Diritto Diritto civile

Il valore universale della libertà come bene comune

La libertà di pensiero è la forza di dire quello che si pensa rispettando alcune condizioni quali la liceità, la chiarezza, l’equilibrio, la forma. Liceità significa che con il nostro dire non possiamo commettere un reato.

La libertà è sempre una libertà regolata. La chiarezza, o la proprietà di linguaggio, va coniugata con la necessità di rendere comprensibile ciò che viene detto a chi ha studiato di meno.

Equilibrio significa che il nostro dire non deve mirare a convincere, ma chi ascolta o discute con noi deve trarre dall’ascolto e dal confronto gli elementi per confermare o modificare da sé il proprio modo di intendere le cose. Una parola male intesa o sbagliata può apportare del male o un danno a chi è stato indotto in seguito a ciò che ha ascoltato a comportarsi in un certo modo. Questo vale soprattutto quando la manifestazione del pensiero è rivolta a persone che, per qualche ragione, fanno affidamento su quello che viene o meno loro detto.

Forma vuol dire che non c’è mai la necessità di essere volgare.

Non c’è la libertà personale senza la sicurezza di potere senza timore camminare di notte in una città; la sicurezza di potere viaggiare tranquillamente di notte in treno, in autobus, in metropolitana; la sicurezza di non essere aggrediti o rapinati per la strada o in casa; la sicurezza di non essere investiti da chi guida con un telefonino tra le mani o mentre è ubriaco o drogato.

Non c’è la libertà di impresa se non c’è la sicurezza di poterla esercitare senza subire estorsioni da parte della criminalità.

Non c’è la libertà di lavorare se manca l’osservanza delle norme poste a tutela della salute fisica del lavoratore sul luogo di lavoro, e di quelle volte ad ottenere la retribuzione ei contributi assicurativi stabiliti.

Non c’è la libertà di consumo se i prodotti che acquistiamo sono dannosi per la salute.

La soluzione alla mancanza di sicurezza che limita la libertà, nel senso sopra indicato, potrà derivare dall’impiego di grandi risorse pubbliche e private per l’educazione e l’istruzione il cui scopo è l’esercizio di una vita civile da parte del maggior numero. La scuola istruisce, ma solo attribuendo a chi insegna la dignità sociale necessaria il suo compito fondamentale verrà ritenuto tale da ognuno. I genitori hanno il dovere e il diritto, secondo la Costituzione, l’obbligo, secondo il codice civile, di istruire ed educare i figli. Sarà essenziale quindi investire grandi risorse pubbliche nel sostegno del ruolo della famiglia.

Condizione della libertà di ciascuno è il dovere di ciascun altro di agire in modo che il primo possa esercitarla.

Vi è la libertà di vivere in strada. Ma non si comprende che libertà è.

Le persone che per qualche ragione vivono per strada devono essere accolte in strutture dedicate per essere sollevate dalla loro condizione di bisogno materiale e di solitudine.

Altro significato ha la libertà che attiene alla sfera spirituale e che dipende anch’essa dall’educazione, dall’istruzione, dalla disciplina che sappiamo praticare per noi stessi, e dalle scelte.

Condizione della libertà e l’uguaglianza economia? No. Dunque c’è la libertà di arricchirsi, ma senza violare la legge. Tuttavia non c’è la libertà senza l’equità sociale. E non c’è l’equità sociale se, ad esempio, un arcinoto qualsivoglia personaggio televisivo guadagna più di un maestro elementare. Innanzi tutto poiché il compito del primo non è più importante di quello del secondo. Se non si ha un reddito adeguato, secondo la Costituzione, si ha sì la libertà, ma quella di un’esistenza grama.

Non rilasciare la fattura di una prestazione professionale o d’impresa o la ricevuta del canone di locazione di un immobile ad uso abitativo nuoce a chi non potrà detrarre la percentuale stabilita della somma pagata dalla propria imposta lorda e nuoce al bilancio statale e dunque alla collettività perché il non rilasciare la fattura o la ricevuta del canone di locazione dà luogo ad un atto di evasione fiscale. E accade che il soggetto che agisce violando la legge ha di fatto la medesima libertà di svolgere la propria attività o di contrattare del soggetto che agisce rispettando la legge.

Al cittadino che sa leggere e scrivere va attribuita la libertà di agire in giudizio senza l’assistenza di un avvocato? Sì, perché è il giudice che conosce la legge. L’esercizio di tale libertà accrescerebbe in ciascuno la volontà di istruirsi, di conoscere la legge e la pratica della sua osservanza.

Vi è la libertà di votare e di non votare. Le leggi che venissero approvate da un parlamento eletto da meno della metà dei cittadini che costituiscono il corpo elettorale sarebbero legittime? Sarebbe legittimo un governo che ottenesse la fiducia da un tale parlamento? Sarebbero legittime le istituzioni che un tale parlamento esprimesse, come il presidente della repubblica o un terzo dei giudici della corte costituzionale? Le domande hanno senso se si considera la norma costituzionale in base alla quale per abrogare una legge deve votare la metà più uno degli aventi diritto.

Tutte le professioni sono soggette alla legge per quanto attiene al loro esercizio.

La legge prevede che il libero professionista è libero di esercitare la sua attività fin quanto vuole.

Ci sono professioni che sono esercitate contemporaneamente con lo Stato e in forma privata. Così vi sono docenti che insegnano nella scuola o nell’università pubblica o in quelle private e che svolgono la libera professione. Devono scegliere? No.

Ci sono giornalisti o conduttori televisivi che lavorano sino all’età che vogliono, perché la legge consente loro di farlo.

La gran parte, invece, dei lavoratori sono posti in pensione quando sono maturati i requisiti di legge. Ma si dica qual è la ragione perché due lavoratori intellettuali l’uno deve andare in pensione e l’altro può continuare a svolgere il suo compito? Occorre stabilire flessibilità, ovvero lasciare a chi ritiene di potere ancora offrire il proprio contributo di lavoro la libertà di poterlo fare, e chi invece non ne vuole più sapere del suo lavoro, e dunque è inutile o dannoso nel posto che occupa, deve essere libero di lasciare il lavoro con la pensione che può ottenere in base ai contributi versati. Poiché non vi è libertà senza rispetto della persona.

Ci sono persone che iniziano a fare politica molto giovani e per tutta la vita non fanno altro. Vi è chi osserva che queste persone fanno politica tutta la vita o quasi perché hanno la libertà di candidarsi e sono liberamente elette. Non penso che vi siano persone nate per governare. La legge deve stabilire per quanto tempo una persona può svolgere il mandato rappresentativo, dopo di che non deve più poterlo esercitare e deve riprendere il lavoro che aveva, o cambiarlo, o iniziarne uno.

Se la libertà è il maggior bene comune, il maggior bene del maggior numero non il maggior bene di pochi è il bene comune.

NESSUN COMMENTO

Lascia un Commento

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.