Economia

Equità ed efficienza: il grande dilemma della scienza economica

In economia vi è una sostanziale, ma cruciale, differenza tra equità ed efficienza, ovvero due modalità, alquanto differenti, di allocare le risorse in un sistema economico. Essere efficienti, richiamando il linguaggio matematico, rimanda, essenzialmente, all’abilità di un sistema economico di saper gestire risorse scarse evitando, soprattutto, sprechi e distorsioni. L’efficienza è una misura di produttività e, servendoci dell’analisi matematica, potremmo definirla nel seguente modo:

Efficienza = Output/Input

Essere produttivi, ovvero efficienti, è determinante per un’economia poiché permette ad essa, sulla base delle risorse e dei fattori di produzione che dispone, di ottenere più beni e servizi finali (output) impiegando minori quantità di fattori produttivi (input). Nella letteratura economica una distribuzione delle risorse è socialmente efficiente se, utilizzando la definizione fornita dall’economista Vilfredo Pareto, non risulta possibile migliorare il benessere di almeno un agente economico senza danneggiare il benessere di altri. L’equità, invece, rappresenta il criterio più “democratico” nella perequazione delle risorse, dal momento che si interessa alla suddivisione delle stesse in base ai reali bisogni e necessità degli attori economici. L’equità ha, dunque, un legame stretto con la componente più personale e singolare dal momento che riguarda l’abilità, per un dato agente economico, di disporre di adeguate risorse economiche per raggiungere determinati obiettivi e strategie.

Diremmo che una certa distribuzione delle risorse è economicamente equa se, sostanzialmente, ritenuta congrua, e compatibile, per adempiere a determinate necessità.

L’equità delle risorse, dunque, è direttamente proporzionale alle reali necessità del sistema economico. Intuitivamente la miglior allocazione delle risorse, secondo la teoria economica, dovrebbe essere la più efficiente ed equa possibile, onde evitare distorsioni e gestioni non ottimali delle stesse.

Ipotizziamo, per chiarire i concetti, la seguente situazione:

Un’economia composta da due individui che, per convenzione, definiremo A e B che devono accordarsi su come ripartire 1000$ di ricchezza prodotta.

  1. Una prima opzione sarebbe quella di ripartire in modo omogeneo le risorse, destinando così 500$ ad ogni individuo
  2. Allocare le risorse sulla base delle reali necessità dei singoli agenti

Qualora i due attori economici avessero stessi bisogni e necessità, la prima opzione sarebbe vincente in quanto consentirebbe di ripartire, in modo del tutto omogeno, i 1000$ di prodotto totale.

L’economia in questo modo eviterebbe sprechi ed inefficienze nella gestione delle risorse, consentendo al sistema economico di acquisire produttività e competitività. Nel caso in cui le esigenze fossero differenti, per evitare che fondi e risorse rimangano accantonati e non siano destinati ad uso produttivo, è bene ripartire le risorse sulla base delle reali necessità degli agenti economici.

Se, ad esempio, l’individuo A necessitasse di 400$ e B di 500$ i rimanenti 100$ potrebbero essere prestati, usufruendo dei mercati finanziari, ad individui di economie estere che abbiano carenza di liquidità e che necessitino di fondi per intraprendere investimenti. In questo modo, al termine del prestito, l’economia vedrà restituiti i 100$ più la commisurazione di un tasso d’interesse, a testimoniare la remunerazione legata al prestito concesso.

Per garantire efficienza un sistema economico, disponendo per assioma di risorse scarse e limitate, dovrà decidere, prima di tutto, quali obiettivi economici voler perseguire e, successivamente, ripartire le risorse da allocare per ogni settore dell’economia. Le inefficienze economiche, nella gestione dei fondi e delle risorse, provocano una riduzione della capacità ed abilità del sistema economico a crescere in futuro.

Il tema dell’equità delle risorse, a differenza dell’efficienza, è il vero protagonista del dibattito e confronto politico ed ha portato a riguardo, nel corso della storia, ad una moltitudine di ideologie diverse. Tra le ideologie politico-economiche vale la pena soffermarsi sulle tre principali e più conosciute:

  • Comunismo
  • Capitalismo
  • Liberal democrazia

Il Comunismo e il Capitalismo, le due ideologie economiche-politiche più diffuse e conosciute, si concentrano, essenzialmente, sulla differente modalità di allocare le risorse tra gli individui di una comunità.

Il Comunismo, o meglio l’ideologia comunista, ritiene che la giustizia sociale si raggiunga con una perequazione delle risorse, offrendo così a tutti pari opportunità sociali e riducendo le barriere, economiche e sociali, che impediscano la piena emancipazione ed autorealizzazione umana. Il sistema economico comunista, da un punto di vista pragmatico, può essere il sistema economico più adatto, ed efficiente, per una comunità costituita da pochi individui, in modo da poter garantire, ai membri della collettività, una ricchezza pro capite che fronteggi i bisogni, e le necessità, di ognuno. Un sistema economico tipicamente comunista è la famiglia, infatti un padre e una madre, per amore verso i propri figli, allocheranno beni/servizi in modo omogeneo senza creare così distorsioni, ed allocazioni eterogenee, eccessive. Il sistema economico comunista, invece, trova problematicità e inefficienze in regimi economici, e comunità politiche, caratterizzati da pluralità di individui. Allocare, e dunque perequare, in modo egualitario le risorse economiche in un sistema economico di grandi dimensioni, tipicamente uno Stato può creare grandi tensioni, sociali e politiche, prima ancora che economiche.

Ipotizziamo, per comprendere meglio il fenomeno oggetto di studio, di voler allocare 10.000$ di ricchezza prodotta in un’economia, tra i membri della stessa che ammontano a 100.000. Cosi facendo la ricchezza media pro-capite, data dal semplice rapporto tra la produzione totale dell’economia e i membri della stessa, ammonterebbe rispettivamente appena a 0,10$ ciascuno. Affinché il sistema possa reggere, senza crescenti tensioni sociali, è necessario che la ricchezza prodotta dall’economia aumenti in modo da poter, in sede di allocazione, disporre di maggiori risorse economiche.

Il comunismo, sostanzialmente, pone la sua enfasi sull’abolizione della proprietà privata e sulla condivisione dei mezzi di produzione, con un ruolo attivo e dominante dello Stato centrale all’interno del sistema economico. La produzione, infatti, è regolata secondo piani e strategie specifiche varate dal Governo.

Il Capitalismo, invece, pone l’enfasi sulla componente altamente egoistica dell’animo umano, volto a soddisfare ed accrescere il proprio benessere e il proprio tenore di vita. Il Capitalismo si fonda sulla proprietà privata dei mezzi di produzione e su un’economia, tendenzialmente, di sovraproduzione. Il Capitalismo ha permesso, sicuramente, un progresso economico, sociale senza precedenti nella storia dell’umanità: l’aspettativa di vita alla nascita, in tutti i Paesi sviluppati, è aumentata così come anche le condizioni e la qualità di vita stessa. I rapporti di produzione privatistici, tipici del sistema economico capitalistico, creano però distorsioni e grandi inefficienze circa l’allocazione delle risorse stesse all’interno dell’economia. All’interno del sistema capitalistico, sostanzialmente, si assiste a grandi eterogeneità nella distribuzione della ricchezza e dei redditi poiché, tendenzialmente, i grandi capitalisti, che rappresentano appena l’1% della popolazione mondiale, detengono più del 45%, ovvero quasi la metà, della ricchezza totale prodotta. Il grande merito del Capitalismo è stato quello di garantire, seppur le critiche non siano mai mancate, anche alle fasce più umili della popolazione, di potersi emancipare migliorando la loro condizione, nonostante sia un sistema economico ancora fortemente iniquo e distorsivo. “Alla ricchezza dei pochi si contrappone la povertà dei molti” sostengono coloro che criticano il sistema capitalistico, a causa delle profonde diseguaglianze economiche e della gerarchia economico-piramidale che, inevitabilmente, crea. Lo Stato, all’interno del sistema economico capitalistico, interviene solo ed esclusivamente per far fronte ad eventuali fallimenti del mercato, senza dunque alterare e influenzare direttamente l’economia, nelle scelte di produzione, consumo ed investimento, come invece accade nei sistemi socialisti. Il grande merito del sistema economico capitalista è che esso meglio si addice e plasma a quella che è la reale natura umana, fondata sulla costante ricerca del successo, potere e ricchezza.

L’uomo, biologicamente parlando, è un animale profondamente egoista e questo aspetto è ben ripreso, e rimarcato, dal sistema economico capitalistico. La spinta egoistica umana fa si che l’uomo, in ogni epoca storica, abbia cercato e lottato per migliorare il suo benessere e la sua condizione umana. Livellare, dunque, il benessere umano e la ricchezza, fissandola con parametri matematici ed egualitari, seppur profondamente corretto da un punto di vista morale ed etico, presenta riscontri critici poiché si scontra con la crudele realtà dell’animo umano.

Per molti il miglior sistema economico, o forse è più corretto parlare di sistema economico meno distorsivo ed iniquo, è il sistema economico liberal democratico che, in pratica, si fonda su una coesione di valori liberali capitalistici mantenendo un’impronta socialista-comunista. L’iniziativa economica privata è libera ma lo Stato, adesso, acquisisce un ruolo di carattere prettamente regolativo al fine di redistribuire la ricchezza prodotta, in modo da ridurre, quanto più possibile le distorsioni prodotte da un’economia fondata esclusivamente sul libero mercato e libero scambio. Tassazioni, tipicamente progressive, sono predilette come regime fiscale in quanto lo Stato, con queste azioni di politica economica, sarà in grado di disporre di risorse economiche per sostenere programmi di spesa e di stato sociale, il cosiddetto Welfare State, come pensioni, investimenti nella sanità pubblica ed istruzione che possano portare vantaggi, e benessere, soprattutto alle fasce più umili e meno agiate della popolazione.

In conclusione è bene sottolineare come, in economia, nessuna soluzione estrema sia, di per se, completamente efficiente dal momento che comporta, inevitabili, rischi e benefici. Il sistema economico comunista non risulta essere particolarmente efficiente, dal momento che limita le possibilità di ricchezza ed emancipazione delle persone, così come il sistema economico capitalistico che, se non regolato, comporta distorsioni e profonde disuguaglianze sociali ed economiche.

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