi contenuti culturali \u00e8 a libera disposizione dei lavoratori, fatte salve le quote temporali e quantitative di accesso contrattate collettivamente con l\u2019azienda. Negli anni \u201970 la proposta e l\u2019offerta didattica sono soprattutto collegate all\u2019iniziativa delle organizzazioni sindacali, ma anche di alcuni enti regionali e degli enti locali. Questo istituto viene ottenuto, a partire dal contratto collettivo nazionale di lavoro del settore metalmeccanico nel 1973, da tutti i maggiori comparti economici, in primo luogo industriali, fra il 1974 e il 1975 [Pagnoncelli 1977, pp. 90-98]. Dopo, negli anni seguenti, coinvolger\u00e0 anche il settore dei servizi pubblici e privati e la pubblica amministrazione [\u2026]&gt;&gt;. Causarano P. (marzo 2007), <i>Lavorare, studiare, lottare: fonti sull&#8217;esperienza delle &#8220;150 ore&#8221; negli anni &#8217;70, <\/i>Dipartimento Scienze dell\u2019educazione e dei processi culturali e formativi &#8211; Universit\u00e0 degli Studi di Firenze, <i>www.historied.netn. 1<\/i>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(3)\u00a0\u00a0\u00a0 Mintzberg H. (1978), <i>The nature of Managerial Work<\/i>, New York, Mc Graw Hill.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(4)\u00a0\u00a0\u00a0 &lt;&lt; [\u2026] i) <i>accademismo<\/i> significa distanza (rilevante ed eccessiva) tra docente e allievo, rigidit\u00e0 della relazione pedagogica, difficolt\u00e0 a realizzare progetti educativi intensive (seminari o corsi di pi\u00f9 giornate consecutive e full-time), \u201ccomunicazione ad una via\u201d, impossibilit\u00e0 di ottimizzare su tempi dilatati l\u2019apprendimento, freddezza, impersonalit\u00e0, astrattezza, ecc.; ii) <i>attivismo<\/i> significa coinvolgimento diretto dell\u2019allievo, riferimento al gruppo, imparare facendo esercizi, sperimentando, risolvendo problemi, alternanza di momenti di apprendimento, costruzione progressiva, finalizzata e guidata dell\u2019apprendimento, \u201ccomunicazione a due vie\u201d, discussione e confronto, vivacit\u00e0, responsabilizzazione, concretezza, etc.&gt;&gt;, Quaglino G. P. (1985), <i>Fare formazione<\/i>, pp. 126, Bologna, Il Mulino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(5)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Malcolm Knowles, (1913-1997), laureato all\u2019Universit\u00e0 di Harvard e Fondatore dell\u2019<i>Adult Education Association<\/i>, \u00e8 stato Professore di Educazione degli Adulti alla <i>North Carolina State University<\/i>. Esperto di fama mondiale, in questo campo pu\u00f2 essere considerato tra i pi\u00f9 noti studiosi dell&#8217;apprendimento adulto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(6)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Andragogico era l&#8217;approccio dell&#8217;ermeneutica greca, quello utilizzato da Aristotele, Demostene, Cicerone e dagli altri filosofi che, nell&#8217;insegnamento, utilizzavano dei sistemi didattici basati sul dialogo e sulle esperienze pratiche, non potendo contare sull&#8217;ausilio di libri di testo o sulla possibilit\u00e0 di far prendere appunti ai loro studenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(7)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Knowles M. (2008), <i>Quando l&#8217;adulto impara. Andragogia e sviluppo della persona<\/i>, Franco Angeli, Milano (9\u00aa edizione, nuova edizione), prefazione a cura di Maurizio Castagna. Castagna, laureato in Economia all&#8217;Universit\u00e0 Cattolica e in Psicologia a Padova, dal 1972 si occupa di formazione e sviluppo delle risorse umane, prima all&#8217;interno di grandi aziende, poi come consulente. Da pi\u00f9 di vent&#8217;anni si interessa specificatamente di formazione dei formatori, suoi i volumi <i>Progettare la formazione<\/i> (1988), e <i>La lezione nella formazione degli adulti<\/i>\u00a0 (1998), editi entrambi da Franco Angeli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(8)\u00a0\u00a0\u00a0 &lt;&lt; [\u2026]\u00a0 Fatto salvo il legame apprendimento\/cambiamento, occorrerebbe infatti quantomeno precisare che i soggetti cambiano in tanto in quanto apprendono, mentre le organizzazioni apprendono in quanto cambiano; che il vero problema per i soggetti \u00e8 essere disposti a cambiare mentre per le organizzazioni \u00e8 di essere disposte ad apprendere; che per i soggetti il legame apprendimento cambiamento \u00e8 fattuale, mentre per le organizzazioni il legame cambiamento\/apprendimento\u00a0 \u00e8 solo possibile&gt;&gt;, Quaglino G. P., <i>Fare formazione<\/i>, cit., pp. 22-23.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Ivana Colombo 1. 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