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cassazione

di Mariella Orlando

L’art. 12, comma 7, Legge n. 212 del 2000 prevede che il contribuente possa, dopo il rilascio del processo verbale di chiusura delle operazioni, entro sessanta giorni, comunicare osservazioni e richieste. Per consentire l’effettiva applicazione della norma, il legislatore prescrive all’Ufficio fiscale di esaminare le osservazioni e le richieste prodotte dal contribuente, con l’obbligo di sospendere l’emanazione dell’atto impositivo per sessanta giorni, salvo casi di particolare e motivata urgenza.

di Serena Giglio e Alessandro Blatti

La Corte di Cassazione, con la recente pronuncia del 29 luglio 2013, n. 18184, pone fine ad un lungo contrasto giurisprudenziale relativo alle conseguenze del mancato rispetto, nell’emissione dell’avviso di accertamento, del termine stabilito dal comma 7 dell’art. 12 della legge 212/2000 (di seguito, anche “Statuto dei diritti del Contribuente” o, anche, “Statuto”)1.

di Debora Mirarchi

1. Il principio di diritto

Con la sentenza del 29 luglio 2013, n. 18184 le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno finalmente sopito la querelle giurisprudenziale sorta in merito alla questione relativa alle conseguenze derivanti dalla inosservanza delle disposizioni contenute all’art. 12, comma 7, dello Statuto dei Diritti del Contribuente che, come noto,  prevede espressamente che, salvo casi di particolare e  motivata urgenza, l’avviso di accertamento non può essere emesso prima che siano decorsi sessanta giorni dal rilascio al contribuente della copia del processo verbale di constatazione.

(di Andrea Orabona)

Si riporta di seguito l’intero apparato motivazionale della celeberrima sentenza – n. 35729 del 1° agosto 2013 – pronunciata dalla Sezione feriale penale della Corte di cassazione nei confronti dell’On. Silvio Berlusconi (+3) per la commissione del reato di c.d. “frode fiscale” previsto e punito dall’art. 2 D. Lvo n. 74/2000.

Stretta della Corte di cassazione sugli imprenditori che trasferiscono nei paradisi fiscali le loro società per pagare meno tasse in Italia. La sentenza n. 7739 della Terza sezione penale depositata ieri ha annullato il non luogo a procedere deciso dal Gup di Milano nell’aprile 2011 nei confronti degli stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana e altri imputati e affermato che quando le alchimie societarie «si concretizzano nell’infedeltà dichiarativa, il comportamento elusivo non può essere considerato tout-court penalmente irrilevante», anche quando manca, come in effetti manca nel nostro ordinamento, una espressa previsione penale che sanziona l’abuso del diritto.

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