{"id":5263,"date":"2014-06-01T18:12:07","date_gmt":"2014-06-01T16:12:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.economiaediritto.it\/?p=5263"},"modified":"2014-06-01T18:12:07","modified_gmt":"2014-06-01T16:12:07","slug":"marketing-si-puo-ancora-crescere-liberi-di-essere-se-stessi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/marketing-si-puo-ancora-crescere-liberi-di-essere-se-stessi\/","title":{"rendered":"Marketing: si pu\u00f2 ancora crescere liberi di essere se stessi?"},"content":{"rendered":"<p><strong>(di Glenda Cappello)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli adulti si domandano spesso perch\u00e9, per le nuove generazioni, sia cos\u00ec facile farsi conquistare dalla moda, dalla corsa al dispositivo elettronico di ultima generazione o dall&#8217;eccentrico taglio di capelli copiato dal calciatore di turno. Le motivazioni sembrano essere tutt&#8217;altro che banali e meritano una riflessione complessa su pi\u00f9 livelli, ridistribuendo equamente responsabilit\u00e0, colpe e meriti alle generazioni in gioco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;essere umano, ad un certo punto del suo sviluppo psicologico, si rende conto di non trovarsi pi\u00f9 al centro del mondo. Realizza che gli altri non sono attorno a s\u00e9 come comparse del &#8220;film&#8221; della sua vita ma esistono a prescindere. Il bambino inizia cos\u00ec ad uscire dal suo naturale &#8220;egocentrismo&#8221;. Ci\u00f2 normalmente avviene in concomitanza con l&#8217;entrata nel mondo della scuola, attorno ai 6 anni, anche se la presa di coscienza del venir meno della propria centralit\u00e0 avviene nella fascia di et\u00e0 che va dai 7 agli 11 anni (G. Petter<em>, Dall&#8217;infanzia alla preadolescenza<\/em>, Giunti, Firenze 1992). E\u2019 proprio in questa fase che si iniziano a fare confronti e paragoni con i propri &#8220;pari&#8221; e che si cerca di ricollocare s\u00e9 stessi nella societ\u00e0, che \u00e8 stata appena scoperta. Il bisogno fondamentale di ogni individuo diviene allora quello di tornare al centro. In altre parole, \u00e8 quello di sentirsi nuovamente importante, preso in considerazione, amato, cos\u00ec come si sentiva quand&#8217;era bambino. Questo cambiamento di punto di vista, \u00e8 talmente radicale da creare spesso una grande insicurezza, tanto da mettere i ragazzi in condizioni di non sapere nemmeno pi\u00f9 chi e cosa vogliono essere. Inizia allora una estenuante ricerca di s\u00e9 ed un incessante operare alla propria costruzione, processo che durer\u00e0 per tutto il periodo adolescenziale ed oltre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche se difficile, impegnativo e, spesso, doloroso, tale processo ha un lato estremamente affascinante: la percezione di poter diventare qualsiasi cosa si desideri, &#8220;potenza pura&#8221;. Ma \u00e8 davvero cos\u00ec? Ogni ragazzo \u00e8 veramente libero di diventare ci\u00f2 che vuole? Spesso, nella migliore delle situazioni, si sente dire dai propri educatori frasi come: &#8220;devi essere t\u00e8 stesso&#8221;, &#8220;sii ci\u00f2 che desideri&#8221;. Ma anche quando le condizioni educative di base sono le migliori, anche quando gli adolescenti hanno la fortuna di essere circondati da adulti che hanno a cuore la loro felicit\u00e0 e li esortano a capire quali siano i loro reali bisogni e quali le esigenze, non \u00e8 facile essere davvero padroni della propria libert\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Scelta&#8221; diventa allora la parola chiave: decidere cosa ci piace, cosa desideriamo, anzi cosa ci serve per poi avere ed essere ci\u00f2 che davvero vogliamo. Alla base di questo processo di scelta ci sono dunque i bisogni. Kurt Lewin, nel tentativo di spiegare quali fossero le forze che muovono il comportamento umano, aveva introdotto il concetto di &#8220;valenza&#8221; ovvero l&#8217;aspetto qualitativo di un oggetto, una persona, una attivit\u00e0 (K. Lewin, <em>Teoria dinamica della personalit\u00e0<\/em>, Giunti, Firenze 1965). Tale valenza diviene per noi polo di attrazione o repulsione e ci fa muovere verso o lontano da quella data cosa. Tutto ci\u00f2 che ci circonda, quindi, ha una valenza che va intesa non in modo assoluto ma relativo a noi e al nostro stato di quel preciso istante. E&#8217; ovvio, ad esempio, che la valenza di un oggetto come una pizza fumante sar\u00e0 direttamente proporzionale al nostro livello di fame. Bisogni e valenze sono, quindi, strettamente connessi all&#8217;interno del processo di scelta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217; sufficiente quindi analizzare i propri bisogni per capire quale sia la scelta giusta da fare in totale ed autentica libert\u00e0?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel giovane che cresce, questa fase di comprensione dei propri bisogni \u00e8 certamente molto complessa ed estremamente confusa. Innanzi tutto, non \u00e8 sempre facile capirne la natura. Dietro alla richiesta di tingersi i capelli di rosa, ad esempio, potrebbe celarsi il desiderio di piacere a qualcuno che adora il rosa. Ci\u00f2 pare avere che fare con l&#8217;esigenza di tornare al centro come si diceva, piuttosto che con la voglia di vedersi allo specchio con i capelli tinti. In realt\u00e0, questa difficile ricerca ha probabilmente radici molto pi\u00f9 profonde. Alice Miller, a tal proposito, scrive di come i bambini abbiano una tale sensibilit\u00e0 nel cogliere i bisogni dei propri genitori e nel tentare di compiacerli per assicurarsi il loro amore, da rinunciare a s\u00e9 stessi. (A. Miller, <em>Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero s\u00e9<\/em>, Bollati Boringhieri, Torino 1996)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo punto, sembra davvero che la libert\u00e0 di essere ci\u00f2 che vogliamo inizi a vacillare. A dare il cosiddetto &#8220;colpo di grazia&#8221; sono alcuni aspetti della societ\u00e0 moderna nella quale questi ragazzi si ritrovano a crescere. Non intendiamo riferirci a questioni relative a valori morali, che secondo le vecchie generazioni non ci sono pi\u00f9 e vengono sostituiti da effimere superficialit\u00e0, bench\u00e9 sia un argomento affatto scontato e che certamente meriterebbe di essere sviluppato. Piuttosto il punto sul quale vorremmo porre l&#8217;attenzione \u00e8 quello relativo al marketing. Cosa ha a che fare il mondo del marketing con la libert\u00e0 di essere s\u00e9 stessi?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una delle definizioni pi\u00f9 utilizzate in ambito economico \u00e8 quella di Philip Kotler: &#8220;<em>Il marketing \u00e8 quel processo sociale e manageriale diretto a soddisfare bisogni ed esigenze attraverso processi di creazione e scambio di prodotti e valori. \u00c8 l\u2019arte e la scienza di individuare, creare e fornire valore per soddisfare le esigenze di un mercato di riferimento, realizzando un profitto<\/em>&#8221; (Philip Kotler, <em>Marketing Management<\/em>,\u00a0Prentice Hall, London 1967). Si parla prima di tutto di &#8220;processo sociale&#8221;: \u00e8 dunque qualcosa che sta dentro la societ\u00e0, che in qualche modo le appartiene. In secondo luogo \u00e8 &#8220;<em>diretto a soddisfare bisogni ed esigenze<\/em>&#8220;. Ma di quali bisogni stiamo parlando? Del bisogno di un capo di abbigliamento? Di un PC di ultima generazione? O di qualcosa di diverso?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal &#8217;67 ad oggi, l&#8217;evoluzione delle strategie di marketing studiate per raggiungere il massimo profitto \u00e8 stata notevole. Tutto ci\u00f2 ha prodotto addirittura discipline quali &#8220;<em>Psicologia del Marketing<\/em>&#8220;, &#8220;<em>Neuromarketing<\/em>&#8221; e molte altre, grazie alle quali il potere manipolativo dei venditori sulla libert\u00e0 di scelta di tutti noi \u00e8 cresciuto a dismisura. Gli esperti di questa materia sono usciti dal loro tradizionale campo d&#8217;azione, hanno esplorato la Psicologia, le Scienze della Comunicazione, le Neuroscienze cercando di entrare nella testa del &#8220;cliente&#8221; in maniera sempre pi\u00f9 intima, alla scoperta dei suoi bisogni pi\u00f9 profondi. Ma che bisogno c&#8217;\u00e8 di fare tanta fatica, di analizzare il cliente cos\u00ec a fondo ed in maniera cos\u00ec invasiva, se \u00e8 sufficiente seguire la logica della domanda e dell&#8217;offerta? In realt\u00e0 non \u00e8 tutto, gli studiosi del settore si sono spinti molto oltre e sono giunti alle Scienze dell&#8217;Educazione: fin dai primi anni di vita l&#8217;uomo moderno cresce grazie agli amorevoli consigli del marketing che si pone come educatore preparato, affascinante e capace di far sentire i propri figli adottivi compresi, accettati dalla societ\u00e0 ed unici. Il marketing non consiglia oggetti utili, piuttosto insegna come si fa a ritornare al centro, come devi essere per piacere agli amici, a mamma e pap\u00e0. A questo punto non serve pensare, non ha senso perdere tempo cercando di ascoltare i propri bisogni, indagando dentro di noi per capire chi siamo e cosa vogliamo diventare. Molto pi\u00f9 comodo \u00e8, semplicemente, chiederci a chi vogliamo &#8220;assomigliare&#8221;. Il desiderio di sentirsi unici non \u00e8 pi\u00f9 un problema perch\u00e9 il maestro riesce a farti sentire unico pur omologandoti. Vale la pena ricordare uno degli slogan pi\u00f9 riusciti di una famosissima campagna pubblicitaria che recitava cos\u00ec: &#8220;<em>Think different!<\/em>&#8221; (Apple Computer Inc., 1997). Come possiamo pensare che un adolescente in crescita, pieno di dubbi e di fragilit\u00e0, possa tenere testa ad un educatore cos\u00ec potente e riesca a capire cosa vuole davvero?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In ultima analisi c&#8217;\u00e8 da considerare il fattore tempo. La frenesia della nostra epoca non agevola il processo di &#8220;inventare s\u00e9 stessi&#8221;. Non c&#8217;\u00e8 tempo, siamo sempre di fretta e le cose accadono sempre prima, come se ci fosse il desiderio di dilatare la vita. Ecco che allora pensare diventa un lusso che non ci possiamo permettere, ascoltare e ascoltarsi \u00e8 solo una perdita di tempo. La regola d&#8217;oro \u00e8 allora il &#8220;copia e incolla&#8221; di qualcuno che ci sembra gi\u00e0 bello, bravo e, soprattutto, accettato. Personalit\u00e0 liofilizzate alle quali basta aggiungere dell&#8217;acqua ed il gioco \u00e8 fatto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La grande paura sembra derivare dal crollo dell&#8217;individualit\u00e0. Immaginiamo un mondo futuro popolato da automi in divisa svuotati di ogni originalit\u00e0. Viviamo questa angoscia e ci sentiamo piccoli e impotenti di fronte a tutto ci\u00f2: che fare allora?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcuni nostalgici, forse un po&#8217; integralisti, auspicano il ritorno al passato, cercando di contrastare idealmente e a volte anche fisicamente, l&#8217;avanzare del tempo e delle innovazioni, convinti che si possa ancora &#8220;salvare il salvabile&#8221;. Ecco allora la scomparsa della televisione da alcuni salotti, la comparsa di anacronistici divieti di accesso ad internet, l&#8217;imposizione di capi di abbigliamento improbabili. Ma sono davvero utili queste azioni volte a voler chiudere fuori dalla porta questo nuovo, cattivo e sconosciuto mondo? E&#8217; davvero possibile tornare indietro? Forse no: Il mondo che ci circonda non sar\u00e0 mai pi\u00f9 come prima, una volta che le cose si evolvono, non possono involvere ma solo evolvere ancora.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco il punto: non si torna indietro, ma si va avanti. Il marketing, cos\u00ec come la tecnologia, il progresso in generale, \u00e8 cresciuto e si \u00e8 sviluppato grazie all&#8217;essere umano che ha studiato s\u00e9 stesso e il mondo. Tocca dunque proprio all&#8217;uomo trovare il modo per &#8220;salvarsi&#8221; dalle sue stesse trappole senza necessariamente rinnegare l&#8217;evoluzione degli ultimi anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Agli adulti va il primo compito, quello di rimettersi in gioco. Non sarebbe onesto delegare completamente la soluzione del problema alle nuove generazioni nascondendosi dietro all&#8217;alibi di mancate competenze tecniche e a discutibili definizioni di &#8220;nativi pi\u00f9 o meno digitali&#8221;. Vale la pena di osservare con nuova curiosit\u00e0 dove ci troviamo e di conseguenza dove stanno crescendo i nostri figli. Non fuggire, limitandosi a criticare e a confrontare presente e passato. Questo nuovo mondo va affrontato con coraggio, anche se tutto ci\u00f2 richiede ancora fatica e duro lavoro. Dobbiamo farlo per noi e per loro, perch\u00e8 possano usare la nostra esperienza come un ponte tra il vecchio e il nuovo. E&#8217; vero, la partita della vita ora la stanno giocando loro, ma in questa metafora sportiva i genitori non sono seduti sugli spalti come impotenti spettatori. Il loro posto \u00e8 a bordo campo, il loro ruolo quello di allenatori non solo durante la sfida finale ma tutti i giorni, ad ogni allenamento. Stimoliamo i nostri figli ad osservare il loro ambiente, a farsi delle domande, ma sopratutto, invitiamoli ad ascoltarsi con attenzione per insegnargli a cogliere i messaggi del loro corpo e della loro anima. Sensazioni ed emozioni superano ogni manipolazione e vengono a noi se siamo preparati ad accoglierle e a dare loro importanza e significato. Agio e disagio, benessere e dolore devono diventare il timone della nostra e della loro nave. Possiamo diventare grandi compagni di viaggio delle giovani generazioni in un mondo che \u00e8 sempre nuovo e da esplorare, crescendo con loro e mai al posto loro altrimenti il rischio \u00e8 quello di diventare l&#8217;ennesimo e subdolo limite alla loro libert\u00e0 di essere. In questo coraggioso atto di rimettersi di nuovo in gioco, seppur con nuovi ruoli e competenze, possiamo esser per loro un grande esempio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(di Glenda Cappello) Gli adulti si domandano spesso perch\u00e9, per le nuove generazioni, sia cos\u00ec facile farsi conquistare dalla moda, dalla corsa al dispositivo elettronico di ultima generazione o dall&#8217;eccentrico <\/p>\n","protected":false},"author":1377,"featured_media":5265,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_bbp_topic_count":0,"_bbp_reply_count":0,"_bbp_total_topic_count":0,"_bbp_total_reply_count":0,"_bbp_voice_count":0,"_bbp_anonymous_reply_count":0,"_bbp_topic_count_hidden":0,"_bbp_reply_count_hidden":0,"_bbp_forum_subforum_count":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[10,5,905,1,52],"tags":[],"class_list":["post-5263","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-rubriche-economiche","category-fascicoli","category-numero-di-giugno-2014","category-news","category-persona-e-citta"],"translation":{"provider":"WPGlobus","version":"3.0.2","language":"es","enabled_languages":["it","en","es"],"languages":{"it":{"title":true,"content":true,"excerpt":false},"en":{"title":false,"content":false,"excerpt":false},"es":{"title":false,"content":false,"excerpt":false}}},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/510177_60016739.jpg?fit=2560%2C1920&ssl=1","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p9CRXF-1mT","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5263","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1377"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=5263"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5263\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5264,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5263\/revisions\/5264"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/wp-json\/wp\/v2\/media\/5265"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=5263"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=5263"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=5263"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}