{"id":9775,"date":"2022-09-09T10:27:04","date_gmt":"2022-09-09T08:27:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/?p=9775"},"modified":"2022-09-09T14:11:42","modified_gmt":"2022-09-09T12:11:42","slug":"analisi-psicologica-dei-fenomeni-corruttivi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/analisi-psicologica-dei-fenomeni-corruttivi\/","title":{"rendered":"Analisi psicologica dei fenomeni corruttivi"},"content":{"rendered":"<p>ABSTRACT<\/p>\n<p>Nel presente articolo viene affrontato il fenomeno della corruzione da un punto di vista psicologico. Nello specifico vengono esaminate le dinamiche di gruppo ed i processi decisionali di tale fenomeno,<\/p>\n<p>proponendo in rassegna le principali teorie psicologiche derivanti dai vari orientamenti, le quali consentono un inquaramento generale del meccanismo corruttivo. Viene infine descritto il funzionamento del dispositivo corruttivo cos\u00ec come \u00e8 emerso nel noto caso di cronaca italiana definito \u201ctangentopoli\u201d. L\u2019elaborato trae spunto e costituisce lo sviluppo della tesi di Laurea Magistrale discussa dall\u2019autore.<\/p>\n<ol>\n<li><strong>Introduzione<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>I fenomeni corruttivi sono onnipresenti ed endemici in tutto il mondo, paralizzano lo sviluppo economico dei Paesi e ne cristallizzano la stratificazione sociale, tutto ci\u00f2 a svantaggio ovviamente delle frange pi\u00f9 deboli della popolazione. Nel corso del tempo, gli interventi messi in atto in Italia dal legislatore e l\u2019azione repressiva svolta dall\u2019Autorit\u00e0 giudiziaria non sono riusciti ad estirpare questo malcostume. I vari aggiornamenti del codice penale, orientati ad un inasprimento delle pene ed un allungamento dei tempi di prescrizione per alcuni tipi di reato non sono bastati. Bench\u00e8 in passato si sia tentato di stimare i costi annui della corruzione, individuando tale cifra nel 3% del PIL (60 miliardi di Euro), ad oggi tale ipotesi resta indimostrata (Davigo, 2017).<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che \u00e8 certo \u00e8 che i costi della corruzione sono molto difficili da misurare e si prospettano comunque molto elevati nel nostro Paese. Lo dimostrano alcuni studi dedicati al tema, condotti da Golden e Picci. <em>\u201cI due studiosi hanno comparato le spese delle Regioni italiane in infrastrutture e l\u2019inventario di quanto \u00e8 stato effettivamente realizzato sul territorio. La differenza tra spese e opere realmente costruite \u00e8 servita a elaborare un indice di corruzione delle Regioni italiane.\u201d<\/em> (Davigo, 2017). Ne sono risultati sprechi e sproporzioni molto evidenti tra le varie Regioni.<\/p>\n<ol start=\"2\">\n<li><strong> Definizione della corruzione<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Definire la corruzione non \u00e8 affatto facile, esiste un numero consistente di descrizioni del fenomeno in generale, ognuna delle quale coglie un aspetto significativo e differente. Il quadro che si delinea appare dunque eterogeneo, complesso e frammentario.<\/p>\n<p>Nel passare in rassegna alcune delle definizioni pi\u00f9 accreditate ci avvarremo di un importante documento, frutto della sinergia tra le diverse professionalit\u00e0 del mondo istituzionale (Anac, Agenzia per la coesione territoriale, Dipartimento per le politiche di coesione della Presidenza del Consiglio dei Ministri &amp; Studiare e Sviluppo, 2015). Nel loro progetto \u201cAttivit\u00e0 esterne di valutazione del PON GAT 2007\/2013\u201d\u00a0 la corruzione viene definita nei seguenti modi:<\/p>\n<ul>\n<li>\u201cUna pratica sociale che si traduce in una serie di condotte realizzate entro un particolare\u00a0 contesto relazionale\u201d;<\/li>\n<li>\u201cQualsiasi forma di abuso di potere pubblico al fine di conseguire benefici personali\u201d;<\/li>\n<li>\u201cLa condotta che devia dai doveri formali di un ruolo pubblico a causa di guadagni orientati<\/li>\n<\/ul>\n<p>privatamente\u201d;<\/p>\n<ul>\n<li>\u201cLe violazioni dell\u2019interesse comune per ottenere vantaggi speciali\u201d.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Negli stati moderni, l\u2019esercizio del potere pubblico si basa su meccanismi di delega che richiamano regole, valori e procedure improntate ad un universalismo etico. Pertanto \u00e8 possibile ricondurre la corruzione ad \u201cun abuso a fini privati di un potere delegato\u201d.<\/p>\n<p>Secondo l\u2019ampia definizione che ne d\u00e0 <em>Transparency International (<\/em>la pi\u00f9 grande organizzazione a livello globale che si occupa di prevenire e contrastare la corruzione) la corruzione nel settore pubblico \u00e8 una pratica sociale che presuppone:<\/p>\n<ol>\n<li>a) una delega di potere decisionale da un soggetto collettivo ad un agente;<\/li>\n<li>b) la possibilit\u00e0 di un tradimento della fiducia da parte dell\u2019agente;<\/li>\n<li>c) dei clienti guidati da interessi privati che entrano in una relazione occulta con l\u2019agente delegato.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Nella sua struttura elementare, la corruzione nel settore pubblico si realizza quando l\u2019agente delegato, nell\u2019esercizio del suo potere decisionale e amministrativo, si appropria direttamente\u00a0 oppure tramite un corruttore, delle rendite derivanti dall\u2019esercizio di tale potere.<\/p>\n<p>Nello studio dei fattori che favoriscono lo sviluppo della corruzione possiamo distinguere tre paradigmi principali:<\/p>\n<p>1) Il \u201cparadigma economico\u201d che considera le scelte dei corrotti e dei corruttori come il frutto di un calcolo razionale, in base alla logica \u201ccosti versus vantaggi\u201d. Tale approccio pu\u00f2 essere schematicamente sintetizzato nella formula:<\/p>\n<p>C = M + D \u2013 T \u2013 A<\/p>\n<p>dove:<\/p>\n<p>C = corruzione;<\/p>\n<p>M = grado di monopolio delle rendite derivate dall\u2019esercizio del potere pubblico;<\/p>\n<p>D = grado di discrezionalit\u00e0 nell\u2019esercizio, da parte dell\u2019agente pubblico, del potere di creare, distribuire o\u00a0 espropriare tali rendite;<\/p>\n<p>T = grado di trasparenza delle procedure;<\/p>\n<p>A = grado di <em>accountability<\/em>, cio\u00e8 di \u201crendicontabilit\u00e0\u201d nell\u2019esercizio del potere pubblico.<\/p>\n<p>2) Il \u201cparadigma sociologico-culturalista\u201d guarda invece alla diversa distribuzione di quelli che sono chiamati i \u201ccosti morali\u201d della corruzione. I costi morali sono influenzati dai valori e dai codici informali prevalenti nelle organizzazioni socio-economiche nelle quali l\u2019individuo \u00e8 socializzato.<\/p>\n<p>3) Il \u201cParadigma neo-istituzionalista\u201d si concentra invece sui meccanismi che disciplinano i rapporti tra i protagonisti degli scambi occulti, focalizzandosi sugli elementi relazionali che entrano in gioco tra i partecipanti alla corruzione (Anac, Agenzia per la coesione territoriale, Dipartimento per le politiche di coesione della Presidenza del Consiglio dei Ministri &amp; Studiare e Sviluppo, 2015).<\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li><strong> Inquadramento psicologico dei fenomeni corruttivi<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p><em><u>3.1 Ipotesi psicodinamiche<\/u><\/em><\/p>\n<p>Premessa fondamentale di questo paragrafo \u00e8 che non esiste un profilo diagnostico del corrotto, siamo tutti potenzialmente a rischio dinanzi ai comportamenti corruttivi (Ambrosiano &amp; Sarno, 2015). Non credo si possa neanche parlare di un disordine morale, alludendo all\u2019accezione clinica cui la parola disordine rimanda. Possiamo al massimo parlare <em>latu sensu<\/em> di \u201cgruppo ammalato\u201d, in quanto le dinamiche corruttive e concussive prevedono sempre come condizione necessaria e sufficiente la presenza di almeno due persone. Ed \u00e8 proprio questa considerazione iniziale ad aprirci la strada, individuando nella diade (coppia) corruttiva sopra citata la cellula primordiale dalla quale promanano i grandi fenomeni corruttivi, che si allargano spesso a macchia d\u2019olio coinvolgendo vari settori della Pubblica Amministrazione e del mondo dell\u2019imprenditoria.<\/p>\n<p>Il concetto di diade rimanda alla prima coppia che si costituisce in assoluto, quella tra bambino e <em>caregiver<\/em>. Questo prototipo di rapporto inaugurale verso l\u2019esistenza di gruppo forger\u00e0 poi tutti i rapporti successivi che l\u2019individuo intratterr\u00e0 nel corso della sua esistenza.<\/p>\n<p>Estendendo analogicamente il presente ragionamento si parte pertanto dal rapporto del bambino con il <em>caregiver<\/em> e si arriva ai meccanismi affiliativi dell\u2019individuo al gruppo di appartenenza (ad esempio: gruppo di lavoro). Ed \u00e8 proprio il gruppo di lavoro l\u2019ambito entro il quale si instaurano le logiche corruttive del gruppo di <em>offenders<\/em>, logiche piegate all\u2019interesse personale di pochi, ma in un\u2019ottica diversa dalla disobbedienza. Nei fenomeni corruttivi infatti, il gruppo di <em>offenders<\/em> non disobbedisce affatto, in quanto conosce bene e sposa l\u2019ideologia dominante. Ci\u00f2 che domandano gli <em>offenders<\/em> \u00e8 la sospensione del diritto, cio\u00e8 la sospensione delle regole imposte dall\u2019ideologia dominante: la legge. Dunque ci\u00f2 a cui puntano i corrotti non \u00e8 la disobbedienza bens\u00ec\u00a0 lo stato di eccezione: ci\u00f2 che consente di piegare la norma ad usi particolari senza intendere eliminarla.<\/p>\n<p>Pretendendo lo stato di eccezione, gli <em>offenders<\/em> eludono anche il conflitto, che deriverebbe da un atto di disobbedienza, risparmiandosi anche il lavoro psichico che ci\u00f2 comporterebbe.<\/p>\n<p>Attributi quali: essere non informati, essere non consapevoli, essere meri esecutori di disposizioni impartite dall\u2019alto, dichiararsi estranei a certe condotte, ecc., rimandano alla figura della vittima, probabilmente ad una posizione passivo\/depressiva. I corrotti chiedono empatia quando scoperti e diffondono impunit\u00e0 (Ambrosiano &amp; Sarno, 2015).<\/p>\n<p>Lungi dal far apparire gli <em>offender<\/em> come individui <em>naives<\/em>, si rileva come questi sappiano spesso condurre un calcolo dei costi e dei benefici in modo oculato. Una volta perseguiti per i reati commessi spesso riescono ad avere condanne brevi, attraverso patteggiamenti, riti abbreviati, affidandosi a specialisti del Foro. Infine, gli <em>offender<\/em> ritornano in alcuni casi a ricoprire cariche pubbliche nonostante siano stati condannati per fatti di corruzione.<\/p>\n<p><em><u>3.2 Concetti derivati dalla psicologia delle condotte finanziarie<\/u><\/em><\/p>\n<p>Come rilevano Ferrari e Romano (1999) in generale vi \u00e8 un costo psicologico legato all\u2019astinenza rispetto all\u2019acquisto. Possiamo trasporre questo principio all\u2019ambito di chi amministra risorse economiche pubbliche al fine di acquisire beni e servizi per la collettivit\u00e0. Chi amministra risorse economiche per conto della P.A.\u00a0 deve essere in grado di perseguire l\u2019utilit\u00e0 collettiva, con tutti i vincoli che ci\u00f2 comporta. Il poter disporre di ingenti somme di denaro pubblico, dovendo osservare dei vincoli di legge che ne finalizzano l\u2019impiego, potrebbe rappresentare una tentazione per chi amministra questi soldi. Nel momento che viene meno il perseguimento dell\u2019utile pubblico, e prevale una logica privata di appropriazione delle risorse economiche, vi \u00e8 un cedimento del principio sopra enunciato da Ferrari e Romano (1999). Dunque, guidato da logiche individuali, l\u2019<em>offender<\/em> si impossessa di una risorsa pubblica che fa indebirtamente propria con modi e tempi arbitrari.<\/p>\n<p>A ci\u00f2 si pu\u00f2 aggiungere che il decisore pubblico, nell\u2019acquistare beni e\/o servizi, puo\u2019 contare su un offerta di qualit\u00e0 sempre crescente da parte delle imprese private. Queste ultime infatti, spinte da modelli di business sempre piu\u2019 ambiziosi, ed operando in base ad una logica di tipo privatistico, rappresentano una sollecitazione importante per chi movimenta denaro pubblico. Vi \u00e8 anche spesso una competizione tra enti pubblici, giustificata da un piano di ammodernamento e riqualificazione delle proprie strutture, lasciato in parte all\u2019iniziativa locale anzich\u00e9 affidato ad una logica di acquisti di tipo centralizzato. Vi \u00e8 poi un raffronto ulteriore da poter fare tra agente economico privato ed agente economico pubblico. Il primo potrebbe decidere i propri esborsi in denaro (investimenti, consumi, risparmi, ecc.) in base al clima di ottimismo o pessimismo contingente verso il sistema economico &#8211; finanziario generale. Il secondo opererebbe invece svincolato da questa condizione di incertezza, in quanto i fondi pubblici a sua disposizione, una volta stanziati e disponibili, potranno essere spesi entro un certo periodo di tempo, e comunque indipendentemente dalle condizioni di incertezza dell\u2019intero sistema economico &#8211; finanziario.<\/p>\n<p>E\u2019 opportuna a questo punto una rapida considerazione sul tema dei guadagni inaspettati. Secondo Friedman questi sono caratterizzati da una propensione ad essere integralmente spesi (Ferrari &amp; Romano, 1999). Potremmo, attraverso una piccola forzatura forse, assimilare i fondi pubblici a disposizione dei rispettivi decisori economici a dei \u201cguadagni inaspettati\u201d. Ossia, il poter disporre di cifre tanto importanti ma non proprie, condizionerebbe verosimilmente l\u2019agente delegato a spenderle in base ad una logica del \u201ctutto subito o mai pi\u00f9\u201d.<\/p>\n<p>Quanto al <em>modus operandi<\/em> attuato dagli <em>offenders<\/em>, essi opererebbero in termini di valutazione del rischio e dell\u2019incertezza, al pari degli operatori economici <em>legally-oriented<\/em>. Per Keynes il rischio concerne gli accadimenti che possono essere trattati attraverso un calcolo, quantificando la frequenza di apparizione di un evento. Ipotizziamo che gli <em>offenders<\/em> operino \u201cin\u00a0 modo scientifico\u201d, ossia tentando di minimizzare tutti i rischi che la loro pratica illegale comporta. Dunque, massimizzando l\u2019utile personale e minimizzando l\u2019utile collettivo, essi agirebbero in base ad un criterio di razionalit\u00e0. Invece, per quanto riguarda la propensione al rischio secondo Kahneman e Tversky (1979), essa si evidenzia maggiormente quando si tenta di evitare una perdita piuttosto che raggiungere un guadagno. Stando alle cronache dei giornali, nei vari gruppi di <em>offenders<\/em> che commettono reati corruttivi in associazione a delinquere, vi \u00e8 una spesso una differenziazione dei ruoli ben chiara. Vi \u00e8 comunemente un <em>dominus <\/em>o pi\u00f9<em> dominus <\/em>, che congegnano l\u2019illecito da mettere in atto, vi sono poi alcune figure intermedie di rilievo e di raccordo tra i <em>dominus<\/em>\u00a0 e gli esecutori. L\u2019ipotesi che si propone \u00e8 che questi ultimi, cio\u00e8 gli esecutori, agirebbero in base al principio di Kahneman e Tversky (1979), cio\u00e8 non tanto per guadagnare ma piuttosto per minimizzare le perdite che un loro rifiuto ad operare in modo illecito porterebbe (perdita del lavoro, esclusione dal gruppo, <em>mobbing<\/em>, Ecc.).<\/p>\n<p>Come rilevano Ferrari e Romano (1999), l\u2019uomo dell\u2019antichit\u00e0 era immerso in una rete di relazioni, obblighi e consuetudini condivise all\u2019interno della propria comunit\u00e0, tali da lasciargli poca libert\u00e0 per un\u2019attivit\u00e0 impersonale di scambio dei beni. Infatti l\u2019agente economico nell\u2019antichit\u00e0 barattava beni di valore equivalente e la moneta era subordinata alla merce. L\u2019agente economico nell\u2019era contemporanea conduce invece le proprie transazioni commerciali senza vincoli personali e condizionamenti psicologici. Negli scenari corruttivi moderni, accompagnati spesso anche dal reato associativo, si assiste ad una rete di cortesie e favori tra imprenditoria privata e funzionari pubblici che ha \u201ctutto il sapore di un salto nel passato\u201d. Cio\u00e8 i vincoli personali e i condizionamenti psicologici nelle contrattazioni, perduti ormai nei secoli, ritornano nella malata economia moderna della corruzione. Infatti, alla dazione di denaro elargita per assicurarsi la vincita di una gara di appalto (cio\u00e8 la classica tangente) si affiancano spesso vari tipi di utilit\u00e0: assunzione di parenti e\/o amici presso imprese ed enti pubblici, sponsorizzazioni di viaggi, regalie varie (gioielli, orologi, ecc.). Insomma, queste sono tutte azioni finalizzate a creare ed alimentare vincoli personali utili al consolidamento della macchina corruttiva. La corruzione \u00e8 pertanto un movimento involutivo, quindi una pratica sociale regressiva.<\/p>\n<p><em><u>3.3 Riflessioni tratte alla psicologia dei consumi<\/u><\/em><\/p>\n<p>Il processo decisionale che guida la Pubblica Amministrazione dovrebbe sempre essere orientato ad un criterio di scelta razionale nell\u2019approvvigionamento di beni e servizi. Tale processo decisionale, in base ad una valutazione oggettiva delle caratteristiche di tali beni e servizi, oltre che dei loro prezzi, \u00a0consentirebbe di creare un ordinamento di preferenze tra tutte le alternative disponibili (Oliviero &amp; Russo, 2013). \u00a0La presa di decisione in merito all\u2019acquisto normalmente implica tre fasi:<\/p>\n<p>1) la ricerca di informazioni su beni e servizi disponibili e sui relativi prezzi;<\/p>\n<p>2) la valutazione delle informazioni raccolte ed il confronto fra le diverse opzioni possibili;<\/p>\n<p>3) la conseguente scelta del prodotto e\/o del servizio da acquistare.<\/p>\n<p>Le modalit\u00e0 di ricerca e raccolta di informazioni da parte di un ente pubblico, su beni e\/o servizi da acquisire, potrebbe ad esempio avvenire attraverso un indagine esplorativa, che coinvolgerebbe un certo numero di operatori economici. Da questo passaggio, deriverebbe una valutazione iniziale delle offerte ricevute e l\u2019eventuale decisione (interna all\u2019ente) di istruire una procedura di gara pubblica.<\/p>\n<p>Un ultima riflessione viene ora proposta sulle modalit\u00e0 di ricerca di informazioni preliminari finalizzate ad un acquisto (Oliviero &amp; Russo, 2013). Il consumatore ricercherebbe informazioni preliminari in base alle seguenti quattro modalit\u00e0:<\/p>\n<ol>\n<li>Ricerca attiva \uf0e0 il consumatore va deliberatamente alla ricerca di informazioni che possano consentirgli una scelta migliore;<\/li>\n<li>Ricerca passiva \uf0e0 il consumatore raccoglie informazioni in quanto esposto a comunicazioni pubblicitarie, poich\u00e8 entra in contatto con la rete di vendita del prodotto;<\/li>\n<li>Ricerca interna \uf0e0 il consumatore ricorre ad informazioni gi\u00e0 memorizzate nei propri archivi, quindi gi\u00e0 acquisite;<\/li>\n<li>Ricerca esterna \uf0e0 il consumatore si rivolge a fonti esterne per acquisire informazioni sul prodotto.<\/li>\n<\/ol>\n<p><em><u>3.4 Le dinamiche intragruppo ed intergruppo<\/u><\/em><\/p>\n<p><em>Ingroup favoritism<\/em> e <em>outgroup derogation<\/em> sono due termini che rimandando all\u2019atteggiamento dei membri di un gruppo verso s\u00e9 stessi e verso il mondo esterno. Con il primo termine ci si riferisce alla tendenza nel favorire i membri del proprio gruppo di appartenenza, con il secondo invece si intende l\u2019ostilit\u00e0 ed il disprezzo provato dai membri di un gruppo verso i membri di un gruppo esterno al loro.<\/p>\n<p>Quando chiediamo a qualcuno di descrivere s\u00e9 stesso o l\u2019altro spesso si fa ricorso a categorie sociali, come ad esempio: nazionalit\u00e0, razza, genere, occupazione, ecc. (Noel, Branscombe &amp; Wann, 1995). Questo processo di categorizzazione \u00e8 un momento importante, in quanto, da esso il soggetto deriva una definizione di s\u00e9 e un senso della propria autostima. Le persone sono infatti motivate a mantenere un\u2019 opinione positiva di s\u00e9 stessi e del loro gruppo di appartenenza.La necessit\u00e0 di mantenere un\u2019 identit\u00e0 sociale positiva conduce non solo a vedere favorevolmente il proprio gruppo di appartenenza <em>(Ingroup favoritism)<\/em> ma anche a osteggiare i membri dei gruppi esterni <em>(Outgroup derogation).<\/em><\/p>\n<p>Normalmente il favoritismo <em>intragruppo<\/em> e l\u2019ostilit\u00e0 <em>intergruppo<\/em> sono associati ad un elevata autostima da parte del soggetto che li esibisce. Ma, considerando i membri di uno stesso gruppo, chi tra questi esprime maggiormente un\u2019ostilit\u00e0 esterna verso altri gruppi? Secondo uno studio condotto da Noel, Branscombe &amp; Wann (1995), i soggetti con alto livello di identificazione nell\u2019<em>ingroup<\/em> (rispetto ai soggetti con basso livello di identificazione nell\u2019<em>ingroup<\/em>) si mostrano maggiormente ostili verso membri di gruppi esterni. Inoltre, se attaccati da questi ultimi, riferiscono mediamente di aver subito un\u2019attacco maggiore alla propria autostima.<\/p>\n<p>Ulteriori ricerche hanno inoltre evidenziato che i <em>fans<\/em> con elevata identificazione in una squadra sportiva (e non quelli con bassa identificazione nella medesima squadra), quando quest\u2019ultima perdeva rivolgevano il loro disprezzo anche verso i membri dell\u2019<em>ingroup<\/em> ritenuto sleali, dunque non solo agli avversari <em>(outgroup).<\/em> Cosi\u2019, un individuo che lega la propria identit\u00e0 ad un particolare ingroup, indirizzer\u00e0 la sua ostilit\u00e0 ed il suo disprezzo <em>(derogation)<\/em> sia ai membri dell\u2019outgroup sia ai membri del proprio <em>ingroup<\/em> ritenuti sleali. Queste ostilit\u00e0 e disprezzo servono pertanto a proteggere l\u2019autostima collettiva di tutti i membri con elevata identificazione nel proprio <em>ingroup<\/em>.<\/p>\n<p>Coloro che rispecchiano l\u2019immagine prototipica del membro ingroup possono essere definiti come <em>\u201ccore ingroup members<\/em>\u201d, mentre coloro che meno rispecchiano tale immagine saranno definiti <em>\u201cperipheral ingroup members\u201d.<\/em> Un modo attraverso il quale un membro periferico dell\u2019<em>ingroup<\/em> pu\u00f2 ambire a diventare un membro <em>\u201ccore\u201d<\/em> , guadagnandone l\u2019accettazione, \u00e8 quella di presentare s\u00e8 stesso come dotato di particolari attitudini verso l\u2019<em>ingroup<\/em>. Una strategia pu\u00f2 essere quella di ostentare pubblicamente ostilit\u00e0 versi i membri dei principali <em>outgroups.<\/em> Evidenze empiriche hanno infatti mostrato come i membri periferici dell\u2019<em>ingroup<\/em> esibiscono maggiore ostilit\u00e0 <em>outgroup<\/em> rispetto ai <em>\u201ccore ingroup members\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Tutte le riflessioni di cui sopra aprono la strada, a mio avviso, ad una riflessione pi\u00f9 ampia del perch\u00e9 la gente decide di corrompere e farsi corrompere. Probabilmente l\u2019elemento del guadagno economico e\/o materiale \u00e8 solo uno dei possibili <em>drivers<\/em> motivazionali che spingono gli <em>offenders<\/em> ad essere tali. Ritengo che vi siano ulteriori motivazioni sotterranee presenti nelle dinamiche corruttive, che per\u00f2 non emergono quasi mai dalle notizie di cronaca.\u00a0 Questo universo simbolico e sommerso pu\u00f2 comprende vari ed eterogenei elementi, quali ad esempio la possibilit\u00e0 di entrare in contatto con persone che contano, la visibilit\u00e0, la notoriet\u00e0 \u00a0in un certo ambiente, il senso di superiorit\u00e0, la possibilit\u00e0 di poter incidere in certe dinamiche scegliendo delle scorciatoie. Si tratta di una materia subdola e sfuggente che occorre far emergere e cristallizare, al fine di comprendere al meglio ci\u00f2 che \u00e8 sotteso ai fenomeni corruttivi.<\/p>\n<p><em><u>3.5 I gruppi informali nel contesto carcerario<\/u><\/em><\/p>\n<p>Prendiamo ora in considerazione un lavoro scientifico di Caldwell (1956) sulle comunit\u00e0 carcerarie, specificamente incentrato sullo studio del funzionamento dei gruppi informali.<\/p>\n<p>All\u2019interno di una struttura carceraria i detenuti e lo staff partecipano congiuntamente a molte attivit\u00e0 quotidiane, creando relazioni sociali. Tale sistema di relazioni presenta tuttavia una dicotomia tra la comunit\u00e0 formale dello staff e la comunit\u00e0 informale dei detenuti. Questi due sotto-sistemi sono tra loro interdipendenti..<\/p>\n<p>Un sistema sociale di tipo informale pu\u00f2 essere visto come un gruppo di persone che possiede modelli di interazione consolidati, attitudini sociali simili, valori ed interessi condivisi e possibilit\u00e0 di cooperare per un fine generale. Il numero minimo dei membri di un gruppo informale \u00e8 di tre. Il gruppo informale \u00e8 anche un gruppo naturale, nel senso che la sua esistenza \u00e8 praticamente trasversale ad ogni luogo e ad ogni cultura. Il suo emergere in qualsiasi ambiente e situazione sociale \u00e8 funzionale al soddisfacimento di bisogni altrimenti non soddisfatti dal gruppo formale. Troviamo infatti gruppi informali in una moltitudine di ambienti: nelle organizzazioni lavorative, nel mondo degli affari, nelle forze armate, all\u2019universit\u00e0, nei club, nelle chiese, ecc. Cio\u00e8, ovunque vi sia un\u2019 interazione sociale tra individui esistono gruppi informali. Il sistema di relazioni all\u2019interno di un gruppo informale \u00e8 spontaneo ed implicito, cio\u00e8 presenta dinamiche contrarie rispetto a quanto accade nel gruppo formale (entro cui esso si sviluppa). Le relazioni entro un gruppo formale sono invece: esplicite, impersonali, deliberate, razionali e pianificate.<\/p>\n<p>Ritornando alla struttura carceraria presa in considerazione notiamo che in essa il gruppo formale dello <em>staff<\/em> ed il gruppo informale dei detenuti collaborano ed interagiscono quotidianamente per organizzare le attivit\u00e0 lavorative, per svolgere manutenzione alla struttura, per condurre attivit\u00e0 terapeutico-riabilitative, per trascorrere momenti ricreativi, ecc. A capo del sistema formale-informale vi \u00e8 sempre un membro dello staff posto in cima ad una gerarchia.<\/p>\n<p>L\u2019esigenza specifica di studiare tali dinamiche nel sistema carcerario \u00e8 nata dall\u2019intento di contrastare ed arginare le ostilit\u00e0 che spesso sorgono nei penitenziari tra gruppi informali e gruppi formali. Tali confitti diventano spesso molto cruenti e vengono repressi in modo violento; quando ci\u00f2 accade il gruppo informale smette di agire in modo esplicito e si attiva di nascosto.<\/p>\n<p>Per quanto concerne la natura di un gruppo informale, Caldwell (1956) ne segnala una differenziazione all\u2019interno delle carceri in termini di ruolo e status. Ai fini della nostra dissertazione, risultano principalmente interessanti le seguenti due categorie di <em>offenders<\/em> estrapolate dalla proposta di Caldwell (1956):<\/p>\n<p><em>&#8211; Big shots<\/em> \uf0e0cio\u00e8 coloro che detengono ed esercitano il potere;<\/p>\n<ul>\n<li><em>Right guys<\/em> \uf0e0coloro che rinforzano l\u2019osservanza del codice all\u2019interno del sistema informale.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Un ulteriore considerazione va fatta sulla definizione di status e ruolo all\u2019interno di un gruppo informale: per status intendiamo una posizione lungo una scala sociale, mentre per ruolo intendiamo un modello di comportamento che il soggetto mette in atto in relazione alle aspettative che gli altri membri del gruppo pongono su di lui. Mentre il ruolo consiste in una serie di attivit\u00e0, lo status si sostanzia pertanto in una posizione sociale raggiunta. Lo status pu\u00f2 essere ottenuto grazie al possesso di determinate caratteristiche individuali oppure assegnato da altri.<\/p>\n<p>In una scala sociale le opportunit\u00e0 di ascesa sono ovviamente limitate e le due uniche vie da poter percorrere sono quella formale ed informale. Ovviamente non tutti riusciranno a raggiungere la posizione apicale all\u2019interno di un gruppo percorrendo la via formale, la maggior parte dei membri svilupper\u00e0 pertanto un\u2019attitudine ostile ed aggressiva nei confronti di coloro che stanno in cima alla scala (cio\u00e8 coloro che ce l\u2019hanno fatta). Tale ostilit\u00e0 ed aggressivit\u00e0 possono convertirsi in un atteggiamento ipercritico, se non in una aperta ribellione, nei confronti di chi occupa una posizione formale di prestigio.<\/p>\n<p>Gli altri gruppi sociali, presi in considerazione da Caldwell (1956) nel sistema carcerario, sono i seguenti:<\/p>\n<ul>\n<li><em>Upper class<\/em> \uf0e0 costituito da individui di status superiore (come i <em>big shots <\/em>di cui sopra), interessati cio\u00e8 al potere sociale ed al controllo degli altri membri del gruppo;<\/li>\n<li><em>Middle class <\/em><em>\uf0e0<\/em> di cui fanno parte i <em>Right guys<\/em> sopra descritti, dunque interessati a preservare e<\/li>\n<\/ul>\n<p>rinforzare il codice carcerario;<\/p>\n<p><em>&#8211; Lower Class<\/em>, <em>Neophities<\/em> e <em>Outcasts<\/em> \uf0e0 cio\u00e8 <em>offenders<\/em> che occupano l\u2019ultimo posto della scala sociale carceraria a motivo delle loro scarse \u201cpossibilit\u00e0 e\/o risorse personali\u201d.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda la presa della leadership vi sono due modalit\u00e0 differenti di raggiungimento di tale posizione. Nel gruppo formale tipicamente l\u2019individuazione del leader avviene per lo pi\u00f9 attraverso meccanismi democratici ed in base a criteri generalmente meritocratici. Nel gruppo informale invece il leader prende il potere aderendo ad idee e a valori grandiosi, sfruttando le fratture esistenti nel gruppo e la mancanza di opportunit\u00e0, spinto unicamente da interessi individualistici. Ecco che si delinea una differenza importante tra l\u2019interesse collettivo espresso dal leader del gruppo formale, e l\u2019interesse individuale insito nella figura del leader del gruppo informale. Per concludere la presente analisi, bisogna sempre tenere in considerazione che tra gruppi formali e gruppi informali vi \u00e8 un perenne scontro, che pu\u00f2 essere aperto ed esplicito oppure implicito e nascosto.<\/p>\n<p><em><u>3.6) Le reti di comunicazione tra gruppi<\/u><\/em><\/p>\n<p>Nell\u2019 articolo di Katz, Lazer, Arrow &amp; Contractor (2004) denominato \u201c<em>Network theory and small group<\/em>\u201d viene proposta una panoramica sullo studio delle reti di comunicazione tra gruppi.<\/p>\n<p>L\u2019analisi prende le mosse da una serie di domande e risposte, qui di seguito ne elenchiamo alcune:<\/p>\n<ul>\n<li>Che cos\u2019\u00e8 un <em>network<\/em> sociale?<\/li>\n<\/ul>\n<p>Un <em>network<\/em> sociale consiste in un gruppo di attori, definiti nodi, ed un\u2019 insieme di relazioni tra attori, definite legami. I nodi possono riguardare sia individui che gruppi. I legami invece possono comprendere i seguenti livelli di analisi: individuo-individuo, individuo-gruppo oppure gruppo-gruppo.<\/p>\n<ul>\n<li>Attraverso quali dimensioni varia un <em>network<\/em> sociale?<\/li>\n<\/ul>\n<p>Un <em>network<\/em> varia in funzione dei tipi di legame che presenta, questi possono essere legami comunicativi, affettivi, materiali, di prossimit\u00e0 e cognitivi. All\u2019interno di un <em>network<\/em> gli attori (nodi) possono condividere piu\u2019 tipi di legame allo stesso tempo. Un ulteriore classificazione dei legami puo\u2019 anche comprendere legami forti oppure legami deboli.<\/p>\n<ul>\n<li>Come vengono misurati i <em>network<\/em> sociali?<\/li>\n<\/ul>\n<p>Una procedura pu\u00f2 essere quella di sottoporre ad ogni membro di un\u2019organizzazione una lista di tutti gli altri membri dell\u2019organizzazione medesima. Ogni membro coinvolto deve quindi indicare in questa <em>checklist<\/em> le persone con cui ha contatto, con quale frequenza tali contatti avvengono e la natura di tali contatti. I dati ottenuti con questa modalit\u00e0 <em>self-report<\/em> \u00a0vengono poi tradotti e visualizzati in un sociogramma. Per fare ci\u00f2 si possono utilizzare software specifici come NetDraw, NetVis e Pajek. Un sociogramma \u00e8 una visualizzazione di tutti i nodi e i legami che costituiscono un network sociale. Una immagine molto semplificata, ma che ci consente di vedere come \u00e8 fatto un sociogramma, \u00e8 la seguente:<\/p>\n<p><img data-recalc-dims=\"1\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"9776\" data-permalink=\"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/analisi-psicologica-dei-fenomeni-corruttivi\/1-3\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/1.png?fit=264%2C264&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"264,264\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"1\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/1.png?fit=264%2C264&amp;ssl=1\" class=\"alignnone size-full wp-image-9776\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/1.png?resize=264%2C264&#038;ssl=1\" alt=\"\" width=\"264\" height=\"264\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/1.png?w=264&amp;ssl=1 264w, https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/1.png?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/1.png?resize=210%2C210&amp;ssl=1 210w, https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/1.png?resize=50%2C50&amp;ssl=1 50w\" sizes=\"(max-width: 264px) 100vw, 264px\" \/><\/p>\n<p><strong><em>Figura 1 <\/em><\/strong>&#8211; <em>Sociogramma<\/em><\/p>\n<p>I numeri rappresentano i nodi mentre le frecce rappresentano i legami.<\/p>\n<p>Sempre nello studio di Katz, Lazer, Arrow &amp; Contractor (2004)\u00a0 viene riportata l\u2019esperienza di Bavelas e Leavitt, i quali condussero una serie di esprimenti manipolando i <em>pattern<\/em> di comunicazione tra i membri dei gruppi e misurandone gli effetti. Essi individuarono almeno quattro configurazioni comunicative ricorrenti tra gli individui organizzati in gruppi.<\/p>\n<p><img data-recalc-dims=\"1\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"9778\" data-permalink=\"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/analisi-psicologica-dei-fenomeni-corruttivi\/2-3\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/2.png?fit=266%2C122&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"266,122\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"2\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/2.png?fit=266%2C122&amp;ssl=1\" class=\"alignnone size-full wp-image-9778\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/2.png?resize=266%2C122&#038;ssl=1\" alt=\"\" width=\"266\" height=\"122\" \/><\/p>\n<p><img data-recalc-dims=\"1\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"9777\" data-permalink=\"https:\/\/www.economiaediritto.it\/es\/analisi-psicologica-dei-fenomeni-corruttivi\/3-3\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/3.png?fit=208%2C112&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"208,112\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"3\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/3.png?fit=208%2C112&amp;ssl=1\" class=\"alignnone size-full wp-image-9777\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.economiaediritto.it\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/3.png?resize=208%2C112&#038;ssl=1\" alt=\"\" width=\"208\" height=\"112\" \/><\/p>\n<p><strong><em>Figura 2 <\/em><\/strong>&#8211;<em> Reti di comunicazione di gruppo<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>In riferimento alle quattro configurazioni di cui sopra, vi sono due indici quantitativi utili per descriverle:<\/p>\n<ul>\n<li>Indice di distanza \uf0e0 Indica il numero di legami che un individuo deve attraversare per<\/li>\n<\/ul>\n<p>comunicare con un altro individuo membro del gruppo;<\/p>\n<ul>\n<li>Indice di centralit\u00e0 \uf0e0 esprime la misura di quanto il flusso comunicativo all\u2019interno del gruppo<\/li>\n<\/ul>\n<p>sia centralizzato in una sola persona.<\/p>\n<p>In riferimento all\u2019elemento della centralit\u00e0 nel funzionamento del gruppo si evidenzia infine quanto segue:<\/p>\n<ul>\n<li>quando i compiti all\u2019interno di un gruppo sono semplici allora un funzionamento di tipo centralizzato offre delle performance migliori di tutto il sistema-gruppo;<\/li>\n<li>al contrario, quando i compiti che un gruppo si prefigge sono complessi, allora un funzionamento di tipo de-centralizzato \u00e8 da preferire;<\/li>\n<li>quando le informazioni sono distribuite all\u2019interno del gruppo in modo irregolare tra i membri, oppure quando sono ambigue, \u00e8 altres\u00ec da preferire sempre un funzionamento di tipo de-centralizzato.<\/li>\n<\/ul>\n<p><em><u>3.7) Le dinamiche persuasive all\u2019interno del gruppo<\/u><\/em><\/p>\n<p>\u201cUno dei pi\u00f9 noti esperimenti di psicologia sociale, condotto da Milgram nel 1961, aveva dimostrato come il grado di autorit\u00e0 percepita potesse fare agire in soggetti sperimentali comportamenti apparentemente irrazionali, come somministrare delle scosse elettriche ad individui cavia dell\u2019esperimento\u201d (Oliviero &amp; Russo, 2013, p.435).<\/p>\n<p>Tale esperimento consisteva nel chiedere ai soggetti sperimentali di somministrare delle scosse elettriche ad altri soggetti (di fatto collaboratori dello sperimentatore) tutte le volte che questi ultimi commettevano un errore in un esercizio di memoria. Pi\u00f9 i collaboratori sbagliavano (volutamente), maggiore era la scossa elettrica che lo sperimentatore chiedeva ai soggetti sperimentali di somministrare. Nonostante mostrassero tensione e protestassero verbalmente , una percentuale considerevole di questi soggetti sperimentali (cio\u00e8 coloro che somministravano la scossa alle cavie-collaboratori) obbediva pedissequamente allo sperimentatore. Inoltre, maggiore era la distanza tra soggetto sperimentale e cavia, maggiore era la disponibilit\u00e0 del soggetto sperimentale nel somministrare scosse pi\u00f9 forti. A conferma di ci\u00f2, la massima scossa venne somministrata solo nel 30% dei casi in cui vi era maggiore prossimit\u00e0 fisica tra sperimentatore e cavia.<\/p>\n<p>Pertanto, \u201cquesto inaspettato grado di obbedienza, che ha indotto i partecipanti a violare i propri principi morali, \u00e8 stato spiegato in rapporto ad alcuni elementi, quali l\u2019obbedienza indotta da una figura autoritaria considerata legittima, che induce uno stato di influenzamento esterno. I soggetti dell\u2019esperimento non si sono perci\u00f2 sentiti moralmente responsabili delle loro azioni, ma totalmente assuefatti e persuasi hanno agito il ruolo di esecutori dei voleri di un potere esterno\u201d (Oliviero &amp; Russo, 2013, p.435).<\/p>\n<p>Ai fini della nostra dissertazione le considerazioni di cui sopra aprono uno scenario interpretativo applicabile anche ai gruppi di <em>offenders<\/em> dediti alla corruzione. In tali gruppi vi \u00e8 infatti un potere legittimato dal ruolo istituzionale che l\u2019<em>offender<\/em> ricopre (sia esso un funzionario pubblico o un manager di una impresa privata). Vi sono tuttavia logiche divergenti rispetto al perseguimento dell\u2019utile collettivo, piegate invece all\u2019interesse privato. Pertanto, \u201cil non sentirsi responsabili\u201d, \u201cl\u2019essere gli esecutori di un potere esterno\u201d, \u201cl\u2019agire senza un pensiero critico obbedendo in modo quasi automatico\u201d, sono tutti aspetti che facilitano il dispiegarsi dell\u2019atto corruttivo.<\/p>\n<p><u>\u00a0<\/u><\/p>\n<ol start=\"4\">\n<li><strong> Alcune riflessioni sul noto caso di cronaca del 1992 chiamato \u201c<em>Tangentopoli\u201d<\/em><\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>I delitti di corruzione in Italia presentano \u201cuna cifra nera molto elevata\u201d (Davigo, 2017), cio\u00e8 si registra una differenza fra il numero di reati commessi e quelli risultanti dalle statistiche giudiziarie. Sempre secondo Davigo (2017) la corruzione \u00e8 \u201cseriale e diffusiva\u201d. E\u2019 seriale nel senso che gli <em>offenders<\/em> dediti a questi illeciti tendono a commetterli ogni volta che ne hanno l\u2019occasione, mentre \u00e8 diffusiva in quanto essi tendono a coinvolgere pi\u00f9 persone al fine di assicurarsi la realizzazione dei loro patti illeciti. A questo punto per approfondire la tematica affrontata pu\u00f2 essere utile avanzare un parallelo tra corruzione e criminalit\u00e0 organizzata; bench\u00e9 questi siano ambiti diversi essi sono strettamente correlati. Il mercato della corruzione \u00e8 una mercato illegale, e come tale si poggia su delle regole proprie, che ne \u201ctutelano\u201d il funzionamento, percepito dagli <em>offenders<\/em> come stabile e soddisfacente. In questo scenario, la criminalit\u00e0 organizzata agirebbe come regolatore esterno del mercato corruttivo, assicurandone il rispetto delle \u201cregole\u201d attraverso il potere di intimidazione. I beni e i servizi offerti da ciascuna delle due \u201cindustrie\u201d, quella mafiosa e quella corruttiva, sono utili per l\u2019attivit\u00e0 dell\u2019altra. L\u2019inchiesta \u201cmani pulite\u201d, che ha svelato il sistema tangentopoli tra il 1992 ed il 1995, ha delineato le linee portanti tra fenomeni corruttivi e crimine organizzato. Il successo che ebbero quelle indagini fu anche dovuto, secondo Davigo (2017), alla crisi economica del 1992. Questo perch\u00e9 tale crisi aveva avuto come effetto quello di ridurre la spesa pubblica per l\u2019acquisto di beni e servizi, pertanto diminu\u00ec anche l\u2019entit\u00e0 delle tangenti legate al ridotto bilancio della Pubblica Amministrazione. In buona sostanza \u201cla torta si era ristretta\u201d, quindi non si riuscivano pi\u00f9 ad accontentare gli appetiti dei nuovi <em>offenders<\/em> cooptati nel gruppo corruttivo e non si riuscivano pi\u00f9 a comporre le liti tra questi. Ecco allora che esplosero le controversie, nelle quali gli inquirenti riuscirono ad inserirsi ed ottenere cos\u00ec notizie di reato. Proprio perch\u00e9 la corruzione non avveniva davanti a testimoni ed era nota solo a chi la praticava, vi era un interesse condiviso a mantenerla segreta. Questo interesse di segretezza venne a mancare nel momento in cui non vi erano pi\u00f9 risorse utili per alimentare una macchina corruttiva mastodontica come quella di tangentopoli. Croll\u00f2 quindi tutto il sistema in un momento di recessione economia dell\u2019Italia del 1992-1995. L\u2019opinione pubblica, gi\u00e0 colpita da un tasso di disoccupazione elevato ed un disagio sociale crescente, non ebbe intenzione di rimanere muta e chiese pene esemplari per corrotti e corruttori.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<ol start=\"5\">\n<li><strong> Il funzionamento del meccanismo corruttivo<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Corrotti e corruttori sono una minoranza informata contro una maggioranza di cittadini disinformata, proprio perch\u00e9 esclusa da certi meccanismi. Essi non si presentano quasi mai nella loro vera qualit\u00e0 (di <em>offenders<\/em>), ma si dichiarano onesti e quando vengono presi con \u201cle mani nel sacco\u201d si definiscono vittime di calunnie o persecuzioni politiche o giudiziarie (Davigo, 2017). Parlando di corruzione non possiamo parlare esclusivamente di devianza individuale bens\u00ec di un vero e proprio sistema criminale, assimilabile come sopra ricordato, alla criminalit\u00e0 organizzata. Proprio per tale motivo il sistema corruttivo applica delle \u201csanzioni\u201d al proprio interno, che magari non portano ad eliminare i nemici come fanno le mafie e cio\u00e8 a colpi d\u2019arma da fuoco, ma esclude il soggetto non compiacente ed \u201cinaffidabile\u201d dalle opportunit\u00e0 di <em>business <\/em>e di carriera. Dunque ci troviamo di fronte ad un sistema sanzionatorio che comunque punta all\u2019eliminazione di chi non si conforma alle logiche corruttive: un\u2019eliminazione dalle trattative commerciali e dal mercato di riferimento.<\/p>\n<p>Sempre dall\u2019esperienza di Davigo (2017) possiamo riportare un episodio del 1979, di quando egli era Giudice istruttore presso il Tribunale di Vigevano. In quell\u2019occasione vi fu l\u2019arresto di 29 dei 30 impiegati dell\u2019ufficio Iva di Pavia, tanto che fuori dall\u2019ufficio venne affisso il cartello \u201cChiuso per arresti\u201d. Tutto nacque da una verifica fiscale condotta da tre impiegati di quell\u2019ufficio presso un oreficeria in provincia di Pavia. Cos\u2019era accaduto esattamente? I tre impiegati avevano chiesto cinque milioni di lire, ed un orologio d\u2019oro per il loro capoufficio, all\u2019orefice per non procedere con una verifica fiscale dura. Si erano per\u00f2 trovati di fronte una persona onesta, cos\u00ec l\u2019orefice and\u00f2 a segnalare la cosa ai Carabinieri. A quel punto partirono le indagini ed il Procuratore della Repubblica sugger\u00ec all\u2019orefice di pagare annotando i numeri di matricola delle banconote ed il numero di serie dell\u2019orologio, in quanto fuori dal negozio si sarebbero appostati i Carabinieri. Quando i funzionari corrotti ricevettero soldi ed orologio, all\u2019uscita vennero immediatamente arrestati. A quel punto il Magistrato not\u00f2 che quella era la prima volta che i tre funzionari prestavano servizio insieme. Infatti ognuno di loro andava solitamente ad effettuare controlli con altri. Egli ipotizz\u00f2 dunque che la pratica corruttiva messa in atto dai tre dovesse essere in realt\u00e0 un <em>modus operandi<\/em> condiviso da tutto l\u2019ufficio Iva. Come potrebbe infatti un funzionario chiedere soldi ad un commerciante davanti a due colleghi sconosciuti, con i quali lavora per la prima volta? In realt\u00e0 la corruzione presso quell\u2019ufficio era la norma e veniva praticata in modo abituale, secondo il principio della serialit\u00e0 e diffusione sopra riportati. Quando a Davigo tocc\u00f2 interrogare gli imputati si imbatt\u00e8 in un giovane funzionario di ventisette anni, da poco laureato in Giurisprudenza ed entrato a lavorare presso quell\u2019ufficio Iva da pochi mesi. Questi aveva gi\u00e0 confessato al Procuratore della Repubblica di aver ricevuto denaro in quattro occasioni. A quel punto Davigo gli chiese: &lt;&gt;.<\/p>\n<p>Un altro caso di cui parla Davigo (2017) riguarda la vicenda delle \u201ccarceri d\u2019oro\u201d. La Procura della Repubblica di Genova aveva disposto la perquisizione di una societ\u00e0, il cui imprenditore si dichiarava \u201cvittima di concussione\u201d. Offrendo argomentazioni ben articolate questi sosteneva infatti che, in quanto produttore di carceri (cio\u00e8 intese come opere realizzate \u201cchiavi in mano\u201d), il suo cliente finale non poteva che essere lo Stato. Infatti, se egli avesse fabbricato vestiti oppure automobili, il suo successo o insuccesso, sarebbe dipeso esclusivamente dalla sua capacit\u00e0 imprenditoriale. Ma fabbricando carceri doveva sottostare alle richieste dei funzionari del Provveditorato alle opere pubbliche, i quali volevano essere pagati illecitamente, pena l\u2019esclusione dal meccanismo delle gare d\u2019appalto. Per ci\u00f2 che riguarda le modalit\u00e0 di pagamento delle tangenti, questo imprenditore non le pagava subito, le prometteva e poi mano a mano che incassava i soldi con lo stato avanzamento lavori elargiva la tangente ai funzionari della Pubblica Amministrazione. Dunque il meccanismo corruttivo era strutturale e insito in tutto il sistema delle forniture di beni e servizi tra imprenditoria privata e Pubblica Amministrazione. L\u2019imprenditore di cui sopra riferiva inoltre di pagare la tangente ad ex-funzionari pubblici non pi\u00f9 in servizio bens\u00ec in pensione da tempo. Questo perch\u00e9 il patto corruttivo venne iniziato da costoro tempo a dietro, i quali erano andati oramai in pensione. Quindi, i funzionari pubblici subentrati successivamente, a conoscenza dei patti illeciti attivati in precedenza, eseguivano semplicemente questi patti. Ora, se non venivano pi\u00f9 pagati gli ex-funzionari (adesso in pensione), \u201ccrollava tutto il castello\u201d. Pi\u00f9 precisamente, in base a quanto riferito da questo imprenditore &lt;&gt; (Davigo, 2017). In altri termini, ci si inserisce nel concorso di reato come accade nella riscossione del pizzo da parte delle mafie. Cio\u00e8 non \u00e8 il capofamiglia a chiedere il pizzo, lo ha chiesto il suo predecessore. Il capofamiglia manda i suoi uomini a riscuotere il pizzo in quanto esegue un accordo intervenuto in precedenza. Pertanto, come ribadito gi\u00e0 sopra, tra corruzione e criminalit\u00e0 organizzata vi sono molte analogie nel rispettivo funzionamento.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<ol start=\"6\">\n<li><strong> Conclusioni<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Nel presente elaborato si \u00e8 voluto dare uno sguardo ai fenomeni corruttivi da pi\u00f9 angolature, avvalendosi del supporto della psicologia. Quasi sempre determinate dinamiche passano inosservate nelle narrazioni di cronaca, lasciando esclusivamente spazio agli effetti sensazionalistici della notizia.<\/p>\n<p>La corruzione \u00e8 purtroppo un fattore endemico nell\u2019uomo, negli aggregati umani e nella cultura da questi prodotta. Le azioni repressive messe in atto dal Legislatore e dalla Magistratura da soli non bastano per arginare questo malcostume, serve anche una buona prevenzione che deve potersi avvalere di un approccio multidisciplinare. Un mercato legalmente orientato necessita di <em>players<\/em> che agiscano con integrit\u00e0 morale e con autoconsapevolezza. Rispetto alle persone che detengono il potere decisionale, l\u2019auspicio \u00e8 che questi possano sperimentare una sana gratificazione nel loro lavoro, senza che questa gratificazione diventi necessariamente una forma di narcisismo.<\/p>\n<p><em>(A cura di Aurelio Calcagno)<\/em><\/p>\n<p><strong><u>BIBLIOGRAFIA<\/u><\/strong><\/p>\n<p>AMBROSIANO, L., &amp; SARNO, M., (2015). <em>Corruttori e Corrotti. Ipotesi psicoanalitiche.<\/em> Szczecin (Polonia): Mimesis\/Frontiere della psiche.<\/p>\n<p>ANAC, AGENZIA PER LA COESIONE TERRITORIALE, DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE DI COESIONE DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI &amp; STUDIARE E SVILUPPO, (2015). <em>Analisi istruttoria per l\u2019individuazione di indicatori di rischio corruzione e di prevenzione e contrasto nelle amministrazioni pubbliche coinvolte nella politica di coesione. <\/em>Progetto \u201cAttivit\u00e0 esterne di valutazione del PON GAT 2007\/2013\u201d.<\/p>\n<p>CALCAGNO, A. (2018). ANALISI DELLE DINAMICHE DI GRUPPO E DEI PROCESSI DECISIONALI NEI FENOMENI CORRUTTIVI RIFERITI AGLI APPALTI PUBBLICI ITALIANI. Universit\u00e0 degli Studi di Milano-Bicocca \u2013 Dipartimento di Psicologia. Corso di Laurea Magistrale in PSICOLOGIA DEI PROCESSI SOCIALI, DECISIONALI E DEI COMPORTAMENTI ECONOMICI. Relatore: Prof. Luigi Ferrari. Tesi di Aurelio Calcagno.<\/p>\n<p>CALDWELL, M.G., (1956). Group dynamics in the prison community. <em>Journal of criminal law and criminology, 1956, Volume 46, Issue 5, 648-657.<\/em><\/p>\n<p>DAVIGO, P., (2017). <em>Il sistema della corruzione.<\/em> Edizioni Laterza.<\/p>\n<p>FERRARI, L., &amp; ROMANO, D. F., (1999). <em>Mente e denaro. <\/em>Milano: Raffaello Cortina Editore.<\/p>\n<p>OLIVIERO, N. &amp; RUSSO, V., (2013). <em>Psicologia dei consumi.<\/em> Milano: McGraw-Hill.<\/p>\n<p>NOEL, J.G., BRANSCOMBE, N. R., &amp; WANN, D.L. (1995). Peripheral ingroup membership status and public negativity toward outgroups. <em>Journal of personality and social psychology, 1995, Vol. 68, No. 1, 127-137.<\/em><\/p>\n<p>KAHNEMAN, D. &amp; TVERSKY, A., (1979). Prospect Theory: an Analysis of Decision under Risk. <em>The Econometric Society. Econometrica, Vol. 47, No. 2 (Mar., 1979), pp. 263-291. <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em>KATZ, N., LAZER, D., ARROW, H., &amp; CONTRACTOR, N., (2004). Network theory and small groups. <em>Small group research, vol. 35 No. 3, June 2004 307-332.<\/em><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<hr \/>\n<p>Rivista scientifica digitale mensile (e-magazine) pubblicata in Legnano dal 2013 &#8211; Direttore: Claudio Melillo &#8211; Direttore Responsabile: Serena Giglio &#8211; Coordinatore: Pierpaolo Grignani &#8211; Responsabile di Redazione: Marco Schiariti<br \/>\na cura del Centro Studi di Economia e Diritto \u2013 Ce.S.E.D. Via Padova, 5 \u2013 20025 Legnano (MI) \u2013 C.F. 92044830153 \u2013 ISSN 2282-3964 Testata registrata presso il Tribunale di Milano al n. 92 del 26 marzo 2013<br \/>\nContattaci: redazione@economiaediritto.it<br \/>\nLe foto presenti sul sito sono state prese in parte dal web, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori fossero contrari alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo. In tal caso provvederemo prontamente alla rimozione.<br \/>\nSeguici anche su <strong><a href=\"https:\/\/t.me\/economiaedirittonews\">Telegram<\/a><\/strong>, <a href=\"https:\/\/www.linkedin.com\/company\/economiaediritto-it\"><strong>LinkedIn<\/strong><\/a> e <strong><a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/economiaediritto\/\">Facebook<\/a><\/strong>!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ABSTRACT Nel presente articolo viene affrontato il fenomeno della corruzione da un punto di vista psicologico. 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