{"id":4012,"date":"2014-03-03T13:49:49","date_gmt":"2014-03-03T12:49:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.economiaediritto.it\/?p=4012"},"modified":"2014-03-04T16:15:51","modified_gmt":"2014-03-04T15:15:51","slug":"nuovi-modelli-di-risk-management","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/nuovi-modelli-di-risk-management\/","title":{"rendered":"Nuovi Modelli di Risk Management"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(di Alessio Rombolotti)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019idea di rischio e i metodi di gestione del rischio hanno subito un\u2019evoluzione nel tempo. Una volta fare <i>risk management<\/i> significava evitare o limitare la quantit\u00e0 di procedimenti legali, subiti e promossi, e assicurarsi contro i rischi. Erano tempi di relativa stabilit\u00e0, di non elevata sofisticatezza degli strumenti e delle strutture finanziarie e di <i>governance<\/i>, e i sistemi di gestione del rischio non erano quantitativi, ma qualitativi, vale a dire che l\u2019apparato statistico\/matematico utilizzato era molto leggero se non assente del tutto. La progressiva diminuzione della stabilit\u00e0 dei mercati, l\u2019accadimento di grandi fallimenti causati dall\u2019eccessivo rischio assunto e aver capito che per conoscere il valore di un\u2019attivit\u00e0 \u00e8 prima necessario conoscere il valore monetario dei rischi sono tre fattori che hanno influenzato una nuova concezione di rischio e hanno indirizzato l\u2019evoluzione dei metodi di analisi e gestione in senso quantitativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1973 il Signor Black e il Signor Scholes pubblicarono un lavoro che mise le fondamenta alla nuova disciplina di <i>risk management<\/i>, in cui \u00e8 presentato un modello per la definizione del prezzo di opzioni finanziarie, che in seguito \u00e8 stato esteso a qualsiasi tipo di attivit\u00e0. La particolarit\u00e0 del modello di Black e Scholes \u00e8 che fornisce una strategia di copertura in cui l\u2019investimento \u00e8 pari al prezzo detrminato dal modello e il valore terminale \u00e8 identificato dal valore terminale dell\u2019opzione. Per esempio tutte le imprese industriali che comprano materie prime possono gestire il rischio di crescita dei prezzi applicando diverse strategie di copertura utilizzando contratti forward, futures e opzioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante il mondo accademico si occupi di gestione del rischio dai primi anni settanta, le procedure quantitative hanno iniziato ad essere utilizzate su vasta scala nei primi anni 90, quando il <i>Basel Committee on Banking Supervision<\/i> ha introdotto delle misure del rischio nell\u2019ambito della regolamentazione internazionale del capitale delle banche. Nel dicembre del 1996 JP Morgan, in associazione con Reuters, ha prodotto <i>RiskMetrics<sup>TM<\/sup> \u2013 Technical Document<\/i>, un manuale di analisi e misurazione del rischio, che ha segnato l\u2019inizio dell\u2019approccio organico al <i>risk management<\/i> quantitativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La decisione di incorporare la funzione di <i>risk management<\/i> in un\u2019organizzazione viene presa quando c\u2019\u00e8 la consapevolazza dei vantaggi prodotti dalle operazioni di copertura. La copertura dei rischi aumenta il valore dell\u2019attivit\u00e0? Di quanto? La domanda \u00e8 doverosa perch\u00e9 la gestione dei rischi comporta un costo non trascurabile. Iniziamo a dire che una societ\u00e0 che gestisce il rischio ha minor possibilit\u00e0 di fallire che se non lo facesse, ma a parte l\u2019ovvia deduzione il primo effetto delle coperture \u00e8 la riduzione della variabilit\u00e0, nel tempo, del reddito. Si noti che questa argomentazione potrebbe non interessare ad un\u2019investitrice che abbia diversificato il suo portafoglio, ma \u00e8 rilevante per un grande azionista e per la gestione dell\u2019azienda, infatti \u00e8 proprio la variabilit\u00e0 che crea inefficienze di diversa natura, mentre in presenza di stabilit\u00e0 sia il processo decisionale che operativo sono in condizione di massima efficienza. Un beneficio meno evidente ma pur concreto \u00e8 la riduzione del carico fiscale nel lungo periodo proprio perch\u00e9 una societ\u00e0 che non copre il proprio rischio ha un reddito pi\u00f9 variabile, negli anni in cui il profitto sar\u00e0 elevato pagher\u00e0 un importo elevato di imposte, che per diverse ragioni non \u00e8 controbilanciato dalle minori imposte pagate negli anni di basso reddito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una politica di copertura dei rischi produce positivi effetti nella gestione dell\u2019attivit\u00e0 perch\u00e9 dovendo sostenere dei costi di copertura e protezione il valore del rischio \u00e8 esplicitato. Per esempio pensiamo a due venditori: il primo acquisisce clienti poco affidabili per incrementare le vendite, il secondo vende meno ma \u00e8 pi\u00f9 conservativo. Se non copriamo il rischio di credito possiamo giudicare il venditore migliore solo dopo aver verificato le perdite sui crediti, ma se sostenessimo il costo di copertura del rischio di credito otterremo subito il risultato del confronto, senza aspettare le eventuali perdite che a questo punto non sarebbero pi\u00f9 una preoccupazione. In generale una politica di copertura del rischio aiuta il processo decisionale perch\u00e9 depura in tutto o in parte la componente di rischio palesandola nei costi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Recentemente alcune societ\u00e0 hanno cominciato a contabilizzare il rischio con due principali obiettivi: 1. Il dimensionamento dell\u2019<i>equity<\/i> e 2. La determinazione del costo del capitale. In teoria in assenza di rischio l\u2019<i>equity<\/i> non sarebbe necessario, perch\u00e9 chiunque sarebbe disposto a finanziare un\u2019attivit\u00e0 che offrisse un minimo reddito garantito e non ci sarebbero perdite da assorbire, e questa considerazione ci porta alla conclusione che per determinare il valore dell\u2019<i>equity<\/i> sia necessario non solo conoscere l\u2019esposizione al rischio ma anche il suo valore monetario. Ogni attivit\u00e0 ha un valore reale compreso fra lo 0% e il 100% del suo valore attuale in funzione del suo specifico rischio, se per ipotesi il valore di un\u2019<i>asset<\/i> fosse 95, i 5 punti di differenza devono essere contabilizzati per una corretta e attuale rappresentazione della realt\u00e0. In questo modo la rilevazione del rischio permette un\u2019immediata misura dell\u2019adeguatezza dell\u2019<i>equity<\/i> di una societ\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dall\u2019altra parte il costo del capitale \u00e8 solitamente calcolato utilizzando dei modelli, come il <i>Capital Asset Pricing Model, <\/i>supportati da <i>benchmarks<\/i> che rappresentano l\u2019espressione di un mercato o di un settore. Questa pratica \u00e8 accettabile da parte di un\u2019analista esterno, che non ha accesso ai dati contabili del soggetto analizzato, ma non da parte del <i>management<\/i> interno, che rinuncia a misurare il proprio rischio per utilizzare un <i>benchmark<\/i> che solo per pura coincidenza potrebbe riflettere la realt\u00e0 del soggetto. Siccome dal costo del capitale dipendono le scelte d\u2019investimento, di struttura finanziaria e di struttura operativa, cio\u00e8 tutta la pianificazione strategica dell\u2019impresa, basare queste scelte sui dati di altri soggetti produce effetti indesiderati, vale a dire l\u2019accettazione di decisioni e investimenti che si sarebbero dovuti rigettare oppure il rigetto di quello che si sarebbe dovuto accettare. La contabilit\u00e0 interna \u00e8 in grado di produrre stime sul proprio costo del capitale senza dover utilizzare confronti esterni ed \u00e8 questo tipo di utilizzo dei dati contabili che permette di basare le proprie decisioni e la propria strategia sulla condizione attuale e reale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(di Alessio Rombolotti) L\u2019idea di rischio e i metodi di gestione del rischio hanno subito un\u2019evoluzione nel tempo. 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