{"id":5246,"date":"2014-06-01T11:34:06","date_gmt":"2014-06-01T09:34:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.economiaediritto.it\/?p=5246"},"modified":"2014-06-01T11:34:06","modified_gmt":"2014-06-01T09:34:06","slug":"lefficienza-del-mercato-fra-rischio-e-incertezza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/lefficienza-del-mercato-fra-rischio-e-incertezza\/","title":{"rendered":"L&#8217;efficienza del mercato fra rischio e incertezza"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(di Alessio Rombolotti)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Ipotesi dei Mercati Efficienti \u00e8 sempre un caposaldo della teoria economica nonostante i paradossi e l\u2019evidenza della realt\u00e0, secondo questa ipotesi siamo tutti esseri razionali e il Mercato si esprime con scelte razionali. Per l\u2019Economia Comportamentale invece l\u2019uomo non \u00e8 un soggetto razionale e il Mercato soffre diverse distorsioni che si riflettono sulle proprie scelte. Ma possiamo sostenere che l\u2019uomo sia completamente razionale o completamente irrazionale ?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il costante risultato di un test sul nostro comportamento rispetto al rischio \u00e8 il seguente: quando abbiamo davanti a noi diverse alternative di guadagno siamo portati a scegliere le opzioni con minor rischio e minor guadagno, ma quando ci si presentano delle opzioni di perdita, invece di essere coerenti siamo portati a scegliere le opzioni con maggior rischio. Questa \u00e8 un\u2019asimmetria reale, si chiama avversione al rischio, che contrasta con la teoria dei mercati efficienti e dell\u2019utilit\u00e0. Qual \u00e8 la ragione di questo comportamento ? Stupidit\u00e0 ? In realt\u00e0 c\u2019\u00e8 una spiegazione razionale e riguarda qualcosa insito profondamente dentro di noi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vediamo un altro test: avete davanti a voi un\u2019urna con 50 palle rosse e 50 nere, dichiarate uno dei due colori ed estraete una palla, se \u00e8 del colore dichiarato vincete 10,000 Euro. Poi vediamo un\u2019altra urna, con 100 palle, rosse o nere, potrebbero essere tutte rosse, tutte nere o qualsiasi numero, ma sicuramente sono 100 e sicuramente sono rosse o nere. Dichiarate uno dei due colori ed estraete una palla, se \u00e8 del colore dichiarato vincete 10,000 Euro. Quanto siete disposti a pagare per giocare con la prima urna ? Quanto siete disposti a pagare per giocare con la seconda urna ?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Immancabilmente, la maggior parte delle persone a cui viene posto il quesito sar\u00e0 disposta a pagare molto di pi\u00f9 per giocare con la prima urna, eppure la vincita attesa, o se volete la probabilit\u00e0 di vincita, \u00e8 la stessa per entrambe le urne. Perch\u00e9 allora siamo disposti a pagare molto di pi\u00f9 per giocare con la prima urna ? Quando fate questa domanda alle persone che hanno partecipato al test la risposta \u00e8 molto semplice: \u201cperch\u00e9 non s\u00f2 quante palle rosse e quante palle nere sono contenute nell\u2019urna\u201d. Nel caso della prima urna abbiamo a che fare col \u201crischio\u201d di non vincere, nel caso della seconda urna abbiamo a che fare con \u201cl\u2019incertezza\u201d sull\u2019entit\u00e0 del rischio. nei processi decisionali \u201crischio\u201d e \u201cincertezza\u201d sono concetti diversi. Quando abbiamo incertezze sui rischi che affrontiamo siamo portati a ritirarci dal gioco, questo \u00e8 il comportamento insito dentro noi stessi ed \u00e8 un comportamento assolutamente intuitivo dal punto di vista evolutivo della specie. Questo comportamento spiega come mai <em>assets<\/em> che hanno un mercato, anche molto liquido, nel giro di pochi giorni diventano completamente illiquidi, il pubblico che non conosce i rischi ai quali tali <em>assets<\/em> sono esposti si ritira.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quello che abbiamo chiamato \u201cincertezza\u201d \u00e8 il rischio di un rischio, un meta-rischio, questo suggerisce l\u2019esistenza di strati di rischio, per esempio sulla prima urna agisce il rischio di primo livello mentre sulla seconda urna agisce un rischio condizionato, un rischio di secondo livello e potremmo andare avanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019economista Frank H. Knight[1] fu il primo ad indagare la differenza fra \u201crischio\u201d e \u201cincertezza\u201d nei comportamenti economici. Secondo Knight esiste il rischio calcolabile e il rischio non calcolabile, come dire un rischio per il quale sia possibile comprare una polizza assicurativa e un rischio per il quale non troverete nessuno disposto ad assicurarvi. Knigth cercava di giustificare la creazione di grandi ricchezze ma non riusciva a offrire una risposta appropriata secondo la teaoria economica. Ragionando sulle diverse tipologie di rischio propose una possibile spiegazione: noi non siamo remunerati con grandi somme di denaro per assumerci un rischio quantificabile, per esempio con poche domande siamo in grado di prevedere quando morir\u00e0 una persona con una precisione decisamente inquietante, ma piuttosto le grandi ricchezze sono la remunerazione per chi si assume un rischio non quantificabile, un rischio di livello superiore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando sottoposte a specifici test, le persone, anche quelle che conoscono il calcolo probabilistico, mostrano un comportamento di questo tipo: assegnano una probabilit\u00e0 del 50% all\u2019accadimento di un particolare evento e una probabilit\u00e0 del 75% al non-accadimento dello stesso evento[2]. Il punto \u00e8 che le nostre facolt\u00e0 cognitive non sono immediatamente adatte a gestire le probabilit\u00e0 e questo rende possibile la formazione di situazioni di arbitraggio[3] (vi sono numerosi esempi reali nei titoli a reddito fisso). Per fortuna impariamo dagli errori e dopo alcune esperienze negative siamo portati a cambiare le nostre credenze probabilistiche, assegnando le probabilit\u00e0 in modo tale che la loro somma sia 1, e le condizioni che avevano reso possibile un arbitraggio cesseranno di esistere. Per quanto irrazionale l\u2019uomo riesce quindi a porre un limite alla propria irrazionalit\u00e0[4], in altre parole il mercato \u00e8 capace di essere razionale. La domanda che sorge naturale \u00e8 quanto sia grande la capacit\u00e0 del mercato di diventare razionale, di correggere ed eliminare le condizioni che rendono possibile il profitto senza l\u2019assunzione di rischio, naturalmente alle spese di qualcuno che si assume inconsapevolmente una perdita certa, a giudicare dalla coda della crisi del 2008 tale capacit\u00e0 non \u00e8 cos\u00ec grande ed \u00e8 il caso di ricordare le parole di Keynes: \u201cil mercato pu\u00f2 restare irrazionale molto pi\u00f9 a lungo di quanto noi possiamo rimanere solvibili\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-decoration: underline;\">Note<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[1] Frank H. Knight, <em>Risk Uncertainty and Profit<\/em>, 1964.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[2] Questo test viene condotto in una stanza semi-buia in cui si pongono una serie di domande le cui risposte implicano l\u2019assegnazione di una probabilit\u00e0 all\u2019accadimento e al non-accadimento di un evento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[3] Un arbitraggio \u00e8 un reddito guadagnabile senza rischio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[4] Vedi Andrew W. Lo, <em>The Adaptive Market Hypothesis<\/em>, 2004.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(di Alessio Rombolotti) L\u2019Ipotesi dei Mercati Efficienti \u00e8 sempre un caposaldo della teoria economica nonostante i paradossi e l\u2019evidenza della realt\u00e0, secondo questa ipotesi siamo tutti esseri razionali e il <\/p>\n","protected":false},"author":1377,"featured_media":5247,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_bbp_topic_count":0,"_bbp_reply_count":0,"_bbp_total_topic_count":0,"_bbp_total_reply_count":0,"_bbp_voice_count":0,"_bbp_anonymous_reply_count":0,"_bbp_topic_count_hidden":0,"_bbp_reply_count_hidden":0,"_bbp_forum_subforum_count":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[10,5,905,1,53],"tags":[927,288,428,562,669],"class_list":["post-5246","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-rubriche-economiche","category-fascicoli","category-numero-di-giugno-2014","category-news","category-risk-management","tag-economia-comportamentale","tag-efficienza","tag-mercato","tag-rischio","tag-test"],"translation":{"provider":"WPGlobus","version":"3.0.2","language":"es","enabled_languages":["it","en","es"],"languages":{"it":{"title":true,"content":true,"excerpt":false},"en":{"title":false,"content":false,"excerpt":false},"es":{"title":false,"content":false,"excerpt":false}}},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/1443913_19038707.jpg?fit=5184%2C3456&ssl=1","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p9CRXF-1mC","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5246","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1377"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=5246"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5246\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5259,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5246\/revisions\/5259"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/wp-json\/wp\/v2\/media\/5247"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=5246"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=5246"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=5246"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}