Diritto

LA LEGGE SUL DIVORZIO E LA SUA EVOLUZIONE

L’articolo prende in analisi il tema del divorzio, in particolare la sua storia e di come sia cambiata l’idea nel tempo. Inoltre, esamina specialmente l’Italia e lo sviluppo della legge 1° dicembre 1970, n. 898, chiamata anche “legge Fortuna-Baslini”. Sottolinea come l’ottenimento di questa legge sia stato molto travagliato e duraturo, partendo dal 1878. Essa è stata causa di molti dibattiti, che coinvolsero tutti, dai partiti politici ai movimenti sociali. L’obiettivo è quello di mettere in rilievo quanto l’Italia sia stato un Paese lento dal punto di vista del progresso delle famiglie e quanto questa legge abbia modificato le forme di queste ultime.

Introduzione – Il divorzio nel tempo

Oggi i divorzi ci sembrano all’ordine del giorno, ma in Italia non erano legali fino al 1970, di preciso fino al primo dicembre 1970. Il divorzio è un istituto giuridico che decreta la fine di un matrimonio. Ormai lo scioglimento del matrimonio è legale in tutti i paesi, sono solo due che non lo posseggono nei loro ordinamenti civili: Filippine e Città del Vaticano.

Persino gli antichi romani accettavano l’idea di porre fine al matrimonio, pensando che “matrimonia debent essa libera”, vale a dire “i matrimoni dovrebbero essere liberi”, anche se con uno sfavoreggiamento per le donne che lo richiedevano. Un’idea particolarmente all’avanguardia, considerando che molti paesi europei hanno reso legale lo scioglimento del matrimonio solo recentemente. Dopo il X secolo il divorzio nei paesi cattolici era vietato. Sotto l’influenza della Chiesa Cattolica il tasso del numero dei divorzi diminuì drasticamente, considerando il matrimonio un’unione indissolubile. Sebbene non fosse accettato, era frequente il “divorzio a mensa et thoro” (“divorzio dal tavolo al letto”).  In questo caso marito e moglie sono separati, ma non legalmente. Secondo la Chiesa cattolica i due coniugi diventano “una sola persona giuridica”, sottolineando come l’esistenza giuridica della donna viene sospesa durante il matrimonio. Dopo la Riforma protestante in Europa il divorzio veniva accettato solo in caso in una delle due parti non avesse rispettato i sacrosanti voti fatti al coniuge. Per esempio, in caso di adulterio, l’abbandono e la “crudeltà estrema”. Il tutto seguito dai tribunali civili che si rifiutavano di concedere il divorzio se le prove rivelavano qualsiasi accenno di complicità tra marito e moglie nel divorzio, in quanto considerato contrario all’interesse pubblico. I puritani, nel periodo la guerra civile inglese, approvarono per un breve tempo una legge che manteneva il matrimonio solo come un contratto che poteva essere infranto, privandolo di ogni sacramento.

L’illuminismo ha rafforzato gli ideali di secolarizzazione e la liberalizzazione. Il re Federico di Prussia decretò nel Settecento una nuova legge sul divorzio, dichiarando che il matrimonio era una questione privata, consentendo il divorzio sulla base del mutuo accordo. Questo nuovo decreto influenzò l’Austria, la quale adotto la stessa per tutti coloro che non erano cattolici. Verso il XIX secolo ci fu una maggiore liberalizzazione, arrivando ad essere legale da tutti i tribunali civili in caso di adulterio, da parte della moglie nei confronti del marito. L’ultimo paese europeo ad istituire una legislazione per il divorzio è Malta, nel 2011.

In Italia

L’ottenimento del divorzio in Italia è stato un processo molto lento. Già nel 1878 venne proposta da Salvatore Morelli, senatore pugliese, per la prima volta una riforma del diritto civile, nella quale vi era incluso il diritto al divorzio. Dopo la bocciatura di quest’ultimo ci vollero altri quasi cento anni per arrivare a una legge completa, considerando che con i Patti Lateranensi del ventennio fascista per trent’anni non si parlò neanche di un’idea di legge sul divorzio.

Arrivati agli anni Cinquanta del Novecento, ripresero delle spinte divorziste con il deputato socialista Luigi Renato Sansone che propose il “piccolo divorzio”, vale a dire l’opportunità di dissolvere il legame coniugale in determinato casi specifici, però non venne accettata. Ultimo fallimento avvenne nel 1965 con la proposta di Loris Fontana, del partito Radicale e, seppure, come detto, non accettata, aprì le porte alla vittoria definita cinque anni più tardi.

Ci furono delle lunghe discussioni tra divorzisti e antidivorzisti, in quanto l’Italia è sempre stato un Paese fortemente influenzato dalla cultura cattolica. Al momento della votazione per l’approvazione della legge Democrazia Cristiana, Movimento Sociale Italiano e Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica votarono contro. In quanto dunque mancava l’unanimità, in particolare era contrario il partito di maggioranza relativa, si organizzò successivamente un movimento politico che promosse un referendum abrogativo, nell’intento di far abrogare la legge 1° dicembre 1970, n. 898: nel 1974, al referendum sul divorzio la maggioranza votò il mantenimento della riforma (con il 59.3% di sì e il 40.7% di no).

La legge 1° dicembre 1970, n. 898 (Articolo 1), chiamata legge Fortuna-Baslini, afferma che “Il giudice pronuncia lo scioglimento del matrimonio contratto a norma del Codice civile, quando, esperito inutilmente il tentativo di conciliazione di cui al successivo articolo 4, accerta che la comunione spirituale e materiale tra i coniugi non può essere mantenuta o ricostituita per l’esistenza di una delle cause previste dall’articolo 3”. Venne aggiornata con la legge n. 74 del 6 marzo 1987, diminuendo il periodo di separazione coniugale prima di accedere al divorzio, da cinque a tre anni, per poi passare a un anno in caso di separazione giudiziale e sei mesi in caso di separazione consensuale, con la legge n. 55 del 6 maggio 2015.

Divorzio o no?

I divorzisti erano sostenuti da diversi movimenti sociali e politici, a partire dal Partito Radicale, uno dei più attivi promotori del divorzio in Italia. Inoltre, grandi fautori furono “Unione Donne Italiane” (UDI), un’organizzazione femminista stretto al Partito Comunista Italiano (PCI), la quale considerava il diritto al divorzio un grande passo per l’emancipazione femminile; il “Movimento di Liberazione della Donna” (MLD), un’altra organizzazione femminista impegnata nei diritti civili e l’autodeterminazione delle donne; il Partito Socialista Italiano (PSI); le “Leghe per l’Istituzione del Divorzio” (LID) istituite dallo stesso Fortuna per sensibilizzare l’opinione pubblica.

Gli antidivorzisti erano anch’essi sostenuti da molteplici movimenti, il più importante è la Democrazia Cristiana (DC), partito di maggioranza in Italia del dopoguerra, in quanto molto legato ai valori cristiani e di una famiglia tradizionale. In aggiunta, come prevedibile, la Chiesa Cattolica e il Vaticano, i quali ritengono il matrimonio un voto sacro indissolubile; il Movimento Sociale Italiano (MSI), partito neofascista; i Movimenti Femminili Cattolici, i quali temevano che il divorzio lasciasse le donne senza sostegno economico.

Conclusioni

Dopo la promulgazione della legge Fortuna-Baslini si crearono nuove forme di famiglia, ognuna diversa a modo suo. Ad oggi esistono diversi tipi di famiglia, tant’è che è impossibile studiare tutte da quanto sono diversificate. Inoltre, questa riforma ha evidenziato quanto la religione non ha più controllo istituzionale e morale, cosa che ha portato alla diminuzione del numero dei matrimoni. Il calo del connubio tra coppie è dovuto, in aggiunta, all’instabilità coniugale, che di conseguenza fa aumentare i divorzi o le separazioni. Tutto ciò, dunque, rende più probabili la creazione di famiglie “estese” o “composite”.

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA

Wikipedia (https://it.wikipedia.org/wiki/Divorzio#:~:text=Dopo%20la%20sua%20approvazione%20in,casi%20di%20scioglimento%20del%20matrimonio%22).

Avvocato Raffaglio (https://www.avvocatoraffaglio.com/privati/divorzio/storia-del-divorzio-in-italia-dalla-sua-introduzione-ai-giorni-nostri)

Favaro B., Il coinvolgimento dei figli durante il processo di separazione e divorzio dei genitori, 2022 (tesi di laurea presso l’Università degli Studi di Padova).

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