Direttore Scientifico: Claudio Melillo - Direttore Responsabile: Serena Giglio - Coordinatore: Riccardo Ghio
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Milano, 27 marzo 2019, convegno Claudio Melillo

Il 27 marzo 2019 il team di Melillo & Partners Studio Legale Tributario e del Lavoro è stato particolarmente impegnato in attività ad alto contenuto tecnico-scientifico nell’ambito di due importanti convegni tenutisi entrambi a Milano ed aventi ad oggetto i seguenti temi di Fiscalità Internazionale:

  • La prevenzione del rischio fiscale per l’imprenditore tra sanzioni amministrative, penali e riscossione internazionale“;
  • La nuova frontiera del Diritto Penale Tributario con riferimento all’Economia Digitale: la Web Taxation in Italia e nel Mondo e la nuova nozione di Stabile Organizzazione”.

Il primo evento, al quale ha partecipato, tra gli altri, il dott. Claudio Melillo, Founder e Managing Partner dell’omonimo Studio di Milano, via A. Massena 2/A, è stato organizzato dalla prestigiosa Associazione Giovani Avvocati di Milano (AGAM) e si è svolto nella meravigliosa sala convegni del Tribunale di Milano.

L’evento è stato sapientemente moderato dall’avv. Andrea Orabona, Penalista milanese, membro di Melillo & Partners.

Il secondo, al quale ha partecipato, tra gli altri, il dott. Marco Vergani, Dottore Commercialista e membro di Melillo & Partners, è stato organizzato dal Centro di Diritto Penale Tributario di Torino, fondato dal prof. avv. Ivo Caraccioli e si è svolto nella suggestiva cornice dell’Aspria Harbour Club di Milano.

L’evento è stato brillantemente coordinato dall’avv. Vito D’Ambra, Founder e Managing Partner dello Studio Legale D’Ambra e Associati di Milano e ideatore di Youtax.

Tra gli ospiti di rilievo dei due eventi: il dott. Luigi Vinciguerra e il dott. Marco Carrozzino, entrambi ufficiali della Guardia di Finanza.

Gli argomenti trattati dai membri di Melillo & Partners sono stati i seguenti:

  •  “Modelli di gestione e controllo del rischio fiscale: il caso dell’esterovestizione“;
  • La Web Tax italiana, i presupposti dell’imposta e le sue peculiarità nel quadro tributario internazionale“.

Da segnalare la presenza, tra gli illustri relatori, del prof. Piergiorgio Valente, Presidente della CFE e Managing Partner di Valente Associati Studio Legale Tributario GEB/Crowe Valente.

Il supporto logistico (fotografia, documentazione e interviste) è stato garantito dall’avv. Pierpaolo Grignani, Legal Partner, e dal dott. Antonio Stigliano, addetto al Marketing e alla Comunicazione di Melillo & Partners.

Si ringraziano gli enti organizzatori e i colleghi tutti per il cortese invito.

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La Blockchain entra nei processi bancari anche in Italia: Unicredit, in data 22 marzo 2019, ha effettuato la prima transazione commerciale tramite questa tecnologia.

Piattaforma utilizzata è wetrade.com (in cui partecipano altre otto banche europee) che ha permesso al gruppo ASA (impresa del settore imballaggi metallici) di concludere l’acquisto di una partita di banda stagnata da Steelforce (fornitore del gruppo e supportato da Kbc Bank in Belgio).

Analizzando questa grande operazione possiamo dire che ci troviamo di fronte ad uno Smart Contract, effettuato tramite piattaforma.

Il pagamento è automatico secondo le tempistiche concordate dalle controparti (entrambe accreditate su wetrade.com) e avviene quando il compratore avrà confermato la ricezione della merce.

I vantaggi  sono la rapidità e la trasparenza della transazione: il gruppo ha potuto concludere l’operazione in pochissimi giorni, dalla fase dell’ordine a quella del pagamento.

Per quanto riguarda invece la piattaforma, essa ha l’obiettivo di consentire a piccole e medie imprese di cercare controparti con cui iniziare un rapporto comune.

Con la digitalizzazione e il tracciamento del processo dal primo all’ultimo momento si potrebbe avere la massima visibilità sullo stato della transazione e spedizione.

Caratteristica importante di wetrade.com è che riguarda soprattutto i servizi finanziari da parte delle banche per le imprese, i principali sono:

  • Bpu, il Bank Payment Undertaking, con cui la banca fornisce al venditore un impegno obbligatorio nel pagamento della fattura;
  • Bpu Financing, con cui la banca finanzia il venditore scontando il Bpu.

Con l’aria di innovazione portata dall’Industria 4.0 il blockchain potrà presto diventare uno strumento a portata di ogni singolo individuo.

Iva

(di Marco Cardillo)

La Cassazione, con la recente ordinanza n. 2862 del 31 gennaio 2019, ha ribadito che il destinatario di una fattura in “reverse charge”, relativa ad operazioni oggettivamente o soggettivamente inesistenti, “non può esercitare il diritto alla detrazione dell’imposta”.

Infatti, nel caso di operazioni inesistenti in regime d’inversione contabile, il committente è l’effettivo soggetto d’imposta e l’IVA integrata a debito sulle fatture emesse a fronte di operazioni oggettivamente o soggettivamente inesistenti è dovuta, in base al principio comunitario di cui all’art. 28-octies, anche quando si tratta di forniture inesistenti o diverse da quelle indicate in fattura. Conseguentemente, il cessionario non può esercitare il diritto alla detrazione dell’imposta mancando   il   suo presupposto, ovverosia la corrispondenza anche soggettiva dell’operazione fatturata con quella in concreto realizzata, per il combinato disposto dall’art. 21, comma 7, art. 19, comma 1 e art. 26, comma 3 del DPR 633/1972.

La Suprema Corte ha evidenziato che non viene in rilievo la mera inosservanza di obblighi contabili, ma la totale assenza dei presupposti sostanziali suscettibili di dar fondamento al diritto alla detrazione, e ciò a fronte dell’esistenza dell’obbligo di corrispondere l’imposta portata in fattura.

La questione analizzata si riferiva alla cessione di rottami, constatata come operazione inesistente.  La disciplina nazionale per il commercio dei rottami prevede che la fattura sia emessa dal cedente senza addebito d’imposta, con l’osservanza delle disposizioni di cui al D.P.R. n.  633  del 1972, art. 21 e s.s., e con l’indicazione di cui all’art. 74, comma  8,  che si tratta di operazione con Iva non addebitata in via di rivalsa; la fattura è quindi integrata dal cessionario, che diviene soggetto passivo  d’imposta, con l’indicazione dell’aliquota e della imposta  stessa,  per  essere,  poi, registrata nel registro delle vendite  dal  cessionario,  che  in  tal  modo assolve l’obbligo di  pagamento  del  tributo,  detratto  con  la  parallela annotazione  nel  registro  degli  acquisti;   trattandosi   di   operazione imponibile, inoltre, il cedente conserva il diritto all’ordinaria detrazione dell’imposta relativa agli acquisti inerenti.

Nella vicenda esaminata dai giudici ermellini, non è contestato che la   società contribuente abbia regolarmente effettuato l’inversione contabile a suo carico e reso neutrali le operazioni; rileva, invece, che dette operazioni siano state ritenute soggettivamente inesistenti.

La Corte di Giustizia su tale problematica  ha  precisato che “la presentazione di false fatture o di false dichiarazioni,  alla  pari di qualsiasi altra alterazione di prove, è idonea ad impedire la riscossione dell’importo esatto dell’imposta e, pertanto, è atta a compromettere il buon funzionamento  del  sistema  comune  dell’IVA”  e  “pertanto,   il   diritto dell’Unione non impedisce agli Stati membri di  considerare  l’emissione  di fatture irregolari alla stregua di una frode fiscale e di negare l’esenzione in una siffatta ipotesi” (sentenza, 7 dicembre 2010, in C-285/09, R.,  punti 48 e 49);

I giudici europei, con la sentenza 11 dicembre 2014, in C-590/13, “Idexx Laboratoires Italia”,  hanno statuito che gli artt. 18, paragrafo 1, lettera d),  e  22  della  direttiva 77/388/CEE, come modificati, devono essere interpretati nel senso  che  tali disposizioni dettano requisiti formali  del  diritto  a  detrazione  la  cui mancata osservanza, “in circostanze come  quelle  oggetto  del  procedimento principale“, non  può  determinare  la  perdita  del  diritto  medesimo  ove sussistano i requisiti sostanziali del diritto a detrazione che sono  quelli che stabiliscono il fondamento stesso e l’estensione  del  diritto,  la  sua insorgenza, (punto 41 sentenza “Idexx”), e consistono nelle  circostanze che gli  acquisti  siano  stati  effettuati  da  un  soggetto  passivo,  che quest’ultimo sia parimenti debitore dell’Iva attinente a tali acquisti e che i beni di cui trattasi  siano  utilizzati  ai  fini  di  proprie  operazioni imponibili (punto 43).

La Cassazione ha ritenuto che le fatture oggettivamente o soggettivamente inesistenti, non sono carenti dei presupposti formali ma risultano prive dei presupposti sostanziali.

Risulta opportuno ricordare che tale conclusione è frutto di un orientamento giurisprudenziale sia domestico sia unionale, vedasi sentenza n. 958 del 17 gennaio 2018 della Cassazione Civile, Sez. V.  In quest’ultima sentenza i giudici hanno altresì precisato che non possono trovare applicazionei più favorevoli trattamenti fiscali e sanzionatori previsti dal D.Lgs. n. 471 del 1997, art. 6, comma 9, 9-bis.1,  9-bis.2,  e  9-bis.3, introdotti dal D.Lgs. n. 158 del 2015, art. 15  posto  che  alle  operazioni imponibili soggettivamente inesistenti fa  riferimento  soltanto  il  citato comma 9-bis.3 che prevede che siano espunti in sede di accertamento  sia  il debito che la  detrazione  computate  nelle  liquidazioni  dell’imposta  dal cessionario o committente che applica l’inversione contabile  ma  solo  ‘per operazioni esenti, non  imponibili  o  comunque  non  soggette  a  imposta’. Quindi, tali favorevoli trattamenti ‘non trovano applicazione nel caso di operazioni imponibili soggettivamente inesistenti ancorché regolate in regime domestico d’inversione contabile”. Stessa interpretazione è stata espressa con sentenza n. 16679 del 9 agosto 2016  della Cassazione Civile, Sez. V. Risulta opportuno sottolineare che in quest’ultima sentenza i supremi giudici hanno precisato che: “[…] il D.Lgs. n. 471 del 1997, art. 6, comma 9 bis, n. 3,  introdotto  dal decreto di riforma del sistema sanzionatorio tributario (D.Lgs. n.  158  del 2015, art. 15), prima stabilisce: ‘Se il cessionario o  committente  applica l’inversione contabile per operazioni esenti, non imponibili o comunque  non soggette a imposta, in sede di accertamento devono  essere  espunti  sia  il debito computato da tale soggetto nelle  liquidazioni  dell’imposta  che  la detrazione operata nelle liquidazioni anzidette, fermo restando  il  diritto del medesimo soggetto a recuperare l’imposta eventualmente non  detratta  ai sensi del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 26, comma 3, e del D.Lgs.  31 dicembre 1992, n. 546, art. 21, comma 2’. Poi aggiunge: ‘La disposizione si applica anche nei casi di operazioni inesistenti, ma trova in tal caso applicazione la sanzione amministrativa compresa tra il cinque e il dieci per cento dell’imponibile, con un minimo di 1.000 Euro’.  Il che significa che devono essere espunti sia il debito computato che la detrazione operata nelle liquidazioni dell’imposta anche nei casi di operazioni inesistenti che siano astrattamente ‘esenti, non imponibili o comunque non soggette a imposta e che siano regolate dal cessionario coll’inversione contabile interna’.  Per l’insidiosità che verosimilmente si ritiene che tale fattispecie rivesta, trova solo in tale ultimo caso applicazione la sanzione amministrativa tra il cinque e il dieci per cento dell’imponibile (con un minimo di mille Euro).  Dunque, i più favorevoli trattamenti fiscali e sanzionatori introdotti dal comma 9 bis, n. 3, non trovano applicazione nel caso di operazioni imponibili soggettivamente inesistenti ancorché regolate in regime domestico d’inversione contabile.  La diversa conclusione, che potrebbe essere desunta dal non chiaro tenore della relazione illustrativa laddove si parla di “procedura”, non rileva poiché ogni testo normativo deve essere interpretato secondo il suo contenuto obiettivo mentre i lavori preparatori non costituiscono elemento decisivo per la sua interpretazione (Cass. 1654/1962). Non rileva neppure la recentissima modifica dell’art.  21, comma 7, D. Iva: ‘Se il cedente o prestatore emette fattura per operazioni inesistenti, ovvero se indica nella fattura i corrispettivi delle operazioni o le imposte relative in misura superiore a quella reale, l’imposta è dovuta per l’intero ammontare indicato o corrispondente alle indicazioni della fattura’. Si tratta di disposizione che, introdotta dal D.Lgs.  n.  158  del 2015, art. 31,  è  applicabile  dal  primo  gennaio 2016 sempre  ai  sensi dell’art. 32, comma 1 (mod. L. n. 208 del  2015,  art.  1,  comma  133).  La relazione illustrativa afferma che la modifica opera ‘al fine di rendere chiaro che la relativa prescrizione non riguarda le ipotesi di operazioni soggette a reverse charge’. Ciò tocca, però, unicamente la posizione del cedente verso il fisco e non quella del cessionario il quale per le operazioni inesistenti, anche se solo soggettivamente, ma pur sempre imponibili perde comunque il diritto di detrazione per effetto del combinato disposto dell’art. 19, comma 1, e dell’art. 26, comma 3 D. Iva.

In estrema sintesi, l’orientamento giurisprudenziale consolidato della Suprema Corte di Cassazione, in riferimento a fatture in “reverse charge”, per operazioni oggettivamente o soggettivamente inesistenti, evidenzia che tali fatture non sono carenti dei presupposti formali ma risultano prive dei presupposti sostanziali, conseguentemente l’IVA è indetraibile per il committente.

Le considerazioni esposte nell’articolo sono personali dell’autore e non impegnano l’Amministrazione di appartenenza dello stesso.

EcoFood Prime

EcoFood Prime l’app ideata da due ragazzi siciliani per risparmiare e diminuire lo spreco del cibo, iniziativa che partirà inizialmente da Palermo per poi spostarsi su tutto il territorio italiano. I due ragazzi hanno deciso di costruire una rete di offerte commerciali, donazioni e attività social con tutti gli attori della filiera.

Strumento operativo che ha alla base il principio che il cibo è una risorsa da tutelare, ma in che modo?

Diminuire lo spreco alimentare partendo dalle piccole scelte quotidiane per giungere ad un accordo tra consumatori, esercenti e associazioni solidali.

All’interno dell’app l’utente riceve delle offerte dai punti vendita più vicini che usano la piattaforma per offrire cibi e prodotti alimentari che rischierebbero di restare invenduti. Questo riguarda prodotti prossimi a scadenza, in eccedenza e con difetti estetici ma idonei al consumo.

Cibi e prodotti possono essere acquistati a prezzi vantaggiosi a favore sia del consumatore che risparmia sull’acquisto, sia dell’esercente che recupera il costo d’acquisto ed evita lo smaltimento dell’invenduto.

La parte solidale di questo servizio è formata da un elenco di associazioni e soggetti attivi nel volontariato per la ridistribuzione del cibo ai più bisognosi.

EcoFood Prime fa da organizer e tiene in memoria la data di scadenza dei cibi, inviando notifiche temporizzate per evitare le dimenticanze all’ordine del giorno.

Per quanto riguarda invece la funzione Social, permette di condividere il “frigo virtuale” mettendo a disposizione dei propri contatti sui social network i cibi che si vogliono donare o usare per fantasiose ricette anti-spreco.

Blockchain_image

La Blockchain (catena di blocchi) è una tecnologia sempre più discussa e fa parte della più grande categoria di Distributed Ledger Technologies, i sistemi basati su un registro distributivo in cui tutti i nodi possiedono la stessa copia di un database che può essere letto e modificato.

Negli ultimi tre anni sono stati realizzati 579 progetti nel Mondo e 328 solo nel 2018 (+76% rispetto al 2017). l’Italia si posiziona al terzo posto nella classifica Europea per numero di iniziative che hanno coinvolto le imprese: sono 150 i progetti italiani.

Le realtà imprenditoriali che hanno dato inizio a sperimentazioni in materia equivalgono al 59%, invece i settori in cui ci sono stati investimenti relativi alla Blockchain sono:

  • Finanza 48%
  • Pubbliche Amministrazioni 10%
  • Operatori Logistici 8%

In questi settori la Blockchain viene utilizzata per pagamenti (24%), gestione documentale (24%) e tracciabilità della filiera (22%).

Bisogna ricordare che solo il 24% delle imprese ha una conoscenza adeguata della tecnologia, il 31% non sa nemmeno di cosa si tratti, il 32% la considera una rivoluzione (in futuro), il 2% dei CIO (direttori informatici) la considera come priorità attuale.

Ad oggi solo Grandi Aziende o Startup che vogliono raccogliere Capitale tramite Crowdfunding via ICO (scommettendo sulle criptovalute) stanno investendo in Blockchain o Distributed Ledger.

Mobile Payment

Secondo la nuova edizione dell’ “Osservatorio Mobile Payment & Commerce” della School of Management del Politecnico di Milano, nel 2018 Contactless e Mobile rappresentano un terzo dei pagamenti digitali con carta.

In merito si espresso Alessandro Perego, responsabile scientifico degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano affermando che in Italia i pagamenti con carta salgono a 240 miliardi di euro. Il 37% delle famiglie italiane paga con questo metodo e il dato evidenzia una crescita del 9%.

Perego ha continuato sottolineando che gli italiani usano sempre più la carta, il numero di transazioni pro-capite è oggi 69,6 rispetto 60 del 2017. Lontani dai numeri degli altri Paesi ma è positivo sapere che scende il valore medio di ogni transazione, il quale si aggira attorno ai 57 euro per transazione rispetto ai 60.5 euro per transazione del 2017.

La crescita registrata in Italia per l’utilizzo di tali sistemi di pagamento equivale al 56% equivalente a 80 miliardi di euro, a detta dei responsabili dell’Osservatorio tale crescita potrebbe proseguire nei prossimi anni fino a superare i 125 miliardi di euro nel 2021.

Convegno

Il 27 marzo 2019 si terrà a Milano (presso Aspria Harbour Club, Sala Wimbledon, via Cascina Bellaria 19) il convegno con al centro due tematiche importanti : “la Web Taxation in Italia e nel Mondo” e “la nuova nozione di Stabile Organizzazione“.

Convegno organizzato dal Centro di Diritto Penale Tributario di Torino in collaborazione con la Commissione per la Fiscalità Internazionale dell’Ordine dei Dottori Commercialisti di Milano e con la Rivista online Youtax.it a cura dello Studio D’Ambra e Associati.

Presenterà il convegno il Prof. Avv. Ivo Caraccioli, Presidente d’Onore del Centro di Diritto Penale Tributario, introdurranno i lavori l’Avv. Mario Garavoglia, Presidente del Centro di Diritto Penale Tributario, e Avv.Francesco Colaianni, Vicepresidente e coordinatore del Gruppo di Studi del Centro. Modererà l’Avv. Vito D’Ambra, Studio D’Ambra e Associati, del Foro di Milano, direttore della Rivista online Youtax.it.

Interverranno per il tema di “Geofiscalità digitale” il Prof.Dott.comm. Piergiorgio Valente (Presidente della CFE Tax Advisers Europe) e Avv.Filipa Correia, entrambi dello Studio Valente Associati Studio Legale Tributario GEB/Crowe Valente, member of the International Network Crowe Global.

Per quanto riguarda “La stabile organizzazione e l’economia digitale” interverrà il Prof. Dott. Comm. Marco Mosconi S.D.A Università Bocconi.

Il tema su “i profili tributari della economia digitale” sarà a cura del Dott. Luigi Vinciguerra (Colonnello della Guardia di Finanza), Dott. Carlo Nocerino (Procura della Repubblica presso il Tribunale di Brescia), Avv. Luca Lauri e Avv. Fabio Cagnola (entrambi del Foro di Milano).

Per la tematica “La Web Tax Italiana, i presupposti dell’imposta e le sue peculiarità nel quadro tributario internazionale” e  per le conclusioni del convegno interverranno Claudio Melillo (Vicepresidente della Commissione per la Fiscalità Internazionale dell’Ordine dei Dottori Commercialisti di Milano) e Avv. Vito D’Ambra (Foro di Milano).

Giudizio

(di Gianluca Floriddia e Serena Giglio)

È recentemente balzata agli onori della “cronaca” la tematica riguardante la possibilità, per l’Agenzia delle Entrate – Riscossione, di difendersi in giudizio solo con personale interno ovvero avvalendosi anche dell’assistenza di avvocati del libero foro. La diatriba non è nuova, infatti, già all’epoca dell’esistenza di Equitalia (attuale Agenzia Riscossione), molti giudici avevano ritenuto illegittima la difesa spiegata dall’Esattore in persona di un avvocato del libero foro.

Analizzando il quadro normativo di riferimento, le suddette inammissibilità discenderebbero dall’art. 11 del D.lgs. 546/92 (cosi come novellato dall’art. 9, co. 1, lett. d), num. 1, del D.lgs. 156/2015, a decorrere dal 1° gennaio 2016), in forza del quale: «Le parti diverse da quelle indicate nei commi 2 e 3 possono stare in giudizio anche mediante procuratore generale o speciale. L’ufficio dell’Agenzia delle entrate e dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli di cui al d.lgs. 300/99 nonché dell’agente della riscossione, nei cui confronti è proposto il ricorso, sta in giudizio direttamente o mediante la struttura territoriale sovraordinata (…)».Tale disposizione normativa viene poi esplicitamente riportata anche nel D.L. n. 193/2016, convertito con modificazioni dalla Legge 1° dicembre 2016, n. 225, nel quale, all’art. 1, co. 8, viene previsto che: «per il patrocinio davanti alle commissioni tributarie continua ad applicarsi l’art. 11, co. 2, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546».

A conferma e chiarimento dell’indirizzo giurisprudenziale di merito consolidatosi nel tempo nei sensi anzi chiariti, è finalmente intervenuta – a mettere un punto fermo alla querelle – la Suprema Corte di Cassazione che, con recentissime pronunce n. 28684 del 10.10.2018 e n. 28741 del 23.10.2018, ha stabilito che: «il nuovo ente può anche avvalersi di avvocati del libero foro sulla base di specifici criteri definiti negli atti di carattere generale deliberati ai sensi del comma 5 del presente articolo e secondo i parametri selettivi di affidamento di cui al d.lgs. 50/16 (codice dei contratti pubblici). La norma ha esteso, dunque, l’inammissibilità della rappresentanza processuale volontaria, oltre che espressamente agli uffici dell’Agenzia delle entrate ed a quelli dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli ed alle cancellerie o segreteria dell’ufficio giudiziario, anche all’ufficio dell’Agente della riscossione, il quale quindi deve stare in giudizio direttamente (o mediante la struttura territoriale sovraordinata), cioè in persona dell’organo che ne ha la rappresentanza verso l’esterno o di uno o più suoi dipendenti dallo stesso organo all’uopo delegati, e non può farsi rappresentare in giudizio da un soggetto esterno alla sua organizzazione, tranne che nelle ipotesi in cui può avvalersi della difesa dell’avvocatura dello Stato, come espressamente previsto dall’art. 1, co. 8 del citato decreto-legge (…). Salva la suddetta ipotesi di conflitto di interessi, le Amministrazioni e gli enti suindicati possono decidere di non avvalersi dell’Avvocatura dello Stato soltanto “in casi speciali” e previa adozione di “apposita e motivata delibera da sottoporre agli organi di vigilanza”. Si tratta, quindi, di una facoltà esercitabile in casi di carattere eccezionale, come è stato espressamente confermato nel parere del Consiglio di Stato, sez. II, 29 ottobre 1986, n, 2025 e nella deliberazione della Corte dei Conti 6 aprile 1984, n. 1432» (sottolineatura ed enfasi di chi scrive).

In virtù delle disposizioni della Suprema Corte, a parere di chi scrive, sembra potersi ritenere che la scelta di un avvocato del libero foro in luogo dell’Avvocato dello Stato non sia discrezionale, poiché, in base alla succitata normativa – in particolare alla luce dell’art. 4 del D.lgs. 50/2016 (i.e. “Codice dei contratti pubblici”) – l’Agenzia deve operare nel rispetto dei principi costituzionali di trasparenza, efficienza ed economicità.

La citata disciplina normativa, infatti, ha disposto che l’affidamento dell’incarico difensivo ad avvocati del libero foro è condizionato ai medesimi criteri di selezione di cui al Codice dei contratti pubblici e soprattutto agli specifici criteri definiti negli atti di carattere generale deliberati ai sensi del comma 5 del citato articolo 4 del suddetto Codice dei Contratti pubblici vale a dire, nello Statuto ed in quegli atti appunto di carattere generale, di competenza del comitato di gestione, che disciplinano l’organizzazione e il funzionamento dell’ente e che devono individuare i casi di accesso al patrocinio del libero foro, in alternativa a quello dell’Avvocatura dello Stato.

Pertanto, la decisione di avvalersi di avvocati del libero foro per la difesa in giudizio per essere valida presuppone, in via generale:

a) che si sia in presenza di un caso speciale;

b) che intervenga una preventiva, apposita e motivata delibera dell’organo deliberante;

c) che tale delibera sia sottoposta agli organi di vigilanza;

d) che sia prodotta in giudizio idonea documentazione in merito alla sussistenza dei due suddetti elementi.

Inoltre, il Regolamento di Amministrazione dell’Agenzia delle Entrate – Riscossione, deliberato dal Comitato di Gestione il 26 marzo 2018, ed approvato dal MEF il 19 maggio 2018, nel disciplinare l’aspetto relativo al patrocinio legale, all’art. 4 stabilisce chiaramente che «l’ente può, altresì, continuare ad avvalersi di avvocati del libero foro ma soltanto in via residuale, nei casi in cui l’Avvocatura dello Stato non ne assuma il patrocinio»; in tal caso, potendo solo delegare avvocati del libero foro iscritti nell’elenco degli avvocati dell’Ente.

In conclusione, quindi – alla luce dei criteri più condivisibili sanciti dal dictat della Suprema Corte, che, come noto, è diritto vivente – laddove il mandato all’avvocato del libero foro sia stato rilasciato senza il vaglio dell’organo di vigilanza e non ricorra un caso di urgenza oppure non si sia in presenza di un documentato conflitto di interessi reale, tale atto sarebbe nullo; infatti, la delibera dell’organo deliberante si configura come un requisito indispensabile per la validità del mandato difensivo conferito all’avvocato del libero foro imposto dalla normativa speciale sul patrocinio autorizzato e per tale ragione la sua mancanza determina la nullità del mandato del suddetto avvocato, il quale rimane sfornito dello ius postulandi in nome e per conto dell’ente pubblico.

E’ il caso di concludere che i principi sanciti dal Massimi Giudicante vadano salutati con favore, sottoponendo anche l’Ufficio Erariale a quelle imprescindibili regole, di matrice costituzionale, di efficienza e trasparenza senza le quali, come già accennato, non sarebbe possibile garantire, a tutti i livelli, l’imparzialità e la legalità che devono contraddistinguere sempre il rapporto d’imposta.

Innovation

La Legge di Bilancio, entrata in vigore nel 2019, riconosce alle PMI un contributo a fondo perduto per l’acquisizione di consulenze specialistiche finalizzate a sostenere i processi di trasformazione tecnologica e digitale attraverso le tecnologie abilitanti previste dal Piano Impresa 4.0.

Ma quali sono le nuove figure alla base di questo processo di trasformazione ?

Si tratta  degli “Innovation Manager“, professionisti che devono assicurare la gestione delle attività di un’impresa inerenti ai processi di innovazione del business in termini di processi organizzativi, prodotti, servizi e pensiero manageriale. Tutto ciò stimolando la ricerca delle soluzioni legate alla “Digital Transformation” e favorendo a livello culturale l’introduzione e il consolidamento di idee innovative in azienda per lo sviluppo di un vantaggio competitivo sul mercato con la conseguente crescita del Business.

Con la citata Legge di Bilancio 2019 saranno stanziati dei voucher annui pari a 40.000,00 euro e diretti alle PMI, i quali consentono di beneficiare di un contributo a fondo perduto per l’ingaggio degli Innovation Manager.

Richiedi un Innovation Manager presso lo “Studio Melillo“, contatti:

Web: www.melilloandpartners.it 

Mobile: +393357660876

Mail: cmelillo@economiaediritto.it

 

Intelligenza Artificiale

Assonime, in data 25 marzo 2019, organizza un workshop per la presentazione del Rapporto pubblicato di recente dal CEPS(Centre for European Policy Studies) su “Artificial Intelligence: Ethics, Governance and Policy Challenges“, a cura di Andrea Renda.

Il workshop sarà aperto da Stefano Micossi (Direttore Generale di Assonime) e coordinato da Ginevra Bruzzone.

L’evento si terrà nella sede di Assonime di Roma (piazza Venezia, 11) alle ore 16.30, in collegamento con l’ufficio di Milano (via Santa Maria Segreta, 6).

Seguirà, inoltre, una tavola rotonda a cui parteciperanno: Paolo Benanti (Pontificia Università Gregoriana), Andrea Cioffi (Sottosegretario Ministero dello Sviluppo Economico), Rita Cucchiara (Università di Modena e Reggio Emilia), Pier Luigi Dal Pino (Microsoft), Augusta Iannini (Garante per la protezione dei dati personali), Stefano Quintarelli (Comitato di indirizzo AgID).

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