{"id":9215,"date":"2020-11-01T12:25:13","date_gmt":"2020-11-01T11:25:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/?p=9215"},"modified":"2020-11-04T10:16:51","modified_gmt":"2020-11-04T09:16:51","slug":"quella-forza-che-arriva-dal-sud","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/quella-forza-che-arriva-dal-sud\/","title":{"rendered":"Quella forza che arriva dal Sud!"},"content":{"rendered":"<p>Non per essere scortesi nei confronti dei settentrionali autoctoni (posto che ce ne siano ancora) ma, leggendo il bellissimo <strong><a href=\"https:\/\/www.economiaediritto.it\/il-pane-salato-di-chi-e-costretto-all-esilio-professionale\/\">articolo<\/a><\/strong> della mia amica Serena Giglio, avvocato tributarista di successo\u00a0 direttore eccellente della nostra Rivista digitale Economia &amp; Diritto, sento il dovere di portare la mia testimonianza su un argomento che ha condizionato le nostre scelte di vita personali, familiari e quelle di intere generazioni del Sud Italia. In particolare, desidero rimarcare l\u2019importanza del contributo che tanti giovani meridionali di ieri e di oggi hanno offerto alle regioni del Nord (e non solo) a seguito di un vero e proprio esodo di massa che ha alimentato (e che alimenta tutt\u2019oggi) quel flusso inarrestabile di risorse umane (ahim\u00e8, spesso eccellenti) verso territori (apparentemente) in grado di offrire loro migliori condizioni di vita e di lavoro ma che in realt\u00e0 celano l\u2019incubo di un ricatto perenne da cui \u00e8 quasi impossibile sfuggire: abbandonare i luoghi di origine e gli affetti pi\u00f9 cari per una vita &#8220;<em>migliore<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p>Ebbene, come dicevo, leggendo le riflessioni di Serena, mi si \u00e8 riempito il cuore di tristezza pensando ai tanti giovani che, come noi, hanno vissuto quell\u2019esodo forzato e doloroso verso il Nord, attratti dal comprensibile desiderio di successo, ma allo stesso tempo complici inconsapevoli dell\u2019impoverimento delle regioni del Sud.<\/p>\n<p>Intendo, dunque, condividere la mia storia, sapendo che questa \u00e8 la storia di centinaia, migliaia di giovani che negli anni hanno dovuto lasciare i propri affetti, per cercare fortuna altrove, al Nord o all\u2019estero.<\/p>\n<p>Come per Serena, anche per me la storia inizia in una tranquilla cittadina del Sud, Benevento, dove da decenni ormai non succede nulla e dove l\u2019unica speranza di lavoro sembra essere (come 30 anni fa, quando ho iniziato il mio lungo viaggio) il \u201c<em>posto fisso<\/em>\u201d nella Pubblica Amministrazione, per dirla alla Checco Zalone. La trafila \u00e8 sempre la stessa. Si concludono gli studi al liceo e ci si iscrive all\u2019Universit\u00e0. Alcuni terminano gli studi con risultati eccellenti e alimentano le schiere di \u201c<em>cervelli in fuga<\/em>\u201d, altri si perdono e si accorgono che avevano altre attitudini e altri ancora, la maggioranza, deviano il percorso e, quando hanno la possibilit\u00e0, tentano in tutti i modi di accedere alla Pubblica Amministrazione partecipando a decine e decine di concorsi e selezioni.<\/p>\n<p>A me \u00e8 andata bene, poich\u00e9 ho avuto una famiglia semplice, onesta, ma sempre attenta alla formazione e al futuro dei propri figli.<\/p>\n<p>E in questo scenario, fatto di tanti sogni e di poche opportunit\u00e0 si \u00e8 sviluppata la mia esperienza.<\/p>\n<p>Dopo aver vinto un concorso pubblico assai selettivo come Ispettore della Guardia di Finanza (il secondo, dopo quello come pilota in Alitalia, superato brillantemente ma mai portato a termine perch\u00e9 mia mamma aveva il terrore degli aerei &#8230; ma questa \u00e8 un\u2019altra storia), ho scelto rimanere nelle Fiamme Gialle per 15 anni, viaggiando in lungo e in largo attraverso la nostra meravigliosa Italia, fino ad approdare definitivamente nella grande e mitica \u201c<em>Milano<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Venendo da una piccola citt\u00e0 del Sud, dove \u2013 come ho detto \u2013 non succede mai nulla e trovandomi improvvisamente proiettato in una realt\u00e0 come quella meneghina, ricca di prospettive e di opportunit\u00e0 di lavoro accattivanti e ben remunerate (soprattutto nel settore privato), con due lauree, tanti corsi di specializzazione, un dottorato di ricerca in diritto tributario e una abilitazione professionale come dottore commercialista e revisore legale ho capito ben presto che il mio destino non era quello di un tranquillo \u201c<em>posto fisso<\/em>\u201d nella pubblica amministrazione (con tutto il rispetto per quest\u2019ultima). E cos\u00ec, nonostante la possibilit\u00e0 di fare un\u2019ottima carriera in divisa (in parte gi\u00e0 fatta) o, in alternativa, transitare nel Ministero dell\u2019Economia e delle Finanza, dove nel frattempo avevo superato una selezione per titoli, ho scelto di mollare tutto e di cambiare vita.<\/p>\n<p>In quel momento ho deciso di cogliere una opportunit\u00e0 che mi veniva offerta a Milano da un prestigioso studio legale e tributario internazionale. Ma per fare questo importante passo mi veniva chiesto di lasciare il &#8220;<em>posto fisso<\/em>&#8220;, con tutte le sue certezze, in cambio di un lavoro, cosiddetto &#8220;<em>autonomo<\/em>&#8221; e una fantomatica partita IVA da &#8220;<em>libero professionista<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p>Un salto nel buio direte Voi.<\/p>\n<p>Certo, aprire la partita IVA in un momento di profonda crisi economica e lasciare, dopo 15 anni, un contratto di lavoro a tempo indeterminato in una prestigiosa istituzione pubblica come la Guardia di Finanza potrebbe sembrare un vero e proprio salto nel buio.<\/p>\n<p>Tuttavia, posso dire con tutta franchezza che non lo \u00e8 stato. Si \u00e8 trattato di un passaggio naturale e fortemente voluto. Probabilmente grazie alla mia solida preparazione sia umana che culturale, oltre ad una buona dose di coraggio e determinazione che non nego di avere. Peraltro, come tutti i miei successi pi\u00f9 importanti, anche questo \u00e8 scaturito da una decisione non priva di rischi (seppur ben calcolati).<\/p>\n<p>D\u2019altra parte, come diceva Machiavelli, siamo noi gli artefici della nostra fortuna! Ognuno di noi determina il proprio destino in base alle scelte che fa.<\/p>\n<p>Sicch\u00e9, come dicevo, sono diventato <em>Tax Director<\/em> di uno studio prestigioso, lavorando alacremente giorno e notte, senza sosta, pure nei <em>week end<\/em> e viaggiando ovunque per soddisfare al meglio tutte le esigenze dei Clienti pi\u00f9 importanti.<\/p>\n<p>Lavoro bellissimo, entusiasmante, ottime prospettive di crescita, poi la <em>partnership<\/em> e gli incarichi importanti, ma tutto ha un prezzo!<\/p>\n<p>Rinunce e sacrifici fatti in nome del lavoro e del successo, alcuni dei quali hanno lasciato un segno indelebile dentro di me. A futura memoria, ne cito due su tutti: non aver potuto seguire mio figlio fino all\u2019et\u00e0 di 6 anni a causa delle continue trasferte fuori studio e non aver potuto assistere alla nascita di mia figlia perch\u00e9 costretto a dare priorit\u00e0 al lavoro anche in un giorno cos\u00ec importante. Ebbene, queste ed altre storture sono il frutto di un modello di sviluppo malsano, basato su valori effimeri come il denaro e la ricchezza materiale che, alla lunga, portano alla devastazione interiore.<\/p>\n<p>In questo contesto &#8220;<em>Tu sei in quanto hai! Pi\u00f9 sei ricco, pi\u00f9 sei potente e superiore!<\/em>&#8221;<\/p>\n<p>Un sistema inaccettabile da cui sono esclusi valori come l\u2019amicizia, la solidariet\u00e0, la famiglia.<\/p>\n<p>Per rendersi conto di quel che dico, basta osservare la lunga fila di <em>clochard<\/em> che si rifugiano di notte in giacigli precari fatti di cartone lungo i marciapiedi della stazione centrale di Milano tra l&#8217;indifferenza totale e generalizzata dei passanti. Questo non accade (o almeno non accadevo fino a qualche anno fa) nelle regioni del Sud, dove il senso della solidariet\u00e0, della condivisione e della cooperazione sono (o almeno erano) valori molto diffusi. In qualunque cittadina del Sud gli ultimi, quelli pi\u00f9 emarginati, non vengono (o almeno non venivano) mai abbandonati in quanto esiste un sistema di <em>welfare<\/em> basato su un forte senso di appartenenza alla comunit\u00e0 locale e, pi\u00f9 in generale, su una radicata cultura dell&#8217;inclusione e della solidariet\u00e0 che impedisce di lasciare indietro le persone.<\/p>\n<p>Un\u2019Italia a due velocit\u00e0, dunque, quella che abbiamo contribuito a creare, che tutti noi dovremmo contrastare quotidianamente e che alimenta il perenne dibattito sulla annosa questione meridionale.<\/p>\n<p>Nel nostro ambiente (quello professionale intendo) \u2013 a Milano e al Nord in generale \u2013 non ho mai incontrato un professionista o un imprenditore che non avesse quantomeno una parentela alla lontana con gente del Sud. E questo forse ha contribuito a rendere meno amara la lontananza dai luoghi di origine, pur senza annullare la sofferenza di fondo che ci ha sempre accompagnato negli anni.<\/p>\n<p>Anche io, come Serena, ho avuto la possibilit\u00e0 come docente di seguire tanti giovani studenti nei loro progetti di <em>stage<\/em> o di tesi e mi sono reso conto che le aspettative di coloro che arrivano dal Sud Italia sono sempre le stesse, per tutti, vale a dire quelle di trovare una opportunit\u00e0 di lavoro al Nord o all\u2019estero.<\/p>\n<p>Finiti gli studi, un giovane del Sud, a differenza di quello del Nord, mette gi\u00e0 in conto la possibilit\u00e0 di lasciare la famiglia e partire per il Nord o per l\u2019estero.<\/p>\n<p>Ecco, credo che questa sia una grande ingiustizia a cui noi tutti dovremmo porre rimedio. \u00c8 veramente giunto il momento di invertire questa tendenza malsana e distruttiva che assorbe la linfa vitale dai nostri luoghi di origine per trasferirla e sfruttarla altrove.<\/p>\n<p>I giovani che nascono al Sud devono avere le stesse opportunit\u00e0 di quelli del Nord e non devono essere costretti a pensare che allontanarsi dai propri affetti per cercare fortuna debba essere considerato \u201c<em>normale<\/em>\u201d. La normalit\u00e0 \u00e8 quella che consente di esercitare il diritto di vivere e lavorare nel luogo in cui si \u00e8 nati, vicini alla propria famiglia, ai propri cari e non certo quella di farsi \u201c<em>deportare<\/em>\u201d altrove, in un contesto che spesso non ha proprio nulla di familiare.<\/p>\n<p>Dicevo che io sono stato fortunato poich\u00e9 sono una persona intraprendente e mi sono sempre impegnato per migliorare. Ma cosa sarebbe accaduto se non fossi riuscito ad affermarmi? Come avrei potuto fare ritorno nella mia terra di origine con una tale sconfitta nel cuore? Eppure non tutti ce la fanno. Ma anche questi devono avere il diritto di ritornare, cos\u00ec come ce l\u2019hanno coloro che hanno avuto successo. Invece, nella realt\u00e0 accadono cose ben diverse. Le persone che non hanno successo, per esempio in una grande citt\u00e0 come Milano, finiscono sulle panchine dei giardini o sui pavimenti gelidi della stazione centrale, nella totale indifferenza degli altri, che invece devono correre, correre e ancora correre per difendere in tutti i modi il proprio stato sociale e il loro tenore di vita.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che per molti anni la politica \u00e8 stata miope. Ha sempre trascurato questo problema enorme, sociale e psicologico insieme, del distacco dalla propria terra, dalle proprie origini, per trovare lavoro altrove, non importa dove, ma di certo al Nord o all\u2019Estero. E perch\u00e9 non al Sud? Cosa manca a questa terra meravigliosa dove tutti vengono in vacanza e restano a bocca aperta davanti a certi scenari naturali o semplicemente all\u2019allegria della gente del Sud?<\/p>\n<p>\u00c8 solo una questione di volont\u00e0! Una volont\u00e0 che \u00e8 mancata per troppo tempo e che dobbiamo tornare a coltivare. Un desiderio di equilibrio, che consenta al giovane del Sud di avere un\u2019alternativa. Si perch\u00e9 oggi, nonostante tutti si riempiano la bocca con espressioni del tipo \u201c<em>il Nord \u00e8 il motore del Paese<\/em>\u201d, ci dimentichiamo che quello stesso Nord \u00e8 fatto dei giovani di ieri e di oggi strappati dalla loro terra nat\u00eca per inseguire il sogno della cosiddetta \u201c<em>normalit\u00e0<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Dalla mia esperienza, da quella di Serena e di tanti altri giovani di ieri e di oggi, dobbiamo trarre un insegnamento: dobbiamo ridare valore ai territori del Sud Italia, per tanto, troppo tempo, devastati dall\u2019impoverimento generato da una politica miope e inconcludente, che ha sempre sostenuto l\u2019idea che il Paese Italia dovesse essere trainato da un \u201c<em>motore<\/em>\u201d posizionato nelle sole regioni del Nord, quelle pi\u00f9 vicine all\u2019Europa centrale, fino ad accettare il paradosso che una sola citt\u00e0, Milano, potesse essere l\u2019unico e solo volano di sviluppo per l\u2019intero Paese, tagliando alla radice tutte le speranze di chi vorrebbe vedere un\u2019Italia finalmente unita sotto tutti gli aspetti e protagonista del Mediterraneo.<\/p>\n<p>La pandemia che ha colpito il mondo nel 2020 ha contribuito a mettere in luce tutti i limiti di questo modello. L\u2019unica speranza di sopravvivenza e di sviluppo di ogni comunit\u00e0 e di ogni Paese (in particolare, dell\u2019Italia) sta nella capacit\u00e0 futura di generare ricchezza e benessere e di diffonderle ad ogni livello sociale e territoriale. Da qui la soluzione: ridare dignit\u00e0 alla regioni del Sud, ai piccoli centri, garantendo pari dignit\u00e0 e pari diritti (soprattutto con riguardo alle condizioni di lavoro) a tutti i cittadini, ovunque scelgano di vivere.<\/p>\n<p>In questo contesto, io e la mia famiglia (spinti dal desiderio espresso pi\u00f9 volte dai nostri due figli) abbiamo voluto fare un esperimento che ha stravolto (in meglio) la nostra vita: abbiamo riportato la nostra dimora nel nostro amato Sud, scegliendo di vivere, lavorare e studiare in quei territori tanto bistrattati dalla politica e dagli stessi abitanti (che nel frattempo sono \u201c<em>scappati<\/em>\u201d al Nord). Con questa iniziativa abbiamo assunto una decisione importante &#8211; da tanti ritenuta folle, ma per noi e per i nostri figli rivelatasi un enorme privilegio, fonte di gioia e benessere. Abbiamo voluto dare un piccolo segnale concreto per dimostrare che si pu\u00f2 tornare a vivere (e, con un po&#8217; di impegno, anche a lavorare) nei luoghi di origine, accanto ai propri cari, in posti spesso meravigliosi in cui le bellezze paesaggistiche, culturali e artistiche si mescolano con i valori e le tradizioni secolari e, soprattutto, con il calore familiare.<\/p>\n<p>Il risultato? Beh, \u00e8 ancora presto per dirlo! Tuttavia, nelle prime settimane abbiamo registrato un incremento esponenziale del senso di benessere e di felicit\u00e0 di tutti i membri della famiglia. Diciamo che ad oggi trattasi di un esperimento sociale ben riuscito, grazie anche ad un contesto familiare eccezionale e ad una struttura professionale consolidata, realizzata negli anni, flessibile e ben articolata, con sedi a Milano e a Benevento, che mi consente di lavorare ovunque in Italia e all\u2019Estero, sia in presenza che da remoto.<\/p>\n<p>Se poi aggiungiamo la soddisfazione personale nel leggere la seguente risposta ad un mio annuncio di lavoro per la sede di Benevento: \u201c<em>Sono un avvocato tributarista, laureato con 110\/110 e lode, abito a Genova ma sono disposto a trasferirmi al Sud<\/em>\u201d, beh, allora la realt\u00e0 supera la fantasia e il mio ottimismo innato schizza alle stelle! Mi sembra, infatti, un ottimo auspicio per il futuro, sempre che gli amministratori e i politici sappiano essere visionari e siano in grado di creare le condizioni essenziali per rilanciare il Sud e, di conseguenza, tutto il Paese.<\/p>\n<p>Vorrei concludere queste mie riflessioni cercando una sintesi ed evidenziando una possibile soluzione rispetto ai problemi innanzi delineati. A tal fine, credo che non sia utile a nessuno \u2013 n\u00e9 al Nord n\u00e9 al Sud \u2013 spaccare l\u2019Italia creando una macroregione meridionale da contrapporre a quella settentrionale. Ne uscirebbero entrambe perdenti. Al contrario, alla luce dell\u2019esperienza, appare pi\u00f9 che mai necessario creare le condizioni affinch\u00e9 il Sud si riappropri della sua identit\u00e0 e sfrutti finalmente le sue grandi potenzialit\u00e0 (finora in gran parte inespresse).<\/p>\n<p>Questo ambizioso obiettivo si potrebbe ottenere realizzando, per esempio, un Sud federato \u2013 secondo il modello teorizzato dal Prof. Claudio Signorile e dal Prof. Ettore Jorio \u2013 il quale potrebbe far ripartire le regioni del Sud, riportando in quei territori tante risorse umane (spesso brillanti e autorevoli), che negli anni le hanno abbandonate per necessit\u00e0, magari sfruttando anche le risorse del <em>Recovery Fund<\/em> che, come \u00e8 noto, dovrebbero essere vincolate, in buona parte, proprio agli investimenti nelle regioni del Sud.<\/p>\n<p>Tutti insieme possiamo invertire la tendenza. \u00c8 tempo di agire! Facciamolo, perch\u00e9 potrebbe essere l&#8217;ultima occasione!<\/p>\n<p><em>(A cura del Direttore Claudio Melillo)<\/em><\/p>\n<hr \/>\n<p>Rivista scientifica digitale mensile (e-magazine) pubblicata in Legnano dal 2013 &#8211; Direttore: Claudio Melillo &#8211; Direttore Responsabile: Serena Giglio &#8211; Coordinatore: Pierpaolo Grignani &#8211; Responsabile di Redazione: Marco Schiariti<br \/>\na cura del Centro Studi di Economia e Diritto \u2013 Ce.S.E.D. 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