{"id":5449,"date":"2014-08-01T00:24:51","date_gmt":"2014-07-31T22:24:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.economiaediritto.it\/?p=5449"},"modified":"2014-08-01T00:24:52","modified_gmt":"2014-07-31T22:24:52","slug":"i-principi-unidroit-dei-contratti-commerciali-internazionali-uno-strumento-innovativo-di-regolamentazione-del-commercio-internazionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/i-principi-unidroit-dei-contratti-commerciali-internazionali-uno-strumento-innovativo-di-regolamentazione-del-commercio-internazionale\/","title":{"rendered":"I Principi UNIDROIT dei contratti commerciali internazionali: uno strumento innovativo di regolamentazione del commercio internazionale"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(di Daniele de Carolis)<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo contributo ha la finalit\u00e0 di presentare ad un pubblico di non specialisti i Principi UNIDROIT quale strumento innovativo per la regolamentazione dei contratti internazionali. Per comprendere appieno l\u2019importanza ed il carattere innovativo di questo strumento, \u00e8 preliminarmente necessario svolgere alcune brevi osservazioni circa le problematiche connesse al diritto del commercio internazionale e alla necessit\u00e0 di una sua armonizzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le problematiche connesse alla regolamentazione del diritto del commercio internazionale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 un fatto ormai noto a tutti che il fenomeno della globalizzazione economica, e cio\u00e8 della sempre pi\u00f9 crescente interconnessione tra i mercati, le imprese e gli individui di ogni parte del globo, ha ridotto gli ostacoli allo scambio delle merci, dei capitali e dei servizi oltre i confini nazionali: ci\u00f2 ha favorito l\u2019emergere di una sempre pi\u00f9 crescente serie di transazioni internazionali e transnazionali, che coprono una gran parte del pianeta. Questo sviluppo senza precedenti di transazioni internazionali e transazionali pone un serio problema di regolamentazione, in quanto queste transazioni continuano ad essere in gran parte regolate dagli ordinamenti nazionali, i quali sono spesso inadeguati rispetto alle particolari caratteristiche del commercio internazionale. I vari ordinamenti nazionali sono infatti stati concepiti per essere applicati alle sole transazioni nazionali, che presentano differenti caratteristiche rispetto a quelle internazionali. Ad esempio, le distanze sia geografiche che culturali tra le parti ed il periodo di tempo necessario per la conclusione del contratto nelle transazioni internazionali sono spesso divergenti rispetto alle transazioni nazionali. Ma soprattutto, le transazioni internazionali richiedono regole specifiche per far fronte ad eventi che pi\u00f9 tipicamente si manifestano nell\u2019ambito del commercio internazionale, come ad esempio la necessit\u00e0 di ottenere una licenza all\u2019importazione o esportazione di merci, servizi o capitali e la necessit\u00e0 di regolamentare gli effetti conseguenti al bando all\u2019esportazione o all\u2019importazione o alla svalutazione della moneta. Inoltre, la coesistenza di una pluralit\u00e0 di ordinamenti nazionali potenzialmente applicabili alle transazioni internazionali pone il problema del cosiddetto \u201cconflitto tra leggi\u201d, cio\u00e8 il problema di stabilire quale ordinamento sia effettivamente applicabile alla transazione. Questo problema viene gestito in modo alquanto inadeguato dal cosiddetto diritto internazionale privato , il quale, in assenza di una scelta tra le parti, identifica una serie di criteri per la scelta della legge applicabile, quali la prestazione caratteristica del contratto \u201cla legge con cui la transazione ha il collegamento pi\u00f9 prossimo, che lasciano un intollerabile margine di arbitrio all\u2019interprete.. Non a caso, l\u2019applicazione di questi criteri \u00e8 stata definita un salto nel buio, in relazione alla loro oscurit\u00e0 e conseguente imprevedibilit\u00e0 circa la decisione sulla legge nazionale che effettivamente regoler\u00e0 la transazione. Si aggiunga poi che il diritto internazionale privato conduce comunque all\u2019applicazione di un diritto nazionale, che, come gi\u00e0 evidenziato, risulta spesso insoddisfacente nella regolamentazione delle transazioni internazionali; infine, bisogna considerare che, una volta che una legge nazionale applicabile \u00e8 stata identificata, pu\u00f2 spesso accadere che almeno una parte della transazione si trovi ad affrontare il costo di avere a che fare con un diritto straniero. Ci\u00f2 rappresenta evidentemente un costo, perch\u00e9 conoscere il diritto straniero \u00e8 normalmente un procedimento lungo e difficile, che richiede spessissimo di affidarsi alla consulenza di esperti locali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Date queste difficolt\u00e0, non sorprende che spesso le corti nazionali sono riluttanti ad applicare il diritto straniero, poich\u00e9 sono chiamate ad applicare un sistema che non conoscono, che \u00e8 molto difficile da accertare e che talvolta considerano persino contrario al loro senso di equit\u00e0 e giustizia. Di conseguenza, quando devono giudicare una controversia internazionale, spesso le corti nazionali applicano a parole il diritto straniero, ma in pratica finiscono per preferire le regole del foro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In conclusione sul punto, le divergenze tra i vari ordinamenti nazionali applicabili alle transazioni internazionali rappresentano un serio ostacolo allo sviluppo del commercio internazionale e di un\u2019economia sempre pi\u00f9 interconnessa e globalizzata. Tutto sarebbe pi\u00f9 semplice nel commercio internazionale se, invece di applicare divergenti ordinamenti nazionali, si potesse applicare un ordinamento genuinamente sovranazionale, i cui principi fossero i medesimi in ogni Stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019unificazione tramite strumenti legislativi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il metodo tradizionalmente seguito per risolvere questi problemi di regolamentazione delle transazioni internazionali \u00e8 stato quello dell\u2019unificazione del diritto del commercio internazionale tramite strumenti legislativi. A parte i progetti utopici di redazione di un codice uniforme del commercio internazionale, si \u00e8 tentato per lo pi\u00f9 di unificare singoli settori o singole transazioni del commercio internazionale, tramite la redazione di convenzioni internazionali. Probabilmente il tentativo pi\u00f9 riuscito in tal senso \u00e8 rappresentato dalla CISG. Questo trattato internazionale, entrato in vigore nel 1980, \u00e8 il risultato di un lavoro durato circa cinquant\u2019anni, essendo iniziato nei primi anni Trenta del secolo scorso. La CISG \u00e8 un trattato di diritto sostanziale uniforme, nel senso che prevede regole uniformi riguardanti i maggiori aspetti di uno dei pi\u00f9 importanti contratti della prassi internazionale: la vendita di beni mobili. Quando le parti contraenti risiedono in Stati contraenti, le corti nazionali non devono pi\u00f9 scegliere tra le varie leggi nazionali disciplinanti il contratto di vendita, ma applicano direttamente le regole uniformi della CISG. Ciononostante, la CISG non preclude tutti i conflitti di legge legati alla vendita internazionale, poich\u00e9 il suo scopo di applicazione \u00e8 limitato ad un particolare tipo di vendita (la vendita di beni mobili); inoltre, non copre tutti gli aspetti concernenti la vendita internazionale di beni mobili, essendo molti aspetti come le questioni legate alla validit\u00e0 del contratto, esclusi dal suo ambito. Per questa ragione, gi\u00e0 a partire dal momento della sua conclusione, si \u00e8 ammesso che questo trattato non era in grado di risolvere molti dei problemi legati alla regolamentazione del commercio internazionale. In particolare, i difetti della CISG hanno confermato lo scetticismo circa la possibilit\u00e0 di includere in un unico e coerente testo legislativo tutte le regole concernenti il diritto del commercio internazionale. Come infatti il limitato ambito di applicazione della CISG dimostra, l\u2019unificazione per mezzo di trattati internazionali \u00e8 risultata essere un processo frammentario, in grado di elaborare regole uniformi solo per determinati tipi di transazioni (oltre alla vendita di beni mobili, vi sono convenzioni internazionali ad esempio in materia di agenzia, factoring, leasing)o per certi aspetti legati a particolari tipi di transazioni (ad esempio, il regime di responsabilit\u00e0 in materia di contratto di trasporto di merci). Poich\u00e9 dunque le convenzioni internazionali hanno natura necessariamente frammentaria e nessuna di esse costituisce una codificazione generale del diritto del commercio internazionale, esse non sono in grado di escludere il ricorso in via supplementare ai diritti nazionali ed al sistema del diritto internazionale privato. Ma ci\u00f2 che ancora pi\u00f9 conta, troppo spesso il lento e macchinoso processo di redazione delle convenzioni internazionali si \u00e8 rivelato \u201cuna fatica di Sisifo\u201d: molte convenzioni sono infatti rimaste lettera morta a causa del mancato raggiungimento del numero minimo di ratifiche per entrare in vigore, oppure sono rimaste semplicemente inapplicate dalla maggior parte degli Stati. Infine, le convenzioni internazionali hanno mostrato una limitata capacit\u00e0 di adattamento ai continui sviluppi del commercio internazionale. In un contesto come quello dei mercati globalizzati, caratterizzato da rapidi e continui cambiamenti, il bisogno di adattare le regole emerge continuamente e pertanto il processo lento e macchinoso di modifica delle convenzioni internazionali non \u00e8 in grado di stare al passo con questo continuo bisogno di aggiornamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In conclusione, l\u2019unificazione del diritto del commercio internazionale per mezzo di convenzioni internazionali ha portato in molti casi al risultato paradossale di esasperare le divergenze piuttosto che condurre ad una convergenza tra gli ordinamenti nazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019armonizzazione tramite strumenti non legislativi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proprio per far fronte agli inconvenienti causati dall\u2019unificazione tramite convenzioni internazionali, in anni pi\u00f9 recenti si \u00e8 andato affermando un approccio differente alla regolamentazione del diritto internazionale. Un ridimensionamento dell\u2019efficacia del potere dei legislatori nazionali, unita alla sempre pi\u00f9 crescente consapevolezza della necessit\u00e0 di coinvolgere gli operatori economici nel processo di armonizzazione, ha portato all\u2019affermazione dell\u2019idea che la regolamentazione del diritto del commercio internazionale potesse essere in parte effettuata anche tramite strumenti non legislativi. Si \u00e8 cos\u00ec intensificato il fenomeno della cosiddetta privatizzazione dell\u2019attivit\u00e0 legislativa: gli operatori del commercio internazionale hanno cio\u00e8 cominciato a sviluppare in via sempre pi\u00f9 autonoma le loro regole uniformi applicabili alle transazioni internazionali. Ci\u00f2 ha portato all\u2019elaborazione di un\u2019ampia variet\u00e0 di condizioni generali di contratto, codici di condotta, modelli contrattuali adottati a livello globale dalle varie associazioni professionali ed imprenditoriali sulla base delle consuetudini commerciali vigenti e concernenti specifiche tipologie di transazioni commerciali. Questi sistemi di regole uniformi sono oramai divenuti cos\u00ec raffinati e dettagliati, che essi finiscono in molti casi per costituire di fatto dei veri e propri codici completi e sistematici al pari di quelli nazionali. Anzi, in molti casi essi appaiono addirittura pi\u00f9 completi e dettagliati dei codici nazionali, in quanto si focalizzano soltanto su una particolare tipologia di transazione. Nonostante la loro cruciale importanza nella regolamentazione del commercio internazionale, questi sistemi di regole uniformi sono tuttavia affetti da un considerevole inconveniente. Sebbene essi possano costituire un efficace mezzo di regolamentazione per le transazioni tra membri della stessa comunit\u00e0, in tutti gli altri casi appaiono come uno strumento sbilanciato verso una sola parte della transazione, in quanto riflettono chiaramente gli interessi di un particolare settore commerciale. Ci\u00f2 infatti conduce frequentemente alla cosiddetta \u201cbattle of the forms\u201d nelle controversie internazionali, in cui ciascuna parte pretende di far valere le proprie condizioni contrattuali uniformi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I Principi Unidroit come strumento di soft law<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al fine di far fronte a questa situazione di armonizzazione frammentata attraverso lo sviluppo di consuetudini commerciali settoriali, un numero di organizzazioni internazionali indipendenti ha preso l\u2019iniziativa di elaborare strumenti di armonizzazione pi\u00f9 bilanciati nel contenuto e con un ambito di applicazione prettamente internazionale; in altre parole, strumenti redatti in modo tale da essere intesi in maniera sostanzialmente uniforme da chiunque li applichi. Questi strumenti sono comunemente conosciuti con il nome di soft law: si tratta di insiemi di regole non vincolanti redatti da organizzazioni internazionali o associazioni commerciali, basati su pratiche commerciali esistenti e che le parti possono incorporare nei loro contratti. Gli esempi pi\u00f9 noti sono costituiti dalle Regole Uniformi e Consuetudini sui Crediti Documentali e gli Incoterms, entrambi redatti dalla Camera di Commercio Internazionale, nonch\u00e9, come vedremo pi\u00f9 dettagliatamente nel prossimo paragrafo, i Principi Unidroit.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I Principi UNIDROIT si possono dunque collocare nell\u2019ambito degli strumenti del cosiddetto soft law, concepiti dalle organizzazioni internazionali per far fronte all\u2019inconveniente dell\u2019armonizzazione settoriale del diritto del commercio internazionale. A seguito del proliferare di convenzioni, termini contrattuali uniformi, raccolte di consuetudini internazionali, che hanno natura frammentaria e ambito di applicazione limitato, si \u00e8 sentito infatti il bisogno di un corpo generale di principi a cui far ricorso per l\u2019interpretazione ed il coordinamento dei singoli strumenti di diritto uniforme. In questo scenario, i Principi Unidroit rappresentano uno strumento \u00a0innovativo, che appunto pu\u00f2 fornire questo quadro generale di riferimento per un\u2019armonizzazione pi\u00f9 coerente del diritto del commercio internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I Principi Unidroit sui Contratti Commerciali Internazionali sono stati redatti dall\u2019Istituto Internazionale per l\u2019Unificazione del Diritto (Unidroit), un\u2019 istituzione delle Nazioni Unite con sede a Roma il cui scopo principale \u00e8 quello di elaborare strumenti per armonizzare e coordinare il diritto privato ed, in particolare, il diritto commerciale degli Stati. I Principi Unidroit sono essenzialmente una raccolta di principi comuni tra i principali ordinamenti nazionali esistenti e conformi alle particolari esigenze dei contratti commerciali internazionali. Pubblicati per la prima volta nel 1994 (e revisionati nel 2004 e nel 2010), essi si applicano esclusivamente ai contratti commerciali internazionali, e cio\u00e8 i contratti internazionali tra imprenditori e pertanto non trovano applicazione nelle transazioni tra consumatori e tra imprenditori e consumatori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I Principi Unidroit sono uno strumento innovativo innanzitutto perch\u00e9 non rientrano in nessuna delle tradizionali categorie di strumenti giuridici che sono finora stati concepiti a livello internazionale. Non sono n\u00e9 semplici termini contrattuali uniformi e n\u00e9 sono stati redatti in forma di trattato internazionale: non hanno infatti forza vincolante e trovano dunque applicazione nella pratica soltanto in virt\u00f9 della loro forza persuasiva. Essi sono stati redatti sul modello del Restatement americano , tanto da poter esser considerati una forma di Restatement dei contratti a livello globale. Il restatement \u00e8 uno strumento di armonizzazione tipico del sistema giuridico americano, creato al fine di superare le incertezze e le complessit\u00e0 causate dalla compresenza di differenti ordinamenti statali, ciascuno costituente un\u2019autonoma fonte di diritto. Tecnicamente, il Restatement consiste in una raccolta di regole provenienti dai vari ordinamenti statali e riproposte in un ordine sistematico; tuttavia, il suo scopo non \u00e8 soltanto quello di risistemare in maniera pi\u00f9 coerente il diritto esistente, ma anche quello di promuovere quelle modifiche nei vari ordinamenti statali che possano produrre ulteriore semplificazione e adattamento ai bisogni della societ\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sebbene traggano origine in due differenti contesti, sia i Principi Unidroit che il Restatement americano appaiono diretti verso il medesimo obiettivo: superare le incertezze e le complessit\u00e0 causate dalla compresenza di differenti ordinamenti nazionali applicabili alle transazioni internazionali. Come il Restatement americano, anche i Principi Unidroit rappresentano una combinazione di tradizione e innovazione. In assenza di una soluzione comune tra gli ordinamenti nazionali, le varie regole sono state redatte infatti secondo un approccio \u201cbest rule\u201d, e cio\u00e8 privilegiando la soluzione maggiormente corrispondente ai bisogni del commercio internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La seconda caratteristica che rende i Principi Unidroit uno strumento particolarmente innovativo nel contesto dell\u2019armonizzazione del diritto del commercio internazionale \u00e8 il loro valore di soft law. Sebbene redatti come regole giuridiche astratte, i Principi Unidroit non sono stati redatti in forma di trattato internazionale o legge modello da sottoporre agli Stati per essere trasformata in legge nazionale. Essi costituiscono una fonte di soft law, e cio\u00e8 una serie di principi contrattuali senza una forza vincolante diretta, l\u2019applicazione dei quali dipende esclusivamente dal loro valore persuasivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, i Principi Unidroit costituiscono uno strumento innovativo in ragione della loro neutralit\u00e0, nel senso che essi non riflettono n\u00e9 privilegiano le regole di nessun ordinamento nazionale specifico, ma, ove possibile, cercano di riflettere le regole comuni ai principali sistemi nazionali. Ci\u00f2 presuppone un contenuto pi\u00f9 bilanciato, che appunto non propende per nessun ordinamento nazionale particolare. Di conseguenza, nell\u2019applicarli alle controversie internazionali, i giudici potranno pi\u00f9 agevolmente ricercare una soluzione uniforme e internazionalmente accettata al caso concreto . Inoltre, le parti, nel decidere la legge applicabile al contratto, saranno sempre meno dipendenti da un particolare sistema nazionale che potrebbe risultare sconosciuto o meno familiare ad almeno una di esse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il vantaggio pi\u00f9 significativo che i Principi Unidroit presentano rispetto alle convenzioni internazionali \u00e8 la loro flessibilit\u00e0 e cio\u00e8 la loro possibilit\u00e0 di essere impiegati per una variet\u00e0 di scopi differenti. Come sancito nel Preambolo e come si vedr\u00e0 pi\u00f9 nel dettaglio nei prossimi paragrafi, i Principi Unidroit possono essere impiegati in sei differenti contesti: come sistema di regole applicabili al contratto ed espressamente scelto dalle parti; come lex contractus quando le parti non hanno espresso alcuna scelta circa la legge applicabile; come fonte di principi generali di diritto o lex mercatoria; come mezzo per interpretare strumenti di diritto uniforme; come mezzo per interpretare la legge nazionale e come modello per i legislatori nazionali ed internazionali. Inoltre, la prassi ha identificato ulteriori possibilit\u00e0 applicative per i Principi Unidroit, la pi\u00f9 importante delle quali \u00e8 costituita dall\u2019uso come guida per la redazione dei contratti internazionali. Va infine menzionato che nel 2013 l\u2019Unidroit ha elaborato una serie di clausole modello che hanno lo scopo di chiarire con pi\u00f9 precisione in che modo i Principi possono essere applicati al contratto, facilitando cos\u00ec la loro diffusione presso gli operatori economici. Esse si suddividono in quattro categorie a seconda dei vari usi che le parti intendono fare dei Principi: le clausole che esprimono la scelta dei Principi come legge regolatrice del contratto, le clausole che incorporano i Principi come termini del contratto, le clausole che si riferiscono ai Principi come strumento di interpretazione della CISG e quelle che si riferiscono ai Principi come strumento interpretativo del diritto nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La struttura e i contenuti essenziali dei Principi Unidroit<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I principi unidroit nella loro versione pi\u00f9 recente (2010) sono costituiti da un Preambolo, in cui sono elencati i principali modi in cui essi possono essere applicati nella prassi, e 211 articoli suddivisi in undici capitoli. Gli articoli, le cosiddette black-letter rules, appaiono redatti come disposizioni generali ed astratte tipiche degli ordinamenti contrattuali nazionali o dei trattati internazionali; tuttavia, diversamente dagli ordinamenti nazionali e dai trattati internazionali, ciascun articolo \u00e8 accompagnato da un commentario e, ove appropriato, da illustrazioni che forniscono esemplificazioni su come ciascuna regola pu\u00f2 essere applicata nella prassi. I commentari e le illustrazioni sono parte integrante dei principi e sono stati concepiti come elementi fondamentali per la loro interpretazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il contenuto dei principi unidroit pu\u00f2 essere sintetizzato in quattro idee fondamentali di fondo: la libert\u00e0 contrattuale, il principio di buona fede, l\u2019apertura agli usi contrattuali, ed il favor contractus. Il principio di libert\u00e0 contrattuale \u00e8 previsto dalll\u2019art 1.1 e comprende sia la libert\u00e0 di concludere contratti con qualsiasi soggetto, indipendentemente dal suo status e la sua nazionalit\u00e0, che la libert\u00e0 di determinare il contenuto del contratto, salvo l\u2019applicazione delle regole imperative. L\u2019enunciazione del principio di buona fede, contenuto nell\u2019art. 1.7, \u00e8 di fondamentale importanza poich\u00e9 una delle idee principali connesse alla redazione dei Principi \u00e8 quella di diffondere nel pi\u00f9 ampio modo possibile condizioni giuste ed eque nelle transazioni internazionali. Questo principio \u00e8 poi ulteriormente specificato in numerosi altri articoli dei Principi, che coprono tutti gli aspetti della vicenda contrattuale, dalle negoziazioni, all\u2019interpretazione e all\u2019esecuzione del contratto. Il principio di buona fede \u00e8 cos\u00ec ampiamente riconosciuto nei Principi Unidroit che esso pu\u00f2 addirittura limitare l\u2019altra fondamentale idea di fondo, e cio\u00e8 la libert\u00e0 contrattuale. Ci\u00f2 \u00e8 riconosciuto nell\u2019art. 1.7(2), il quale conferisce al dovere di buona fede carattere imperativo, che non pu\u00f2 dunque essere escluso o limitato dall\u2019accordo delle parti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un\u2019altra essenziale caratteristica dei Principi Unidroit \u00e8 il ruolo centrale svolto dagli usi e le pratiche commerciali nella determinazione dei diritti e degli obblighi delle parti. Ci\u00f2 in quanto i Principi Unidroit intendono fornire un sistema di regole sufficientemente flessibile, da permetterne il costante adattamento alle sempre mutevoli condizione tecniche ed economiche del commercio internazionale. Come infatti previsto dall\u2019art 1.9, le parti sono legate non solo da qualsiasi uso che esse hanno espressamente concordato tra di loro, ma anche da qualunque altro uso che \u00e8 ampiamente conosciuto e regolarmente osservato nel particolare settore commerciale in questione, salvo che l\u2019applicazione di tale uso risulti irragionevole. Gli usi devono inoltre essere tenuti in conto nell\u2019interpretazione del contratto (art. 4.3) e nella determinazione delle obbligazione implicite del contratto (art. 5.1.2).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molte disposizioni dei Principi sono infine ispirate all\u2019idea del favor contractus, e cio\u00e8 la necessit\u00e0 di preservare il contratto ove possibile, limitando il numero dei casi in cui la sua esistenza e validit\u00e0 possono essere messe in discussione o in cui esso possa essere risolto prima del tempo. Ad esempio, l\u2019art 2.1.1 sovverte il tradizionale procedimento di formazione del contratto, stabilendo che esso \u00e8 concluso con il mero accordo delle parti, a prescindere da ogni ulteriore elemento. In questo modo, tale disposizione prescinde da tutta una serie di ulteriori requisiti, come la causa o la consegna del bene nei contratti reali, che sono considerati essenziali per la valida formazione del contratto in molti orientamenti nazionali. Un\u2019altra importante disposizione in tal senso \u00e8 quella dell\u2019art. 2.1.22 sul conflitto tra clausole standard, che risolve un problema molto frequente nella pratica commerciale, la cosiddetta battle of the forms , cio\u00e8 la situazione in cui, durante le negoziazioni, entrambe le parti si scambiano clausole contrattuali standard contrastanti tra loro. Questo conflitto \u00e8 risolto stabilendo che il contratto \u00e8 concluso sulla base delle clausole standard coincidenti nella sostanza e non confliggenti tra loro (la cosiddetta knock-out rule).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I Principi Unidroit come guida per la redazione dei contratti internazionali<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sebbene non previsto originariamente nel Preambolo, l\u2019uso dei Principi come guida nei contratti internazionali \u00e8 divenuto nei fatti uno delle applicazioni pi\u00f9 frequenti nella prassi applicativa. In particolare, l\u2019uso dei Principi nella redazione e negoziazione dei contratti pu\u00f2 servire a due scopi: essi possono in primo luogo rappresentare uno strumento per superare le barriere linguistiche ed in secondo luogo possono aiutare la parti ad identificare le maggiori questioni giuridiche nel corso della negoziazione e suggerire possibili soluzioni. Le parti di un contratto internazionale appartengono per definizione a Stati differenti e possono pertanto frequentemente incontrare difficolt\u00e0 nel comunicare tra di loro, in quanto ciascuna di esse utilizza una terminologia tecnica che deriva dal proprio sistema giuridico nazionale . in tal senso, i Principi possono costituire un glossario in grado di fornire una definizione uniforme dei maggiori termini giuridici e che \u00e8 disponibile nelle maggiori lingue del mondo. Essi sono stati infatti redatti in cinque lingue ufficiali (inglese, francese, tedesco, italiano e spagnolo) e sono inoltre disponibili traduzioni non ufficiali in altre nove lingue (arabo, cinese, greco, ungherese, giapponese, persiano, portoghese, russo, ucraino). In secondo luogo, e specialmente nei casi in cui alle parti mancano le conoscenze e l\u2019esperienza necessarie per condurre una negoziazione contrattuale a livello internazionale, i Principi possono rappresentare una checklist delle questioni pi\u00f9 importanti da affrontare ed offrire altres\u00ec ipotesi di possibili soluzioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I Principi Unidroit come modello per il legislatore nazionale ed internazionale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019uso dei Principi come modello per il legislatore nazionale ed internazionale \u00e8 stato finora il modo pi\u00f9 significativo in cui essi sono stati impiegati. Soprattutto in quegli Stati in cui era in corso un processo di transizione verso un\u2019economia di mercato (Cina e Federazione Russa sopra tutti) i Principi Unidroit sono stati utilizzati come una delle fonti pi\u00f9 importanti ed autorevoli per la redazione di un sistema contrattuale conforme agli standard internazionali. Ma i Principi sono stati utilizzati anche come fonte di ispirazione nelle pi\u00f9 recenti riforme legislative nei paesi occidentali: ad esempio, nella riforma del diritto tedesco delle obbligazioni e nelle riforme dei codici civili olandese e spagnolo. A livello internazionale, l\u2019impiego pi\u00f9 significativo dei Principi \u00e8 costituito dalla legge uniforme sul diritto contrattuale, un ambizioso progetto di trattato internazionale redatto dall\u2019OHADA, l\u2019Organizzazione per l\u2019Armonizzazione del Diritto degli Affari in Africa che comprende diciassette Stati dell\u2019Africa centrale e occidentale e avente per oggetto la codificazione della parte generale del diritto dei contratti, che, una volta concluso, sar\u00e0 direttamente applicabile in tutti gli Stati membri di questa organizzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I Principi Unidroit come legge del contratto scelta dalle parti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante l\u2019esiguo numero di casi pratici in proposito, l\u2019applicazione dei Principi come legge del contratto scelta dalle parti ha dato luogo ad una considerevole mole di letteratura, a causa delle numerose ed interessanti implicazioni teoriche che questa questione comporta. Tuttavia, il maggior ostacolo all\u2019applicazione dei Principi come lex contractus interamente sostitutiva della legge contrattuale altrimenti applicabile \u00e8 costituito dal fatto che essi non rappresentano un sistema completo di diritto contrattuale, con la conseguenza che tutta una serie di questioni come la capacit\u00e0 delle parti sono espressamente escluse e quindi rimangono regolate dal diritto nazionale. Per ovviare a questo inconveniente, assumono rilevanza a tal proposito due delle clausole modello suggerite nel 2013 dall\u2019Unidroit,. La prima raccomanda alle parti che intendano optare per i Principi Unidroit come legge del contratto di specificare che &lt;&lt;il contratto sar\u00e0 regolato dai Principi Unidroit e, per le questioni non coperte da tali Principi, dalla legge dello Stato x&gt;&gt;. L\u2019inclusione di questa clausola ha per\u00f2 suscitato perplessit\u00e0, in quanto suggerire l\u2019uso dei Principi in combinazione con il diritto nazionale sembra contrastare con l\u2019idea essenziale alla base dell\u2019elaborazione dei Principi stessi, e cio\u00e8 superare i principi legati all\u2019applicazione del diritto nazionale ai contratti internazionali e promuovere invece l\u2019uso di un sistema non nazionale di regole pi\u00f9 adeguato ai bisogni del commercio internazionale. Per tale ragione, la seconda clausola dispone chei &lt;&lt;il contratto sar\u00e0 regolato dai Principi Unidroit e, con riferimento alle questioni non regolate da tali Principi, dai principi generalmente accettati del diritto del commercio internazionale&gt;&gt;. In questo modo, invece di ricorrere al diritto nazionale per colmare le lacune dei Principi, le parti potranno far riferimento ad un sistema non nazionale di principi generalmente accettati pi\u00f9 conformi ai bisogni del diritto internazionale, senza il bisogno di ricorrere ad un particolare diritto domestico. Tuttavia, anche questa soluzione presenta il notevole problema di stabilire quali siano in concreto questi principi generalmente accettati del diritto del commercio internazionale. Questo problema sar\u00e0 oggetto di esame nel prossimo paragrafo, in cui verr\u00e0 esaminato l\u2019uso dei Principi Unidroit come fonte di principi generali di diritto o di lex mercatoria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I Principi Unidroit come fonte di principi generali di diritto o di lex mercatoria<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Talvolta le parti non riescono a concordare sulla scelta di una legge nazionale regolatrice del contratto internazionale e pertanto si limitano a stabilire che esso sar\u00e0 governato dai principi di diritto generalmente accettati, dalla lex mercatoria, dalle consuetudini e usi del commercio internazionale, dai principi comuni alle leggi nazionali delle parti e cos\u00ec via. Qualunque sia l\u2019espressione usata, l\u2019intento comune delle parti in questi casi \u00e8 quello di internazionalizzare il regime giuridico del contratto ed evitare l\u2019applicazione di un diritto nazionale. Nella pratica arbitrale, questa particolare scelta delle parti \u00e8 sovente chiamata \u201cscelta negativa\u201d: una situazione in cui cio\u00e8 si presume che le parti abbiano escluso, per tacito accordo, l\u2019applicazione di ogni legge nazionale ed autorizzato di conseguenza il tribunale arbitrale a decidere sulla base di fonti giuridiche non nazionali. Questa situazione \u00e8 possibile, in quanto i tribunali arbitrali, contrariamente alle corti nazionali, non sono necessariamente vincolati a decidere sulla base di leggi nazionali. La maggior parte delle leggi arbitrali nazionali, infatti, autorizzano il tribunale arbitrale, in mancanza di una scelta di una specifica legge nazionale fatta dalle parti, a decidere la controversia sulla base delle regole di diritto (rules of law) che considerano pi\u00f9 appropriate. E l\u2019espressione rules of law \u00e8 comunemente interpretata come un\u2019autorizzazione ad applicare alla controversia regole che non appartengono a nessun sistema giuridico nazionale specifico, ma sono di carattere transnazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ciononostante, il contenuto esatto e la natura di questi principi generali di diritto sono altamente controversi. Al fine di ridurre la vaghezza di questo concetto, sarebbe auspicabile ricorrere ad un sistema di norme ben definito come ad esempio i Principi Unidroit. Tuttavia, la possibilit\u00e0 di riconoscere i Principi Unidroit come espressione di questi principi generali di diritto \u00e8 altamente controversa e ci\u00f2 essenzialmente per due ragioni. La prima \u00e8 che non sono una codificazione di consuetudini internazionali in senso tecnico, ma solo una raccolta di regole redatte da un gruppo di esperti avente carattere non vincolante. La seconda \u00e8 che essi, come abbiamo visto, non si limitano a riflettere regole comuni o pratiche esistenti, ma propongono anche regole innovative che appaiono maggiormente conformi ai bisogni del commercio internazionale. Per tale ragione, il Preambolo puntualizza espressamente che i Principi non richiedono la diretta ed esclusiva applicabilit\u00e0 come principi generali o fonte di lex mercatoria, ma costituiscono semplicemente una delle possibili fonti cui far ricorso per determinare il contenuto di questi vaghi concetti utilizzati dalle parti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I Principi Unidroit come mezzo per interpretare ed integrare il diritto nazionale applicabile<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">UNILEX, il database compilato da Unidroit al fine di raccogliere le sentenze e i lodi arbitrali che si riferiscono ai Principi Unidroit, rivela che i Principi sono per la maggior parte utilizzati nella prassi per interpretare ed integrare il diritto nazionale applicabile: quasi due terzi dei casi riportati dimostra infatti che i Principi sono stati applicati per questo scopo. L\u2019analisi della casistica suggerisce che essi assumono essenzialmente un ruolo confermativo, e cio\u00e8 servono a dimostrare che la soluzione trovata dal giudice o dall\u2019arbitro applicando il diritto nazionale \u00e8 conforme agli standard internazionali generalmente accettati. In una decisione della corte di appello di Grenoble, ad esempio, il giudice ha ritenuto invalida una clausola generale del contratto che prevedeva una limitazione di responsabilit\u00e0, sulla base del fatto che contrastava con il principio di accettazione della piena responsabilit\u00e0 espresso nel contratto. Sebbene la conclusione del giudice si sia fondata sull\u2019applicazione del diritto francese, il giudice ha rinforzato la sua tesi, argomentando che vi era un principio di diritto del commercio internazionale, secondo cui, in caso di incompatibilit\u00e0 tra una clausola standard e una clausola non standard, quest\u2019ultima debba prevalere (Principi Unidroit art. 2.1.21) e , se nel contratto vi sono delle clausole non chiare, bisogna preferire un\u2019interpretazione contro la parte che le ha predisposte (Principi Unidroit art. 4.6).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In altri casi, il ruolo dei Principi Unidroit \u00e8 quello di spingere lo sviluppo del diritto nazionale in una particolare direzione, specialmente quando esso non offre una chiara soluzione alla questione sottesa ai fatti della controversia. In questo senso, i Principi vengono utilizzati soprattutto per promuovere l\u2019accettazione del principio di buona fede nelle giurisdizioni di common law. Ad esempio, in un caso di fronte alla Corte Federale australiana, il giudice ha dovuto decidere se era implicitamente rinvenibile un obbligo di buona fede nel diritto australiano degli appalti. Dopo aver analizzato le controverse opinioni dottrinali e giurisprudenziali in materia, la Corte ha concluso affermativamente. A supporto della sua tesi, ha argomentato che l\u2019obbligo generale di buona fede era un principio fondamentale da essere onorato in tutti i contratti internazionali, come previsto dall\u2019art 1.7 dei Principi Unidroit.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I Principi Unidroit come mezzo per interpretare ed integrare strumenti internazionali di diritto uniforme<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 generalmente riconosciuto che gli strumenti internazionali di diritto uniforme, anche dopo la loro incorporazione nei vari ordinamenti nazionali, rimangono comunque un corpo autonomo di regole che deve essere interpretato ed integrato secondo principi autonomi ed internazionalmente uniformi. Ci\u00f2 in quanto, se ciascuna corte dovesse interpretare il diritto internazionale secondo i propri criteri domestici, l\u2019uniformit\u00e0 dello stesso sarebbe severamente compromessa. Nel passato, questi principi dovevano essere identificati caso per caso dai singoli giudici: i Principi Unidroit possono ora grandemente facilitare questo loro compito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I Principi Unidroit sono stati utilizzati a questo scopo soprattutto per interpretare ed integrare la CISG. L\u2019art 7.1 della CISg stabilisce che nell\u2019interpretare la Convenzione bisogna tener conto del suo carattere internazionale e del bisogno di promuovere l\u2019uniformit\u00e0 nella sua applicazione. Basandosi su questa disposizione, l\u2019applicazione dei Principi Unidroit per interpretare ed integrare la CISG \u00e8 stata giustificata sul fatto che costituisco un\u2019espressione di quei principi generali ed uniformi internazionalmente accettati sui quali la CISG si fonda. In particolare, i Principi Unidroit sono stati utilizzati per integrare l\u2019art. 78 della CISG, il quale prevede il diritto a percepire gli interessi, ma \u00e8 silente circa il tasso applicabile e la data di decorrenza. Ad esempio, in due lodi resi dalla Corte Internazionale di Arbitrato della Camera di Commercio di Vienna, il tribunale arbitrale ha colmato la lacuna dell\u2019art 78 CISG riferendosi al tasso bancario a medio termine applicabile in riferimento alla moneta di pagamento nello Stato del creditore ed in supporto di questa decisione ha fatto espressamente riferimento all\u2019art. 7.4.9(2) dei Principi Unidroit.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019impatto dei Principi Unidroit nella pratica commerciale: quali benefici per le piccole e medie imprese?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Soltanto due istituzioni hanno finora pubblicato statistiche che misurano l\u2019impatto dei Principi Unidroit nella prassi: la Camera di Commercio Internazionale (ICC) e, ovviamente, l\u2019Unidroit. Le pi\u00f9 recenti statistiche dell\u2019ICC sono purtroppo piuttosto datate, risalendo a circa dieci anni fa: esse comunque riferiscono che, nel periodo 2002-2004, il numero totale dei lodi ICC che hanno fatto riferimento ai Principi ammonta a 54 e che nel 2005 l\u2019ICC ha ricevuto 15 nuovi casi che facevano riferimento ai Principi. Assumendo che queste statistiche sull\u2019uso dei Principi si siano mantenute costanti nel corso degli anni e considerando che il numero di lodi resi ogni anno dall\u2019ICC ammonta a circa 350-400, ne deriva che nella casistica dell\u2019ICC, i Principi Unidroit sarebbero applicati in circa il 2% dei casi. Tuttavia, queste statistiche non dicono per quali scopi i Principi Unidroit vengono pi\u00f9 frequentemente applicati. Alcune indicazioni in tal senso si ritrovano nel gi\u00e0 menzionato database Unilex. Sin dalla pubblicazione della prima edizione dei Principi nel 1994, questo database ha finora raccolto circa 380 decisioni tra sentenze e lodi arbitrali provenienti dai tribunali di ogni parte del globo. Unilex mostra che nella gran maggioranza dei casi I Principi sono utilizzati per interpretare ed integrare il diritto nazionale applicabile: circa due terzi dei casi riportati (236 su 376) si riferiscono ai Principi Unidroit utilizzati in questo senso. Il secondo uso pi\u00f9 frequente dei Principi \u00e8 come mezzo per interpretare ed integrare strumenti internazionali di diritto uniforme (60 casi di cui 50 riferiti alla CISG); i casi in cui i Principi sono stati applicati come fonte di principi generali di diritto e lex mercatoria ammontano a 20; quelli in cui sono stati applicati come raccolta di consuetudini commerciali a 15 e infine quelli in cui sono stati applicati in assenza di una scelta delle parti circa la legge regolatrice del contratto ammontano a 6. Se comunque compariamo questi dati con quelli del 2009, scopriamo che in cinque anni il numero di decisioni disponibili nel data base Unilex \u00e8 pi\u00f9 che raddoppiato (nel 2009 erano infatti circa 170 ed ora sono 376).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalla lettura di queste statistiche, si sarebbe portati a concludere che l\u2019ampia mole di studi accademici dedicati ai Principi Unidroit si trova in netto contrasto con la scarsit\u00e0 di casi riportati in cui essi hanno trovato applicazione. A vent\u2019anni dalla loro prima pubblicazione, essi sono ancora lontani dal rappresentare una completa legge regolatrice del contatto e un\u2019autentica fonte di lex mercatoria. Tuttavia, la profonda attenzione dedicata dagli studiosi ai Principi Unidroit \u00e8 in gran parte spinta dalla speranza che l\u2019esperienza passata non costituisca necessariamente una guida per il futuro e soprattutto dal fatto che, al fine di promuovere il loro uso nella pratica, un lungo e paziente lavoro di persuasione \u00e8 necessario. Questo lavoro di promozione sembra che negli ultimi anni stia cominciando a dare i frutti sperati, visto il raddoppio dei casi presenti nella banca dati Unilex degli ultimi cinque anni. Ma, evidentemente, molto rimane ancora da fare per promuovere la diffusione dei Principi nella prassi commerciale. Il limite maggiore dell\u2019attivit\u00e0 di promozione che l\u2019Unidroit ha condotto finora sembra essere quello di averla confinata ai soli circoli accademici e le grandi istituzioni internazionali come l\u2019ICC e l\u2019Uncitral. Oltre alla miriade di articoli che gli estensori dei Principi Unidroit scrivono periodicamente sulle riviste specializzate del settore, l\u2019attivit\u00e0 di promozione condotta da Unidroit si sostanzia essenzialmente nell\u2019organizzazione di conferenze e seminari presso le pi\u00f9 prestigiose universit\u00e0 e le pi\u00f9 importanti istituzioni internazionali attive nella regolamentazione del commercio internazionale, come l\u2019ICC, l\u2019ASEAN e l\u2019Uncitral. Quest\u2019attivit\u00e0, seppur lodevole, incontra l\u2019evidente limite che si rivolge quasi esclusivamente ad un pubblico di studiosi gi\u00e0 esperti della materia e che sono gi\u00e0 ferventi sostenitori dei Principi. Di conseguenza, i dibattiti scaturenti in queste conferenze si sostanziano molto spesso in analisi fin troppo ottimistiche delle potenzialit\u00e0 e delle virt\u00f9 dei Principi, senza per\u00f2 fare alcun passo in avanti nella promozione degli stessi presso quegli operatori economici, che magari sarebbero chiamati ad applicarli quotidianamente nei loro contratti, ma che paradossalmente non sono minimamente a conoscenza della loro esistenza. In altre parole, l\u2019attivit\u00e0 di promozione dell\u2019Unidroit sembra in massima parte rivolta alle sole \u201calte sfere\u201d degli accademici, dei grandi studi professionali internazionali e dei funzionari delle istituzioni internazionali, trascurando quasi esclusivamente la promozione presso i singoli operatori economici che quotidianamente utilizzano i contratti internazionali per espletare la propria attivit\u00e0 commerciale. In particolare, risultano quasi totalmente esclusi da questa attivit\u00e0 di promozione i rappresentanti delle piccole e medie imprese, i quali paradossalmente sarebbero tra i soggetti che maggiormente potrebbero beneficiare di una maggiore applicazione e diffusione dei Principi nella prassi. La sempre pi\u00f9 crescente globalizzazione ed internazionalizzazione dell\u2019impresa comporta infatti che non solo le multinazionali, ma anche le piccole medie imprese siano chiamate, sempre pi\u00f9 di frequente, a svolgere la propria attivit\u00e0 con controparti estere. Di conseguenza, con sempre maggiore frequenza le piccole e medie imprese si trovano a dover affrontare le problematiche legate al diritto del commercio internazionale, che abbiamo evidenziato sopra. Tuttavia, spesso le piccole e medie imprese si trovano impreparate ad affrontare queste problematiche, in quanto mancano nei loro organici esperti in grado di condurre efficacemente l\u2019attivit\u00e0 di negoziazione e redazione dei contratti internazionali. I Principi Unidroit, nella misura in cui costituiscono una compilazione autorevole dei principi generali applicabili ai contratti internazionali, potrebbero grandemente facilitare le piccole e medie imprese nella negoziazione e redazione dei contratti internazionali. Essendo infatti disponibili nelle principali lingue del mondo, potrebbero esse utilizzati innanzitutto come testo base per le negoziazioni in grado di fornire un glossario di definizioni uniformi dei principali termini giuridici. Inoltre, essi potranno essere incorporati, in tutto o in parte, come clausole del contratto stipulato tra le parti. A tal proposito, una delle calusole modello pubblicate dall\u2019Unidroit nel 2013 dispone che \u201cI Principi Unidroit sono incorporati nel contratto nella misura in cui non sono incompatibili con le altre clausole del contratto\u201d. In questo modo, in caso di conflitto tra i Principi Unidroit e le altre clausole del contratto stipulato dalle parti, saranno queste ultime a prevalere. Tuttavia, poich\u00e9 come \u00e8 noto i Principi Unidroit riguardano soltanto la parte generale dei contratti, per le questioni relative alla specifica tipologia del contratto da esse stipulato, quest\u2019ultime dovranno far riferimento, se esistenti, alle clausole modello delle rispettive associazioni di categoria. Un\u2019altra importante funzione dei Principi particolarmente utile agli operatori delle piccole e medie imprese \u00e8 l\u2019uso dei Principi come strumento interpretativo uniforme di normative nazionali ed internazionali applicabili al contratto. Inserendo nel loro contratto la clausola modello predisposta dall\u2019Unidroit, secondo cui \u201cil contratto sar\u00e0 governato dal diritto dello Stato x (o dalla CISG) interpretato ed integrato dai Principi Unidroit\u201d, le parti favoriranno l\u2019emergere di un\u2019interpretazione unofrme non solo delle varie convenzioni internazionali applicabili ai contratti, ma anche e soprattutto di un\u2019interpretazione internazionalmente orientata dei diritti nazionali, quando essi costituiscono legge applicabile ai contratti internazionali. Non sembra invece che possa giovare agli operatori delle piccole medie imprese la scelta dei Principi come legge regolatrice del contratto o come fonte di lex mercatoria, data da una parte l\u2019incompletezza dei Principi Unidroit e l\u2019estrema vaghezza del concetto di lex mercatoria dall\u2019altra.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(di Daniele de Carolis) Questo contributo ha la finalit\u00e0 di presentare ad un pubblico di non specialisti i Principi UNIDROIT quale strumento innovativo per la regolamentazione dei contratti internazionali. 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