{"id":6771,"date":"2015-10-31T23:29:12","date_gmt":"2015-10-31T22:29:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.economiaediritto.it\/?p=6771"},"modified":"2015-11-01T00:10:28","modified_gmt":"2015-10-31T23:10:28","slug":"dove-ci-porteranno-i-media","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/dove-ci-porteranno-i-media\/","title":{"rendered":"Dove ci porteranno i media"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(di Marino D&#8217;Amore)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il sistema mediale \u00e8 attraversato, attualmente, da profondi cambiamenti soprattutto dopo aver imboccato la strada della digitalizzazione. Un processo che si palesa continuamente intorno noi ma che rimane, per alcuni aspetti e soprattutto per l&#8217;utenza finale, ancora sconosciuto nella portata e nelle direzioni che intende intraprendere. Tali cambiamenti hanno inevitabilmente delle implicazioni sociologiche che influenzano la quotidianit\u00e0 comunicativa di ognuno di noi ma soprattutto, cosa pi\u00f9 importante, causano profondi cambiamenti del ruolo dell\u2019utenza, che diventa attrice attiva, abbandonando quella passivit\u00e0 acritica e inconsapevole che l\u2019ha caratterizzata per anni. Questa nuova et\u00e0 mediatica \u00e8 riscontrabile su alcuni mezzi di comunicazione pi\u00f9 che in altri e in particolar modo sulla Rete per antonomasia: Internet, grazie anche al connubbio con il medium televisivo (IPTV e web TV). Internet, ossia la contrazione linguistica della locuzione inglese\u00a0 <em>interconnected networks<\/em> (reti interconnesse) \u00e8, come tutti sanno, una\u00a0rete\u00a0mondiale di computer\u00a0ad accesso pubblico, attualmente rappresentante il principale\u00a0mezzo di comunicazione di massa, che offre all&#8217;utente una vasta serie di contenuti \u00a0informativi\u00a0 e servizi di varia natura accomunati da un medesima caratteristica: essere costantemente in contatto con tutto il mondo. La Rete rende quest\u2019ultimo una sorta di villaggio globale, anzi <em>glocale<\/em>. Internet \u00e8 il medium della cosidetta <em>glocalizzazione<\/em> termine introdotto dal sociologo Zygmut Bauman che si costituisce, sia linguisticamente che semanticamente, sulla crasi tra <em>globalizzazione<\/em> e <em>local<\/em> e si sostanzia su un\u2019azione caratterizzata da dinamiche di interrelazione tra i popoli, tenendo conto per\u00f2 delle loro peculiarit\u00e0 culturali, delle loro istanze identitarie e di appartenenza territoriale, inquadrate in un contesto storico ben determinato. Il web nel tempo \u00e8 diventato strumento quotidiano nelle mani di un\u2019utenza sempre pi\u00f9 alfabetizzata e fidelizzata, baluardo e simulacro di quel processo democratizzante descritto prima, processo anche sociale come dimostrato dai Social Network: MySpace, Facebook, Twitter, veri e propri catalizzatori di condivisione e relazioni irrealizzabili, almeno apparentemente, nel mondo reale. Per quanto riguarda la televisione occorre puntualizzare che il suo avvento, nel secolo scorso, ha meravigliato tutto il mondo per lo straordinario potere di abolire le distanze e i tempi, riunendo gli utenti in immense comunit\u00e0 transnazionali, ma, ancora oggi, riesce a sorprenderci per la sua capacit\u00e0 di viaggiare liberamente fra i media, di <em>ibridarsi<\/em> e offrire la sua presenza al pubblico in forme, in parte o del tutto, nuove. Una nuova esperienza comunicativa<em> tout court<\/em> che, grazie alle potenzialit\u00e0 e alle nuove possibilit\u00e0 che offre, coinvolge l&#8217;utente del nuovo millennio con la stessa intensit\u00e0 con cui la <em>vetero tv<\/em> attirava il suo pubblico. Una nuova concezione del mezzo che mitiga e rinegozia i confini tra i media e i loro contenuti tipici e lascia intravedere come tutto il sistema, che ci ha intrattenuto e informato fino ad oggi, mostri segni di cedimento e debba essere analizzato in una prospettiva di pi\u00f9 ampio respiro. Tuttavia l&#8217;aspetto pi\u00f9 caratterizzante, la trasformazione pi\u00f9 radicale consiste, per la televisione, nella perdita del suo status di medium di massa, di elargitrice di contenuti diffusi dall&#8217;alto verso il basso prodotti secondo modalit\u00e0 industriali, per approdare finalmente nel territorio di quella che potremmo definire democrazia mediale, o meglio, <em>Democratizzazione Mediale<\/em>. Infatti oggi ci troviamo di fronte ad un processo sotteso a dinamiche meccanicistiche di causa-effetto che, almeno allo stato attuale, appare lontano dal suo compimento, evidenziando tutti i risultati raggiunti ma, al tempo stesso, anche tutte le potenzialit\u00e0 inespresse, che possiede <em>in fieri <\/em>e che possono diventare realt\u00e0 in un futuro prossimo. La tv vede ridimensionata la sua sacralit\u00e0, la sua aurea di pulpito postmoderno, il suo carattere di divinit\u00e0 tecnologica portatrice di verit\u00e0 mediatiche assolute e incontrovertibili e al contempo si umanizza, assume le caratteristiche di mezzo di comunicazione al servizio di chiunque voglia usarlo solo perch\u00e9, in un dato momento e in un dato luogo, ha semplicemente qualcosa da vedere o da dire. Un\u2019evoluzione che quindi muta profondamente il ruolo di quello che fino a poco tempo fa era un semplice consumatore, dando vita ad una nuova, complessa figura spettatoriale, che diventa di conseguenza anche autoriale produttrice di contenuti<em>. <\/em>Esso rappresenta la definitiva emancipazione dell\u2019utente da un&#8217;anacronistica passivit\u00e0 e la conseguente assunzione di una consapevolezza nuova e affascinante: l&#8217;identificarsi in un ruolo fortemente attivo in cui le vecchie classi <em>mediali <\/em>si livellano fino a formare una grande classe, una sorta di ceto mediatico omnicomprensivo che racchiude in s\u00e9 categorie prima separate da uno schermo<em>. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La democratizzazione mediale costituisce, come detto, un fenomeno comunicativo <em>in fieri<\/em>, che appare, almeno allo stato attuale, lontano dal suo compimento definitivo. Il termine stesso evidenzia i caratteri della provvisoriet\u00e0, abita il contesto semantico dello stato intermedio, preconizzando il raggiungimento di una piena democrazia. Nonostante tale condizione di sostanziale incompiutezza, che per\u00f2 ha inscritta in s\u00e9 la volont\u00e0 di assurgere ad un totale regime democratico-comunicativo, l\u2019et\u00e0 mediatica che stiamo vivendo rappresenta, nella sua unicit\u00e0, una svolta epocale in questo ambito, un progresso senza precedenti che hai il sapore della conquista e dell\u2019emancipazione da retaggi culturali vetusti e, ormai, obsoleti. Per la prima volta nella storia della comunicazione la distanza che separava un tempo produttori di contenuti dai consumatori si riduce drasticamente fino ad annientarsi; quello che era un rapporto mediatico unilaterale tra un attore attivo e uno passivo diventa gradualmente, ma inesorabilmente, biunivoco e si arricchisce di significati socioculturali fino a poco tempo fa nemmeno contemplati in potenza. Il palcoscenico dell\u2019intrattenimento e dell\u2019informazione si abbassa al livello dell\u2019audience e i suoi protagonisti perdono quell\u2019aura di divinit\u00e0 mediatiche irraggiungibili, il loro culto si laicizza e vengono fagocitati in una massa indistinta di individui con una crescente consapevolezza, una coscienza critica che domina con disinvoltura standard e supporti tecnologici. Questa nuova comunit\u00e0 comunicativa assurge a guida di una comunicazione che si tematizza, diventando attraente per un pubblico numeroso che da monolite roccioso si differenzia in tante nicchie e, al tempo stesso, attira e stimola gli investitori pubblicitari che calibrano i loro spot in maniera pi\u00f9 precisa e mirata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma la tecnologia smette di essere una barriera per diventare un\u2019 importante abilitatrice a beneficio di coloro che hanno un&#8217;idea originale, surrogata da una sufficiente base tecnica e da una strumentazione adeguata e accessibile: una telecamera, circa 20 anni fa, era un investimento al di fuori della portata della gente comune, come le infrastrutture necessarie per il montaggio e per la distribuzione, sacrifici economici che potevano affrontare solo i professionisti del settore. Oggi non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec. La digitalizzazione del video e la miniaturizzazione delle componenti elettroniche ha raggiunto un livello di evoluzione e diffusione tale da costituire un mercato fortemente competitivo, circostanza che ha abbattuto i costi di produzione e di vendita, aprendo questo universo alle masse di consumo. Attualmente la maggior parte delle persone dispone di una videocamera, un oggetto piccolo e quindi trasportabile, ma al tempo stesso incredibilmente potente, un occhio mediatico puntato costantemente sul mondo e sempre pronto a cogliere e a imprimere nella sua memoria estendibile qualunque avvenimento gli si presenti davanti. \u00c8 all&#8217;interno di questo costante divenire, che vede una progressiva diffusione e condivisione delle tecnologie e delle tecniche, che Internet diventa una piattaforma completa, solida, facilmente usabile e, fattore da non sottovalutare, in molti casi completamente gratuita. \u00c8 in questo nuovo scenario mediale in cui ci si muove, questo \u00e8 il contesto dove viviamo, che costituisce le fondamenta su cui si poggia una vera e propria rivoluzione, un mutamento epocale che non pu\u00f2 e non deve essere sottovalutato, perch\u00e9 riforma, nel suo complesso e nella sua struttura, un modello mediatico che da anacronistico, in quanto non pi\u00f9 rispondente ai gusti e alle esigenze degli spettatori, diventa attuale e futuribile. Un modello a disposizione di tutti, che concretizza un processo di democratizzazione tangibile testimoniato dai prodotti che genera: contenuti generati dagli utenti o <em>user generated content<\/em>. Un potere tanto democratico, almeno in potenza, porta con s\u00e9 un indotto di accessibilit\u00e0 generalizzata privo di qualsiasi crisma di carattere selettivo: \u201cognuno pu\u00f2 filmare, registrare, produrre ci\u00f2 che vuole senza sottostare a nessun vincolo o monitoraggio se non quello del buon senso e della responsabilit\u00e0 personale. Il problema diventa quindi morale e deontologico. Infatti l\u2019evoluzione comunicativa, posta alla base di tale processo democratizzante, influisce soprattutto nel mondo giornalistico, che si avvale della Rete, dei social network, dei blog, delle agenzie di stampa on line. Ogni notizia viaggia e si diffonde a velocit\u00e0 impensabili solo qualche anno fa, completando quell\u2019elisione spazio-temporale che prima divideva, culture, comunit\u00e0, nazioni. Tale fenomeno amplifica esponenzialmente le possibilit\u00e0 di comunicare tra interlocutori lontani, circostanza utile e funzionale per esempio, in caso di guerre, disastri ambientali, epidemie, virus per avvertire riguardo a eventuali pericoli diretti e indiretti, sensibilizzare la popolazione mondiale su precauzioni o aiuti, economici e non, da poter mettere in atto o per informare semplicemente. Ma tale invasivit\u00e0 comunicativa \u00e8 anche a servizio di coloro che si rendono autori di azioni esecrabili: pensiamo al terrorismo e ai barbarici proclami di Al Qaeda un tempo e dell\u2019Isis ora, alla celebrazione mediatica dei loro attentati, delle esecuzioni, della scia di sangue e distruzione che si lasciano alle spalle. Pensiamo a siti di carattere pedopornografico ben nascosti nel Deep Internet, quello non immediatamente visibile, pensiamo ai continui aggiornamenti su omicidi, che cavalcando l\u2019onda del forte appeal criminologico, assicurano molti clic soprattutto per le agenzie di stampa, che trattano tali tematiche trascurando modalit\u00e0 didascalico-descrittive o meramente informative, a favore del gossip pi\u00f9 spicciolo e meschino. Come sappiamo una grande utenza, in termini numerici, assicura la vendita di spazi pubblicitari, la visibilit\u00e0 di un brand, il successo di un sito con il conseguente indotto economico. La questione remunerativa \u00e8 soddisfatta, rimane aperta, come detto, quella morale. Negli ultimi giorni, ad esempio, siamo rimasti scioccati, per usare un eufemismo, dalle immagini diffuse da tutti i media, Rete compresa ovviamente, riguardanti il corpicino del bambino siriano trovato su quella spiaggia dopo quel maledetto naufragio e della giornalista che sgambetta un padre con il figlio in braccio che scappavano, perch\u00e9 inseguiti dalla polizia, nella speranza di trovare asilo in Ungheria. Immagini drammatiche, sconcertanti, che tolgono il fiato e riempiono il cuore di dolore, rabbia e indignazione. Doveroso diffonderle quando accompagnate da una comunicazione adeguata, ma, a mio modesto avviso, una loro sovraesposizione mediatica su pi\u00f9 piattaforme e in un breve lasso di tempo abbandona una giusta informazione a favore di un processo di assuefazione e desensibilizzazione negli utenti rispetto a certi episodi. Questa compressione temporale informativa assicura un infoltimento evidente del pubblico e dell\u2019indotto economico di cui si \u00e8 gi\u00e0 detto, ma \u00e8 decisamente pi\u00f9 vicina allo sciacallaggio che al giornalismo. Basterebbe dilazionare nel tempo la proposta di queste immagini, ampliare gli intervalli di proposta di quelle storie per non farle cadere nell\u2019oblio e tenerle vive nella mente delle persone come monito etico e come perenne bagaglio informativo. Questa dovrebbe essere il vero ruolo della comunicazione da mettere in atto in tutti i mezzi in cui si declina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-decoration: underline;\">Bibliografia<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; J.T. Caldwell,<em>\u00a0Is television a Distinct Medium? TV and Convergence<\/em>, Contemporary World Television eds (J. Sinclair, G. Turner), Londra, 2004.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; F. Colombo,\u00a0<em>La digitalizzazione dei media<\/em>, ed. Carocci, Roma, 2007.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; L. Gitelman,<em>\u00a0Always Already New: Media, History, and the Data of Culture,\u00a0<\/em>ed. MIT Press, Boston, 2006.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; H. Jenkins,<em>\u00a0Convergence Culture. Where Old and New Media Collide,<\/em>New York University Press, New York-Londra, 2006.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; J. Ryan,\u00a0<em>Storia di Internet e il futuro digitale, tr.it <\/em>Einaudi, Roma, 2011.<\/p>\n<table width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; H. Katie;\u00a0L.Matthew\u00a0<em>La storia del futuro. Le origini di Internet<\/em>, tr.it. Feltrinelli, Roma, 1998.<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><\/td>\n<td><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(di Marino D&#8217;Amore) Il sistema mediale \u00e8 attraversato, attualmente, da profondi cambiamenti soprattutto dopo aver imboccato la strada della digitalizzazione. 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