Diritto

La Carta di Roma: soluzione alle narrazioni tossiche

Dopo aver illustrato la Carta di Roma (un protocollo che fornisce linee guida per un’informazione corretta e rispettosa verso richiedenti asilo, rifugiati e migranti) l’articolo analizza il ruolo dei media nella costruzione dell’immaginario collettivo sulla migrazione, evidenziando come titoli sensazionalistici e linguaggi allarmistici contribuiscano a rafforzare stereotipi e paure. Dopo aver descritto come spesso la figura del migrante venga usata come uno specchio che riflette personali insicurezze sociali, culturali ed economiche, il testo propone una riflessione sulla necessità di un’informazione più etica e responsabile, anche e soprattutto da parte del pubblico.

 

“Boom di sbarchi e arrivi nel weekend: emergenza migranti senza fine”

“Proclamato lo stato di emergenza per i migranti”

“Allarmi inascoltati e sbarchi selettivi: caos in mare”

 

A tutti è capitato, almeno una volta, di imbattersi in titoli come quelli riportati poco sopra: titoli che grazie all’uso di parole d’impatto come “emergenza”, “allarmi” e “caos” sono in grado di creare un senso di urgenza, preoccupazione e, soprattutto, paura. Questo tipo di linguaggio, appositamente arricchito di tensione e sensazionalismo, non si limita a riportare i fatti, ma contribuisce a costruire una narrazione capace di influenzare profondamente l’opinione pubblica.

Che cosa ci stanno raccontando davvero questi titoli? Stanno solo descrivendo la realtà, o la stanno modellando e reinterpretando in modo tale da orientare lo sguardo dei lettori verso una direzione ben precisa?

 

La Carta di Roma

Con lo scopo di correggere il linguaggio tossico dei media, tra aprile e giugno 2008, è stato redatto (sotto proposta dell’Agenzia ONU per i Rifugiati) congiuntamente dal sindacato dei giornalisti e dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei giornalisti il “Protocollo deontologico concernente richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti”, altrimenti conosciuto come “Carta di Roma”.

Questo protocollo, nato a seguito della strage di Erba, fornisce delle linee guida per il trattamento delle informazioni concernenti le categorie sociali sopra citate.

Invitando i giornalisti ad “adottare termini giuridicamente appropriati”, “evitare la diffusione di informazioni imprecise, sommarie o distorte” e “comportamenti superficiali e non corretti, che possono suscitare allarmi ingiustificati”, la Carta di Roma chiede dunque di raccontare le migrazioni con maggiore precisione e, più di tutto, umanità.

 

Informazione manipolatoria

Se giornalisti e istituzioni hanno sentito il bisogno di redigere un documento simile, significa che il problema da affrontare è molto serio: non si sente l’esigenza di fissare regole e limiti se non c’è un abuso o una tendenza distorta da correggere.

La nascita della Carta di Roma può dunque essere usata come prova che dimostri quanto il modo in cui i media hanno trattato, e spesso continuano a trattare, il fenomeno migratorio non sia neutro o privo di giudizi, bensì così problematico da rendere necessario un intervento ufficiale. La carenza di empatia e, talvolta, di rispetto della dignità umana, seppur senza che sia sempre possibile rendersene conto facilmente, ha infatti finito spesso per generare effetti sociali reali come la crescita dell’intolleranza o la diffusione di narrazioni tossiche sulla migrazione.

Osservato da questa prospettiva, dunque, questo protocollo si presenta come un segnale d’allarme che vuole tenerci in guardia dal linguaggio dei media e dalla loro capacità di costruire narrazioni tossiche, manipolare percezioni, rafforzare stereotipi e influenzare l’opinione pubblica.

 

Il migrante come specchio

Il migrante, in questi casi, smette di essere un soggetto reale e diventa piuttosto un simbolo: un perfetto bersaglio nel quale riversare timori ed incertezze. Anche quando la minaccia reale non è lui, viene comodamente trasformato nel capro espiatorio ideale sul quale proiettare ansie legate a tematiche come la crisi economica o il timore del cambiamento.

Proprio questo disorientamento sociale, culturale ed esistenziale, che spesso attraversa molti membri della società, porta dunque ad attribuire a “chi arriva da fuori” le colpe di un sistema che non funziona.

 

Conclusione
Noi stessi, senza accorgersene, siamo parte attiva del sistema dell’informazione: cliccando, condividendo e leggendo diventiamo complici di un meccanismo in cui l’informazione viene costruita, condivisa e consumata. Per questo, oggi più che mai, serve un’educazione all’informazione per imparare a riconoscere i linguaggi manipolatori e pretendere narrazioni che rispettino i fatti e le persone.

Se l’informazione ha il potere di costruire realtà, non è il momento di chiederci quale realtà stiamo contribuendo a costruire?

 

Bibliografia

UNHCR, Scrivere di rifugiati: la Carta di Roma, UNHCR Italia.

Carta di Roma, in Wikipedia, enciclopedia online.

 

 

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