Economia

Il gradiente sociale di salute: perché la salute è un investimento economico

Partendo dal concetto di “gradiente sociale di salute” l’articolo vuole analizzare la tematica delle disuguaglianze nell’ambito della salute, collegando sociologia ed economia. In particolare, approfondisce quanto la classe sociale, coinvolgendo fattori come condizioni lavorative e abitative, determini l’accesso alle cure. Dopo aver introdotto il Modello dei Determinanti Sociali della Salute usato dall’OMS per analizzare gli elementi che influenzano lo sviluppo delle malattie, viene proposta una riflessione sugli interventi di welfare adottati dagli stati per ridurre le disuguaglianze sanitarie.

Il gradiente sociale di salute

Il termine “gradiente sociale di salute” descrive la relazione statistica esistente tra lo stato di salute e la posizione socioeconomica degli individui appartenenti a una specifica comunità o territorio. Fattori quali reddito, istruzione, appartenenza a minoranze etniche, ma anche aspetti di natura macroeconomica e politica, determinano la formazione del gradiente sociale e vengono chiamati determinanti strutturali di salute.

Come il livello socio-economico influisce sulla salute

Richard Wilkinson e Michael Marmot, due studiosi di epidemiologia sociale, affermano che la salute migliora progressivamente all’aumentare della posizione sociale dell’individuo, implicando dunque che chi occupa posizioni sociali superiori, in media, gode di migliore salute rispetto a chi si trova nei livelli inferiori. Dal momento in cui lo stato socioeconomico si presenta come una condizione strettamente legata a fattori quali reddito, livello di istruzione, stato occupazionale dell’individuo, dalle quali dipendono a loro volta eventuali relazioni di prestigio e potere tra individui, appare plausibile che le persone con basso livello socioeconomico abbiano minore accesso a cure mediche di qualità, prevenzione e stili di vita salutari.

Questa forte eterogeneità si riferisce a tre diverse  condizioni: alle condizioni di salute in senso stretto, come ad esempio una maggiore esposizione a malattie cardiovascolari dovute ad un’alimentazione scorretta; alle possibilità di accesso alle prestazioni e ai servizi erogati, che fanno sì, ad esempio, che si instaurino numerose differenze fra un lavoratore precario senza copertura sanitaria ed uno che possiede un’assicurazione o vive in un paese che garantisce una sanità pubblica; alla salute percepita, grazie alla quale una medesima condizione medica può essere percepita come grave o maggiormente invalidante da un lavoratore precario con reddito basso rispetto che da un soggetto impiegato in una buona occupazione, con un buon livello di istruzione e un reddito alto.

Altrettanto rilevanti sono due ulteriori aspetti, che possono influenzare la salute fisica e mentale delle persone in maniera significativa: le condizioni lavorative e abitative. A sostegno di questa tesi è stato infatti dimostrato come l’esposizione a maggiore stress, infortuni e malattie professionali sia una diretta conseguenza di impieghi instabili o particolarmente usuranti, e come vivere in ambienti degradati e privi di servizi essenziali peggiori il benessere degli individui.

Le disuguaglianze sono un costo economico?

È possibile dunque affermare che le disuguaglianze nella salute rappresentano un vero e proprio costo economico per la collettività? La risposta, intuibilmente, è sì, e di seguito verrà spiegato in che modo esse gravano sull’economia complessiva.

Un primo aspetto fondamentale è l’impatto che questa problematica ha sulla produttività della società: logicamente, una popolazione meno sana risulta essere anche meno produttiva, portando ad inevitabili conseguenze come minore efficienza e maggiori assenze, i quali incidono sul PIL e sulla crescita economica.

L’impatto economico di queste disuguaglianze può essere suddiviso in due aspetti principali: i costi diretti e i costi indiretti.

I primi fanno riferimento al modo in cui trattamenti più costosi e a lungo termine, dovuti a diagnosi tardive dipendenti da questioni economico-lavorative, portino ad un aumento della spesa pubblica per sanità e assistenza. I secondi, invece, si manifestano attraverso elementi come minore produttività, aumento delle assenze dal lavoro, maggiori pensionamenti anticipati e così via, i quali da un lato portano ad un’inevitabile riduzione di forza lavoro attiva, dall’altro ad un maggiore carico economico per il sistema previdenziale e ad una minore crescita economica complessiva.

Si innesca così un vero e proprio circolo vizioso: la condizione di povertà incide negativamente sulla salute, la quale a sua volta impedisce di godere di buone opportunità lavorative, senza le quali risulterebbe difficile migliorare la propria condizione socioeconomica ed uscire dallo stato di povertà iniziale.

I determinanti sociali OMS 

Un approccio utile per evidenziare ancora di più quanto la salute sia influenzata da fattori sociali ed economici è quello del Modello dei Determinanti Sociali della Salute (solitamente rappresentato con un diagramma a cerchi concentrici o un grafico a livelli), utilizzato spesso dall’OMS per analizzare i fattori che in varia misura incidono sull’insorgenza e l’evoluzione delle malattie.

Questo modello è strutturato in cinque livelli: fattori individuali (età, sesso, fattori genetici); stili di vita personali (abitudini, alimentazione, attività fisica); reti sociali e comunità (supporto sociale, relazioni); condizioni di vita e lavoro (istruzione, occupazione, sanità, ambiente); condizioni socioeconomiche, culturali e ambientali (politiche pubbliche, economia, giustizia sociale).
 

Spesa sanitaria e welfare state 

Nonostante le cifre enormi investite dai governi per ridurre le disuguaglianze di salute, spesso le politiche di welfare non sono abbastanza efficienti nel contrastare il problema. Questa inadeguatezza strutturale può dipendere da diversi fattori, quali ad esempio sottofinanziamento dei servizi pubblici, inefficienza nella gestione delle risorse, disomogeneità nell’accesso ai servizi sanitari tra diverse fasce di popolazione.

Avendo discusso il ruolo dei governi nell’ambito della salute, è inevitabile menzionare un divario fondamentale, ovvero quello tra sanità pubblica e privata. La differenza fra questi due sistemi si presenta così: nei sistemi pubblici, in cui rientrano per esempio quelli europei, l’accesso alle cure è garantito a prescindere dal reddito; nei modelli a prevalenza privata, come quello degli Stati Uniti, il divario tra le diverse classi sociali può essere aggravato dalle maggiori difficoltà nell’ottenere cure adeguate subite dalle fasce più deboli.

Se per un verso i Paesi Scandinavi, noti per i loro programmi di prevenzione e assistenza sanitaria di base, rappresentano un esempio perfetto di politiche efficaci, dall’altro la configurazione del servizio sanitario in Italia risulta decisamente più complessa: il servizio nazionale del nostro paese è infatti la somma di tanti diversi sistemi regionali e la componente pubblica e privata si combinano in varie forme andando a creare una sorta di sistema ibrido.

Conclusione

Dal momento in cui il contesto globale in cui viviamo è caratterizzato da ingenti crisi sanitarie ed economiche, finanziare politiche sanitarie efficaci e inclusive risulta essere una delle migliori strategie di sviluppo sostenibile, nonché, a livello etico, un enorme passo avanti verso un sistema privo di discriminazioni e più equo.

Bibliografia

Sanità pubblica e privata, in Diritto on-line, Treccani. Disponibile su: https://www.treccani.it/enciclopedia/sanita-pubblica-e-privata_(Diritto-on-line)/

Agenzia Sanitaria e Sociale Regione Emilia-Romagna, Equità in salute: toolkit per azioni di contrasto alle disuguaglianze di salute. Scheda 7. Disponibile su: https://assr.regione.emilia-romagna.it/innovazione-sociale/equita/toolkit/toolkit-4/scheda7.pdf

Cancellieri, A. (2024). Materiali del corso “Povertà e Salute” [Slide del corso]. Università degli Studi di Milano-Bicocca.

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