{"id":5382,"date":"2014-07-03T13:56:12","date_gmt":"2014-07-03T11:56:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.economiaediritto.it\/?p=5382"},"modified":"2014-07-03T13:56:12","modified_gmt":"2014-07-03T11:56:12","slug":"transfer-pricing-conflitto-dinteressi-prezzi-di-mercato-e-prezzi-di-equilibrio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/transfer-pricing-conflitto-dinteressi-prezzi-di-mercato-e-prezzi-di-equilibrio\/","title":{"rendered":"Transfer Pricing: Conflitto d\u2019Interessi, Prezzi di Mercato e Prezzi di Equilibrio"},"content":{"rendered":"<p><strong>(di Alessio Rombolotti)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I fenomeni di globalizzazione e concentrazione conferiscono sempre pi\u00f9 rilevanza alle transazioni intragruppo, che assumono sempre pi\u00f9 peso sulla ricchezza prodotta. Indipendentemente dalla questione fiscale vi sono importanti motivi, per gli economisti, per gli istituti di statistica e per i gruppi multi-business, di studiare e capire l\u2019economia e la funzione del <em>transfer pricing<\/em>, a tale riguardo teoria e pratica non sono certo in accordo. Se ci chiediamo quale sia il \u201ccorretto\u201d <em>transfer price<\/em> la prassi e i regolamenti ci dicono che \u00e8 il prezzo corrente di mercato, ma se invece di definire \u201cquale\u201d sia il <em>transfer price<\/em> corretto cercassimo di definirlo in relazione alla \u201cfunzione\u201d che svolge ?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attualmente vi sono tre indirizzi di pensiero relativi alla definizione del \u201ccorretto\u201d prezzo di trasferimento. Il primo sostiene che il prezzo applicato alle transazioni intragruppo debba essere pari al costo marginale del fornitore del bene o servizio, anche se \u00e8 quasi impossibile che le condizioni poste dalla teoria economica si verifichino nella realt\u00e0, i.e. concorrenza perfetta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo indirizzo sostiene che il <em>transfer price <\/em>debba essere negoziato fra le parti. In particolare esso stabilisce che la base del prezzo sia il costo marginale, al quale deve essere aggiunto il costo-opportunit\u00e0 di effettuare la transazione. Il costo-opportunit\u00e0 \u00e8 rappresentato dal fatto che se un bene viene trasferito dalla consociata A alla consociata B, la consociata A perde l\u2019opportunit\u00e0 di acquisire il margine derivante dalla vendita diretta sul mercato. La capacit\u00e0 produttiva libera, che le consociate fornitrici hanno in in dato momento, determina il costo-opportunit\u00e0 e quindi definisce il prezzo di trasferimento utilizzato. Seguendo questa logica \u00e8 necessario che le parti coinvolte negozino fra loro per determinare il prezzo <em>intercompany<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il terzo indirizzo, quello adottato dai regolamenti internazionali e dalle amministrazioni finanziarie, dice che il prezzo intragruppo deve essere <em>arm\u2019s length<\/em>, comunemente inteso come \u201cprezzo corrente di mercato\u201d, anche se in effetti le due nozioni non coincidono. Ovviamente questa definizione \u00e8 vaga, di prezzi di mercato ce ne sono tanti cos\u00ec come ci sono svariati casi di imprese soggette a rettifiche dell\u2019imponibile senza aver avuto nessun intento evasivo, che sono convinte, <em>benchmark<\/em> alla mano, di aver applicato alle transazioni <em>intercompany <\/em>i prezzi correnti di mercato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nessuno di questi indirizzi prende in considerazione la funzione che assolve il prezzo di trasferimento: l\u2019allocazione del margine fra le diverse consociate del gruppo. Inoltre, se chiediamo che questa allocazione sia \u201ccorretta\u201d dobbiamo evitare gli effetti \u201cdistorsivi\u201d che i prezzi, anche quelli di mercato, possono avere sul reddito. Se siamo d\u2019accordo che la contabilit\u00e0 interna serva ad allocare correttamente i profitti fra le diverse consociate del gruppo \u00e8 immediato verificare che i prezzi di trasferimento utilizzati dalla contabilit\u00e0 interna e quelli utilizzati a scopo fiscale devono essere gli stessi, un <em>transfer price<\/em> che alloca correttamente il margine della transazione non pone un conflitto d\u2019interessi. Quindi cerchiamo una definizione di prezzo intragruppo che rispetti la funzione che tale prezzo deve svolgere, questo vuol dire slegarci dalla contingenza del livello del prezzo corrente di mercato, infatti per diverse ragioni un prezzo di mercato potrebbe essere un fattore distorsivo di quello che potremmo chiamare \u201cprofitto normale\u201d. Un esempio di effetto distorsivo l\u2019abbiamo vissuto quando nel 2008\/2009 il mercato delle <em>mortgage-backed securities<\/em> si congel\u00f2, n\u00e9 si comprava n\u00e9 si vendeva, e la Banca Centrale americana dovette intervenire comprando ad un ipotetico prezzo di mercato quei titoli che un mercato non avevano pi\u00f9. Molte istituzioni finanziarie americane erano in fallimento tecnico in quel periodo. Un altro esempio, meno vistoso, \u00e8 offerto dall\u2019ossido di titanio, i cui prezzi crebbero esponenzialmente per carenza di disponibilit\u00e0 del prodotto ed esempi di questo tipo sono talmente numerosi che non possiamo certo parlare di situazioni straordinarie. In definitiva, ogni volta che si verifica uno shock, anche di modesta intensit\u00e0, sulla domanda o sull\u2019offerta di un bene o un servizio, si attiva un fattore distorsivo del margine che a sua volta produce una sopra\/sottovalutazione del profitto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma qual\u2019\u00e8 il prezzo maggiormente adatto ad una corretta allocazione dei profitti ? E\u2019 il prezzo di equilibrio del mercato in condizioni reali, ovvero non in regime di perfetta concorrenza. Pur essendo un\u2019astrazione, il prezzo di equilibrio, o meglio l\u2019intervallo in cui pu\u00f2 variare tale prezzo, offre un punto di riferimento relativamente stabile. Ragioniamo sulla dinamica di mercato nei due casi in cui i prezzi correnti siano sopra o sotto il punto di equilibrio: se siamo sopra vuol dire che l\u2019offerta \u00e8 maggiore della domanda e quindi il movimento dei prezzi \u00e8 in discesa. In questo scenario i prezzi di mercato producono una sopravvalutazione del margine, sopravvalutazione che diminuisce man mano che il prezzo scende e si avvicina al punto di equilibrio; quando invece siamo sotto il punto di equilibrio la domanda \u00e8 maggiore dell\u2019offerta e il movimento dei prezzi \u00e8 in salita. In questo scenario i prezzi producono una sottovalutazione del margine, che si riduce di entit\u00e0 man mano che i prezzi salgono verso il punto di equilibrio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ovviamente la tesi che ho proposto deve e pu\u00f2 essere supportata da un ragionamento rigoroso e comunque offre diversi spazi di critica, ma il mio intento era quello di portare l\u2019attenzione del lettore su una definizione di <em>transfer price<\/em> che risolva il conflitto d\u2019interessi e che permetta di mitigare il rischio fiscale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(di Alessio Rombolotti) I fenomeni di globalizzazione e concentrazione conferiscono sempre pi\u00f9 rilevanza alle transazioni intragruppo, che assumono sempre pi\u00f9 peso sulla ricchezza prodotta. 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